
Il bilancio dell’anno appena conclusosi è decisamente negativo per il mondo arabo, una regione sempre più emarginata, non ancora emancipatasi dall’eredità coloniale, ed al cui interno il grande perdente è lo stato arabo moderno. Le questioni che sono importanti per i popoli di questa regione lo sono sempre meno per gli altri paesi del mondo, come dimostra in maniera emblematica la tragica deriva del conflitto israelo-palestinese – sostiene il noto analista libanese Rami G. Khouri
Uno sguardo alle tendenze in atto nel mondo arabo nell’anno appena conclusosi rivela che c’è poco da essere ottimisti. La debolezza, le aberrazioni e le anomalie del mondo arabo sono sembrate peggiorare in quest’ultimo anno. Ecco le tendenze più importanti che credo definiscano la nostra regione al momento attuale, e che persisteranno negli anni a venire.
1) Una strana combinazione di volontà di autoaffermazione e di propensione a fare affidamento su attori stranieri è la principale caratteristica del mondo arabo, e riflette la forte polarizzazione delle nostre società in due campi contrapposti.
Da un lato, in molti nella nostra regione continuano a guardare all’estero per la propria protezione o per la propria salvezza – che si tratti di paesi, di gruppi etnici o di movimenti politici, i quali per la propria sopravvivenza contano sull’appoggio straniero più che sulla propria gente.
Continuiamo a rimanere profondamente intrappolati in una mentalità coloniale sotto molti aspetti. L’attenzione massicciamente rivolta all’attesa creatasi per le nuove politiche mediorientali dell’amministrazione Obama negli Stati Uniti è la manifestazione più drammatica di questa tendenza.
Dall’altro lato, l’unico cambiamento importante verificatosi nel mondo arabo negli ultimi due decenni è stato lo sforzo di diverse centinaia di milioni di persone di sfuggire a questa mentalità da ‘vassalli dell’Occidente’, e affermare invece la propria identità e i propri interessi. I diversi movimenti islamici nella regione sono stati il principale strumento per questa autoaffermazione, ma questi movimenti non sono stati capaci di tradurre la loro sperimentata credibilità in una spinta coerente in direzione della costruzione di stati funzionanti.
I movimenti islamici rimangono innanzitutto movimenti difensivi e reazionari - efficacissimi nel contrapporsi alle potenze occidentali, ad Israele, e ad alcune forze interne, ma privi di qualsiasi comprovata capacità di dare una risposta ai bisogni delle masse in settori quali la creazione di posti di lavoro, la protezione dell’ambiente e la modernizzazione politica.
2) Società che erano in passato integrate e coese, in tutto il Medio Oriente, stanno in questi ultimi decenni continuando a frammentarsi secondo quattro componenti principali: burocrazie statali pesantemente connotate da un fattore securitario; un settore privato con la sua dimensione decisamente globalizzata e consumistica; forti identità tradizionali (soprattutto a livello islamico e tribale); infine, vari gruppi che vengono ricondotti all’area criminale, incluse bande giovanili, milizie, migranti clandestini, reti della droga, e reti del crimine organizzato che vivono delle risorse dello stato. Questi quattro diversi settori coesistono abbastanza facilmente l’uno con l’altro, ognuno occupando il proprio spazio nella società e contando sulle proprie risorse.
Il grande perdente in questo contesto è la coesione e l’integrità dello stato arabo moderno, che in gran parte non è riuscito a sviluppare un effettivo senso di cittadinanza tra i suoi abitanti.
3) La libertà politica e la democrazia, al momento, sono latenti. Rimangono sepolte sotto il peso stordente di stati arabi infestati dalla corruzione ed incentrati su un approccio securitario, di movimenti di massa guidati dall’emotività e dalla paura, e del debilitante impatto degli interventi israeliani, americani e di altri paesi stranieri.
Analogamente al nazionalismo, le idee politiche sincere e le pacifiche contestazioni elettorali nei confronti del potere all’interno del mondo arabo sono vittime dei nostri stessi eccessi. Mentre la tensione economica cresce in tutto il Medio Oriente a seguito dell’attuale recessione globale, le prospettive della democratizzazione politica arretreranno ulteriormente nella lista delle priorità regionali.
4) A seguito delle tre tendenze sopra descritte, le questioni politiche che risultano avere maggiore importanza per i popoli di questa regione sono invece sempre più insignificanti per la maggior parte dei popoli e delle potenze del mondo. La politica elettorale nella regione di el-Metn in Libano, le politiche tribali di Gaza, la situazione dei diritti umani in Siria e Marocco, e i quarant’anni di governo di Muammar Gheddafi in Libia, sono argomenti che non occupano più seriamente il tempo o i pensieri dei leader dei più potenti paesi del mondo – che si voglia accettarlo o meno.
Le peggiori conseguenze delle anomalie del Medio Oriente – terrorismo, immigrazione illegale, scontri etnici, corruzione, stati di polizia, e varie atrocità perpetuate sia dallo stato che da attori privati – causano solo occasionalmente fastidi al resto del mondo, non sono incombenti minacce sul piano strategico. Abbiamo emarginato noi stessi, precludendoci la possibilità di essere attori di primo piano sul palcoscenico politico globale, e ora assumiamo il ruolo di noiose seccature o di fastidiose “canaglie”.
5) Il più vecchio e più importante motivo di scontento, instabilità e radicalismo nella nostra regione – il conflitto arabo-israeliano – è ormai totalmente ad un punto morto: più oggetto di un’insincera e non convincente retorica del ‘processo di pace’ che di un autentico senso di urgenza sul piano diplomatico. Ed in questo momento è ancor più difficile da risolvere che mai, date le complicazioni degli ultimi anni.
Esse includono uno scetticismo di massa derivato dai molti fallimenti negoziali degli ultimi tempi, il crescente ruolo regionale dell’Iran, l’ascesa di gruppi islamici influenti e sempre più indipendenti come Hezbollah e Hamas, una posizione americana strutturalmente filo-israeliana, un costante slittamento degli equilibri verso la destra razzista all’interno di Israele, e l’innata incompetenza araba nel portare avanti il piano arabo di pace del 2002 affinché fosse un’importante fattore di sollecitazione in direzione di un accordo complessivo.
Questa è la deprimente lista delle principali tendenze presenti nel mondo arabo – ma anche l’espressione di una situazione instabile che i popoli e gli stati della regione non potranno sopportare ancora per molti anni. L’aspetto positivo è che queste tendenze sono tutte conseguenze di decisioni e politiche umane che possono essere corrette da politiche più costruttive ed eque in futuro.
di Rami G. Khouri
Rami G. Khouri è un analista politico di origine giordano-palestinese e di nazionalità americana; è direttore dell’Issam Fares Institute of Public Policy and International Affairs presso l’American University di Beirut, ed è direttore del quotidiano libanese “Daily Star”
Titolo originale:
Traduzione: arabnews
Link: http://www.arabnews.it/2009/01/09/il-mondo-arabo-una-regione-emarginata/



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