martedì 3 marzo 2009

Individuata la base genetica che regola la sclerosi laterale amiotrofica


C'è un gene specifico che regola la Sla, la sclerosi laterale amiotrofica. La scoperta si deve a uno studio internazionale sulla genesi della malattia nelle forme non ereditarie, le più comuni, che ha coinvolto dieci centri italiani, cinque statunitensi, due inglesi e due tedeschi, coordinati dal Centro di Neurologia Universitaria delle Molinette di Torino diretta dal professor Roberto Mutani. 
La ricerca, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Human Molecolar Genetics, indica sette geni che regolano lo sviluppo della Sla di tipo sporadico (che copre il 90-95% dei casi), di cui uno ritenuto fondamentale e denominato "Sunc 1". 
Un risultato importante nello studio della malattia neurodegenerativa che colpisce i motoneuroni - cioè le cellule nervose cerebrali e del midollo spinale che permettono i movimenti della muscolatura volontaria - nota anche come il morbo di Lou Gehrig, dal nome del giocatore di baseball americano che ne fu la prima vittima accertata. Colpisce generalmente gli adulti con oltre 20 anni, di entrambi i sessi, con maggiore frequenza dopo i 50 anni. 
Solo in Italia ci sono in media tre nuovi casi di Sla al giorno e si contano circa sei ammalati ogni 100.000 abitanti. Con un'incidenza particolarmente alta fra i giocatori di calcio, in percentuale 20 volte superiore alla media mondiale. Su questa anomalia sono state fatte diverse ipotesi - dal ruolo che potrebbero giocare i traumi, al contatto con erbicidi sui campi da gioco - ma finora non si è arrivati a nessuna conclusione chiara. 
A guidare lo studio è stato il professor Adriano Chiò del reparto di Neurologia dell'ospedale Molinette di Torino, che spiega: "Abbiamo finalmente messo un punto di inizio nella ricerca delle origini di questa malattia. Abbiamo posato un grosso mattone in un campo che deve essere ancora particolarmente studiato". 
Le basi del lavoro erano già state gettate in uno studio precedente, che però era ancora un saggio di preparazione. "In questo studio - chiarisce Chiò - abbiamo ricercato la possibile presenza di geni che favoriscono la malattia, nella sua forma più diffusa. Non sappiamo ancora come agiscano i geni specifici che abbiamo individuto, e Sunc1 in particolare. La prossima fase del nostro lavoro, sarà diretta a capire come agiscono". E, si spera, potrà portare a una strategia terapeutica, anche se i tempi potranno essere lunghi: per ora non c'è una cura che arresti la Sla, che gradualmente compromette i movimenti volontari e si manifesta all'inizio con sintomi che possono variabili ma accomunati da una progressiva perdita di forza che rende difficili anche attività quotidiane come vestirsi o lavarsi. 
La ricerca è stata condotta su 2161 pazienti, di cui 900 italiani. Uno dei fattori di importanza nello studio, aggiunge Chiò, "è stata proprio la collaborazione internazionale di diverse équipe che hanno permesso una verifica interna dei dati". Lo studio è stato condotto nel corso di tutto il 2008 e finanziato dall'Istituto Superiore di Sanità, dalla Regione Piemonte, dalla Fondazione Vialli e Mauro e dalla Federazione italiana giuoco calcio. 
di ALESSIA MANFREDI

Ucciso a Mosca ex generale dei servizi segreti


Un nuovo, misteriosissimo «delitto eccellente» a Mosca: la vittima è Aleksandr Rogaciov, 49enne ex generale del Fsb, i servizi segreti russi, ritrovato morto domenica sera nella sua auto posteggiata vicino a un ristorante in Leningradskij Prospekt, una delle principali arterie della capitale.
In un primo momento pareva che l’uomo fosse morto d’infarto: le guardie del ristorante si sono avvicinate a guardare solo perché l’auto era ferma da molto tempo col motore acceso. Solo all’ospedale ci si è accorti che l’ex generale aveva anche un foro nella nuca e una pallottola calibro 9 in testa. Ma il giallo è reso particolarmente ghiotto dalla personalità della vittima, che non solo era stato un altissimo ufficiale dei servizi (e chi arriva a quelle posizioni, anche se come lui «si ritira», resta sempre un uomo potentissimo e legato ai vertici del regime) ma aveva anche una moglie e un suocero a loro volta «eccellenti», rispettivamente come senatrice e governatore della regione di Orlov. Per giunta entrambi sono freschi di licenziamento su ordine del presidente Dmitrij Medvedev: il governatore Egor Stroev è stato rimosso dal suo incarico il 16 febbraio, la senatrice Marina Rogaciova il 20. Negli ambienti giornalistici di Mosca l’omicidio di Rogaciov e il licenziamento del suocero e della moglie sono messi in stretta relazione: l’ex generale infatti si era di recente ritirato dal servizio nel Fsb per darsi agli affari in una sorta di «impero commerciale» creato proprio nella regione di Orlov, dove moglie e suocero avevano in mano tutte le leve del potere. Naturale che avesse molti nemici, ma a questo punto il fuoco si sposta sul doppio licenziamento, per il quale il Cremlino non ha finora dato alcuna motivazione, se non un generico scarso impegno nel fronteggiare la crisi economica.
di Astrit Dakli

Il nodo Indo-Pakistano una priorità per Obama


La decisione di Barack Obama di inviare in Afghanistan altri 17.000 uomini segna simbolicamente l’inizio della nuova sfida asiatica del neopresidente americano da poco insediatosi a Washington, forse la prova più difficile sul fronte della sua politica estera.

Ma questa circostanza coincide con un altro, non meno simbolico, avvenimento: il 20° anniversario del ritiro sovietico dall’Afghanistan, dopo la disfatta riportata dall’Armata Rossa in quel paese. Oggi, il rischio concreto è che quella esperienza possa ripetersi, con la NATO al posto dell’esercito sovietico.
 
L’Afghanistan è in balia dei Talebani, che controllano ampie porzioni del paese, ed hanno influenza all’interno della stessa Kabul. Ma il dato più preoccupante è l’estendersi della guerra afghana in Pakistan, e la pericolosa debolezza del governo di Islamabad, nel quale la maggior parte dei cittadini pakistani non nutre più alcuna fiducia.

Soffocato dalle pressioni esterne, indiane ed americane, squassato dalle tensioni interne tra le diverse fazioni presenti nell’establishment militare e politico del paese, e minacciato dall’ascesa talebana, il Pakistan – uno stato nucleare – vacilla pericolosamente.

Di fronte ad una situazione così complessa, la maggior parte degli analisti è concorde nel ritenere che un semplice approccio militare sarebbe destinato a un drammatico fallimento. Molti ritengono che sia necessaria invece una strategia complessiva che punti non solo sui governi, ma sulla società civile di questi paesi.

Tuttavia, ciò è ancora insufficiente. Il contesto regionale è infatti non meno complesso di quello locale. In Asia centrale, Obama rischia di rimanere ostaggio non solo dei Talebani e della situazione interna pakistana, ma anche delle tensioni indo-pakistane, delle politiche iraniane, e dell’influenza russa.

La nuova amministrazione americana dovrà mettere a punto una politica di delicati equilibri, all’interno della quale l’aspetto militare non sarà affatto il più importante, se vorrà uscire indenne dallo spaventoso gorgo indo-afghano-pakistano.

Fonte: http://www.arabnews.it/

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