domenica 31 maggio 2009

Gasparri: "Repubblica ha pagato Flaminio". Ed ecco la risposta di Repubblica


Maurizio Gasparri attacca frontalmente "Repubblica". Il capogruppo Pdl al Senato vuol sapere quanto sarebbe stato pagato Gino Flaminio, l'ex-fidanzato di Noemi Letizia, per l'intervista rilasciata al nostro giornale una settimana fa: "Berlusconi è l'unico politico che crea posti di lavoro... Adesso anche Gino Flaminio è beneficiato dall'esistenza del Cavaliere. 
Infatti, abbiamo appreso dal 'Giornale' che offre, con prezzi variabili, interviste, testimonianze e brevi incontri. C'è da chiedersi quanto gli abbia dato 'Repubblica'. Mi rivolgerò all'ordine dei giornalisti del quale faccio parte per chiedere accertamenti su 'Repubblica' e i suoi giornalisti". 

"Ora - sottolinea Gasparri - vogliamo sapere chi e quanto ha pagato 'Repubblica' per determinate interviste. E' questo il modo con cui si esercita l'attività giornalistica? Un tanto al chilo? E le vestali della libera professione, di tante organizzazioni e della federazione della stampa non hanno nulla da dire su questo scandalo vergognoso che colpisce giornalisti di un giornale, 'Repubblica', il cui editore ben conosciamo e le cui imprese furono sottoposte più volte al vaglio della magistratura?". 

Ed ecco la risposta di Repubblica 

"Repubblica" sfida l'On. Gasparri a dimostrare che sia stato pagato anche solo un centesimo per l'intervista a Gino Flaminio che tanto imbarazzo crea all'ex ministro del Pdl. Gino Flaminio ha confermato di non aver mai ricevuto denaro dal nostro giornale in due occasioni: al "Corriere della Sera" (28 maggio) e a "Il Giornale" (30 maggio). In caso Gasparri non riesca nell'impresa, "Repubblica" l'autorizza fin d'ora a vergognarsi. 

sabato 30 maggio 2009

Attentato in Iran: per i persiani c'è lo zampino americano


Un ufficiale del governo del Sistan-Baluchistan: 'Dietro l'attentato c'è la mano americana'. 
È di 19 morti il bilancio finale delle vittime dell'attentato di ieri in Iran alla moschea sciita di Zahedan, al confine con Pakistan e Afghanistan. Lo ha reso noto all'agenzia Irna il governatore della provincia di cui Zahedan è capoluogo, il Sistan-Baluchistan, Ali Mohammad Azad. Secondo un altro ufficiale della provincia, Jalal Sayyah, dietro l'attentato ci sarebbe l'ombra degli Stati Uniti: "Ci è stato confermato che i terroristi di Zahedan sono stati finanziati dall'America", ha detto Sayyah all'agenzia di stampa Fars. 

Le autorità hanno reso noto di aver arrestato membri di un gruppo terroristico che sarebbe responsabile dell'attentato. I feriti ricoverato in ospedale sono circa 80. L'esplosione è avvenuta ieri durante la preghiera della sera alla moschea sciita di Amir al-Momenin, secondo alcuni testimoni ad opera di un kamikaze. Principali sospettati sono gli indipendentisti sunniti, responsabili in passato di attentati e rapimenti di poliziotti. Il Sistan-Baluchistan è una regione poverissima, a maggioranza sunnita, crocevia del contrabbando di armi e droga e teatro di azioni terroristiche di indipendentisti.

venerdì 29 maggio 2009

Chi c'è dietro il terrorismo in sud america?


Nelle prime ore del mattino del 16 aprile, è stata effettuata un'operazione contro cinque terroristi, a Santa Cruz, in Bolivia epicentro del separatismo. Indossando maschere nere, armato fino ai denti, commando si sono precipitati nella hall dell'hotel "Las Americas", nel centro della città, prendendo posizione. Dopo aver ricevuto il segnale è iniziato l’assalto a diverse camere d'albergo, dove dei turisti europei poco appariscenti erano rimasti solo alcuni giorni prima. Le porte sono state rotte, granate acustiche sono esplose e mitra hanno sparato. Il gruppo dei servizi speciali boliviani erano seri su ciò che facevano. Poca meraviglia: nel 1990 i "turisti" sono stati dei militanti della cosiddetta unità internazionale che ha combattuto contro i serbi nei Balcani. 
Gli assaltatori hanno catturato vivi due terroristi, mentre gli altri sono morti, incapaci di porre resistenza. Il Presidente della Bolivia, Evo Morales, ha parlato di questo episodio allarmante quando ha incontrato i suoi colleghi prima alla riunione al vertice dei paesi ALBA (l’Iniziativa Bolivariana per i popoli dell'America Latina) in Venezuela, e poi al 5° Vertice delle Americhe, a Trinidad e Tobago. Morales said. "Volevano uccidere me, il vice-presidente ed altri funzionari del governo", ha detto Morales. "Essi avrebbero, inoltre, voluto eliminare alcuni leader dell’opposizione, nelle loro intenzioni provocatorie". 
Raúl Castro, Hugo Chavez, Daniel Ortega e Rafael Correa hanno denunciato le attività dei gruppi terroristici in Bolivia. La minaccia di attentati alla loro vita è un fattore costante che accompagna la loro attività politica. Chi altro può rendersi conto che le riforme del presidente rivoluzionario indiano sono stati respinte dalla precedente élite dominante: niente Morales - nessun problema. Il razzismo dichiarato di molti "bianchi" boliviani, soprattutto quelli che sono giunti in quel paese dopo la Seconda guerra mondiale - tedeschi, italiani, croati, molti dei quali sono responsabili di crimini del Terzo Reich di Hitler e del regime di Mussolini. 
È un dato di fatto che i media occidentali hanno reagito alla liquidazione del gruppo terroristico in Santa Cruz in modo tranquillo. Vi è qualcosa di distorto in queste informazioni, mentre la lotta contro il terrorismo resta una priorità della comunità mondiale. Ufficiali Boliviani hanno più di una volta affermato che vi è nel loro paese una struttura ramificata di organizzazioni estremiste sostenuta dall'estero. Ma, come regola generale, non è mai stata data una attenzione adeguata alle loro attività, da parte dei media occidentali. "Ciò non è altro che un'invenzione di Morales. Non ci sono mai stati terroristi e non ci sono adesso." I soliti due pesi e due misure vengono di nuovo qui visti. Supponiamo che un attacco terroristico sia attuato a Londra, Bruxelles, Parigi, o in qualche altra città europea, gli eventi sarebbero stati coperti a livello mondiale, suscitando simpatia ed empatia nella gente. La Bolivia è il cortile della periferia geopolitica. Quanto costa spezzare un bastone su di essa? 
L’insolente, insulso ed anche ironico commento dei media occidentali alle dichiarazioni del leader Boliviano riguardo gli eventi di Santa Cruz, ci porta a chiedere se essi vogliano mettere una fine a tutto ciò. O ridimensionarlo passando a questioni secondarie? Si sono sentite per tutto il tempo cose come: "Perché l’operazione di prevenzione ha ignorato i diritti umani dei terroristi? Perché l’uso eccessivo della violenza nei loro confronti? Perché non ci sono stati specialisti europei coinvolti nelle indagini?"
Quest'ultima domanda è stata al centro dell’attenzione dei diplomatici di Ungheria, Croazia, Irlanda e Romania, i paesi dove sono stati reclutati i terroristi. Questi paesi hanno anche detto che i ragazzi sono andati in Bolivia di loro spontanea volontà. Ma come è potuto accadere che, nella condizione di una campagna anti-terrorismo lanciata in Europa su base permanente, con l'uso delle tecniche e dei mezzi più avanzati per il rilevamento di cospirazioni di tale portata, gli "imitatori" hanno creato una unità da combattimento e si sono recati in Bolivia senza un intoppo? 
E’ evidente che l'organizzatore e capo del gruppo distrutto a Santa Cruz fosse Eduardo Rózsa Flores, ucciso nell’hotel "Las Americas". Rózsa è considerato un eroe nazionale in Croazia. Questo avventuriero aveva sempre voluto essere al centro dell’attenzione, costruendosi appositamente l'immagine di romantico paladino di una qualsiasi causa giusta. Era nato a Santa Cruz, da padre ungherese e madre spagnola. Rózsa si recò nei Balcani nel 1991 per coprire i conflitti armati nella regione per il quotidiano spagnolo "La Vanguardia" e per la BBC. Tuttavia, il ruolo di spettatore passivo l’annoiò subito, così è entrato a far parte della Guardia Nazionale Croata, diventandone il primo volontario estero. Qualche tempo dopo gli fu affidata la formazione della Prima Unità Internazionale dell’esercito croato. Ottenne il grado di colonnello e per ordine personale del presidente croato Tujman è diventato cittadino della Croazia. 
Rózsa ha scritto libri, ed ha girato un film sulla epica lotta contro i "serbi aggressori". Ma Rózsa è stato silenzioso su alcuni episodi della sua biografia. E’ noto che egli avesse qualcosa a che fare con l'uccisione di due giornalisti - lo svizzero Wurtenberg e il britannico Jenks. Vi erano prove serie, ma "la guerra ha cancellato tutto". 
Prima di partire per la Bolivia, casualmente Rózsa ha concesso un'intervista ad un giornalista della TV di stato ungherese MTV, dicendo: "Se succede qualcosa a me, diramate immediatamente la notizia!" Rózsa non è stato chiaro in quella sua intervista, ma c'era qualcosa di interessante. In particolare, ha detto: "Siamo pronti a dichiarare l'indipendenza della (più riottosa provincia autonoma boliviana) e alla creazione di un nuovo stato". Rózsa ha ammesso che era stato "invitato" a Santa Cruz da intermediari che agivano su commissione delle autorità locali, allo scopo di "organizzare la difesa", in connessione con la minaccia di violenze da parte delle autorità centrali. Naturalmente Rózsa non disse nulla di concreto circa i suoi contatti a Santa Cruz, le fonti dei finanziamenti ed i canali di consegna delle armi, ha solo lasciato il suggerimento che i rivoltosi avrebbero agito utilizzando "mezzi pacifici, ma che ne dimostrassero la forza.
Da allora le tensioni in Bolivia sono state al massimo. Il dialogo del governo con l'opposizione regionale è stato sospeso. Nel nord del paese, vicino alla città di Pando, mercenari del Perù e del Brasile hanno attaccato la manifestazione dei sostenitori del presidente Morales, uccidendo 35 persone e ferendone altri 100. Gli organizzatori del massacro, tra cui il prefetto di Pando, sono fuggiti in Brasile. Il confronto è cresciuto anche in altri dipartimenti "riottosi". 
Rózsa e il suo gruppo penetravano in Bolivia utilizzando dei percorsi segreti dal Brasile. Senza perdere tempo nei condizionamenti della cospirazione hanno iniziato i lavori per consolidare le formazioni para-militari, costituite principalmente dai giovani del "Comitato civile per la difesa di Santa Cruz." Questa organizzazione di ultra-destra è stata istituita da Branco Marinkovic, un grande proprietario terriero di origine croata. Secondo i servizi di sicurezza boliviani, nessun altro, oltre lui, degli ex militanti della prima unità internazionale dell’esercito croato è stato invitato in Bolivia. Egli ha agito sulla base delle raccomandazioni riservate dell’Ambasciatore degli Stati Uniti in Bolivia, Phillip Goldberg. Il diplomatico statunitense sapeva che stava parlando di uno degli operatori più sanguinari dei Balcani. Egli aveva al suo attivo il "successo" della missione in Kosovo, che sotto molti aspetti ha facilitato la vittoria dei separatisti albanesi. Goldberg ha assicurato Marinkovic che i servizi segreti degli Stati Uniti e dei loro partner europei non si sarebbero opposti alla mobilitazione dei militanti. 
Come è noto, Evo Morales ha dichiarato Goldberg persona non grata per la sua attività sovversiva contro il governo boliviano legalmente eletto, nel peggiore spirito da guerra "fredda". Diversi scandali spionistici sono scoppiati durante la sua presenza a La Paz, con le evidenti prove che mostravano come l'ambasciata americana avesse le sue impronte digitali su di esse, come i terroristi "matrimoniali", cittadini degli Stati Uniti messi agli arresti con l'accusa di attentati in diversi alberghi boliviani. Goldberg avrebbe trascorso diversi giorni e notti nei "riottosi" dipartimenti di Santa Cruz, Beni, Pando e Taiha. All’epoca si poteva avere l'impressione che l'ambasciatore cercasse di dimostrare che ignorava Morales, come se inviasse un segnale ai cospiratori: "Per primo sbarazzarsi di lui, la cosa migliore per voi e per gli Stati Uniti." 
Il gruppo Rózsa osservava attentamente i movimenti di Morales e dei ministri chiave del gabinetto. Il pedinamento è stato rilevato dalla guardia, che ha registrato su nastro diverse conversazioni che Rózsa ha avuto con il suo gruppo. Una volta si è lamentato dell’’intempestiva’ informazione sulla sessione che Morales ha avuto con i suoi ministri, a bordo di una nave della marina, sul Lago Titikaka, dicendo: "Avremmo potuto fare esplodere la barca e farla finita con il loro governo marxista, una volta per tutte". 
I servizi segreti hanno anche individuato il padiglione "Cooperativa de Telecommunicaciones" (Cotas), presso la fiera permanente di Santa Cruz, come base dei terroristi. Indipendentemente dalla parola "cooperativa", Cotas è una società privata, e il suo ruolo nel complotto anti-governativo potrebbe essere paragonato a quella della cilena ITT radio-TV, che è stato coinvolta nella preparazione del rovesciamento di Salvador Allende. I depositi della Cotas conservavano armi da fuoco, granate, esplosivo C-4, nitroglicerina e altre munizioni. Una delle camere era una officina dove le bombe venivano costruite. Un'altra conservava i notebook e le mappe che segnalavano gli impianti da sabotare e gli elenchi delle vittime designate. Dopo l'operazione presso l'hotel Las Americas le stanze sono state aperte e le prove che contenevano sono state consegnate agli investigatori. Successivamente sono state mostrate ai giornalisti. I media hanno avuto anche un video che mostra i corpi dei terroristi uccisi nell’attacco - Rózsa, la sua guardia del corpo irlandese Michael Dwyer, e un esperto di esplosivi, il rumeno Magiarosi Arpak. 
I terroristi superstiti, l’ungherese Elod Toaso e il boliviano-croato Mario Tadic Astorga hanno accettato di collaborare con gli investigatori e forniscono le prove a carico. La ricerche dei membri della organizzazione clandestina di Rózsa si svolgono in tutto il paese. Gli europei che sono giunti in Bolivia a partire dal 2008 sono accuratamente indagati. La traccia "argentina" è anch’essa attentamente seguita. 
E' stato scoperto che Rózsa è stato in contatto con funzionari in pensione dell'esercito argentino, i "carapintados", per discutere di possibili collaborazioni armate per "operazioni di guerriglia" in Bolivia. L’assistenza a Rózsa, nella creazione di contatti con gli argentini, è stata data da reso da Penia Esclusa, il capo della ONG "UnaAmerica", finanziata dagli Stati Uniti. C’è poco da meravigliarsi, come Esqlus è stato un maturo (la migliore descrizione) agente della CIA, che l’organizzazione ha cercato di introdurre nella cerchia di Hugo Chavez all’inizio della sua carriera politica ("Attenzione a Esqlus, - ha scritto ai suoi amici - quando esce allo scoperto per entrare nei favori"). 
I finanzieri ed i fornitori di armi sono già agli arresti. Radio e TV diffondo le dichiarazioni che chiedono, a coloro che ancora di nascondono, d’arrendersi. La risposta finora è stata pari a zero, per non parlare di una telefonata dagli Stati Uniti di Hugo Acha, un sodale di Rózsa, che ha fatto a un canale televisivo. Poco prima, Acha (soprannominato "Superman"), è stato un rappresentante di Human Rights Watch (HRW) in Bolivia, in modo da incontrare regolarmente i diplomatici degli Stati Uniti. Inoltre, egli è stato uno dei principali docenti presso la Scuola Superiore per le Indagini Militari Boliviana, essendo in stretto contatto con il vertice dell'esercito, e avrebbe incontrato il Ministro della difesa Walker San Miguel. 
"Superman" nega la sua collaborazione con i terroristi, anche se ammette di essersi riunito con loro "illegalmente". Acha non ha alcuna intenzione di tornare in Bolivia, spiegandola con la sua diffidenza verso "l'attuale giustizia boliviana." Ma la vera ragione che sta dietro la sua fuga è sempre la connessione con i residenti della CIA che guidavano Rózsa. Quest’agente è stato disattivato solo a causa della minaccia di sue rivelazioni. 
La distruzione del gruppo terroristico di Santa Cruz ha contribuito a divulgare l'innovativo modus operandi nelle attività sovversive dei servizi speciali degli Stati Uniti in America Latina. Il ricorso all'uso delle capacità dei loro partner in Europa orientale al ricatto, alla destabilizzazione e - sul lungo periodo - al rovesciamento dei "regimi populisti". I "giovani democratici" in Croazia, Ungheria, Romania ed altri nuovi membri dell’Unione Europea, sono usciti allo scoperto per dimostrarsi leali e utili agli americani. (Qual’è il prezzo della loro cooperazione con gli Stati Uniti nella creazione di centri segreti di tortura nei loro paesi?) La CIA conta su di loro dato che il "complesso di diffidenza" verso gli Stati Uniti è inesistente in Europa, e ancor di più – in Europa dell’Est. Non vi è neanche sfiducia verso gli europei orientali, compresi quelli che sono giunti in questo continente dopo gli eventi nei Balcani (salvandosi dai loro crimini disumani). Rózsa sperava di coinvolgere tali persone nella sua attività finalizzata alla disgregazione della Bolivia, tentando di reclutarli nel sabotaggio e nei gruppi terroristici. 
Il Presidente Morales potrebbe non cooperare, ribellandosi contro le richieste dei governi di Ungheria, Croazia, Romania e Irlanda di "spiegare" l’incidente di Santa Cruz. Il tono e il contenuto di tali richieste non sono idonee alle norme diplomatiche e, giustamente, Morales ha risposto: "Come si possono difendere delle persone che sono arrivate qui per organizzare l'assassinio del presidente? E' assai grave. Non posso pensare che nessun altro, tranne loro (i leader di questi paesi), abbiano inviato queste persone nel tentativo di abbattere la nostra democrazia!
Il gruppo di lavoro delle Nazioni Unite ha risposto alle pessime notizie sulle attività dei gruppi terroristici in questo paese latino-americano. Si è rivolto ai governi della Bolivia e degli Stati i cui cittadini sono stati accusati di atti di sabotaggio in essa, chiedendo loro di esaminare attentamente la situazione e consegnare i colpevoli alla giustizia. L'indirizzo ha sottolineato che le risoluzioni delle Nazioni Unite riconoscono come un grave reato il reclutamento, il finanziamento, la formazione e l'uso di mercenari per il rovesciamento di governi legittimamente eletti. 
Le informazioni sullo scontro sul "gruppo Rózsa" stanno acquistando slancio. Alcuni analisti stanno iniziando a parlare di parallelismi tra Rózsa e Che Guevara, anche se persino un colonnello croato in pensione ha negato ogni collegamento con l’eroe della Guerriglia. Il tema dell’"idealista romantico" Rózsa è stato sempre più intensamente utilizzato dai media occidentali. Il governo di Evo Morales è raffigurato come una "dittatura Castro-comunista", e "razzista su base indiana", in questo contesto. Hanno reso dei barbari criminali in romantici provenienti dai paesi dell'Europa orientale, che non hanno neanche tentato di avviare dei negoziati per arrendersi! Materiali che compromettono Rózsa e i suoi sostenitori sono stati rimossi da Internet. Ciò è stato notato, in particolare, dai visitatori del sito Hungarianambiance.com: "Dov'è la foto di Rózsa armato? Volete renderlo simpatico?
Con ogni evidenza, questa foto è stata fatale per Rózsa. Ha posato per qualcuno in un isolato hotel boliviano, all'inizio della sua operazione per "organizzare la difesa e la dimostrazione di forza": un mitra Uzi nella mano sinistra, un fucile d'assalto Kalashnikov nella sua mano destra, un sorriso virile e abbronzatura tropicale. Rózsa non ha resistito alla tentazione di mettere questa foto su Internet, e anche se non è indicato il luogo, e né vi è la legenda sotto la foto ma, certo, qualcuno "professionalmente attento" ha studiato l'ombra dello schienale del letto di metallo nella fotografia, e ha stabilito che è stata fatta in Bolivia...

di Nil Nikandrov. 

sito Aurora

Link:http://www.cpeurasia.org/?read=25326

giovedì 28 maggio 2009

Le mille e una notte di Berlusconi



Prima la visita guidata alle meraviglie segrete della tenuta: l'anfiteatro dei cactus, le migliaia di hibiscus, il lago delle palme, le 85 diverse erbe officinali dell'orto della Salute. Poi il pranzo in pizzeria, quella interna al parco, s'intende, allietato dalla chitarra di Apicella. Dopo il pranzo ecco il "corso di politica",in attesa di potersi sfogare con lo shopping, a spese del padrone di casa, nei centri commerciali della costa. Quindi, a chiudere, tradizionale cenone con tanto di fuochi di artificio. 



Quando, la mattina del 31 dicembre 2007, Silvio Berlusconi in persona aveva illustrato alle sue ospiti, arrivate da Roma e Milano con voli privati, quello che sarebbe stato il programma della giornata, tra le 50 ragazze presenti è partito l'applauso. Come in un sogno alla "pretty woman" l'uomo più potente e ricco d'Italia stava invitando quell'eterogeneo gruppo di veline, attricette, ragazze immagine e hostess, ad abbeverarsi alla sua scienza, a mangiare alla sua tavola e a far compere attingendo direttamente dal suo portafoglio. Cose da Mille e una notte. O se preferite da Sultano. Ecco, se si vuole davvero capire perché Veronica Lario, annunciando il suo divorzio, parlasse di "divertimento dell'imperatore", di "vergini che si offrono al drago" e di un paese che "per una strana alchimia" permette tutto al suo capo, si può partire da qui. Dai racconti sull'ultimo dell'anno 2007 a villa La Certosa, registrati da "L'espresso" dietro garanzia di anonimato, e da quelli sulla corte di giovani donne di cui si circonda il Cavaliere. 

Ragazze tra i venti e i trent'anni, in mezzo alle quali - è accaduto, cinque mesi fa, per il Capodanno 2009 - si ritrovano a volte anche minorenni, come la pupilla del premier Noemi Letizia e la sua amica del cuore, Roberta. Con loro Berlusconi dà il meglio di sé. Fa battute, si spreca in gentilezze e galanterie. A ognuna consegna un kit di doni: due braccialetti in onice a forma di tartaruga (simbolo di villa Certosa) per caviglie e braccia; un anello d'argento; il ciondolo a forma di farfalla, segno ormai nemmeno troppo segreto delle amiche del premier; un anello e un sottile braccialetto d'oro. Tutti monili estratti da un sacchetto che il Cavaliere fa tintinnare.


Lo spirito è a metà tra il goliardico e la riunione da villaggio vacanze. Le ragazze ridono e si divertono. Per parecchie di loro è un lavoro. 
Tra le 50 ospiti di villa La Certosa, almeno una ventina hanno garantita una sorta di diaria da 1.500 euro al giorno. Per tutte poi, prima della notte di Capodanno, è stata organizzata una visita agli shopping center della zona dove gli uomini della sicurezza del leader del Pdl coprono le spese delle ospiti fino a 2 mila euro. Infine, una volta rientrate a Punta Lada, le ragazze si dividono a gruppi di cinque nelle varie dépendance, mentre le ospiti più vicine al premier sono alloggiate nella tenuta di Paolo Berlusconi, in quei giorni assente. Nei racconti raccolti da "L'espresso" più che i particolari sulla festa, con i bagni nella piscina riscaldata, i balli e l'ovvio trenino finale, colpisce comunque la descrizione delle ore precedenti. 

Nel pomeriggio infatti, come in un'anticipazione dei corsi tenuti a Palazzo Grazioli per selezionare le candidature alle europee, Berlusconi ha illustrato per due ore alle sue ospiti i segreti della politica. Eravamo quasi alla vigilia della caduta del governo Prodi. Il Cavaliere, però, ricorda una testimone, se l'è presa anche con l'allora leader di An, Gianfranco Fini. Ma da chi era composta in quei giorni la corte del premier? Le fonti sono concordi nell'indicare tra i presenti il cantante Mariano Apicella, il produttore di fiction Guido De Angelis, l'attrice Camilla Ferranti, le gemelle Ferrera, già meteorine del tg di Emilio Fede, la numero uno del reality trash "Un, due, tre... stalla" Imma Di Ninni, una ex del "Grande Fratello" e due vincitrici del concorso di miss Albania in Italia.

A ben vedere nulla di sorprendente se si pensa che Berlusconi, prima di scendere in campo, è stato un tycoon del piccolo schermo abituato a festeggiare il Capodanno in ampia compagnia, comprese le maggiorate del "Drive In", programma cult degli anni '80. Solo che oggi il Cavaliere non è più un impresario tv. È un capo di governo e il fatto d'ospitare per giorni belle ventenni per allietare le sue ore da ultrasettantenne, di invitarle a cena o di frequentarle a Roma, diventa un problema politico. Di sicurezza. E organizzativo. Per accorgersene basta poco. Basta rileggere le intercettazioni del caso Saccà che raccontano come la corte del premier sia impegnata a sistemare le sue ragazze e a impedire che la cosa si sappia in giro.

Il 4 novembre 2007 il leader del Pdl affida a Guido De Angelis il compito di trovare una parte per cinque attrici a lui care. Due giorni dopo Berlusconi accompagna l'amico produttore da suo figlio Piersilvio, chiedendo di farlo lavorare con Mediaset. Piersilvio però non la prende bene. Tanto che non appena il padre e De Angelis se ne vanno, si lamenta con Valentino Valentini, deputato e segretario personale del premier. È proprio Valentini a raccontarlo a De Angelis: "L'operazione non è stata indolore, Piersilvio ha capito tutto, ovviamente. Tu sei la punta di un iceberg di una situazione molto delicata. Io gli ho spiegato: Guido è una persona giusta e corretta anche per gestire delle situazioni delicate. E per voi è in outsourcing. Ma lui (Piersilvio, ndr) ha accettato a malincuore". Subito dopo De Angelis ne parla a Rosanna Mani, condirettore di "Sorrisi e Canzoni", da trent'anni al fianco del Cavaliere. E lei commenta: "Valentino dice che Piersilvio è geloso perché sa che lui (Silvio, ndr) ti chiede i favori. Ma è meglio che li chiede a te, così si limitano i danni. Piuttosto che le vada a chiedere a destra e a manca facendo la figura del cretino". 

Per far numero alle feste non bastano però le aspiranti starlette della tv. A volte bisogna ricorrere alle ragazze immagine, quelle che ballano a pagamento nelle discoteche. Per il Capodanno 2008 alcune delle ospiti di Berlusconi, stando alle testimonianze, vengono contattate da Sabina Began, una bellissima modella slavo-tedesca soprannominata "l'Ape regina" nelle cronache mondane della capitale. La Began, che si è rifiutata di rispondere alle domande de "L'espresso", è molto legata al Cavaliere. 

Le pagine di un giornale vicino al centrodestra come "il Tempo" raccontano che in occasione della vittoria elettorale alle politiche 2008, la modella era tra gli ospiti di Palazzo Grazioli e che Berlusconi la teneva sulle ginocchia cantando "Malafemmina" e scherzando diceva: "Se qualcuno mi facesse ora una foto, varrebbe 100 mila euro». Un anno dopo ancora "il Tempo" scrive: "Sabina Began sfoggia un nuovo tatuaggio sulla caviglia. Una farfalla circondata dalla frase: "L'incontro che ha cambiato la mia vita: S. B.". Che sono le sue iniziali, ma non solo». Anche Sabina fa in qualche modo parte della scuderia di De Angelis.

La Guardia di finanza durante una perquisizione negli uffici del produttore ha trovato il suo nome in un elenco di cinque attrici, tra cui le amiche del premier Elena Russo, Evelina Manna e Camilla Ferranti, segnalate a De Angelis da Mediaset. E lei, dopo aver ottenuto una parte nel film tv "Il falco e la colomba", prodotto da De Angelis, oggi lavora con continuità. Sono lontani i tempi in cui la bella modella era costretta a vivere nella stanza di un affittacamere nei pressi di Montecitorio. Una casa dove allora abitava anche Elvira Savino, 32 anni, amica della Began e oggi neodeputata del Pdl, dopo essere stata inserita nelle liste elettorali del 2008 su indicazione diretta del Cavaliere che è stato anche suo testimone di nozze. "Non è però stata Sabina a presentarmi Berlusconi. Il fatto che vivessimo entrambe lì è solo un caso", assicura l'onorevole Savino. 

Il via vai di belle ragazze per Palazzo Grazioli e villa Certosa, comunque non è una novità: sono del 2002 le foto di Berlusconi che passeggia in Sardegna mano nella mano con la sua assistente Francesca Impiglia e di Pasqua 2008 quelle con le giovani amiche tenute per mano o sedute sulle sue ginocchia. I problemi veri sono invece quelli legati alla sicurezza. In gran parte dovuti alle pretese (economiche e di lavoro) spesso avanzate da chi è entrato in contatto con il premier: la minaccia, più o meno velata, è infatti quella di far esplodere uno scandalo. E a dirlo non sono le indiscrezioni, ma le carte processuali. "L'espresso" ha già pubblicato la telefonata intercettata dalla Procura di Napoli nel 2007 in cui Berlusconi chide con ansia al direttore di Raifiction Agostino Saccà di far lavorare l'attrice Antonella Troise perché "sta diventando pericolosa".E agli atti dell'indagine archiviata su Berlusconi (abuso d'ufficio) per il caso di Virginia Sanjust, una bellissima presentatrice tv legata al Cavaliere e sposata con l'agente del Sisde Federico Armati, c'è un'altra registrazione significativa. Lo 007 e la moglie discutono animatamente. Lui è stato appena espulso dai servizi segreti ed è convinto (a torto secondo i giudici) che dietro al suo licenziamento ci sia stato l'intervento di Virginia e del premier. Così le dice a brutto muso: "Racconterò tutti i fatti: (l'invito a) Palazzo Chigi, il pranzo, il braccialetto (che ti ha regalato)? come lo scartavi... Io c'ho tutte le scatole e i certificati di garanzia dei gioielli". E poi chiede alla moglie di andare da Berlusconi e avvertirlo che, se non fosse stato reintegrato, lui avrebbe "rovinato" il Cavaliere.

Siamo alla vigilia delle elezioni del 2006, dopo pochi giorni, fatto rarissimo, Armati è ripreso nei servizi. Mentre Virginia Sanjust, tra i tanti regali ricevuti dal Cavaliere, annovera anche un bonifico di 50 mila euro, effettuato a titolo di "prestito infruttifero", direttamente da un conto corrente del premier. Ma non basta. Perché anche il caso delle ragazze segnalate da Berlusconi al direttore di Raifiction, Agostino Saccà, può essere letto sotto la luce della possibile ricattabilità del premier. E a dirlo è proprio il procuratore aggiunto di Napoli, Paolo Mancuso che, nella lettera con cui nel luglio del 2008 ha trasmesso a Roma per competenza le carte dell'inchiesta, scrive: "Da alcune conversazioni intercettate sull'utenza di Manna Carmela (detta Evelina, ndr) sembrano emergere (e andranno valutate dalla Signoria Vostra quali) condotte riconducibili alla previsione degli articoli 110 e 629 del codice penale (concorso in estorsione, ndr) poste in essere ai danni del predetto onorevole Berlusconi e apparentemente consumate nella città di Roma". 

Mancuso cita quattro telefonate che avrebbero potuto configurare un ricatto ai danni del Cavaliere. In quei colloqui, ora tutti distrutti perché invece ritenuti irrilevanti dai giudici della capitale, l'attrice diceva infatti a Berlusconi che avrebbe fatto una piazzata sotto palazzo Grazioli. Salvo poi placarsi quando lui le garantisce un aiuto sul lavoro. Ma per i magistrati romani quello è soltanto uno sfogo, più che una minaccia. E nella loro richiesta di archiviazione, poi accolta, sostengono che non c'è reato perché le parole e i comportamenti della Manna non erano mai stati in grado di intimorire realmente un uomo come Silvio Berlusconi. L'attrice, contattata da "L'espresso", di questa vicenda non vuole parlare. 

Il 19 febbraio del 2008, del resto, anche davanti ai pm era stata piuttosto evasiva. "Conosco Berlusconi da circa un paio d'anni", ha detto, "e gli sono legata da un rapporto di affetto e di amicizia. Per ragioni personali preferisco non indicare modalità e circostanze della mia conoscenza con lui". Da allora Evelina Manna si è messa in stand by e dal suo nuovo appartamento di via Giulia a Roma, con vista sui tetti del centro, valuta contratti e proposte. Evelina lo ha acquistato il 24 aprile di un anno fa, dopo aver versato, qualche settimana prima, una caparra da 10 mila euro alla vecchia proprietaria. 

Tutto il resto, 950 mila euro, è arrivato invece con assegni circolari appoggiati su un conto corrente della Banca Roma, filiale di Santi Apostoli. Ma se le si chiede come abbia fatto a mettere da parte quel tesoro, taglia corto: "Ora basta. Berlusconi non c'entra niente. Anch'io ho la mia vita privata"

di Peter Gomez e Marco Lillo

Il Financial Times rilancia: "il vero peccato di Berlusconi" è di essere uno dei peggiori gestori dell'economia italiana dal 1945 ad oggi


«ll vero peccato di Berlusconi» è di essere uno dei peggiori gestori dell'economia italiana: l'Italia è sempre più oberata dal debito pubblico e sarà il solo Paese dell'eurozona con tre anni consecutivi di recessione. Il Financial Times torna alla carica e lancia un nuovo affondo al premier italiano, spostando il tiro, questa volta, sull'economia. La critica viene dal blog di Tony Barber da Bruxelles, che si può leggere sul sitowww.ft.com
Il blog parte dal caso Noemi Letizia per poi osservare che gli avversari di Berlusconi, in Italia e fuori, «ribollono di furia» nel vedere come lui esce indenne dalle bufere, l'ultima delle quali è la sentenza che ha condannato l'avvocato inglese David Mills per avere testimoniato il falso per proteggere Berlusconi e la sua Fininvest. «In qualsiasi altro paese europeo, uno scandalo di queste dimensioni avrebbe fatto cadere il primo ministro in minor tempo di quanto ci voglia a dire "papi". Ma non in Italia, dove Berlusconi è riuscito a fare approvare dal Parlamento una legge che gli dà l'immunità». 
Barber definisce «deprimente» il rituale di accuse e controaccuse tra Berlusconi e i magistrati, rituale che continua a ripetersi anche adesso. Quindi mette il premier italiano sul banco degli imputati con l'accusa economica.
«Nel tribunale dell'opinione pubblica – scrive Barber - alcuni potrebbero considerare sorprendente che Berlusconi non sia stato condannato per essere stato uno dei peggiori gestori dell'economia italiana dal 1945 in poi». Il suo breve governo del 1994 «non ha ottenuto niente». I suoi cinque anni al potere dal 2001 al 2006, soprattutto a causa sua, non hanno introdotto le riforme di liberalizzazione di cui l'Italia ha disperatamente bisogno per essere competitiva nell'eurozona. Ora, continua il blog, Berlusconi «sta presiedendo un declino che, secondo il Fondo Monetario Internazionale, farà dell'Italia il solo Paese dell'eurozona dove ci saranno tre anni consecutivi di recessione, dal 2008 al 2010».
La stilettata finale: «Peggio di tutto, il debito pubblico italiano aumenterà al 116 per cento del prodotto interno lordo nel 2010, secondo la Commissione europea. In altre parole, l'Italia tornerà dove era alla fine degli anni '90. Noemi o non Noemi, questo è il vero peccato di Berlusconi».

Fonte: Financial Times

L'editoriale contro Berlusconi apparso sul Financial Times


L'influenza nefasta di una compagnia burlesca.

Il fascismo non è un futuro ipotizzabile per l'Italia. Ciò va detto, perchè qualcuno lo prevede. Molti ritengono che crisi finanziaria più Silvio Berlusconi, uguale ritorno al fascismo. Così, alla fine, cominciò anche quel periodo.

Ma che ciò accada ancora è altamente improbabile. L'Italia degli anni '20, quando Benito Mussolini salì al potere, succedeva alla brutale vittoria di Pirro contro gli austriaci del 1918, al degrado della classe politica e alla minaccia incombente di un totalitarismo di sinistra. Berlusconi, chiaramente, non è Mussolini: ha squadre di veline, non di camice nere.

I pericoli reali sono altrove. Negli ultimi 15 anni di carriera politica - sempre come Primo ministro o leader dell'opposizione - ha avuto la potente e incontrastata opportunità di spostare a destra gli umori nazionali. Non ha conseguito tale obiettivo con cruda propaganda, ma con una regolare concentrazione di lustrini, pailettes e ragazze unite a uno stile iperbolico di retorica pompata dai media secondo la quale tutta l'opposizione è 'comunista' e lui una vittima.

Adesso, quando pesanti interrogativi sono stati sollevati sulla sua relazione con una teen-ager aspirante velina - rivelati per primi dalla moglie - egli si è rivolto al più feroce accusatore, il giornale di centro-sinistra La Repubblica, ha lanciato una velata minaccia attraverso un suo compare e ha cercato di vanificare la sostanza delle critiche perchè connotate politicamente.

Ha mostrato pari bellicosità verso i magistrati che l'hanno accusato di aver dato mazzette all'avvocato britannico David Mills (per evitare le accuse di corruzione) chiamandoli attivisti di sinistra, nonostante il Parlamento gli abbia concesso l'immunità.

Insoddisfatto anche di una tale posizione di forza in Parlamento, ha definito la stessa aula 'inutile' suggerendo di ridurla a 100 parlamentari e di aumentare i suoi poteri. Ha cercato di sollevare le masse in suo favore, incoraggiando una 'iniziativa popolare' di 500 mila firme per tale riforma.

Ma il pericolo Berlusconi è diverso dal pericolo Mussolini. E' quello dei media che sviliscono il contenuto più serio della politica, e lo rimpiazzano con l'entertainment. E' quello di una feroce demonizzazione dei nemici e del rifiuto di garantire una base indipendente per il confronto dei poteri. E' quello di spendere una fortuna per la creazione di una gigantesca immagine fatta di successi senza fine e di sostegno popolare.

Che egli sia una figura così dominante è parzialmente colpa di una sinistra in declino, di istituzioni spesso politicizzate, di un giornalismo che troppo di frequente ha abdicato al suo stato di subalternità. Più di altre cose, è colpa del suo essere molto ricco, molto potente, e molto spietato. Non un fascista, ma un pericolo, in primo luogo per l'Italia, e un malefico esempio per tutti.

Fonte: FT

Link:http://it.peacereporter.net/articolo/15973/"L'influenza+nefasta+di+una+compagnia+burlesca."

Gli internauti cinesi cominciano a farsi sentire


Passa per Internet la nuova protesta dei cinesi contro la nomenklatura. La mobilitazione prende spunto anche da fatti di cronaca nera, che rivelano il risentimento popolare verso i potenti. La cameriera di un karaoke-bar uccide a pugnalate un avventore che la molestava sessualmente; la polizia l'arresta ma il popolo di Internet prende le sue difese quando apprende che il cliente ucciso era un gerarca locale del partito comunista. In un altro caso la polizia ha dovuto fare un imbarazzato dietrofront dopo avere rilasciato un rampollo di buona famiglia che al volante della sua fuoriserie aveva ucciso un pedone sulle strisce; anche qui è il furore sui siti online che ha messo a nudo la corruzione dei poliziotti. E a Nanchino quando la polizia ha pestato una studentessa, i suoi compagni si sono mobilitati grazie a Twitter e ai blog. 

Deng Yujiao è la 21enne cameriera di un karaoke-bar nella cittadina di Badong che si è ribellata a un tentativo di stupro uccidendo il suo aggressore. Poche righe sulla cronaca locale il 10 maggio con la notizia dell'arresto di Deng Yujiao: il fatto sembrava archiviato. Ma quando è emersa l'identità del violentatore la notizia ha commosso il popolo di Internet - nella Repubblica Popolare ci sono ormai 300 milioni di utenti online - e la vicenda ha preso una piega inaspettata. Sui forum online Deng Yujiao è stata trasformata in un'eroina nazionale. Un'ondata di sdegno si è abbattuta contro Deng Guida, il notabile che aveva tentato di violentarla. Le coltellate con cui la giovane lo ha ucciso sono diventate un simbolo: la legittima difesa di una donna del popolo contro l'arroganza dei dirigenti. Un commentatore sotto lo pseudonimo di "Angelo Guerriero" l'ha definita "la ragazza più onesta del mondo", dedicandole un'antica canzone d'amore. Un blogger che si firma come "Legge Nobile" ha composto per lei una poesia in mandarino classico esaltandola come "bella e fiera". Il governo della contea di Badong è stato costretto a compiere un gesto senza precedenti: sul sito Internet ufficiale è apparso un comunicato dove si promette "un processo equo". Lo stesso risentimento è esploso nel caso di Hu Bin, che il 7 maggio a Hangzhou ha ucciso un pedone. Al volante di una Mitsubishi Evolution, in pieno centro alle otto di sera, il giovane stava partecipando a una folle gara con altri amici. Lanciato a 100 km all'ora ha centrato in pieno il 25enne Tan Zhou mentre attraversava sulle strisce. Il pedone è morto sul colpo. 

La polizia stradale si è limitata a un frettoloso controllo d'identità, e l'automobilista omicida è stato rilasciato. Anche in questo caso la mobilitazione è avvenuta grazie a Internet. Si è scoperto che la Mitsubishi era intestata a un magnate industriale, legato a doppio filo alle autorità locali. La protesta online ha preso di mira la polizia, accusata di essere al servizio dei nuovi ricchi. Sul quotidiano governativo China Daily è uscita un'autocritica di Zheng Xianzhi, portavoce della Pubblica sicurezza di Hanghzhou: "Gli agenti sono arrivati a una conclusione sbagliata, hanno raccolto solo le testimonianze degli amici del pilota che non erano affidabili. Siamo spiacenti per l'errore". 

Le nuove tecnologie hanno giocato un ruolo chiave anche nella fiammata di protesta studentesca che ha agitato Nanchino la settimana scorsa. La scintilla: un blitz della polizia vicino al campus universitario, per sequestrare alcune bancarelle di libri usati tenute dagli studenti. Una studentessa si è lamentata per la brutalità poliziesca. Il passaparola è dilagato su Twitter, dopo poche ore il campus era in stato di assedio, con i reparti antisommossa costretti a sedare la protesta. Le autorità hanno i nervi a fior di pelle per l'avvicinarsi del ventesimo anniversario del massacro di Tienanmen. Non c'è una regìa "politica" nella protesta di Nanchino. Ma con la disoccupazione intellettuale che cresce a vista d'occhio - 3 milioni di neolaureati senza lavoro - ogni segnale di disagio giovanile fa scattare l'allarme a Pechino. 

di Federico Rampini

Analisi di un enigmatico-complesso-mirabolante-confuso articolo di destra su Berlusconi


Cerchiamo di capire qual'è l'opinione dei giornalisti di destra sulla questione BERLUSCONI-MILLS-NOEMI  di queste ultime settimane. Per questo riportiamo un articolo di Michele Altamura e lo vivisezioniamo. Onoff - Nuovediscussioni

In un periodo in cui l'Italia sta facendo molte scelte difficili, l'intera opinione pubblica italiana sembra totalmente catturata dagli scoop di gossip che orami sono giunti anche in Parlamento lasciando nella penombra le grandi problematiche internazionali (secondo Altamura il caso Mills e le bugie pronunciate dal Presidente del Consiglio sulla vicenda Noemi Letizia sono gossip). Da una parte c'è l'OPEC del gas, nel cui progetto l'Italia potrebbe essere un partner valido anche se esterno, e dall'altra parte c'è il petrolio, le lobbies del nucleare che non vogliono dividere il mercato dell'energia (secondo Altamura di mezzo ci sono l'Opec e la lobbie nucleare che si sono miracolosamente coalizzate contro la lobbie del gas). Nei fatti, i petrolieri si sentono ancora una volta minacciati, il gioco è questo, e adesso le guerre contro il nucleare e pro-carbone pulito (esiste del carbone pulito??? )sono vicende tra di loro collegate (in queste righe Altamura smentisce ciò che ha in precedenza affermato e cioè non c'è accordo tra Opec e lobbie nucleare contro la lobbie del gas, l'Opec infatti sta scatenando una guerra contro il nucleare ma anche contro il carbone pulito(sic!)). In questo confronto geopolitico, il ruolo dei media (Altamura farebbe bene a ricordare che almeno in Italia un solo giornale, la Repubblica, ha sollevato la questione morale su Berlusconi) torna ad essere rilevante in quanto va a creare una distorsione di informazione e di percezione tra l'opinione pubblica di quello che accade, contro lo stesso interesse del Paese (sembra di sentire un vecchio motto fascista "taci il nemico ti ascolta"). La crisi dell'editoria rende i quotidiani ancora più assetati e ben disposti a manovre di propaganda, per allontanare lo spettro del fallimento, orchestrando così una vera e propria gara di diffamazione gratuita che sta andando oltre il senso civile (quindi l'eliminazione del finanziamento pubblico ai giornali da parte del Governo Berlusconi è stato un woomerang). Essendo un "grande gioco" l'Italia sembra essere tornata a tutti gli effetti al tempo di Enrico Mattei, quando il Time e lo stesso Indro Montanelli (non c'è peggior nemico di un ex amico), costruirono polemiche e attacchi mediatici contro l'ENI in difesa degli interessi dei gruppi petroliferi americani.

Il ruolo dell'Italia si incastra nel tavolo diplomatico a circuito chiuso tra Iran e Russia, sul quale si negozia gas e nucleare: per dare a Gazprom e ad ENI le risorse energetiche di cui necessitano per dare basi solide ai prossimi progetti di gasdotti, Teheran sta esercitando delle forti pressioni per avere il nucleare, e con esso esercitare la sua influenza politica sull'itera area del Medioriente. Delle vere e proprie scatole cinesi, sulla cui costruzione molte sono le forze esterne che stanno agendo. Lo stesso Ahmadinejad, affermando che non esiste alcun rapporto fra l'annullamento della missione di Frattini e il test missilistico, lascia intendere che l'Italia ha agito in tal modo "perchè sotto la pressione di altri"(Corsivoalmeno su questo non ci sono dubbi), precisando che il Ministro degli esteri  ha deciso di annullare la visita dopo aver insistito nel tenere l'incontro. Inoltre Teheran esclude che stia avendo un qualche colloquio sul nucleare al di fuori dell'Agenzia internazionale dell'energia atomica (Aiea) (e con chi? Con la Corea del Nord? Altamura farebbe bene ad illuminarci) , mentre rilancia il dialogo con Barack Obama. È chiaro che gli interessi in ballo sono molto elevati, ne va dell'equilibrio delle forze politiche internazionali. Così non ci meravigliamo se oggi il Primo Ministro italiano viene attaccato da campagne mediatiche scandalistiche (interessante e straordinario il triangolo Berlusconi-Ahmadinejad-Noemi), proprio come avvenne per Bill Clinton, costretto poi a bombardare l'Iraq per placare le polemiche che avevano incendiato la Casa Bianca(ci attende un qualche bombardamento italiano su qualche non precisato Paese?).

Il punto chiave per capire cosa sta accadendo è ricordare che le compagnie multinazionali hanno un loro governo e hanno gente all'interno delle istituzioni (Letizia Moratti moglie di Gianmarco Moratti?)- pur non riconoscendo alcuna autorità sovrana - per scrivere a tavolino quello che viene definito ordine mondiale, o anche pianificazione dello sviluppo della ricchezza . Di fatti, gli utili derivanti dalla creazione e dallo sfruttamento della rete delle pipeline, sono il risultato di un complicatissimo sistema di società e paesi offshore, che non fa altro che alzare il prezzo, per avere un tavolo su cui spartirsi i soldi e pagare "tangenti" ai Governi, ai partiti e ai quotidiani. Tutti questi elementi sono essenziali per interpretare cosa sta accadendo in Italia, dopo che Governo, magistratura e Vaticano sembrano essere totalmente focalizzati su una "questione morale" di principio (rileviamo che il Governo è contro Berlusconi e che la Magistratura si sta occupando del caso Noemi(?) oppure il caso Mills (corruzione di giudice) è solo una questione morale, il Vaticano poi non potrebbe mancare), senza avere nei fatti nessuna prova. Berlusconi, non essendo il Presidente degli Stati Uniti deve accontentarsi di semplice "informazione spazzatura"(il Giornale, Libero e Panorama hanno da tempo rinunciato a fare informazione corretta?) che a lungo andare si ritorcerà contro gli stessi quotidiani, che avranno perso la propria affidabilità e credibilità, oltre che imparzialità.

Se da una parte vi è l'Europa che vuole una certa autonomia decisionale (Europa intesa per singoli Paesi?), per riprendere possesso della propria sovranità, dall'altra vi sono le istituzioni centralizzate di Bruxelles e poi di Washington che sembrano remare totalmente contro. Lo stesso Barak Obama ha deciso così di chiudere in parte il passato, smantellando paradisi fiscali e i grandi progetti falliti, per  controllare sempre più da vicino il mondo, mentre cerca di dare una boccata d'ossigeno al suo Paese in bancarotta. Nel frattempo, siamo di nuovo qui a parlare di energia nucleare, all'indomani dello sviluppo di nuovi ed importanti scenari, con nuove ed importati decisioni. D'altra parte, ogni qual volta vi sono delle scelte decisive, si aggredisce e si attacca il proprio nemico invisibile. Il metodo è sempre lo stesso, ma indica pur sempre una falla del sistema. Chi si sente davvero forte non teme i piccoli avversari e non spende soldi per finanziare la sua fine, per cui o non è così forte come vuole far credere, o i suoi avversari non sono poi così piccoli (tenebroso, inquietante e apocalittico finale..., ma di che parla?). 

di Michele Altamura - articolo tratto da: http://www.rinascitabalcanica.com/?read=25619


Il corsivo in rosso è di Onoff - Nuovediscussioni


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