giovedì 15 gennaio 2009

Somalia, le truppe etiopi sloggiano e fanno posto alle fazioni islamiche




Le ultime truppe etiopi che erano state stanziate nella capitale somala hanno lasciato Mogadiscio.
Un reporter della Bbc ha raccontato che quattro delle sei basi abbandonate dalle truppe etiopi sono state prese da ribelli appartenenti a diverse fazioni islamiche, ma che apparentemente sembrerebbero collaborare tra loro. Le truppe governative hanno il controllo solo di due basi militari, una situata al sud della città e l'altra presso l'ospedale centrale Digfer, attualmente vuoto. Le forze di peacekeeping dell'Unione Africana, invece, stanno controllando esclusivamente il palazzo presidenziale. Gli analisti temono che il ritiro delle truppe etiopi crei un vuoto di potere che potrebbe facilmente portare a una situazione di lotta tra le diverse fazioni islamiche, che però al momento sembrerebbero collaborare tra loro. Nel sanguinoso conflitto tra il governo di transizione somalo e le Corti islamiche sono morti 16mila civili, mentre più di un milione di persone sono state costrette ad abbandonare le proprie abitazioni.

Fonte: peacereporter

Gaza, anche i media sotto il fuoco

Bombardata la sede Onu, bombardato l’ospedale della Mezzaluna rossa. Colpita pure a Gaza dai militari israeliani la torre di Al-Shuruq, il palazzo dei media nel centro della città che ospita alcuni studi televisivi. L’emittente satellitare Al-Arabya riferisce che due giornalisti di Abu-Dhabi tv sono stati feriti, e il palazzo è stato evacuato. Quest’ultimo evento è particolarmente simbolico. “Quando scoppia la guerra, la prima vittima è la verità”. Lo diceva il senatore americano Hiram Johnson già nel 1917, e da allora la frase è diventata un luogo comune che accompagna tutti i conflitti,  vale tanto più per i conflitti ultra mediatizzati di oggi. Probabilmente è ancora il commento più efficace alla polemica lanciata l’altro ieri sul Corriere della Sera anche contro di noi. Pierluigi Battista ha attaccato “lo spirito di baruffa polemica” col quale “il manifesto” ha fatto “nome e cognome di alcuni editorialisti pasdaran, deprecati come soldati della penna allineati e coperti sulla linea degli aggressori israeliani”. Nello stesso editoriale ha pure incluso in queste “baruffe nostrane” le “battute rancorose” di Massimo D’Alema sulla “rozzezza propagandistica di certi editorialisti nostrani” e sulla “tv italiana che è di fatto un bollettino israeliano”. 

A proposito di televisione (e della sua sinergie con la Rete), Al Jazeera diffusa via satellite anche col suo canale in inglese è diventata oggi quello che la per molti versi fu la Cnn all’inizio della prima guerra del Golfo. Allora non c’era la Rete, non c’erano praticamente i telefonini, non c’erano i blog e tutto il resto. Oggi grazie alla Rete l’archivio delle immagini di Al Jazeera, comprese quelle girate in questi giorni per le strade di Gaza – ce lo segnala la nostra Donatella Della Ratta sul suo bloghttp://mediaoriente.com – è disponibile a tutti. Scrive Donatella: “All’indirizzohttp://cc.aljazeera.net c’è il primo archivio on line di qualità broadcast accessibile a tutti gratuitamente, persino per scopi commerciali. Un blogger, un giornalista, un filmmaker, un università, persino una rete televisiva concorrente, potrà accedere a questo footage, rimanipolarlo, rieditarlo, rivenderlo persino, con l’unico obbligo di citare la fonte. Questo è quanto recita la licenza BY, la più permissiva licenza tra quelle ideate da Creative Commons”. 
Conclude Donatella: “Tralasciando il discorso politico, e rimanendo sul piano strettamente mediatico, tanto di cappello, a una rete che si comporta meglio di tutti i servizi pubblici del mondo. All’obiezione che già mi sento fare da parecchi – e cioè che tanto Al Jazeera i soldi ce l’ha e quindi si può permettere queste stravaganze gratuite – rispondo sì, ce li ha, ma in fondo avrebbe potuto spenderli in un altro modo”.

di Alberto Piccinini


Lettonia, dalla crisi economica alla crisi sociale e politica

La crisi economica comincia anche nell’Europa dei 27 a trasformarsi in crisi sociale e politica: e comincia dalle sue frange più deboli e prive di tradizioni democratiche, sul versante orientale del continente, parliamo della Lettonia, la cui capitale, Riga, è stata teatro ieri dei più gravi scontri di piazza dal 1991, cioè dai tempi delle manifestazioni per l’indipendenza e della cacciata delle autorità sovietiche. Una folla composta soprattutto da giovani ha tentato un vero e proprio assalto al parlamento (Saejma) lanciando pietre, uova, petardi e chiedendo a gran voce la dissoluzione dell’assemblea, le dimissioni del governo e nuove elezioni. La polizia è intervenuta con estrema energia per sciogliere la manifestazione, usando gas lacrimogeni e proiettili di gomma; ne è nata una vera e propria battaglia, con automezzi rovesciati e incendiati, assalti a negozi, tutto il centro storico  - la “Riga vecchia” - coinvolto negli scontri. Alla fine il bilancio è di 126 arresti, con otto ricoverati in ospedale. Lo spunto per la protesta, nata come manifestazione pacifica di molte migliaia di persone e finita poi con questi gravi disordini, è la crisi globale, che in Lettonia sta mordendo in modo estremamente grave e viene gestita da un governo completamente screditato - fatto dagli stessi partiti usciti pesantemente sconfitti nelle ultime elezioni amministrative. Il governo ha concordato con il Fondo monetario internazionale un prestito di 7,5 miliardi di euro a condizione di tagliare pesantemente le spese sociali, il che sta peggiorando in modo drammatico le conseguenze della crisi sulla popolazione. Fino a pochi mesi fa la Lettonia era una delle economie europee con la crescita più rapida, gonfiata da una elevata finanziarizzazione e da un boom immobiliare: ma questa corsa alla crescita ha fatto anche salire i prezzi a livelli altissimi, e quando la bolla è scoppiata, è stato un crack che ha messo in difficoltà gravissime una vasta parte della popolazione. Sul disastro economico (che va di pari passo con quello di altre economie simili, come Estonia, Lituania, Ucraina) si innesta poi una componente etnico-sociale importante, visto che un terzo dei 2,3 milioni di abitanti della Lettonia sono di origine russa e molti non hanno neppure avuto la cittadinanza lettone (pur essendo nati nel paese) per via delle restrittive leggi in materia. Tra i russofoni si contano alcuni dei più ricchi imprenditori, ma anche i ceti urbani più disagiati e più colpiti dalla crisi.

Gli scontri del 13 gennaio a Riga

Gli scontri del 13 gennaio a Riga


di  Astrit Dakli

Link: http://mir.it/servizi/ilmanifesto/estestest/

Bolivia e Argentina verso le linee aeree nazionali


Mentre in Italia si discute da mesi del problema Alitalia, due paesi dell'America Latina hanno adottato nel settore aereo due importanti decisioni.
Il governo Morales ha annunciato che, a partire da questo mese, la Bolivia avrà di nuovo la sua compagnia aerea nazionale denominata Boliviana de Aviación (BoA) che avrà sede a Cochabamba, nel centro del paese, e si avvarrà inizialmente di due Boeing 737 per servire le tre principali città, vale a dire La Paz, Santa Cruz e Cochabamba.
Previsti entro l'anno altri tre aeromobili ed un aumento delle rotte interne servite.
La nuova compagnia prenderà il posto della Lloyd Aéreo Boliviano (LAB) privatizzata nel 2007 e poi chiusa per gravi problemi economici.
In Argentina la Presidente Cristina Fernandez ha dato istruzioni al Ministero per la pianificazione di iniziare le pratiche per la nazionalizzazione della compagnia aerea Aerolíneas Argentinas, che attualmente fa capo al gruppo spagnolo Marsans. La decisione fa seguito all'approvazione di una legge dello scorso Dicembre in cui la compagnia aerea veniva definita "di utilità pubblica e soggetta ad espropriazione".
Il governo ha anche istituito una commissione per vigilare e garantire che vengano mantenuti i quasi 9.000 posti di lavoro ed inoltre è stato dato mandato al Ministero del Tesoro di comparire in ogni causa esistente ed ogni altra futura che dovesse verificarsi, nelle quali la precedente gestione fosse accusata di aver recato danno al patrimonio della società.
Il gruppo spagnolo Marsal ha chiesto l'intervento del Centro internazionale di arbitraggio della Banca Mondiale per richiedere un adeguato indennizzo, visto che la legge argentina del 1977 sulle espropriazioni garantisce il pagamento solo del valore effettivo del bene ed i danni che siano "conseguenza diretta ed immediata" dell'espropriazione stessa.
di Paolo Menchi

Il fosforo bianco israeliano su Gaza


Il tempo stringe per Israele, che vuole raggiungere il maggior numero di obiettivi militari prima di concordare un cessate il fuoco. Ancora una volta però, gli obiettivi di giornata sono strutture civili: l quartier generale dell'Unrwa a Gaza, un ospedale della Mezzaluna Rossa e la Torre di Ash Shuruq, un edificio di Gaza dove hanno sede diversi media.

Gaza. Bombe al fosforo su sede Onu.Il portavoce dell'Unrwa, Chris Gunness, raggiunto da PeaceReporter a Gerusalemme, ha confermato che l'edificio della sede Onu a Gaza per i rifugiati (UNRWA) è stato colpito. “Tre bombe al fosforo bianco hanno raggiunto l'edificio - ha detto il portavoce Unrwa - e il deposito è andato in fiamme. Tre persone sono rimaste ferite fra il personale. Ancora una volta il lavoro del personale umanitario è sotto tiro”. “Le fiamme continuano ad alimentarsi perché non si può estinguere il fuoco generato dal fosforo bianco con normali estintori. Ci vuole la sabbia e non ce l'abbiamo” ha proseguito il portavoce, "le autorità israeliane hanno espresso il loro rincrescimento, ma questo non è abbastanza. La situazione è particolarmente grave perché non abbiamo nessun posto dove poterci rifugiare, né possiamo evacuare l'edificio". Secondo quanto riferisce la tv satellitare al Jazeerà, l'agenzia dell'Onu ha novamente annunciato la sospensione delle sue attività nella Striscia, per salvaguardare l'incolumità dei suoi operatori.

Gaza. Bombe su cliniche e ospedali. Poco dopo le bombe israeliane son cadute anche contro la sede della Mezzaluna Rossa, nella zona di Tel Hawa e che ospita anche un piccolo ospedale. All'interno della struttura erano presenti circa cinquecento persone, tra personale sanitario e feriti. I suoi locali sono andati in fiamme. Questa mattina Israele ha colpito anche la Torre di Ashruq, l'edifico di Gaza City che ospita gli studi di vari canali televisivi, dove sono rimasti feriti due giornalisti. Un colpo di artiglieria ha centrato il dodicesimo piano dell'edificio, sede della Reuters, e l'edificio è stato evacuato. Un funzionario del ministero della Salute di Hamas, Mouwaya Hasani, ha denunciato all'emittente al Arabiya il sistematico attacco delle strutture sanitarie palestinesi. Oltre all'ospedale della mezzaluna rossa, ha detto "solo oggi sono andati distrutti 15 tra ambulatori e ospedali della Striscia”. E ha aggiunto: “Nella zona di Tel Hawa, le ambulanze sono state attaccate dagli israeliani, e in un palazzo ci sono 23 civili bloccati che non possono essere messi in salvo”.

Fosforo sul sud della striscia.Bombardamenti israeliani hanno martellato anche il sud della Striscia di Gaza, tra Khan Younis e Rafah, dove fonti locali riferiscono di un avanzamento delle forze di terra, che tuttavia non sono ancora nel centro. “Diverse persone in quella zona hanno confermato la presenza dei soldati israeliani e dicono di essere intrappolati”. Jenny Linnel, attivista dell'International Solidarity Movement, sentita da PeaceReporter, riferisce che l'esercito israeliano ha usato munizioni al fosforo bianco, anche nell'area di Al Houda, tra le città di Rafah e Khan Younis. “La comunità di contadini della zona è stata pesantemente attaccata” racconta. “Ci siamo andati ieri per valutare l'accaduto e abbiamo trovato molte case distrutte dai bulldozer israeliani. I civili ci hanno raccontato di come i soldati abbiamo sparato sulla gente, uccidendo alcune persone. E soprattutto hanno descritto le armi insolite, che dalla descrizione sembrano essere quello che da più parti viene chiamato fosforo bianco. Quello che è certo è che l'esercito israeliano sta usando tipi di armi che non erano mai stati usati nella Striscia di Gaza prima, e che i testimoni non avevano mai visto. Abbiamo resoconti sia dei medici che di civili, che raccontano di munizioni fatte con un materiale che brucia. I residenti di Al Houda ci hanno mostrato anche alcuni grumi di quel materiale, grandi come un pugno, sul terreno accanto a una casa colpita e bruciata. Quei pezzi stavano ancora bruciando dal giorno precedente. Non era un normale fuoco, era come qualcosa che brucia a contatto con l'aria. Le stesse testimoniaze le abbiamo ricavate alche da personale medico: siamo stati all'ospedale di Khan Younis, dove sono stati portati tutti i feriti di Al Houda. Uno dei medici, il dottor Ahmed, un egiziano entrato nella Striscia all'inizio dell'offensiva, ha descritto ferite causate dalle munizioni al fosforo: pazienti che arrivavano coperti da una polvere, una polvere bianca che brucia la pelle in profondità”.

Fonte: peacereporter-Il portavoce dell'Unrwa Chris Gunness a PeaceReporter

Link: http://it.peacereporter.net/articolo/13729/Gaza:+bombe+al+fosforo+sull'Onu.+Avanzano+i+tank+a+Rafah%0D%0A

Berlusconi, Moratti e la truffa "Alitaliana"


Lo ha capito anche Letizia Moratti che l'intervento di Silvio Berlusconi nella vicenda Alitalia si è tradotto in un bagno di sangue e non l'ha mandato a dire, ma non per scrupolo o per onestà, solo perché in mezzo al disastro c'è rimasto anche l'aeroporto di Malpensa che ora rischia di rivelarsi quella cattedrale allo spreco che tanti hanno profetizzato negli anni.
 
Non serviva certo la Moratti per spiegare agli italiani che l'intervento di Berlusconi nella faccenda sia costato caro a tutti gli italiani; a chiunque è stata più che sufficiente la differenza tra l'incasso della possibile vendita della compagnia ad Air France e quello realizzato con l'interposizione di CAI, che dimostra come nel primo caso lo Stato avrebbe incassato e come nel secondo invece si sia caricato di un ulteriore debito. 

Ora... i fan del Presidente del Consiglio dicono che la trattativa con Air France in realtà sarebbe fallita per colpa dei sindacati, ma si tratta del solito fumo negli occhi a mascherare la più classica delle truffe, anche perché con la differenza economica tra le due ipotesi si potevano ricoprire d'oro lavoratori e sindacalisti e vincere così qualsiasi resistenza. La realtà non può essere travisata in questo caso, ci sono decine d’interventi di Berlusconi e dei suoi dipendenti che parlano chiaro e non lasciano dubbi: ad esempio, nessuno può dimenticare l'indegna cagnara sulla questione della “italianità” della compagnia, oggi buttata comunque alle ortiche con la vendita ad Air France. A nulla vale dire che questa vendita mantenga la famosa italianità in virtù della maggioranza azionaria ancora in possesso di CAI, perché è già chiaro e detto che tra qualche tempo CAI passerà la mano al socio transalpino.

Lo schermo di CAI non può occultare la truffa ordita dal Presidente del Consiglio con l'entusiasta collaborazione di alcune teste di legno gentilmente accorse al richiamo che Berlusconi ha lanciato al gotha dell'imprenditoria nazionale. Che si tratti di un manipolo di prestanome garantiti è evidente già dal fatto che, in poco meno di due mesi, i soci siano rientrati quasi integralmente di quanto versato in contanti per l'acquisto di Alitalia depurata dai debiti. Pagheranno 427 milioni di euro e hanno già incassato 320 milioni di euro da Air France per il 25% di Cai, che porta in dote oltre 600 milioni di debiti che rimarranno di CAI e non certo di capitani d'impresa che si sganceranno mano a mano che Air France accrescerà la sua quota. Non a caso il patto volontario e rescindibile a piacimento, che vincolava i soci di CAI al mantenimento della maggioranza azionaria è già stato accorciato di un anno, a coincidere con la fine del mandato Berlusconi.

A confermare l'impressione di una truffa c'è anche l'evoluzione di Airone di Carlo Toto. Compagnia aerea con una grossa esposizione debitoria, giudicata irrisolvibile dai più, è finita nell'affare e il suo titolare ne è emerso con una posizione finanziaria attiva, come per magia. Se non bastasse, c'è poi la circostanza per la quale la vendita diretta ad Air France prevedeva che la compagnia francese si sarebbe accollata tutti i debiti di Alitalia, mentre ora, grazie all'interposizione di CAI, le passività sono finite nella famosa Bad Company e di conseguenza a carico del bilancio dello Stato.

Questo senza considerare la vicenda di Malpensa. E’ chiaro che se al governo italiano poteva interessare porre condizioni a protezione dell'aeroporto milanese, ai “patrioti” di CAI interessa solo monetizzare, di conseguenza il futuro di Malpensa è oggi finito nelle mani del fato e delle decisioni di Air France, con grande scorno della signora Moratti e dei sette nani leghisti che alla fine si sono fatti rovinare l'aeroporto della Padania.

La conclusione che hanno tratto tutti è quindi che Berlusconi e i suoi associati abbiano fatto un pessimo affare per la collettività e un ottimo affare in proprio. Berlusconi su Alitalia ci ha fatto la campagna elettorale, Toto si è salvato insieme ai crediti che le banche vantavano nei suoi confronti e gli investitori patrioti lucreranno un guadagno garantito avendo investito una miseria che è già stata loro restituita da Air France, in attesa di un guadagno senza rischio e senza investimenti reali. 

Qualche miliardo di euro, secondo le stime; questo è il costo che gli italiani pagheranno per lo show elettorale di Berlusconi, senza considerare qualche migliaio di licenziati in più rispetto alla prima ipotesi di vendita ad Air France e i mesi di disagi provocati dall'avidità di CAI che, non contenta del guadagno garantito, ha pure fatto la faccia feroce con i lavoratori e firmato accordi che poi ha provato a non rispettare, mentre la canea mediatica asservita al premier diffamava i dipendenti Alitalia dipingendoli come privilegiati ed ingrati.

I “prenditori” italiani ce l'hanno fatta ancora una volta. L'inciucio all'italiana tra la politica e l'elite economica cooptata è riuscito nuovamente a privatizzare i guadagni e a socializzare le perdite, con grande scorno degli italiani che un tempo pagavano per avere una compagnia aerea di bandiera e che continueranno a pagare per anni, questa volta per permettere a pochi eletti di vendere quella stessa compagnia guadagnandoci sopra alla faccia dell'italianità e dei tanti artifici verbali di Berlusconi e dei suoi dipendenti.
di Mazzetta

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