mercoledì 11 febbraio 2009

Madagascar, l'ex isola felice


Almeno 125 morti, centinaia di feriti e la crisi politica peggiore degli ultimi otto anni. Il Madagascar, l'isola felice dell'Oceano Indiano fino a poco tempo fa conosciuta quasi esclusivamente per il turismo, è da due settimane teatro di scontri di piazza che hanno investito la capitale Antananarivo. Come nel 2001-2002, durante la breve guerra civile, anche oggi a darsi battaglia sono i principali attori della vita politica del Paese: da una parte il presidente, Marc Ravalomanana, dall'altra il leader dell'opposizione, Andry Rajoelina, ex-deejay e sindaco di Antanarivo, deciso a scalzare il suo rivale e a prendere il controllo del Paese.

L'ultimo capitolo nella lotta senza quartiere scatenata dai due è avvenuto sabato scorso, quando scontri tra manifestanti e polizia scoppiati nel centro città hanno provocato almeno 28 morti, stando alle fonti locali (40 secondo quanto riferito dalla Croce Rossa Internazionale). Vittime che si aggiungono alle decine provocate dalle violenze della settimana precedente, quando i manifestanti dell'opposizione avevano preso d'assalto i negozi facenti capo all'impero di Ravalomanana (fondatore del colosso alimentare locale Tiko e titolare della radio tv Malagasy Broadcasting System), accusato di aver instaurato nel Paese una dittatura mascherata e di pensare più a gestire i propri affari che a migliorare le condizioni di vita della popolazione.

Ma gli scontri di sabato hanno provocato anche un terremoto politico, di cui potrebbe fare le spese lo stesso presidente: in polemica contro le vittime causate dai proiettili dalle forze dell'ordine, il ministro della Difesa Cécile Manorohanta ha deciso di rassegnare le dimissioni. Aggiungendo che la sua educazione le impedisce di veder "versare il sangue" dei suoi compatrioti. Bersagliato dal fuoco delle critiche, Ravalomanana rischia di capitolare come l'ultimo presidente, quel Didier Ratsikara sconfitto prima alle urne e poi nella guerra civile dall'attuale capo di stato.

Le violenze degli ultimi giorni hanno infatti contribuito ad erodere il credito politico del presidente, che pur gode di una larga maggioranza nell'Assemblea Nazionale. Di fronte a un rivale deciso, che si pone come l'alternativa al presidente tanto da aver dato vita a un suo governo di transizione (seppur non riconosciuto dalle autorità malgasce), Ravalomanana rischia di perdere consensi nel caso non dovesse riuscire a gestire la delicata fase attuale. A dargli una mano potrebbe essere la mediazione dell'Onu, che ha inviato un proprio rappresentante, l'eritreo Haile Menkerios, per sondare la possibilità di un accordo tra le parti. L'Unione Africana ha fatto la stessa cosa, spedendo in Madagascar l'ivoriano Amara Essy. Per il momento, però, Rajoelina si rifiuta di trattare con chi ritiene responsabile delle morti degli ultimi giorni. La crisi nella Grande Ile rischia di durare ancora a lungo.
di Matteo Fagotto

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