giovedì 5 febbraio 2009

Russia, giornalisti nel mirino


Se l’è cavata per fortuna con un trauma cranico e qualche leggera ferita, ma ciononostante se la deve esser vista brutta Yurij Graciov, direttore di un piccolo giornale locale nella cittadina di Solnechnogorsk, nella regione di Mosca. Ieri, in pieno giorno, è stato aggredito da sconosciuti nei pressi di casa sua, che se ne sono andati dopo averlo riempito di botte. Ricoverato in ospedale, Graciov non è in pericolo di vita. I suoi collaboratori si dicono certi che l’aggressione sia legata alle inchieste che il giornale, Solnechnogorskij Forum, sta conducendo a proposito della corruzione delle autorità cittadine e delle truffe compiute attraverso l’applicazione, in città, della riforma del “Servizio abitativo”, che possiede e gestisce il patrimonio immobiliare residenziale pubblico. Il 1 marzo in città e nel distretto sono previste le elezioni per il rinnovo delle amministrazioni locali e il giornale, nel prossimo numero, ha in programma di indicare esplicitamente le accuse che gravano sui diversi candidati. Va ricordato che in relazione ad inchieste analoghe sugli amministratori della città di Khimki (non lontana da Solnechnogorsk) il 13 novembre scorso fu aggredito e picchiato selvaggiamente il direttore di un altro giornale locale, Mikhail Beketov, rimasto poi in coma per diverse settimane e tuttora ricoverato in serie condizioni. Anche in quel caso il giornale (la Khimkiskaja Pravda) aveva iniziato a indagare su corruzione e malversazioni nella gestione del patrimonio immobiliare. E, guarda caso, difensore di Beketov nel processo contro gli amministratori di Khimki era l’avvocato Stanislav Markelov, assassinato a Mosca il 19 gennaio insieme alla giovane giornalista Anastasia Baburova.
La settimana scorsa il presidente russo Dmitrij Medvedev ha compiuto un gesto senza precedenti, invitando al Cremlino per un colloquio il direttore della Novaja Gazeta, Dmitrij Muratov, per affermare il proprio impegno a riformare quanto prima il corrotto sistema giudiziario russo, che di fatto garantisce l’impunità ai potenti decisi a sbarazzarsi di chi li intralcia - inclusi i giornalisti “ficcanaso”. Nel colloquio ufficialmente non si è parlato degli assassinii recenti, ma il segnale dato dal presidente è comunque chiaramente in controtendenza rispetto a quanto visto sotto la presidenza di Vladimir Putin (che forse non a caso nelle ultime settimane appare sempre più in ombra, nei media, segno indiretto di un contrasto al vertice del paese). Resta tuttavia il fatto che un colloquio non fa primavera e che lo stato delle cose in Russia per ora resta quello che è - come il povero Yurij Graciov può ben testimoniare. Del resto, proprio ieri un rappresentante del ministero dell’interno ha osservato che a parere del governo la quantità dei giornalisti uccisi o feriti in Russia per motivi legati al loro lavoro è “non elevata”, e che la maggior parte dei casi di violenza vanno riferiti a “problemi di vita quotidiana”.
di Astrit Dakli

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