martedì 7 aprile 2009

Il Paese degli armaioli


Confermando un andamento di crescita già evidente negli ultimi anni, nel corso del 2008 il Governo Italiano ha rilasciato (secondo i dettami della legge 185/90 sull’export militare) autorizzazioni definitive alla vendita all’estero per oltre 3 miliardi di euro. Il superamento di tale limite (che l’anno scorso si attestava sui 2,6 miliardi di euro) è frutto soprattutto della grande crescita di numero delle autorizzazioni, passate complessivamente da 1391 a 1880.
I dati si evincono dal “Rapporto del Presidente del Consiglio sui lineamenti di Politica del Governo sull’esportazione e il transito di materiale d’armamento”, il documento che da qualche anno introduce i corposi dati che la Relazione annuale al Parlamento prevede secondo la legge. L’aumento in esso esplicitato arriva in termini assoluti a quasi il 30% rispetto al 2007, confermando le parole del Rapporto stesso che, con qualche soddisfazione, riporta come “L’industria italiana per la difesa ha, quindi, consolidato e incrementato la propria presenza sul mercato globale dei materiali per la sicurezza e difesa, confermandosi un competitivo integratore di sistemi, capace di affermarsi in mercati tecnologicamente all’avanguardia”.
Un totale di 2,7 miliardi è relativo ai programmi intergovernativi (aumentati per quasi 900 milioni) cioè quei progetti di sviluppo di armamenti condotto congiuntamente e direttamente dagli Stati. Anche però non considerando queste autorizzazioni, che servono principalmente all’approvvigionamento diretto dei Governi, va notato come rispetto al 2007 ci sia stato un incremento “netto” di autorizzazioni pari al 28,5% contro una crescita di meno del 10% per l’anno precedente. Un dato che preoccupa la Rete perchè è in particolare in questa fetta di autorizzazioni fuori dalle produzioni dirette degli Stati che si annidano le consegne più problematiche. Nel 2008 sono poi state effettuate consegne, autorizzate quindi in passato, per circa 1,8 miliardi di euro.
Riguardo ai paesi destinatari degli armamenti italiani, in testa alla classifica per il 2008 troviamo la Turchia che da sola (grazie alla vendita di elicotteri che il Governo Turco considera “da combattimento”) raggiunge più di un terzo delle esportazioni italiane. Un paese di certo problematico e nel quale il conflitto continuo nelle aree curde aveva spinto anche Rete Disarmo a chiedere la sospensione delle forniture militari.
In generale i paesi del Sud del Mondo sono stati autorizzati a ricevere circa il 30% delle armi autorizzate nel 2008, e tra essi troviamo situazioni complicate come quella della Libia (93 milioni soprattutto per elicotteri) e dell’Algeria (77 milioni sempre per elicotteri) oltre che Nigeria, Venezuela, Kuwait, Arabia Saudita ed Emirati Arabi. Come al solito, e in contrasto con i dettami della legge che vietano le forniture a paesi in conflitto, troviamo anche per il 2008 vendite autorizzate al Pakistan (30 milioni) e all’India che con 173 milioni arriva a quasi il 6% dell’intero export. Si conferma invece, come negli ultimi anni, l’uscita progressiva della Cina (posta sotto embargo dall’UE) dai destinatari di armi italiane.

Il quadro esposto spinge la Rete Italiana per il Disarmo, che ha il proprio ruolo principale nel coordinamento degli organismi attivi sul controllo degli armamenti, a chiedere nuovamente e con forza una maggiore trasparenza su tutto quanto riguarda la vendita delle armi italiane. Le nuove indicazioni politiche e giuridiche che arrivano dall’ambito europeo, il costante aumento delle esportazioni, la problematicità di molti paesi destinatari ci spingono a richiedere al Governo Italiano (come da noi espresso in un recente incontro con l’ufficio del Consigliere Militare di Palazzo Chigi) la possibilità di un incontro a più livelli (politico e tecnico) per discutere i dati del Rapporto e della Relazione.
La Rete lancia inoltre un appello affinché sia il Parlamento il luogo principalmente deputato a ragionare politicamente su quanto i dati riportano. Ciò è iniziato ad avvenire negli anni recenti con qualche discussione nelle commissioni competenti, ma la Rete Italiana per il Disarmo chiede soprattutto l’approdo in aula e la votazione esplicita su un tema così delicato come quello dell’export militare.
In tal senso la Rete apprezza gli sforzi compiuti negli ultimi anni dalla Presidenza del Consiglio per migliorare l’accesso ai dati annuali e le intenzioni di ascolto nuovamente espresse nel Rapporto. Proprio legandoci alla frase in esso presente in cui si afferma che “Verrà, infine, posto ogni sforzo per continuare il dialogo con i rappresentanti delle Organizzazioni Non Governative (ONG) interessate al controllo delle esportazioni e dei trasferimenti dei materiali d’armamento, con la finalità di favorire una più puntuale e trasparente informazione nei temi d’interesse" chiediamo quindi che il Governo si faccia promotore di un percorso di confronto con il Parlamento e la Società Civile.
Su questo ambito di apertura dei dati al pubblico va però registrata l’assenza dal rapporto della tabella riassuntiva delle banche che forniscono appoggio ai trasferimenti di pagamento delle vendite armiere che nel 2008 hanno raggiunto i 3,7 miliardi di euro (composti da tranche o saldi di autorizzazioni degli anni precedenti). La Rete Italiana per il Disarmo e la Campagna di pressione alle “banche armate” avevano già denunciato la sparizione dalla Relazione dello scorso anno della tabella di dettaglio delle operazioni bancarie di appoggio all’export militare (che probabilmente mancherà anche in questa Relazione) e sicuramente l’assenza della tabella riassuntiva dal Rapporto introduttivo 2008, una tabella in passato sempre presente, non fa che confermare l’allarme preventivo per una trasparenza che non si può assolutamente perdere in un ambito delicato come questo.
Un segnale che, forse, la lobby dell’opacità e della conservazione degli interessi ha “armi” più efficaci della pressione delle organizzazioni della società civile verso una conoscenza chiara e trasparente dei dati dell’export militare italiano. 

Fonte: Rete Italiana per il Disarmo

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