martedì 14 aprile 2009

Alberto Fujimori: i prolet amano il padre buono e "corrotto"


Juana è la coordinatrice di un Comedor popular in un Asientamiento del Distretto di Ate, all'estrema periferia est di Lima. Cinquantadue anni, è venuta nella capitale da una comunità quechua della zona centrale delle ande peruviane a metà degli anni '80, quando il terrorismo cominciava a farsi sentire e i militari con la repressione pure. Sposata giovanissima, separata e quindi madre sola, ha allevato i tre figli vendendo caramelle e dolcetti agli incroci delle strade di Lima. Adesso i figli sono ormai grandi, ma un vero lavoro non l'hanno mai trovato. Due vivono ancora con lei, insieme alle compagne e ai rispettivi figli, due, ancora molto piccoli. La casa di Juana, arrampicata su una pendice polverosa tipica dei cerros, cioè le montagne della precordigliera alla periferia nord est di Lima, è in realtà una baracca di due stanze costruite con assi di legno, non più di 40 m2 in tutto. Il pavimento è in terra battuta e il tetto di lamine di zinco ormai arrugginite. Niente acqua potabile. Un buco per terra evidenziato da tre pali con intorno una plastica azzurra ormai scolorita dal sole è la latrina. Juana si occupa della casa e si prende cura dei nipoti, mentre i figli e le loro compagne hanno ereditato la professione di vendita ambulante di dolcetti per le strade di Lima. Tra tutti portano a casa, la sera, tanto fumo dei tubi di scappamento delle macchine nei polmoni e pochi spiccioli che servono solo a non morire di fame. Questa è la vita di Juana, della sua famiglia, e del 70 percento degli abitanti di Lima. Le speranze di un futuro migliore, sinceramente, scarseggiano. Eppure Juana sostiene Fujimori a spada tratta.Botta e risposta. In questi giorni, alla nostra domanda "Perché sostieni tanto el Chino?", il suo viso generalmente triste e rassegnato, come solo le popolazioni andine riescono a somatizzare, si ravvivava. Non bastava ricordarle: "Dai Juana, sinceramente, come fai a difendere Fujimori, che oltre ad aver usato mezzi terribili per combattere il terrorismo, ha portato fuori dal paese per sé e per i suoi soci milioni di dollari rubati al popolo, con privatizzazioni selvagge e abusi di ogni tipo. Fujimori ha lasciato un paese economicamente in ginocchio e indebitato. Ha lasciato te e i tuoi figli nella povertà di sempre. Quando ha visto la mala parata se l`è data a gambe levate in Giappone. Perché difendere lui e non sperare in un miglior Presidente per il Perù?". Juana, convintissima, rispondeva: "Se lui ha rubato ha fatto come tutti i presidenti venuti prima e dopo. Qui i presidenti hanno sempre rubato. Se ha ucciso per combattere il terrorismo, fatto sta che il terrorismo non c'è più. Quello che so è che prima di Fujimori io non avevo mai visto un presidente. Nessuno si era mai degnato di venire a visitarci. Lui è venturo spesso. Io l`ho incontrato almeno tre volte, passeggiava con noi per le strade del quartiere, ascoltava i nostri problemi". "Sì, va bene - intervenivamo noi - vi ha ascoltato e poi?". Ma lei ribatteva: "Gli abbiamo chiesto la scuola, ed eccola lì". Gli abbiamo chiesto una tazza di latte per la colazione dei bambini e ce l'ha dato. Non ci ha dato tutto, ma qualcosa abbiamo avuto. Non sarà molto, ma è più di quanto ci hanno mai dato gli altri".Dietro l'apparenza. Non è bastato spiegare a Juana che in realtà la scuola e il centro medico del quartiere, che effettivamente sono dell'epoca di Fujimori, sono costati il doppio di quello che dovevano e, dopo poco più di 10 anni, sono già fatiscenti. Non è bastato sottolineare che la spesa per l'educazione con Fujimori è diminuita e le medicine nel centro medico sono state quasi sempre una chimera. La signora ci guardava perplessa e ricominciava: "Sì, ma prima non avevamo neppure le strutture e nessuno si degnava di ascoltarci. C'erano colonne di senderos che scendevano dalla montagna gridando i loro inni e noi avevamo paura. Con Fujimori anche questi sono andati via. Ha fatto comunque, per me, più degli altri. Per questo, nosotros queremos el Chino".Il processo. Questo il contesto sociale in cui si è svolto il processo a Fujimori. Per questo non è stato facile. Si trattava di un processo storico: per la prima volta nella storia moderna un presidente civile, democraticamente eletto, veniva accusato di crimini contro l'umanità nel suo paese. Processi simili erano già avvenuti, ad esempio con i militari argentini o con Pinochet in Cile, ma in questi casi si trattava di militari giunti al governo con un golpe e di processi realizzati un tempo opportuno dopo l'uscita dal potere. La situazione nel caso del processo Fujimori, invece, è molto diversa. La grande capacità e il coraggio dei giudici, della procura della repubblica, degli avvocati difensori e dei familiari delle vittime nella gestione dell`intero processo sta nel fatto che Fujimori e il suo movimento hanno ancora un grande consenso politico e popolare nel paese. Non era facile, in queste condizioni, arrivare a ricostruire una verità storica, senza prove evidenti e tangibili: ovviamente l'ordine di omicidio non si dà per iscritto.Le inchieste. La contraddittorietà della situazione emerge chiaramente dalle inchieste realizzate negli ultimi mesi. Se da una parte, infatti, il 70 percento della popolazione peruviana considerava Fujimori colpevole dei delitti per cui era processato, un buon 30 percento, con una predominanza dei ceti popolari, lo considerava invece innocente. Un`altra inchiesta recente manifestava aspetti ancora più paradossali: alla domanda "Quel è stato il migliore presidente del Perù negli ultimi 30 anni?", oltre il 60 percento della popolazione ha indicato Fujimori. Perchè? Aveva eliminato l'inflazione (2.800 percento annuale nel 1989); era l'unico presidente che si ricordava "dei poveri" (costruendo scuole e centri di salute, appunto) e perché aveva "battutto" il terrorismo (70.000 morti tra il 1980 e 2000 secondo la Commissione della Verità e Riconciliazione).
Risposte date da gente a cui non è importato andare oltre i dati, solo parzialmente veri, ma ormai impressi nella memoria storica collettiva di una fetta importante della popolazione peruviana. 
Risultato, questo, di un sistematico metodo di controllo psicologico e sociale applicato dal governo dell`ex presidente Fujimori e ancora non totalmente rimosso.Il bastone e la carota. Il Fujimorismo, il movimento fondato da Fujimori che oggi ha nei due figli Keiko Sofia, poco più che trentenne, e Kenyi, poco più che ventenne, gli eredi "politici" designati dal padre nell`arringa finale del processo, risulta in testa alle intenzioni di voto per le prossime elezioni politiche peruviane del 2011. Della realtà, per quanto assurda, di questa situazione qui abbiamo prove dirette e tangibili. Spesso infatti discutiamo dei governi del Perù e in particolare di quello di Fujimori con le signore come Juana, che vivono negli Asientamientos Humanos(quartieri periferici urbani marginali) di varie zone di Lima, dove realizziamo i progetti di Terre des Hommes Italia. La maggioranza di loro - molte sono donne leaders e con grandi capacità organizzative - sostengono Fujimori a spada tratta.

In effetti Fujimori sino ad oggi aveva vinto su tutta la linea, scoprendo un metodo per governare impeccabile: il bastone e la carota. Mantenere l`alleanza strategica con i militari, grandi imprenditori ed organismi multilaterali e raccogliere la simpatia politica dei ceti popolari storicamente esclusi dal sistema, attraverso metodi di populismo assistenziale diffuso che la popolazione ha pagato con lacrime e sangue, senza però rendersene conto. Anche perché di lacrime e purtroppo anche di sangue questo paese è lastricato.

E Juana? Con la sentenza di oggi però il ciclo potrebbe essersi interrotto. Oggi per coloro che credono nella forza della ragione e della giustizia è un giorno di festa. Per questo ringraziamo i giudici peruviani e le famiglie delle vittime del sistema di potere Fujimorista che hanno lottato con costanza e sacrificio per dare forza alla ragione e ragione alla giustizia. Ma chi glielo spiega a Juan?

di Mauro Morbello

Link: http://it.peacereporter.net/articolo/15076/Eppur+lo+amano


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