giovedì 8 gennaio 2009

L'Ayatollah Khamenei richiama duramente il mondo arabo


Ali Khamenei, Guida suprema iraniana, ha aspramente criticato il silenzio dei Paesi arabi sulla crisi israelo-palestinese chiamandoli a mobilitarsi e a reagire al dispotismo di Israele che "minaccia tutta la regione". Khamenei, che parlava ad un gruppo di fedeli nella città santa sciita di Qom, ha assicurato che Teheran "farà di tutto per aiutare quanto prima la traumatizzata popolazione di Gaza". L'Ayatollah si è detto comunque sicuro che l'offensiva israeliana non produrrà nessun vantaggio a Tel Aviv: "Anche se le forze armate dello Stato ebraico riuscissero a sconfiggere Hamas, nuovi movimenti di resistenza emergeranno nella regione, e alla fine porteranno un duro colpo ad Israele". Il monito ai Paesi arabi è stato chiaro: "L'incursione nella Striscia di Gaza è stata pensata per rafforzare la presa di Tel Aviv sul Medio Oriente ricco di risorse". Le critiche di Khamenei sono rivolte in primo luogo alla Giordania e all'Egitto che hanno stretto accordi di pace con Israele. Ma anche gli altri, compresa l'Arabia Saudita, che di fronte all'offensiva israeliana hanno tenuto finora un atteggiamento quantomeno prudente.
Fonte: peacereporter

Nkunda e i suoi nemici in seno al gruppo ribelle


Alla ripresa dei colloqui di pace di Nairobi tra il governo congolese e i ribelli del Consiglio Nazionale per la Difesa del Popolo (Cndp), capeggiati dal generale Laurent Nkunda, la notizia che tiene banco è la possibile spaccatura interna di questi ultimi. Lunedì scorso, il capo di stato maggiore del movimento, il generale Bosco Ntaganda, aveva consegnato alla Bbc un comunicato stampa con cui si annunciava la destituzione di Nkunda. Il "golpe" non è riuscito, Nkunda e rimasto al suo posto e ha risparmiato al generale la pena capitale per alto tradimento. Ma il tentativo di Ntaganda potrebbe nascondere spaccature profonde all'interno del movimento.
Miliziano di vecchia data nella guerra congolese, incriminato dalla Corte Penale Internazionale per arruolamento di minori e uno degli esponenti di spicco dell'ala più radicale del Cndp, Ntaganda era ormai da mesi ai ferri corti con Nkunda. In particolare, al capo del gruppo veniva imputata la rinuncia alla conquista di Goma, lasciata lo scorso ottobre nelle mani del governo nonostante l'esercito nazionale fosse in rotta, e l'apertura delle trattative. Scelte che a Ntaganda, scontento anche del fatto che l'ala civile del movimento starebbe guadagnando sempre più terreno rispetto a quella militare, non sono andate giù. Oggi, i vertici del gruppo hanno deciso di sanzionare il generale ribelle, risparmiandogli però la vita. Secondo quanto dichiarato da Nkunda alla Bbc, Ntaganda si sarebbe reso responsabile di una "caduta", piuttosto che di tradimento.
Nonostante la rinnovata fedeltà a Nkunda emessa dai vertici, è difficile pensare che Ntaganda si sia mosso da solo, senza l'appoggio di qualcuno. Ancora non è chiaro se, dietro al dissidente, vi sia una corrente scontenta della leadership di Nkunda, sotto il quale il Cndp ha comunque ottenuto buoni risultati, sconfiggendo l'esercito nella guerra del Kivu riesplosa nei mesi scorsi. La fragile tregua in vigore al momento nella regione orientale del Congo dovrebbe diventare permanente, almeno nelle intenzioni, a séguito degli incontri di Nairobi. I mediatori internazionali, e l'inviato Onu Olusegun Obasanjo in primis, hanno fatto sapere di attendersi sostanziali passi avanti nelle trattative. Esattamente un anno fa, nel gennaio 2008, governo e gruppi ribelli del Kivu raggiungevano infatti un accordo che prevedeva il disarmo e l'integrazione nell'esercito di questi ultimi. Un accordo mai rispettato, e andato definitivamente in fumo dopo l'offensiva del Cndp, che si presenta a Nairobi con un forte peso contrattuale dato dalle vittorie degli ultimi mesi. Il tutto, però, potrebbe essere compromesso dalle possibili spaccature interne al movimento. Dove non è riuscito l'esercito, potrebbero avere successo i frondisti.
di Matteo Fagotto

I SOLDI? COSA SONO ESATTAMENTE?


Prima che gli uffici postali, le opere idriche, le compagnie telefoniche e le miniere venissero tolte dalle mani della gente e vendute all’asta a imprese private ‘for-profit’, un altro servizio pubblico è stato venduto al settore privato: i soldi

Il problema dei soldi è essenzialmente una questione di fede. Il denaro è una promessa che si manifesta con carta, metallo e cifre e il suo valore è proporzionale alla sua affidabilità. E, proprio perché la fiducia è la cosa più effimera e astratta che ci sia, il denaro è un affare rischioso. La sua utilità naturalmente è innegabile. In un mondo complesso e sfaccettato come il nostro, il baratto come mezzo di scambio pratico sta diventando sempre più limitato. Per tale motivo dovremmo tener bene a memoria che, proprio per tutta questa sua praticità, la moneta porta con sé un pericolo davvero concreto, il più ovvio è quello della svalutazione. Ma questa non è sicuramente l’unica e più seria minaccia presentata dal denaro. Perché, come in tutte le questioni di fede, la manipolazione è il male di gran lunga maggiore.

Il ‘gold standard’ [standard aureo] sulla base del quale la moneta è stata un tempo regolata è ora il ricordo lontano di un’epoca passata. Indipendentemente dal valore che hanno i vostri dollari, sterline o euro, ora questo è determinato solamente dalla fiducia di chi li usa, ovvero quanto chi compra e chi vende crede che valgano.

E così dovrebbe e deve essere. Nessun uomo accetterebbe dei soldi per il suo gregge o per il suo lavoro se non credesse che poi quei soldi sarebbero accettati dagli approvvigionatori delle sue necessità. Questi sono principi basilari dell’economia e non vedo ragione di annoiarvi con simili storie. Il punto è che il denaro, come concetto, è affermato e necessario. Ma cosa succede quando esso cade nelle mani di quanti lo considerano come qualcosa di più di un semplice meccanismo di scambio? Quelli che lo vedono anche come un’opportunità per consolidare il potere? Allora siamo nei guai.

Il ruolo della moneta si basa su diversi assiomi. Se rispettati, essi garantiscono un uso onesto e corretto. Se abusati, aprono la strada a problemi illimitati. Innanzitutto, il denaro non è una merce ma un servizio pubblico. Non ha in sé un utilizzo o un valore reali che vadano oltre la facilitazione degli scambi. Se ciò è duro da digerire, provate a mangiarlo, a piantarlo o a usarlo per tagliare il prato. E, come tutti i servizi pubblici essenziali, frutta al meglio nelle mani di un governo rappresentativo.

In secondo luogo, il denaro deve esistere in una quantità che è relativamente uguale al volume degli scambi che facilità. Quando la fornitura è insufficiente, esso crea una contrazione innaturale del commercio, per cui transazioni necessarie e vitali vengono interrotte arbitrariamente per il volere di un pezzo di carta senza valore. Laddove gli sia invece permesso di crescere in quantità eccessiva, il valore dei beni e servizi reali è artificialmente abbassato a danno di tutti. Una somministrazione di denaro non regolata in modo professionale e competente prima o poi supererà il valore dei suoi stessi benefici.

Terzo, deve esistere un limite ai risparmi. Il denaro sottratto alla distribuzione e accantonato dal singolo deve essere rimpiazzato per assicurare che non venga violato il suo scopo primario attraverso la diminuzione del potere d'acquisto. Se è reintrodotto in quantità eccessiva, produrrà come conseguenza l’inflazione. Ciò non è fonte di problemi se depositi e prelievi di risparmi sono relativamente bilanciati. Questo mostra altresì che grosse riserve di ricchezza scriteriata violano le leggi sulle quali si basa il funzionamento del denaro e non dovrebbero essere consentite.

Quarto e ultimo, la moneta deve essere messa in circolazione sotto forma di versamento, non di debito. Rendere il denaro disponibile a condizione che esso debba essere tolto dalla circolazione in misura uguale o superiore è una violazione del suo scopo e porta a una miriade di problemi, la Terra nel ventunesimo secolo il più ovvio.

All’aumento della popolazione corrisponde una crescita della produzione e un’espansione del commercio, e più soldi devo essere resi disponibili per facilitarlo. La questione relativa al come questo viene realizzato onestamente è semplice, ma richiede prima e soprattutto un governo saggio. I soldi devono essere introdotti sotto forma di pagamento di beni e servizi a universale vantaggio della popolazione. Ciò significa investimenti diretti in infrastrutture, servizi e istituzioni pubblici. Per nominarne alcuni: salute, strade, ponti, biblioteche, parchi, autostrade, scuole, ricerca e scienza, welfare, acqua e infrastrutture energetiche, il mantenimento dei parchi pubblici e delle riserve di fauna selvatica e i trasporti pubblici. In questo modo il beneficio è ugualitario e il denaro verrà poco per volta convogliato nell’economia secondaria (produzione di automobili, servizi privati, finanza, elettronica di consumo, ecc…) e, alla fine, nell’economia del lusso (agenzie di viaggio, beni di marca, altri servizi non essenziali, ecc…). La misura del successo del secondo e terzo tirante dell’economia dipende dallo stato dei servizi essenziali, e così dovrebbe essere. Altrimenti avremmo lussuose auto sportive che sfrecciano su autostrade deteriorate e una scellerata opulenza a dispetto di una povertà disumana. E prego quelli che pensano che questa sia una retorica socialista/comunista di svegliarsi al più presto. Questa è la realtà. Quello che stiamo vivendo oggi è un assaggio di quella realtà e di quella che faremmo meglio a iniziare a guardare per quello che è. Contrariamente alla credenza popolare, i grandi esperimenti marxisti falliti nel corso del tempo non rappresentano la sconfitta di quelle ideologie e nemmeno sono la prova che non c’è spazio nell’ordine delle cose anche solo per sperimentarli.

E’ un’idea dominante nella politica moderna che un intervento eccessivo del governo sia “cattivo per l'economia”. Ma questo è un ragionamento basato su un'attività economica che non trova spazio nel mondo civilizzato ed è vero solo se considerato da quel ristretto e contorto punto di vista. E dove l’uomo medio è d'accordo è unicamente sull’idea secondo cui il governo moderno non è per niente un governo, ma solo una rappresentazione del potere privato. Un governo gestito da e per la gente è un qualcosa di imperativo, se la società vuole in qualche modo progredire.

Se ad un governo viene affidata la responsabilità di sostenere i diritti di quelli che rappresenta, deve anche avere il potere per fare ciò. Il diritto alla libertà politica, alla democrazia e ad eque possibilità di successo sono tutti sentimenti molto positivi, ma cosa dire allora del diritto al lavoro, al cibo, all’acqua, alla casa e all’educazione? Certamente questi fattori sono altrettanto importanti. Affinché un governo possa assicurare tutti questi diritti connessi alla cittadinanza, deve in alternativa o essere titolare delle istituzioni alle quali la gestione di tali diritti è affidata, o quantomeno vantare un sicuro potere regolatorio su di esse. Ma almeno che non si trovi un’impresa privata che voglia occuparsi di tali servizi senza avere in mente soprattutto il profitto, essi piuttosto vengano lasciati al governo. I diritti umani essenziali, che derivano tutti dalla terra su cui viviamo, non devono e non possono diventare fonti private di profitto. Questo non significa che coloro i quali sopportano il maggior onere di responsabilità non dovrebbero essere ricompensati di conseguenza. Significa solo che alle istituzioni in quanto tali non dovrebbe essere permesso sviluppare ambizioni egoistiche di dominio e le riserve di ricchezza necessarie per inseguirle. Questo non è socialismo, ma umanità.

Un’altra cosa che non dovrebbe succedere al denaro è scontrarsi con il valore delle altre monete. Quando ciò succede, diventa immediatamente un servizio di per sé, scambiato come bene con lo scopo di incrementare la ricchezza. Questa è una violazione essenziale degli assiomi che governano il denaro e un’apertura a più grandi abusi. Il commercio transfrontaliero dovrebbe essere formato all’interno di un mercato globale con una sua valuta, nei confronti della quale solo i beni hanno un valore, non anche il denaro. Il valore dello zucchero potrebbe così essere determinato ogni giorno in questa valuta, sulla base della sola domanda e così via. Tale moneta di scambio non avrebbe forma cartacea ma sarebbe solamente un valore numerico assegnato a tutti i beni di scambio, essendo il suo scopo quello di formare una barriera tra le diverse valute nazionali per impedire alle stesse di diventare beni.

L’alternativa sarebbe quella di un governo, un popolo, una moneta. Ma questo è un sogno utopico che richiederebbe una dissertazione separata. Il mio riferimento ad un governo mondiale non deve essere confuso con quello verso cui si spinge oggi. Il Nuovo Ordine Mondiale, nelle forme in cui lo conosciamo, è totalmente asservito a ciò che siede alla sua testa, non a chi pretenderebbe di rappresentare.

Quanto sopra è una bozza grossolana di cosa dovrebbe essere il denaro e di come dovrebbe funzionare. Sfortunatamente, la realtà è in netto contrasto con tutto questo. Il motivo è piuttosto semplice. Ciascuno degli assiomi che sono stati esposti sono stati pesantemente violati dalle persone incaricate di prendersi cura del nostro sistema monetario. In questo modo, il denaro ha finito per essere asservito ad un secondo e alquanto sinistro proposito, che sembra quasi giustificare la sua totale eradicazione dall’uso e l’introduzione di un nuovo inizio pulito.

Prima che gli uffici postali, le opere idriche, le compagnie telefoniche e le miniere venissero tolte dalle mani della gente e vendute all’asta a imprese private ‘for-profit’, un altro servizio pubblico è stato venduto al settore privato: i soldi. In un’epoca che nessuno è vecchio abbastanza per ricordare, e che una percentuale spaventosamente bassa di noi conosce, la produzione, fornitura e regolamentazione delle valute nazionali passava di governo in governo. Se qualcuno si domanda quando le cose siano veramente iniziate a girare male per il pianeta terra, quello è stato il momento. Quasi tutte le difficoltà quotidiane in cui ci imbattiamo oggi hanno le loro radici, almeno in parte, in quell’epoca buia. Ma importa più la causa del fatto. Sarebbe bello pensare che sia stato solamente il consiglio di un gruppo di cittadini preoccupati che pensavano di poter fare di meglio e che il governo li abbia seguiti al di là di una reale preoccupazione per la sua popolazione. Non c’è nemmeno bisogno di sapere cosa fu esattamente detto o come ciò venne fatto per sapere che non è vero. I responsabili diretti e i loro successori hanno avuto molto tempo per dimostrare le loro intenzioni e la prova è indubbiamente a favore della nozione secondo cui tutto questo è stato fatto con la prospettiva di trasformare il mondo in una flebile ombra di quello che era prima. Perché un uomo farebbe questo? Per potere? Per controllo? Certo. E di cosa avrebbe paura? Di me e di te. Tuttavia, io credo che non ci vedano per quello che siamo, ma con gli occhi rossi, zoccoli e code biforcute. Però, indipendentemente dai motivi, i fatti non cambiano.

La prima e principale violazione commessa da queste nuove banche private nazionali fu di creare denaro solo in forma di debito. Ciò ovviamente assicurò che i debiti di un paese crescessero in misura direttamente proporzionale alla sua economia. Questo fatto è così illogico che lascia la mente scossa e incapace di farsene una ragione. Ma solo fintantoché si pensa che l’intento fosse benevolo. Se si considera invece la sua totale malvagità, non si può più essere confusi a riguardo. Vedetela in questo modo. Un commerciante conclude affari in due mercati lontani molti chilometri tra di loro. Per spostare i suoi beni avanti e indietro tra di essi, egli ha bisogno di carri. Ma i carri non possono essere costruiti o acquistati, possono solo essere presi in prestito. E per ogni carro noleggiato, due devono essere restituiti entro i tempi stabiliti. Così, egli noleggia dieci carri sulla base del presupposto che ne dovrà ritornare venti entro la fine dell’anno. Solo che, alla fine dell’anno, non solo egli non ha nulla se non dieci carri, ma gliene servono altri dieci per star dietro ai suoi affari in espansione. L’unica scelta è di prendere quaranta nuovi carri: venti da rendere come pagamento per i primi dieci e venti da usare. E così egli ha ottanta carri entro la fine dell’anno. E più le cose vanno meglio, maggiori sono i suoi debiti. E il cerchio non può mai essere rotto. Quindi perché il commerciante non si costruisce da solo i carri? Sarebbe facile. Solo che nel tempo che gli è necessario per arrivare a questa semplice conclusione la legge, i tribunali e la polizia sono tutti coinvolti nel business del prestito dei carri.

E così funziona anche il prestito monetario ai giorni nostri. Tutti i soldi, la terra e i beni esistenti non potrebbero compensare il debito. E siccome sono sempre dovuti anche gli interessi, che crescono, il prestito deve crescere per star dietro al meccanismo. Dove si chiude il cerchio? Dai segnali che ci sono, si sta chiudendo adesso. E cosa è giunto alla fine esattamente? La produzione? Le risorse? L’intelligenza umana? No. Il prestito si è ridotto, interrompendo così il ciclo inarrestabile e ponendo fine ad un commercio basato su una scarsità artificiale di denaro. E’ vero? No. La vostra voglia di lavorare non è cambiata, così come non è mutato nemmeno il vostro desiderio delle cose che potreste comprare con i risparmi. Tutto è al suo posto per permettere alla vita di continuare, tranne una cosa. La carta senza valore e il conio, che a nulla servono se non quali strumenti d’interazione. Se tutti fossero d’accordo, potremmo iniziare a stamparci le nostre monete a casa e utilizzarle per continuare a fare come abbiamo fatto finora. Se fossimo certi che non ci sfuggisse dalle mani (cosa probabile, se prevalessero certi modi di pensiero), la vita andrebbe avanti. Perché il denaro altro non è che carta e idea supportata dalla fiducia.

Ma quando il denaro è controllato da pochi avidi al di là dell’interesse personale, possiamo vedere come sia anche un meccanismo di controllo molto efficace: sostituite dapprima le forniture coi prestiti, poi, quando il paese è irreversibilmente in debito, tenete d’occhio quei prestiti. Ritirate il credito per un po’, strangolate l’economia finché strepita per un debito maggiore, quindi dateglielo. Oppure inondate l’economia con del denaro inutile e poi fate tornare indietro velocemente i debiti e aspettate l’inevitabile caos. Delegate alle banche il vostro diritto divino a creare denaro per interessi commerciali e guardate la gente soffocarsi con debiti ingestibili. Permettete a Wall Street di creare valore dal nulla trasformando la fiducia in talloncini di prezzo che presto non avranno alcuna relazione con le cose a cui sono attaccati, mentre le banche aumentano i prestiti per renderle alla portata mia e tua. Aspettate che la popolazione acconsenta con riluttanza, schiacciata dal peso di un debito che non riesce più a gestire, e quindi prestate di più al loro governo. Guardate le guerre iniziare e concedete prestiti all’una e all’altra parte. Ogni volta che il ciclo raggiunge la pienezza del cerchio, la concentrazione del potere è un po’ meno diluita e fa ancora più paura.

Vi siete mai chiesti perché i vostri rappresentanti al governo sembrano non mostrare alcuna volontà di cambiare veramente le situazioni negative? Questo è perché queste sono tali solo da dove le vedete voi e loro non potrebbero cambiarle, se volessero. Non ne hanno il permesso. Da parte di chi? Da parte delle persone che gestiscono i vostri e i loro mutui. Dalle persone che prestano ai vostri paesi, regioni e stati la carta di cui hanno bisogno per andare avanti a tutti i costi. Dalle persone che posseggono le vostre auto, la vostra televisione e il vostro frigo. Se volete cambiare qualcosa, dovete chiederlo a loro. E loro non vorranno.

E quindi un uomo cosa fa? Chiamatemi anarchico, ma io vado oltre la preoccupazione per il significato e il sentimento e l’essere un bravo ragazzo. Se non vi potete permettere di ripagare comodamente quello che possedete entro un tempo ragionevole, allora non pagatelo. Dichiarate fallimento, staccate il telefono, trasferitevi in Messico. Diventerete così persona non grata ai creditori. Non vi hanno mai avuto in simpatia fin dall’inizio e ora non dovrete più concludere affari con loro.

Il punto è che dobbiamo vedere il denaro per quello che è: carta e nient’altro. Riverireste il rotolo della carta igienica allo stesso modo? Questo perché considerate la carta igienica per quello che è: utile, pratica, ma non essenziale. E quando finisce si trovano altre soluzioni, non dovete smettere di andare in bagno.

Un modo per aggirare il collasso causato dalla mancanza di valuta nazionale è la creazione di una moneta locale. Questo è stato fatto nel corso della storia in diverse occasioni per contrastare il collasso delle banche nazionali. E’ un peccato pensare che l’ingenuità che un simile coraggioso piano richiederebbe sfortunatamente manca nella maggior parte delle comunità moderne, le quali hanno finito per far dipendere così tanto la loro sopravvivenza dal circolo vizioso di grandi banche, grandi imprenditori e grandi catene di negozi che un distacco radicale dal confort dello status quo sarebbe senza dubbio al di là di ogni immaginazione. Detto ciò, la pressione può sortire degli effetti miracolosi sul modo di pensare.


 
[La valuta locale emessa a Ithaca, New York, negli anni '90: un'"ora di Ithaca" valeva, al tempo dell'emissione, circa 10 dollari Usa. Per una storia ed un'elenco delle valute locali vedi Wikipedia.]

Non lo so se le cose siano andate ormai troppo in là per poter sperare in un cambiamento reale ma credo che, in un modo o nell’altro, lo scopriremo presto. 

DI JON RONNQUIST
Information Clearinghouse

Titolo originale: "What Exactly is Money?"

Fonte: http://www.informationclearinghouse.info
Link

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di RACHELE MATERASSI

Quanto vale la vita di un bambino palestinese morto di paura? Testimonianza sotto le bombe di Gaza


Il Parroco di gaza Musallam ricorda Cristine:
“Cristine è una vittima ‘indiretta’ dei bombardamenti israeliani di quest’ultima settimana… è morta di paura, di stenti e di freddo; e come lei ci sono migliaia di minori, di bambini e adolescenti, che non resistono al continuo martellamento dei bombardamenti, ai boati tremendi che il resto del mondo si ostina a non sentire o a definire incidenti collaterali”: padre Manuel Musallam, parroco della Sacra Famiglia, unica chiesa cattolica della Striscia, parla alla MISNA di Cristine al-Turk, una ragazza di 16 anni morta ieri nella sua casa della città di Gaza nel quartiere di Rimal non perché colpita da un ordigno israeliano o da un crollo ma di stenti, di freddo, dopo giorni e giorni di terrore. Nella Striscia, per divieto di Israele, non sono ufficialmente presenti operatori dell’informazione stranieri e padre Musallam è diventato, non solo per la MISNA, un punto di riferimento anche per notizie sulle condizioni dei circa 3000 cristiani presenti a Gaza. Le sue descrizioni, testimonianze senza fronzoli, chiare e inconfutabili, raccontano anche le storie dei ‘piccoli’, degli innocenti, della gente di solito anonima e ignorata come Cristine, quello che le grandi cronache di guerra e i freddi bilanci non fanno sapere. “Da giorni - continua - stanno colpendo Gaza dal mare con le loro navi da guerra, dall’alto con aerei ed elicotteri, da terra con carri armati e cannoni; vengono colpite case di civili con dentro persone”. Gli abitanti di Gaza uccisi in una settimana, dopo le 750 incursioni aeree ammesse da Israele, sono, secondo fonti mediche locali, 436, almeno un quarto civili dice l’Onu, inclusi 75 bambini e 21 donne. Cristine frequentava la scuola diretta da padre Musallam ed era una cristiana della piccola comunità greco-ortodossa. “Avrebbe potuto anche essere musulmana - continua padre Musallam - ma che importanza ha? Nelle stesse ore Iyad, Mohammed e Abdelsattar al-Astal – tre fratellini di età compresa tra i 7 e i 10 anni - sono stati uccisi da un missile vicino alla loro abitazione ad al-Qarara. I missili qui non guardano in faccia, non bussano a nessuna porta. Uccidono”. E’ stanco, ma non vuole fermarsi padre Musallam, racconta di come la gente abbia saputo di proteste e manifestazioni a loro favore in diverse città e paesi del mondo, racconta della rabbia di dover sentire solo una verità. “Riusciamo a vedere i vostri telegiornali – continua – e restiamo costernati per le bugie che sentiamo. Quanto vale la vita di un palestinese? Perché un razzo artigianale lanciato dalla resistenza palestinese - ordigni che dal 2002 ad oggi avranno causato al massimo una decina di vittime - fa più notizia di 432 persone morte in una settimana? Israele dice che teme le minacce palestinesi e intanto ci butta in mare; dice che teme i razzi e intanto ci bombarda; dice che siamo terroristi e intanto uccide indiscriminatamente…: la verità è il primo pilastro della pace; la verità è che fino al 1948 Israele non esisteva, la Palestina tutta non era un deserto ma era abitata dai palestinesi; la verità è che prima ci hanno cacciato e adesso tentano di cancellare quel che resta di un popolo mentre il resto del mondo gira gli occhi dall’altra parte. La verità è il solo strumento che abbiamo per riaprire il processo di pace; perché noi ancora ci crediamo”. Anche in memoria di Cristine che “aveva un sogno - ricorda padre Musallam - poter uscire da questa prigione dove è nata e viaggiare, vedere con i suoi occhi i posti di cui parlavamo in classe, vedere Gerusalemme, i luoghi dell’altra Palestina, la Cisgiordania, visitare i monumenti e le città che poteva vedere solo sui libri in foto; questo era il suo sogno, ma anche quello di migliaia di bambini che qui sono nati e morti”. 
A cura di Gianfranco Belgrano
Fonte: Agenzia MISNA

Link: http://it.youtube.com/watch?v=K5wrwZlwAq8

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