lunedì 1 giugno 2009

I Narcos, dopo la Colombia, conquistano il Messico


Dopo anni di lotta al narcotraffico mai e poi mai le forze di sicurezza messicane si erano trovate davanti a una situazione simile: ventotto funzionari governativi dello Stato di Michoacan, zona centro occidentale del Paese, sono stati arrestati con l'accusa di far parte di organizzazioni criminali dedite al traffico di sostanze stupefacenti. Fra loro dieci sindaci, un giudice, diversi poliziotti e un assessore dello Stato.

Una cosa mai vista prima d'ora: interi settori della politica invischiati in traffici illeciti dal profitto esorbitante. Soddisfazione è stata espressa dalle forze di sicurezza messicane che mettevano a segno il colpo contro la criminalità proprio nel momento in cui altre undici persone venivano arrestate con l'accusa di far parte di uno dei cartelli della droga più pericolosi conosciuti come "la Familia".
Da una sola parte è giunta la critica. Si tratta del massimo rappresentante dello Stato di Michoacan. Il governatore Leonel Godoy.
"L'operazione di polizia è avvenuta senza che nessuno ci abbia avvisato" dice durante la conferenza stampa il governatore Godoy. "Adesso - aggiunge - stiamo verificando se tutto quello che è successo sia compatibile con la Costituzione oppure sia anticostituzionale. La lotta contro il crimine organizzato deve essere decisa con la collaborazione delle autorità statali".

In ogni caso, le accusa formulate dalla magistratura messicana non lasciano scampo. Secondo gli inquirenti, infatti, i funzionari statali avrebbero fornito una serie di appoggi logistici agli affiliati al cartello "La familia michoacana" uno dei più violenti e spietati del paese. Nato dalla scissione del cartello del Golfo, La Familia si occupa in prevalenza del traffico di armi e droga verso gli Usa, estorsione, contrabbando e sequestri di persona. Una vera e propria multinazionale del crimine aiutata dagli influenti appoggi politici. E sono proprio i vertici politici a interessare l'organizzazione che forse avrebbe voluto piazzare i suoi uomini nei posti di comando dello Stato.

Secondo quanto riferito dai portavoce della Procura generale della repubblica le indagini sono andate avanti per mesi prima di arrivare alla decisione di intervenire contro i funzionari "amici" dei narcos. Indagini che fanno parte, secondo quanto riferito dai portavoce dell'esercito, del programma di lotta al traffico di droga in Messico. Il terremoto politico in Messico è appena cominciato e dai banchi del congresso dello Stato si alzano voci di protesta. Sia i deputati del Prd (Partido Revolucionario Democratico) che in quelli del Pri (Partido Revolucinario Istitucional), entrambe le formazioni politiche sono state interessate da alcuni arresti, sostengono che l'operazione militare abbia scopi elettorali, visto l'avvicinarsi delle elezioni federali, programmate per il prossimo 5 luglio. "E' stata un'operazione di chiaro scopo elettorale" dice il rappresentante Pri, Lazaro Medina.

Nel frattempo, il governatore ha fatto sapere che studierà la possibilità di fare ricorso contro l'operazione che lui giudica anti costituzionale. Una diatriba che durerà del tempo. Gli inquirenti, inoltre, fanno sapere che il governatore non sarebbe stato avvisato per via della sua quotidiana vicinanza con Citlalli Fernandez Gonzales, sua assessore, ex segretaria della Pubblica Sicurezza.

 

Alessandro Grandi

Link: http://it.peacereporter.net/articolo/16041/Uno+stato+in+mano+ai+narcos

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