venerdì 20 febbraio 2009

Politkovskaja,la democrazia russa che ancora geme sotto le macerie dell’Unione Sovietica



Il sospetto che la banda di spostati portata dagl’inquirenti davanti al tribunale di Mosca, fosse un coniglio malconcio venuto fuori troppo in fretta dal cappello a cilindro, c’era stato fin dall’inizio. 
Parevano confezionati apposta per colmare in fretta la domanda di giustizia dell’opinione pubblica (più di quella esterna che di quella interna), e per chiudere, riducendo il danno d’immagine, l’assassinio di Anna Politkovskaja.
La guerra di Cecenia, del resto, ha creato, in un decennio abbondante di massacri, una lunga scia di banditi, di killer professionali, di disadattati. Qualunque magistrato poco scrupoloso poteva pescare nel mucchio, sicuro di incappare in molti sospettabili a prima vista. 
Sempre che fosse qualche “ceceno” l’esecutore materiale dell’assassinio. Sempre – ma come giurarci? - che fosse “ceceno” il suo mandante. 
Proprio a questo, infatti, quasi ovviamente, molti avevano pensato, fin dai primi istanti. Secondo la logica, troppo banale forse, che Anna Politkovskaja doveva essere stata uccisa per quello che aveva scritto e continuava a scrivere. 
La banda, assai presto trovata, rispondeva perfettamente a questo criterio, se s’intendeva per “ceceno”  non solo una persona di quella etnia, o nazione che dir si voglia, ma uno che era passato attraverso quel tritacarne, o che aveva nuotato in quel fiume, sporco di sangue, di dollari e rubli transitati ai piedi del Caucaso del Nord, giungendo fino a Groznij.
Ma che l’assassino e il mandante fossero “ceceni” non era scontato. Il delitto si era rivelato subito troppo importante , troppo clamoroso, troppo internazionalmente significativo, per essere “soltanto” mosso dalla vendetta di un bandito, fosse pure un bandito diventato presidente di una repubblica della Federazione Russa. 
Avveniva proprio nel momento in cui , per esempio, Vladimir Putin stava facendo la grande virata strategica che, in pochi mesi, avrebbe fatto scorrere brividi di preoccupazione, e di irritazione, in molte capitali occidentali. Sicuramente a Washington. 
L’occasione della morte della Politkovskaja sarebbe stata sfruttata, infatti, con grande tempestività da tutto il mainstream mondiale, per additare Putin come il responsabile, più o meno diretto. E, del resto, poco dopo,  a doppiare la dose, era giunto un altro assassinio molto sospetto, quello dell’ex colonnello del KGB, Litvinenko. 
Acqua passata, forse, anche se Putin continua sulla stessa strada di allora e il presidente della Russia ha ora un altro nome. Ma il problema di allora, quale che fosse il suo ideatore, non è stato risolto. 
Adesso un tribunale di Mosca dichiara assolti gli arrestati. “Non colpevoli”, cioè, dopo un processo celebrato da una corte militare, con qualche irregolarità procedurale. 
E noi, che non conosciamo le motivazioni della sentenza, ci troviamo con un pugno di mosche in mano, come la famiglia della vittima, come i colleghi della Novaja Gazeta che hanno appena seppellito un’altra giovane giornalista, uccisa in pieno giorno in una via centrale di Mosca.
Con un pugno di mosche in mano, come la democrazia russa che ancora geme sotto le macerie dell’Unione Sovietica. 
E non sappiamo se siamo stati ingannati dal giudice inquirente, che ha sbagliato l’indagine, o l’ha accomodata; oppure dal giudicante che ha subito le pressioni dei militari e ha assolto gl’imputati commettendo a sua volta un delitto; oppure dalla ragion di stato, che riesce quasi sempre - non solo in Russia, come ben sappiamo – a proteggere e nascondere i misfatti dei potenti. 
L’unica cosa che sappiamo – e che non fa onore ai dirigenti della Russia, che avevano promesso di mettere il paese “sotto la dittatura della legge” - è che assassini e mandanti di Anna Politkovskaja sono in libertà.
di Giulietto Chiesa 
Tratto da: Megachip 

Fonte: La Stampa

Berlusconi - Gelli - Massera


La gaffe di Berlusconi nella campagna elettorale sarda è l'ennesima di questo personaggio istrionico, a volte buffo, spesso populista, spessissimo ignorante oppure ci stiamo sbagliando tutti e dietro tutto questo c'è dell'altro? Forse questo incidente diplomatico tra l'Italia e l'Argentina non è casuale, cos'hanno in comune Berlusconi, Gelli e Massera? Quel che è certo è che tutti e tre facevano parte della P2, che l'ammiraglio Massera ha partecipato attivamente all'uccisione di centinaia di argentini introducendo i cosiddetti voli della morte, che la magistratura argentina chiede da più tempo l'estradizione di questo signore, che l'Italia non ha ancora concesso questa estradizione, che ora con questo incidente i tempi si allungano...forse!
di F.G.-Nuovediscussioni

E lo chiamano libero mercato....


Martin Wolf ha iniziato la sua rubrica sul Financial Times di oggi (11 febbraio) con la coraggiosa domanda: “La presidenza di Barack Obama ha già fallito?” [1] Anche il mercato azionario è stato dello stesso avviso, precipitando di 382 punti. Dopo aver promesso il “cambiamento”, Obama ci sta dando un altro assaggio di Clinton-Bush attraverso il protetto di Robert Rubin, Tim Geithner. Il Piano di Stabilizzazione Finanziaria di martedì da 2.500 miliardi di dollari per rigonfiare la Bolla Economica è fondamentalmente un prolungamento del regalo Bush-Paulson – altra Rubinomia [2] per gli addetti ai lavori finanziari dei cartelli emergenti di Wall Street. Il sistema finanziario si concentrerà in un cartello di pochi enormi conglomerati che agiranno come i principali pianificatori economici e assegnatari di risorse. Tutto questo rende le banche le grandi vincitrici del gioco del “pollo” che stanno facendo con Washington, un sequestro che sta tenendo in ostaggio l’economia. “Dateci quello che vogliamo oppure faremo precipitare l’economia in una crisi finanziaria.” Washington ha dato loro fino ad ora 9.000 miliardi di dollari, con la promessa di altri 2.000 miliardi – e oltre.



Una vera riforma – una riforma concepita per riparare le distorsioni sistemiche del mercato che hanno portato alla bolla immobiliare – avrebbe preparato il ribaltamento della revoca avvenuta da parte di Clinton-Rubin della legge Glass-Steagall in modo da impedire i viziosi conflitti di interesse che hanno portato ai cartelli verticali di Citibank e Bank of America/Countrywide/Merrill Lynch. Dando libero sfogo a questi grupos di conglomerati (per utilizzare il termine reso famoso da Pinochet sotto la guida dei Ragazzi di Chicago – una prova generale dei fallimenti finanziari di massa che hanno provocato in Cile alla fine degli anni ’70) l’amministrazione Clinton ha permesso alle banche di fondersi con le società di mutui spazzatura, i manager di denaro spazzatura, le società fasulle di valutazione degli estimi catastali, e le società specializzate in cavilli legali, tutte con lo scopo di impacchettare i debiti agli investitori che si fidavano quanto bastava per consentire loro di rastrellare sufficienti commissioni e guadagni in conto capitale per far diventare i loro manager i pianificatori economici più pagati del pianeta.

Il crollo economico di oggi è il diretto risultato della loro filosofia di pianificazione. In realtà veniva insegnata come “creazione della ricchezza” e lo è ancora oggi, perché la si crede più produttiva della regolamentazione e della vigilanza pubblica così detestata da Wall Street e da suoi aficionados di Chicago. La centrale finanziaria creata da questa filosofia del “libero mercato” abbraccia l’intero settore FAI – finanza, assicurazioni e immobiliare, “finanzializzando” i mercati delle abitazioni e delle strutture commerciali in modi garantiti per fare soldi creando e vendendo debito. I consiglieri di Obama sono esattamente quelli che nell’amministrazione Clinton appoggiavano la creazione di un cartello del settore FAI. Questo è lo strumento ampiamente deregolamentato grazie al quale il disastro odierno dei debiti tossici è stato in grado di diffondersi molto più rapidamente rispetto a qualunque altro periodo dagli anni ’20.

Le banche commerciali hanno utilizzato il loro potere di creazione del credito non per espandere la produzione di beni e servizi o per aumentare il tenore di vita ma semplicemente per gonfiare i prezzi del mercato immobiliare (facendo fare soldi a palate ai loro intermediari, periti stimatori e affiliati assicurativi), delle azioni e delle obbligazioni (facendo fare soldi a palate alle loro banche di investimenti consociate), delle belle arti (la cui richiesta ora è sostanzialmente per trofei, umiliando di conseguenza il concetto di arte) e altri beni già esistenti.

Le risultanti bolle delle dot.com e del mercato immobiliare non erano inevitabili né economicamente necessarie. Erano state progettate finanziariamente dal potere politico di deregolamentazione acquisito dalle banche corrompendo il Congresso attraverso campagne di contributi ed “esperti” di pubbliche relazioni (più con le caratteristiche del Bispensiero orwelliano) per promuovere l’assurda storiella che Wall Street può essere, e infatti lo è, automaticamente autoregolamentata. Questa è una parodia della “Mano invisibile” di Adam Smith. Questa mano è meglio considerarla come nascosta. Ora si pensa che il mito dei “mercati liberi” consista nei governi che si ritirano dalla pianificazione e della tassazione della ricchezza, lasciando l’assegnazione delle risorse e l’avanzo economico ai banchieri piuttosto che ai rappresentanti pubblici regolarmente eletti. Questa da sempre viene definita oligarchia, non democrazia.

Questa centralizzazione della pianificazione, della creazione del debito e del potere di ricavare profitti viene difesa come l’alternativa alla strada verso la schiavitù di Hayek. Ma è essa stessa una strada verso la schiavitù del debito, vale a dire l’economia post-industriale o l’”Economia delle informazioni”. Quest’ultimo termine è un’altra parodia eufemistica visto il tipo di informazioni che il sistema bancario ha promosso nella contabilità spazzatura abilmente manipolata dai loro studi contabili e dai loro avvocati tributaristi (voci fuori bilancio registrate in isolotti offshore), le acclamazioni di “AAA” fornite come “informazioni” agli investitori dal cartello di valutazione delle obbligazioni, e gli indici di produttività nazionale che dipingono il settore FAI come parte dell’economia “reale”, non come un garbuglio istituzionale di interessi speciali e di privilegi sanciti dal governo che agisce in modo parassitario piuttosto che produttivo.

“Grazie per i bonus,” hanno testimoniato i banchieri americani e inglesi questa settimana di fronte al Congresso e al Parlamento. “Ci terremo i soldi ma vi assicuriamo che siamo veramente dispiaciuti di dovervi chiedere ancora altre migliaia di miliardi di dollari. Almeno dovreste ricordare il nostro motivetto: siano ancora manager migliori del governo, baluardi contro l’assegnazione burocratica di risorse da parte del governo”. Questa è la Grande Menzogna venduta dalla celebrazione del “libero mercato” della Scuola di Chicago per aver smantellato il potere del governo sulla finanza, giustificata da complessi calcoli matematici che fanno a gara con la fisica nucleare sostenendo che il settore finanziario fa parte dell’economia “reale” e che produce automaticamente un equilibrio equo e giusto.

Non sono cattive notizie per gli azionisti delle banche locali e delle banche relativamente in buona salute (in buona salute nel senso di evitare un equity negativo). Le loro azioni sono salite alle stelle e sono state tra quelle che hanno guadagnato maggiormente nel mercato azionario di martedì, mentre le grandi Banche Cattive di Wall Street sono sprofondate a nuovi minimi. Le banche locali solvibili erano la normalità prima dell’abrogazione della Glass-Steagall. E ora saranno acquisite dalle grandi banche “in difficoltà”, i cui “mutui tossici” riflettono una filosofia operativa fondamentalmente tossica. In altre parole, le banche piccole che hanno erogato prestiti con accortezza saranno inglobate in Citibank, Bank of America, JP Morgan Chase e Wells Fargo – le quattro o cinque grandi banche dove sono concentrati i mutui, i CDO e i derivati spazzatura e che hanno utilizzato i soldi del Tesoro dell’ultimo salvataggio per acquisire banche più piccole che non erano state infettate da un tale sconsiderato opportunismo finanziario. Persino il Wall Street Journal ha pubblicato un editoriale riguardo al nuovo “Fondo di Investimento Pubblico-Privato” dell’amministrazione Obama che inietterà un migliaio di miliardi di dollari in questo pasticcio. “Sarebbe saggio da parte di Geithner affidare il fondo ad una persona forte ed indipendente – qualcuno che sappia dire di no al Congresso e non abbia legami con Citigroup, con Robert Rubin o con Wall Street.” [3]

Nulla di tutto questo può risolvere il problema finanziario di oggi. Il peso del debito supera di gran lunga la possibilità dell’economia di estinguerlo. Se le banche facessero veramente quello che le persone nominate dal presidente Obama le stanno implorando di fare ed erogassero maggiori prestiti, il peso del debito diventerebbe ancora più insostenibile e l’accesso alla casa ancor più oneroso. Quando le banche ripensano così appassionatamente a quello che Alan Greenspan chiamava “creazione della ricchezza”, possiamo vedere oggi che una terminologia meno eufemistica sarebbe “creazione del debito”. Questo è l’obiettivo del nuovo regalo bancario che minaccia di diffondere le distorsioni che le grandi banche hanno introdotto finché l’intero sistema probabilmente assomiglierà a Citibank, da tempo il colpevole numero uno dell’”ampliamento dei propri orizzonti”, eufemismo per infrangere la legge poco per volta e sfidare i regolatori governativi e i pubblici ministeri a provare a fermarli facendo di conseguenza sprofondare nella crisi il sistema finanziario americano. Questo è il sequestro che è stato operato questa settimana. E l’amministrazione Obama ha ammiccato – come hanno fatto questi stessi regolatori quando erano incaricati della politica bancaria dell’amministrazione Clinton. E’ veramente un peccato per il cambiamento promesso!

Il programma del Tesoro su tre fronti sembra essere solamente la Fase Uno di un “piano di recupero da sogno” per Wall Street da realizzarsi in due fasi. Alcuni indizi sono trapelati negli ultimi tre mesi negli editoriali del Wall Street Journal rivelando quello che ci potrebbe essere in cantiere. Date un’occhiata alla parolina magica “equity kicker”, apparsa per la prima volta nella crisi dei mutui delle casse di risparmio negli anni ’80. Si riferisce alla quota dei guadagni in conto capitale del banchiere, vale a dire l’inflazione sul prezzo dei beni della Bolla Numero Due che il Programma di Recupero spera di sostenere.

La prima domanda da fare riguardo ad un qualsiasi Programma di Recupero è: “Recupero per chi?” La risposta che è stata data martedì è: “Per le persone che hanno creato il programma e il loro elettorato” – in questo caso, la lobby bancaria. La seconda domanda è: “Ma che cos’è che vogliono recuperare?” E la risposta è: la Bolla Economica. Per il settore finanziario si è trattato dell’età dell’oro, l’aver goduto della Bolla Greenspan li ha resi così ricchi che i loro manager vorrebbero tanto altra ricchezza per sé indebitando ancor di più l’economia “reale” gonfiando di nuovo i prezzi per realizzare nuovi guadagni in conto capitale.

Il problema per le élite finanziarie di oggi che è che non è possibile gonfiare un’altra bolla con i livelli di indebitamento attuali, la diffuse negatività degli equity, e i prezzi ancora elevati del mercato immobiliare, delle azioni e delle obbligazioni. Nessun nuovo capitale può indurre le banche a concedere credito al mercato immobiliare che è già sovra-ipotecato oppure ai singoli individui e alle aziende che sono già ultra-indebitate. Moody’s ed altri importanti osservatori professionali hanno previsto che i prezzi delle proprietà continueranno a scendere almeno fino all’anno prossimo, che è quanto più lontano si riesca a scorgere nelle attuali condizioni di instabilità. Il denaro più accorto sta ancora aspettando come un avvoltoio – in attesa che il governo garantisca che i prestiti tossici verranno ripagati. Un altro profitto privato a rischio zero che sarà sovvenzionato dalle perdite del settore pubblico

Mentre i principali pianificatori dell’amministrazione Obama si stracciano le vesti in pubblico e dichiarano ai debitori in generale “che capiamo il vostro dolore”, sanno che gli ultimi dieci anni sono stati periodo d’oro per il sistema bancario e per il resto di Wall Street. Come un signore feudale che rivendica l’avanzo economico per sé mentre si amministra l’austerità per la gente comune, l’1% più ricco della popolazione ha aumentato la propria ripartizione dei profitti nazionali – dividendi, interessi, affitti e guadagni in conto capitale – dal 37% del totale di dieci anni fa al 57% di cinque anni fa al quasi, a quanto pare, 70% di oggi. Si tratta della più alta proporzione da quando si registrano queste informazioni. Ci stiamo avvicinando ai livelli della cleptocrazia russa.

I funzionari attinti da Wall Street che ora controllano il Tesoro e la Federal Reserve ripetono la Grossa Menzogna della destra: le povere “famiglie subprime” hanno abbattutto il sistema, sfruttando i ricchi cercando di imitare le loro cose migliori e vivendo al di sopra dei propri mezzi. Accendendo un mutuo subprime e non rivelando la loro reale impossibilità a pagare, i poveretti (senza reddito, senza lavoro, senza controllo) hanno firmato per ottenere i “prestiti dei bugiardi” poiché non era richiesta nessuna documentazione (come nei mutui a medio e basso rischio) nel mercato finanziario della carta straccia.

Ho scoperto come stavano le cose alcuni anni fa a Londra, parlando con un banchiere commerciale. “Abbiamo avuto un’importante conquista intellettuale”, disse. “Ha cambiato la nostra filosofia del credito.”

“Di che si tratta?”, chiesi io, immaginando che se ne sarebbe uscito con una nuova formula matematica.

“I poveri sono onesti”, ha detto, accompagnando le sue parole con viva sorpresa come per dire “Chi l’avrebbe immaginato?”

Il significato era abbastanza chiaro. I poveri pagano i loro debiti come se fosse una questione di onore, addirittura con grandi sacrifici personali e con quello che il linguaggio neoliberista odierno della Scuola di Chicago chiamerebbe comportamento anti-economico. A differenza di Donald Trump, i poveri difficilmente abbandonano la propria casa quando i prezzi di mercato scendono al di sotto del livello del mutuo. Questa ingenuità sociologica non ha alcun senso economico ma riflette una moralità di gruppo che li ha resi dei ricchi polli da spennare per dei prestatori di denaro rapaci come Countrywide, Wachovia e Citibank. Dunque non è colpa dei “poveri bugiardi”, ma dei bankster!

Per questa élite la Bolla Economica è stata una politica premeditata che vorrebbero tanto recuperare. Il problema è come iniziare una nuova bolla per ricominciare a fare soldi a palate! L’alternativa non è così malvagia – tenersi i bonus, i guadagni in conto capitale e i paracadute d’oro che si sono assegnati e svignarsela. Ma forse possono fare di meglio nella Bolla Economica Numero Due.

Il nuovo Piano di Stabilità Finanziaria del Tesoro (Il Salvataggio 2.0) è solamente il primo passo. Punta a mettere in piedi un’adeguata capacità di erogare prestiti da parte delle banche per iniziare a gonfiare di nuovo i prezzi sul credito. Ma una nuova bolla non può essere fatta iniziare partendo dai livelli dei prezzi dei beni di oggi. Com’è possibile ripetere l’impennata da 10.000 a 20.000 miliardi di dollari di guadagni in conto capitale in un’economia dove è “tutto dato a prestito”?

Una cosa che Wall Street sa è che per fare soldi, i prezzi dei beni non solo hanno bisogno di aumentare ma anche diminuire di nuovo. Senza diminuzione, dopotutto, come possono aumentare? Senza prima mettere in croce l’economia, come ci può essere una resurrezione? Più frenetica sarà la fibrillazione dei prezzi, più sarà facile per i programmi computerizzati di compravendita fare soldi sulle opzioni e sui derivati.

Quindi ecco la situazione per come la vedo io. Il primo obiettivo è quello di preservare la ricchezza della classe creditrice – Wall Street, le banche e gli altri veicoli finanziari che arricchiscono l’1% più benestante e, sicuramente all’interno della nuova emergente oligarchia finanziaria americana, il 10% più ricco della popolazione. La Fase Uno comporta l’acquisto dei loro mutui tossici ad un prezzo che evita loro di accollarsi perdite. Il denaro sarà descritto agli elettori come un “prestito” che verrà ripagato estraendo nuovi sufficienti oneri di debito nel gioco truccato che il Tesoro sta predisponendo. Le perdite attuali saranno spalmate sui “contribuenti” e compensate da nuovi debitori – in entrambi i casi la forza lavoro, sulle cui spalle, dal 1980 si è spostato il peso fiscale, costantemente, passo dopo passo.

Una banca “aggregante” (assomiglia alla parola “alligatore”, dalle paludi dei rifiuti tossici) acquisterà i prestiti tossici e li collocherà in un ente pubblico che il governo definirà banca “cattiva”. (Questo è il primo punto di Geithner). Ma risulta utile anche per Wall Street – comprando i prestiti che sono andati male, insieme alle fideiussioni sui prestiti e sui derivati e agli swap che all’inizio non erano andati bene. Se il settore privato si rifiuta di acquistare quei mutui tossici al prezzo che chiedono le banche, perché il governo dovrebbe far finta che queste richieste di debito valgano di più? Si dice che i fondi sciacalli offrano all’incirca quanto offrivano quando Lehman Brothers è fallita: 22 centesimi di dollaro. Le banche stanno domandando 75 centesimi di dollaro. Che cosa offrirà il governo?

Forse l’alternativa peggiore è che quella che viene sostenuta oggi in tandem dalle banche e dagli sciacalli: il governo garantirà il prezzo al quale gli investitori privati acquisteranno dalle banche i rifiuti finanziari tossici. Un fondo sciacallo sarebbe ben contento di pagare 75 centesimi di dollaro per dell’inutile spazzatura se fosse il governo a dare una garanzia. Il tesoro e la Federal Reserve fanno finta che che si tratti solamente di un’operazione per “fornire liquidità” ai “mercati congelati”. Ma il problema non è la liquidità e questa non è soggetta alla “psicologia del mercato”. Si tratta di “solvibilità”, cioè la realistica presa di coscienza che i rifiuti tossici e le pessime puntate sui derivati sono spazzatura. Geithner non è stato in grado di accettare il modo di valutare tutto questo – senza abbattere l’amministrazione Obama in un’ondata di protesta populista – più di quanto Paulson sia stato in grado di portare avanti, su questa falsariga, la sua proposta originaria del programma TARP.

Il lavoro più difficile per i bankster di oggi è quello di ravvivare le opportunità per i creditori di compiere un nuovo omicidio (ed è naturalmente l’economia a venire assassinata). Questo sembra essere l’obiettivo della società di investimenti Pubblico/Privato che Geithner sta costituendo come secondo punto del suo piano. Il regalo più semplice è quello di cavalcare l’onda di una nuova bolla – cioè introdurre una nuova ondata di inflazione sul prezzo dei beni per “curare” il problema della deflazione del debito.

Ecco come penso possa funzionare questo stratagemma. Supponiamo che una famiglia sventurata abbia acquistato una casa per un valore di 500.000 dollari, con un mutuo variabile al 100% la cui rinegoziazione è prevista quest’anno all’8%. Supponiamo anche che l’attuale prezzo di mercato scenderà a 250.000 dollari, una perdita del 50% entro la fine del 2009. Un periodo imprecisato intorno alla metà del 2010 sembra essere una fase abbastanza lunga per la discesa dei prezzi per rendere possibile un “recupero” – la Bolla Economica 2.0. Senza un simile crollo, non ci sarebbe nessuna economia da “recuperare”, nessuna possibilità per Tim Geithner e Laurence Summers di “capire il vostro dolore” e tirare fuori di tasca questo pacchetto – una variante dei “contanti in cambio di spazzatura”, un ente pubblico che acquista un mutuo da 500.000 dollari andato in malora, che conduce ad un prezzo di mercato di soli 250.000 dollari.

La “banca cattiva” non era ancora pronta per essere creata questa settimana, ma il suo embrione è già impiantato. Avrà la forma di una partnership pubblico/privata (PPP) come quella che Tony Blair ha reso così tristemente nota in Gran Bretagna. E a proposito di Blair, sto scrivendo questo articolo dall’Inghilterra, dove quasi tutti gli osservatori che scrutano l’America con cui ho parlato hanno espresso il loro stupore per l’uscita di Obama della settimana scorsa quando idealizzava la controparte inglese in George Bush quanto a impopolarità. La permanenza in carica di Blair è stata un racconto dell’orrore, non certo qualcosa per cui ricevere dei complimenti. Ha privatizzato le ferrovie ed è entrato nella disastrosa partnership pubblico/privato che ha raddoppiato, triplicato o quadruplicato il costo delle opere pubbliche inserendo un gravoso onere finanziario. Se Obama non si rende conto di quanto abbia sconvolto la Gran Bretagna e la maggior parte dei paesi europei con le sue lodi, c’è il pericolo che rifili un’analoga “partnership” finanzializzata pubblico/privato agli Stati Uniti.

Il nuovo istituto pubblico/privato sarà finanziato con fondi privati – a dire il vero, con il denaro che viene ora utilizzato per ricapitalizzare le banche americane (capeggiate dalle banche di Wall Street che hanno fatto così male). Le banche utilizzeranno il denaro del Tesoro che hanno ricevuto per “prendere a prestito” dai loro mutui spazzatura alla pari o quasi per acquistare azioni in un nuovo istituto da 5.000 miliardi di dollari creato sulla falsariga degli sfortunati Fanny Mae e Freddie Mac. Le sue obbligazioni saranno garantite. (Questa è la parte “pubblica” – la “socializzazione” del rischio). L’istituto PPP avrà il potere di acquistare e rinegoziare i mutui che sono passati nelle mani del governo e di altri detentori. Il “Fondo di Salvataggio delle Famiglie” utilizzerà i suoi fondi privati per l’obiettivo “socialmente responsabile” di “salvare il contribuente” e i proprietari di casa della classe media rinegoziando il mutuo al ribasso dal suo valore di 500.000 dollari al nuovo prezzo di mercato di 250.000 dollari.

Ecco il gergo che aspettavamo, con i soliti eufemismi orwelliani. La PPP di Salvataggio delle Famiglie apparirà come un’autentica Banca della Salvezza risorta dalle rovine della Bolla Numero Uno. I suoi clienti saranno le famiglie divorate dai mutui e che si sentono sempre più disperate mentre il prezzo del loro bene più importante sprofonda sempre più nel territorio dell’equity negativo. A loro, la PPP dirà: “Possiamo fare un affare per salvarvi. Rinegozieremo al ribasso il vostro mutuo al prezzo di mercato attuale, 250.000 dollari, e diminuiremo anche il vostro tasso di interesse ad appena il 5,50%, il nuovo tasso. Questo ridurrà il vostro onere mensile di debito di quasi due terzi. Non solo vi potrete permettere di rimanere in casa vostra, ma sfuggirete dal vostro equity negativo.”

La famiglia probabilmente dirà “Fantastico.” Ma dovranno fare una concessione, ed è qui che la nuova partnership pubblico/privata compie il suo omicidio. Finanziata con denaro privato che si accolla il “rischio” (e che, inoltre, si intasca i profitti), la Banca della Salvezza dirà alla famiglia che è d’accordo per rinegoziare il suo mutuo: “Ora che il governo ha assorbito una perdita (nella parodia odierna di “socializzare” il sistema finanziario) permettendovi di rimanere in casa vostra, abbiamo bisogno di recuperare il denaro che è andato perduto. Se vi risarciamo, anche noi vogliamo essere risarciti. Quindi, quando arriverà il momento di vendere la vostra casa o rinegoziare il mutuo, la nostra PPP di Salvataggio delle Famiglie otterrà un guadagno in conto capitale fino alla somma originale stipulata.”

In altre parole, se il proprietario di casa vende il suo immobile per 400.000 dollari, la PPP di Salvataggio della Famiglie otterrà 150.000 dollari dal guadagno in conto capitale. Se la casa viene venduta per 500.000 dollari, la banca ne otterrà 250.000. E se viene venduta ad un prezzo maggiore, grazie a qualche nuovo clone di Alan Greenspan nelle vesti del “maestro delle bolle”, il guadagno in conto capitale sarà in qualche modo spartito. Se la ripartizione è di un 50/50 e la casa viene venduta per 600.000 dollari, il proprietario spartirà gli ulteriori 100.000 dollari del guadagno in conto capitale con la PPP di Salvataggio delle Famiglie la quale intascherà molto di più dei guadagni in conto capitale (con la nuova inflazione sul prezzo dei beni alimentata dal debito che è stata messa in campo) più di quanto ne ricaverà con gli interessi!

Per Wall Street questo renderà la Bolla 2.0 addirittura più succulenta della Bolla Greenspan! L’ultima volta fu la classe media a guadagnarci – anche se i nuovi acquirenti dovevano entrare nel girone del debito a vita per comprare abitazioni dal prezzo elevato. Era in realtà la banca a guadagnarci, ovviamente, perché gli interessi sul mutuo assorbivano l’intero valore dell’immobile dato in affitto e persino il guadagno sul prezzo sperato. Ma i proprietari di casa almeno avevano una possibilità di avere il loro “giro omaggio”, se non sperperavano i loro soldi per rifinanziare i loro mutui per “monetizzare” sul loro capitale per sostenere il loro tenore di vita in una generazione in cui i livelli dei salari sono fermi dal 1979. Come Greenspan faceva osservare in una deposizione resa di fronte al Congresso, un motivo importante per il quale i salari non sono aumentati è che i lavoratori hanno paura di scioperare o addirittura di lamentarsi di lavorare troppo (“aumentando la produttività”), perché rischiano di non pagare l’ultima rata del mutuo – o, se in affitto, rischiano di rimanere senza un tetto.

Questa è la felice condizione di normalità che i pianificatori finanziari di Wall Street vorrebbero ristabilire. Questa volta potrebbero non essere costretti a guadagnare in modo che anche la classe media intaschi qualcosa. Sulla scia della Bolla Economica Numero Uno, i proprietari di casa di oggi, divorati dai debiti, sono disposti a firmare un piano che li lasci semplicemente in casa loro! Per le sue banche azioniste e gli altri grandi investitori, la PPP di Salvataggio delle Famiglie può appropriarsi dei guadagni in conto capitale che sono stati il volano della “creazione della ricchezza” americana, in stile bolla. Ecco che cosa significa il termine “equity kicker”.

Questa situazione porta l’economia ad un bivio. Le uniche politiche ritenute politicamente corrette oggi sono quelle che peggiorano le cose: ulteriore denaro governativo nella speranza che le banche creino ulteriore credito/debito per aumentare i prezzi delle abitazioni e renderli ancora meno convenienti. Il credito/debito per gonfiare una nuova Bolla Economica Numero Due.

I lobbisti degli enormi conglomerati delle Banche Cattive di Wall Street stanno gridando che tutte le soluzioni al problema del debito odierno e il trasferimento delle imposte sui lavoratori sono politicamente scorretti, soprattutto le sacre svalutazioni del debito per riportare il peso del debito nella possibilità di essere ripagato. Questo è quello che si pensa che faccia il mercato, dopotutto, portando al fallimento in un crollo anarchico se questo non avviene con politiche governative più mirate. Le Banche Cattive, avendo preteso il “libero mercato” in tutti questi anni, hanno paura di un vero libero mercato quando vengono minacciati i loro bonus e tutti gli altri profitti. Per Wall Street, il libero mercato è “libero” dalla regolamentazione pubblica, “libero” dalla tassazione della ricchezza in modo da trasferire questo onere sui lavoratori, “libero” per il settore finanziario di avvolgersi intorno all’economia “reale” come un’edera parassita si avvolge intorno ad un albero per estrarne il nutrimento.

Questa è la parodia della libertà. Come spiegava il neoliberista putativo Adam Smith, “Il governo di una società esclusiva di mercanti è, forse, il peggiore di tutti i governi.” Ma peggio di tutti è la “libertà” del dibattito economico odierno dalla saggezza dell’economia politica classica e dall’esperienza storica in merito a come le società, nel corso delle varie epoche, hanno affrontato il peso del debito.

Come salvare l’economia da Wall Street

Esiste un’alternativa per evitare tutto questo ed è la classica definizione di libertà dalla schiavitù del debito e dal credito rapace. L’unica vera soluzione alla sporgenza odierna del debito è una svalutazione del debito stesso. Finché questo non avverrà, fiumi di denaro a debito verranno lasciati là fuori a spendere in beni e servizi e non ci sarà alcuna ripresa. La deflazione del debito trascinerà in basso l’economia mentre i beni saranno trasferiti ulteriormente nelle mani del 10 per cento più ricco della popolazione, operando attraverso il settore finanziario.

Se Obama intendesse fare quello che dice, utilizzerebbe la sua carica come un pulpito spavaldo per insistere sull’abrogazione dell’attuale legge sul fallimento a favore dei creditori sostenuta dalle banche e dalle società di carte di credito. Farebbe una campagna per ripristinare la tendenza a lungo termine di leggi a favore dei debitori invece che dei creditori, e introdurrebbe una legge per ripristinare la prassi di svalutazione dei debiti che riflettano la possibilità del debitore di pagare, imponendo la realtà del mercato ai debiti che vanno ben oltre ogni valutazione realistica.

Una seconda politica sarebbe quella di ristabilire il potere dei procuratori generali dello Stato affinché possano spiccare accuse di truffa finanziaria nei confronti delle più importanti società di erogazione di mutui – i procedimenti giudiziari che l’amministrazione Bush è riuscita a rigettare sostenendo che, secondo un articolo della legge nazionale bancaria del 1864, il governo federale aveva il diritto di scavalcare i procedimenti penali statali nei confronti delle banche nazionali – e quindi nominando un non-pubblico ministero per l’applicazione di questa posizione.

Sulla base delle accuse reintegrate di truffa, il governo può recuperare i bonus bancari, gli stipendi e le remunerazioni che hanno rappresentato i profitti della più grande truffa finanziaria e immobiliare della storia americana. E per impedire il ripetersi dei fatti dell’ultimo decennio, l’amministrazione Obama può favorire la diffusione di una nuova psicologia del debito. Il governo potrebbe incoraggiare “i poveri” ad agire “in modo economico” come farebbero Donald Trump o Angelo Mozilo, mettendo in chiaro che le svalutazioni del debito sono un diritto.

Inoltre, per evitare il ripetersi della Bolla Economica, il Tesoro potrebbe imporre la “Tobin tax” all’1% sugli acquisti e sulle opzioni per azioni, obbligazioni e valuta straniera. Coloro che criticano questa tassa fanno notare che potrebbe essere evasa dagli speculatori che trattano offshore in nome di securities detenute in conti americani. Ma il governo potrebbe semplicemente rifiutarsi di fornire un’assicurazione sui depositi ed altri aiuti agli istituti che negoziano offshore, oppure potrebbe semplicemente dire che le attività commerciali in simili “ricevute di deposito” per azioni non avrebbero corso legale. Per quanto riguarda i derivati, gli istituti di deposito – compresi i conglomerati che detengono tali banche – potrebbero essere proibiti essendo intrinsecamente insicuri. Se gli stranieri vogliono speculare nelle corse di cavalli finanziarie, che facciano pure.

La politica finanziaria alla fine fa affidamento sulla politica fiscale. E’ la possibiltà di imporre una tassa, dopotutto, che dà valore al denaro del Tesoro (così com’è stata l’impossibilità di riscuotere i debiti a svalutare il valore dei depositi delle banche commerciali). Per la politica fiscale è abbastanza semplice evitare una nuova bolla immobiliare: occorre riportare semplicemente il sistema fiscale a com’era in origine, sul valore del terreno che si dà in affitto. Il “giro omaggio” (quello che John Stuart Mill definiva “plusvalenza” dell’aumento dei prezzi fondiari, un guadagno che i proprietari terrieni realizzavano “mentre dormivano”) servirebbe come base imponibile invece di far pesare sulla forza lavoro e sull’industria le imposte sui redditi e sulle vendite. Questo realizzerebbe il genere di libero mercato che descrivevano Adam Smith, John Stuart Mill e Alfred Marshall, e che l’Epoca Progressista voleva raggiungere con la prima imposta americana sul reddito nel 1913. Sarebbe un mercato libero senza i giri omaggio che i Ragazzi di Chicago sostengono che non esistono. Ma la recente Bolla Economica e il successivo Salvataggio di oggi riguardano sicuramente la conquista del giro omaggio.

Un’imposta fondiaria impedirebbe il nuovo aumento dei prezzi immobiliari. Si tratta oggi della tassa più odiata d’America, in parte a causa della campagna di disinformazione che è stata allestita dagli interessi immobiliari e amplificata dalle banche che stanno dietro di loro. Il fatto è che la tassazione dell’apprezzamento del valore del terreno invece che dei salari e degli utili aziendali eviterebbe ai proprietari di casa di doversi indebitare così tanto per avere un’abitazione. Eviterebbe all’economia di vedere la “creazione della ricchezza” prendere la forma di una “plusvalenza” che viene capitalizzata in prestiti bancari ancor più elevati insieme ai loro oneri accessori (interesse e ammortamento).

L’imposta sul patrimonio in origine ricadeva principalmente sulle proprietà immobiliari. La priorità più urgente e politicamente fattibile dell’amministrazione Obama dovrebbe essere perciò quella di eliminare i forti tagli fiscali alle fasce di reddito più elevato operati dall’amministrazione Bush e la moratoria sull’imposta di successione. L’obiettivo sarebbe quello di ridurre la netta separazione tra creditori e debitori che ha concentrato più dei due terzi dei profitti nell’1% più ricco della popolazione.

Se non verranno sostenute delle alternative alla Bolla Economica come queste, sapremo che le promesse di cambiamento erano pura retorica, in stile Tony Blair.

Michael Hudson
Fonte: www.globalresearch.ca
Link: http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=12265

www.comedonchisciotte.org


[1] Martin Wolf, “Why Obama’s new Tarp will fail to rescue the banks”, Financial Times, 11 febbraio 2009.
[2] Rubinomia, un neologismo creato dalle parole Rubin ed economia, fu utilizzato per descrivere le politiche economiche del Presidente americano Bill Clinton e del suo Segretario al Tesoro Robert Rubin [NdT]
[3] “Geithner at the Improv”, editoriale sul Wall Street Journal, 11 febbraio 2009.

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