lunedì 2 febbraio 2009

Zimbabwe,un governo di unità nazionale per una pace a metà


E alla fine, dopo mesi di ritardi, accuse e colpi di mano, l'accordo arrivò. Morgan Tsvangirai, leader del partito di opposizione del Movement for Democratic Change, ha accettato di entrare nel governo di unità nazionale propostogli dal presidente dello Zimbabwe, Robert Mugabe. Pur avendo vinto le elezioni, il Mdc entrerà in un esecutivo sostanzialmente guidato dal presidente, che ha mantenuto per il suo partito, lo Zanu-Pf, tutti i dicasteri più importanti. Ma sul rispetto degli accordi le perplessità sono tante.
Nonostante i caroselli e i festeggiamenti per le strade della capitale Harare seguiti all'annuncio, il Mdc ha ben poco da festeggiare. L'accordo di pace, proposto dalla Southern African Development Commission, un'organizzazione che racchiude tutti i governi dell'Africa meridionale e che ha fatto da mediatrice, premia infatti Mugabe oltre il suo reale peso politico. Sconfitto al primo turno delle presidenziali tenutesi lo scorso marzo, Mugabe fu eletto al ballottagggio di guigno solo grazie al ritiro di Tsvangirai, che per evitare violenze nei confronti dei suoi sostenitori decise di non partecipare alle consultazioni. Esercito e polizia sono stati accusati di aver ucciso qualcosa come 200 sostenitori del Mdc negli ultimi mesi, mentre lo Zanu-Pf ha ostacolato più volte i colloqui di pace tentando di mettere la comunità internazionale davanti al fatto compiuto. 

La tattica ha pagato: con l'accordo di pace, Mugabe mantiene la gran parte dei suoi poteri, limitandosi a far entrare il Mdc nel nuovo esecutivo solo come junior partner. Davanti alla prospettiva di rimanere fuori dagli accordi e di inimicarsi i mediatori della Sadc, Tsvangirai ha accettato l'accordo, accolto non senza frizioni da buona parte dell'establishment del Mdc. Il loro leader, infatti, verrà da oggi in poi ritenuto corresponsabile della disastrosa situazione economica dello Zimbabwe (con un'inflazione annuale al 231.000.000 percento e una disoccupazione al 90 percento), senza però avere i poteri necessari per affrontarla. Senza contare le possibili, e anzi probabili, frizioni che accompagneranno i rapporti tra i due partiti una volta formato il nuovo governo.
Se fino a venerdì scorso il Mdc poteva ergersi a rappresentante della popolazione stanca del regime di Mugabe, ora, con l'accordo di governo, il partito potrebbe consumarsi in un logorante gioco politico con lo Zanu-Pf. Ma dall'altra parte, dopo quasi un anno di trattative, al Mdc erano effettivamente rimaste poche carte da giocare. Dall'alto della presidenza e del controllo esclusivo sull'esercito e la polizia, in un modo o nell'altro Mugabe ha sempre comandato il gioco, permettendosi di rifiutare le pressioni politiche provenienti dall'esterno e di aspettare che le richieste degli avversari si annacquassero. Fino a poche settimane fa, il Mdc reclamava i principali dicasteri in virtù della vittoria alle elezioni parlamentari dello scorso anno. Ora, pur avendo la maggioranza del deputati, il partito di Tsvangirai si deve accontentare dei ministeri concessi dallo Zanu-Pf. Almeno per ora, l'ha spuntata il vecchio Mugabe. Ancora una volta.
di Matteo Fagotto

Gaza, il cessate il fuoco secondo i media



Il 27 gennaio i titoli dei giornali strombazzavano la notizia che i palestinesi avevano rotto l'ultimo cessate il fuoco: una bomba aveva ucciso un soldato israeliano e ferito altre due o tre soldati. 

Praticamente ogni fonte di informazione riportava questa azione come una grossa infrazione al cessate il fuoco che era iniziato il 18 gennaio: CNN, AP, NPR, il New York Times, The Washington Post, Fox News, ABC, CBS, il Christian Science Monitor, il LA Times, McClatchy Newspapers, ecc., hanno tutti accusato i palestinesi del riprendere della violenza. 

C'è solo un problema. Le forze israeliane avevano già violato il cessate il fuoco almeno sette volte:

- Le forze israeliane hanno ucciso un contadino palestinese a Khuza'a a est di Khan Yunis il 18 gennaio.
- Le forze israeliane hanno ucciso un contadino palestinese a est di Jabalia il 19 gennaio.
- Le navi da guerra israeliane avevano cannoneggiato la costa di Gaza causando danni a strutture civili. 
- Le truppe israeliane hanno sparato e ferito un bambino a est e di Gaza City il 22 gennaio. 
- Il fuoco delle navi da guerra israeliane ha ferito tra i quattro e i sette pescatori palestinesi il 22 gennaio. 
- Colpi di artiglieria israeliani hanno incendiato una casa palestinese il 22 gennaio. 
-m Carri armati israeliani hanno aperto il fuoco al confine della città di Al Faraheen, provocando danni a case e fattorie il 24 gennaio.[2] 

Eppure gli americani che si affidano ai media statunitensi per le loro notizie su Israele e Palestina vengono portati a credere che i palestinesi hanno dato inizio alla violenza (la morte di un soldato israeliano) che ha portato all'ultimo assalto di Israele: entro la fine della giornata [del 28 gennaio n.d.t.] le forze israeliane avevano già ucciso un contadino palestinese ventisettenne sparando dai carri armati; avevano chiuso i valichi verso Gaza negando all'intera popolazione (un milione e mezzo di persone) accesso alle forniture di cibo, medicine e altri aiuti umanitari di cui c'è disperatamente bisogno; avevano lanciato un drone che ha sparato un missile verso la città di Khan Yunis, ferendo un membro di Hamas a bordo di una motocicletta e, a quanto pare, almeno un bambino palestinese lì vicino; avevano mandato 20 carri armati e sette bulldozer militari a Gaza; e avevano occupato una casa palestinese vicino alla città di Deir Al Balah. 

Questa non è la prima volta che i media hanno capovolto la cronologia della violenza tra israeliani e palestinesi. Mentre i media riportano ampiamente il massacro di palestinesi da parte di Israele durato tre settimane è iniziato il 27 dicembre come reazione ai razzi palestinesi, il fatto è che Israele aveva iniziato la violenza rompendo la tregua il quattro novembre uccidendo sei palestinesi e ferendone altre sei, il cinque novembre uccidendo ancora un altro palestinese. Solo dopo questa violenza israeliana (e il suo continuato e soffocante embargo a Gaza, un'altra estremamente significativa violazione della tregua) è ricominciato il lancio di razzi da parte di Hamas. 

Neanche per Hillary i palestinesi contano. 

Nel frattempo il segretario di Stato Usa Hillary Clinton ha tenuto la sua primissima conferenza stampa al Dipartimento di Stato, annunciando: "Appoggiamo il diritto di Israele all'autodifesa. Lo sbarramento di fuoco dei razzi [palestinesi] che si avvicina sempre di più alle aree popolate [in Israele] non può rimanere senza risposta". 

Gran parte dei razzi palestinesi sono proiettili fabbricati in casa e costruiti di ferraglia. Il loro lancio è iniziato solo dopo che l'invasione israeliana di Gaza e della Cisgiordania aveva ucciso e ferito centinaia di civili. In sei anni questi razzi hanno ucciso un totale di 28 israeliani. Israele ha ucciso almeno 40 uomini, donne e bambini palestinesi in pochi minuti il sei gennaio quando ha colpito una scuola dell'Onu. Durante la loro invasione di dicembre e gennaio le forze israeliane hanno ucciso più di 1300 uomini, donne e bambini di Gaza e ne hanno feriti più di 5000; i combattenti della resistenza palestinese hanno ucciso nove israeliani, 4 dei quali civili.

Hillary è capace di presentarsi con affermazioni così assurde e offensive, dando luce verde per un'ulteriore carneficina, e Israele è capace di continuare la sua violenza assassina, solamente perché la copertura di Israele e Palestina da parte dei media mainstream è talmente pessima. 

È tempo per tutti noi di dire ai media che vogliamo sapere i fatti su Israele e Palestina, e di dire ai nostri vicini, ai nostri rappresentanti al Congresso e al nostro nuovo presidente quali sono questi i fatti. Noi abbiamo votato per il cambiamento. E' tempo di ottenerlo.
di Alison Weir
Alison Weir è direttore esecutivo di "If Americans Knew" (www.IfAmericansKnew.org), che ha prodotto un volantino da distribuire alla gente con i fatti riguardanti il cessate il fuoco. 

NOTE DEL TRADUTTORE

[1] Dalla prima pagina di Repubblica (ore 18:10): "Razzi e colpi di mortaio dai miliziani: prime persone colpite dopo il cessate il fuoco."

[2] Su siti come Uruknet e Infopal che seguono le vicende mediorientali si possono trovare resoconti pubblicati nei giorni scorso relativi alle violazioni israeliane del cessate il fuco "unilaterale". N.d.t.

Titolo originale: "Fact-Checking the Ceasefire Breaches. Killing Palestinians Doesn't Count"

Fonte: http://www.counterpunch.org/
29.01.2009

Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da ALCENERO

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