sabato 16 maggio 2009

Quando sullo stesso aereo Farmaci e bombe a mano, scatole di fagioli e mine viaggiano insieme


Farmaci e bombe a mano, scatole di fagioli e mine viaggiano insieme. Sullo stesso aereo. O con la stessa compagnia, a seconda dei giorni. È quanto sorprendentemente si apprende dall'ultimo rapporto del Sipri (il prestigioso istituto di ricerca svedese che si occupa di disarmo) sul ruolo del trasporto aereo nelle aree di conflitto. Il rapporto analizza - facendo nomi e cognomi - oltre 190 compagnie aree, piccole e grandi, che a seconda delle settimane trasportano armi, narcotici, diamanti e... aiuti umanitari (vedi il rapporto su www.sipri.org).  Si tratta di cargo di compagnie aeree che si alzano in volo al soldo di contrabbandieri e trafficanti, di bande locali e governi guerrafondai, ma anche su indicazione delle agenzie umanitarie delle Nazioni unite, dell'Unione europea e di diverse ong. 
Molte di queste compagnie aeree sono state messe al bando dall'Unione europea: non possono cioè volare nei cieli dei nostri paesi perché non rispondono agli standard minimi di sicurezza. Standard che invece non interessano i responsabili dell'Unione europea quando i cieli siano quelli africani o asiatici. E infatti diversi di questi aerei si sono fracassati al suolo. Altre compagnie sono state messe al bando dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite, perché hanno violato il divieto di traffico delle armi verso paesi che sono in guerra o i cui governi violano i diritti umani. Ma le stesse agenzie umanitarie delle Nazioni unite poi se ne servono. E' questo il caso della Juba Air Cargo (denunciata dall'Onu per il traffico di armi) in Sudan, utilizzata da Undp, Unops, la Fao, il Comitato internazionale della Croce rossa, Action contre la faim e altri ancora. E' anche il caso - sempre in Sudan - della Badr Airlines, che oltre a portare armi alle bande paramilitari si mette al servizio dell'Iom (Organizzazione internazionale per le migrazioni) e di Unocha (l'ufficio dell'Onu per il coordinamento delle agenzie umanitarie) per le attività e i trasbordi nell'area. Passando dall'Africa all'Est Europa si scopre che due compagnie importanti come la Uca e l'Aviacon Zitotrans hanno trasportato armi in varie parti del mondo, la prima in Angola e in Congo verso le diverse parti coinvolte in conflitto e la seconda  - per conto della Russia e di altri paesi - in varie zone del mondo. Nello stesso tempo queste compagnie hanno svolto per conto dell'Onu ben 75 voli a favore delle vittime dello tsunami nell'Oceano Indiano e anche altre spedizioni per conto dell'Oxfam; di Msf e della Croce rossa internazionale.
Il rapporto del Sipri è passato pressoché inosservato (solo Nigrizia se ne è occupato), mentre negli altri paesi ha sollevato polemiche e prese di posizione. Ne hanno parlato l'Associated Press, la Bbc, la France Presse, il Guardian. Persino il governo svedese ha dovuto scrivere un comunicato ufficiale. Da noi niente. La vicenda è pero istruttiva e paradigmatica dei punti di contatto che emergono - anche nella logistica - tra armi, guerre ed aiuti umanitari. Si tratta in questo caso - vogliamo supporre e sperare - di punti di contatto inconsapevoli, anche se è veramente sorprendente che la mano destra di istituzioni come l'Onu e l'Unione europea non sappia cosa faccia la mano sinistra. Il minimo da auspicare - come ha chiesto il Sipri nel suo rapporto - è che queste istituzioni e le organizzazioni non governative si rifiutino una volta per tutte di utilizzare vettori che il giorno prima hanno trafficato droga, armi e diamanti. 
Anche da questa vicenda le agenzie e le organizzazioni umanitarie devono imparare la lezione: bisogna evitare ogni superficialità  e ogni disattenzione quando si tratta di aiuti nelle aree di conflitto. Su un altro versante troppe volte in questi anni si sono teorizzate le cooperazioni “civili-militari”, le “guerre umanitarie”, le collaborazioni tra forze armate e ong. Tutto ciò ha prodotto in queste ultime una minore vigilanza verso quella commistione tra aiuto umanitario e intervento bellico che ha portato così tanto discredito e sfiducia in questi anni verso l'azione umanitaria e non governativa. In Italia, il ricordo del Kosovo e della Missione Arcobaleno è ancora vivo. Come quello della guerra in Afganistan - due anni dopo - quando gli aerei americani sganciavano, alternativamente, bombe e pacchi umanitari. Il rapporto del Sipri è molto severo nel giudicare il ruolo di queste 190 compagnie aeree (e anche delle agenzie umanitarie che se ne servono): secondo il Sipri hanno un “ruolo destabilizzante”, alimentano “l'economia di guerra” e  “gettano benzina sul fuoco” sui conflitti. Un motivo più che buono - per le agenzie dell'Onu e le organizzazioni non governative - per starne alla larga e non diventarne ignari complici. Cambiate compagnie di volo: questo sarebbe un buon servizio per l'aiuto umanitario e la pace.
di  Giulio Marcon

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