venerdì 6 febbraio 2009

La Banca Mondiale e il caso albanese


È venuto alla luce in questi giorni un progetto incentivato e finanziato dalla Banca Mondiale al fine di rivalutare la costiera albanese, ha portato alla demolizione selettiva di parti del villaggio di Jale, a sud dell'Albania. Si è creato così uno scenario in cui è stata chiamata in causa la sede della Banca Mondiale in Albania, tale da indurre la sede istituzionale centrale della Banca Mondiale ad indagare sul caso accusando di corruzione i piccoli funzionari albanesi. Ancora una volta, viene facilmente messa in risalto la corruzione dei Paesi in via di sviluppo per nascondere il marcio che si nasconde all’interno di queste grandi strutture finanziarie, gridando subito allo scandalo e senza considerare che con il cambiamento dei governi cambiano anche le licenze edili. Così l’intero caso ha puntato i riflettori sulla sede della Banca Mondiale a Tirana, verso la quale è stata aperta un'inchiesta con l’accusa di corruzione e mancanza di trasparenza dei funzionari della sede locale. Sembra che il progetto finanziato dalla Banca Mondiale per proteggere le zone costiere albanesi, sia stato usato invece per buttar giù in maniera selettiva alcune zone del villaggio di Jale, lasciando senza tetto tante famiglie.

Lo scandalo scatenato dai media ha chiesto l’intervento di un gruppo di ispettori della Banca Mondiale, che da Washington sono giunti a Tirana, per svolgere un'inchiesta interna, al termine della quale è stato redatto un rapporto in cui si parla di corruzione e irregolarità compiuti dai funzionari locali. Prima ancora dell’arrivo degli ispettori di Washington, si viene a sapere che l'inchiesta e le indagini della Banca Mondiale si sono estese su di un arco temporale di circa un anno e mezzo. La polizia giudiziaria pare abbia demolito la casa di un insegnante albanese del Canada, chiamata Katerina Koka, la quale pare abbia inviato una serie di reclami alla filiale della Banca Mondiale a Tirana, senza avere alcuna risposta. Decide così di procedere inviando al Comitato d'Ispezione della Banca la sua denuncia e la richiesta di organizzare delle indagini approfondite, occupandosi personalmente della raccolta dei documenti e dell’intera procedura per presentare la richiesta a nome di tutti gli abitanti chiamati in causa. La richiesta viene firmata da tutti i membri delle famiglie a cui viene demolita la casa all’interno del villaggio, per poi giungere nelle mani del Comitato di Ispezione della Banca Mondiale il 30 luglio 2007.

Pian piano si viene a sapere che la Banca Mondiale ha iniziato la preparazione del progetto nel gennaio del 2004, quando il governo albanese, guidato dal partito socialista, decretò una moratoria delle concessione edilizie per la costruzione nella zona costiera, fino a quando non fosse avvenuta la formulazione e l`approvazione del progetto. Il finanziamento del progetto fu approvato il 21 giugno del 2005, cioè poco prima che la sinistra albanese lasciasse il potere. Il nuovo Governo, guidato dai partiti di destra che giunse al potere con le elezioni del 3 luglio 2005, non approvò la bozza del progetto SCDP e cambiò l` équipe dei consulenti, apportando così altri ritardi all`approvazione dell' SCDP. Gli obiettivi del progetto furono la definizione di un posizione comune integrata per la gestione della zona costiera lungo la riviera del sud Albania, "al fine di proteggere la struttura ambientale, promuovere il continuo sviluppo del territorio e del turismo, garantire il miglioramento delle condizioni dell’ambiente, la conservazione e la rinascita dell`eredità culturale e architettonica, migliorare la qualità della vita". Il progetto prevede anche l’attuazione di riforme a livello politico ed istituzionale, nonché ulteriori investimenti, per un costo totale di 38.56 milioni di dollari. Nella prima fase del programma, viene concessa un’adeguata linea di credito per l`Albania, che si affianca al credito concesso dall`Associazione Internazionale per lo Sviluppo (IDA) per una somma di 17.5 milioni di dollari, da rimborsare entro il 31 marzo 2010. Nel momento in cui venne presentata la richiesta del credito, fu garantita subito la copertura del 13% del credito per l’IDA.

Due anni dopo l`approvazione del progetto finanziario e di completa inattività per le demolizioni nella zona, la popolazione della zona ricevette un annuncio formale dalla Polizia Edile e dal Ministero degli Affari Pubblici, che era stata presa la decisione da parte delle autorità di passare alla distruzione delle loro case. Le famiglie colpite hanno cercato subito di presentare un ricorso presso le autorità giudiziarie, avendo però a disposizione solo cinque giorni per presentare appello, dal 17 al 21 aprile 2007. Scaduti i tre giorni la polizia giudiziaria di Valona, sotto il monitoraggio del Ministero degli Affari Pubblici, ed in coerenza con il piano di sviluppo della costa meridionale della Banca Mondiale, ha distrutto completamente o parzialmente le abitazioni in soli cinque giorni. Secondo le testimonianze degli abitanti, le demolizioni sono parte dello stesso progetto finanziato dalla Banca Mondiale, in violazione delle leggi dello Stato e dei provvedimenti delle autorità albanesi. 

Secondo il rapporto redatto dal team del Comitato d'Ispezione della Banca Mondiale, "il progetto di rivalutazione del territorio ha contribuito alla distruzione delle abitazioni fuori legge, ma in violazione delle politiche della Banca Mondiale che impongono il non utilizzo della forza per allontanare gli abitanti". Gli ispettori di Washington sottolineano che i responsabili dell’attuazione del programma "hanno arrecato dei danni ai cittadini albanesi, aiutandosi persino con equipaggiamenti e foto aeree", e "hanno chiesto all’Ispettorato nazionale delle Costruzioni di distruggere le abitazioni". Oltre al mancato rispetto delle politiche della Banca Mondiale, gli ispettori accusano i funzionai albanesi di corruzione e irregolarità, affermando che "la demolizione delle abitazioni a Jale, è parte di un obiettivo più ampio, quale quello di trasformare il litorale in zona di attrazione turistica". Il gruppo investigativo inoltre accusa i dirigenti della BM di Tirana di aver "interpretato in maniera sbagliata i fatti e ostacolato le indagini, non permettendo l'accesso ai dati", notificando anche la "mancata registrazione di prove e verbali su come si sono svolti gli eventi principali da parte dello staff". " Alcuni membri dello staff della BM di Tirana, sia negli uffici amministrativi che sul terreno, erano stati istruiti su come dare un`informazione errata e stravolte", viene sottolineato nel rapporto. Durante l`inchiesta, gli esperti di Washington hanno anche rilevato prove e documenti specifici sui legami diretti e indiretti tra il progetto e le demolizioni, inclusa la corrispondenza esistente tra l`unità di coordinamento del progetto e la polizia giudiziaria che ha eseguito le operazioni a Jale. Ad ogni modo sembra che siano molti gli sforzi dei funzionari della Banca Mondiale per precisare la propria estraneità ai fatti, facendo così ricadere ogni responsabilità sui funzionari albanesi, che devono scontare la trafila degli scandali in piena campagna elettorale, a causa dei loro legami con le classi politiche al potere.

di Alketa Alibali

Link: http://www.rinascitabalcanica.com/?read=18328


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