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venerdì 9 gennaio 2009

"Cast Lead", ovvero come uccidere "senza impurità" i palestinesi durante il periodo dell'"anatra zoppa" USA


L'analista francese Thierry Meyssan, esperto di questioni di intelligence internazionale e Medio Oriente (noto per i suoi studi sull'attacco al Pentagono l' 11 settembre e la guerra tra Israele e Libano nel 2006), in un articolo pubblicato sul sito da lui fondato, Voltaire Net, illustra alcuni aspetti rimasti ignoti della crisi di Gaza e rivela lo scenario geopolitico da cui l'azione israeliana ha preso avvio (1).
Prima di tutto un chiarimento terminologico. L'operazione militare "Cast Lead" decisa a Tel Aviv, è stata comunemente tradotta in italiano come "piombo fuso", ma anche da taluni nel suo contrario, cioè "piombo indurito". In realtà nessuna delle due traduzioni è, paradossalmente, sbagliata, ma forse la traduzione più corretta in italiano sarebbe "piombo forgiato", indicandosi la colata di piombo fuso in uno stampo che, indurendosi, dà vita ad una forma solida, come un sigillo.
La questione non è puramente filologica poiché sottolinea un aspetto altamente simbolico con richiami religiosi che l'operazione militare assume in Israele, ciò che è stato invece trascurato in Occidente. Il nome dell'operazione riprende infatti il verso di un canto religioso che si intona durante le festività ebraiche di Hannoukka (che si celebravano proprio durante l'inizio delle operazioni). Scrive Meyssan: "Hannoukka commemora il miracolo dell'Olio: per rendere grazia a Dio, gli ebrei che avevano sconfitto i greci accesero una lampada ad olio nel tempio, ma senza aver avuto il tempo di purificarsi; ma anche se la lampada non conteneva che olio sufficiente per una giornata, continuò a bruciare per otto giorni. Legando l'operazione militare attuale al miracolo dell'Olio, le autorità israeliane indicano alla loro popolazione come non sia impuro uccidere dei Palestinesi".

La tempistica dell'attacco a Gaza non ha solo echi religiosi, avviene infatti nel periodo che gli americani definiscono dell' "anatra zoppa", cioè nell'interregno tra l'elezione del presidente degli Stati Uniti e il suo ufficiale insediamento. A Tel Aviv non si è tanto pensato di sfruttare un vuoto di potere o piuttosto mettere Obama davanti ai fatti compiuti quando il 19 gennaio presterà giuramento. Molto più acutamente e scientemente ritengono invece che questa manovra possa influenzare gli equilibri della prossima Amministrazione che al suo interno contiene visioni contrapposte sul Medio Oriente.
Secondo Meyssan, gli israeliani sono perfettamente tenuti al corrente dal Capo di gabinetto in pectore nominato da Obama, Rahm Emanuel (doppio passaporto statunitense ed israeliano, un passato di ufficiale di collegamento nell'esercito Tsahal), degli scontri di potere che si stanno svolgendo tra le fila della squadra presidenziale. 
Obama ha vinto le elezioni con il sostegno di forze variegate: l'industria ecologista; il mondo finanziario; la lobby filo-sionista; i generali in rivolta; i partigiani della commissione Baker-Hamilton. Le ultime due "fazioni" fanno riferimento agli esponenti delle forze armate che dopo l' 11 settembre hanno contrastato i piani di Donald Rumsfeld sull'Iraq e sul possibile allargamento del conflitto all'Iran; tale atteggiamento ha trovato quindi una sponda politica con l'avvento di Robert Gates al Pentagono, sotto la tutela della commissione Baker-Hamilton, che rappresenta la vecchia guardia del partito repubblicano.
Il "maître à penser" di questa componente politico-militare è il generale Brent Scowcroft, che ritiene necessario per gli Stati Uniti un periodo di stabilità necessario per ricostituire le proprie forze militari (umane e tecnologiche) dopo che queste sono state usurate per il troppo impegno negli ultimi anni. Non solo. La componente che fa capo a Scowcroft si oppone ad una guerra all'Iran (ritenuto alleato indispensabile per evitare una disfatta in Iraq) ed è contraria al rimodellamento del Grande Medio Oriente, incluse modificazioni di frontiere, previsto dalla dottrina neo-con. Al suo interno c'è chi si spinge oltre, prospettando addirittura di far transitare Siria ed Iran nel campo atlantico (2) e costringendo Israele alla restituzione del Golan a Damasco ed a risolvere almeno parzialmente la questione palestinese, prevedendo risarcimenti per gli stati che ospitano i profughi palestinesi e con un piano di investimenti massicci nei Territori per renderli economicamente vitali. Insomma la fine del sogno di un Grande Israele. 
L'uomo chiave all'interno dell'Amministrazione Obama di questa componente è il confermato ministro della Difesa Robert Gates, già collaboratore di Scowcroft e membro della commissione Baker-Hamilton. Gates sarebbe pronto per l'epurazione degli ultimi uomini di Rumsfeld rimasti al Pentagono (dopo l'allontanamento dei due falchi anti-iraniani, il segretario delle Forze aeronautiche Michael Wynne e il suo capo di stato maggiore Michael Mosley). Intanto ha già ottenuto di piazzare un suo uomo a capo della CIA, Leon Panetta, anche lui membro della commissione Baker-Hamilton, e nel Consiglio nazionale della Sicurezza il generale Jones, ritenuto anti-israeliano per essersi più volte mostrato irritato dalla politica dello stato ebraico quando faceva parte della delegazione americana durante i colloqui di pace di Annapolis.
Ma la lobby filo-israeliana è altrettanto rappresentata dentro l'Amministrazione Obama, in particolare al Dipartimento di Stato presieduto da Hillary Clinton, con i due vice-segretari apertamente sionisti e vicini all'Aipac (il più potente gruppo di pressione filo-israeliano negli Stati Uniti), James Steinberg e Jacob Lew. 
Insomma, Israele potrà sempre contare sull'appoggio incondizionato della diplomazia statunitense ma non più su un massiccio aiuto militare. Ecco, dunque, che a Tel Aviv si ritiene sia giunto il momento di forzare la mano per far venire allo scoperto amici e nemici (l'avverarsi della previsione di Joe Biden durante la campagna elettorale, una crisi internazionale a gennaio per verificare di "che pasta" fosse fatto Barack Obama) e, se necessario, mettere sotto ricatto la componente militare americana a costringerla a correre in appoggio in caso di allargamento del conflitto. Israele può essere disposta a tutto pur di non perdere l'influenza che ha sempre detenuto nei confronti del governo statunitense.

Il terzo aspetto rivelato da Thierry Meyssan nel suo articolo è altrettanto sorprendente, ovvero la nascita di un vero e proprio asse islamico-sionista composto da Israele, Egitto, ed Arabia Saudita (3). Scrive Meyssan: "E' questo il punto di novità in Medio Oriente. Per la prima volta una guerra israeliana non è finanziata dagli Stati Uniti ma dall'Arabia Saudita. Riyad paga per schiacciare il principale movimento politico sunnita che non controlla, Hamas. La dinastia dei Saud sa che deve annientare ogni alternative sunnita in Medio Oriente per potersi mantenere al potere. Ecco il perché della scelta del sionismo islamico. L'Egitto, da parte sua, teme una estensione della rivolta sociale attraverso i Fratelli musulmani". 
E il teatro di battaglia si è così delineato: "L'aviazione israeliana ha preparato il terreno per una penetrazione terrestre che a sua volta aprirà la via a formazioni paramilitari arabe. Secondo le nostre informazioni, circa 10mila uomini sono attualmente ammassati nei pressi di Rafah. Addestrati in Egitto e Giordania, sono sotto il comando dell'ex consigliere nazionale della sicurezza palestinese, il generale Mohammed Dahlan (l'uomo che organizzò l'avvelenamento di Yasser Arafat per conto degli israeliani, secondo i documenti resi pubblici due anni fa). Questi uomini sono chiamati ad avere il ruolo svolto dalle milizie di Elie Hobeika a Beirut dopo l'accerchiamento da parte di Ariel Sharon dei campi profughi di Sabra e Chatila".
Quello che ancora trattiene la "troika sionista" dal lanciare l'offensiva finale dei "cani da battaglia" sarebbe la difficoltà di stimare la capacità di resistenza di Hamas nelle sue tecniche di guerriglia urbana. Una sconfitta al suolo dopo i fallimenti in Libano di due anni fa, sarebbe insopportabile per Israele e politicamente disastrosa. Inoltre, come sottolineato da Meyssan "è sempre possibile ritirare rapidamente i blindati da Gaza, non sarebbe la stessa cosa farlo con dei paramilitari arabi".


(1) Thierry Meyssan, La guerre israélienne est financée par l'Arabie saudite , Voltaire Net, 6 gennaio 2009.http://www.voltairenet.org/article158933.html 
(2) L'ipotesi di un avvicinamento politico tra Stati Uniti e Iran avrebbe ripercussioni su tutta la strategia complessiva degli Usa in politica estera. In particolare significherebbe un mutamento dei rapporti di forza nella cosiddetta "guerra del gas" che ha come posta in gioco la dipendenza dell'Europa occidentale dalla Russia per i rifornimenti energetici. Per una disamina più articolata si veda il nostro precedente articolo "Guerra del gas: Gazprom ed Eni conquistano la Serbia". 
(3) Avvisaglie e voci di un asse arabo-israeliano erano del resto note, in particolare in chiave anti-iraniana. A tal proposito si veda il nostro recente "Usa, Paesi arabi e Francia tessono la tela: obiettivo Iran ". 

di Simone Santini 

Link: http://clarissa.it/esteri_int.php?id=1080

2 commenti:

  1. ma che c'entra il cast lead con la festa di chanukka? Che rapporto filologico? che c'entra l'olio che non si consuma col piombo fuso?

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  2. l'espressione tradotta "piombo fuso" è il verso di un canto religioso che gli ebrei cantano durante le feste di hannouka... questo è il collegamento. La festa di hannouka celebra il miracolo dell'olio, una festa che ricorda una vittoria militare e che nel suo significato profondo indica come uccidere i nemici in certe circostanze, anche se formalmente impuro (da cattolici diremmo peccaminoso) non è visto come tale da Dio

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