venerdì 2 gennaio 2009

L'impero si prepara a disordini interni?


Un nuovo rapporto da parte dello U.S. Army War College discute l'uso di truppe americane per sedare i disordini civili provocati da una sempre peggiore crisi economica. 

Il rapporto scritto dallo Strategic Studies Institute [Istituto per gli studi strategici] dello War College avverte che l'esercito Usa deve prepararsi per un "dislocamento strategico e violento all'interno degli Stati Uniti" che potrebbe essere provocato da un "imprevisto crollo economico " o dalla " perdita di un potere politico e legale funzionante". 

Il rapporto intitolato “Known Unknowns: Unconventional ‘Strategic Shocks’ in Defense Strategy Development,” ["Prevedere gli imprevisti: 'shock strategici' non convenzionali nello sviluppo della difesa strategica"] è stato prodotto da Nathan Freier, un tenente colonnello dell'esercito da poco in pensione che è professore al college, il maggiore istituto di addestramento per i futuri ufficiali anziani delle forze armate. 

Egli scrive: "Dal momento che eventi come questo coinvolgono una violenza organizzata contro autorità locali, statali e nazionali, ed eccedono la capacità delle prime due di ristabilire l'ordine pubblico e proteggere la popolazione vulnerabile, il Dipartimento della difesa sarebbe necessario per colmare il vuoto".

Freier continua: "Una violenza civile diffusa all'interno degli Stati Uniti costringerebbe il personale militare a riorientare all'ultimo momento le priorità per difendere l'ordine nazionale di base... Un governo americano e un personale delle forze armate cullati nella soddisfazione di un ordine interno da tempo sicuro sarebbero costretti a disimpegnarsi da alcuni o da gran parte degli impegni esterni di sicurezza per affrontare un'insicurezza umana in rapida espansione in patria". 

Il Phoenix Business Journal ha riferito che il Managing Director del Fondo Monetario Internazionale, Dominique Strauss-Kahn, aveva messo in guardia la scorsa settimana sulla possibilità di sommosse e disordini nei mercati globali se l'attuale crisi finanziaria non venisse affrontata e le famiglie a basso reddito fossero vessate da restrizioni nel credito e da una crescente disoccupazione. 

Il senatore James Inhofe dell'Oklahoma e il rappresentante Brad Sherman della California hanno rivelato che il segretario al Tesoro Henry Paulson aveva discusso uno scenario pessimistico al momento di chiedere l'approvazione del piano di salvataggio di Wall Street a settembre, e hanno detto che tale scenario poteva pure richiedere una dichiarazione di legge marziale. 

Il rapporto dello Army College afferma: "Il Dipartimento della difesa potrebbe essere costretto dalle circostanze a mettere le sue ampie risorse a disposizione delle autorità civili per contenere o per rovesciare violente minacce alla tranquillità nazionale. Nelle più estreme circostanze ciò potrebbe includere l'uso della forza militare contro gruppi ostili all'interno degli Stati Uniti. Inoltre il Dipartimento della difesa sarebbe, per necessità, un centro vitale per la continuità dell'autorità politica in un conflitto o durante disordini diffusi a molti Stati o a tutta la nazione". 

Egli conclude questa sezione del rapporto osservando: "Il Dipartimento della difesa sostiene già la sfida della stabilizzazione all'estero. Immaginate le sfide associate con il fare ciò su grande scala in patria". 

Come Newsmax ha già riferito in precedenza, il Dipartimento della difesa ha steso piani per dispiegare 20.000 soldati in tutta la nazione entro il 2011 per aiutare i funzionari statali e locali a rispondere alle emergenze. 

Il Posse Comitatus Act vecchio ormai di 130 anni limita il ruolo dell'esercito per operazioni di polizia interne. Ma, secondo il Business Journal, una direttiva del Dipartimento della difesa del 1994 permette ai comandanti militari di intraprendere azioni di emergenza in situazioni all'interno del paese allo scopo di salvare vite, prevenire sofferenze o limitare grandi danni alla proprietà.

E il Gen. Tommy Franks, che ha guidato le operazioni militari Usa in Iraq, ha detto in una intervista del 2003 che, se gli USA fossero attaccati con armi di distruzione di massa, la Costituzione verrebbe probabilmente messa da parte in favore di una forma militare di governo.

Titolo originale: "U.S. Military Preparing for Domestic Disturbances"

Fonte: http://www.newsmax.com/

Ossigeno russo alla dittatura bielorussa


"Per l'anno prossimo il prezzo per il gas russo sarà meno caro di due, se non addirittura tre volte" ha comunicato il dittatore bielorusso Alaksandar Lukašenka dopo essersi accordato a riguardo col presidente della Federazione russa Dmitrij Medvedev a Mosca lo scorso 22 dicembre. 
Per il regime di Lukashenko, alle prese in questi mesi con sempre maggiori problemi economici (ultimamente la Bielorussia doveva restituire qualche miliardo di dollari all'occidente e alla Russia), lo sconto sul prezzo per le forniture di gas è una delle condizioni indispensabili per superare la crisi. In dicembre, la Bielorussia ha pagato 127,9 dollari per 1000 metri cubi di gas; ora, sotto la minaccia di Mosca, ha accettato di pagarne 160-170 dal primo gennaio del 2009 (al contrario, il prezzo medio pagato dai paesi europei salirà a 280 dollari). Secondo l'ex presidente della Banca Nazionale di Bielorussia, Stanislau Bagdankević, "la reazione ottimistica di Lukashenko indica un pieno successo nelle trattative con Mosca" che in cambio di prezzi di favore sul gas ha de facto rinsaldato il legame con Minsk dopo mesi di gelo e lontananza.
 
Per il bat'ka (come viene chiamato in patria il dittatore bielorusso) l'accordo è stato importante anche sul piano politico interno, poiché gli ha permesso di mostrare alla sua nomenklatura - convinta di una sua imminente sconfitta - di essere ancora in grado di cooperare con Mosca per migliorare l'economia del suo Paese,  come sottolineato dal politologo russo Andrei Suzdalcev. Era da molto che il dittatore bielorusso non indirizzava al Cremlino così caldi complimenti. "La Bielorussia è grata alla Russia. Il nostro paese non resterà debitore, vi ricompenseremo!" ha dichiarato il bat'ka lo scorso 25 dicembre. 
 
Una delle prime tappe della ricompensa a Mosca sarà il riconoscimento dell'indipendenza delle province separatiste georgiane di Abkhazja ed Ossezia del sud - finora riconosciuta solamente da Russia e Nicaragua - . Ancor prima dei colloqui tra Lukashenko e Medvedev, il quotidiano russo Kommersant riportava la notizia circa un possibile scambio di favori tra Mosca e Minsk: il riconoscimento dell'indipendenza delle due province occupate dalle truppe del Cremlino in agosto in cambio di un prezzo di favore sul gas.

Difatti, Lukashenko ha affermato che "con l'anno nuovo il riconoscimento dell' indipendenza di Abkhazja ed Ossezia del Sud saranno priorità del parlamento. Se questa sarà la volontà popolare [del dittatore, nda] allora firmerò l'atto di riconoscimento". L'ennesimo riavvicinamento alla Russia potrà significare la revoca dei progressi politici compiuti negli scorsi mesi: cercando supporto finanziario dall'Europa, il regime bielorusso aveva liberato i detenuti politici, permesso la pubblicazione di due giornali indipendenti e legalizzato il movimento di opposizione "Per la Libertà" (Za Svabodu). "Tutti i progressi erano dettati dalla situazione economica e non un segnale di avvicinamento politico all'occidente" ha illustrato Anatol Labiedžka, uno dei leder dell'opposizione bielorussa. "Se solo migliorasse la situazione economica, allora potremmo scordarci qualsiasi progresso in ambito politico e civile" ha aggiunto Bagdankević. Del resto, Lukashenko ha ricordato chiaramente "di non voler instaurare una collaborazione con l'occidente a spese dei buoni rapporti con Mosca". Si può ora soltanto sperare che l'ennesima occasione di un ritorno all'occidente sprecata dal bat'ka non scoraggi l'Europa nello sviluppo della politica di vicinato, approvata all'unanimità all'inizio di dicembre su iniziativa di Svezia, Polonia e Paesi Baltici.

Matteo Cazzulari

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