giovedì 1 gennaio 2009

Sostituire Hamas con chi???


Soprattutto nei primi due giorni dell’offensiva israeliana, che ha colto di sorpresa Hamas, è sembrato che il regime del movimento islamico palestinese fosse sul punto di crollare. Ma anche se il governo Hamas fosse spazzato via, è improbabile che l’ANP di Mahmoud Abbas, completamente screditata agli occhi di molti palestinesi, possa riprendere il controllo della Striscia di Gaza – sostiene il giornalista arabo israeliano Khaled Abu Toameh

Cosa accadrà se Israele riuscirà a rovesciare il regime di Hamas nella Striscia di Gaza? Questo è l’interrogativo che molti palestinesi si ponevano, nel secondo giorno del massiccio attacco delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) contro Hamas.

Ciò che è certo fin qui è che Hamas ha ricevuto un duro colpo con la distruzione di quasi tutte le sue istituzioni civili e di sicurezza, e la perdita di centinaia di suoi sostenitori ed ufficiali della polizia.

Per di più, Hamas sembra aver perso parte della sua credibilità a causa del fatto che il movimento islamico era impreparato all’offensiva a sorpresa – un fatto che ha contribuito alla morte di decine di poliziotti che stavano presenziando ad una cerimonia di diploma nella città di Gaza, sabato scorso.

La risposta relativamente modesta di Hamas all’operazione israeliana (solo poche decine di razzi e colpi di mortaio, che finora hanno ucciso un cittadino israeliano) (l’articolo risale al 29 dicembre (N.d.T.) ) ha anch’essa danneggiato la reputazione del movimento.

Prima dell’attacco, i militanti di Hamas avevano minacciato di lanciare migliaia di razzi contro Israele, e di colpire anche Beersheba e Ashdod (località israeliane distanti circa una quarantina di chilometri dal confine con Gaza (N.d.T.) ).

I principali leader di Hamas nella Striscia di Gaza, Ismail Haniyeh, Mahmoud Zahar e Said Siam, si sono tutti dati alla clandestinità per paura di essere colpiti da Israele. Solo tre giorni fa, i tre avevano fieramente annunciato di non temere la morte, e che sarebbero stati “onorati” di unirsi alla schiera dei “martiri” palestinesi. La sensazione generale che si respirava nelle strade della Striscia di Gaza domenica notte era che il conto alla rovescia del crollo del regime di Hamas fosse cominciato. Come ha affermato un giornalista locale, “non sappiamo chi abbia il controllo della Striscia di Gaza. La sensazione è che il regime di Hamas stia crollando”.

Ma, a questo stadio, non è chiaro se vi sia una corrente palestinese in grado di riempire il vuoto che si aprirebbe a seguito della caduta del governo Hamas.

Il presidente dell’ANP Mahmoud Abbas ed i suoi seguaci di Fatah hanno una gran voglia di tornare nella Striscia di Gaza, dopo essere stati cacciati da Hamas nell’estate del 2007.

Domenica, alcuni alti responsabili di Fatah in Cisgiordania hanno inviato un messaggio ad Israele il cui tenore era che ad essi piacerebbe vedere le IDF “finire il lavoro” nella Striscia di Gaza, allontanando Hamas dal potere.

I responsabili hanno chiarito di essere pronti ad assumere il controllo della Striscia di Gaza, non appena le IDF avranno eliminato il regime di Hamas. Abbas, che ha avuto colloqui con gli egiziani, i sauditi ed i giordani nelle ultime 48 ore, avrebbe anch’egli affermato di essere pronto e desideroso di tornare a Gaza.

A giudicare dalle reazioni delle masse palestinesi ed arabe, è tuttavia altamente improbabile che ad Abbas ed alle sue forze venga permesso di riprendere il controllo nelle attuali circostanze.

Ramadan Shallah, segretario generale dell’organizzazione della Jihad Islamica, ha ammonito che qualunque palestinese “che osi tornare nella Striscia di Gaza a bordo di un carro armato israeliano sarebbe condannato come un traditore”.

Un rappresentante di Hamas ha affermato che “la maggioranza dei palestinesi nella Striscia di Gaza si rivolterebbe contro qualsiasi responsabile palestinese che ritorni con l’aiuto di Israele”.

Malgrado le pesanti perdite e la distruzione di gran parte delle sue installazioni governative, Hamas sembra essere popolare come sempre fra i palestinesi, specialmente fra coloro che vivono nella Striscia di Gaza. L’ironia della sorte vuole che l’attuale operazione militare delle IDF abbia fatto guadagnare a Hamas molte simpatie, non solo nelle strade di Gaza e di Ramallah, ma anche in molte capitali arabe.

In questi giorni, anche quegli arabi e quei musulmani che sono in disaccordo con Hamas si sono trasformati in simpatizzanti del movimento. Agli occhi di molti arabi e musulmani, Hamas viene preso di mira nell’ambito di una “cospirazione” che intende provocare un cambiamento di regime nella Striscia di Gaza.

Ciò che preoccupa riguardo a questo approccio è la convinzione estremamente diffusa nella piazza araba che gli attori arabi “moderati” come l’ANP di Mahmoud Abbas e l’Egitto del presidente Hosni Mubarak stiano aiutando Israele e gli Stati Uniti nei loro sforzi di rovesciare Hamas.

Fino a questo momento, Abbas e Mubarak sembrano essere i maggiori perdenti a seguito dell’offensiva delle IDF. I due vengono apertamente accusati da molti arabi di aver dato a Israele il via libera per lanciare l’operazione. Hamas, dal canto suo, sembra aver guadagnato molti punti fra le masse arabe e musulmane grazie agli attacchi aerei israeliani.

Di per sé, è difficile immaginare come Abbas o qualsiasi altro palestinese possa essere in grado di offrirsi come alternativa al regime di Hamas nella Striscia di Gaza. Il principale problema di Abbas è che ha perso gran parte della sua credibilità fra la sua gente perché non è riuscito a riformare Fatah dopo che quest’ultimo era stato sconfitto da Hamas nelle elezioni parlamentari del gennaio 2006. Inoltre, la sua aperta alleanza con gli Stati Uniti e con Israele lo ha trasformato – agli occhi di molti palestinesi – in una debole “pedina” nelle mani degli americani e degli israeliani.

Infine, non vi sono segnali di sorta che lascino presagire una possibile rivolta palestinese contro il governo Hamas. In effetti, solo un manipolo di palestinesi nella Striscia di Gaza ha sfidato Hamas nei passati due anni. Ormai è ovvio che molti palestinesi nella Striscia di Gaza continuano ad appoggiare Hamas principalmente perché non considerano il partito Fatah guidato da Mahmoud Abbas come un’alternativa migliore.

Anche se Hamas venisse totalmente distrutto, non vi è ragione di credere che coloro che succederanno al movimento islamico saranno migliori o meno radicali. In questi giorni solo le voci degli estremisti nel mondo arabo-islamico ricevono ascolto. In altre parole, come ha detto un accademico affiliato a Hamas la notte di domenica, “se rovescerete Hamas, otterrete in cambio o la Jihad Islamica o al-Qaeda. E allora gli israeliani sentiranno la mancanza di Hamas”.

Khaled Abu Toameh è un giornalista e documentarista arabo israeliano; è corrispondente dalla Cisgiordania e da Gaza per il Jerusalem Post; i suoi articoli sono apparsi anche su giornali come The Sunday Times, Daily Express, e New Republic; l’articolo qui proposto è apparso il 29/12/2008 sul Jerusalem Post

Titolo originale:

A viable successor to Hamas is hard to find

Link:http://www.arabnews.it/2008/12/31/e’-difficile-trovare-un-possibile-successore-a-hamas/

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