martedì 7 aprile 2009

Assassinato il signore della guerra ceceno "Sulim Yamadayev"


La notizia è di qualche giorno fa, ma vale la pena segnalarla.
Il console russo Sergei Krasnogor ha riconosciuto il corpo dell'uomo trovato morto a Dubai, si tratterebbe di Sulim Yamadayev, leader di un gruppo ribelle ceceno.La polizia di Dubai ha dichiarato che il 36enne ceceno è morto per un colpo d'arma fuoco alla testa. Isa Yamadayev, fratello dell'assassinato, ha dichiarato che Sulim è stato attaccato in un garage sotterraneo nella sua abitazione a Dubai da un uomo non identificato. Lo scorso settembre un altro fratello Yamadeyev fu assassinato nello stesso modo a Mosca. Sulim Yamadayev è stato un nemico del presidente ceceno Ramzan Kadyrov e questi due, con Sayed-Magomed Kakiyev, hanno dato vita a una sanguinosa guerra per il potere militare in Cecenia: ognuno di loro rappresentava diversi interessi politici. L'attuale presidente Kadyrov è appoggiato da Vladimir Putin. Kadyrov è stato accusato di essere brutale e antidemocratico, ed è ritenuto responsabile di numerosi omicidi ed episodi di tortura. Negli ultimi 6 mesi Kadykrov è stato accusato di diversi omicidi di esiliati ceceni, 3 a Instabul e uno a Vienna, lui ha sempre negato ogni legame a queste morti.

Fonte: Peacereporter

La democrazia scontenta sempre qualcuno


Assalto ai palazzi del potere. A Chisinau e stata organizzata stamattina una grande rivolta. Migliaia di persone sono scese in strada, scontenti dei risultati delle elezioni. Le vie principali sono state bloccate. Molti poliziotti sono rimasti feriti negli scontri. I manifestanti hanno inveito contro i rappresentanti dei mass-media per aver gestito in maniera faziosa le informazioni sulla campagna elettorale. Dopo aver forzato i cordoni della polizia, la gente ha si è scagliata contro i palazzi del potere. Il Parlamento e il palazzo presidenziale sono stati assaltati: fiamme, fumo, vetri in frantumi e sassaiola. Le forze dell'ordine non riescono ad arginare la protesta. Una bambina avrebbe perso la vita durante gli scontri. Non si sa ancora se ci sono le altre vittime.Il verdetto delle urne. La Moldova è rimasta frastornata dopo la vittoria schiacciante dei comunisti guidati da Vladimir Nikolaevich Voronin. Nel pomeriggio di lunedi migliaia di persone, sopratutto giovani, sono usciti in piazza per esprimere la rabbia e lo scontento scaturiti dai risultati elettorali del 5 aprile. Nel corso di una grande fiaccolata, i manifestanti hanno dichiarato il 6 aprile giorno di lutto nazionale. 

Mercoledi 8 aprile, la Comissione Elettorale Centrale (CEC) della Moldova renderà pubblici i dati definitivi delle elezioni parlamentari del 5 aprile. Dopo lo scrutinio del 97,62 percento dei voti, la Commissione ha dichiarato che il Partito comunista ha ottenuto il 49,95 percento dei suffragi e avrà nel prossimo Parlamento moldavo una maggioranza confortevole, 61 deputati, esattamente il numero necessario per eleggere il Capo dello Stato. Lunedì non erano ancora stati verificati i dati di 14 sezioni sul territorio nazionale oltre alle 33 sezioni allestite all'estero. Alle elezioni si sono presentati solo 1.527.036 moldavi degli oltre 2.500.000 aventi diritto.

L'opposizione. Il Partito Liberale ha raccolto 12,75 percento, il Partito Liberal-Democratico il 12,26 e Alleanza "Moldova Noastră" il 9,82 per cento. Gli altri partiti non hanno superato la soglia di sbarramento del 6 percento, stabilita nella nuova legge elettorale. Il presidente della CEC, Eugeniu Știrbu, ha dichiarato in una conferenza stampa che non sono state registrate contestazioni che possano influenzare l'esito del voto. "Nel periodo della campagna elettorale sono state presentate 196 contestazioni, la maggior parte delle quali denunciavano il modo di gestire la campagna elettorale da parte di mass-media", ha dichiarato il presidente della CEC. 
I partiti dell'opposizione hanno dichiarato che i risultati delle elezioni sono stati caratterizzati da brogli e che organizeranno delle proteste fino a quando non verrà fatta giustizia. La popolazione di Chisinău si è espressa, prevalentemente, a favore dei comunisti. Secondo i dati della CEC, dei 366.935 voti della capitale, 155 366 sono stati attribuiti ai comunisti.

Elezioni democratiche. Gli osservatori internazionali hanno dichiarato lunedì, in una conferenza stampa, che le elezioni si sono svolte in un'atmosfera pacifica, democratica e pluralista. Il capo della delegazione del Parlamento Europeo, Marianne Mikko, ha espresso rammarico che non sia stata garantita la possibilità di votare a tutti i cittadini moldavi all'estero. Il Commissario europeo per gli Affari Esteri e Politica comunitaria, Benita Ferrero-Waldner, ha auspicato l'evoluzione ulteriore delle relazioni Moldova - Unione Europea.Incidenti in Transnistria. Nel giorno delle elezioni, cosi come nel periodo della campagna elettorale, in Transnistria si sono verificati diversi incidenti. I cittadini moldavi hanno dovuto attraversare a piedi i posti di blocco tenuti dalle milizie transnistriane per arrivare alle sezioni di voto piu vicine ed esprimere il loro voto. Nonostante le enormi difficoltà, 4 mila persone della regione hanno votato. Domenica scorsa, nella sezione di voto nr.5/15, allestita nel liceo "Mihai Eminescu" di Corjova, circa 300 persone hanno bloccato l'ingresso del seggio elettorale. Poi sono entrate dentro e hanno sequestrato le urne di voto. Per tutto ill giorno l'accesso alla sezione di voto è stato impedito. La Procuratura Generale della Moldova ha aperto un fascicolo per indagare sulle responsabilità. 

di Ecaternia Deleu* 

*Giornalista del quotidiano moldavo 'Flux'

Link: http://it.peacereporter.net/articolo/15066/Moldova,++tra+rivolta+e+comunisti

Il Paese degli armaioli


Confermando un andamento di crescita già evidente negli ultimi anni, nel corso del 2008 il Governo Italiano ha rilasciato (secondo i dettami della legge 185/90 sull’export militare) autorizzazioni definitive alla vendita all’estero per oltre 3 miliardi di euro. Il superamento di tale limite (che l’anno scorso si attestava sui 2,6 miliardi di euro) è frutto soprattutto della grande crescita di numero delle autorizzazioni, passate complessivamente da 1391 a 1880.
I dati si evincono dal “Rapporto del Presidente del Consiglio sui lineamenti di Politica del Governo sull’esportazione e il transito di materiale d’armamento”, il documento che da qualche anno introduce i corposi dati che la Relazione annuale al Parlamento prevede secondo la legge. L’aumento in esso esplicitato arriva in termini assoluti a quasi il 30% rispetto al 2007, confermando le parole del Rapporto stesso che, con qualche soddisfazione, riporta come “L’industria italiana per la difesa ha, quindi, consolidato e incrementato la propria presenza sul mercato globale dei materiali per la sicurezza e difesa, confermandosi un competitivo integratore di sistemi, capace di affermarsi in mercati tecnologicamente all’avanguardia”.
Un totale di 2,7 miliardi è relativo ai programmi intergovernativi (aumentati per quasi 900 milioni) cioè quei progetti di sviluppo di armamenti condotto congiuntamente e direttamente dagli Stati. Anche però non considerando queste autorizzazioni, che servono principalmente all’approvvigionamento diretto dei Governi, va notato come rispetto al 2007 ci sia stato un incremento “netto” di autorizzazioni pari al 28,5% contro una crescita di meno del 10% per l’anno precedente. Un dato che preoccupa la Rete perchè è in particolare in questa fetta di autorizzazioni fuori dalle produzioni dirette degli Stati che si annidano le consegne più problematiche. Nel 2008 sono poi state effettuate consegne, autorizzate quindi in passato, per circa 1,8 miliardi di euro.
Riguardo ai paesi destinatari degli armamenti italiani, in testa alla classifica per il 2008 troviamo la Turchia che da sola (grazie alla vendita di elicotteri che il Governo Turco considera “da combattimento”) raggiunge più di un terzo delle esportazioni italiane. Un paese di certo problematico e nel quale il conflitto continuo nelle aree curde aveva spinto anche Rete Disarmo a chiedere la sospensione delle forniture militari.
In generale i paesi del Sud del Mondo sono stati autorizzati a ricevere circa il 30% delle armi autorizzate nel 2008, e tra essi troviamo situazioni complicate come quella della Libia (93 milioni soprattutto per elicotteri) e dell’Algeria (77 milioni sempre per elicotteri) oltre che Nigeria, Venezuela, Kuwait, Arabia Saudita ed Emirati Arabi. Come al solito, e in contrasto con i dettami della legge che vietano le forniture a paesi in conflitto, troviamo anche per il 2008 vendite autorizzate al Pakistan (30 milioni) e all’India che con 173 milioni arriva a quasi il 6% dell’intero export. Si conferma invece, come negli ultimi anni, l’uscita progressiva della Cina (posta sotto embargo dall’UE) dai destinatari di armi italiane.

Il quadro esposto spinge la Rete Italiana per il Disarmo, che ha il proprio ruolo principale nel coordinamento degli organismi attivi sul controllo degli armamenti, a chiedere nuovamente e con forza una maggiore trasparenza su tutto quanto riguarda la vendita delle armi italiane. Le nuove indicazioni politiche e giuridiche che arrivano dall’ambito europeo, il costante aumento delle esportazioni, la problematicità di molti paesi destinatari ci spingono a richiedere al Governo Italiano (come da noi espresso in un recente incontro con l’ufficio del Consigliere Militare di Palazzo Chigi) la possibilità di un incontro a più livelli (politico e tecnico) per discutere i dati del Rapporto e della Relazione.
La Rete lancia inoltre un appello affinché sia il Parlamento il luogo principalmente deputato a ragionare politicamente su quanto i dati riportano. Ciò è iniziato ad avvenire negli anni recenti con qualche discussione nelle commissioni competenti, ma la Rete Italiana per il Disarmo chiede soprattutto l’approdo in aula e la votazione esplicita su un tema così delicato come quello dell’export militare.
In tal senso la Rete apprezza gli sforzi compiuti negli ultimi anni dalla Presidenza del Consiglio per migliorare l’accesso ai dati annuali e le intenzioni di ascolto nuovamente espresse nel Rapporto. Proprio legandoci alla frase in esso presente in cui si afferma che “Verrà, infine, posto ogni sforzo per continuare il dialogo con i rappresentanti delle Organizzazioni Non Governative (ONG) interessate al controllo delle esportazioni e dei trasferimenti dei materiali d’armamento, con la finalità di favorire una più puntuale e trasparente informazione nei temi d’interesse" chiediamo quindi che il Governo si faccia promotore di un percorso di confronto con il Parlamento e la Società Civile.
Su questo ambito di apertura dei dati al pubblico va però registrata l’assenza dal rapporto della tabella riassuntiva delle banche che forniscono appoggio ai trasferimenti di pagamento delle vendite armiere che nel 2008 hanno raggiunto i 3,7 miliardi di euro (composti da tranche o saldi di autorizzazioni degli anni precedenti). La Rete Italiana per il Disarmo e la Campagna di pressione alle “banche armate” avevano già denunciato la sparizione dalla Relazione dello scorso anno della tabella di dettaglio delle operazioni bancarie di appoggio all’export militare (che probabilmente mancherà anche in questa Relazione) e sicuramente l’assenza della tabella riassuntiva dal Rapporto introduttivo 2008, una tabella in passato sempre presente, non fa che confermare l’allarme preventivo per una trasparenza che non si può assolutamente perdere in un ambito delicato come questo.
Un segnale che, forse, la lobby dell’opacità e della conservazione degli interessi ha “armi” più efficaci della pressione delle organizzazioni della società civile verso una conoscenza chiara e trasparente dei dati dell’export militare italiano. 

Fonte: Rete Italiana per il Disarmo

Scoperto materiale termitico attivo nella polvere proveniente dalla catastrofe dell’11/9


Il documento si chiude con la seguente frase: «Sulla base di queste osservazioni, concludiamo che lo strato rosso dei frammenti rosso-grigi recuperati tra le polveri del WTC è un materiale termitico attivo, non ancora soggetto a reazioni, assemblato con tecniche nanotecnologiche, e rappresenta un materiale pirotecnico e/o esplosivo ad alto potenziale». 

A farla breve, il documento invalida la versione ufficiale secondo la quale “non esistono prove” sulla presenza di materiali esplosivi/pirotecnici negli edifici del WTC.

Cosa ci fanno delle grandi quantità di materiale esplosivo/pirotecnico ad alta tecnologia tra le polveri del WTC? Chi ha generato tonnellate di una tale roba, e perché? Perché gli investigatori governativi si sono rifiutati di cercare residui di esplosivo subito dopo i fatti del WTC?

Sono questi gli interrogativi essenziali sollevati da questo studio scientifico.

La revisione specialistica peer-review è stata ardua, con pagine di commenti da parte dei revisori. Le laboriose questioni sollevate dai valutatori hanno portato a mesi di ulteriori esperimenti. Questi studi hanno aggiunto molti elementi al documento, comprese l’osservazione e le fotografie di sfere arricchite di ferro e alluminio prodotte allorché il materiale è stato acceso in un DSC (Calorimetro a Scanning Differenziale - si vedano le figure 20, 25 e 26).

I nove autori si sono impegnati in uno studio approfondito degli insoliti frammenti rosso-grigi ritrovati nella polvere generata dalla distruzione del World Trade Center l’11 settembre del 2001. L’articolo dichiara: «L’ossido di ferro e l’alluminio sono intimamente mescolati nel materiale rosso. Quando vengono bruciati in un apparecchio DSC, i frammenti rivelano la presenza di composti esotermici grandi ma stretti a partire da a una temperatura di circa 430° C, assai più bassa della normale temperatura di combustione relativa alla termite convenzionale. Si osservano chiaramente numerose sfere arricchite di ferro nei residui della combustione di tali particolari frammenti rosso-grigi. La porzione rossa di questi frammenti si scopre essere materiale termitico incombusto e altamente energetico». Le immagini e le analisi statistiche meritano una solerte attenzione.Alcune osservazioni sulla redazione di questo documento:

1) Il primo autore è il Professor Niels Harrit dell’Università di Copenaghen in Danimarca, professore associato di Chimica. È un esperto di nano-chimica; le sue attuali ricerche e la sua foto sono rinvenibili qui: http://cmm.nbi.ku.dk/

Strutture molecolari su scale cronologiche corte ed ultracorte
Un Centro della Fondazione per la Ricerca Nazionale Danese
Il Centro sui Movimenti Molecolari è stato inaugurato il 29 novembre 2005, presso l’Istituto Niels Bohr, all’Università di Copenaghen. La costituzione del Centro è stata resa possibile per via di un contributo di 5 anni erogato dalla Fondazione per la Ricerca Nazionale Danese (vedi per esempio www.dg.dk). Puntiamo a ottenere “fotografie” in tempo reale di come gli atomi si muovono mentre hanno luogo i processi nelle molecole e nei materiali solidi, con l’uso di impulsi ultracorti di raggi laser e raggi X. Lo scopo è comprendere e alla volta influenzare, a livello atomico, le trasformazioni strutturali associate a tali processi.

Il Centro combina l’expertise assicurata dal Risø National Laboratory, dall’Università di Copenhagen e dall’Università Tecnica della Danimarca, nella ricerca strutturale della materia attraverso tecniche basate sul sincrotrone a raggi X, la spettroscopia laser al femtosecondo (ossia un milionesimo di miliardesimo di secondo, Ndt), lo studio teoretico dei processi al femtosecondo, e l’abilità di modellare materiali, nonché progettare sistemi a campione per condizioni sperimentali ottimali. 

Il nome del preside del College da cui proviene il prof. Herrit, Niels O Andersen, compare per primo nel Comitato consultivo Editoriale del Bentham Science Journal in cui il il paper è stato pubblicato. 

2) Il secondo autore è il Dr. Jeffrey Farrer della Brigham Young University (BYU).http://www.physics.byu.edu/images/people/farrer.jpg

3) Il Dottor Farrer è presentato in un articolo a pagina 11 della rivista BYU Frontiers (ediz. primavera 2005): «Dr Jeffrey Farrer, direttore del laboratorio TEM (microscopia elettronica a trasmissione). L’articolo rileva: “I microscopi elettronici nel laboratorio TEM fanno sì che alla BYU siano fornite competenze virtualmente uniche… in grado di rivaleggiare con qualsiasi cosa costruita nel mondo”. L’articolo è intitolato: “Eccezionali e potenti microscopi svelano i nano- segreti”, il che è certamente vero per quello concerne le scoperte del presente documento. 

4) Va onorata la BYU per aver permesso ai dottori Farrer e Jones e allo studioso di fisica Daniel Farnsworth di fare la ricerca descritta nel paper e aver condotto revisioni interne del medesimo. Il dottor Farrer era all’inizio il primo autore del documento. Ma dopo la revisione interna del paper, gli amministratori della BYU gli hanno evidentemente proibito di firmarsi per primo su QUALSIASI paper relativo alle ricerche sull’11/9 (questa sembra essere la loro sanzione, ma forse chiariranno). Nondimeno, la pubblicazione del documento è stata approvata con l’inserimento in lista del nome e dell’affiliazione del dottor Farrer, e perciò noi ci congratuliamo con la sua università. Siamo dalla parte del dottor Farrer ed elogiamo l’attenta ricerca scientifica rappresentata da questo documento.

5) Forse ora ci sarà finalmente una revisione sui DATI SCIENTIFICI esplorati dai professori Harrit e Jones, nonché dai dottori Farrer e Legge e i loro colleghi, come ripetutamente richiesto da questi scienziati. Noi sfidiamo QUALUNQUE università o gruppo di laboratorio a produrre una tale revisione critica. Questo paper sarà un ottimo punto di partenza, insieme ad altri due documenti, sempre revisionati alla pari, pubblicati su giornali autorevoli e che ricomprendono molti degli stessi autori:

“Fourteen Points of Agreement with Official Government Reports on the World Trade Center Destruction” (“Quattordici punti di accordo con i rapporti governativi ufficiali sulla Distruzione del World Trade Center”, Ndt).
Autori: Steven E. Jones, Frank M. Legge, Kevin R. Ryan, Anthony F. Szamboti, James R. Gourley
«The Open Civil Engineering Journal», pp.35-40, Vol 2 – (http://www.bentham-open.org/pages/content.php?TOCIEJ/2008/)

“Environmental anomalies at the World Trade Center: evidence for energetic materials” (Anomalie ambientali al WTC: prove di materiali energetici, Ndt)
Autori: Kevin R. Ryan, James R. Gourley, and Steven E. Jones
«The Environmentalist», Agosto 2008 (http://dx.doi.org/10.1007/s10669-008-9182-4).
6) James Hoffman ha scritto tre saggi che illustrano ulteriormente le implicazioni e i risultati del paper. Grazie, Jim, per questo lavoro! (http://911research.wtc7.net/essays/thermite/index.html).

7) Importanti aspetti della ricerca sono stati confermati in modo indipendente da Mark Basile nel New Hampshire e dal fisico Frederic Henry-Couannier in Francia, a partire dai primi rapporti scientifici su queste scoperte (ad esempio, quelli del prof. Jones in un discorso in un seminario del Dipartimento di Fisica della Utah Valley University, pronunciato l’anno scorso). Riteniamo che presto arriveranno ulteriori dettagli da parte di questi ricercatori indipendenti.

Ora non vi resta che leggere voi stessi il documento e fare sentire la vostra voce su queste scoperte!

http://www.bentham.org/open/tocpj/openaccess2.htm, poi cliccate su “Active Thermitic Materials Discovered…” Il link diretto è il seguente: http://www.bentham-open.org/pages/content.php?TOCPJ/2009 

Fonte: 911Blogger
Traduzione di Pino Cabras per Megachip
“Active Thermitic Material Discovered in Dust from the 9/11 World Trade Center Catastrophe” by Niels H. Harrit, Jeffrey Farrer, Steven E. Jones, Kevin R. Ryan, Frank M. Legge, Daniel Farnsworth, Gregg Roberts, James R. Gourley and Bradley R. Larsen 

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