sabato 11 aprile 2009

Georgia, il tramonto di Misha


La 'rivoluzione delle rose' georgiana sta facendo la stessa fine della 'rivoluzione arancione' ucraina, dilaniata dalla lotta per il potere tra i principali leader rivoluzionari. Ma mentre a Kiev il braccio di ferro tra il presidente Viktor Yushenko e la sua premier Yulia Tymoshenko si è sempre giocato all'interno dei palazzi e delle aule parlamentari, a Tbilisi lo scontro tra il presidente Mikheil Saakashvili e l'opposizione guidata dal 're del vino' Levan Gachechiladze va in scena nelle piazze e rischia quindi di prendere una piega violenta - come è già accaduto nel novembre del 2007, quando Saakashvili rispose alle proteste con una violenta repressione e con lo stato d'emergenza).
Le colpe di Misha. Gachechiladze, il candidato presidenziale dell'opposizione battuto alle elezioni di un anno fa, Irakli Alasania, ex diplomatico a capo del principale partito d'opposizione, e la signora Nino Burjanadze, ex presidente del parlamento, hanno portato in piazza 60 mila persone ieri per chiedere le dimissioni di 'Misha' Saakashvili, accusato di tradito gli ideali democratici e patriottici della rivoluzione del 2003, di aver instaurato un regime autoritario e corrotto, di aver truccato le ultime elezioni e soprattutto di avere fallito nell'obiettivo di riunificare la nazione, trascinando il Paese in una disastrosa guerra e perdendo definitivamente le regioni separatiste di Ossezia del Sud e Abkhazia.

Scontento e sfiducia. Per portare in piazza la gente, i leader dell'opposizione fanno leva soprattutto sul diffuso scontento per le mancate promesse di sviluppo economico e benessere che Saakashvili fece nel 2003, mentre oggi l'economia georgiana versa in condizioni peggiori di prima, con tassi di povertà e disoccupazione più alti che nell'epoca in cui era presidente Eduard Shevarnadze. Ciononostante, stando a recenti sondaggi, solo il 28 percento dei georgiani ritengono che rimuovere Saakashvili dal potere sia la soluzione di questi problemi. Per questo le manifestazioni di questi giorni non sono così partecipate come Gachechiladze e compagni si aspettavano. 
Forse i georgiani hanno capito che dei politici c'è poco da fidarsi.

Ma Saakashvili non molla. L'opposizione aveva detto che se Saakashvili non si fosse dimesso entro le 15 di venerdì, le proteste sarebbero proseguite a oltranza. 
Il presidente, pur dicendosi pronto al dialogo, ha chiarito di voler rimanere al suo posto fino alla scadenza del mandato presidenziale nel 2013. 
Le forze antigovernative hanno quindi annunciato azioni di disobbedienza civile in tutto il Paese e picchettaggi permanenti davanti al parlamento, al palazzo presidenziale e alla tv di Stato.
Il braccio di ferro è appena cominciato.

di Enrico Piovesana

Link: http://it.peacereporter.net/articolo/15131/Georgia,+il+tramonto+di+Misha

Nessun commento:

Posta un commento

Cerca nel Blog

CERCA PER PAROLE CHIAVE - TAG

'Ndrangheta Affondamenti Afghanistan Africa Ambiente Arabia Saudita Argentina Articoli in lingua inglese Asia Australia Austria Azerbaigian Azerbaijan Bahrein Balcani Barack Obama Berlusconi Bielorussia Bilderberg Biomasse Birmania Bolivia Brasile Bulgaria Cambogia Canada Carfagna Caucaso Chavez Cina Colombia Congo Corea del Nord Corea del Sud Costa d'Avorio Croazia Cuba D'Alema Danimarca Default Disoccupazione Don Gelmini Drone Economia e finanza Ecuador Egitto Emirati Arabi Energie alternative Escort Europa Fidel Castro Filippine Finmeccanica Francia Gas Gasparri Gelmini Geopolitica - Politologia - Storia - Cultura Germania Ghana Gheddafi Giamaica Giappone Gramsci Grecia Guatemala Guerra Guinea Bissau H1N1 Haiti Hamas Honduras India Indonesia Inghilterra Inguscezia Iran Iraq Irlanda Irlanda del nord Islanda Israele Italia Karadzic Kazakistan Kenya Kim Il sung Kirghizistan Kosovo Kyoto Lavoro Lega Nord Lettonia Libano Libia Madagascar Mafia Mediaset Medioriente Medveded Messico Moldova Mossad Musica Narcotraffico Nepal Nicaragua Niger Nigeria Nord America Nucleare Nuova Zelanda Odifreddi Olanda Ossezia del sud Paesi Baltici Pakistan Palestina Panama Paramilitari PdL Perù Petrolio Politica Polonia Portogallo Puglia Putin Razzismo Redazionale Regno Unito Rep.Ceca Romania Russia Sacra Corona Unita Salute San Marino Scienze e tecnologie Scuola e Università Senegal Serbia Sicilia Siria Slovenia Soda caustica Somalia Spagna Spionaggio Sri Lanka Stati Uniti Strategie Sud Africa Sud America Sud-est Asia Sudan Svezia Svizzera Taiwan Thailandia Transnistria Tremonti Tunisia Turchia Ucraina UE Uganda Ungheria Uruguay Vaticano Venezuela Video Vietnam Wall Street Yemen Zapatero Zimbabwe

FeedBurner FeedCount

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Pertanto non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001. L'autore, inoltre, non ha alcuna responsabilità per il contenuto dei siti "linkati” né dei commenti relativi ai post e si assume il diritto di eliminare o censurare quelli non rispondenti ai canoni del dialogo aperto e civile. Salvo diversa indicazione, le immagini e i prodotti multimediali pubblicati sono tratti direttamente dal Web. Nel caso in cui la pubblicazione di tali materiali dovesse ledere il diritto d'autore si prega di avvisare via e-mail per la loro immediata rimozione.

Gli autori