giovedì 14 maggio 2009

Iran e diritti umani


I recenti casi iraniani giunti all’attenzione della stampa internazionale, come quello della giornalista irano-americana Roxana Saberi e quello della giovane pittrice Delara Darabi, hanno riportato in primo piano la questione dei diritti umani in Iran.

Tuttavia, se il primo caso, per il modo in cui si è sviluppato e concluso, può essere probabilmente considerato un caso politico legato all’evoluzione dei rapporti fra Teheran e Washington, il secondo – risoltosi drammaticamente con l’esecuzione della condannata (peraltro per un crimine che probabilmente non aveva commesso) – è un esempio, simile a molti altri, delle violazioni dei diritti umani che spesso vengono compiute in Iran.

Un altro caso è stato quello del giovane lapidato per adulterio, sebbene sia stata imposta una moratoria su questo tipo di esecuzioni. Tuttavia sono centinaia, secondo Amnesty International, le persone che ogni anno vengono giustiziate in Iran – paese che, in base alle stime, è superato solo dalla Cina per numero di esecuzioni.

Ma è più in generale il problema delle libertà civili ed individuali a rappresentare un settore nel quale l’Iran certamente non eccelle. Il paese, ad esempio, figura agli ultimi posti nelle classifiche mondiali sulla libertà di stampa (la più recente è quella dell’organizzazione Freedom House, nella quale l’Iran figura al 181° posto su un totale di 195 paesi).

Oltre ai giornalisti, ad essere particolarmente colpite sono altre categorie di persone, come gli attivisti che si battono per il rispetto dei diritti umani, gli omosessuali, o i membri di alcune minoranze etniche o religiose, come i Baha’i.

Al di là di queste categorie specifiche, sono le libertà individuali di tutti i cittadini ad essere colpite, in uno Stato che attraverso la polizia religiosa pretende di imporre rigide norme anche ai comportamenti individuali.

In questo quadro non certo positivo, non bisogna tuttavia sottovalutare la vitalità e la capacità di reazione di una società come quella iraniana, per il 70% composta da giovani al di sotto dei 30 anni, che si è profondamente evoluta dai tempi della Rivoluzione Islamica del 1979, paradossalmente anche grazie allo sforzo del regime di estendere l’istruzione a fasce sempre più ampie della popolazione, ivi comprese le donne.

La ricchezza, il vigore, e la grande eredità culturale che contraddistinguono questa società hanno spinto alcuni osservatori ad affermare che, se cessasse l’isolamento internazionale dell’Iran, probabilmente la Repubblica Islamica andrebbe incontro ad una trasformazione più rapida di quanto molti si aspettano.

di Redazione  http://www.medarabnews.com/

Link: http://www.medarabnews.com/2009/05/13/la-questione-dei-diritti-umani-in-iran/

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