sabato 21 febbraio 2009

Timbuctu,la biblioteca che racconta l'Africa nera

E' stata inaugurata la settimana scorsa la nuova ala dell’Istituto di alti studi e ricerche islamiche “Ahmed Baba”, che raccoglie e conserva trecentomila manoscritti.
"Dobbiamo spazzare via tutte le idee sbagliate sulla storia del nostro continente, dobbiamo distruggere ciò che fu essenziale e funzionale al progetto colonialista, che voleva controllare, cancellare, e falsificare tutta la storia precedente dell'Africa". Era il 2003 quando, l’allora presidente sudafricano Thabo Mbeki, diede l’avvio, con queste parole, al progetto di conservazione della bilioteca e dei manoscritti di Timbuctu. E proprio Mbeki, insieme con il suo successore Kgalema Motlanthe, ha inaugurato la settimana scorsa la nuova ala dell’Istituto di alti studi e ricerche islamiche “Ahmed Baba”, in Mali. “E’ una manifestazione concreta della rinascita africana- ha detto Mbeki in questa occasione- Non potevamo permettere a una parte così importante della nostra storia di scomparire.”

Per anni ci si è riferitri alla cultura africana come ad una cultura prevalentemete orale. Ma il patrimonio librario di Timbuctu aspetta solo di essere studiato per smentire questo luogo comune. Centro fondamentale delle rotte carovaniere, sede di un’importantissima università nel basso medioevo, Timbuctu raccoglie oltre trecento mila manoscritti solo nel centro culturale Ahmed Baba, mentre si calcola che quasi settecento mila volumi siano sparsi nei dintorni della città, raccolti in biblioteche familiari, o nascosti nella sabbia per salvarli dalle razzie dei conquistatori di turno. Il risultato è stato un gravissimo deterioramento delle carte, dovuto all’azione della polvere e della sabbia, agli insetti, alla mancanza di umidità e al forte sbalzo di temperatura fra la notte e il giorno. In alcuni casi le carte di sbriciolano, mentre gli inchistri naturali sono oramai divenuti illeggibili.

Le pessime condizioni di conservazione, spinsero l’ex presideente Mbeki a promuovere il primo Parternariato per lo sviluppo dell’Africa (Nepad) per la costruzione nella città maliana di una nuova sede del centro Ahmed Baba. Costata quattro milioni di dollari, la struttura comprende un archivio capace di conservare trentamila libri ad una temperatura e ad un tasso di umidità costante, un laboratorio di restauro, un auditorium, una sala di consultazione, degli uffici amministrativi e un anfiteatro all’aperto.
Al di là dell’edificio è però il recupero culturale l’aspetto più importante del Nepad. Ogni anno alcuni studenti maliani vengono mandati nelle università sudafricane per imparare le tecniche di restauro, mentre la regione Francese del Rodano-Alpi ha avviato un progetto di digitalizzazione dei documenti che ne permette la consultazione anche via internet.

Il restauro dei manoscritti inizia con la produzione della carta da papiro, una tradizione che a Timbuctu si è mantenuta nel tempo. Le pagine dei libri, o quanto ne rimane, vengono delicatamente incollate sui fogli di papiro, essicate, lisciate e pulite dalle tracce di polvere. Poi il papiro viene tagliato seguendo le dimensioni del libro e quindi messe al riparo dentro scatoline di cartone, costruite su misura. 
Più di cinquecento persone lavorano alla catalogazione del patrimonio librario, mentre il restauro delle carte viene per la maggior parte affidata alle donne. Altri posti di lavoro probabilmente verranno creati dallo sviluppo di una sorta di turismo culturale, sviluppando così una sorta di microeconomia che ruota intorno al recupero della biblioteca.

I manoscritti di Timbuctu hanno un valore inestimabile e comprendono, tra gli altri, copie del corano del XII secolo e la trascrizone di un trattato di medicina attribuito ad Avicenna, oltre a testi di astronomia, filosofia, diritto, scienze e poesia. Molti sono decorati con miniature in oro zecchino e relegati con copertine in pelle lavorata. Se per la maggior parte sono testi in lingua araba, altri sono scritti in lingue locali, come il songhai e l’hausa. Non tutti però sono l’espressione della cultura alta che usciva dall’università di Timbuctù. Molte sono transazioni economiche, pareri sul diritto, documenti che possono fornirci informazioni importanti sulla vita di tutti giorni, quando la città costituiva un crocevia fondamentale per i tuareg che commerciavano sale, oro e schiavi dalle coste del Mediterraneo fino al golfo di Guinea. Una società che gli archeologi hanno appena incominciato a scalfire e che queste carte possono illuminare. Ma soprattutto, come ha detto Thabo Mbeki, un patrimonio culturale che potrà aiutare gli africani a ritrovare la propria autostima, l’orgoglio, l’onore e la dignità del popolo africano.

di Chiara Pracchi

Link: http://it.peacereporter.net/articolo/14237/Timbuctu,+una+biblioteca+d'Alessandria++per+l'Africa+nera

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