sabato 18 aprile 2009

Il Monsignore e i generali


Con la scomparsa del cardinale Pio Laghi, deceduto lo scorso gennaio a Roma all’età di 85 anni, si chiude una pagina nera della storia dei rapporti tra la Santa Sede e l’Argentina. Una Chiesa che negli anni ’70 era più vicina ai carnefici che alle vittime e che aveva collegamenti molto stretti con le trame della P2. 
Il foglio di servizio del cardinale Laghi, uno dei grandi diplomatici del Vaticano, include tre destinazioni importanti nella logica della Guerra Fredda. La prima è Israele nel 1969, come delegato apostolico, in quanto il Vaticano non riconosce Israele. Qui ha stretto un’amicizia personale con Golda Meir e sarà testimone delle sconfitte del fronte arabo anti-israeliano. La seconda in Argentina tra il 1974 e il 1980 come Nunzio apostolico in Argentina, cioè dall’inizio della repressione politica, durante il colpo di stato del 1976 e fino alla scomparsa di 30.000 oppositori. E la terza , come vice-nunzio negli Stati Uniti. La visione del mondo di Pio Laghi, rigidamente all’interno della logica della Guerra Fredda, influenzò pesantemente l’intera Chiesa argentina nel momento più buio della storia del paese sudamericano. Una Chiesa che chiuse gli occhi o, peggio, partecipò attivamente alla giustificazione del massacro e, in alcuni casi, presenziò direttamente nei lager del regime. Una Chiesa che ebbe i propri martiri, come Padre Mugica, il Vescovo Angelelli, diverse suore straniere, uccisi dalla dittatura, senza che le gerarchie abbiano avuto nulla da ridire. Una Chiesa che incoraggiò apertamente la repressione. Laghi fu il solo ambasciatore straniero presente all’insediamento del generale Videla e soltanto tre mesi dopo il colpo di Stato del marzo 1976, arringava le truppe affermando che «Il Paese ha un’ideologia tradizionale e quando qualcuno pretende di imporre altre idee diverse ed estranee, la Nazione reagisce come un organismo, con anticorpi di fronte ai germi, e nasce così la violenza. I soldati adempiono il loro dovere primario di amare Dio e la Patria che si trova in pericolo. Non solo si può parlare di invasione di stranieri, ma anche di invasione di idee che mettono a repentaglio i valori fondamentali. Questo provoca una situazione di emergenza e, in queste circostanze, si può applicare il pensiero di san Tommaso d’Aquino, il quale insegna che in casi del genere l’amore per la Patria si equipara all’amore per Dio». Amore per la patria e amore per Dio, missione divina, crociata, sacrifici giustificati per il bene comune. Era questo il conforto che la Chiesa di Laghi portava non ai credenti che avevano perso i propri cari, ma ai carnefici. Un connubio tra fede, patria, crociata anticomunista e morte che per alcuni militari era un vero e proprio credo.

di Alfredo Somoza

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