giovedì 16 aprile 2009

Anche i video hard ed erotici violano il copyright

Ebbene sì, anche il mondo del porno viola i diritti d'autore, infatti Vivid (una delle più grandi case di produzione di video a contenuto erotico) ha presentato una denuncia ai danni diPornoTube, che diffonde illegalmente contenuti protetti da copyright, a cui si sono aggiunti anche Xtube ed RedTube ed è un fenomeno in costante ascesa.


Questi portali di videosharing in perfetto stile YouTube (tantochè sono soprannominati gli YouTube del porno), permettono di vedere gratuitamente in streaming contenuti vietati ai minori di 18 anni uppati dagli utenti di tutto il mondo. Sono nati con l'idea di diffondere contenuti amatoriali pornografici ma come il suo capostipite si scontra per forza di cose con materiale hard protetto: per intenderci estratti dei film famosi di registi come Mario Salieri, Tinto Brass e di pornoattori del calibro di Rocco Siffredi, Selen, Moana Pozzi, Jenna Jameson ecc ovviamentegratis.

Quindi da un po' di tempo (molto più di quanto sembri), il problema della distribuzione gratuita di video coperti da diritti d’autore interessa anche il mondo della pornografia. Il problema è che anche in questo settore esistono dei forti copyright, con delle major (Vivid fra tutte) che non sono affatto disposte a vedere calare in modo sensibile le vendite delle loro produzioni video a causa di portali come Porno TubeXtubeRedTube che mettono in circolazione in forma gratuita contenuti non autorizzati v.m. 18.

Il risarcimento richiesto è consistente: 4 milioni e mezzo di dollari per danni procurati all’azienda, oltre alla multa di 150.000 dollari per ogni video che non è conforme al Child Protection and Obscenity Enforcement Act, noto tecnicamente come US Code 2257.

Le ripercussioni subite dall’industria pornografica da portali come PornoTube, Xtube e RedTube sono nell’ordine del 35% di fatturato in meno, il che permette di comprendere le ragioni della scelta della linea dura da parte di Vivid.

Ora non resta che vedere come la situazione si evolverà... non è che Google oltre a YouTube sia disposto ad acquisire anche uno di questi portali?


Scritto Da Tvgratisnet 

Chi finanzia e controlla il nucleare iraniano?


Stati Uniti e Francia sono i due paesi maggiormente schierati sulla scena internazionale nel contrastare il programma nucleare della Repubblica dell'Iran, al punto che numerosi analisti hanno in questi anni ventilato il pericolo (non ancora scongiurato) che la crisi diplomatica possa sfociare in una guerra aperta. Ma alcune rivelazioni forniscono un quadro differente rispetto le pubbliche apparenze e gettano una luce inquietante sui rapporti tra Iran ed Occidente in merito alla questione nucleare.
Il sito web francese HSN-Info (Hacktivist News Service) ha ricostruito un legame tra il programma nucleare iraniano e l'industria atomica francese che dura da trenta anni senza mai interrompersi (1). Secondo queste notizie, l'industria Eurodif (oggi ribattezzata George Besse) è dal 1979, anno in cui inaugurò la centrale atomica di Tricastin, la fornitrice dell'uranio arricchito utilizzato in seguito in tutte le centrali transalpine ma destinato anche all'esportazione. La sorpresa è che lo stato iraniano ha una sostanziosa partecipazione azionaria in Eurodif, pari al 10%. L'alleanza commerciale, nata con lo Scià Reza Palevi, non si è tuttavia interrotta con l'avvento del regime degli Ayatollah.
Alcune inchieste giornalistiche degli scorsi anni (come il documentario "La République atomique" trasmesso dalla emittente ARTE) hanno sostenuto che negli anni '80 (era in corso la guerra Iraq/Iran) i francesi abbiano tentato di sciogliere questo pericoloso legame, senza tuttavia riuscirvi. Addirittura si pensa che una serie di attentati terroristici di natura islamica che colpirono la Francia in quel periodo, furono promossi proprio da Teheran per "convincere" Parigi a non abbandonare l'alleanza.
La pace definitiva fu stipulata nel 1988 allorché, secondo quanto riferito dall'agenzia di stampa AFP all'epoca, "Parigi ha proposto delle « garanzie politiche » al governo iraniano per la « concessione senza restrizioni », da parte del governo francese, di licenze di esportazione di uranio arricchito della Eurodif verso l' Iran". 

Sono venti anni, dunque, che la Francia fornisce in maniera ufficiale all'Iran, attraverso Eurodif, l'uranio arricchito indispensabile per il suo programma nucleare. Non si conosce la misura di tali quantitativi, ma pare indubbio che dato lo spazio temporale, tale collaborazione e finanziamento possa essere definito come essenziale.
Questo caso non è unico. Una manovra, stavolta occulta e non ufficiale come quella francese, è stata portata anche dai servizi di sicurezza degli Stati Uniti. La scorsa estate una inchiesta del New York Times rivelò un intreccio spionistico che aveva al suo cuore proprio il programma nucleare iraniano. 
Secondo il servizio giornalistico, l'ingegnere elvetico Friedrich Tinner, esperto di tecnologie nucleari, con i figli Marc ed Urs,(Vedi 
Traffico nucleare: scarcerato Urs Tinner) sarebbe stato un agente sotto copertura della CIA ed avrebbe a lungo collaborato con lo scienziato pakistano Abdul Kahn, considerato il padre della bomba atomica del suo paese che avrebbe poi fornito informazioni segrete e tecnologie nucleari ad alcuni "stati canaglia", in particolare Libia ed Iran.
In questo modo l'agente Tinner sarebbe riuscito a sabotare i piani nucleari dell'Iran fornendo progettazioni e strumentazioni difettose che procurarono un grave incidente alla centrale di Natanz, così come riscontrato dagli ispettori della AIEA (Agenzia atomica internazionale) nel 2003-2004. Così, mentre gli esponenti dell'Amministrazione americana denunciavano la pericolosità del programma nucleare iraniano, "la Cia era perfettamente consapevole del fatto che la minaccia nucleare di simili impianti era in verità pari a zero, dato che ne controllava la fornitura degli elementi più delicati. Ma quel che appare assai più inquietante è il fatto che le modalità di questa collaborazione si prestano ad una ben più grave interpretazione, cioè a dire che la famiglia Tinner sia servita proprio alla "creazione" della minaccia nucleare dei Paesi ritenuti terroristi, in realtà del tutto inconsistente" (Vedi La Cia ha lavorato per creare il pericolo atomico terrorista).
Prima che la disputa diplomatica tra Occidente ed Iran sul nucleare possa giungere ad un punto drammatico di non ritorno, sarebbe necessario che le opinioni pubbliche dei nostri paesi chiedano conto ai rispettivi governi di tali rivelazioni per dimostrare, ove ce ne fosse ancora bisogno, che una eventuale guerra non sarebbe stata provocata dal pericoloso programma degli Ayatollah ma voluta con argomentazioni pretestuose, o false, che celano reali motivazioni di ordine politico, economico e geostrategico.


(1) "
La France a aidé l'Iran dans sono programme nucléaire en lui livrant de l'uranium enrichi" (La Francia ha aiutato l'Iran nel suo programma nucleare fornendogli uranio arricchito), HSN-Info, 5 aprile 2009. 
http://hns-info.net/spip.php?article18120

di Simone Santini

Fonte: http://www.clarissa.it/

Link: http://www.clarissa.it/esteri_int.php?id=1148

A Bulletin From the Captain of the Titanic


Retail sales fell in March as fearsome job losses and tighter credit conditions forced consumers to cut back sharply on discretionary spending. Nearly every sector is seeing declines including electronics, restaurants, furniture, sporting goods and building materials. Auto sales continue their nosedive despite aggressive promotions on new vehicles and $13 billion of aid from the federal government. The crash in housing, which began in July 2006, accelerated on the downside in March, falling 19 per cent year-over-year, signaling more pain ahead. Mortgage defaults are rising and foreclosures in 2009 are estimated to be in the 2.1 million range, an uptick of 400,000 from 2008. Consumer spending is down, housing is in a shambles, and industrial output dropped at an annual rate of 20 per cent, the largest quarterly decrease since VE Day. The system-wide contraction continues, with no sign of letting up.

Conditions in the broader economy are now vastly different than those on Wall Street, where the S&P 500 and the Dow Jones Industrials have rallied for 5 weeks straight, regaining more than 25 per cent of earlier losses. Fed chief Ben Bernanke's $13 trillion in monetary stimulus has triggered a rebound in the stock market while Main Street continues to languish on life-support, waiting for Obama's $787 billion fiscal stimulus to kick in and compensate for falling demand and rising unemployment. The rally on Wall Street indicates that Bernanke's flood of liquidity is creating a bubble in stocks since present values do not reflect underlying conditions in the economy.

The financial media are abuzz with talk of a recovery as equities inch their way higher every week. CNBC's Jim Cramer, the hyperventilating ringleader of "Fast Money", announced last week, "I am pronouncing the depression is over." Cramer and his clatter of media cheerleaders ignore the fact that every sector of the financial system is now propped up with Fed loans and T-Bills, without which the fictive free market would collapse in a heap. For 19 months, Bernanke has kept a steady stream of liquidity flowing from the vault at the US Treasury to the NYSE in downtown Manhattan. The Fed has recapitalized financial institutions via its low interest rates, its multi-trillion dollar lending facilities, and its direct purchase of US sovereign debt and Fannie Mae mortgage-backed securities. The Fed's balance sheet has become a dumping ground for all manner of toxic waste and putrid debt-instruments for which there is no active market. When foreign central banks and investors realize that US currency is backed by dodgy subprime collateral, there will be a run on the dollar followed by a stampede out of US equities. Even so, Bernanke assures his critics that "the foundations of our economy are strong".

As for the recovery, market analyst Edward Harrison sums it up like this:

“This is a fake recovery because the underlying systemic issues in the financial sector are being papered over through various mechanisms designed to surreptitiously recapitalize banks while monetary and fiscal stimulus induces a rebound before many banks' inherent insolvency becomes a problem. This means the banking system will remain weak even after recovery takes hold. The likely result of the weak system will be a relapse into a depression-like circumstances once the temporary salve of stimulus has worn off. Note that this does not preclude stocks from large rallies or a new bull market from forming because as unsustainable as the recovery may be, it will be a recovery nonetheless." (Edward Harrison, "The Fake Recovery", Credit Writedowns)

The rally in the stock market will not fix the banking system, slow the crash in housing, patch-together tattered household balance sheets, repair failing industries or reverse the precipitous decline in consumer confidence. The rising stock market merely indicates that speculators are back in business taking advantage of the Fed's lavish capital injections which are propelling equities into the stratosphere. Meanwhile, the unemployment lines continue to swell, the food banks to run dry and the homeless shelters to burst at the seams. So far, $12 trillion has been pumped into the financial system while less than $450 billion fiscal stimulus has gone to the "real" economy where  workers are struggling just to keep food on the table. The Fed's priorities are directed at the investor class not the average working Joe. Bernanke is trying to keep Wall Street happy by goosing asset values with cheap capital, but the increases to the money supply are putting more downward pressure on the dollar. The Fed chief has also begun purchasing US Treasuries, which is the equivalent of writing a check to oneself to cover an overdraft in one's own account. This is the kind of gibberish that passes as sound economic policy. The Fed is incapable if fixing the problem because the Fed is the problem.

Last week, the market shot up on news that Wells Fargo's first quarter net income rose 50 per cent to $3 billion, pushing the stock up 30 percent in one session. The financial media celebrated the triumph in typical manner by congratulating everyone and announcing that a market "bottom" had been reached. The news on Wells Fargo was repeated ad nauseam for two days even though everyone knows that the big banks are holding hundreds of billions in mortgage-backed assets which are marked way above their true value and that gigantic losses are forthcoming. Naturally, the skeptics were kept off-camera or lambasted by toothy anchors as doomsayers and Cassandras. Regrettably, creative accounting and media spin can only work for so long. Eventually the banks will have to write down their losses and raise more capital.  Wells Fargo slipped the noose this time, but next time might not be so lucky.  Bloomberg sums up Wells Fargo’s  situation:

"Wells Fargo & Co., the second biggest U.S. home lender, may need $50 billion to pay back the federal government and cover loan losses as the economic slump deepens, according to KBW Inc.’s Frederick Cannon.

KBW expects $120 billion of “stress” losses at Wells Fargo, assuming the recession continues through the first quarter of 2010 and unemployment reaches 12 percent, Cannon wrote today in a report. The San Francisco-based bank may need to raise $25 billion on top of the $25 billion it owes the U.S. Treasury for the industry bailout plan, he wrote.

“Details were scarce and we believe that much of the positive news in the preliminary results had to do with merger accounting, revised accounting standards and mortgage default moratoriums, rather than underlying trends,” wrote Cannon, who downgraded the shares to “underperform” from “market perform.” “We expect earnings and capital to be under pressure due to continued economic weakness.”

What happened to all those nonperforming loans and garbage MBS? Did they simply vanish into the New York ether? Could Wells sudden good fortune have something to do with the recent FASB changes to accounting guidelines on "mark to market" which allow banks greater flexibility in assigning a value to their assets? Also, Judging by the charts on the Internet, Wells appears to have the smallest "ratio of loan loss reserves" of the four biggest banks. That's hardly reassuring.

Paul Krugman takes an equally skeptical view of the Wells Fargo report:

"About those great numbers from Wells Fargo....remember, reported profits aren’t a hard number; they involve a lot of assumptions. And at least some analysts are saying that the Wells assumptions about loan losses look, um, odd. Maybe, maybe not; but you do have to say that it would be awfully convenient for banks to sound the all clear right now, just when the question of how tough the Obama administration will really get is hanging in the balance."

The banks are all playing the same game of hide-n-seek, trying to hoodwink the public into thinking they are in a stronger capital position than they really are. It's just more Wall Street chicanery papered over with vapid media propaganda. The giant brokerage houses and the financial media are two spokes on the same wheel whirling round in sync. Unfortunately, media fanfare and massaging the numbers won't pull the economy out of its downward spiral or bring about a long-term recovery. That will take fiscal policy, jobs programs, debt relief, mortgage writedowns and a progressive plan to rebuild the nation's economy on a solid foundation of productivity and regular wage increases. So far, the Obama administration has focused all its attention and resources on the financial system rather than working people. That won't fix the problem.

Deflation is sinking its teeth into  the economy. Food and fuel prices fell in March by 0.1 per cent while unemployment continued its slide towards 10 per cent. Wholesale prices fell by the most in the last 12 months since 1950. According to MarketWatch, "Industrial production is down 13.3 per cent since the recession began in December 2007, the largest percentage decline since the end of World War II"....The capacity utilization rate for total industry fell further to 69.3 percent, a historical low for this series, which begins in 1967." (Federal Reserve) The persistent fall in housing prices (30 percent) and losses in home equity only add to deflationary pressures. The wind is exiting the humongous credit bubble in one great gust.

Obama's $787 billion stimulus is too small to take up the slack in a $14 trillion per year economy where manufacturing and industrial capacity have slipped to record lows and unemployment is rising at 650,000 per month. High unemployment is lethal to an economy where consumer spending is 72 percent of GDP. Without debt relief and mortgage cram-downs, consumption will sputter and corporate profits will continue to shrink. S&P 500 companies have already seen a 37 percent drop in corporate profits. Unless the underlying issues of debt relief and wages are dealt with, the present trends will persist. Growth is impossible when workers are broke and can't afford to buy the things the make.

The stimulus must be increased to a size where it can do boost economic activity and create enough jobs to get over the hump. Yale economics professor Robert Schiller makes the case for more stimulus  in his Bloomberg commentary on Tuesday:

"In the Great Depression ... the U.S. government had a great deal of trouble maintaining its commitment to economic stimulus. 'Pump- priming' was talked about and tried, but not consistently. The Depression could have been mostly prevented, but wasn’t.... In the face of a similar Depression-era psychology today, we are in need of massive pump-priming again.

It would be a shame if we are so overwhelmed by anger at the unfairness of it all that we do not take the positive measures needed to restore us to full employment. That would not just be unfair to the U.S. taxpayer. That would be unfair to those who are living in Hoovervilles...; it would be unfair to those who are being evicted from their homes, and can’t find new ones because they can’t find jobs. That would be unfair to those who have to drop out of school because they, or their parents, can’t find jobs.

It is time to face up to what needs to be done. The sticker shock involved will be large, but the costs in terms of lost output of not meeting either the credit target or the aggregate demand target will be yet larger." (Robert Schiller, Depression Lurks unless there's more Stimulus, Bloomberg)

Even though industrial production, manufacturing, retail and housing are in freefall, the talk on Wall Street still focuses on the elusive recovery. The S&P 500 touched bottom at 666 on March 6 and has since retraced its steps to 852. Clearly, Bernanke's capital injections have played a major role in the turnabout. Former Secretary of Labor under Bill Clinton and economics professor at UC Berkeley, Robert Reich, explains it like this on his blog-site:

"All of these pieces of upbeat news are connected by one fact: the flood of money the Fed has been releasing into the economy. ... So much money is sloshing around the economy that its price is bound to drop. And cheap money is bound to induce some borrowing. The real question is whether this means an economic turnaround. The answer is it doesn't.

Cheap money, you may remember, got us into this mess. Six years ago, the Fed (Alan Greenspan et al) lowered interest rates to 1 percent.... The large lenders did exactly what they could be expected to do with free money -- get as much of it as possible and then lent it out to anyone who could stand up straight (and many who couldn't). With no regulators looking over their shoulders, they got away with the financial equivalent of murder.

The only economic fundamental that's changed since then is that so many people got so badly burned that the trust necessary for consumers, investors, and businesses to repeat what they did then has vanished.... yes, some consumers will refinance and use the extra money they extract from their homes to spend again. But most will use the extra money to pay off debt and start saving again, as they did years ago....

I admire cockeyed optimism, and I understand why Wall Street and its spokespeople want to see a return of the bull market. Hell, everyone with a stock portfolio wants to see it grow again. But wishing for something is different from getting it. And cockeyed optimism can wreak enormous damage on an economy. Haven't we already learned this? (Robert Reich's Blog, "Why We're Not at the Beginning of the End, and Probably Not Even At the End of the Beginning")

If the purpose of Bernanke's grand economics experiment was to create uneven inflation in the equities markets and, thus, widen the chasm between the financials and the real economy; he seems to have succeeded. But for how long? How long will it be before foreign banks and investors realize that the Fed's innocuous-sounding "lending facilities"  have released a wave of low interest speculative liquidity into the capital markets? How else does one explain soaring stocks when industrial capacity, manufacturing, exports, corporate profits, retail and every other sector have been pounded into rubble? Liquidity is never inert. It navigates the financial system like mercury in water darting elusively to the area which offers the greatest opportunity for profit. That's why the surge popped up first in the stock market. When it spills into commodities--and oil and food prices rise--Bernanke will realize his plan has backfired..

Bernanke's financial rescue plan is a disaster. He should have spent a little less time with Milton Friedman and a little more with Karl Marx. It was Marx who uncovered the root of all financial crises. He summed it up like this:

"The ultimate reason for all real crises always remains the poverty and restricted consumption of the masses as opposed to the drive of capitalist production to develop the productive forces as though only the absolute consuming power of society constituted their limit." (Karl Marx, Capital, vol. 3, New York International publishers, 1967.)

Bingo. Message to Bernanke: Workers need debt-relief and a raise in pay not bigger bailouts for chiseling fatcat banksters.

di Mike Whitney

Link: http://www.counterpunch.org/

Guai alla tv che rema contro: le vignette di Vauro


Rispetto ai tempi del goffo "editto bulgaro", le nubi censorie che si addensano su Michele Santoro e su Milena Gabanelli (e tramite loro sulla Rai nel suo insieme) esprimono un punto di scontro più nitido e, nel suo genere, più maturo. 

Non è solo e non è tanto la "faziosità politica" - colpa opinabile per definizione - a essere sotto tiro. È la sostanza stessa del medium più importante e penetrante, la televisione, che trasmissioni come Annozero e Report interpretano come un contro-potere strutturalmente autonomo (tale è l'informazione nella tradizione delle democrazie), e questo potere politico intende, invece, come cingolo di trasmissione dei propri scopi: non per caso è un potere al tempo stesso politico e mediatico. Anche tecnicamente. 

Nei giorni drammatici del terremoto, lo scontro tra queste due funzioni della televisione è stato evidente. Si trattava di mettere l'accento sulle deficienze strutturali e le responsabilità umane che hanno aggravato di molto il bilancio delle vittime e dei danni. Oppure di esaltare l'opera dei soccorsi e l'efficienza dello Stato. Il primo obiettivo è tipico del giornalismo-giornalismo, che qui da noi, non si capisce bene per quale strambo equivoco, si chiama "d'assalto". Il secondo obiettivo è invece tipico della propaganda politica. Genera un linguaggio che tende alla retorica del positivo quanto il primo rischia di cadere nella retorica del negativo. 

Scelga ognuno quale di questi due rischi sia più sgradevole e pericoloso per la pubblica opinione. Ma si sappia che è solo il primo rischio - quello di una televisione aspra e irriducibile - a essere sotto accusa, e a nessuno, né dentro la Rai né nella cerchia della politica, è venuto in mente di biasimare o sanzionare le centinaia di ore di televisione leziosa e piagnona che hanno imbozzolato la tragedia del terremoto in un reticolo implacabile di buoni sentimenti, misurando ben più volentieri il diametro della "bontà nazionale" che quello dei pilastri sottodimensionati. Che i media abbiano anche, in queste situazioni, una funzione di rete connettiva, non solo logistica, che aiuta a reggere l'urto della morte, e a sentirsi comunità, è fuori di dubbio. Ma questa funzione è stata svolta perfino con sovrabbondanza, e fino a rendere stucchevoli anche le immagini del dolore e della rovina. Santoro e la sua redazione hanno scelto - in minoranza - di fare il resto del lavoro, come compete alla storia professionale di un giornalista molto discusso (e discutibile) ma molto tenace. E premiato dall'audience, concetto evidentemente sacro quando si tratti di contare i soldi della pubblicità, ma subito sottaciuto quando si tratti di misurare la temperatura di una parte consistente dell'opinione pubblica. 

Peccato che questo "resto del lavoro", sicuramente complementare a un quadro generale molto più blandamente critico, risulti insopportabile al potere politico, così come la puntuta inchiesta di Milena Gabanelli sulla social-card non poteva che fare imbufalire il ministro Tremonti. 

"Remare contro" fu una delle prime accuse che il Berlusconi leader nascente mosse ai suoi oppositori. Non lo sfiorò (e non lo sfiora) il sospetto che c'è chi rema né contro né a favore, ma per suo conto. Anche sbagliando, ma sottoponendo al giudizio del pubblico, non al giudizio del potere, i propri errori. Il giornalismo è questo, e dovrebbe saperlo anche il direttore del Giornale Mario Giordano, che un minuto dopo avere potuto dire esattamente quanto voleva dire ad "Annozero" ha orchestrato una violenta campagna di stampa contro lo "sciacallo Santoro". Qualcuno aveva forse detto a Giordano, o a uno qualunque dei giornalisti e telegiornalisti governativi, che usare il terremoto per magnificare la prestanza e la generosità del premier era "sciacallaggio"? Ci si era limitati a pensare, magari, che fosse cattivo gusto, e la libertà di cattivo gusto, se non è sancita dalla Costituzione, è suggerita dal buon senso. 

Quanto alla vignetta di Vauro trattata da casus belli e ridicolmente accusata di mancanza di "pietà per le vittime", varrebbe il concetto di cui sopra: qualora la si ritenga di cattivo gusto, da quando il cattivo gusto è oggetto di censura? E quelli che, al contrario, affidano la "pietà per le vittime" a ben altri canali, magari privati, e apprezzano la ruvida intelligenza e la lunga coerenza professionale di Vauro, dovrebbero forse ingoiare il boccone della censura nel nome di una "informazione corretta"? Ma corretta da chi? Dal direttore del "Giornale"? 
di Michele Serra

L’aspetto comico delle polemiche

Come di consueto, Maurizio Crozza ha aperto la puntata di Ballarò con una copertina comica. Si parlava del dopo terremoto e l’attore genovese, vedendo in studio il ministro Roberto Maroni e Maurizio Belpietro se n’è uscito con questa battuta: «Ma non doveva essere una puntata sul meglio dell'Italia?... ».

Maroni non l’ha presa bene. In quei casi ci vorrebbe più prontezza di spirito, bisognerebbe rispondere con un’altra battuta, tipo «Già, infatti mi interrogavo sulla sua presenza», o cose simili. Ma un conto è preparare le battute, avere autori alle spalle, un conto è improvvisare. Nel 2005, qualche giorno dopo la devastazione provocata dall’uragano Katrina (New Orleans allagata, centinaia di morti, senza casa migliaia di persone), al Saturday Night Live i comici hanno cominciato a prendere in giro la situazione, nella migliore tradizione americana.

Lo sketch più riuscito era questo: a tutti gli sfollati veniva offerto di andare in una casa di un vip, tra cui Brad e Angelina, Al Pacino e altri. Gli sfollati si rendevano conto che stare a casa dei vip, tra i figli urlanti adottivi di «brangiolina» e altre personalità disturbate, era mille volte peggio che stare a contatto con l’uragano... Nessuno si è sentito offeso. L’aspetto più comico delle polemiche (peraltro degenerate in disgustosa rissa politica) sulla famosa puntata di Annozero di Santoro è che nessuno ha visto il programma. Non i vertici della Rai, non i pensosi editorialisti che discutono sulla decenza dell’informazione, non gli editorialisti del contropiede.

Nessun vip ha visto in diretta la trasmissione (questa è la vera sconfitta di Santoro):l’ha recuperata sul sito, l’ha vista a brandelli su Youtube. Ma dopo. Perché quando si discute dell’opportunità di certe polemiche, di toni, di forme, di comportamenti, le cose bisogna viverle sul momento, in diretta, mentre altrove succede qualcosa. È come avere la battuta pronta. Subito. Non dopo.

Di Aldo Grasso

Link: http://www.corriere.it/spettacoli/09_aprile_16/aldo_grasso_l_aspetto_comico_delle_polemiche_0c01caa2-2a4e-11de-a92d-00144f02aabc.shtml

Ai terremotati l'elemosina, alle spese militari 13 mld di euro


I nuovi caccia F-35 costeranno 13 miliardi

Berlusconi tra i terremotati abruzzesi

Mercoledì scorso, due giorni dopo il terremoto in Abruzzo, le Commissioni Difesa di Senato e Camera hanno espresso parere favorevole (con l'astensione dei commissari del Pd) sul piano governativo per l'acquisto di 131 caccia-bombardieri F-35 e per l'ampliamento della base aerea di Cameri (Novara) dove i velivoli verranno assemblati. 
Un piano di riarmo che in diciotto anni ci costerà oltre 17 miliardi di dollari, pari a 13 miliardi di euro. 
Una spesa enorme "a cui si farà fronte - si legge neldocumento della Commissione camerale - attraverso risorse già individuate nell'ambito delle disponibilità dello stato di previsione del Ministero della Difesa nonché attingendo ad altre fonti di finanziamento".
Non è previsto nessun esame in aula.
Vi riproponiamo l'articolo che PeaceReporter aveva pubblicato appena appresa l'esistenza di questo piano.

26 marzo 2009 - Entro il 16 aprile le commissioni Difesa di Camera e Senato dovranno esprimersi sul programma di riarmo aeronautico presentato dal ministro della Difesa Ignazio La Russa, che prevede l'acquisto di 131 caccia-bombardieri da attacco F-35 Lightning II nell'arco dei prossimi diciotto anni. Spesa complessiva: oltre 13 miliardi di euro. Velivoli 'stealth' di quinta generazione che dal 2014 dovrebbero progressivamente sostituire tutta la flotta aerea d'attacco italiana, attualmente composta dai Tornado e dagli Amx dell'Aeronautica e dagli Harrier-II della Marina. Sessantanove F-35A a decollo convenzionale verrebbero destinati alle forze aeree, mentre sessantadue F-35B a decollo rapido o verticale andrebbero a finire sui ponti delle portaerei 'Garbaldi' e 'Cavour'.

Per le missioni all'estero. Nei mesi scorsi il capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Vincenzo Camporini, aveva definito l'acquisizione degli F-35 "assolutamente vitale per la difesa" del nostro Paese. 
In realtà, per la 'difesa' propriamente detta dello spazio aereo italiano sono già stati spesi oltre 7 miliardi di euro per l'acquisto di 121 caccia Eurofighter in sostituzione dei vecchi F-104. 
Pur definendo il programma come "destinato alla difesa nazionale", il testo che il ministro La Russa ha sottoposto alle commissioni parlamentari - e di cui PeaceReporter ha ottenutocopia - enuncia chiaramente la destinazione d'impiego degli F-35 "nelle missioni internazionali a salvaguardia della pace" in virtù della loro "spiccata capacità di impiego fuori area".

Un affare per Finmeccanica. I caccia F-35 sono il frutto del programma di riarmo internazionale Joint Strike Fighter (Jsf) lanciato dagli Stati Uniti a metà degli anni '90, al quale hanno aderito molti Paesi alleati, tra cui l'Italia nel 1996 con il primo governo Prodi (adesione confermata nel 1998 dal governo D'Alema e nel 2002 dal secondo governo Berlusconi). Il nostro Paese partecipa al consorzio industriale Jsf - guidato dalla statunitense Lockheed Martin - tramite l'Alenia, l'azienda aeronautica del gruppo Finmeccanica. Lo stabilimento piemontese di Cameri (Novara) verrà attrezzato per diventare l'unica linea di montaggio finale del velivolo al di fuori fuori dagli Stati Uniti, dove verranno assemblati tutti gli F-35 destinati alle forze aeree del Vecchio Continente (per ora è certa l'Olanda). Secondo i piani, l'Alenia di Cameri si occuperà anche delle successive revisioni e aggiornamenti per tutta la vita operativa degli F-35, vale a dire per altri trentacinque anni circa.

Un riarmo contro la crisi. Secondo la Difesa, il super-bombardiere F-35 creerà almeno 10 mila posti di lavoro, genererà un forte sviluppo tecnologico dell'industria italiana e determinerà un incremento del Pil. Insomma, il riarmo come via d'uscita dalla crisi economica, come con la Grande Crisi degli anni '30 e con la Grande Depressione di fine '800. Peccato che in entrambi i casi questa strada abbia condotto a guerre mondiali. Di certo - questo il documento di La Russa non lo dice - l'impiego dei nuovi bombardieri nelle missioni "di pace" produrrà anche morti, mutilati e sofferenza. E se non dovessero mai venire usati - improbabile - risulteranno del tutto inutili. Forse questi 13 miliardi di euro di denaro pubblico - nostro - potrebbero essere investiti in qualcosa di più utile alla collettività. Spetta alle due commissioni parlamentari decidere nelle prossime settimane.

di Enrico Piovesana

Link: http://it.peacereporter.net/articolo/14849/Per+la+guerra+i+soldi+non+mancano

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