venerdì 16 gennaio 2009

Undici settembre, il crollo del WTC7 era stato previsto: il video inedito sull’Edificio 7


È stato recentemente scoperto un'altro video risalente all'11 settembre che dimostra come il crollo del WTC7 sia stato previsto. Ed è sorprendente, perché non ci sono precedenti che testimoniano il crollo di un edificio con uno scheletro d'acciaio a causa di un incendio. Non uno in tutta la storia dell'ingegneria.

È ampiamente noto che le agenzie di stampa ricevettero e divulgarono la notizia del crollo del WTC7 molto prima che questo avvenisse. La BBC e la CNN hanno addirittura sfiorato i 30 minuti di anticipo.

Nel video che segue, David Lee Miller, corrispondente della Fox News, dichiara: "Una fonte interna ai vigili del fuoco ci ha rivelato che il palazzo, identificato come WTC7, rischia di crollare. Ci è stato riferito che gli ingegneri si sono avvicinati, per quanto possibile, all'edificio in fiamme. Secondo loro potrebbe cedere e, se lo farà, ci si può aspettare che cada in direzione sud."

Guarda il video:

Link: http://it.youtube.com/watch?v=GzvygaiF3Gk

L'idea che un grattacielo di 47 piani con una struttura rinforzata, qual era il WTC7, potesse cedere a causa di un semplice incendio sarebbe risultata assurda in quei giorni ed il motivo è molto chiaro: un evento simile non era mai accaduto nella storia dell'umanità. La pura improbabilità di un tale scenario è stata ribadita nel febbraio 2005, quando il palazzo Windsor di Madrid ha bruciato per 24 ore di fila senza mostrare alcun segno di cedimento. Al contrario, il WTC7 ha subito incendi contenuti in un'area relativamente ristretta ed è venuto giù dopo 7 secondi.

Se, in via teorica, si accetta che il crollo sia stato accidentale e non il frutto di una demolizione controllata, è altamente sospetto ciò che le fonti ufficiali hanno riferito a «Fox News». Secondo loro, l'edificio sarebbe crollato verso sud. Come potevano conoscere la direzione del crollo se non esistevano precedenti?

Questo livello di preparazione su un evento senza precedenti fa sorgere ulteriori sospetti, se si considera che l'ex-responsabile per le emergenze dei vigili del fuoco di New York, Jerome Hauer (il cui ufficio si trovata al 23° piano del WTC7), era un esperto di demolizioni controllate. Hauer ha attirato su di sé le attenzioni del movimento per la verità sull'11 settembre grazie al suo 
zelo nel sostenere la versione ufficiale fin dalle prime ore successive all'attacco, quando i dati erano piuttosto lacunosi per chiunque.

Inoltre, Hauer è stato amministratore delegato della Kroll Associates – l'azienda che gestiva i servizi di sicurezza del WTC7 nel periodo dell'11 settembre. In seguito, ha dimostrato una fantomatica preveggenza anche rispetto agli attentati con l'antrace: ha fatto scorta di 
Cipro, l'antibiotico che neutralizza l'antrace, una settimana prima che la famosa lettera fosse recapitata al Congresso.
Il nostro sito ha documentato in maniera esaustiva le dichiarazioni dei testimoni oculari che fanno sospettare una demolizione controllata dell'Edificio 7. Ovviamente, i media dell'establishment hanno risposto con una campagna di debunking quasi ossessiva, nel tentativo di sedare il crescente interesse risvegliato da questi argomenti.

Persone come Kevin McPadden, ex-esperto di Operazioni Speciali di Ricerca e Salvataggio dell'aviazione americana, dichiarano di aver visto con i propri occhi il conto alla rovescia che ha preceduto il crollo dell'Edificio 7 e altri, come l'ex-poliziotto Craig Bartmer, testimoniano di aver udito il fragore delle bombe che hanno fatto collassare l'edificio mentre fuggivano dal luogo della catastrofe.

Queste persone sono state ignorate, nello sforzo organizzato per spazzare ogni controversia sotto il tappeto che ha contraddistinto la pubblicazione dell'ultimo e più bizzarro dossier del NIST. Infatti questo documento, in spregio alle attuali leggi della fisica, spiega che un 
"nuovo fenomeno" ha cagionato il crollo del WTC7.

Fonte: Paul Joseph Watson, Newly Uncovered WTC 7 Video Betrays More Foreknowledge Of Collapse, «Prison Planet.com» [
QUI]
di Paul Joseph Watson - «Prison Planet.com»
Traduzione di 
Massimo Spiga per Megachip.

Il monopolio israeliano dello "shock emotivo" da guerra


Sulla base delle statistiche che vengono ora effettuate dalle città israeliane situate lungo la linea del fuoco a casaccio di razzi Qassam, sembra che le vittime civili di Israele della sua guerra contro Gaza saranno ancora una volta in gran parte dovute allo shock emotivo. 

Come nel caso della guerra contro il Libano del luglio 2006, quando il ministero della salute israeliano ha riferito che 4262 civili israeliani feriti erano in cura presso gli ospedali; questo totale è stato distinto nel dettaglio in 33 pazienti gravemente feriti, 68 moderatamente feriti, e 1388 lievemente feriti, con i restanti 2773 in cura per “shock e ansietà”. La Commissione di inchiesta per il Libano dell’ONU nel frattempo, citava la rivendicazione delle autorità libanesi di 4409 civili libanesi feriti – mentre l’unico tentativo di classificazione delle vittime era sotto forma di un grafico che elencava 56 diversi “massacri collettivi” perpetrati dalle forze israeliane durante la guerra, con definizioni identificative quali “incursioni aeree si sono abbattute duramente sulla processione del funerale delle vittime delle incursioni aeree del giorno precedente”.

La BBC News ha riportato cifre diverse nel suo cartoncino segnapunti delle vittime civili della guerra dell’agosto 2006, secondo cui c’erano 32 Israeliani gravemente feriti, 44 Israeliani moderatamente feriti, 614 Israeliani lievemente feriti, 1985 Israeliani in cura per shock e 3697 Libanesi feriti. Le vittime israeliane erano pertanto con schiacciante maggioranza in relazione allo shock traumatico, mentre i Libanesi erano ancora:

1) un numero indifferenziato. 2) non colpiti da disturbi gravi da stress. La stessa tendenza continuerà molto probabilmente con Gaza – e non soltanto perché è difficile trovare posto negli ospedali per pazienti con livelli rialzati di norepinefrina quando mancano i posti per chi ha perso gli arti. 

Mi sono svegliata la scorsa domenica mattina e ho appreso che a Sderot 1 Israeliano era stato lievemente ferito, 4 Israeliani erano in cura per shock e 23 Palestinesi erano stati uccisi a Gaza dalla mezzanotte in poi. Dopo aver fatto una ricerca su Google dei termini “Palestinesi in cura per shock” – che ha dato come risultato per lo più articoli sugli Israeliani in cura per shock a causa del comportamento dei Palestinesi – ho telefonato ad un amico palestinese in Libano al fine di determinare perché i nemici di Israele non si permettevano il lusso di soffrire di condizioni psicologiche. L’investigazione è stata condotta in inglese modificato, la forma idiomatica cui ci affidiamo Hassan ed io per tutte le nostre comunicazioni:

IO: gli Arabi vanno mai in ospedale per problemi di testa?
HASSAN: gli Arabi non hanno testa.

Questa ipotesi sarebbe stata senza dubbio approvata dall’ex premier israeliano Golda Meir, che avrebbe potuto usarla a sostegno del suo argomento che i Palestinesi non fossero persone reali. Altre possibili scuse per il tradizionale embargo sullo shock palestinese comprendevano quanto segue:

1) che i Palestinesi erano abituati alle bombe che gli cadono sulla testa.
2) che era colpa dei Palestinesi se le bombe gli cadevano sulla testa.
3) che lo shock era diventato la proprietà esclusiva della campagna internazionale di compassione israeliana, proprio come le parole “pioggia”, “grandine” e “sbarramento”.

La rubrica sulla salute dell’edizione online di domenica del Jerusalem Post ha fatto un po’ di luce sul fenomeno unico [al mondo] dello shock israeliano. L’articolo principale era intitolato “Sfuggendo al vortice traumatico” che – pur sembrando più come una serie di istruzioni per l’abbattimento della barriera di confine di Rafah – si è rivelato essere l’obiettivo dell’Esperienza Somatica (SE), una filosofia di autoguarigione che è stata recentemente pubblicizzata a Sderot.

L’articolo inizia con il venerdì mattina al “Centro di Resistenza di Sderot a prova di bomba” dove è in visita il guru dell’Esperienza Somatica Gina Ross di Los Angeles che presiede [l’incontro] dinnanzi ad un pubblico assorto di operatori sanitari e assistenti sociali. Secondo l’autore dell’articolo l’incontro è stato organizzato in un momento propizio dato il senso di fragilità che provano attualmente gli Israeliani nelle vicinanze della striscia di Gaza, molti dei quali vengono tuttavia descritti come “[persone che] se ne stanno a letto il primo giorno del fine settimana”. Una stima corrispondente sul numero di abitanti di Gaza che se ne rimangono a letto il venerdì mattina non viene fornita.

L'“ottimista” la sig.ra Ross descrive come obiettivo dell’Esperienza Somatica la sostituzione del “vortice traumatico” con un “vortice della guarigione”. Il vortice traumatico è il risultato di “una risposta biologica incompleta ad una minaccia, che lascia il sistema in uno stato di eccitazione eccessivamente elevata, con movimenti difensivi ostacolati congelati nel tempo”; il vortice della guarigione si verifica quando la vittima impara a “sciogliere il congelamento e a rilasciare le espressioni moto-sensoriali delle emozioni a matrice traumatica”. La Ross sostiene entusiasticamente che il processo sostitutivo è a volte possibile dopo solo alcune sessioni, persino dopo anni di accumulo.

Il metodo dell’Esperienza Somatica è stato sviluppato dal dott. Peter Levine, descritto nell’articolo come l’autore del libro “Taming the Tiger” [domare la tigre]; a quanto pare il titolo del libro è invece “Waking the Tiger” [risvegliare la tigre], che è forse più appropriato nel contesto israeliano, date le palesi preferenze per sguinzagliare le bestie piuttosto che trattenerle. Oltre ad una serie di altri titoli, la Ross [vanta quello di] addestratrice esperta per il Medio Oriente della Levine’s Foundation for Human Enrichment [Fondazione Levine per l’arricchimento umano], nonché quello di autoproclamata esperta per il superamento della “insicurezza e delle difficoltà dell’esilio” – la sua famiglia è dovuta fuggire dalla propria casa in Siria e successivamente dalla propria casa in Libano. La familiarità con l’esilio potrebbe tornare utile nell’eventualità che un giorno Gaza venga ritenuta meritevole di arricchimento umano, o di esperienza somatica in generale.

La Ross ha determinato che gli Israeliani, i Palestinesi e gli Arabi-Israeliani soffrono tutti di vortici traumatici collettivi – specialmente il secondo gruppo, il cui vortice “è aumentato vertiginosamente diventando incontrollabile da tempo”. Perciò nonostante agli abitanti di Gaza sia consentito in questo caso di soffrire psicologicamente, sono destinati a fallire persino nella loro stessa sofferenza, dato che non è possibile attuare un vortice di guarigione collettiva mentre un esercito finanziato dal superpotere globale è sopra la testa e sotto i piedi. 

Il metodo della Esperienza Somatica fornisce tuttavia delle opportunità innovative per persone eminenti quali:

1) Barack Obama, che corre il rischio di sviluppare un vortice traumatico per fare ripetuto affidamento sulla opzione di “fuga” nelle situazioni lotta o fuggi – per l’appunto i discorsi all’AIPAC e le opinioni sulla guerra di Gaza.
2) MK Shai Hermesh, residente di un kibbutz vicino al confine con Gaza, che – come Tzipi Livni ha spiegato ai diplomatici stranieri riunitisi a Sderot il 28 dicembre – “ha dovuto praticamente vivere in un rifugio da settimane ormai”. Livni ha dichiarato che la situazione è “intollerabile”, sebbene questa descrizione non corrispondesse molto probabilmente alla situazione dei parlamentari palestinesi tenuti indefinitamente nella detenzione amministrativa israeliana.

L’asserzione di Gina Ross che “la pace può arrivare solo da sistemi nervosi collettivi equilibrati” potrebbe dimostrarsi rivelatrice anche per altri membri della comunità internazionale, come quelli che sono dell’idea che la pace può essere raggiunta solo impedendo lo smembramento della Palestina da parte di Israele in enclavi non contigue. Anziché preoccuparsi di quale percentuale dei restanti territori palestinesi dovrebbe essere permessa sul lato israeliano di imponenti muri di cemento, l’inviato per il Medio Oriente Tony Blair potrebbe perciò concentrarsi su questioni più concrete come costruire resilienza emotiva sulla strada per la pace. Blair ha già dimostrato un forte impegno per la resilienza, reprimendo le lacrime mentre discuteva sulle lettere ricevute dai genitori dei [soldati] caduti in Iraq, che ciononostante mantengono il loro convincimento nella giustizia della guerra. 

(Secondo la distribuzione globale del potere, gli Iracheni – come gli abitanti di Gaza – sono stati giudicati non meritevoli dello stato di vittima psicologica, che è riservato alle truppe di coalizione, alle loro famiglie e alle persone che sigillano le loro finestre per proteggersi dagli attacchi con armi di distruzione di massa. A proposito, il quarto risultato nell’elenco ottenuto dalla ricerca su Google dei termini “Iracheni in cura per shock” era un articolo di Haaretz del 2007 intitolato “Qassam lanciato da Gaza colpisce Sderot; un uomo in cura per shock”.)

Verso la fine dell’articolo del Jerusalem Post sulla fuga dal vortice traumatico, una professionista israeliana di Esperienza Somatica durante l’incontro a Sderot dichiara la propria intenzione di tenere un laboratorio di pronto soccorso emotivo per i cittadini di Gerusalemme che subiscono un trauma secondario – ossia “vicariante”.

Passando al secondo titolo di testa nella rubrica dedicata alla salute del JPost.com, sono stata informata che: “le hotlines emotive registrano uno spiccato aumento di chiamate [di persone] dal sud”, molte delle quali stavano provando le ripercussioni degli squilibri del sistema nervoso collettivo di Gaza. Secondo la portavoce della hotline gestita dalla Natal – Israel’s Trauma Center for Victims of Terror and War – un certo numero di genitori si preoccupavano per il fatto che i loro figli non mangiavano né bevevano; tale comportamento sarebbe stato meno preoccupante a Gaza, data la mancanza di cibo e acqua. 

I consigli della Natal per coloro che combattono contro il vortice traumatico comprendevano:

1) astenersi moderatamente dai notiziari
2) trovare “un leggero intrattenimento per aiutarli a sopportare lo stress”. (Il termine “intrattenimento” era sottolineato; quando ci ho cliccato sopra sono stata trasportata su un sito in Spagnolo dove venivo invitata a scaricare popolari canzoncine sul mio cellulare.)
3) incoraggiare i bambini più piccoli a trascorrere del tempo nei loro rifugi antibomba anche in assenza di sirene [che annuncino] incursioni aeree, in modo tale che i rifugi non siano associati solo alla paura della morte.

Visitando lo stesso sito web della Natal è emerso che molte delle persone che chiamavano la hotline erano dell’Israele settentrionale e “avevano dei flashback della seconda guerra del Libano”. Condoleezza Rice nel frattempo, aveva lei stessa dei flashback di questa particolare guerra e ha ripetuto che un cessate il fuoco non dovrà mai consentire il ripristino dello status quo ante, ossia Gaza.

Il sito web della Natal descrive i residenti dell’Israele meridionale come “[persone] che vivono in una realtà abnorme” e fornisce loro gli strumenti per sopportarla, compreso un elenco di esercizi intitolato “rilassamento muscolare per bambini”. In uno degli esercizi elencati si consiglia ai genitori di dire ai bambini di far finta che “un piccolo elefante si sta avvicinando; tra un attimo ti camminerà sulla pancia! Contrai il pancino; contrai i muscoli più forte che puoi. L’elefante se ne è andato; adesso puoi rilassare di nuovo il pancino”.

Attività terapeutiche alternative sono esplorate su SderotMedia.com, che presenta un video di un bambino piccolo con indosso un yarmulke nero [ndt. copricapo ebraico usato durante la preghiera] intento a decorare un razzo Qassam che ha realizzato con una bottiglia di plastica, carta e nastro adesivo per mascherature. Un accostamento più complesso di innocenza e guerra può essere certamente trovato nelle foto dei bambini israeliani che decorano i missili con destinazione Libano nel 2006, ma il regista del video di SderotMedia affronta un più ampio campo simbolico nella scena finale, in cui il Qassam decorato viene posto al centro del pavimento con un bambino con un maglioncino viola seduto poco distante. Il bambino guarda il Qassam per alcuni secondi, poi gattona verso di esso e fa cadere il razzo.


Un’ulteriore ricerca sul sito ha prodotto un articolo che accompagna il video intitolato “Kassam ecologici”. Nell’articolo, la madre del bambino che decora il Qassam spiega che “l’incontro con la minaccia attraverso la creazione” fornisce un senso di sicurezza ai bambini di Sderot (o per lo meno al 70-94% di essi cui SderotMedia diagnostica un disordine post traumatico da stress). L’autore dell’articolo ci dà delle informazioni generali più attinenti, come che il significato di pericolo del “colore rosso” è un concetto altrettanto familiare a questi bambini quanto la parola “padre” e che ai bambini “non importa davvero se è stato l’IDF [le forze armate israeliane] a iniziare la risposta” – un esempio che il resto del mondo potrebbe seguire. 

Dopo aver visto un altro video di Sderot – questo con una donna in camicia da notte che trema nella sua casa – sono ritornata un’ultima volta alla rubrica sulla salute del sito del Jerusalem Post e ho trovato un articolo intitolato “Psychologically Speaking: Feeling sad” [“Parlando psicologicamente: sentirsi tristi”]. Questo articolo ha esplorato altre potenziali ragioni a parte la pioggia di razzi per cui gli Israeliani potrebbero sentirsi tristi, come il disordine affettivo stagionale (SAD), provocato dall’inverno e il disordine affettivo stagionale contrario, causato dall’estate.

Adesso la maggior parte dei Palestinesi di Gaza presumibilmente non ha abbastanza tempo libero perché possano essere influenzati dai cambiamenti stagionali, ed è improbabile che anche gli integratori di melatonina raccomandati per combattere il SAD siano disponibili attraverso gli aiuti umanitari. Le regolari esplosioni tuttavia, potrebbero offrire agli abitanti di Gaza l’accesso ad alcune delle altre terapie consigliate, come la luce-terapia con esposizione a luci forti. Il Governo israeliano nel frattempo, potrebbe prendere in considerazione di cessare lo sfruttamento del reale tormento psicologico dei propri cittadini per giustificare le battaglie esistenziali contro i propri vicini.
DI BELÉN FERNÁNDEZ
Counterpunch
Belén Fernández sta ora finendo di scrivere un libro intitolato "Coffee with Hezbollah", che racconta il viaggio in autostop di due mesi attraverso il Libano che lei stessa e Amelia Opaliska hanno effettuato dopo la guerra del luglio 2006. Può essere contattata all’indirizzo e-mailbelengarciabernal@gmail.com.

Titolo originale: "The Trauma Vortex "

Fonte: http://www.counterpunch.org/
Link

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di MICAELA MARRI

L'irreversibile collasso finanziario totale


Il crollo del 2008

Nell'estate del 2008 la Banca dei regolamenti internazionali (BRI) aveva messo in guardia sul pericolo di un'altra Grande depressione, di portata tale da far impallidire il crollo economico degli anni '30. Il problema era nato con la crisi americana delle ipoteche subprime, che le banche statunitensi concedevano a condizioni sempre meno severe a consumatori non in grado di provare le loro capacità di rimborso. Non si trattava di un errore che una normativa insufficiente rendeva impossibile rilevare: le autorità sapevano quel che stava accadendo e avevano ampie possibilità di porre rimedio alla situazione. Ma la lobby delle istituzioni finanziarie si era battuta con successo per ottenere il diritto di prestare a chiunque e senza restrizioni. Secondo Elliot Spitzer, ex governatore di New York, quando era apparsa evidente l'ampiezza delle procedure fraudolente di finanziamento messe in atto dalle banche, gli Stati, all'incirca nel 2003, avevano tentato di intervenire per regolarizzare la situazione; mail Dipartimento del tesoro statunitense aveva bloccato unilateralmente ogni tentativo in tal senso. 

Grazie alla proliferazione delle ipoteche subprime, le banche avevano potuto creare nuovi "prodotti finanziari", come derivati e valori contro rimborsi ipotecari previsti. Si tratta in sintesi di contratti che scommettono sui futuri ammontare dei beni patrimoniali, facendo quindi derivare il loro valore da beni patrimoniali primari (ad esempio valute, azioni e obbligazioni). Dal momento che sempre più gente a basso reddito riusciva ad ottenere ipoteche subprime, era aumentato il volume dei debiti di cattiva qualità "impacchettati" e venduti globalmente, operazione grazie alla quale ancora nuovi crediti, e quindi nuovi prestiti, avevano potuto invadere i mercati mondiali.
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“Rischio?... Che rischio?”

Come ci conferma un navigato intermediario di derivati, Nassim Nicholas Taleb, professore emerito di ingegnerizzazione del rischio all'istituto politecnico dell'università di New York, le banche certificavano d'ufficio che le transazioni erano solide e senza rischi, utilizzando a tal fine modelli quantitativi che, in realtà, si limitavano a mascherare l'importanza del rischio e le sue potenziali conseguenze. Erano così in grado di creare strumenti finanziari estremamente pericolosi, fornire loro una certificazione di prodotto sicuro, e venderli con profitti mirabolanti. A loro volta i prodotti venivano fraudolentemente garantiti da altri organismi finanziari, che profittavano dell'occasione per caricare spese esorbitanti. Ma queste "società di assicurazione" non avevano in realtà beni patrimoniali sufficienti a coprire le perdite in caso di problemi. .
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I consumatori spendevano sempre di più, confidando sulla garanzia fornita dalle loro case, e gli organismi finanziari finanziavano sempre di più, confidando sulla rapida proliferazione dei prestiti ipotecari; entrambi contribuivano all'aumento dei prezzi e alle bolle inflazionarie delle proprietà e dei consumi. La frenesia di spendere e prestare aveva avviato a una meravigliosa "crescita virtuale", basata sui debiti e legata non a un vero surplus generato dalla crescita della produttività ma piuttosto a un sistema monetario che consentiva di prendere ininterrottamente in prestito denaro che in termini reali non esisteva, se non sotto forma di speranza di rimborso delle ipoteche. .
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Le vendite per vari trilioni di dollari di questi dubbi strumenti finanziari in tutto il mondo hanno distribuito il rischio su numerosi mercati finanziari, e la struttura gerarchica del sistema finanziario mondiale, dominato da New York e Londra, ha fatto si che i profitti basati sul debito, al centro del sistema, si sono diffusi anche nei paesi più periferici, coinvolti nel gioco per il fatto stesso d'incassare i prestiti o di aver acquistato i derivati. 

In effetti, grazie agli astronomici profitti e alla fenomenale concatenata crescita ottenuta con questa procedura, gli organismi finanziari statunitensi e britannici avevano allegramente concesso finanziamenti in Europa, Asia e nei paesi del sud, creando un'intricata rete mondiale di debiti, crediti e profitti finanziari. La crisi scatenatasi negli USA si è quindi allargata dappertutto, e continua a farlo. 

La "finanza strutturata" era strutturalmente solida? 

Il crollo del 2008 è stato dunque provocato da numerose cause interconnesse, ma è importante capire come erano collegate. Un'importante causa di fondo è la natura stessa del sistema monetario e l'esistenza degl'interessi. Il denaro è creato dai governi che lo ricevono in prestito dalle banche dietro pagamento di un interesse; in altri termini, il debito rimborsato è di ammontare superiore al prestito originale e per ripagarlo deve dunque essere creato altro denaro, il che vuol dire un ulteriore prestito con interesse. In ultima analisi, nel lungo termine la massa monetaria cresce, il valore del denaro si deprezza, e il costo della vita aumenta. L'aumento dell'inflazione costituisce una tendenza strutturale a lungo termine, e il fenomeno contribuisce alla natura distruttiva del boom capitalistico e ad innescare le crisi: in un momento o nell'altro la bolla del debito non può più essere rimborsata e deve collassare. 

L'inflazione che ha preceduto la crisi aveva anche un'altra causa importante, tipica del 21° secolo: l'esplosione dei prezzi del petrolio, vertiginosamente aumentati tra il 2001 e il 2008 non solo a causa della speculazione finanziaria, che pure ha avuto il suo peso, ma soprattutto a causa della maggiore domanda e del picco petrolifero. Secondo un rapporto sul mercato petrolifero, pubblicato nell'ottobre 2007 dall'Energy Watch Group di Berlino, la produzione mondiale di petrolio ha raggiunto il suo massimo nel 2006. L'eccessivo costo energetico ha avuto ripercussioni dirette sull'intero sistema, facendo lievitare i costi dei trasporti, dell'alimentazione, della vita e praticamente di tutto; le banche sono state così sottoposte a una pressione strutturale per aumentare i tassi d'interesse e compensare i loro stessi costi. Esperti quali il geologo Colin Campbell (che ha lavorate per aziende quali Shell, BP, Esso e Texaco) ci conferma che adesso siamo probabilmente su quella che è conosciuta col nome di "undulating plateau".

Il fenomeno comincia quando il picco petrolifero provoca nei prezzi massicci shock che contribuiscono alla recessione economica. La recessione, a sua volta, porta alla contrazione dei consumi, riducendo la tensione sulle risorse e provocando il collasso dei prezzi petroliferi. Prezzi più bassi lasciano nuovo spazio alla ripresa dei consumi e al recupero dell'economia. L' "undulating plateau", un periodo di grandi fluttuazioni dei prezzi, può durare dai 5 ai 10 anni prima che i limiti di disponibilità del petrolio vengano definitivamente superati e che si entri in un'era irreversibile di disponibilità petrolifere limitate e di prezzi elevati. 

Le corrotte pratiche di finanziamento delle banche hanno interagito con l'impatto della crescente inflazione. L'avidità spiega in parte questo comportamento, ma la realtà è un poco più complicata. La fragilità strutturale del sistema finanziario mondiale era apparsa evidente sin dai tempi delle dot.com, alla fine degli anni '90. L'imperativo capitalistico di continuare a svilupparsi generando ininterrottamente profitti è strutturale: in altri termini, il capitalismo fa assurgere a sistema l'avidità umana e la rende necessaria per la sopravvivenza economica. Se il settore finanziario non avesse trovato nuove possibilità d'investimento per non interrompere la crescita economica, l'economia si sarebbe contratta. Se il settore finanziario doveva continuare a svilupparsi, doveva creare nuovi mercati vergine per avviare il nuovo ciclo debito-credito e il corrispondente sistema di "prodotti finanziari": il nuovo mercato è stato quello delle persone a "basso reddito", o anche della classe media, cioè della maggior parte della popolazione. L'imperativo della crescita - semplicemente per evitare alle banche e alle grandi organizzazioni di perdere profitti, subire una contrazione e infine fallire – ha spinto le banche ad adottare pratiche creditizie ancora più corrotte che, combinate con i limiti strutturali a lungo termine energetici e monetari, hanno dato vita alla bolla della crescita virtuale, che prima o poi non poteva non esplodere. 

Come creare miliardi dal nulla

I mercati immobiliari erano dunque solo la punta di un immenso iceberg. I cosiddetti "prodotti finanziari strutturati" erano il meccanismo che consentiva di aumentare il livello del debito e generare enormi profitti a vantaggio degl'investitori più importanti. Torniamo così al problema strutturale del sistema monetario, basato su una riserva bancaria risibile: la creazione di denaro dal nulla, semplicemente introducendo in un computer numeri, caricati come interessi sui crediti. Abitualmente le banche potevano creare credito, o debito, per un importo massimo pari a 12 volte le loro riserve. 

Tutto ciò è cambiato nel 2000 grazie al New Capital Accord della BRI, che permetteva alle banche di creare un effetto moltiplicatore illimitato, e dava quindi loro la possibilità di generare debiti a qualunque livello e senza una salvaguardia normativa di una qualche efficacia. Le istituzioni finanziarie hanno sfruttato le nuove possibilità di cui disponevano per legare la popolazione a un debito sempre più ampio e non rimborsabile, alla base dei loro profitti che si moltiplicavano. 

Secondo la Banca dei regolamenti internazionali, a fine 2008 la commercializzazione globale di derivati superava il quadrilione (1.000 trilioni !) di dollari, una somma assurda e senza alcun rapporto con l'economia reale (il PIL totale di tutti i paesi del mondo ammonta a soli 60 trilioni di dollari): si tratta di una massa di denaro creata dal nulla col credito, cioè debito al quale si applicano interessi. 

Peggio ancora, nessuno, e men che mai le istituzioni finanziarie, capiscono veramente come si è potuti arrivare a una simile situazione. Nel 2004, ad esempio, il 90% delle transazioni finanziarie negli USA non era stato registrato in modo corretto. Si trattava in realtà di una gigantesca roulette mondiale che permetteva ai finanziari di ricavare enormi profitti dal nulla, e tutto solo grazie alla proliferazione massiccia di debiti che non avrebbero potuto essere rimborsati. Questo castello di sabbia era ovviamente destinato a crollare; la crisi immobiliare è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, minacciando di distruggere l'intero edificio costruito sul debito. 

Triplice salto mortale

In ultima analisi, la crisi finanziaria globale del 2008 dimostra il radicale fallimento dei nostri usuali modelli socioeconomico, etico e politico. Ma il crollo del credito è solo un aspetto della crisi globale. Nel corso di questo secolo dovremo affrontare anche due altri importanti crisi intercollegate: (1) la diminuzione del petrolio e dell'energia (ci sono prove convincenti che il picco petrolifero è già stato raggiunto nel 2006), e (2) il pericoloso surriscaldamento globale (anche in questo caso ci sono prove convincenti che l'aumento delle emissioni di carburante fossile provocheranno un aumento di 2/4 gradi centigradi, alterando in maniera permanente gli ecosistemi terrestri). 

Il luogo comune secondo cui "non esiste alternativa possibile" non può essere più difeso: il capitalismo neoliberale incoraggia una forma di consumismo irresponsabile e di dominio corporativo senza limiti che, insieme, stanno distruggendo gli ecosistemi terrestri ed esaurendo senza rimedio le risorse energetiche. Il convergere delle crisi economica, ecologia ed energetica minaccia la sostenibilità della civiltà industriale e dimostra l'urgenza di adottare immediatamente riforme sociali strutturali. 

Le riforme dovranno eliminare le anomalie strutturali dell'attuale sistema globale, e tra queste: 

(1) le ineguaglianze mondiali nella proprietà delle risorse produttive: attualmente, il 5% circa della popolazione mondiale possiede la totalità delle risorse produttive. Gli altri non hanno accesso ai mezzi di produzione e per sopravvivere sono costretti a una qualche forma di schiavitù o vassallaggio. C'è bisogno di approfondite analisi su come migliorare l'accesso alle risorse produttive e alla loro proprietà da parte della stragrande maggioranza della popolazione mondiale, pur nel rispetto della libertà individuale e dell'impresa privata 

(2) il sogno di una crescite illimitata: come sostiene l'economista premio Nobel Amartya Sen, lo sviluppo economico non dovrebbe tendere a una crescita illimitata per il suo solo tornaconto, ma a una crescita sostenibile destinata a soddisfare le esigenze e il benessere della maggioranza dei cittadini. Gli stessi dati del FMI dimostrano che il capitalismo neoliberale ha portato a sempre maggiori concentrazioni di sempre maggiori profitti a tutto vantaggio di una sempre minore quota della popolazione mondiale e a una contrazione della quota destinata ai più poveri: in conclusione, a una più diffusa povertà e disparità. 

(3) riserva bancaria e New Capital Accord (2000): il sistema monetario che si basa sugl'interessi ha sottomesso l'economia reale a una forma di sfrenato saccheggio finanziario che fa aumentare il debito per proteggere la crescita. È quindi necessaria non soltanto una riforma monetaria ma anche una decentralizzazione radicale del sistema economico e finanziario in base al principio che le risorse della Terra appartengono a tutti, e che la gente dovrebbe, dappertutto, partecipare alle scelte economiche e finanziarie. E questo significa anche, ovviamente, che il potere politico dovrebbe essere sempre più ripartito tra le comunità. 

4) fondamentalismo materialista: gli assunti del capitalismo neoliberale sulla vita e la natura dell'uomo riducono il mondo a una semplice raccolta fisica, scollegata, atomistica, autointeressata, e quindi basicamente conflittuale, di unità. Una visione riduzionista che razionalizza il consumo illimitato basato sulla combinazione di soddisfazione personale con l'accumulazione di beni materiali e il soddisfacimento dei desideri personali. Non c'è spazio per valori etici obiettivi, difficilmente riconosciuti come beni materiali. È ovvio che gli assunti ideologici del capitalismo sono falsi: se fossero veri le cose avrebbero funzionato! Ma noi possiamo constatare invece che il manifestarsi del materialismo della politica economica globale sta portando a una massiccia distruzione della vita e non alla prosperità generale. Ciò significa che ideali come la giustizia sociale e la misericordia sono oggi, obiettivamente, più in sintonia con la natura di quanto i neoliberali vorrebbero farci credere. 

Rigenerare la civiltà? 

La necessità urgente di un'alternativa globale è dunque fuori discussione. Ma non dobbiamo farci illusioni: le cose continueranno a peggiore, e molto, prima che la tendenza s'inverta. Non si tratta solo della fine del capitalismo. Al contrario, i maggiori operatori finanziari – Goldman Sachs, JP Morgan, ecc. – hanno usato il potere di cui disponevano per assicurarsi enormi iniezioni di denaro, provenienti dai fondi pubblici, che hanno permesso loro di sopravvivere, mentre centinaia di altre istituzioni finanziarie sono crollate come pezzi di un domino. Il collasso del sistema finanziario deprime anche l'economia reale; le azioni delle multinazionali che producono beni tangibili e servizi sono quindi crollate e i consumatori constatano che il loro portafogli è sempre più vuoto. Approfittando della posizione preminente, i finanzieri si sono mossi rapidamente, ricomprando le azioni a prezzi stracciati e consolidando il controllo sulla produzione. Stiamo assistendo a una ristrutturazione e centralizzazione senza precedenti del potere economico e finanziario. 

Il sistema potrà tenere ancora per forse 10 o 15 anni prima dell'irreversibile collasso, che avverrà quando si farà sentire l'impatto del picco petrolifero. In questo intermezzo - in cui la gente diventa sempre più in sconvolta, confusa e furiosa per la crescente ingiustizia socioeconomica - attivisti e ricercatori hanno un'opportunità unica di lavorare più duramente che mai per sviluppare una visione del futuro che sia giusta, inclusiva e olistica. È questo il momento giusto per dimostrare che esistono alternative valide. 

di Nafeez Mosaddeq Ahmed 
Fonte: http://nafeez.blogspot.com/
Link: http://nafeez.blogspot.com/2009/01/end-of-capitalism-not-quite-but-nearly.html

Tarduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di CARLO PAPPALARDO

Pubblicato in origine su Fourth World Review - A Transition Journal

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