martedì 31 marzo 2009

Il piano Geithner e il nodo dei prezzi



Il Tesoro americano vara il piano teso alla stabilizzazione del sistema bancario: si fonda sull'utilizzo di capitale pubblico e privato per comprare i titoli tossici. Sembra un progetto credibile, per cui elimina incertezza sul comportamento futuro del Tesoro. Ma il meccanismo sembra anche una riproposizione dell'approccio Paulson. E il nodo della questione, ora come allora, è il prezzo a cui gli attivi tossici vanno comprati. Il grosso rischio è che la pulizia dei bilanci bancari e la riattivazione del credito avvengano a un costo enorme per i contribuenti.

Il Tesoro americano ha reso pubblici i contorni generali dell’iniziativa tesa alla stabilizzazione del sistema bancario. Essenzialmente l’idea è quella di usarecapitale pubblico e privato per comprare i cosiddetti ‘toxic assets’ - gli attivi tossici che il Tesoro americano sta cercando di ribattezzare ‘legacy assets’ - che attualmente infestano i bilanci delle banche.

IL TESORO USA HA DUE PIANI

Ci sono due piani distinti. Il primo, chiamato Legacy Loans Program, userà tra75 e 100 miliardi di dollari dei fondi Tarp, quelli che vennero allocati per il bailoutl’autunno scorso, cercando al tempo stesso di mobilitare capitale privato e i fondi dell’ente di assicurazione dei depositi, un ente pubblico che si finanzia con i premi che le banche pagano per l’assicurazione, la cui sigla è Fdic. Questo piano è destinato all’acquisto di prestiti ipotecari attualmente posseduti dalle banche e che al momento risultano altamente illiquidi. In breve, e per quel che è dato capire finora, il sistema funziona come segue. Primo, le banche, assistite dalla Fdic, identificano i prestiti ipotecari che vogliono vendere e l’ente stabilisce quanto desidera dare a prestito a chi compra tali attivi. Secondo, gli attivi vengono messi all’asta tra diversi possibili acquirenti e viene determinato un prezzo. Gli acquirenti che competono nelle aste, e che quindi determinano i prezzi, sono investitori privati. Terzo, il Tesoro e la Fdic danno agli investitori una grossa parte dei soldi con cui comprare tali asset. Nell’esempio fatto sul sito del Tesoro, la Fdic decide di finanziare sei a uno, ossia sei dollari di finanziamento a mezzo debito per ciascun dollaro di equity, l’acquisto di una obbligazione con valore facciale 100. Se il prezzo che si determina all’asta è 84, allora la parte di equity, ossia il capitale che viene effettivamente rischiato dagli investitori, è un settimo, ossia 12. I rimanenti 72 li mette la Fdic come prestito. In realtà i privati devono mettere solo metà dei soldi; l’altra metà la mette il Tesoro. In questo esempio, l’investitore privato mette 6. Ovviamente però questo significa anche che metà della proprietà va al Tesoro. Il vero zuccherino è dato dal fatto che il prestito della Fdic è un cosiddetto “no recourse loan”. Significa che il pagamento del debito è legato al valore dell’attivo che si compra. Se le cose vanno male e il valore dell’attivo va a zero, per esempio, l’investitore privato non deve più pagare nulla del debito.
Il secondo piano, chiamato Legacy Securities Program, funziona in modo simile, ma con fondi, per ora non è ben chiaro quanti, della Fed, la banca centrale Usa. Ed è indirizzato all’acquisto di obbligazioni basate sulle ipoteche. Anch'esse al momento sono illiquide e pesano come un macigno sui bilanci delle banche. In questo caso, il piano prevede di creare fondi d'investimento con capitale privato aventi l’obiettivo di comprare queste obbligazioni. Per ogni dollaro di capitale privato il fondo riceverà un dollaro di fondi pubblici. In più, riceverà tra un dollaro e due di prestito, sempre con fondi pubblici. Quindi, per ogni dollaro di capitale privato arriveranno tra due e tre dollari di fondi pubblici. Anche in questo caso i prestiti sono “no recourse”. Questi fondi con capitale misto privato e pubblico verranno gestiti in modo autonomo dagli investitori privati, anche se l’aspettativa è che la strategia sia di comprare le obbligazioni e tenerle fino alla loro scadenza.
L’idea generale, si dichiara, è quella di far ripartire il mercato per questi attivi, oggi completamente bloccato. Per garantire maggiore sprint, si cerca di coinvolgere non solo capitale pubblico, ma anche capitale privato. In tal modo si spera di mobilizzare una massa più grande di capitale, arrivando a ripulire i bilanci delle banche dagli attivi tossici.

IL NODO DEI PREZZI

Che giudizio dobbiamo dare del piano? In questi casi i dettagli sono importanti, e siccome alcuni  non sono ancora noti, è difficile dare un giudizio definitivo. Vorrei in particolare avere maggiori informazioni su alcuni punti.
Primo, mediante quale processo verrano scelti gli attivi tossici da mettere in vendita: sembra esistere un ruolo per la Fdic, ma il meccanismo non è completamente chiaro. Secondo, vorrei sapere più esattamente come verrano determinati i prezzi, ossia come verranno organizzate le aste e quanti potenziali compratori vi parteciperanno. Terzo, per capire come viene ripartito il rischio e quali sono i potenziali di guadagno delle diverse parti è ovviamente importante sapere qual è il tasso di interesse a cui la Fdic e la Fed faranno i prestiti.
Al di là dei dettagli, però, a me pare che il meccanismo sia una riproposizione con qualche abbellimento dell’approccio del piano Paulson, fallito nell’autunno scorso. Il nodo della questione, ora come allora, è il prezzo a cui gli attivi tossici vanno comprati. I manager delle banche insistono nell’affermare che tali attivi valgono molto di più di quello che il mercato desidera pagarli. Ovviamente hanno tutto l’interesse a farlo, ma altrettanto ovviamente le loro affermazioni non sono credibili e infatti non vengono credute. In autunno non venne mai chiarito come determinare tali prezzi e il Tesoro passò a un approccio differente, ossia dare direttamente soldi alle banche. Ora invece si dice che i prezzi vanno determinati mediante asta (ma, di nuovo, vanno chiariti i dettagli) e al tempo stesso si annunciano sostanziali sussidi per gli investitori privati che parteciperanno alle aste.
Quello che trovo veramente più difficile da digerire è l'affermazione che in tal modo si faranno ripartire i mercati per gli attivi tossici, ora bloccati. Esattamente come dovrebbe succedere questo? I prezzi che si determineranno alle aste saranno ovviamente prezzi drogati dal sussidio pubblico e quindi non saranno utili come prezzi di mercato a cui effettuare ulteriori transazioni.
Il problema cruciale è quello dell’asimmetria di informazione riguardo agli attivi. I banchieri, possiamo sospettare, sanno quali sono quelli più tossici, i potenziali acquirenti no. Questo è ciò che ha bloccato il mercato. L’unica cosa che fa il piano Geithner al riguardo, per quel che mi è dato capire, è di far partecipare la Fdic alla selezione degli attivi da vendere. Possiamo solo sperare che ciò sia sufficiente, ma è difficile crederci. C’è quindi il grosso pericolo che la pulizia dei bilanci bancari venga fatta a spese del pubblico.

UN ESEMPIO DI QUELLO CHE POTREBBE ACCADERE

Per avere un’idea di come le cose possano andar storte, guardiamo a un esempio semplificato. Supponiamo che una banca abbia due ipoteche. Una è ‘buona’, il debitore è solido e ci si può ragionevolmente aspettare che pagherà puntualmente le rate. Il valore di tale ipoteca, se ci fosse informazione perfetta, sarebbe uguale al facciale di 100. L’altra ipoteca invece rischia di finir male, il debitore probabilmente dichiarerà bancarotta e la banca dovrà prendere possesso della casa e venderla a basso prezzo. Diciamo che tale ipoteca, con informazione perfetta, varrebbe 50. Ma non c’è informazione perfetta, quindi chi deve comprare non sa quale ipoteca è buona e quale è cattiva. Immaginiamo ora che un investitore privato offra 84 dollari per ciascuna delle due ipoteche, finanziate nel modo sopra detto: 6 li mette lui, 6 il Tesoro e 72 la Fdic come prestito. La banca fa un affarone, dato che vende ipoteche che valgono in totale 150 a un prezzo di 168. Ma i 18 dollari che guadagna la banca li deve perdere qualcun altro.
Il primo prestito, quello buono, frutta 100. Di questi, 72 vanno alla Fdic per ripagare il prestito e i rimanenti 28 sono divisi a metà tra l’investitore privato e il Tesoro. Con il secondo prestito, quello cattivo che frutta 50, sia l’investitore privato sia il Tesoro perdono tutto il capitale. I 50 vanno alla Fdic che quindi perde 22. Risultato: in totale l’investitore privato investe 12 dollari e ne riceve 14, guadagnandone 2. Lo stesso vale per il Tesoro. Ma, sfortunatamente, la Fdic perde in totale 22 dollari (ossia la somma dei guadagni degli altri). Se guardiamo al conto consolidato di Tesoro e Fdic la perdita netta è di 20. Questa perdita finanzia il guadagno di 18 della banca e di 2 dell’investitore privato.
Anche se è semplificato, credo che l’esempio chiarisca perché le banche sembrano contente del piano Geithner e anche perché sarà probabilmente possible trovare investitori privati che accetteranno di parteciparvi. Chiarisce anche perché il piano è invece assai rischioso per chi fornisce i prestiti ‘no recourse’, si tratti della Fdic o della Fed.
Va detto che almeno il piano sembra credibile, per cui elimina incertezza sul comportamento futuro del Tesoro. Questo, di per sé, è un bene. Il piano è anche probabilmente meglio che non far nulla e aspettare e sperare che la situazione si risolva da sola, mantenendo nel frattempo bloccato il sistema creditizio con conseguenze nefande per l’economia. Ma c’è il grosso rischio che la pulizia dei bilanci bancari e la riattivazione del credito avvengano a un costo enorme per i contribuenti.
di Sandro Brusco 24.03.2009

LOTTA ALL'EVASIONE: CONTINUA?


Ha avuto larga eco la notizia che nel 2008 le somme riscosse dall'Agenzia delle Entrate in seguito alla lotta all'evasione hanno raggiunto i 6,9 miliardi. Si è sottolineata la crescita del dato rispetto all'anno precedente, senza tuttavia estendere il confronto al 2006. Ma se si va a guardare le riscossioni di quell'anno, la prospettiva si rovescia: il 2008 risulta un anno di netta decelerazione rispetto alla crescita avvenuta nel 2007. Per il 2009, il primo anno i cui risultati potranno essere attribuiti interamente al governo in carica, il rischio di stallo è elevato.

Lo scorso 23 marzo l'Agenzia delle Entrate ha tenuto una conferenza stampa per mostrare, numeri alla mano, che "la lotta contro l’evasione fiscale va avanti", come afferma la sintesi nell’home page dell’Agenzia.
Per chi teme che la tolleranza verso l'evasione possa tornare a essere uno degli assi portanti del "patto sociale", si tratta di una sorpresa che merita un supplemento di indagine.

UN CONFRONTO PIÙ CORRETTO

Nella presentazione , si trovano solo i dati relativi al 2007 e al 2008: nella seconda diapositiva, le "Somme riscosse a seguito della complessiva azione di contrasto degli inadempimenti dei contribuenti" mostrano per il 2008 una crescita di 500 milioni di euro rispetto all’anno precedente (da 6,4 a 6,9 miliardi di euro), pari all'8 per cento.
I dati relativi al 2006 si possono trovare, con una certa fatica, sul sito dell'Agenzia grazie a una c
onferenza stampa del dicembre 2007. Confrontando questi dati con quelli definitivi 2007 citati nella conferenza stampa del 23 marzo, dal 2006 (anno di passaggio tra due legislature) al 2007 (anno interamente attribuibile al governo Prodi) la crescita delle riscossioni risulta pari a 2 miliardi (da 4,4 a 6,4 miliardi di euro), cioè al 45 per cento(vedi la tabella 1).
Visto in prospettiva, il risultato del 2008, di nuovo un anno di passaggio tra due legislature,  acquista quindi tutt’altro senso: secondo questo indicatore di efficacia, la dinamica della lotta all'evasione è
 rallentatavistosamente.
Ma non è finita qui: la previsione
 per il 2009 avanzata nella conferenza stampa comporta una ulteriore riduzione del tasso di crescita delle riscossioni: dall’8 al 4 per cento. Questa previsione programmatica appare incoerente con quanto afferma il direttore dell'Agenzia, Attilio Befera: “il contrasto all’evasione (...) diventa ancor più determinante nei momenti di crisi, come quello attuale, quando la concorrenza sleale rischia di essere un fattore che taglia fuori dal mercato le imprese sane”.
Il 2009, periodo che presumibilmente andrà attribuito per intero al governo Berlusconi, sarà comunque l'anno in cui si potranno osservare i risultati della politica anti-evasione del governo per così dire
 in vitro, al netto sia dei mesi in cui era in carica il governo precedente, sia del "trascinamento" della sua azione di contrasto – i cui effetti sulle riscossioni ovviamente non sono istantanei, ma si realizzano con un certo ritardo, come è stato fatto notare giustamente da vari commentatori. Vedremo se la promessa relativa a quest’anno, pur così poco ambiziosa, sarà mantenuta.

di Gaetano Proto 27.03.2009

Fonte: http://www.lavoce.info/

Link: http://www.lavoce.info/articoli/pagina1001026.html

* L'articolo riflette le opinioni dell'autore e non impegna la responsabilità dell'Istituto di appartenenza.

 

Tabella 1: Somme riscosse a seguito della complessiva azione di contrasto degli inadempimenti dei contribuenti
(gli importi sono espressi in miliardi  di euro)

 

2008

2007

2006

Riscosso complessivo

6,9

6,4

4,4

di cui

Ruoli

3,3

3,2

1,7

Versamenti diretti

3,6

3,2

2,6

Fonte: per il 2006, Conferenza stampa 18/12/07; per il 2007-08, 2008.ppt, entrambi inwww.agenziaentrate.gov.it.

"Il piano Geithner è terribilmente difettoso”, parola di Joseph Stiglitz


L'economista premio Nobel Joseph Stiglitz martedì ha dichiarato che il piano del governo USA per ripulire le banche dai beni tossici rapinerà i contribuenti americani, esponendoli ad un eccessivo rischio, ed è improbabile che funzioni mentre l'economia rimane debole. 
"Il piano Geithner è terribilmente difettoso”, ha detto Stiglitz ad un'intervista della Reuters durante la Credit Suisse Asian Investment Conference a Hong Kong. 
Il piano del Segretario al Tesoro USA Timothy Geithner, che è stato rivelato lunedì, per cancellare mille miliardi di dollari di cattivi debiti dai bilanci delle banche ha offerto “incentivi perversi”, ha detto Stiglitz.
“In pratica il governo USA sta usando il denaro dei contribuenti per offrire garanzie sui rischi collaterali sul valore di questi beni mentre gira gli attivi, cioè i potenziali profitti, agli investitori privati”, ha detto.
“Piuttosto francamente ciò equivale a rapinare il popolo americano. Non penso che funzionerà perchè credo vi sarà grande rabbia per aver messo così tanto le perdite sulle spalle dei contribuenti americani.”
Ha detto che anche se il piano cancellasse una grande quantità di debito tossico, le paure per la situazione economica implicheranno che le banche non saranno disposte a fare nuovi prestiti, mentre le prospettive di una maggiore pressione fiscale per pagare i vari piani di stimolo economico del governo potrebbero ulteriormente danneggiare i consumatori USA. 
Alcuni politici repubblicani hanno anche espresso preoccupazione per gli incentivi offerti dal governo, che potrebbero finire col dare agli investitori privati più del 90% dei fondi necessari a comprare i beni in difficoltà.
Anche se il presidente Barack Obama ha detto che il piano è critico per la ripresa dell'economia USA, Stiglitz, professore alla Columbia University di New York ed ex economista capo della Banca Mondiale, ha anche spinto i leader del G20 del prossimo summit di Londra ad impegnarsi a fornire risorse ai paesi in via di sviluppo e ha detto che la Cina dovrebbe avere maggiori diritti di voto all'interno del Fondo Monetario Internazionale.
“Le voci dei paesi in via di sviluppo, e di paesi come la Cina che forniranno grandi quantità di denaro, non vengono ascoltate”.
La Cina verrà fortemente spinta a raggiungere il suo obiettivo dell'8% di crescita quest'anno, ma la cosa importante è che almeno l'economia cinese sia ancora in crecita, ha detto Stiglitz.
Stiglitz ha dato il benvenuto alla proposta cinese di lunedì di una revisione del sistema monetario mondiale, proposta con la quale Zhou Xiaochuan, governatore della Banca Popolare Cinese, ha detto che i Diritti Speciali di Prelievo del FMI hanno la potenzialità per diventare una valuta di riserva sovra-nazionale.
Stiglitz chiede da tempo che il dollaro USA venga sostituito nel ruolo di unica valuta di riserva.
Basare un sistema di riserva su una sola valuta la cui forza dipende dalla fiducia nella sua stessa economia non è una buona base per il sistema globale, ha dichiarato.
“Potremmo essere all'inizio di una perdita di fiducia (nel sistema di riserva USA)”, ha detto. “Penso ci sia consenso in favore di un qualche tipo di sistema di riserva globale”: 

A CURA DI REUTERS
Titolo originale: "Geithner Plan Will Rob US Taxpayers: Stiglitz"
Fonte: http://www.cnbc.com
Link
24.03.2009
Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da ALCENERO

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L'allargamento del raggio operativo israeliano


Le notizie sugli attacchi che Israele avrebbe condotto in Sudan, nel corso del mese di gennaio e febbraio, con velivoli teleguidati, meritano una grande attenzione per più ragioni.
In primo luogo dimostrano che il raggio operativo di Israele si sta pericolosamente allargando fuori dei propri confini, nei teatri dell'Africa e del Mediterraneo: dopo l'attacco contro una presunta installazione atomica in Siria e dopo le esercitazioni aeree nel cielo di Creta la scorsa estate, questa operazione rivela che le dichiarazioni del premier isareliano uscente Olmert non sono da considerare mera vanteria: "Non vi è luogo dove lo Stato di Israele non sia in grado di agire. Noi operiamo vicino e lontano e sviluppiamo attacchi in una maniera che rafforzi la nostra deterrenza".
Risulta ormai evidente che Israele sta proponendo la propria capacità militare come strumento strategico ben oltre la semplice deterrenza difensiva, ma dimostrando crescente disponibilità ad operare con le proprie forze armate in modo offensivo, senza tenere in alcuna considerazione le norme internazionali. 
Queste nuove ripetute operazioni che, ricordiamo, sarebbero state almeno tre, di cui due contro convogli terrestri ed una contro una nave iraniana nel Mar Rosso (Haaretz, 29 marzo 2009), dimostrano anche che lo Stato ebraico sta facendo un uso assai attivo e spregiudicato del protocollo di intesa strategica siglato con gli Stati Uniti (Vedi (qui)) come condizione per concludere l'operazione Piombo Fuso contro Gaza. Questo significa anche che gli Stati Uniti hanno consapevolmente accettato di lasciare briglia sciolta all'alleato israeliano, pur conoscendone la crescente volontà di estendere il proprio braccio militare.
La cosa mostra in modo molto chiaro che Israele sta operando anche per condizionare in modo massiccio la politica mediorientale statunitense, ponendo la nuova amministrazioine di fronte al fatto compiuto: una cosa è però la distruzione delle abitazioni palestinesi a Gerusalemme est, avvenuta proprio in coincidenza con la presenza di Hillary Clinton nel Paese, una cosa è condurre attacchi aerei nello spazio aereo-navale di Stati distanti centinaia di chilometri, in aperta violazione di qualsiasi norma del diritto delle genti.
Difficile sfuggire all'impressione che queste spregiudicate aggressioni stiano in realtà preparando l'opinione pubblica mondiale a qualcosa di ancora più grave e pericoloso in Medio Oriente, probabilmente in direzione dell'Iran.
di Alfatau

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