giovedì 5 marzo 2009

Il mandato d'arresto del presidente sudanese Omar Hassan al-Bashir e le proteste cinesi


La Cina protesta formalmente per il mandato d'arresto ordinato dalla Corte penale internazionale per il presidente sudanese Omar Hassan al-Bashir a causa della strage nel Darfur. Il governo di Pechino ha chiesto la sospensione del provvedimento in sede di Consiglio di sicurezza dell'Onu, di cui è membro permanente, mentre migliaia di persone sono scese in piazza a Khartoum per manifestare il loro sostegno al presidente. Anche lo stesso Bashir si è unito alla folla, accusando Stati Uniti e Unione europea, "i veri criminali". 

Il provvedimento della Corte penale, che esclude l'accusa di genocidio ma contempla i reati di crimini contro l'umanità e crimini di guerra, tra cui omicidio, sterminio, tortura e stupro, ha già provocato ieri manifestazioni di protesta a Khartoum per quello che viene definito "nuovo colonialismo". 

Oltre alla Cina, da sempre alleata del Sudan del cui petrolio è la principale acquirente, sono immediatamente arrivate proteste da grandi Paesi arabi come l'Egitto e lo Yemen, dalla Conferenza islamica e dalla Lega araba. Anche il Cairo, come Pechino, chiederà la sospensione del mandato al Consiglio di sicurezza. La Lega araba, per bocca del portavoce Amr Moussa, ha espresso "preoccupazione per la stabilità del Darfur". La Russia parla di "decisione intempestiva". 

Intanto il capo della delegazione sudanese presso l'Unione Africana (Ua) ha chiesto agli stati africani di ritirare la propria adesione alla Cpi dell'Aja: sono 30 quelli che hanno sottoscritto lo Statuto di Roma, il trattato con cui è stata istituita la corte internazionale. E una delegazione della Ua farà pressione sul Consiglio di Sicurezza Onu perché la condanna al presidente sudanese venga sospesa per un anno, per dare una chance al processo di pace in Darfur. 

Cinquemila in piazza a Khartoum. Oltre 5.000 persone si sono radunate questa mattina nella Piazza dei Martiri, nel centro della capitale sudanese, urlando slogan a sostegno del presidente. Lo stesso Bashir si è unito a loro, accusando: "I veri criminali sono i leader di Stati Uniti e dei Peesi europei". Parlando ai suoi sostenitori, il presidente ha detto: "Il Sudan rappresenta oggi la voce più forte nel mondo che rifiuta il dominio del colonialismo". Per Bashir, interrotto spesso dalla folla al grido "non ci inginocchieremo che ad Allah" in un vero e proprio show, "i crimini di guerra e di sterminio della popolazione li hanno fatti loro (gli occidentali) in Vietnam, in Iraq e in Palestina. Contro di noi parlano di difesa dei diritti, mentre in realtà sono proprio loro a violare per primi questi diritti", ha continuato il leader galvanizzato dalla folla. 

Ong espulse. Nel suo discorso Bashir ha giustificato l'espulsione di dieci organizzazioni straniere di aiuti umanitari che operano in Sudan, annunciata già ieri sera. "Hanno agito contro il Sudan - ha detto il presidente - e per questo le abbiamo mandate via. Ci sono molte parti che hanno approfittato della guerra in Darfur. Due miliardi di dollari sono stati spesi per le organizzazioni internazionali sul posto, che hanno perciò interesse a tenere in piedi il conflitto". I soldi, sostiene Bashir, sono andati a Luis Moreno Ocampo, il procuratore generale della Corte penale internazionale che ha chiesto la sua incriminazione, ed ai suoi alleati. Fra le ong espulse, ci sono la britannica Oxfam, Save the Children, l'americana Care, l'International Rescue Committee e la sezione olandese di Medici Senza Frontiere. E altre tre rischiano di essere invitate a lasciare il Paese. 

Già ieri, migliaia di persone erano scese in piazza subito dopo il pronunciamento della Cpi. I dimostranti hanno puntato il dito gli contro gli Stati Uniti, il Regno Unito, gli "ebrei" e il procuratore della Cpi, Luis Moreno-Ocampo. "Ocampo e gli ebrei, siamo stati trascinati a dover fare i conti con gente come voi", ha urlato la folla. Negli ultimi mesi, Bashir ha più volte sostenuto che la Cpi era frutto di "un complotto al 100% sionista" volto a destabilizzare il Sudan. La guerra in atto in Darfur dal 2003 ha causato almeno 300.000. Morti e 2,7 milioni di sfollati e profughi. 

Pechino rastrella risorse


In un mondo economicamente in crisi, con la minaccia della bancarotta a incombere su vari Stati e un crollo nella produzione industriale e nel commercio internazionale, la Cina ha abbastanza danaro da parte per iniziare a comprare a basso prezzo, rafforzandosi strategicamente mentre gli altri temono il collasso. Così, Pechino ha appena dato il via a una serie di accordi con aziende straniere in particolare nel settore petrolifero e minerario, carburanti per il suo sviluppo. E con i mercati azionari in caduta libera, le speranze che il motore cinese riprenda a girare prima degli altri - alimentando una prima ripresa dopo la crisi - sono condivise da molti.
Nell'ultimo mese, la Cina ha firmato accordi con aziende di materie prime russe, brasiliane, australiane e venezuelane. In Australia, per 19,5 miliardi di dollari Pechino ha concluso l'acquisto - in attesa del nulla osta delle autorità di Canberra - del 18 percento della Rio Tinto, un colosso minerario appesantito dal debito contratto per l'acquisizione di un'altra compagnia quando i prezzi erano troppo alti; altri 1,7 miliardi sono stati investiti per il controllo di un'altra società australiana, la Oz Minerals, che potrà così cancellare del tutto il suo debito. Con Rosneft e Transneft (Russia), Petrobras (Brasile) e Pdvsa (Venezuela), inoltre, i leader cinesi in persona hanno firmato nelle ultime settimane diversi accordi "loan-for-oil", cioè prestiti in cambio di forniture di petrolio. Le aziende in questione - scottate dal crollo del prezzo del greggio - riceveranno subito miliardi di dollari da Pechino, che ripagheranno con milioni di tonnellate di petrolio nei prossimi decenni.

Con riserve valutarie stimate in 2.000 miliardi di dollari e un sistema bancario solido, non contaminato dai derivati tossici di cui sono pieni i bilanci delle banche occidentali, Pechino sembra aver deciso che questo sia un buon momento per comprare. Il prezzo del petrolio è sceso da 147 a 40 dollari in otto mesi, le altre materie prime hanno anche visto scoppiare la loro bolla, e il valore in Borsa di molte aziende del settore è sceso di conseguenza. Ma la spesa di Pechino non si esaurisce nel settore delle commodities. Una delegazione commerciale cinese di 300 membri è tuttora in Europa, nel corso di un tour che la porterà a toccare Germania, Svizzera, Spagna e Gran Bretagna. La preoccupazione della Cina è anche quella che il commercio internazionale si blocchi, con gravi ripercussioni sulle sue aziende esportatrici, migliaia delle quali hanno già chiuso a causa della crisi. Anche per questo, Pechino ha usato parole critiche contro le tentazioni protezionistiche europee e americane, in particolare contro la disposizione sul "comprare americano" contenuta - e poi annacquata - nel programma di stimoli fiscali lanciato dall'amministrazione Obama.
Sembra così rafforzarsi l'ascesa "globale" del gigante asiatico. Gli investimenti diretti cinesi all'estero sono passati dai miseri 700 milioni di dollari del 2001 a 40,5 miliardi l'anno scorso, e gli analisti prevedono che la cifrà aumenterà nonostante la crisi. Ma se gli accordi appena firmati sembrano saggi, negli anni Pechino ha comunque commesso clamorosi errori di tempistica. Il fondo sovrano cinese è entrato nel capitale di società finanziarie come Morgan Stanley, Barclays e Blackstone dopo i primi scossoni dell'attuale crisi, vedendo il suo investimento ormai svalutato di circa due terzi. Non sempre, poi, le acquisizioni vanno a buon fine: nel 2005 l'azienda petrolifera Cnooc era sul punto di comprare la californiana Unocal, ma le reazioni anti-cinesi al Congresso di Washington convinsero Pechino a ritirare l'offerta. Con i tempi che corrono, però, dire di no a chi si presenta con denaro contante sembra essere più difficile.
di Alessandro Ursic

Stati Uniti, un'economia votata al fallimento


Il presidente Barack Obama ha mostrato un sacco di audacia nell’affrontare il Congresso la notte scorsa al momento di pronunciare il suo primo discorso alle camere riunite. Tutti i fronzoli del potere erano in mostra quando i membri della Camera e del Senato, della Corte suprema, i capi di stato maggiore riuniti, il gabinetto, e gli ospiti VIP si abbracciavano e si stringevano le mani, raggianti nei loro abiti su misura, appena due notti dopo che le star di Hollywood avevano allestito il loro show nella notte degli Oscar. 
Peccato che né il presidente né il vicepresidente Joe Biden e la Speaker della Camera Nancy Pelosi che applaudivano sul podio dietro di lui, né i festanti democratici con la loro solida maggioranza, né gli scontrosi repubblicani che ciondolavano in minoranza lungo il corridoio, sappiano che cosa stiano facendo ora che l’estinzione economica fissa da vicino il volto degli Stati Uniti d’America. 
Sì, va proprio così male. Il giorno dopo il discorso il Dow-Jones è sceso a 7.271, quasi il 50 per cento rispetto al picco di ottobre 2007, senza che il fondo sia in vista. Secondo il «Washington Post», le tre grandi case automobilistiche stanno ora per affrontare un crollo dal basso verso l’alto delle loro di linee di fornitura di componenti se la loro vasta rete di fornitori non riceverà nuovi prestiti federali entro una settimana. Anche nel mondo la situazione è altrettanto grave. L’Organizzazione Internazionale del Lavoro dell’ONU comunica: 
«Quella che all’inizio era una crisi dei mercati finanziari è rapidamente diventata una crisi occupazionale globale. La disoccupazione è in aumento. Il numero di lavoratori poveri è in aumento. Le aziende stanno andando sotto.»
Il discorso del Presidente Obama è stato lungo quanto a determinazione, ma breve quanto a sostanza. Ha promesso alla nazione: 
«Ricostruiremo, risaneremo, e gli Stati Uniti d’America riemergeranno più forti di prima.»
Ma giungere a un tale risultato dipende interamente da una cosa: una più elevata spesa federale in deficit da far funzionare come il motore economico di un’economia in cui i prestiti bancari si sono prosciugati perché le imprese ei consumatori non possono più rimborsare i loro prestiti. 
Purtroppo, il disavanzo si sta avvicinando al punto di rottura. 
Durante l’anno fiscale 2009 il Tesoro USA è sulla via di pagare più di 500 miliardi di dollari solo nel remunerare gli interessi per finanziare il debito già esistente. Il nuovo debito quest’anno probabilmente supererà il trilione di dollari. Il carico totale degli 
oneri del debito per l’economia nel suo complesso potrebbe arrivare a 70 trilioni di dollari entro il 2010, con un livello di pagamenti di interessi annuali per i singoli individui, le famiglie, le imprese, e tutti i livelli di governo che raggiungerebbe verosimilmente 3 trilioni di dollari su un PIL da 14 trilioni ora in brusco calo. 
Il finanziamento del deficit continua a dipendere dal fatto che la Cina acquisti ancora le obbligazioni del Tesoro. Questo è il motivo per cui il Segretario di Stato di Hillary Clinton ha detto in tutta franchezza, durante l’ultima il viaggio della scorsa settimana in Cina: «Noi contiamo sul fatto che il governo cinese continui ad acquistare il nostro debito». 
Ma almeno il presidente Obama ci sta provando. Sa che l’economia può recuperare solo se la crescita viene ravvivata. Pertanto si concentra su una creazione di posti di lavoro che si traduca in autentici redditi da lavoro. Ma può invertire una generazione di outsourcing del lavoro e di stagnazione dei redditi? Non conosco nessuno che ritenga che ce la possa fare. Potrebbe farcela la panacea repubblicana dei tagli delle imposte e della spesa? Non scherziamo. Non quando la disoccupazione si sta avvicinando ai livelli della Grande Depressione.
Ma né il Presidente Obama, né i suoi sostenitori democratici né gli antagonisti repubblicani, dovrebbero dispiacersi di ciò che sta accadendo. Questo è dovuto al fatto che il sistema che è stato loro fornito e attraverso cui operare è stato progettato per fallire. Agli Stati Uniti è stata molto tempo fa caricata la soma di un sistema monetario basato sul debito, in virtù del quale l’unico modo in cui il denaro può essere messo in circolazione è attraverso i prestiti bancari. È stato il sistema istituito nel 1913, quando il Congresso ha abdicato al suo potere costituzionale sulla creazione di moneta a favore dell’industria bancaria privata con l’approvazione del Federal Reserve Act. 
Fu allora che la catastrofe cui ora ci troviamo di fronte divenne inevitabile. Ci è voluto quasi un secolo per arrivare fin qui, ma alla fine è accaduta. Avremmo dovuto saperlo che stava per arrivare quando le bolle coniate dalla Federal Reserve hanno sostituito la crescita economica della nostra scomparente industria pesante, a partire dalla recessione del 1979-83. Avremmo potuto vederla arrivare al momento in cui scoppiava la bolla della New Economy nel 2000-2001, e il presidente della Federal Reserve Alan Greenspan lavorava con l’amministrazione di George W. Bush per sostituire la bolla immobiliare a un reale risanamento. 
È arrivata la resa dei conti. Quindi non si preoccupi, signor presidente. Non è colpa sua. Quando il crollo ha luogo i banchieri internazionali, che prenderanno il sopravvento potrebbero perfino lasciarle mantenere il suo lavoro. 

di Richard C. Cook - «Global Research» Richard C. Cook è un ex analista del governo federale USA. Il suo libro sulla riforma monetaria, We Hold These Truths: The Hope of Monetary Reform (Noi ci teniamo queste verità: La speranza della riforma monetaria), è ora disponibile su www.amazon.com. È anche l’autore di Challenger Revealed: An Insider’s Account of How the Reagan Administration Caused the Greatest Tragedy of the Space Age. Può essere contattato attraverso il suo sito web all’indirizzo www.richardccook.com.

Articolo originale: The U.S. Economy: Designed to Fail.
Traduzione di 
Pino Cabras per Megachip

La catastrofica diminuizione della produzione alimentare mondiale nel 2009



Dopo aver letto della siccità in due importanti nazioni agricole, la Cina e l'Argentina, ho deciso di fare una ricerca per capire in quale misura altre nazioni produttrici di alimenti sono colpite dalla siccità. Questo progetto è durato molto più a lungo del previsto. L’anno 2009 prospetta un disastro umanitario in gran parte del mondo.
Per capire la profondità della catastrofe alimentare che il mondo deve fronteggiare quest'anno, si consideri il grafico che rappresenta la produzione agricola di ciascun paese quantificata in dollari statunitensi (USD) nell’anno 2006.

Ora, si consideri lo stesso grafico in cui sono evidenziati i paesi colpiti dalla siccità.

I paesi che garantiscono i due terzi della produzione agricola mondiale sono colpiti dalla siccità. I documenti video sulla siccità in Cina, in Australia, in Africa, in Sud America, o negli Stati Uniti, prospettano il medesimo scenario: miseria, colture in rovina, bestiame condannato alla morte certa.
Cina
La siccità nel nord della Cina, la peggiore degli ultimi 50 anni, si sta aggravando e il raccolto estivo è ora in pericolo. Le zone agricole colpite si sono estese a un’area di 161 milioni mu (10,7 milioni ettari) passando dai 141 milioni mu della settimana scorsa, coinvolgendo 4,37 milioni di persone e 2,1 milioni di animali che rischiano di trovarsi senza acqua potabile. La scarsità delle piogge in alcune parti delle province del nord e del centro è la peggiore mai documentata.
La siccità che ha avuto inizio nel novembre, minaccia oltre la metà del raccolto di grano in otto province: Hebei, Shanxi, Anhui, Jiangsu, Henan, Shandong, Shaanxi e Gansu.
Henan
La provincia della Cina con la più grande produzione agricola, Henan, è quella più a rischio di siccità. Dal novembre 2008, Henan ha ricevuto in media 10,5 millimetri di pioggia, quasi l'80 per cento in meno rispetto la media dello stesso periodo degli anni precedenti. La siccità, iniziata nel mese di novembre, è la più grave dal 1951.
Anhui
La provincia di Anhui ha lanciato l'allarme “rosso” per la siccità, con oltre il 60 per cento delle colture a nord del fiume Huaihe afflitto da una grave penuria di acqua.
Shanxi
Il 21 gennaio, lo stato di pericolo per siccità nella provincia di Shanxi è stato definito “arancione”, con un milione di persone e 160.000 capi di bestiame a rischio.
Jiangsu
La provincia di Jiangsu ha già perso più di un quinto del raccolto di grano a causa della siccità. I dipartimenti agricoli locali stanno deviando le acque dei fiumi vicini nel tentativo di salvare le risorse rimaste.
Hebei
Usando una rete di canali, oltre 100 milioni di metri cubi di acqua sono stati portati nella provincia per combattere la siccità.
Shaanxi
Circa 1,34 milioni di acri di colture nella arida provincia di Shanxi sono colpiti e la siccità sta peggiorando.
Shandong
Dallo scorso novembre, la provincia di Shandong ha avuto il 73 per cento di pioggia in meno rispetto allo stesso periodo negli anni precedenti, con previsioni di scarsa precipitazione.
I soccorsi cominciamo ad arrivare. Il governo cinese ha stanziato 86,7 miliardi di yuan (circa $12,69 miliardi) per le zone colpite dalla siccità. Le autorità hanno anche fatto ricorso a metodi artificiali per provocare le precipitazioni: alcune zone hanno ricevuto una spruzzata di pioggia dopo che le nuvole sono state colpite con 2.392 razzi e 409 proiettili di cannone carichi di sostanze chimiche. Tuttavia, vi è un limite a ciò che si può fare di fronte a una carenza di acqua così diffusa.
Come ho scritto in precedenza, la Cina si trova di fronte a una iperinflazione, e questa siccità senza precedenti farà peggiorare la situazione. Il 18% del grano prodotto nel mondo ogni anno viene dalla Cina.
Australia
È dal 2004 che l'Australia subisce un’implacabile siccità e il 41 per cento delle contee agricole continuano a subire la peggiore penuria degli ultimi 117 anni documentati. La siccità è stata così grave che alcuni fiumi si sono prosciugati, dei laghi sono diventati tossici; gli agricoltori, senza possibilità di andare avanti, hanno abbandonato le loro terre:
a) Il fiume Murray ha smesso di scorrere alla foce che si è chiusa.
b) L’acqua sta evaporando dai laghi meno profondi che sono ora a un metro sotto il livello del mare. Se questi laghi evaporeranno ulteriormente, il substrato di terra e fango sotto l'acqua verrà esposto all'aria. Il fango quindi acidificherà, liberando nell’aria acido solforico e una gamma di metalli pesanti. Dopo che si sarà verificato tutto questo, i sistemi dei laghi con fondale basso si trasformerà in palude tossica e non potrà essere recuperato. L’unica opzione per il governo australiano per evitare la catastrofe è autorizzare un influsso di acqua salata, creando un mare morto, oppure pregare perché arrivi la pioggia.
Per qualche ragione, in Australia in pratica non esiste più il dibattito sul cambiamento climatico.
Gli Stati Uniti
California
Il paese si trova ad affrontare la peggiore siccità della sua storia. È previsto che la siccità sarà la più severa dei tempi moderni, peggiore di quelle del 1977 e del 1991. Migliaia di acri destinati a colture sono stati destinati a maggese e altri ne seguiranno. Il cumulo di neve nella Sierra del Nord, sede di alcuni dei più importanti bacini idrici dello stato, si è rivelato essere solo al 49 per cento della media. Gli enti per l’acqua in tutto lo stato si affrettano ad adottare misure di conservazione.
Texas
La siccità texana sta raggiungendo proporzioni storiche. Le condizioni verificate vicino ad Austin e San Antonio sono state peggiori una sola volta in passato: la siccità del 1917-18. L'88 per cento del Texas è esposto a condizioni insolitamente secche e per il 18 per cento dello stato le condizioni di siccità vengono definite estreme o eccezionali . Le aree colpite si estendono di mese in mese. La situazione è così grave che i bovini cadono e muoiono nei pascoli riarsi. La mancanza di precipitazioni ha lasciato i pascoli senza erba e gli allevatori sono costretti ad alimentare gli animali con fieno. Le colture invernali di frumento hanno subito danni irreversibili. Secondo le previsioni meteorologiche sia nel breve che a lungo termine non ci saranno precipitazioni, il che significa che la siccità è destinata a peggiorare.
Regione Augusta (Georgia, South Carolina, North Carolina)
È da due anni che la regione intorno ad Augusta è stata colpita da una siccità che va sempre peggiorando. Già nei primi mesi del 2009, il disavanzo di precipitazione nella zona sta arrivando a 2,5 cm e gennaio è stato il mese più secco dal 1989.
Florida
Il paese è stato duramente colpito dalla siccità invernale, danneggiando le colture, e in metà dello stato c’è allarme siccità. È probabile che La Niña peggiori la situazione. Una sufficiente quantità di acqua a una temperatura di qualche grado più fredda del normale ha accumulato La Niña nella parte orientale del Pacifico, condizione meteorologica che le previsioni dicono perdurerà almeno fino in primavera. Con La Niña gli stati del sud degli Stati Uniti patiscono generalmente condizione asciutte, esattamente ciò che non occorre in questo momento.
Sud America
Argentina
La peggiore siccità dell'ultimo mezzo secolo ha trasformato in polvere le terre fertili di Argentina e ha portato il paese in uno stato di emergenza. Carcasse di bestiame sono sparpagliate nei campi e le colture di soia appassiscono sotto il sole estivo sudamericano. La produzione alimentare è destinata a scendere di almeno il 50 per cento, ma la cifra potrebbe essere più alta. Il raccolto del grano nel 2009 sarà di 8,7 milioni di tonnellate, in calo da 16,3 milioni tonnellate del 2008. La forte preoccupazione per la carenza interna (il consumo nazionale di frumento è di circa 6,7 milioni di tonnellate), ha indotto le autorità a non concedere da gennaio nuove autorizzazioni per l’esportazione.
Brasile
Il paese ha ridotto le previsioni di produzione agricola e le ridurrà ancora dopo aver valutato i danni dovuti alla siccità che ha colpito molte regioni. Il Brasile è il secondo esportatore mondiale di soia e il terzo di mais.
Le cifre sul raccolto del mais in Brasile:
- 2008: 58,7 milioni di tonnellate
- Previsione in data 8 gennaio 2009: 52,3 milioni di tonnellate
- Previsione (ottimistica) del 6 febbraio 2009: 50,3 tonnellate
- Raccolto del 2009: ???
Paraguay
La grave siccità ha colpito l'economia del Paraguay e ha spinto il governo a dichiarare uno stato di calamità agricola. Sono andati in malora interi raccolti destinati all’alimentazione dei bovini e le piantagioni di soia sono andate quasi totalmente perse in alcune zone.
Uruguay
A causa della peggiore siccità degli ultimi decenni, che minaccia le colture, il bestiame e l'approvvigionamento di prodotti agricoli freschi, il mese scorso l'Uruguay ha dichiarato lo stato di calamità agricola.
La siccità, che sta ancora peggiorando, ha determinato un aumento nei prezzi di alimenti e bevande: a gennaio i prezzi al consumo sono saliti al ritmo più veloce degli ultimi quattro anni.
Bolivia
Non una goccia di pioggia in Bolivia da quasi un anno: bestiame sterminato, raccolti distrutti …
Cile
La grave siccità che ha colpito il Cile ha provocato un’emergenza agricola in 50 distretti rurali, e ampi settori dell'economia sono preoccupati del rischio di un razionamento di energia elettrica nel mese di marzo. I mali del paese derivano da "La Niña", un temuto fenomeno climatico con conseguenze potenzialmente disastrose per più della metà del Cile: la persistenza di acqua fredda nel Pacifico in contemporanea con alta pressione atmosferica impediscono alla brina di formarsi (e quindi la pioggia) nelle aree centrali e meridionali del paese. Di conseguenza, il livello dell’acqua nelle dighe idroelettriche e negli altri bacini idrici è ai minimi storici.
Africa
Corno d'Africa
L’Africa è minacciata da carenze alimentari e carestia. La produzione degli alimenti in tutto il Corno d'Africa è diminuita a causa delle scarse precipitazioni. Inoltre, la metà dei terreni agricoli ha perso le sostanze nutritive necessarie alla crescita delle piante e il declino della fertilità del suolo in tutta l'Africa sta acuendo le perdite di raccolto dovute alla siccità.
Kenya
Il Kenya, dove non ha piovuto per 18 mesi, è la nazione più colpita della regione. Il paese dovrà importare prodotti alimentari per colmare la carenza che si è verificata e evitare la morte per fame di 10 milioni di persone. I paesi vicini, anche essi colpiti dalla siccità, non saranno in grado di portare aiuto.
Tanzania
Gli scarsi raccolti a causa della siccità hanno spinto il paese a non concedere autorizzazioni per l’esportazione di prodotti alimentari e le autorità hanno intensificato i controlli lungo la frontiera per bloccare l'esportazione. Ci sono 240.000 persone in Tanzania che hanno bisogno di soccorsi immediati.
Burundi
Le colture nel nord del Burundi sono avvizziti, esponendo il piccolo paese dell’Africa orientale alla minaccia di una grave carenza alimentare.
Uganda
Una grave siccità nella regione Karamoja, nel nordest del paese, ha lasciato l’Uganda sull'orlo di una catastrofe umanitaria. C’è poca speranza che le condizioni di siccità e le severe mancanze di generi alimentari, che hanno lasciato la popolazione della Karamoja prossima alla carestia, migliorino prima di ottobre, epoca del prossimo raccolto.
Sudafrica
Il paese si trova ad affrontare una potenziale carenza alimentare: i coltivatori di grano nella parte orientale del Free State, la zona di maggiore produzione di frumento, hanno dichiarato che il raccolto del 2009 probabilmente sarà il più basso degli ultimi 30 anni. I sudafricani sono "molto arrabbiati" che i prezzi dei prodotti alimentari siano in continuo aumento.
Altre nazioni africane colpite da siccità nel 2009 sono: Malawi, Zambia, Swaziland, Somalia, Zimbabwe, Mozambico, Tunisia, Angola ed Etiopia.
Medio Oriente e Asia Centrale
Il Medio Oriente e l’Asia Centrale sono stati colpiti dalla peggiore siccità nella storia recente e la produzione del grano per usi alimentari è scesa ai livelli più bassi degli ultimi decenni. Si stima che la produzione di frumento nella regione maggiormente colpita dalla siccità diminuisca di almeno il 22 per cento nel 2009. A causa della grave siccità e della vastità dell'area colpita, si registra un drastico calo delle risorse per l'irrigazione da bacini idrici, da fiumi e dalle acque sotterranee. I più importanti bacini idrici della Turchia, l’Iran, l’Iraq e la Siria sono tutti a livelli bassi, cosa che ha obbligato a restrizioni sull’erogazione dell’acqua. Visto le drammatiche perdite nei raccolti nella regione, una grave mancanza di sementi è prevista nel 2010.
Iraq
In molte regioni dell’Iraq, nel periodo invernale quando il grano cresce, non ci sono state precipitazioni apprezzabili, e in ampie zone nella parte nord del paese dove i campi normalmente sono irrigati con acqua piovana, gli agricoltori non hanno seminato. Queste regioni che sono principalmente alimentate dalla pioggia, vengono definite a rischio catastrofe agricola quest’anno, in conseguenza a un calo nella produzione di frumento dell'80-98 per cento rispetto ai livelli normali. USDA (Dipartimento di Agricoltura Statunitense) stima la produzione complessiva di frumento in Iraq nel 2009 a 1,3 milioni di tonnellate, un calo del 45 per cento rispetto lo scorso anno.
Siria
La Siria sta affrontando la peggiore siccità degli ultimi 18 anni, e USDA stima la produzione complessiva di frumento nel 2009 a 2,0 milioni di tonnellate, un calo del 50 per cento dallo scorso anno. Quest’estate molti quartieri di Damasco sono rimasti senza acqua e gli abitanti della capitale sono stati costretti a comprarla sul mercato nero. La grave mancanza di precipitazioni questo inverno ha aggravato il problema.
Afghanistan
La mancanza di precipitazioni ha portato in Afghanistan le peggiori condizioni di siccità degli ultimi 10 anni. Le stime USDA per il 2008/09 prevedono una produzione di grano di 1,5 milioni di tonnellate, un calo di 2,3 milioni di tonnellate, cioè il 60 per cento, dallo scorso anno. Normalmente l’Afghanistan produce 3,5-4,0 milioni di tonnellate di grano all'anno.
Giordania
In Giordania la persistente siccità si sta aggravando e in pratica il paese è senza pioggia da un anno. Il governo giordano ha smesso di pompare acqua alle aziende agricole per poterla conservare e usarla come acqua potabile.
Altre nazioni del Medio Oriente e dell’Asia colpite dalla siccità nel 2009 sono: i Territori Palestinesi, Libano, Israele, Bangladesh, Myanmar, India, Tagikistan, Turkmenistan, Tailandia, Nepal, Pakistan, Turchia, Kirghizistan, Uzbekistan, Cipro e Iran.
La mancanza di credito è destinata a peggiorare la crisi alimentare
I tagli al credito per gli agricoltori hanno ridotto la capacità di acquistare sementi e fertilizzanti nel 2008/2009 e limiteranno la produzione agricola in tutti i paesi. Gli effetti della siccità mondiale saranno amplificati se gli agricoltori avranno meno sementi e fertilizzanti da usare.
I prezzi pagati agli agricoltori
I prezzi bassi pagati agli agricoltori alla fine del 2008 hanno funzionato da freno sulla semina di nuove colture nel 2009. Nello stato del Kansas, per esempio, gli agricoltori hanno seminato nove milioni di acri, l’area più piccola degli ultimi cinquant’anni. La semina del grano quest'anno è scesa di circa 4 milioni di acri negli Stati Uniti e di circa 1,1 milioni di acri in Canada. Pertanto, anche non tenendo conto delle perdite legate alla siccità, negli Stati Uniti, nel Canada e in altre nazioni che producono generi alimentari, la produzione agricola nel 2009 sarà in calo.
L'Europa non risanerà la carenza alimentare
In Europa, l'unica grande regione agricola relativamente salva dalla siccità, ci sarà un forte calo nella produzione alimentare. A causa di una serie di fattori verificatisi contemporaneamente: semina tardiva, terreni agricoli più poveri, riduzione nell'uso di fertilizzatati e azotati, minori precipitazioni. La produzione agricola europea subirà un probabile calo del 10-15 per cento.
Le scorte di prodotti alimentari sono pericolosamente basse
Le scorte ridotte di prodotti alimentari rendono particolarmente preoccupante il calo della produzione agricola che si sta verificando in tutto il mondo. Le medie complessive dei livelli delle scorte a fine anno dei principali paesi esportatori (Australia, Canada, Stati Uniti e l'Unione Europea) hanno registrato un calo costante negli ultimi anni:
- 2002-2005: 47,4 milioni di tonnellate
- 2007: 37,6 milioni di tonnellate
- 2008: 27,4 milioni di tonnellate
Queste cifre di inventario sono pericolosamente basse, soprattutto considerando la possibilità raccapricciante che i 60 milioni di tonnellate di riserve di grano che la Cina dovrebbe avere, in realtà non esistano.
Catastrofe alimentare globale
Il mondo si dirige verso un calo della produzione agricola dal 20 al 40 per cento, secondo la gravità e la durata dell’attuale siccità globale. Le nazioni che producono generi alimentari stanno mettendo in atto restrizioni sull’esportazione. I prezzi degli alimenti saliranno alle stelle, e, nei paesi poveri con deficit alimentari, milioni di persone moriranno di fame.
Il dibattito sulla deflazione dovrebbe concludersi immediatamente
La siccità che ha colpito le più grandi regioni agricole del mondo dovrebbe porre fine alla discussione sulla deflazione nel 2009. La richiesta di prodotti agricoli di base è relativamente immune da sviluppi di ciclo economico (almeno rispetto a quelle per l’energia o per i metalli), e con un calo della produzione mondiale che potrebbe oscillare tra il 20 e il 40 per cento, i prezzi per i prodotti alimentari, che stavano già aumentando, sono ora destinati a salire ancora di più.
In realtà, i prodotti agricoli DEVONO aumentare di prezzo e al più presto, per evitare mancanze di generi alimentari ancora più gravi e la carestia. I prezzi del grano, mais, soia, ecc devono raggiungere un livello che incoraggi gli agricoltori a seminare ogni acro disponibile e usare i migliori fertilizzanti. In caso contrario, se i prezzi dei prodotti alimentari rimangono ai livelli attuali, la produzione continuerà a diminuire, condannando altre milioni di persone a morire di fame.
Rivalutazione competitiva di valute
Alcuni osservatori prevedono "svalutazioni monetarie competitive" oltre alla deflazione per il 2009 (una nazione svaluta la sua moneta per favorire le proprie esportazioni). La mancanza di generi alimentari che sta per verificarsi rende ciò altamente improbabile. Svalutare la moneta nel contesto attuale produrrebbe la conseguenza indesiderata di incrementare le esportazioni di prodotti alimentari. Anche con le restrizioni alle esportazioni, come in Cina, la svalutazione porterebbe alla fuoriuscita di quantità significative di grano attraverso il mercato nero.
Invece delle "svalutazioni", con ogni probabilità, gli aumenti nei prezzi dei prodotti alimentari porteranno a rivalutazioni competitive monetarie nel 2009. Le riserve in valuta estera esistono proprio per questo tipo di emergenze. Le banche centrali di tutto il mondo abbasseranno i prezzi dei prodotti alimentari nazionali vendendo le riserve per rivalutare le loro monete oppure useranno le riserve per acquistare frumenti sul mercato mondiale.
Rivalutare è il metodo più veloce per esercitare un controllo sull’inflazione dei prezzi degli alimenti. Una valuta più forte consente a una nazione di monopolizzare maggiori risorse globali (ad esempio il dollaro sopravvalutato consente agli statunitensi di consumare il 25% del petrolio mondiale, pur avendo solo il 4% della popolazione). Se la Cina dovesse vendere le sue riserve in dollari, la sua enorme popolazione comincerebbe ad abbuffarsi della produzione alimentare mondiale, esattamente come gli Stati Uniti hanno risucchiato il petrolio.
Il rovescio della medaglia è che quando una nazione rivaluta e inizia a consumare una fetta più grande delle risorse del mondo, lascia meno per tutti gli altri. Quindi, se la Cina dovesse rivalutare lo yuan, carenze di generi alimentari si verificherebbero a livello mondiale e i prezzi ovunque farebbero un balzo in avanti. Dato che non vi è nulla che fomenta tensioni sociali come le impennate dei prezzi alimentari, le nazioni in tutto il mondo, dalla Russia alla UE, dall’Arabia Saudita all’India venderanno le loro riserve in valuta estera per rivalutare le proprie monete e ridurre il costo delle importazioni di prodotti alimentari. In risposta, la Cina venderà quote sempre maggiori delle sue riserve e così via. Questa è la rivalutazione competitiva di valuta.
Davanti a una rivalutazione competitiva, non ci si vuole trovare nella condizione di essere valuta di riserva di riferimento mondiale. È probabile che la divisa statunitense si troverà in grande difficoltà nel momento in cui le banche centrali decidessero di liquidare trilioni di dollari delle loro riserve per comprare prodotti alimentari e rivalutare le loro monete.
di Eric de Carbonnel - Market Oracle
http://www.marketskeptics.com
Link:
http://www.resistenze.org/sito/os/ec/osec9c03-004611.htm
Traduzione dall'inglese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

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L'appello lanciato da Peacereporter è un sasso lanciato nello stagno, facciamolo allargare a macchia d'olio nella rete. F.G.-Nuovediscussioni

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