venerdì 23 gennaio 2009

Repubblica Democratica del Congo, catturato il ribelle Laurent Nkunda


Il Generale Laurent Nkunda è stato arrestato ieri sera in Ruanda. L'operazione congiunta di truppe congolesi e ruandesi era stata lanciata questa settimana con l'intento dichiarato di sgominare i ribelli hutu presenti nelle regioni orientali della Repubblica Democratica del Congo. Ha portato invece all'arresto del leader che, dal 2004, lanciava violenti attacchi contro la popolazione civile allo scopo, come lui stesso sosteneva, di difendere la minoranza tutsi contro quegli stessi hutu, in parte responsabili del genocidio ruandese. Il governo congolese, per bocca del ministro alla Comunicazione, si è dichiarato certo che Kinshasa consegnerà già oggi il generale alle autorità giudiziarie nazionali.

Le ragioni di un colpo di scena. La mossa, indubbiamente un colpo di scena sullo scacchiere congolese, arriva ad una settimana dall'annuncio della scissione di una parte del Congrès National pour la Défense du Peuple (Cndp), gruppo ribelle capeggiato dallo stesso Nkunda. Sabato scorso, infatti, Bosco Ntangana, uno degli uomini di fiducia del Generale Nkunda e super - ricercato dalla Corte Penale Internazionale, aveva annunciato, insieme ad altri 8 comandanti del Cndp, la firma di una tregua con l'esercito regolare congolese. L'arresto di Nkunda, storicamente considerato appoggiato dal governo ruandese, potrebbe, secondo Franco De Simone, del Comitato Internazionale della Croce Rossa in Kivu, spiegarsi in parte anche così: la scissione ormai pubblica all'interno del gruppo avrebbe fortemente indebolito la sua posizione di alleato di Kinshasa e il generale si sarebbe trovato intrappolato dai repentini cambiamenti della diplomazia nella regione. Oltre a questo, almeno due elementi vanno tenuti in considerazione, secondo De Simone: il cambiamento della presidenza statunitense, molto vicina a Kigali, e il fatto che tra ottobre e novembre "il governo congolese aveva dimostrato di non poter battere militarmente il Cndp, rischiando addirittura di perdere Goma. La mediazione e l'intervento ruandese erano forse l'unica strada percorribile, a questo punto".

Il Luogtenente Colonnello Jean-Paul Dietrich, portavoce militare della missione di peacekeeping delle Nazioni Unite in Congo (Monuc), ci ha inoltre spiegato come una normalizzazione dei rapporti tra Rdc e Ruanda fosse "necessaria per stabilizzare la regione. Una Rdc instabile rappresentava una continua minaccia anche per il Rwanda. Con la cooperazione militare si potrà tentare la via dello sviluppo e soprattutto mettere in atto nuove iniziative economiche." Ovvero, a suo avviso ci sono accordi per lo sfruttamento delle risorse minerarie congolesi? "Cosa accadrà nello specifico è difficile, oggi, da immaginare con chiarezza." Almeno, può dirci se ritiene che il Cndp potrà risollevarsi da questo colpo e continuare le proprie operazioni? "I margini di manovra intorno al Cndp si sono di molto assottigliati."

Il coinvolgimento dei Paesi confinanti. Fino a ieri, diffusa era la preoccupazione per le conseguenze a lungo termine di un nuovo ingresso delle truppe ruandesi sul territorio congolese. L'ultima volta che le truppe di Kinshasa erano entrate nella Rdc per sostenere l'avanzata di Laurent-Désiré Kabila contro il presidente Mobutu, nel 1996, non se ne erano più andate. Nel 2001 un Panel delle Nazioni Unite aveva denunciato la politica sfruttamento illegale delle risorse congolesi di diamanti, cobalto, coltan e oro da parte di Rwanda, Uganda e Zimbabwe, raccomandando al Consiglio di Sicurezza l'imposizione di sanzioni. Da allora, numerosi osservatori internazionali, tra cui Amnesty International, Human Rights Watch e Refugee International avevano condannato l'influenza dei paesi confinanti, che, attraverso l'appoggio ai diversi gruppi armati presenti nelle regioni orientali della RDC, destabilizzavano la zona, contribuendo allo sfollamento di migliaia di civili.

Immagine compromessa. L'azione congiunta, un'esperienza di collaborazione senza precedenti nella martoriata regione dei Grandi Laghi, non può che suscitare oggi il plauso internazionale. Nkunda è infatti stato accusato di aver commesso numerosi crimini contro l'umanità, tra cui omicidi indiscriminati, stupri di massa e il reclutamento di bambini soldato al di sotto dei 12 anni, oltre che di aver condotto una ribellione che, solo nella sua ultima fase, a partire da agosto dello scorso anno, ha causato lo sfollamento di almeno 250 mila persone. "La sua immagine", spiega De Simone, "era del tutto compromessa davanti all'opinione pubblica congolese ed internazionale. Alison Des Forges, responsabile della divisione africana di Human Rights Watch, dichiarava già nel 2006 "Finchè Nkunda sarà latitante, la popolazione civile rimarrà esposta a gravi rischi." Nkunda non è certo l'unico responsabile, né il Cndp l'unico gruppo attivo nella regione, ma per una volta non ci si può non concedere il lusso di sperare.

di Daniela Greco

Link: http://it.peacereporter.net/articolo/13880/Congo,+arrestato+Laurent+Nkunda

Hamas lapidaria su Obama: "Sei come Bush, fallirai come lui"


Per Hamas tra Barack Obama e George W. Bush non c'è alcuna differenza. Lo ha dichiarato il portavoce del movimento da Beirut, Osama Hamdan, a al Jazeera. Per Hamdan le posizioni di Obama, che ha intimato a Hamas di porre fine al lancio di razzi contro Israele, non rappresentano un "cambiamento malgrado questo fosse quanto aveva promesso durante tutta la sua campagna. "Obama sta seguendo le orme del suo predecessore" e questo, ha aggiunto, "lo porterà a commettere gli stessi errori di Bush che ha infiammato la regione invece di portare stabilità". Insomma per l'esponente di Hamas l'amministrazione Obama è destinata "ad altri 4 anni di fallimenti in Medio Oriente".  Intanto, una nave da guerra della marina statunitense ha intercettato lunedi scorso nel Mar Rosso un mercantile iraniano battente bandiera cipriota con un consistente carico di armi apparentemente destinate a Hamas nella striscia di Gaza tramite la Siria. 
Fonte: la Repubblica

Il fosforo bianco israeliano nel massacro


Ho servito come artigliere nella divisione M109 dell'esercito israeliano dal 2000 al 2003 e sono stato addestrato a utilizzare le armi che Israele sta usando a Gaza. So per certo che le morti di civili palestinesi non sono una sfortunata disgrazia ma una conseguenza calcolata. Le bombe che l'esercito israeliano ha usato a Gaza uccidono chiunque si trovi in un raggio di 50 metri dall'esplosione e feriscono con ogni probabilità chiunque si trovi a 200 metri. Consapevoli dell'impatto di queste armi, le gerarchie militari impediscono il loro uso, anche in combattimento, a meno di 350 metri di distanza dai propri soldati (250 metri, se questi soldati si trovano in veicoli corazzati).

Testimonianze e fotografie da Gaza non lasciano spazio a dubbi: l'esercito israeliano ha usato in questa operazione
bombe al fosforo bianco, che facevano parte dell'arsenale quando anche io servivo nell'esercito. Il diritto internazionale proibisce il loro uso in aree urbane densamente popolate a causa delle violente bruciature che provocano: la bomba esplode alcune decine di metri prima di toccare il suolo, in modo da aumentarne gli effetti, e manda 116 schegge infiammate di fosforo in un'area di più di 250 metri. Durante il nostro addestramento, i comandanti ci hanno detto di non chiamare queste armi «fosforo bianco», ma «fumo esplosivo» perché il diritto internazionale ne vietava l'uso.



Dall'inizio dell'incursione, ho guardato le notizie con rabbia e sgomento. Sono sconvolto dal fatto che soldati del mio paese sparino artiglieria pesante su una città densamente popolata, e che usino munizioni al fosforo bianco. Forse i nostri grandi scrittori non sanno come funzionano queste armi, ma sicuramente lo sanno le nostre gerarchie militari. 1300 palestinesi sono morti dall'inizio dell'attacco e più di 5000 sono rimasti feriti. Secondo le stime più ottimiste, più della metà dei palestinesi uccisi erano civili presi tra il fuoco incrociato, e centinaia di loro erano bambini. I nostri dirigenti, consapevoli delle conseguenze della strategia di guerra da loro adottata, sostengono cinicamente che ognuna di quelle morti è stata un disgraziato incidente.
Voglio essere chiaro: non c'è stato alcun incidente. Coloro che decidono di usare artiglieria pesante e fosforo bianco in una delle aree urbane più densamente popolate del mondo sanno perfettamente, come anche io sapevo, che molte persone innocenti sono destinate a morire. Poiché conoscevano in anticipo i prevedibili risultati della loro strategia di guerra, le morti civili a Gaza di questo mese non possono essere definite onestamente un disgraziato incidente.

Questo mese, ho assistito all'ulteriore erosione della statura morale del mio esercito e della mia società. Una condotta morale richiede che non solo si annunci la propria volontà di non colpire i civili, ma che si adotti una strategia di combattimento conseguente. Usare artiglieria pesante e fosforo bianco in un'area urbana densamente popolata e sostenere poi che i civili sono stati uccisi per errore è oltraggioso e immorale.


di Simcha Leventhal *
Fonte: www.ilmanifesto.it/
Link:http://www.ilmanifesto.it/archivi/fuoripagina/anno/2009/mese/01/articolo/285/?
tx_ttnews[backPid]=16&cHash=27f6759410
22.01.2009

* L'autore è un veterano dei corpi di artiglieria dell'esercito israeliano e membro fondatore di Breaking the Silence

Cerca nel Blog

CERCA PER PAROLE CHIAVE - TAG

'Ndrangheta Affondamenti Afghanistan Africa Ambiente Arabia Saudita Argentina Articoli in lingua inglese Asia Australia Austria Azerbaigian Azerbaijan Bahrein Balcani Barack Obama Berlusconi Bielorussia Bilderberg Biomasse Birmania Bolivia Brasile Bulgaria Cambogia Canada Carfagna Caucaso Chavez Cina Colombia Congo Corea del Nord Corea del Sud Costa d'Avorio Croazia Cuba D'Alema Danimarca Default Disoccupazione Don Gelmini Drone Economia e finanza Ecuador Egitto Emirati Arabi Energie alternative Escort Europa Fidel Castro Filippine Finmeccanica Francia Gas Gasparri Gelmini Geopolitica - Politologia - Storia - Cultura Germania Ghana Gheddafi Giamaica Giappone Gramsci Grecia Guatemala Guerra Guinea Bissau H1N1 Haiti Hamas Honduras India Indonesia Inghilterra Inguscezia Iran Iraq Irlanda Irlanda del nord Islanda Israele Italia Karadzic Kazakistan Kenya Kim Il sung Kirghizistan Kosovo Kyoto Lavoro Lega Nord Lettonia Libano Libia Madagascar Mafia Mediaset Medioriente Medveded Messico Moldova Mossad Musica Narcotraffico Nepal Nicaragua Niger Nigeria Nord America Nucleare Nuova Zelanda Odifreddi Olanda Ossezia del sud Paesi Baltici Pakistan Palestina Panama Paramilitari PdL Perù Petrolio Politica Polonia Portogallo Puglia Putin Razzismo Redazionale Regno Unito Rep.Ceca Romania Russia Sacra Corona Unita Salute San Marino Scienze e tecnologie Scuola e Università Senegal Serbia Sicilia Siria Slovenia Soda caustica Somalia Spagna Spionaggio Sri Lanka Stati Uniti Strategie Sud Africa Sud America Sud-est Asia Sudan Svezia Svizzera Taiwan Thailandia Transnistria Tremonti Tunisia Turchia Ucraina UE Uganda Ungheria Uruguay Vaticano Venezuela Video Vietnam Wall Street Yemen Zapatero Zimbabwe

FeedBurner FeedCount

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Pertanto non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001. L'autore, inoltre, non ha alcuna responsabilità per il contenuto dei siti "linkati” né dei commenti relativi ai post e si assume il diritto di eliminare o censurare quelli non rispondenti ai canoni del dialogo aperto e civile. Salvo diversa indicazione, le immagini e i prodotti multimediali pubblicati sono tratti direttamente dal Web. Nel caso in cui la pubblicazione di tali materiali dovesse ledere il diritto d'autore si prega di avvisare via e-mail per la loro immediata rimozione.

Gli autori