giovedì 22 gennaio 2009

Insediarsi nel momento peggiore


Un Paese in recessione e con le casse pubbliche che fanno acqua, nel tentativo di salvare decine di compagnie dalla bancarotta: Barack Obama diventa presidente nella peggiore crisi economica degli Stati Uniti dai tempi della Grande Depressione degli anni Trenta. Per uscirne punta a indebitare gli Usa ancora di più, grazie agli investimenti pubblici e a tagli alle tasse, nella speranza che gli americani tornino a spendere. Ma il cammino è irto di difficoltà.
I numeri. Nel 2008 gli Stati Uniti hanno perso 2,6 milioni di posti di lavoro, di cui 524mila nel solo mese di dicembre. E la maggioranza degli esperti concorda nel credere che il peggio deve ancora venire, prima della ripresa. I salvataggi finanziari degli ultimi tre mesi - colossi come Aig, Citigroup, General Motors ma anche decine di istituti minori - stanno avendo un peso senza precedenti sui conti statali: è stato calcolato che nell'anno fiscale 2009 il deficit di bilancio sarà di 1.200 miliardi di dollari, cioè l'8,3 percento del Prodotto interno lordo. Si tratta del più ampio buco nei conti pubblici dalla Seconda guerra mondiale: per fare un confronto, si pensi che i Paesi dell'area euro devono contenere il rapporto deficit/Pil entro il 3 percento. Pur sapendo che spendere oltre le proprie capacità oggi si paga con maggiori interessi domani, gli Stati Uniti credono di potersi permettere il rischio, anche perché partono da un debito pubblico in proporzione minore rispetto ad altri Paesi: circa il 60 percento del Pil (in Italia tale rapporto è di 108).

La ricetta di Obama. E tutto questo, senza contare il piano di stimolo all'economia pensato da Obama: 775 miliardi di dollari, in spese pubbliche e tagli fiscali che si sommerebbero al già enorme buco di bilancio. L'idea del presidente è di impiegare circa il 40 percento di questa cifra in riduzioni delle imposte per le classi medio-basse, che riceverebbero in sostanza 500-1.000 dollari in più a famiglia. Il resto dovrebbe essere speso per rilanciare le infrastrutture, creando 600mila posti di lavoro tramite gli investimenti pubblici. Obama si ispira insomma alle teorie keynesiane, secondo cui un'economia in crisi può venire rilanciata grazie alla spesa pubblica. Ma al contempo, sono previsti tagli ai programmi di assistenza sanitaria per i più poveri e per gli anziani: in questo quadro l'obiettivo di fornire a tutti un'assicurazione medica, centrale nella campagna elettorale, è destinato a essere rinviato.
Le difficoltà. Il piano di Obama non piace però a buona parte del Congresso, e non solo tra l'opposizione. Se i repubblicani storcono il naso di fronte all'esplosione della spesa pubblica, seguendo i principi reaganiani del "governo leggero", anche all'interno del Partito democratico ci sono voci contrarie: quel mix di tagli fiscali e aumento della spesa pubblica, secondo loro, è troppo sbilanciato in favore della riduzione delle imposte. Ma sapendo che la battaglia per l'approvazione del pacchetto sarà dura, con i tagli fiscali il presidente ha cercato probabilmente un'esca per l'appoggio dei repubblicani al Congresso. E' probabile che, prima della stesura finale, il piano Obama verrà ampiamente emendato e c'è la possibilità - solo ventilata per ora, quasi fosse tabù parlarne - che la cifra di 775 miliardi superi in realtà il trilione, se saranno necessari altri salvataggi di grandi aziende. E nonostante il piano di stimolo sia stato accolto come l'inizio della fine della recessione, c'è già chi teme che non sarà sufficiente per allontanare l'economia statunitense dal baratro.
di Alessandro Ursic

Alcuni numeri sulla crisi del risparmio gestito

Centoquaranta i miliardi di euro di riscatti dai fondi comuni di investimento che si sono registrati nel corso del 2008. In pole position gli obbligazionari con 65,7 miliardi, gli azionari con 29,5, i flessibili con 17 ed infine 11 miliardi sono fuggiti dai fondi di liquidità.
A completare la dèbacle si registrano anche 8,3 miliardi di riscatti dagli hedge funds. Il patrimonio complessivo si è attestato (fine 2008) a 409 miliardi di euro.
Anche se il 2008 risulta il peggiore anno in assoluto nella storia dei fondi comuni di investimento, pure gli anni precedenti non erano stati rosei: il 2007 ha registrato riscatti netti per 53 miliardi di euro e il 2006 per 17,8 miliardi di euro.
Se per l'anno appena trascorso si può annoverare tra i motivi che hanno determinato questa fuga precipitosa la crisi finanziaria ed il panico che ne è scaturito, le notevoli contrazioni del risparmio gestito evidenziate anche negli anni precedenti fanno ritenere che le cause sono molteplici e tutte di ampio spessore.
Alcune risposte si possono trovare in due aspetti: le laute provvigioni applicate dalle società di gestione e, mediamente, i contenuti risultati espressi.

di Lovanio Belardinelli

Link: http://clarissa.it/esteri_int.php?id=1089


TOWARD A NUCLEAR-FREE WORLD: A GERMAN VIEW

In 2007 Henry Kissinger, George Schultz, William Perry and Sam Nunn issued an appeal for a world free of nuclear weapons.

Their knowledge and experience as respected secretaries of state and defense and chairman of the Senate Armed Services Committee under Republican and Democrat administrations gave their concerns about the growing nuclear threat special weight.

Being realists, they knew that the abolition of all nuclear weapons could only be achieved gradually, and therefore they proposed urgent practical steps aimed at realizing this vision.

The appeal met with broad approval and prominent support in the United States; as far as we know no supporting decisions by European governments were issued.

Our responses takes into account Germany's expectations of the incoming Obama administration.

Our century's keyword is cooperation. No global problem - be it the issue of environment and climate protection, providing for the energy needs of a growing world population or tackling the financial crisis - can be resolved by confrontation or the use of military force. America bears a special and indispensable responsibility.

This is all the more true when the number of countries possessing nuclear weapons or acquiring the capability to produce such weapons - and thus the raw material for terrorism on a catastrophic scale - is increasing. At the same time, existing nuclear-weapon states are developing new nuclear arms.

We unreservedly support the call by Messrs. Kissinger, Schultz, Perry and Nunn for a turnaround on nuclear policy, and not only in their country. This applies in particular to the following proposals:

- The vision of a world free of the nuclear threat, as developed by Ronald Reagan and Mikhail Gorbachev in Reykjavik, must be rekindled.

- Negotiations aimed at drastically reducing the number of nuclear weapons must begin, initially between the United States and Russia, the countries with the largest number of warheads, in order to win over the other countries possessing such weapons.

- The Nuclear Non-Proliferation Treaty (NPT) must be greatly reinforced.

- America should ratify the Comprehensive Nuclear Test-Ban Treaty.

- All short-range nuclear weapons must be destroyed.

From Germany's point of view it must be added:

-The Strategic Arms Reduction Treaty (START) expires this year. Its extension is the most urgent item on the agenda for Washington and Moscow.

- It will be vital to the credibility of the 2010 NPT Review Conference that nuclear-weapon states finally keep their promise under the Nuclear Non-Proliferation Treaty to reduce their nuclear arsenals.

- The Anti-Ballistic Missile (ABM) Treaty must be restored. Outer space may only be used for peaceful purposes.

Cooperation in the interests of shared security enabled Presidents George H.W. Bush and Gorbachev to eliminate the mutual threat posed by medium-range nuclear missiles at the end of the Cold War and, in 1990, to undertake the largest-ever conventional disarmament effort. In more than 18 years since then, what we now call the Treaty on Conventional Armed Forces in Europe (CFE) has become the basis for Europe's stability. To this day it continues to address the interests of all concerned.

That stability has been strong and reliable enough to withstand German reunification and the end of the Warsaw Pact, to survive the implosion of the Soviet Union, to enable Baltic States to regain their sovereignty and to stand up to NATO and EU enlargement and the realities of the world at the beginning of 2009.

These arrangements would be jeopardized for the first time by the American desire to station missiles and a radar system on extra-territorial bases in Poland and the Czech Republic, on NATO's eastern border.

A return to the era of confrontation, leading to a new arms race and new tension, can be best avoided by an agreement on missile defenses that would also serve the interests of NATO and the EU - that is, a restored ABM Treaty. This would also make it easier to adapt the CFE Treaty and pave the way for a greater dimension in arms controls.

Barack Obama called in Berlin for Cold War mindsets to be overcome. This ties in with the ideas discussed following the end of the Cold War under the motto, "security stretching from Vancouver to Vladivostok." Gorbachev was unable to realize his vision of a European house; Russian President Dmitri Medvedev has now called for a new pan-European security structure.

We recommend giving this opportunity careful consideration. Security and stability for the northern hemisphere can only be achieved through stable and reliable cooperation among America, Russia, Europe and China.

This cooperation would respect existing NATO, European Union and Organization for Security and Cooperation in Europe (OSCE) agreements and, if necessary, take its own institutional shape. Stable security in the northern hemisphere would certainly defuse global crises and make them easier to resolve.

Serious endeavours by the United States and Russia toward a nuclear-weapons-free world would make it easier to reach an agreement on adequate behavior with all other nuclear-weapon states, regardless whether they are permanent members of the UN Security Council. A spirit of cooperation could spread from the Middle East via Iran to East Asia.

Due to its policy of détente, backed up by its allies, Germany created the preconditions for its self-determination. Germany owes its peaceful reunification to the "2+4 Treaty" (signed in 1990 by East and West Germany and the four occupying powers: the U.S., Soviet Union, Britain and France) in which the principle of cooperation across former borders proved its worth.

The treaty enabled historic progress to be made on disarmament and arms control for Europe as a whole. One result was the NATO-Russia Council, which can only be fully effective in a spirit of cooperation. Relics from the age of confrontation are no longer adequate for our new century.

Partnership fits in badly with the still-active NATO and Russian doctrine of nuclear first use, even if neither side is being attacked with such arms. A general non-first-use treaty between the nuclear-weapon states would be an urgently-needed step.

Germany, which has renounced the use of nuclear, biological and chemical weapons, has every reason to call on the nuclear-weapon states not to use nuclear weapons against countries not possessing such arms. We are also of the opinion that all remaining U.S. nuclear warheads should be withdrawn from German territory.

Cooperation, our century's keyword, and secure stability in the northern hemisphere can become milestones on the route to a nuclear-weapon-free world.

This is our answer to the appeal issued by Messrs. Kissinger, Schultz, Perry and Nunn.

The writers all held high office in the Federal Republic of Germany: Helmut Schmidt, a Social Democrat, was chancellor 1974-1982; Richard von Weizsäcker, a Christian Democrat, was president 1984-1994; Egon Bahr, a minister in Social Democratic governments, was an architect of the policy of "ostpolitik"; Hans-Dietrich Genscher, of the Free Democrats, was foreign minister 1974-1992.

By Helmut Schmidt, Richard von Weizsäcker, Egon Bahr and Hans-Dietrich Genscher
 
© Herald Tribune International 
Friday, January 9, 2009
(tr. it., a cura di G. Colonna)

La visione di un mondo libero dalla minaccia nucleare, così come sviluppata da Ronald Reagan e Mikhail Gorbaciov deve essere ripresa

PER UN MONDO SENZA ARMI ATOMICHE: IL PUNTO DI VISTA TEDESCO

Nel 2007, Henry Kissinger, George Schultz, William Perry e Sam Nunn hanno presentato un appello per un mondo libero dalle armi nucleari.
Le loro conoscenze e la loro esperienza come Segretari di Stato, Ministri della Difesa e Presidenti del Comitato delle Forze Armate del Senato sia sotto amministrazioni democratiche che repubblicane conferisce un peso particolare alle loro preoccupazioni in merito alla crescente minaccia nucleare.
Per essere realisti, essi sanno che l'abolizione di tutte le armi nucleari potrebbe essere raggiunta gradualmente e per questo hanno proposto dei passi urgenti rivolti all'attuazione di questa idea.
Il loro appello ha raccolto una larga approvazione e un forte sostegno negli Usa; per quanto a nostra conoscenza non sono state prese decisioni a sostegno di questa proposta da parte di nessun governo europeo.
La nostra risposta tiene conto delle attese in Germania per la nuova amministrazione Obama.
La parola chiave del nostro secolo è cooperazione. Nessun problema globale, si tratti di ambiente e protezione del clima, soddisfacimento dei fabbisogni di energia da parte di una popolazione mondiale in crescita o risposta alla crisi finanziari, può essere risolto con lo scontro o l'uso della forza militare. L'America sostiene in questo senso una responsabilità speciale e insostituibile.
Tutto ciò è ancor più vero quando allorché cresce il numero dei Paesi in possesso di armi nucleari o in corso di acquisizione della capacità di produrre questo tipo di armi, e così per la materia prima per un terrorismo di dimensioni catastrofiche. Allo stesso tempo, gli Stati già in possesso di armamenti nucleari stanno sviluppando nuove armi nucleari.
Noi sosteniamo incondizionatamente Kissinger, Schultz, Perry e Nunn per una inversione di tendenza sulla politica nucleare e non solo negli Stati Uniti. Questo comporta in particolare in merito i seguenti punti:

  • la visione di un mondo libero dalla minaccia nucleare, così come sviluppata da Ronald Reagan e Mikhail Gorbaciov deve essere ripresa;
  • devono essere intrapresi negoziati rivolti ad una radicale riduzione del numero delle armi nucleari, inizialmente fra Usa e Russia, i Paesi con il maggior numero di testate atomiche, per persuadere gli altri Paesi in possesso di armamenti di questo tipo:
  • il Trattato di Non Proliferazione Nucleare (NPT) deve essere grandemente rafforzato;
  • l'America deve ratificare il Trattato di Bando Totale dei Test Nucleari;
  • tutte le armi nucleari a corto raggio devono essere distrutte.

Dal punto di vista tedesco, bisognerebbe aggiungere:

  • Il Trattato sulla Riduzione delle Armi Strategiche (START) scade quest'anno. La sua proroga è l'argomento più urgente all'ordine del giorno per Washington e Mosca;
  • Sarà vitale per la credibilità della Conferenza per la revisione del Trattato di Non Proliferazione Nucleare del 2010 che gli Stati dotati di armamenti nucleari mantengano la loro promessa, assunta con quel Trattato, di ridurre i loro arsenali nucleari;
  • Il Trattato sui missili anti-missile (ABM) deve tornare in vigore. Lo spazio deve essere usato solo per scopi di pace.

La cooperazione nell'interesse di una sicurezza condivisa permise ai Presidenti George H.W. Bush e Gorbaciov di eliminare la reciproca minaccia costituita dai missili nucleari a medio raggio alla fine della Guerra Fredda e, nel 1990, di impegnarsi in un sforzo ancor più vasto sul disarmo convenzionale. In oltre 18 anni da allora, quello che noi oggi chiamiamo il Trattato sulle armi convenzionali in Europa (CFE) è divenuto la base della stabilità dell'Europa. Fino ad oggi esso continua a rispondere agli interessi di tutte la parti.
La stabilità è stata salda e credibile a sufficienza per sostenere la riunificazione tedesca e la fine del Patto di Varsavia, per sopravvivere all'implosione dell'Urss, per permettere agli Stati Baltici di riguadagnare la loro sovranità e affrontare l'allargamento della Nato e della Unione Europea e le realtà del mondo al principio del 2009.
Questi accordi sarebbero messi a repentaglio per la prima volta dal desiderio americano di installare missili ed un sistema radar in basi extra-territoriali in Polonia e nella Repubblica Ceca, sul confine orientale della Nato.
Il ritorno ad un'era di ostilità, che porterebbe a una nuova corsa agli armamenti e a nuove tensioni, potrebbe essere meglio evitato mediante un accordo su difese missilistiche che potrebbero servire anche gli interessi della Nato e della UE, cioè ad un Trattato contro missili anti-missile (ABM). Ciò renderebbe anche più facile adattare il Trattato CFE e aprire la strada ad una più vasta prospettiva nel controllo degli armamenti.
Barack Obama ha fatto appello a Berlino al superamento della mentalità della Guerra Fredda. Questo ci riporta alle idee discusse subito dopo la fine della Guerra Fredda sotto lo slogan "estendere la sicurezza da Vancouver a Vladivostok". Gorbaciov non è stato in grado di attuare la sua visione di una casa comune europea; il Presidente Dimitri Medvedev ha lanciato un appello per una nuova struttura di sicurezza pan-europea.
Noi suggeriamo di prendere questa opportunità in seria considerazione. La sicurezza e la stabilità dell'emisfero settentrionale possono essere raggiunte solo attraverso una stabile e affidabile cooperazione tra America, Russia, Europa e Cina.
Questa cooperazione dovrà rispettare gli accordi della Nato, dell'Unione Europea e dell'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) e, se necessario, assumere una propria forma istituzionale. Una sicurezza stabile nell'emisfero settentrionale potrebbe certamente disinnescare le eventuali crisi globali e rendere più agevole il risolverle.
Seri sforzi da parte degli Usa e della Russia nella direzione di un mondo libero da armamenti nucleari renderebbe più facile raggiungere un accordo in merito alla condotta più idonea nei confronti di tutti gli altri Stati dotati di armi nucleari, indipendentemente dal fatto che siano o meno membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Uno spirito di cooperazione potrebbe diffondersi dal Medio Oriente, attraverso l'Iran, fino all'Asia Orientale.
Grazie alla sua politica di distensione, sostenuta dai suoi alleati, la Germania ha creato le pre-condizioni per la sua auto-determinazione. La Germania deve la sua pacifica riunificazione al Trattato 2+4 (firmato nel 1990 dalle due Germanie e dalle quattro potenze occupanti: USA, Urss, Francia e Gran Bretagna) nel quale il principio della cooperazione attraverso le frontiere preesistenti ha dimostrato tutto il suo valore.
Il Trattato ha permesso di realizzare storici progressi sul disarmo e sul controllo degli armamenti nell'Europa intera. Un risultato è stato il Consiglio Nato-Russia che può essere completamente efficace in uno spirito di cooperazione. Relitti dell'epoca dello scontro non sono più adeguati al nuovo secolo.
La collaborazione mal si adatta alla dottrine ancora attive nella Nato e in Russia in merito all' "uso per primi" del nucleare, anche nel caso in cui nessuna della due parti sia stata attaccata con questo tipo di armi. Un trattato su di un bando generalizzato dell' "uso per primi" tra gli Stati in possesso di armi nucleari sarebbe un passo di stringente urgenza.
La Germania, che ha rinunciato all'uso delle armi nucleari, biologiche e chimiche, ha buone ragioni per richiamare gli Stati dotati di armi nucleari e non usare queste armi contro Stati che non le possiedono. Siamo anche del parere che tutte le restanti testate atomiche statunitensi dovrebbero essere ritirate dal territorio tedesco.
La cooperazione, questa parola chiave del nostro secolo, e una stabile sicurezza nell'emisfero settentrionale possono diventare una pietra miliare sulla via di un mondo senza armi nucleari.
Questa è la nostra risposta all'appello pubblicato da Kissinger, Shultz, Perry e Nunn.

Tutti i firmatari hanno rivestito alte cariche nella Repubblica Federale di Germania: Helmut Schmidt, socialdemocratico, è stato Cancelliere dal 1974 al 1982; Richard von Weizsäcker, cristiano-democratico, è stato Presidente dal 1984 al 1994; Egon Bahr, Ministro in alcuni governi sociademocratici, è stato un architetto della cosiddetta Ostpolitik; Hans-Dietrich Genscher, liberal-democratico, è stato Ministro degli Esteri dal 1974 al 1992.

di Helmut Schmidt, Richard von Weizsäcker, Egon Bahr e Hans-Dietrich Genscher
© Herald Tribune International

9 Gennaio 2009(tr. it., a cura di G. Colonna)

Link: http://www.clarissa.it/editoriale_int.php?id=257&tema=Documenti

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