sabato 11 aprile 2009

IL TERREMOTO TRA VERA PREVENZIONE E FALSA FATALITA'


I terremoti si possono prevedere. Non alla maniera di Giuliani, però. Si capiscono studiando i movimenti delle placche tettoniche, prendendo in esame una zona che tende a fratturarsi e esaminando la frequenza degli eventi in quella zona. Perché nei terremoti c'è una certa regolarità, un ritmo. Ma la previsione non serve a ordinare un'evacuazione, serve a sapere dove le case vanno costruite secondo criteri antisismici. E il problema più grave dell'Italia è proprio l'inadeguatezza delle infrastrutture anche di fronte a un sisma di dimensioni relativamente modeste.

Quando lunedì il terremoto ha colpito l’Abruzzo, in molti si sono ricordati di Giampaolo Giuliani, il tecnico del laboratorio del Gran Sasso che una settimana prima aveva cercato di allertare le autorità.
Ci si è domandati se gli scienziati che Giuliani chiama "canonici" non avessero clamorosamente sbagliato a ignorare le sue indicazioni: ogni sismologo si è sentito domandare, da colleghi e da profani, se davvero il terremoto non si poteva prevedere.

TRA PROFEZIE E PREVISIONI

Quello dell’Abruzzo non è un stato un "grande" terremoto. In altri paesi, scosse più intense fanno meno danni, meno vittime. Nel 1989 il terremoto di Loma Prieta, a una cinquantina di chilometri da San Francisco, ha rilasciato dieci volte più energia di quello dell’Abruzzo. Quante vittime? Sessantatré i morti, circa 3mila i feriti, 10mila gli sfollati. I dati che arrivano dall’Abruzzo, ancora non definitivi, sono già peggiori. Eppure, la regione che circonda la baia di San Francisco è una delle aree metropolitane più densamente popolate degli Stati Uniti.
Oggi i sismologi che si sentono porre la classica domanda sulla possibilità di previsione, possono rispondere che, sì, i terremoti si possono prevedere. Non alla maniera di Giuliani, però. I terremoti si capiscono studiando i movimenti delle 
placche tettoniche: vicino all'Italia quella africana sprofonda sotto quella europea; l'attrito provoca fratture che percepiamo sotto forma di terremoti. E si prevedono prendendo in esame una zona che tende a fratturarsi, una zona sismica, e studiando la frequenza dei terremoti in quella zona. Da qualche decennio, esiste in Italia una rete di sismometri che misurano le oscillazioni del suolo, consentendo di misurare accuratamente e in tempo reale posizione e grandezza dei sismi. In questo modo è possibile, tra l'altro, inviare i primi soccorsi nelle località più colpite. Ai tempi del terremoto dell'Irpinia, in Italia questa tecnologia non esisteva. Oggi esiste, funziona e nei giorni scorsi ha salvato delle vite.
Altre misure si estrapolano da resoconti storici che descrivono terremoti vecchi di secoli. Messi insieme i dati, ci si accorge che nei terremoti c'è una certa 
regolarità, un ritmo: la velocità con cui le placche si spostano rimane uguale a se stessa per tempi "geologici": milioni di anni. Il ritmo delle fratture è solo approssimativamente costante, però. Il prossimo "big one" potrebbe arrivare tra un mese, un anno, dieci anni. Differenze molto importanti, ma irrisorie nella scala temporale della tettonica a placche. Per colpa di queste differenze, le previsioni dei sismologi sono solo statistiche: mappe di pericolosità sismica, espresse "in termini di accelerazione massima del suolo con probabilità di eccedenza del 10 per cento in cinquanta anni". Questo significa che un abitante di Messina o di Udine ha il 10 per cento di probabilità di essere colpito, nei prossimi cinquanta anni, da un terremoto grande come quello dell'Abruzzo, o ancora peggiore.
Oggi i terremoti si prevedono così. Questo tipo di previsione non serve a ordinare un’evacuazione, ma serve a sapere dove occorre costruire meglio le case. Meglio non si può fare, perché la frattura è un 
fenomeno caotico: basta una piccola perturbazione nelle condizioni iniziali e tutto (il luogo e l’ora del sisma, l’energia rilasciata) cambia, anche parecchio: decine di chilometri, mesi, punti di magnitudo. Per questo, anche lo sciame di piccoli terremoti registrati in Abruzzo negli ultimi mesi non è servito a prevedere quello più grande: esistono sciami di terremoti che non preludono a eventi più grandi, e grandi terremoti che arrivano all’improvviso.

DISCUTERE DI RADON NON RAFFORZA LE CASE

I ricercatori studiano, naturalmente, tutti i fenomeni che permettano di diagnosticare l’imminenza di un terremoto. Il radon, ad esempio, è un gas radioattivo sprigionato dalle rocce della crosta terrestre; da almeno trent’anni si sa che le emissioni tendono a essere più intense in corrispondenza di eventi sismici. Ci sono strumenti che rilevano il radon emesso dal suolo in un determinato punto, e su uno di questi strumenti Giampaolo Giuliani ha osservato, la settimana scorsa e in altre occasioni, che il suolo abruzzese stava emettendo più radon del normale. Ma come per gli sciami di piccoli terremoti, anche le emissioni anomale di radon non sono necessariamente segnali premonitori di un terremoto: c’è radon senza terremoti e ci sono terremoti senza radon. In assenza di un preciso modello scientifico, Giuliani non era nelle condizioni di lanciare un allarme.
Ad ogni modo, continuare a dibattere il caso del radon distoglie dal problema ben più grave dell’inadeguatezza delle 
infrastrutture di fronte a un sisma di dimensioni relativamente modeste. Ènecessario prevenirle adeguando le infrastrutture ai rischi naturali che ben conosciamo. Questa è la priorità numero uno. Una volta adeguate le infrastrutture ci si potrà occupare di early warning systems per attivare una serie di reazioni quando si presenta un sisma. (1)
I terremoti non sono 
fatalità, ma eventi cui è possibile far fronte preparandosi. Sapendo che la reazione a certi pericoli non è perfettamente razionale, è importante comunicare i rischi sismici in maniera chiara ed efficace alla popolazione, attraverso simulazioni per valutare che impatto avrebbero eventi del passato in condizioni attuali. Ad esempio, come reagirebbero la Messina e la Reggio di oggi a un sisma analogo a quello del 1908? Vi sono organizzazioni, fra cui Geohazard International, che sono impegnate su questo fronte. In zone ad alto rischio, l'educazione dei cittadini è fondamentale per trasmettere attraverso le generazioni l'esperienza e la cultura della prevenzione. Istituzioni che non riescono a prevenire rischi che in altri paesi vengono gestiti in maniera "normale" devono prendere atto del proprio fallimento.Ènecessario che comunichino con i cittadini in maniera trasparente, e stabiliscano meccanismi per far partecipare la popolazione alla gestione della ricostruzione, non solo nella fase progettuale, ma anche nella realizzazione degli interventi. Solo così ci sarà quell’accountability diffusa necessaria perché il prossimo terremoto non abbia conseguenze tanto drammatiche.

 

(1) Attenzione, i segnali partono quando si verifica il sisma, allertando ad esempio i treni, per cui i tempi di reazione sono estremamente compressi.

di Lapo Boschi Elena Fagotto

Link: http://www.lavoce.info/articoli/pagina1001054.html

Georgia, il tramonto di Misha


La 'rivoluzione delle rose' georgiana sta facendo la stessa fine della 'rivoluzione arancione' ucraina, dilaniata dalla lotta per il potere tra i principali leader rivoluzionari. Ma mentre a Kiev il braccio di ferro tra il presidente Viktor Yushenko e la sua premier Yulia Tymoshenko si è sempre giocato all'interno dei palazzi e delle aule parlamentari, a Tbilisi lo scontro tra il presidente Mikheil Saakashvili e l'opposizione guidata dal 're del vino' Levan Gachechiladze va in scena nelle piazze e rischia quindi di prendere una piega violenta - come è già accaduto nel novembre del 2007, quando Saakashvili rispose alle proteste con una violenta repressione e con lo stato d'emergenza).
Le colpe di Misha. Gachechiladze, il candidato presidenziale dell'opposizione battuto alle elezioni di un anno fa, Irakli Alasania, ex diplomatico a capo del principale partito d'opposizione, e la signora Nino Burjanadze, ex presidente del parlamento, hanno portato in piazza 60 mila persone ieri per chiedere le dimissioni di 'Misha' Saakashvili, accusato di tradito gli ideali democratici e patriottici della rivoluzione del 2003, di aver instaurato un regime autoritario e corrotto, di aver truccato le ultime elezioni e soprattutto di avere fallito nell'obiettivo di riunificare la nazione, trascinando il Paese in una disastrosa guerra e perdendo definitivamente le regioni separatiste di Ossezia del Sud e Abkhazia.

Scontento e sfiducia. Per portare in piazza la gente, i leader dell'opposizione fanno leva soprattutto sul diffuso scontento per le mancate promesse di sviluppo economico e benessere che Saakashvili fece nel 2003, mentre oggi l'economia georgiana versa in condizioni peggiori di prima, con tassi di povertà e disoccupazione più alti che nell'epoca in cui era presidente Eduard Shevarnadze. Ciononostante, stando a recenti sondaggi, solo il 28 percento dei georgiani ritengono che rimuovere Saakashvili dal potere sia la soluzione di questi problemi. Per questo le manifestazioni di questi giorni non sono così partecipate come Gachechiladze e compagni si aspettavano. 
Forse i georgiani hanno capito che dei politici c'è poco da fidarsi.

Ma Saakashvili non molla. L'opposizione aveva detto che se Saakashvili non si fosse dimesso entro le 15 di venerdì, le proteste sarebbero proseguite a oltranza. 
Il presidente, pur dicendosi pronto al dialogo, ha chiarito di voler rimanere al suo posto fino alla scadenza del mandato presidenziale nel 2013. 
Le forze antigovernative hanno quindi annunciato azioni di disobbedienza civile in tutto il Paese e picchettaggi permanenti davanti al parlamento, al palazzo presidenziale e alla tv di Stato.
Il braccio di ferro è appena cominciato.

di Enrico Piovesana

Link: http://it.peacereporter.net/articolo/15131/Georgia,+il+tramonto+di+Misha

Oltre la nebbia: la disoccupazione nascosta!


Dal Workshop Ambrosetti un incontro esclusivo tra economisti, forum economico internazionale, si sussurra che il rischio deflazione è ormai superato, si sta gia pensando a come evitare una ripresa troppo rapida dell'inflazione, come se all'improvviso tutti i cavalli si mettessero a bere, come se per far ripartire l'inflazione bastasse il pensiero! 

Sembra inoltre che da una votazione tra economisti il 10% crede in una ripresa per fine anno, un altro 10 % non ha voluto esprimere opinioni mentre la maggioranza ovvero l' 80 % si è suddiviso equamente su una ripresa nel 2010 o nel 2011! 

Cala tutto, dai prezzi dei valori mobiliari a quelli immobiliare, dalle materie prime ai prezzi dei prodotti agricoli alla fonte, ma in Italia la magia continua, il giorno che l'inflazione reale sarà al 10 % ti diranno che è sotto controllo intorno alla media storica e quando in realtà sarà al 2 % di diranno che stiamo subendo una terribile deflazione. 

A breve vedremo insieme un'altra analisi su quale sarà probabilmente la strada del ciclo economico futuro, l'eterno dilemma tra INFLAZIONE o DEFLAZIONE! 

Anche in America l'inflazione è dietro l'angolo, questa è la tebella dei prezzi dell'indice ISM dei servizi.....meno nove punti! 
Questa invece è quella relativa all'occupazione, si tratta di oltre il 70/80 percento dell'economia americana, basata sui servizi, ormai come da noi il settore manufatturiero è un lontano ricordo del passato. In America le piccole e medie imprese rappresentano circa il 50 % del PIL e per quanto riguarda l'occupazione si parla di circa i due terzi dei nuovi lavori nel settore dei servizi forniti dalle piccole e medie imprese. 

Ora cercare di commentare i dati dell' occupazione di venerdi, cercare di evidenziare la loro incredibile realtà è come portare via il vassoio dei liquori nel bel mezzo di un party dove ormai tutti sono su di giri, dove in fondo al tunnel compaiono mille albe meravigliose. 

Il numero e la percentuale hanno rispettato le previsioni e quindi nessuna sorpresa, perchè rovinare questa atmosfera di festa e di gioia! 

La realtà è un'altra, la realtà è che le revisioni sono semplicemente incredibili, l'ultima rilevazione del BED Business Employment Dynamics ci dice ancora una volta che tra qualche mese dovremmo fare i conti con revisioni che portano i numeri di questa crisi ad ampliarsi sempre di più! 

Dai meno 131.000 in prima lettura del secondo semestre 2008 siamo passati circa sei mesi dopo ai meno 458.000 ulteriormente rivisti a meno 493.000 dal BED! 

Alcune anticipazioni e revisioni degli ultimi dati ci dicono che da agosto 2008 a gennaio sono stati persi ulteriori 671.000 posti di lavoro e resta da vedere cosa rileverà il BED nella prossima revisione trimestrale e semestrale! Ora come vedrete qui sotto il mese di febbraio non ha subito alcuna variazione e anche per quanto riguarda marzo, aprile e giugno non si prevedono grandi revisioni, il modellino C/S/B/D è nel punto di massimo sviluppo stagionale che consente di aggiungere da 250 ai 300 mila posti di lavori in realtà inesistenti! Il che fa pensare ad un miglioramento non reale per i prossimi mesi, facendo supporre che gennaio è stato il punto minimo del crollo dell'occupazione. 

Un'analisi che tutti coloro che hanno inviato o vorranno inviare un libero contributo ad Icebergfinanza potranno visionare in UNA REALTA' FANTASMA! 

Via NakedCapitalism su Jessescrossroadscafe potete avere una versione grafica del nostro grazioso ed inconfondibile CES/NET BIRTH DEATH Model, modellino stagionale che ogni anno aggiunge nuovi lavori sulla base della stagionalità di ogni settore! 

Ebbene a Marzo il settore edile secondo questo modello ha aggiunto 23.000 nuovi posti di lavorro sulla base di un rinnovato trend stagionale che vede la primavera come il periodo di maggior ripresa del settore. Oggi come noi tutti sappiamo le imprese edili si strappano di mano i nuovi dipendenti vista l'enorme richiesta di nuove abitazioni esistenti! 

Riassumendo sono stati persi "ufficialmente" 5,3 milioni di posti di lavoro negli ultimi 12 mesi e la metà di questo trend è riconducibile ai soli ultimi 4 mesi, il tasso "ufficiale" è a 8,5 % ma quello della tabella 12 del BLS denominato U6 misura alternativa che prende in considerazione la realtà di milioni di esseri umani che hanno smesso di cercare il posto di lavoro o di coloro che sono costretti a lavori part-time o saltuari spesso solo a ore è salito ad oltre il 15 %. 

I peggiori dati dalla seconda guerra mondiale dove in verità la popolazione non era certo quella di oggi ma se prendiamo le più ampie misure alternative, pubblicate dal BLS stesso, quindi organo governativo, le proporzioni sono impressionanti. 

Questa purtroppo non è solo una realtà americana, anche in Italia e in Europa la situazione è per certi versi drammatica, probabilmente dovrà ancora peggiorare prima di migliorare, per fortuna abbiamo una buona struttura di ammortizzatori sociali, ma non per tutti e non sappiamo per quanto tempo questa struttura sarà in grado di sostenere chi perde un lavoro. 

Sarebbe ora che il sistema la smetta di vivere sull'onda dell'euforia o della depressione, non è possibile che aziende che sino a qualche mese fa comunicavano utili spesso a doppia cifra, all'improvviso comunichino ondate di licenziamenti da un mese all'altro è ora che le strategie e i progetti, bonus e stock options vengano agganciati a risultati di lungo termine, è ora di finirla con l'adorazione del dio ROE, la redditività a breve termine per eccellenza, è ora di finirla di incensare qualsiasi manager come colui senza il quale l'azienda non potrebbe conseguire determinati risultati, è ora di tornare a progetti sostenibili! 



Questo mese abbiamo avuto il record storico di lavoratori a Part-time forzati dalle condizioni economiche, in America, un record storico. 

Ogni categoria ha perso lavori, quasi nessuno eslcuso. Anche il numero delle ore lavorate è sceso, quindi significa che chi lavora, lavora meno e ovviamente prenderà un minore salario. 

Per quanto riguarda invece il possibile conflitto di interesse che spesso e volentieri esiste da parte di coloro che operano nelle istituzioni date un'occhiata alla notizia che mi ha fatto avere Marco, un caro amico del blog: 

WASHINGTON — Lawrence H. Summers , the top economic adviser to President Obama , earned more than $5 million last year from the hedge fund DE Shaw and collected $2.7 million in speaking fees from Wall Street companies that received government bailout money, the White House disclosed Friday in releasing financial information about top officials. ( NEWYORKTIMES) 

Chissà per quale motivo gli Stati Uniti e la Gran Bretagna erano i principali sostenitori di una sorta di status quo nei confronti degli hedge funds.......misteri della finanza! 

Si il maggior consigliere economico di Obama, Summers lo scorso anno ha incassato 5 milioni di dollari provenienti dall' hedge fund DE Shaw è una piccola innocente colletta messa insieme dalle maggiori firme della finanza di Wall Street, non perdetevi il resto dell'articolo! Ma non basta, sul BOSTON_GLOBE troviamo anche che nel 2002 un ex dipendente dell' Università di Harvard scrisse una lettera allo stesso Summers dicendosi profondamente turbato e sorpreso delle cose che aveva intravisto nel suo ruolo come nuovo analista presso la Harvard Management Co. Troppi rischi assunti in derivati e qualche sospetto che alcuni colleghi fossero inplicati in azioni di insider trading, ma il risultato di quella lettera fu che un paio di mesi dopo il signor Mack fu licenziato, troppo curioso suppongo! 

di Andrea Mazzalai

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Ecco una selezione di template per Blogger. In questa selezione ci sono temi davvero originali e  la qualità migliora sempre di più. Aggiungo il link all'articolo originale scritto dall'autore del template, dove potrete trovare (qualora fosse necessario) maggiori informazioni sulla personalizzazione del template.

 

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Costruivano con la sabbia marina:Abruzzo aperta inchiesta


"Indagheremo sugli edifici costruiti sulla sabbia marina". Alfredo Rossini, procuratore generale dell'Aquila ha deciso di aprire un'inchiesta sui materiali e sui metodi di costruzione usati per diversi edifici del capoluogo abruzzese crollati come castelli di carte alla prima scossa della notte tra domenica e lunedì. Cemento impastato con sabbia marina e metodi sbagliati, come ha dimostrato l'inchiesta pubblicata oggi da Repubblica con gli articoli di Attilio Bolzoni e Carlo Bonini. 

"Dobbiamo dare una risposta immediata alle vittime e ai loro parenti" spiega Rossini che, fin dal giorno dopo il sisma ha aperto un inchiesta per disastro e omicidio colposi. Un'inchiesta, all'inizio, contro ignoti. L'indagine che comincia oggi potrebbe finire per individuare le persone da imputare di quei reati. 

Un'indagine che Rossini intende iniziare con una serie di perizie su alcuni dei crolli più impressionanti e più inaspettati. La casa dello Studente, il Tribunale e l'Ospedale San Salvatore sono solo alcuni degli edifici che verranno sottoposti ad attenta verifica per capire come possano aver offerto così poca resistenza alle scossa di magnitudo 5.8 Richter. 

di GIUSEPPE CAPORALE

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