sabato 27 dicembre 2008

Gaza: la strage senza fine




Israele ha lanciato oggi un devastante e sanguinoso attacco aereo contro le strutture di Hamas e delle altre milizie palestinesi integraliste nella striscia di Gaza che, secondo stime ufficiose palestinesi e non confermate da fonti indipendenti, ha causato oltre 200 morti - ma alcune fonti israeliane hanno parlato addirittura di 300 - e almeno 600 feriti. 

L' operazione, ha dichiarato in serata il ministro della difesa Ehud Barak, ha lo scopo "di cambiare radicalmente la situazione" a Gaza per ridare la quiete alla popolazione israeliana minacciata dai razzi. "E' giunta l'ora di combattere - ha aggiunto - non voglio illudere nessuno: l'operazione non sarà facile e nemmeno breve". 

" Non cederemo mai a Israele, non importa quale forza sia usata contro di noi - gli ha risposto il leader del governo di Hamas a Gaza Ismail Haniyeh - Noi non lasceremo la nostra terra, non alzeremo bandiere bianche e non ci inginocchieremo se non di fronte a Dio". Inoltre le milizie di Hamas hanno minacciato la ripresa degli attacchi kamikaze nelle città israeliane. 

Si tratta di uno degli attacchi più sanguinosi contro Gaza e il bilancio potrebbe aggravarsi ancora perché molte persone risultano ancora sotto le macerie. Un israeliano è stato ucciso e alcuni altri feriti nella successiva reazione di Hamas che ha sparato decine di razzi sui centri israeliani nel sud. 

L'operazione, che ha il nome in codice 'Piombo fuso' e che essendo stata lanciata di sabato ha avuto bisogno di una dispensa dei rabbini ai militari, intende costringere i gruppi armati a cessare totalmente i tiri di razzi sulla popolazione israeliana. E' di durata indefinita e potrebbe anche essere ampliata, secondo quanto ha riferito il portavoce militare. 
Hamas, dal canto suo, ha detto che mai si arrenderà a Israele e non invocherà una tregua. Un suo portavoce, Fawzi Barhum, ha pure minacciato la ripresa degli attentati suicidi dentro Israele. Secondo quanto hanno riferito testimoni oculari a Gaza, erano circa le 11.30 locali (10.30 in Italia), quando improvvisamente decine di aerei da combattimento con la Stella di Davide sono apparsi in cielo su tutta la Striscia. Razzi e missili sono partiti dagli aerei e hanno colpite oltre un centinaio di basi, comandi, depositi, arsenali di Hamas e di altre milizie. Gli attacchi si sono susseguiti a intervalli nel corso della giornata, anche a tarda sera. 

Ma il primo attacco è stato quello più micidiale perchè ha apparentemente colto di sorpresa Hamas. Il numero più pesante di morti si è avuto in una base di Gaza dove era in corso una cerimonia di consegna dei diplomi ai partecipanti di un corso per ufficiali della polizia di Hamas. Il risultato dell' attacco è stato devastante: tra le macerie e in strada si sono visti numerosi corpi di morti e feriti. Tra gli uccisi anche il capo della polizia di Hamas Tawfik Jaber. 

Per le strade di Gaza, tra gli scoppi delle bombe, l'urlo disperato delle sirene delle ambulanze, si sono viste scene di passanti in disperata fuga e fenomeni di isteria popolare. Israele ha dato prova di grande pazienza davanti al protrarsi dei tiri di razzi e non ha ora altra opzione che quella di agire militarmente, ha ribadito il ministro degli esteri Tzipi Livni aggiungendo di aspettarsi il sostegno della comunità internazionale contro Hamas, un movimento sostenuto dall'Iran e considerato anche dall'Europa un'organizzazione terroristica. 

Fonti militari hanno detto di aspettarsi tiri di 200-300 razzi su Israele al giorno che potrebbero andare avanti anche a lungo, forse settimane. Israele stima che Hamas abbia un arsenale di migliaia di razzi, in gran parte prodotti artigianalmente a Gaza, altri contrabbandati e forniti dall' Iran. Per tutta la giornata decine di razzi sono caduti nel sud di Israele, colpendo città come Ashkelon (105 mila abitanti) e Netivot. Qui un razzo ha centrato un appartamento uccidendo un israeliano di 55 anni e ferendone altri quattro. Nel sud di Israele è stato dichiarato lo stato di emergenza e la popolazione ha avuto istruzione di restare in aree protette o nelle immediate vicinanze di rifugi. 

A Ramallah il presidente dell' Autorità palestinese Abu Mazen (Mahmud Abbas), col quale Israele ha in corso negoziati di pace, ha chiesto l'immediata fine dell'"aggressione" israeliana a Gaza e ha chiesto l'intervento dei leader arabi. 

In Cisgiordania sono state segnalate diverse manifestazioni di piazza palestinesi contro Israele e anche a Gerusalemme est la polizia è intervenuta contro gruppi di manifestanti. A Betlemme, dove alcune centinaia di persone hanno manifestato in solidarietà con Gaza sono stato spente le luminarie del Natale nella Piazza della Mangiatoia. 

La politica occidentale e il collasso dello Zimbabwe


Se il presidente Mugabe non raggiunge presto un accordo con il leader dell'opposizione Tsvangirai per superare la situazione di stallo seguita alle elezioni dello scorso settembre, l'amministrazione Obama potrebbe avere un atteggiamento ancora più duro nei confronti del governo dello Zimbabwe.

Infatti Hillary Clinton, futura Segretaria di Stato, fu tra i maggiori sostenitori dello Zimbabwe Democracy and Economic Recovery Act (ZIDERA), un provvedimento del 2001 attraverso il quale gli USA e l'Unione Europea hanno penalizzato pesantemente l'economia del paese africano. Gli ideatori dello ZIDERA affermarono di voler colpire solo il governo di Mugabe e i suoi collaboratori, per "sostenere la popolazione dello Zimbabwe nei loro tentativi di operare un pacifico cambiamento democratico, ottenere una solida ed equa crescita economica e ristabilire lo stato di diritto". Con questa operazione, il governo USA formalmente non impose sanzioni economiche, ma semplicemente istruì le istituzioni finanziarie internazionali sotto il suo controllo (tra cui Banca Mondiale, Fondo Monetario Internazionale e Banca per lo Sviluppo dell'Africa) a rifiutare ogni prestito o sostegno al governo dello Zimbabwe.
Si potrebbe aprire una lunga discussione sulle vere motivazioni che hanno portato a tali provvedimenti, definiti dai sostenitori "sanzioni intelligenti", perché mirate unicamente a indebolire l'amministrazione di Mugabe e non la popolazione. Infatti, se gli Stati Uniti adottassero lo stesso atteggiamento con tutti i governi non democratici che non rispettano i diritti umani, dovrebbero interrompere i rapporti con fondamentali partner commerciali come Cina, Libia e molti paesi del Medio Oriente. In realtà, la causa scatenante delle sanzioni fu la riforma agraria operata da Mugabe nel 2000: in piena crisi economica, il presidente dittatore,che negli anni ‘60 e ‘70 combatté attivamente la presenza coloniale in Africa, cacciò con la forza i proprietari terrieri bianchi rimasti nel paese, ridistribuendo le terre ad amici intimi e soci in affari.
Tuttavia oggi, con lo Zimbabwe in piena emergenza umanitaria, ci si chiede se lo ZIDERA abbia contribuito alla crisi economica del paese. I sostenitori della politica di isolamento attuata dagli USA incolpano interamente l'ormai ottantaquattrenne Mugabe. Il presidente, in carica dal 1987, oltre a perseguitare i suoi oppositori, truccare le elezioni e diffondere la corruzione, avrebbe preso, nel corso degli anni, decisioni disastrose per l'economia locale, come la partecipazione alla guerra del Congo nel 1998.
Altri analisti, pur concordando sulla nocività di Mugabe, hanno criticato le sanzioni economiche imposte dagli USA, considerandole il risultato di una campagna sistematica volta a rovesciare il regime attraverso un'implosione economica. Secondo questi oppositori, la necessità di rimuovere Mugabe non è in dubbio, però non si può farlo a scapito della popolazione dello Zimbabwe, che è ormai sull'orlo del collasso. Le cosiddette sanzioni intelligenti, negando ogni sostegno economico esterno, avrebbero infatti precipitato la crisi del paese.
A causa di questo embargo finanziario, oggi lo Zimbabwe non può più importare prodotti fondamentali come medicinali, cibo, carburante ed elettricità. Nelle scorse settimane più di 600 persone sono morte in seguito a un'epidemia di colera, perché il paese non può acquistare farmaci né prodotti chimici per trattare l'acqua potabile. Le imposizioni di USA e Unione Europea hanno ridotto anche gli investimenti stranieri, che sono passati dai 444,3 milioni di dollari del 1998 ai 50 milioni del 2006, e le donazioni (da una media di 138 milioni di dollari negli anni 90 a una di 40 milioni dal 2000 al 2006).
Un esempio significativo è quello della DANIDA, un'organizzazione danese di assistenza umanitaria ai paesi in via di sviluppo, che ha completamente abbandonato i progetti attivi nello Zimbabwe. La DANIDA aveva finanziato l'agricoltura, i trasporti e la sanità per un totale di quasi 100 milioni di dollari; ora i tre settori sono collassati.
Sembra quindi che gli Stati Uniti isoleranno lo Zimbabwe finché Mugabe sarà al governo; vista l'avanzata età del presidente, forse solo il tempo può porre fine a un regime più che ventennale. Nel frattempo, per dare un minimo di stabilità al paese, è necessario superare la situazione di stallo politico. Tra pochi giorni il partito di Mugabe (ZANU-PF) terrà la sua conferenza annuale; potrebbe essere una buona occasione per trovare un accordo con l'opposizione sulla divisione del potere.
di Marco Menchi 
Tratto da: clarissa.it

CO2: o la respiri o la solidifichi

Un gruppo di ricercatori americani scopre un modo per trasformare l'anidride carbonica in roccia: può funzionare? È la soluzione giusta? (Riccardo Meggiato, 27 dicembre 2008)

Nella mitologia, re Mida aveva ricevuto da Dioniso il potere di trasformare in oro tutto ciò che toccava. La peridotite, una roccia composta in buona parte dalperidoto, funziona un po' allo stesso modo, ma è più selettiva: a contatto con anidride carbonica (CO2), la trasforma in calcite e altri minerali, assolutamente innocui. La scoperta è diPeter Kelemen e del suo gruppo di ricerca, della Columbia University, e può forse offrire una risposta ad alcuni dei problemi provotati dall'eccesso di CO2 in atmosfera. La peridotite, presente in vari luoghi del mondo, è particolarmente diffusa in Oman, dove ricopre circa la metà delle coste. E grazie anche solo a questi "giacimenti", Kelemen e il geochimico Jurg Matter stimano che sarebbe possibile convertire in minerali quattro miliardi di tonnellate di CO2 all'anno. Vale a dire circa un ottavo di quella oggi prodotta a livello mondiale. Sembra il classico uovo di Colombo, ma come funzionerebbe il tutto? I ricercatori pensano a un sistema di "fori" (simili a quelli dei pozzi petroliferi) scavati nello strato costiero di peridotite. L'anidride carbonica, filtrata e "catturata" dalle industrie, verrebbe portata fino ai giacimenti e convogliata nel sistema di pozzi, dove, per contatto diretto con la peridotite, avverrebbe la reazione. Per accelerare quest'ultima, si potrebbe fornire inizialmente del calore, che in seguito non sarebbe più necessario: la formazione di carbonato (uno dei prodotti della conversione della CO2), infatti, sprigiona calore, il quale sarebbe poi riutilizzato dalla reazione stessa. 
RISUCCHIATA VIA DALL'OCEANO 
Il principio e il sistema, per adesso puramente teorici, potrebbero portare anche a qualcosa di più, che lo stesso Kelemen definisce «molto intrigante». L'idea sarebbe quella di sfruttare la capacità dell'acqua di assorbire la CO2 dall'atmosfera fino all'equilibrio chimico: l'acqua potrebbe essere convogliata nel sistema di pozzi e, complice il calore del sole, la reazione sarebbe velocissima e permetterebbe così di rinnovare in continuazione la capacità di assorbimento dell'acqua stessa e di depurare l'aria. 
CALIFORNIA O GRUVIERA? Anche se deve essere sottoposto alla prova dei fatti, il sistema ipotizzato da Kelemen e colleghi appare semplice quanto ingegnoso. Ma per adesso non scioglie alcuni dubbi. Il primo riguarda la simpatica "bucherellatura" delle coste e delle distese di peridotite: non sappiamo che cosa hanno da dire in proposito i cittadini dell'Oman, ma siamo pronti a scommettere che i "bay watcher" californiani non sarebbero granché felici di vedere trasformate le loro coste (ricche di silicati) in gruviera. Il secondo dubbio è più "geologico": la reazione tra peridotite e CO2 forma carbonato e altri minerali, certo innoqui, ma che alla fin fine formano delle rocce. Alcune si sgretolerebbero, altre rimarrebbero intatte, ma comunque tutte crescerebbero sull'imboccatura dei pozzi. Considerata tutta la CO2 presente nell'atmosfera, si formerebbero enormi ammassi di roccia... passata la curiosità turistica, come liberarsene e tenere in perfetto equilibrio il panorama e il sistema? 

Quattro anni di Missione ONU, quattro anni di stragi



SOMMARIO:

> Qualche dato: la missione in cifre e propositi

> L'orrore di un errore: quale legalità'?

> Quali sono gli obiettivi della missione? Sono tutti nel mirino?

> La guerra mediatica dell'Ufficio Stampa dell'ONU

> La terribile attualità e un futuro da laboratorio militare

Note

Approfondimenti



Mercius e Marie-Danielle Lubin non avrebbero mai potuto immaginare che il 2 febbraio 2007 le proprie figliolette, Stephanie, di 7 anni e Alexandra di 4  sarebbero state massacrate, mentre dormivano nella propria casa, dai cosidetti “soldati di pace” dell’ONU, a Cité Soleil.

Nemmeno il signor Fredi Romelus poteva pensare che la giovane moglie Sonia,  di 22 anni, il figlioletto di 12 mesi, Nelson e  l'altro suo figlio Stanley, di 4 anni, sarebbero stati colpiti a morte, un mattino all’alba, sempre per mano dei caschi blu, i “peacekeepers” sempre a Cité Soleil: è il massacro del 6 luglio 2005.

I genitori di Boadley Bewence Germain riescono a portare il loro figlio di 9 anni in ospedale, il 20 gennaio 2007, ma la ferita alla testa, conseguenza di un proiettile sparato dai soldati delle Nazioni Unite, è troppo grave ed il piccolo non ce la fa.

Lelene Mertina, 24 anni, è una sopravvissuta: non così il bambino che portava in grembo. Era al sesto mese di gravidanza quando, il 22 dicembre 2006,  da un veicolo dell'ONU i soldati le hanno sparato, colpendola al ventre, uccidendo il bambino e ferendola gravemente. Anche lei vive a Cité Soleil.

 

I sigg.ri Lubin, il sig. Romelus, i sigg.ri Germain, così come Lelene Mertina e centinaia di altre persone, per noi rimaste senza nome, si sono sentiti definire lo sterminio dei propri familiari “danno collaterale”  Di quale guerra? Eppure è proprio così che vengono liquidate dai responsabili della missione ONU - in particolare il cileno Juan Gabriel Valdés (dal 1 giugno 2004 al 31 maggio 2006) ed il guatemalteco Edmond Mulet (dal 1 giugno 2006 al 31 agosto  2007) - le numerose vittime delle operazioni militari  condotte nei quartieri civili più densamente popolati, combinazione sempre i più poveri.

Ma non è nemmeno così: non sono tutti  “danni collaterali”

 

 


 Foto John Carroll

 

Qualche dato: la missione in cifre e propositi

La missione delle Nazioni Unite ad Haiti, la MINUSTAH, acronimo francese che significa Mission des Nations Unies pour la Stabilization d’Haiti è iniziata il 1 giugno 2004, ma è figlia di una precedente risoluzione del Consiglio di Sicurezza, la n. 1529 del 29.02.04, adottata con una prontezza mai vista prima: i soldati dell'esercito degli Stati Uniti stavano già occupando Haiti e poche ore prima il presidente legittimo Jean-Bertrand Aristide era stato sequestrato dagli stessi militari e si trovava ancora nell'aereo che lo stava deportando in Africa.

La risoluzione 15291, adottata agendo -secondo quanto dichiarato dai membri del consiglio di sicurezza- in conformità al capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite2 viene giustificata, fra l'altro, con le frasi:

“determinati a facilitare la soluzione pacifica e costituzionale della crisi in atto ad Haiti”

“ Considerando che la situazione ad Haiti costituisce una minaccia alla pace ed alla sicurezza internazionale ed alla stabilità dei Caraibi, in particolare perché potrebbe provocare un esodo verso gli altri Stati della Regione”

 

Dunque Haiti, improvvisamente, è diventata una tale grave minaccia “alla pace ed alla sicurezza internazionale” da richiedere un'immediata risoluzione che autorizzi l'occupazione militare, già in atto, da parte di eserciti stranieri provenienti da Stati Uniti, Canada, Francia e definita forza multinazionale.

 

Dopo 3 violentissimi mesi di occupazione militare, durante i quali ogni concetto di legalità e rispetto dei diritti umani sono scomparsi, questi soldati sono stati sostituiti dalla, solo in apparenza, più legale missione, la Minustah,3 guidata dal Brasile, il cui mandato prevede  di (si riportano solo alcuni significativi estratti)4:

 

“Assistere il Governo di Transizione nel monitorare e riformare la Polizia Nazionale Haitiana,  seguendo standard democratici, certificando il personale ed addestrandolo”

“Assistere il Governo di Transizione, in particolare la Polizia Nazionale Haitiana, nel programma di disarmo, demobilitazione,  reintegrazione (DDR) per tutti i gruppi armati”

“Assistere al ristabilimento e mantenimento del ruolo della legge, sicurezza pubblica e ordine pubblico attraverso operazioni di supporto alla Polizia Nazionale Haitiana (PNH)”

Proteggere i civili sotto imminente attacco di violenza fisica

“Assistere il Governo di Transizione nei suoi sforzi per organizzare libere elezioni parlamentari e presidenziali, in particolare attraverso assistenza tecnica, logistica ed amministrativa .....”

 

“Supportare il Governo di Transizione, così come le istituzioni e gruppi  nel loro sforzo per promuovere e proteggere i diritti umani, in particolare di donne e bambini...”

 

Il mandato è immediatamente smentito dalla composizione del contingente:

7.000 soldati (inizialmente 6.700, portati poi a 7.600 ed ora nuovamente intorno ai 7.000)

1.800 membri della polizia (civile, reparti speciali antisommossa e polizia militare)

500 circa civili

20 (venti!) funzionari addetti ai diritti umani sotto la direzione del canadese Thierry Fagart

 

Mi testimonia, con notevole rassegnazione, uno dei funzionari addetto ai diritti umani di stanza as Haiti:

“Siamo in 20, oltre ad una ventina di  locali che lavorano per noi, ma siamo distribuiti in egual misura nei vari dipartimenti, non in base alla popolazione od alle necessità, quindi lo stesso numero di persone si trova sia dove ci sono pochi problemi, sia a Port-au-Prince”

“Io non posso recarmi a Cité Soleil a raccogliere testimonianze: dovrei andarci in un'auto dell'ONU e sotto scorta, quindi a cosa servirebbe?”

“Questo ufficio dovrebbe essere un luogo accogliente, dove la gente si possa recare  con tranquillità, invece è una fortezza armata: la gente non viene, ha paura!”

 

Al comando dei militari è il generale brasiliano Augusto Heleno Ribeiro Pereira.

Quale alto rappresentante del segretario generale delle Nazioni Unite, nonché  capo della missione è il cileno Juan Gabriel Valdès.

 


Foto Roberto Schmidt

 


L'orrore di un errore: quale legalità'?

Il contingente dell'ONU non è stato inviato ad Haiti per controllare il rispetto di accordi di pace fra Paesi in guerra: Haiti non è in guerra con nessuno.

Non è stato inviato per controllare il rispetto di accordi fra fazioni armate durante una guerra civile perché non è in atto una guerra civile: ci sono alcune centinaia di ex-militari e criminali comuni, armati,  contro un'intera popolazione, non è una guerra civile: questi personaggi, da soli,  non sarebbero mai riusciti ad entrare a Port-au-Prince. Sarebbero stati costretti a fuggire ed a lasciare il Paese.

E' invece stato inviato perché un governo privo di qualsiasi legittimità, con a capo un cittadino degli Stati Uniti, Gerard Latortue, imposto con la violenza da Paesi stranieri quali essenzialmente USA, Canada, Francia (con l'appoggio dell'Unione Europea) non è in grado di far fronte alla ribellione da parte della popolazione; infatti tale “governo” ha al suo servizio la Polizia Nazionale, depurata da tutti quegli elementi che rispettavano la costituzione ed i diritti delle persone, e le bande para-militari. Serve però un esercito che Haiti non ha perché era stato sciolto nel 1995 da Aristide.

L'esercito arriva, da tanti Paesi stranieri, molti sono latino-americani, Paesi “amici”, ed è il Brasile a guidarli.

I responsabili della missione sostengono di essere qui per proteggere la popolazione (si supporrebbe contro le violenze del regime e della sua Polizia) e questa inizialmente ci spera, ma per poco: non ci vuole molto a rendersi conto, sulla propria pelle, che sono qui al servizio del “Governo di Transizione”, come viene definito sul mandato,  della sua violenta Polizia Nazionale e degli ex-militari.

 

I Paesi che inviano contingenti militari sono: Brasile, Argentina, Cile, Uruguay, Sri Lanka, Giordania, Bolivia, Canada, Croazia, Ecuador, Francia, Guatemala, Malaysia, Marocco, Nepal, Perù, Paraguay, Filippine, Spagna, Stati Uniti, Yemen

Successivamente i  militari di Spagna, Marocco, Malaysia, Yemen vengono ritirati. Si aggiunge il Pakistan.

Sono 40  i Paesi che risultano ufficialmente avere inviato personale di polizia e/o civile: provengono da America del Nord, del Centro e del Sud, dall'Europa, dall'Africa e dall'Asia.

Anche la Cina ha inviato un centinaio di poliziotti antisommossa: è la prima volta che partecipa con  la sua polizia ad una missione dell'ONU.

 

 


Foto John Carroll

 


Quale sia l'obbiettivo della missione risulta relativamente chiaro dalle parole del generale brasilian Augusto Heleno Ribeiro Pereira, comandante militare della Minustah, durante un'intervista a Radio Metropole, l'8 ottobre 2004; il generale infatti afferma:

Dobbiamo uccidere i banditi, ma non chiunque, solo i banditi

Al di là di qualsiasi considerazione relativa al fatto che l'ONU abbia come scopo UCCIDERE  resta da chiarire chi siano questi “banditi” che il generale Pereira  intende ammazzare: durante gli anni 2004, 2005 e buona parte del 2006 sono definiti “banditi” tutti coloro che si oppongono al colpo di stato, alcuni armati, la maggioranza solo con manifestazioni imponenti ma pacifiche, tutti identificati, a torto o ragione come Lavalas 5 Sono  abitanti dei quartieri considerati “pro-Aristide” di Bel Air, Martissant, Grand Ravin, Pele e dell'enorme bidonville di Cité Soleil.

 

La “forza multinazionale” prima e la Minustah dopo hanno insediato il loro “quartier generale”  nell'Università che aveva fatto costruire Aristide per formare nuovi medici. Haiti ha assoluta necessità di medici, ma questo poco importa alle forze ONU.

Professori e studenti sono stati costretti ad interrompere le lezioni per mesi, fino a quando sono riusciti a trovare una sistemazione di fortuna per riprendere gli studi. Il quartier generale della Minustah continua ad occupare l'Università e non vi è la minima intenzione di restituire i locali ai legittimi proprietari.

 

Fra i compiti principali della Minustah vi è il monitoraggio e l'addestramento della Polizia Nazionale Haitiana “secondo standard democratici”:

In varie città di Haiti, tra il 2004 e il 2005 (Giugno 2004, quartiere di Bel Air a Port-au-Prince, 14 Agosto 2004 Cap Haitien, 11 settembre 2004 Port-au-Prince, 30 Settembre 2004 varie città, 16 dicembre 2004, Port-au-Prince, 7 gennaio 2005, Cité Soleil, 28 febbraio 2005 varie città) si svolgono imponenti manifestazioni pacifiche di protesta contro il golpe e per chiedere il rientro di Jean-Bertrand Aristide: la polizia spara, sempre.

Decine di manifestanti vengono uccisi. L'ONU non interviene.

 Il monitoraggio e l'addestramento della polizia locale sembra essere difettoso in numerose situazioni. Ecco alcuni tristi e terribili esempi.

 


(Foto HIP)
 

27 giugno 2004 - Viene arrestato, dalla PNH, Ivon Neptune, Primo Ministro durante la presidenza di Aristide, sulla base di false accuse. Sarà proprio una commissione dell'ONU a dimostrare la falsità di tali accuse, ma Neptune resterà in carcere per 25 mesi. Sarà rilasciato dopo un lunghissimo sciopero della fame che ne minerà per sempre la salute.

 

13 ottobre 2004 - Entrano nella capitale “in parata” alcuni degli ex militari, compreso Ravix   Remissainthe (ucciso poi dai soldati della Minustah in uno scontro a fuoco l'8 aprile 2005),  che hanno commesso gravissimi crimini (assassinii di massa, stupri, torture) durante i mesi precedenti. Numerosi testimoni riferiscono che in quei mesi gli ex militari hanno prelevato decine di persone considerate  “Lavalas” chiudendole in containers al sole: chi ha potuto  pagare è stato liberato, gli altri sono stati lasciati morire soffocati o gettati in mare.  Nonostante tutto ciò le forze della Minustah anziché arrestarli si limitano a controllare che non vi siano incidenti.

 

19 ottobre 2004 - Vengono ritrovati nell'obitorio di Port-au-Prince 44 cadaveri  in condizioni indescrivibili, molti ancora ammanettati.

 

14 dicembre 2004 - Circa 500 ex membri del disciolto esercito e degli squadroni della morte di Cedras (il FRAPH) vengono inglobati nella Polizia Nazionale Haitiana.Un portavoce della Minustah, visibilmente imbarazzato, si giustifica parlando di “pacificazione nazionale”, ma cosa ha a che fare la pacificazione nazionale con l'arruolamento di tale sorta di criminali nella già troppo violenta Polizia?

15 gennaio 2005 - La famiglia di Jimmy Charles, dopo 10 giorni di disperate ricerche, ritrova il congiunto: all'obitorio di Port-au-Prince, con 6 pallottole in corpo.

Jimmy Charles era stato arrestato il 5 di gennaio, dalle truppe ONU. Era un esponente Lavalas, organizzava manifestazioni pacifiche di protesta. Molti membri della comunità avevano implorato i soldati di non consegnarlo alla polizia, temendo per la sua vita, ma non sono stati ascoltati. Charles è stato consegnato alla polizia ed è scomparso, fino al ritrovamento del suo cadavere.

In una dichiarazione del 26 gennaio, il portavoce della missione ONU,  Damian Onsès Cardona ha affermato che la Minustah non si assume alcuna responsabilità nei casi in cui individui consegnati alla polizia vengano successivamente trovati uccisi.

 

18 gennaio 2005 - Due ragazzini del quartiere Drouilard, a Cité Soleil, talmente poveri che non riescono a mettere insieme neanche un pasto al giorno, vengono arrestati dai soldati della Minustah, senza alcuna ragione, senza ovviamente alcun mandato. Sono Patrick D. di appena 12  anni e Raphael J. di 15 anni.

Saranno liberati solo dopo 6 lunghissimi mesi trascorsi nelle gelide e sporche carceri haitiane, quando l'avvocato Evel Fanfan, venuto a conoscenza dei loro casi, si adopererà, gratuitamente, per il loro rilascio. Insieme a loro otterrà la liberazione di altri tre ragazzini nelle stesse condizioni. Ma i minorenni, anche bambini come Patrick, o addirittura più piccoli, arrestati senza motivo, sia dalla polizia, sia dall'ONU, sono molti di più.

La Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia? Carta straccia.

 

 


Questo haitiano, totalmente mascherato e vestito con la divisa delle Nazioni Unite, è stato  ingaggiato, come altri, dai militari dell'ONU per segnalare, camminando per le strade di Port au Prince, chi è un “bandito” (cioè, secondo il loro concetto,  un sostenitore del Presidente Aristide), da arrestare e far marcire in galera. E' una pratica intollerabile che porterà in carcere decine di persone innocenti. (Foto HIP)

 

 

Dopo la manifestazione del 28 febbraio 2005, quando almeno 5 persone vengono uccise dalla polizia, l'alto rappresentante del segretario delle Nazioni Unite, nonché capo della missione, Juan Gabriel Valdès dichara: “Non possiamo tollerare oltre tali esecuzioni. Non permetteremo abusi dei diritti umani. I peacekeepers dell'ONU interverranno anche con la forza, se necessario, se la Polizia Nazionale Haitiana attaccherà ancora civili disarmati”

Però non sarà così.

 


Il gen. Heleno Ribeiro Pereira

 


Durante una manifestazione, il 29 marzo 2005, il generale Heleno Ribeiro Pereira viene ripreso dalle telecamere  mentre risponde ad alcuni haitiani che gli chiedono conto della mancata protezione: “l'ONU non è l'autorità ad Haiti, l'autorità sono il governo haitiano e la polizia nazionale haitiana” - di fronte alla contestazione delle persone presenti che denunciano “ma sono loro  che ci stanno uccidendo, sono illegali” risponde - “non generalizzate, la polizia è un'istituzione legale ad Haiti. Dovete rispettare la polizia, lei è un uomo che non rispetta l'autorità”  Poi se ne va.

 

La “non autorità” dell'ONU, il 25 di aprile dello stesso anno metterà sotto assedio Cité Soleil. Circondati dai blindati, nessun cittadino potrà entrare o uscire senza essere controllato e rischiare così di essere ucciso. Infatti il 27 aprile,  la polizia uccide tre manifestanti.

Il 31 maggio 2005 durante un'operazione congiunta a Cité Soleil tra la Polizia e la Minustah, due persone vengono uccise, alcune case ed il mercato di Bwa Neuf dati alle fiamme.

 


Operazione della Minustah a Bwa Neuf

 

Tra il 2 ed il 5 giugno 2005 raids della polizia fanno 30 vittime nel quartiere di Bel Air.

Testimonia Samba Boukman, esponente Lavalas, che a Bel-Air ci vive: “Mentre i militari della MINUSTAH controllavano il perimetro del nostro quartiere, la polizia ed i paramilitari ci uccidevano e bruciavano le nostre case. Il 4 giugno  la polizia ha bruciato delle case ed arrestato 22 persone. I parenti si sono recati al commissariato aspettandosi di trovarli lì, ma hanno atteso invano. La camionetta della polizia, infatti, si era fermata in una stradina ed i 22 arrestati vengono giustiziati sommariamente”.

 

Mercoledì, 6 luglio 2005, Port-au-Prince, Cité Soleilore 3 di mattina.

Fra i 300 ed i 350 militari delle Nazioni Unite, pesantemente armati, circondano con i loro veicoli blindati, i quartieri di Bwa Neuf e Drouilard, bloccando ogni via di accesso.

Gli abitanti stanno in gran parte dormendo, altri si stanno già preparando per recarsi al lavoro: sono in trappola, ma non lo sanno ancora.

Alle 4.30 i soldati lanciano l'attacco, utilizzando anche due elicotteri.

Gli abitanti testimoniano ”arrivavano pallottole da tutti gli angoli, anche dal cielo, dagli elicotteri, lanciavano bombolette di gas (fumogeni) nelle nostre case e chi tentava di fuggire veniva colpito” “Sparavano dentro le case, sparavano a chi si stava recando a lavorare, sparavano a tutti, ma nessuno di noi era armato” “E' stata una guerra contro tutta la comunità” “Hanno distrutto le nostre case (spesso baracche di lamiera e cartone), la scuola e la chiesa (il prete è fra le vittime)”

Una signora dice: “Torno dal lavoro alle 5 di mattina, non ho potuto recarmi a casa, me lo hanno impedito per ore, sono finalmente arrivata a mezzogiorno: la mia casa era distrutta e mio marito giaceva in una pozza di sangue, me lo hanno ucciso, adesso come farò a mantenere i miei figli?” “Grazie stranieri per quello che mi avete fatto!”

Alla fine, dopo ben 7 ore di guerra a senso unico si contano  23 cadaveri, ma gli abitanti lamentano più di  50 vittime: molte famiglie si affrettano a seppellire come possono i loro cari, anche per timore di ritorsioni. Soldi per pagare i funerali non li ha nessuno. Altri corpi verrano sepolti in una fossa comune.

All'ospedale di S.ta Caterina, gestito da Medici Senza Frontiere, l'unico ospedale che offre cure gratuite, arrivano 26 feriti, sono tutti bambini, donne, anziani. Non ci sono uomini giovani, non vanno a farsi curare in ospedale, temono di “scomparire”: è già successo, anche se non in questo ospedale. Quanti di loro siano stati feriti, quanti moriranno successivamente per le ferite e le infezioni non si saprà mai, come non si saprà mai quante siano state realmente le vittime di questo attacco condotto dalle Nazioni Unite.

Le testimonanze dei cittadini che hanno subito l'aggressione sono  molto più credibili di quello che i portavoce della Minustah racconteranno per cercare di giustificare tale attacco.

 

I portavoce delle Nazioni Unite (primo fra tutti il marocchino Eloufi Boulbars) sosterranno che si è trattato di un successo “abbiamo uccisosolo 6 banditi, nessun altro” “abbiamo sparato solo per difenderci” successivamente, di fronte alle evidenze, saranno costretti ad ammettere che, si, forse c'è stato qualche danno collaterale. Un loro rapporto interno, venuto a conoscenza di associazioni per i diritti umani, riporta che durante sette ore i soldati dell'ONU hanno sparato 22.000 colpi. Si rifiuteranno invece di riconoscere di aver mitragliato le case anche dagli elicotteri. Rimangono gli enormi fori sui tetti  e le testimonianze di chi si trovava sotto il loro fuoco.



E' stata un'operazione di guerra, pianificata, condotta contro la popolazione civile. Una palese violazione di qualsiasi convenzione internazionale.


 


Quali sono gli obiettivi della missione? Sono tutti nel mirino?

Mesi prima il gen. Ribeiro aveva dichiarato di fronte ad una commissione del Parlamento Brasiliano, riferendosi nello specifico a USA, Canada, Francia “siamo sotto estrema pressione da parte della comunità internazionale per usare la violenza. Io comando una forza di pace, non una forza di occupazione. Non siamo lì per portare violenza. Non accadrà finchè io ne sarò a capo” 

Anche in questo caso non sarà così.

La pressione non viene solo dalla “comunità internazionale” ma anche dalla élite locale, essenzialmente rappresentata da Reginald Boulos, Charles Henry Baker,  Jean-Claude Bajeux, André Apaid (tutti proprietari di sweatshops)

Pretendono azioni violente contro i “banditi” di Cité Soleil, ma soprattutto richiedono la testa di un giovane, Emmanuel Wilmé.

Wilmé, 31 anni, che si era visto uccidere entrambi i genitori dai militari di Cedras (dittatura 1991-1994) questa volta si era armato deciso a combattere contro il regime e le forze di occupazione. Dagli abitanti era considerato un protettore, uno che dava loro la forza di resistere, per cui una persona molto pericolosa per chi il golpe l'aveva voluto e portato a compimento. L'élite e la “comunità internazionale” ordinano e le “forze di pace” eseguono. Durante questa azione militare Wilmé viene ucciso, così come 4 membri della sua “banda”.

Raccontano alcuni testimoni: “La casa di Wilmé non è raggiungibile dalla strada, è in mezzo ad altre case e non ci sono strade che i veicoli possano percorrere. Le case che impedivano l'accesso ai tanks sono state distrutte, i soldati volevano raggiungere  Wilmé ad ogni costo, hanno anche gettato degli esplosivi all'interno della sua casa: volevano essere sicuri che fosse davvero morto”6

 


 Case distrutte da attacchi militari (Foto HIP)

20 agosto 2005. Durante una partita di calcio nel quartiere di Martissant un gruppo criminale, appoggiato ed armato da svariati membri della polizia uccide a colpi di machete e pistola decine di persone mentre fuggono terrorizzate. A pochi isolati c'è una postazione della Minustah, ma nessuno si accorge di nulla. Torneranno il giorno successivo nel quartiere adiacente di Grand Ravin a bruciare case e terrorizzare nuovamente la popolazione. Saranno definiti il “Lame Ti Manchet” (l'esercito dei piccoli machete)

La gente chiede ripetutamente protezione all'ONU, chiede di pattugliare le strade.  Il mandato prevede di “Proteggere i civili sotto imminente attacco di violenza fisica”

L'ONU lascia solo un blindato e solo di giorno: non servirà a nulla. I soldati inoltre non si avventurano a piedi nelle strette stradine dei due quartieri. La protezione è di fatto negata. 

I membri del “Lame Ti Manchet” saranno arrestati solo nella seconda metà del 2007 nel corso di operazioni congiunte polizia (ormai in gran parte riformata) e ONU. Nel frattempo avranno avuto la possibilità, indisturbati, di assassinare 25 persone, farne sparire altre 5, bruciare 200 case, assassinare l'attivista per i diritti umani di Grand Ravin Bruner Esterne ed il giornalista  Jean-Remy Badio.

 

Il 1° settembre 2005 il generale Heleno Ribeiro Pereira lascia il comando militare della missione, gli succede il generale Urano Teixeira Da Matta Bacellar. Anche lui subisce  forti pressioni per occupare con la forza Cité Soleil, ma non è d'accordo.

Il 6 gennaio 2006 ha un incontro molto duro con Reginald Boulos e con André Apaid .

Il 7 gennaio il suo cadavere, con un colpo d'arma da fuoco alla testa, viene ritrovato nella sua stanza all'hotel Montana: suicidio è la versione immediata e suicidio resterà la versione ufficiale 7.

 

Il 7 febbraio 2006 si svolgono le tanto attese elezioni presidenziali, favorito è René Preval. La Minustah ha il compito, come da mandato, di  “assistere il Governo di Transizione nei suoi sforzi per organizzare libere elezioni parlamentari e presidenziali”.

Le elezioni di svolgono effettivamente senza incidenti e sono relativamente regolari, salvo il fatto che intere urne piene di migliaia di schede votate a favore di Preval vengono prelevate e gettate nelle discariche. Chi avrebbe dovuto controllare la regolarità evidentemente non svolge il proprio compito nel modo migliore. Il ritrovamento delle schede nelle discariche scatena la rabbia della popolazione8. Préval comunque diventa Presidente anche se riesce ad insediarsi solo a metà maggio.

 

22 Dicembre 2006 Cité Soleil, quartiere di Bwa Neuf, ore tre del mattino: 400 soldati brasiliani con i loro veicoli blindati lanciano un attacco massivo contro la popolazione. Testimoni parlano di di un'ondata di fuoco indiscriminato proveniente da armi pesanti che è continuato per quasi tutto il giorno. Il coordinatore della Croce Rossa, Pierre Alexis racconta all'Agence Haitienne de Presse che i soldati dell'ONU hanno impedito alle ambulanze ed ai medici di intervenire per soccorrere i numerosi feriti. Un'ennesima violazione delle convenzioni internazionali, ma ormai le violazioni sono talmente numerose che una in più non conta nulla, tanto nessuno sarà mai chiamato a risponderne.
Il comandante militare in questo periodo, responsabile dell'attacco militare, è il generale brasiliano Jose Elito Carvalho de Siqueira.

 


Jonel Bonhomme, un ragazzino di 16 anni, è stato colpito dai proiettili sparati dai soldati brasiliani, ed è stato lasciato agonizzare senza che nessuno potesse portargli soccorso, causa il divieto dei soldati delle Nazioni Unite, come testimoniato da Pierre Alexis.  Jonel,  prima di morire, è comunque riuscito a descrivere a chi ha successivamente potuto raggiungerlo, come i soldati  hanno aperto il fuoco contro i civili disarmati del suo quartiere. Le sue ultime parole sono un grave atto di accusa nei confronti delle Nazioni Unite. (Foto HIP)

 


La signora Rose Martel, residente a Bwa Neuf ha dichiarato alla Reuters, "Sono venuti qui per terrorizzare la popolazione. Non penso che abbiano realmente ucciso alcun bandito, a meno che considerino tutti noi dei banditi”  Il Bureau des Avocats Internationaux ha stimato in più di 20 le vittime di tale aggressione, inclusi anziani e bambini. Un medico statunitense, intervenuto nel luogo del massacro ha intervistato i sopravvissuti che gli hanno dichiarato “un elicottero delle Nazioni Unite sorvolava Cité Soleil ed ha mitragliato le case di  migliaia di persone”

La scusa ufficiale per giustificare l'attacco è la cattura dei membri di bande criminali che sarebbero autori dell'ondata dei sequestri che tormentano la capitale: le accuse provengono da una potente campagna di stampa e dalle pressioni da parte di elementi di destra e dell'elite industriale.

 

Inchieste dimostrano che gli autori dei sequestri di persona sono ben altri: lo stesso capo della polizia, Mario Andresol, ha ammesso che elementi della Polizia Nazionale sono coinvolti in molti crimini, compresi i sequestri.  Altri sequestratori sono strettamente legati all'élite affaristica: nell'agosto 2005 l'uomo d'affari appartenente ad una nota e ricca famiglia, Stanley Handal, era stato arrestato insieme ad 8 poliziotti per il suo coinvolgimento nei sequestri di persona. Purtroppo poi  il giudice Peres Paul, noto per i suoi legami con l'allora dittatura, lo aveva scarcerato, quindi è tornato nuovamente libero di perseguire i suoi crimini.

Il giornalista investigativo canadese  Anthony Fenton era riuscito inoltre a dimostrare le responsabilità di Youri Latortue, nipote di Gerard Latortue ed ora senatore, in vari sequestri 9.
Anche l'ex direttore centrale della polizia giudiziaria, Michael Lucius, è implicato in questi crimini.
Nonostante questi fatti siano ben noti a tutti, la piaga dei sequestri è servita all'ONU per giustificare l'atto di guerra contro i cittadini di Bwa Neuf.
Gli abitanti di Cité Soleil sono convinti, ed è difficile dar loro torto, che non sia stata un'operazione per combattere le bande armate, ma una punizione collettiva seguita alla imponente manifestazione del 16 di dicembre per richiedere il ritorno del Presidente Aristide e la fine dell'occupazione militare da parte delle Nazioni Unite.

 


“Minustah, per favore date una possibilità ai nostri fratelli di restare vivi a casa nostra. Questo è il nostro Paese” Un appello, rimasto inascoltato, rivolto ai soldati della Minustah da parte dei cittadini di Cité Soleil (Foto HIP)

 


Bande criminali esistono effettivamente a Cité Soleil, sono responsabili di violenze, omicidi, stupri, esattamente come quelle dei quartieri più poveri di tantissime città in ogni parte del mondo, particolarmente negli Stati Uniti, ma chi potrebbe anche solo lontanamente immaginare di lanciare un attacco militare contro, ad esempio, un quartiere periferico di New York? Eppure le bande che imperversano in questi quartieri sono ben più agguerrite e pericolose di quelle di Cité Soleil. Ma ad Haiti, dominata dalla brutalità delle grandi potenze mondiali, tutto ciò che sarebbe inammissibile altrove è permesso, senza alcuna conseguenza se non per le vittime.

I responsabili della Minustah sostengono che questa azione, come quelle successive, sia stata  concordata con il presidente Preval; ma è difficile credere che Preval abbia ordinato un'atto di guerra contro la propria popolazione.

La sua autorità infatti è limitata da un accordo sottoscritto a New York il 22 febbraio 2006 fra l'illegittimo Gerard Latortue e Juan Gabriel Valdes, capo (all'epoca) della Minustah.

Tale accordo prevede un'estesa autorità della Minustah sulla polizia Haitiana inclusi: il diritto di consultazioni prima di qualsiasi operazione di polizia, il potere di veto sulle promozioni dei poliziotti, l'accesso a tutti i documenti di qualsiasi ufficiale o entità correlata alla polizia e il potere di veto su qualsiasi accordo internazionale che abbia qualsivoglia relazione con le forze di polizia haitiane.

Né il capo della polizia, né il Ministro della Giustizia erano al corrente di tale accordo che mina gravemente la sovranità nazionale e dimostra un'immenso disprezzo per gli elettori hatiani (infatti le elezioni presidenziali si erano già svolte e Preval le aveva vinte, anche se non aveva ancora potuto insediarsi), per la Costituzione Haitiana e per la sua democrazia.

Il Presidente legittimo Preval non avrebbe ragione di riconoscere tale accordo, in quanto totalmente illegale, ma è forzato politicamente a rispettarlo. La Minustah intende restare almeno per la metà se non per l'intero mandato presidenziale e c'è poco che Preval possa fare.  Con i pochissimi fondi di cui dispone e con l'esempio del suo predecessore, sequestrato e costretto a vivere in esilio dalla “Comunità Internazionale” la sua posizione è molto debole.

All'inizio di gennaio 2007 il generale Brasiliano Carlos Alberto Dos Santos Cruz diventa il quarto comandante militare della missione, ruolo che ricopre tutt'ora.

Non appena insediatosi Dos Santos ha dichiarato “ Abbiamo intenzione di lavorare nello stesso modo in cui abbiamo lavorato finora. Nulla è cambiato in relazione alla nostra missione ed ai nostri compiti”

Dopo pochi giorni i suoi soldati uccideranno tre bambini: Boadley Bewence Germain, 9 anni, mentre sta giocando nel cortile della sua abitazione, Stephanie Lubin, 7 anni e Alexandra Lubin, 4 anni, mentre stanno dormendo nel loro letto.

Racconta  Dario Germain, padre di  Berhens: “les blancs (i soldati dell'ONU da molto ormai non sono più definiti come tali, ma solo “gli stranieri” oppure “les blancs” n.d.a.) stavano pattugliando la strada con tre veicoli. Erano circa le 10.30 e Berhens, dopo aver nutrito le galline si era seduto a giocare con un telefono giocattolo. Ho sentito un colpo e Berhens è caduto in terra.”

“La situazione era tranquilla, nessun gruppo criminale si trovava lì quel mattino.”  Una vicina ha urlato ai soldati “avete appena colpito un bambino” e si è sentita rispondere “ aveva in mano un fucile”.

Il padre delle piccole Lubin, il signor Mercius,  (la moglie è in ospedale, ferita dai proiettili che hanno ucciso le sue due bambine) afferma “Non so dirvi quante pallottole abbiano perforato i muri della nostra casa. Abbiamo dovuto attendere che le strade fossero sicure per andare in ospedale” “C'erano 4 tanks delle Nazioni Unite fuori dalla mia casa, li ho potuti vedere dai fori nei muri. Loro hanno sparato verso la mia casa. Non sono in grado di spiegare perchè la Minustah stesse sparando qui perché loro hanno il controllo di quest'area”.

 


(Foto HIP) 

 

 


La guerra mediatica dell'Ufficio Stampa dell'ONU

Il 15 febbraio 2007 il servizio stampa delle Nazioni Unite pubblica un articolo nel quale afferma di aver trasformato il “quartier generale” del capo di una banda criminale in una clinica, dopo il raid condotto contro la sua residenza. Il giornalista canadese Darren Ell si trova a Port-au-Prince e decide di recarsi a visitare questa clinica:

“Sapevo che la Minustah aveva fotografato dei medici, ma non avevo compreso che stessero realizzando una clinica pienamente funzionale. Dopo due giorni, mi sono recato a documentare una dimostrazione dove si suppone esistesse questa clinica, ma non c'era nulla. Nelle due settimane seguenti il servizio stampa dell'ONU ha reiterato le affermazioni sull'esistenza di questa clinica, esattamente ogni volta che i soldati eseguivano arresti di massa a Citè Soleil. Il due di marzo hanno dichiarato che altri “quartieri generali” di varie gangs erano stati convertiti in centri medici o centri sociali. Ho visitato e fotografato le residenze di Evans , Amaral e Ti Brazil (tre capi-banda, il primoarrestato mentre gli altri due hanno lasciato la zona n.d.a.) , tre dei siti dove si sarebbero dovuti trovare questi “centri sociali”. Non vi era nulla.

Quando ho notificato questo alla responsabile delle relazioni con i media della Minustah, ella ha affermato che si era trattato di un fraintendimento. Ha dichiarato infatti che la Minustah aveva solo consegnato delle bottiglie di acqua ed offerto un checkup gratuito il giorno successivo ad un'operazione durata 72 ore che aveva portato ad un arresto di massa (giusto il tempo di farsi riprendere dalla stampa internazionale n.d.a.)

Nonostante ciò la campagna di disinformazione è continuata.

Il rapporto dell'ONU riporta inoltre l'arresto, oltre che di Evans, di 70 “sospetti membri di gangs”, che in altri rapporti continuano ad essere definiti “presunti banditi” “sospetti criminali”.

Infastidito da questo rapporto ho deciso di cercare altre informazioni circa questa grossa operazione che ha avuto corso durante la mia permanenza nel Paese. Con il mio collega, Wadner Pierre (giornalista haitiano n.d.a.) abbiamo intervistato quattro persone di Cité Soleil che lamentavano l'arresto arbitrario di cinque loro parenti, avvenuto senza alcun mandato, mentre si stavano recando a lavorare o a scuola: non ho subito dato credito a queste affermazioni ma due dei più noti avvocati che operano in favore dei diritti umani, Mario Joseph e Brian Concannon, mi hanno confermato  che la Minustah, di routine, arresta persone senza alcun mandato. Mi chiedo quanti di questi 70 presunti membri di gangs siano civili innocenti che languiscono in deplorabili condizioni nelle carceri haitiane.” 10

 
Foto Darren Ell  -  Un veicolo dell'ONU, a guardia di una delle vie di accesso a Cité Soleil (2006)

 


Martedì 3 Maggio 2007 - Mentre, a bordo del suo motorino, sta percorrendo la strada  per recarsi a documentare un'operazione della Minustah a Cité Soleil il bravo e coraggioso giornalista Jean Ristil, (autore di molte delle foto qui riportate - nda) viene bloccato da una pattuglia di soldati brasiliani, nonostante - o proprio per questa ragione - abbia al collo il documento che lo identifica come giornalista. I soldati lo circondano puntandogli contro i fucili e lo sbattono violentemente dentro una scuola che hanno occupato, facendone una loro base.

“ All'interno della scuola c'era un uomo ammanettato: le truppe della Minustah mi hanno chiesto se si trattava di un bandito, ma io ho detto che non l'avevo mai visto. Dopo, i soldati hanno iniziato a picchiarlo”

Dopo avere perquisito il giornalista, uno dei soldati si appresta a colpirlo, ma un'altro lo ferma “no, è un giornalista”

Dopo circa 30 minuti i soldati portano un'altro uomo che era stato picchiato “li ho visti colpirlo con un fucile” dice Ristil.  L'uomo, che porta al collo un badge che lo identifica come guardia alla clinica Chapi, chiede che vengano allentate le manette che gli stanno ferendo i polsi e riceve come risposta che se lo avesse chiesto ancora lo avrebbero pestato.

Nel frattempo fuori dalla scuola-base una folla si è radunata richiedendo il  rilascio di Jean Ristil che  viene finalmente liberato mentre non si saprà nulla della sorte dei due uomini che si trovavano con lui.

Fuori ritrova il suo motorino gravemente danneggiato dai soldati.

“Ora sono seriamente preoccupato, se non ci fosse stato nessuno qui intorno non so cosa mi sarebbe successo” “Era il 3 maggio, la giornata mondiale della libertà di stampa” ricorda Jean.

Per ben due volte nelle ultime settimane Ristil, mentre guidava il suo motorino, è stato raggiunto dai tanks dei soldati ONU che si sono posizionati dietro di lui, con il palese intento di intimidirlo.

Durante la dittatura di Latortue Jean Ristil è stato arrestato due volte, la prima nel settembre 2005, insieme al giornalista Kevin Pina e la seconda nel Novembre 2005, quando la polizia lo ha brutalmente percosso per obbligarlo a consegnare le foto che riprendevano il risultato dei violenti raids condotti da polizia e ONU a Cité Soleil (foto che Ristil si è rifiutato di consegnare)11.

Ora che ad Haiti vi è un Presidente legittimo e che la polizia sta lentamente ritornando ad essere un'istituzione legale e corretta, a costituire una minaccia alla sua sicurezza ed alla libertà di stampa sono incredibilmente i soldati della Minustah.

Questo fatto è stato portato all'attenzione dell'opinione pubblica perché il giornalista Ristil lo ha testimoniato, ma quante altre persone, che percorrevano tranquillamente le strade di Citè Soleil, sono state improvvisamente fermate e pestate dai soldati dell'ONU, senza che nessuno ne sia mai stato informato?

 

 

12 agosto 2007 - Scompare Pierre-Antoine Lovinsky12noto attivista per i diritti umani e fondatore della ”Fondasyon Trant Septanm” (Fondazione trenta settembredalla data del colpo di stato contro Aristide del 1991). Lovinsky è una persona molto nota sia nel suo Paese che all'estero. Né la polizia, né l'ONU, che ne ha il controllo, faranno mai nulla per capire quale sorte sia toccata a Lovinsky e chi siano i responsabili della sua scomparsa.

A distanza di oltre un anno sul suo caso persiste un pesante silenzio: si alzano invece sempre di più le voci delle associazioni per i diritti umani in tutto il mondo e si moltiplicano gli appelli della moglie, che ha scritto anche al Presidente Brasiliano per chiedere che l'ONU faccia qualcosa.

 


 
L'uomo ritratto ella foto, in evidenti buoni rapporti con i soldati dell'ONU, è stato fotografato il 10 agosto 2007 a Cap Haitien da un membro della delegazione che accompagnava Lovinsky. Lo stesso membro della delegazione (la cui identità non è stata rivelata, per ovvi motivi) ha dichiarato che Lovinsky, non appena ha visto questa persona si è precipitosamente allontanato, molto preoccupato, dichiarando che la sua vita era seriamente minacciata. Ha poi affermato che quest'uomo faceva parte del personale dell'Ambasciata degli Stati Uniti. La persona ritratta in questa foto non è mai stata identificata anche se non si sarebbe trattato di un compito poi così difficile.13


2 Novembre 2007 - Lo Sri Lanka reimpatria 111 soldati e 3 ufficiali (parte di un contingente composto da 950 militari): sono accusati di violenze sessuali e sfruttamento della prostituzione, soprattutto infantile. Sono tre anni che associazioni di donne denunciano questi crimini commessi dai soldati dell'ONU, di certo non solo cingalesi, ma mai vengono intraprese azioni  “per mancanza di prove”. Lo Sri Lanka, dopo avere inviato investigatori, decide finalmente di prendere provvedimenti. I soldati dell'ONU non sono sottoposti alla giurisdizione dei Paesi in cui si trovano, ma a quella dei Paesi di provenienza. Il governo dello Sri Lanka ha assicurato che provvederà ad ulteriori investigazioni e che se le accuse saranno provate (come?) i militari reimpatriati saranno perseguiti secondo la legge.14

 

Dal 2 al 7 aprile 2008 - Migliaia di haitiani (5.000 solo a Les Cayes) manifestano in tutte le maggiori città a causa dell'incontrollato aumento dei prezzi dei generi alimentari di prima necessità, in alcuni casi anche con violenza (o disperazione). Mentre la polizia disperde i manifestanti utilizzando i gas lacrimogeni,  i soldati della Minustah, uruguayani, sparano contro la folla uccidendo 5 persone.

28 Aprile 2008 - Un soldato nigeriano, Nagya Aminu, viene ucciso da un colpo d'arma da fuoco. Nessuno sa chi e perché abbia commesso questo omicidio. Dopo nemmeno mezz'ora i suoi compagni (4 o 5) scendono dal loro tank e si vendicano contro gli indifesi piccoli commercianti del vicino mercato di Petion Ville. I soldati uccidono 3 persone, ne feriscono un numero imprecisato ed incendiano tutte le bancarelle. I cadaveri dei tre assassinati sono fatti scomparire dai soldati e mai più ritrovati, nemmeno all'obitorio. 263 famiglie, che  allestivano i propri banchi al mercato, perdono tutto ciò che hanno, che permetteva loro di sopravvivere.

6 agosto 2008 - Due agenti di polizia del commissariato di Cité Soleil, Bien Aimé Donson e Ronald Celly, vengono brutalmente pestati da una dozzina di caschi blu brasiliani dopo essersi rifiutati di mostrare il loro documento di identificazione, nonostante poliziotti e soldati condividano gli stessi locali. I due agenti, gravemente feriti, vengono trasportati d’urgenza in ospedale.Il pronto intervento del capo del commissariato, Rosemond Aristide, evita che i nomi dei due agenti vadano ad aggiungersi all'interminabile elenco delle morti ammazzati ad opera dei “soldati di pace”15

 

 

 

 


 

La terribile attualità e un futuro da laboratorio militare

Emergenza umanitaria è la parola d'ordine ad Haiti. Il passaggio dei tre uragani tre uragani, Gustav, Hanna e Ike ed una "tempesta tropicale" a distanza di pochi giorni tra agosto e settembre 2008, hanno distrutto totalmente Haiti, già il Paese più povero del Continente Americano. Ma l'emergenza non ha permesso ancora di mostrare il suo volto peggiore, ossia quello del conteggio ufficiale. Forse diverse migliaia i morti, centinaia di migliaia i senzatetto accertati, distruzione delle principali risaie e zone coltivate, epidemie e falde acquifere inquinate, emigrazione fozata anche se duramente repressa e contrastata, dipendenza dagli aiuti umanitari. Se si potesse descrivere la situazione attuale con un paragone, potremmo dichiararare queste le "piaghe di Haiti".


Questi disastri naturali sono ferite che lacerano un tessuto democratico già quasi inesistente, e una condizione di caos dovuta ai tanti problemi irrisolti.

L'attuale Rappresentante Speciale del Segretario Generale dell'ONU nonché Capo della Missione è il tunisino Hédi Annabi. Il Comandante militare della missione continua ad essere il generale brasiliano Carlos Alberto Dos Santos Cruz. Il nuovo Primo Ministro, la cui nomina è stata ratificata da poco, è la signora Michèle Duvivier Pierre-Louis: economista ed insegnante, è direttrice del Fokal, braccio dell'Open Society Institute dello speculatore miliardario statunitense George Soros, cioè colui che ha finanziato e sobillato, fra l'altro, il colpo di stato contro Shevarnadze  in Georgia (per ulteriori informazioni sui rapporti Soros-Haiti:  http://www.caribbeannetnews.com/news-8821--7-7--.html).



Le carceri haitiane rigurgitano di prigionieri, arrestati senza alcun ordine di cattura, senza aver mai potuto incontrare un giudice: alcuni sono rinchiusi da anni, ancora dal 2005, mentre la maggior parte sono il risultato degli arresti di massa operati dalla Minustah in particolare a Cité Soleil.



Nessun cittadino ha mai visto un centesimo di risarcimento: le abitazioni, le scuole, le chiese distrutte durante le operazioni della Minustah continuano ad essere dei cumuli di macerie, così come le 200 case dei poverissimi abitanti Grand Ravin incendiate dai membri del Lame Ti Manchet



La città di Gonaives è stata lasciata dall'ONU, nella sua azione di supporto al regime di Latortue,  nelle mani delle gangs che l’avevano occupata dal gennaio 2004, permettendo a Wilfort Ferdinand di governarla, come un feudo personale. Durante tale periodo chiunque fosse associato in qualche modo con i Lavalas è stato perseguitato, mentre i soldati dell'ONU restavano a guardare.  Questo è cambiato quando Ferdinand ha ammesso pubblicamente di aver ricevuto fondi ed armi da svariati membri della comunità affaristica e dalla “opposizione politica” ad Aristide. Ferdinand è subito stato arrestato ed è tutt'ora in carcere mentre il suo compagno, capo del “Fronte di Resistenza di Gonaives” Guy Philippe è costretto a nascondersi, dopo aver confermato le dichiarazioni di Ferdinand.

La DEA statunitense, da allora, ha inviato per ben due volte (marzo e luglio 2007) i suoi agenti per “catturare” Guy Philippe (violando la sovranità nazionale haitiana) poiché si è improvvisamente accorta che si tratta di un “pericoloso” trafficante di droga e per due volte Philippe è riuscito a fuggire.

Che questo personaggio abbia le mani sporche di sangue e che sia un trafficante di droga non è certo una novità, è un  fatto noto da anni, da ben prima del 2004, ma allora serviva agli Stati Uniti per inscenare la “ribellione spontanea” contro Jean-Bertrand Aristide e per questo è stato addestrato, finanziato, armato.

Adesso che è diventato un personaggio scomodo per tutto ciò che potrebbe raccontare circa il coinvolgimento degli USA nel golpe l'ordine è di farlo tacere in qualsiasi modo16.

Attualmente i soldati Argentini e Pakistani controllano Gonaives. I Pakistani sono coinvolti in uno scandalo per sfruttamento della prostituzione (se così si può definire: giovani donne, bambine e bambini non hanno altro che il proprio corpo da vendere per sopravvivere, ricevono un pò di cibo o qualche dollaro mente i soldati si approfittano ampiamente di loro): non risulta alcune azione intrapresa nei loro confronti.



Nel Plateau Central 17 l'ONU è inesistente: vittime e carnefici continuano a vivere fianco a fianco e le vittime continuano a rischiare la propria vita, anche e soprattutto per  le denunce che coraggiosamente hanno presentato.



Si è conclusa a maggio di quest'anno l'inchiesta (sospesa durante la dittatura) sull'assassinio del reporter spagnolo Ricardo Ortega, ucciso il 7 marzo 2004, insieme a 4 haitiani. Su questo omicidio si erano subito scatenati gli organi di informazione per sostenere la loro tesi secondo la quale tale crimine era stato opera di quegli “assassini dei Lavalas, che opprimono ogni libertà di stampa” l proiettile che ha ucciso il giornalista proveniva da un'arma in dotazione all'esercito degli Stati Uniti, fatto accertato già dopo pochi giorni dall'autopsia effettuata in Spagna, quindi ben noto sia ai familiari, sia alle Autorità spagnole. Ogni haitiano che, di volta in volta, era stato accusato dell'omicidio è stato pienamente assolto. Ad uccidere il giornalista ed i quattro haitiani è stato un soldato della “forza multinazionale”, come avevano subito raccontato i testimoni.18

La polizia è stata lentamente e faticosamente riformata, grazie anche al lavoro del Capo della Polizia, Mario Andresol. Gli elementi più violenti sono stati espulsi e nuove giovani leve sono entrate a farne parte.

 

Port-au-Prince:

Nel quartiere di Bel-Air, dove vi è una forte presenza delle truppe Brasiliane, l'incessante lavoro di Samba Boukman ha condotto ad una pacificazione. I membri delle gangs hanno aderito al piano di Disarmo e Reintegrazione (DDR – vedere mandato ONU), che è invece stato negato ai membri delle gangs di Cité Soleil. Perché?  Non si sa.

Da ricordare che la maggior parte dei militanti Lavalas, oppositori del regime di Latortue prima e dell'occupazione ONU adesso sono stati o uccisi, o arrestati, o vivono ancora in clandestinità.

Cité Soleil:

Dopo la repressione di massa  i blindati dell'ONU hanno un po' diradato i loro pattugliamenti, pur essendo sempre presenti.

L'USAID (United States Agency for International Development), dotata di mezzi finanziari illimitati, dipendente direttamente dal Dipartimento di Stato USA, sta operando in varie zone della bidonville ed usa i propri fondi per corrompere e creare una rete di informatori per controllare la zona e riferire al proprio “datore di lavoro”. Similarmente stanno operando altre ONG, rigorosamente straniere.19



Gli investimenti del Pentagono
A fine agosto 2008 dai cittadini di Cité Soleil, tramite l'associazione per i diritti umani AUMOHD, giunge l'informazione che una vasta zona comprendente 155 abitazioni private ed altri edifici, inclusa una chiesa - tutte danneggiate dalle operazioni militari della Minustah - è stata cintata e le costruzioni abbattute, senza alcun risarcimento per i proprietari. Una espropriazione illecita condotta né dallo Stato Haitiano, né dalla Minustah, ma dalla Dyncorp, nota società che arruola mercenari al servizio degli Stati Uniti, per inviarli in mezzo mondo (sono in 30 Paesi), ovunque gli USA abbiano in atto guerre o conflitti.

Nessuno finora ha fornito risposte ai cittadini espropriati, né sui risarcimenti, né sullo scopo di questa operazione.

I fondi proverrebbero dall'agenzia statunitense USAID.

La Dyncorp, l'USAID, la Minustah, le Autorità Haitiane tacciono, ma la sola presenza della Dyncorp a Cité Soleil deve destare un profondo allarme. Gli Stati Uniti hanno stanziato, il 2 febbraio 2007, venti milioni di dollari per la “pacificazione di Citè Soleil”, che si aggiungono agli 800 milioni di dollari già spesi o stanziati dal 2004 al 2007 per Haiti.20

L'articolo pubblicato su haitiaction.net, a cura dell'Haiti Information Project “Pentagon's troubling role in Haiti” denuncia che questi 20 milioni di dollari sono gestiti direttamente dal Pentagono: considerato che la popolazione non ha visto un centesimo di questa cifra e che le condizioni di vita sono gravemente peggiorate, a chi sono destinati i fondi e per fare cosa?

 

 

 


Dimostrazione del 9 novembre 2006  a Cité Soleil per richiedere la fine dell'occupazione da parte della Minustah. Foto: Wadner Pierre

 

 

 

Nonostante la feroce repressione, le manifestazioni per richiedere la fine dell'occupazione militare ed il rientro di Jean-Bertrand Aristidesono sempre più numerose, anche all'estero. Infatti il 29 febbraio, quarto anniversario del golpe, manifestazioni ed azioni di solidarietà si sono tenute in tutto il mondo: Da Johannesburg a Kigali (Rwanda), da Durban a Montreal, da Georgetown (Guyana) a Dublino e a Londra oltre che in numerose città degli Stati Uniti e di Haiti. Il 15 luglio, data di nascita di Jean-Bertrand Aristide, decine di migliaia di persone hanno pacificamente invaso le strade di Port-au-Prince per richiedere il ritorno nel proprio Paese del loro Presidente, rientro ad oggi impedito dal veto degli Stati Uniti.

 

Non tutte le Americhe tacciono

Durante un incontro tenutosi all'inizio di  marzo 2006  fra il Presidente Haitiano appena eletto, René Preval, ed il Presidente Brasiliano Luiz Inácio da Silva , quest'ultimo ha dichiarato:

"Siamo al servizio della volontà delle Nazioni Unite e siamo subordinati alla volontà del popolo Haitiano ed al Governo di Haiti. Quando ci diranno basta, torneremo in Brasile con le nostre coscienze pulite e la consapevolezza di un lavoro ben fatto” 21

IlPresidente brasiliano evidentemente non è consapevole che molti suoi connazionali non si sentono affatto la coscienza tranquilla: il 7 febbraio in migliaia hanno marciato nel centro di Rio de Janeiro per richiedere l'immediato ritiro delle truppe da Haiti.

L'Ordem dos Advogados do Brasil ha condotto una missione di osservazione ad Haiti alla fine di giugno 2007 concludendo che la Minustah stia svolgendo un ruolo violento e repressivo che non può essere definito “azione umanitaria”. Anderson Bussinger Carvalho, l'avvocato responsabile del rapporto ha richiesto il ritiro delle truppe brasiliane. “Ho concluso che la presenza delle truppe brasiliane non è umanitaria. E' un'operazione strettamente militare. Haiti ha una storia di occupazioni militari ed il Brasile deve cessare di svolgere un ruolo in questa storia” 22

 

Raúl Zibechi sostiene nell'articolo “La militarizzazione delle periferie urbane":

“Fonti dell’Esercito hanno confermato che le tecniche adottate nell’occupazione della favela Morro da Providéncia sono le stesse utilizzate dalle truppe brasiliane nella missione di pace delle Nazioni Unite ad Haiti

Questo riconoscimento delle forze armate del Brasile spiega in gran parte l’interesse nutrito dal governo di Lula da Silva a fare in modo che le truppe del proprio paese rimangano nell’isola caraibica: si tratta di mettere alla prova strategie di contenimento nei quartieri poveri di Port au Prince (capitale di Haiti), strategie che sono state progettate per essere adottate nelle favelas di Rio de Janeiro, São Paulo e altre metropoli”

Dunque, Haiti come addestramento per azioni di repressione nelle zone più povere delle città brasiliane.

 

La prestigiosa rivista medica britannica “The Lancet” ha stimato in 8.000 i morti ammazzati durante gli anni 2004-2005 (in 22 mesi), nella sola area di Port-au-Prince, vittime della brutalità del regime che la Minustah ha servito, collaborando attivamente a questo massacro.

Il budget annuale della missione ammonta a 535 milioni di dollari. 4 anni sono già costati il 50% in più dell'intero debito estero del Paese (1 miliardo e 400 milioni di dollari).

Haiti è costretta ad utilizzare il 22% del suo budget annuale di spesa per fronteggiare l'assurdo debito estero mentre la popolazione sta morendo di fame: negli ultimi 4 anni il livello di povertà è progressivamente e drammaticamente peggiorato.


Il Presidente del Brasile, così come i suoi omologhi di Argentina, Cile e degli altri Paesi coinvolti non hanno la minima intenzione di porre fine ad una missione sbagliata ed illegale, continuando a operare al servizio del potente vicino, gli Stati Uniti.

Il mandato ha termine il 15 ottobre 2008 ma sarà nuovamente prorogato:

il 20 maggio il Senato Cileno, su richiesta della Presidente  Michelle Bachelet, ha approvato la permanenza delle proprie truppe ad Haiti per ulteriori dodici mesi 23. Qualche problema in più potrebbe averlo il Presidente Brasiliano da Silva, sempre più contestato dai propri cittadini e dai membri del Parlamento, anche suoi compagni di partito, che moltiplicano le mozioni per richiedere il ritiro delle truppe. La lettera aperta dell'attivista haitiano David Josué ed il suo tour in Brasile hanno destato nel Paese molta attenzione e crescenti proteste.

 

Questa è la più violenta, brutale, servile missione  che ad oggi le Nazioni Unite siano riuscite ad organizzare. I membri del Consiglio di Sicurezza, i responsabili della missione, primo fra tutti il Brasile, ed i Paesi che ne prendono parte (sono ben 40) hanno tradito la Carta delle Nazioni Unite, lo Spirito e la Volontà dei Fondatori delle Nazioni Unite, il Popolo Haitiano.

 

La progressiva delegittimazione dell'ONU, dalla disastrosa missione in ex Jugoslavia, alla copertura dei bombardamenti NATO sulla Serbia ed il Kosovo, dall'ignobile fuga dal Rwanda alle operazioni ad esclusivo servizio delle varie potenze (Costa d'Avorio, Haiti), non è casuale, ma persegue la volontà degli USA e dei suoi Paesi asserviti, dal Canada all'Europa, di privare l'ONU di ogni potere per sostituirla con la sempre più aggressiva potenza militare della NATO, riducendo l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, vera e sola rappresentanza dei governi di tutto il mondo, ad una riunione di fantocci.
Resta difficile da capire per quale ragione così tanti Paesi, alcuni dei quali potenziali future vittime proprio della violenza della NATO, si prestino a questa operazione.
Dossier di Alma Giraudo ricercatrice indipendente
per Selvas.org

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