giovedì 29 gennaio 2009

Madagascar: il neo-colonialismo delle terre coltivabili


In Madagascar sale la tensione dopo gli scontri dello scorso fine settimana, quando Andry Rajoelina, sindaco della capitale Antananarivo, aveva guidato una manifestazione non autorizzata contro il presidente Marc Ravalomanana alla quale avevano preso parte circa 25.000 persone.
Il primo ministro Charles Rabemananjara ha scelto la linea dura, dichiarando che "ogni tipo di disobbedienza civile sarà punita. In Madagascar le leggi si rispettano, chi non lo fa ne pagherà le conseguenze."
Rajoelina è stato eletto sindaco di Antananarivo nel dicembre del 2007, e da allora ha criticato duramente il presidente Ravalomanana, soprattutto per la sua politica di vendita di vaste aree agricole alla sudcoreana Daewoo per la produzione di riso. Recentemente il colosso dell'automobile avrebbe acquisito 1,3 milioni di ettari di terra nel paese, cioè circa la metà dei terreni coltivabili dell'isola africana, ma questi accordi non sembrano portare nessun beneficio alla popolazione locale.
Infatti, mentre i prodotti agricoli delle terre vendute o affittate sono esportati in Sud Corea, il 70% degli abitanti del Madagascar soffre per carenza di cibo e malnutrizione, con il 4% che sopravvive solo grazie agli aiuti umanitari. I giovani malgasci non possono neanche sperare di trovare lavoro presso la multinazionale asiatica, che a quanto pare assume personale sudafricano per gestire e amministrare le sue aziende agricole altamente meccanizzate. Alcuni media locali hanno dato risalto alla questione, ma per tutta risposta il governo ha recentemente chiuso una stazione radio-televisiva privata di proprietà del sindaco Rajoelina.
La situazione in Madagascar è solo uno dei tanti esempi di neo-colonialismo, ovvero dello sfruttamento delle risorse dei paesi in via di sviluppo da parte di interessi nazionali e privati stranieri strettamente legati alle grandi potenze economiche mondiali. Se in passato il neo-colonialismo era associato alla guerra fredda e quindi al gioco delle sfere di influenza, oggi sta assumendo nuove forme: ultimamente ad essere presi di mira, attraverso accordi tra governi o investimenti di privati, sono i terreni coltivabili, con lo scopo di aumentare le riserve di cibo. Questa nuova tendenza nasce principalmente dai recenti aumenti nei prezzi delle derrate alimentari e anche dal successo dei biocarburanti.
Questa avidità di terra riguarda soprattutto quelle nazioni che hanno risorse naturali insufficienti, come i paesi semi-desertici del Medio Oriente o quelli sovrappopolati come la Cina e la Corea del Sud. Ad esempio, molti Stati del Golfo Persico, ricchi di petrolio, non hanno accesso a terreni coltivabili o all'acqua; e così il governo del Kuwait è in cerca di terre in Sudan, Uganda, Egitto, Marocco, Birmania, Thailandia e Laos; il Qatar sta facendo sondaggi in Sudan, Cambogia, Indonesia e Vietnam; l'Arabia Saudita tratta accordi con Brasile, Sudan, Kazakistan, Turchia e Pakistan, mentre il gruppo privato dei Bin Laden si è assicurato l'accesso a circa 500.000 ettari di terreni in Indonesia, da coltivare a riso. Altri paesi che fanno operazioni simili sono gli Emirati Arabi Uniti e il Bahrein. Data la sua enorme popolazione e la relativa scarsità di terreni coltivabili, anche la Cina ha interessi in Africa (in Zimbabwe, Mozambico, Nigeria, Uganda, Camerun e Tanzania) e in Asia (Birmania, Laos, Russia e Kazakistan), portati avanti sia attraverso accordi governativi che con investimenti privati.
Queste nuove incursioni neo-coloniali devono essere esaminate con attenzione; bisogna analizzare con obiettività il modo in cui spesso la sovranità territoriale è compromessa dalla semplice interazione con i nuovi poteri globali della finanza e del mercato. E' infatti inaccettabile come i paesi africani, dopo aver lottato duramente per liberarsi dall'oppressione coloniale e dai suoi strascichi, ora si ritrovino invasi da una nuova ondata di interessi economici che minacciano, ancora una volta, di arricchire una minoranza escludendo dal progresso le popolazioni locali.
di Marco Menchi

Il sistema Ags per il "diritto di servitù" americano a Sigonella


Quello delle intercettazioni sarà «il più grande scandalo della storia della Repubblica»: lo ha gridato sabato scorso al comizio di Olbia il premier Berlusconi. Ha invece taciuto sul fatto che, appena quattro giorni prima, il suo governo ha dato il via all’installazione in Italia di uno dei più potenti sistemi di intercettazioni del mondo, al cui confronto quello dei giudici italiani è un lavoro da dilettanti. E’ il sistema di spionaggio Nato Ags (Alliance Ground Surveillance), che sarà installato a Sigonella. La base sarà ampliata per ospitare gli 800 militari (con famiglie) addetti alla nuova installazione. Sigonella - ha detto il ministro della difesa La Russa - è stata scelta, rispetto ad altre località in Turchia e Germania, per la sua «centralità strategica nel Mediterraneo», che permetterà di concentrare in questa zona «importanti informazioni per diffonderle agli altri alleati», facendo «interagire le diverse forze dell'intelligence». Il sistema Ags - spiega la Nato - servirà a sorvegliare non solo il territorio dell’Italia e di altri paesi europei, ma quello di paesi extra-europei, soprattutto mediorientali, fornendo importanti informazioni «prima e durante le operazioni Nato». Esso sarà «uno strumento chiave per rendere più incisiva la Forza di risposta della Nato (Nrf)», in grado di essere proiettata entro cinque giorni «per qualsiasi missione in qualsiasi parte del mondo». Il sistema Ags fornirà un quadro dettagliato del territorio da occupare, permettendo anche di «individuare e prendere di mira veicoli in movimento». Ciò sarà reso possibile da vari tipi di piattaforme aeree e stazioni di controllo terrestri. Le prime consisteranno in aerei-radar (Airbus A 321 modificati) e aerei senza pilota Block 40 Global Hawk della statunitense Northrop Grumman: questi, guidati a distanza, volano per 35 ore a oltre 18mila metri di quota, trasmettendo al comando i dati rilevati dai sensori. Opererà inoltre da Sigonella un velivolo italiano Sigint, per la rilevazione delle onde elettromagnetiche, comprese quelle telefoniche (e quindi in grado di intercettare le telefonate anche in Italia). Le stazioni terrestri saranno sia fisse che mobili, ossia in grado di essere trasferite in lontani teatri bellici. Si tratta dunque del più sofisticato sistema di spionaggio elettronico, finalizzato sia al controllo dei paesi europei della Nato, sia al potenziamento della sua capacità offensiva «fuori area».   L’accordo per la creazione di questo sistema è stato sottoscritto dal governo Berlusconi nel novembre 2002, insieme a Stati uniti, Francia, Germania, Olanda e Spagna. E’ stato quindi costituito un «consorzio transatlantico» di industrie militari, comprendente la Northrop Grumman, General Dynamics, Eads, Thales e Galileo Avionica, che nel 2005 ha ricevuto un primo contratto per l’ammontare di 23 milioni di euro. Solo un piccolo acconto: la Nato stessa lo definisce «uno dei più costosi programmi di acquisizione intrapresi dall’Alleanza», che comporta una spesa di almeno 4 miliardi di euro. Ulteriori impegni sono stati assunti per conto dell’Italia dal governo Prodi, nell’ottobre 2006. Il ministro La Russa assicura però che l’installazione del sistema Ags a Sigonella avrà «un ritorno economico in tutta l'area». L’unico sostanziale «ritorno» sarà in realtà quello di accrescere la già pesante servitù militare di quest’area, che comporta anche rischi sanitari per la popolazione, dovuti alle forti emissioni elettromagnetiche. Nella U.S. Naval Air Station Sigonella, che ospita il centro logistico delle forze navali del Comando europeo degli Stati uniti, vi è uno dei due principali siti del sistema Gbs, gestito da tutti i settori delle forze armate Usa. E nella «dépendance» di Niscemi, dove già sono in funzione 41 antenne Usa, sarà installata una delle quattro stazioni terrestri del Muos (Mobile User Objective System), il sistema della U.S. Navy che collegherà - con comunicazioni ad altissima frequenza - le forze navali, aeree e terrestri mentre sono in movimento, in qualsiasi parte del mondo si trovino. Come se ciò non bastasse, arriva ora a Sigonella il nuovo sistema di spionaggio Nato, che - annuncia il ministro La Russa - conferisce all’Italia un accresciuto «ruolo di prestigio».
di Manlio Dinucci


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