lunedì 15 dicembre 2008

Lhc di Ginevra, guasto al sistema di raffreddamento

ALLA SUA inaugurazione, lo scorso mese di settembre, l'LHC, ossia il Large Hadron Collider, aveva fatto parlare di sé tutto il mondo. E questo per due motivi. Il primo, più veritiero e scientifico, era legato al fatto che all'interno dell'LHC particelle atomiche e subatomiche si sarebbero dovute scontrare a velocità prossime a quelle delle luce per ricreare le condizioni avutesi subito dopo il Big Bang. Il fine primo della ricerca, infatti, è quello di trovare l'origine della "massa" (ossia la misura dell'inerzia offerta dai corpi al cambiamento del proprio stato di moto), che dovrebbe risiedere in una particolare particella, il Bosone di Higgs. Ma attraverso l'LHC, un gigantesca ciambella con un diametro di 27 km, si cercheranno anche i segreti della materia e dell'energia oscura, elementi che compongono il 76% dell'Universo in cui viviamo e di cui non si conosce quasi nulla, si cercheranno anche prove dell'esistenza di altre dimensioni e del perché nell'Universo esiste così poca antimateria che, secondo le teorie più accreditate, se ne formò, all'inizio dei tempi, tanto quanto la materia. Il secondo motivo per cui l'inaugurazione dell'LHC fece tanto parlare fu legata al fatto che qualche ricercatore ipotizzò che durante gli scontri delle particelle si sarebbero potuti formare dei buchi neri che avrebbero inghiottito la macchina e poi la Terra nel suo insieme. Ipotesi negate a gran voce dai ricercatori del Cern, ma che hanno continuato a farsi strada fino al giorno dell'inaugurazione. I veri dubbi scientifici tuttavia, sono rimasti ancora nel cassetto degli scienziati perché dopo soli nove giorni dall'inaugurazione, quando lo strumento non era stato per nulla acceso in tutte le sue potenzialità, si ebbe una perdita improvvisa di elio che obbligò lo spegnimento della macchina. La causa fu che alcune connessioni elettriche tra magneti fusero durante il test che sperimentava la capacità di sopportazione dell'intera struttura all'enorme quantità di energia elettrica necessaria per gli esperimenti. L'incidente danneggiò il sistema di raffreddamento che mantiene i magneti stessi ad una temperatura di 271° sotto zero e fece uscire l'elio contenuto all'interno della macchina. In un primo tempo si disse che il danno era relativamente piccolo e che in un paio di mesi si sarebbe potuto riparare, poi si annunciò che l'avvio degli esperimenti sarebbe iniziato a marzo del 2009, ora si parla di luglio del prossimo anno. Nel frattempo il Cern, ossia l'Organizzazione Europea per la Ricerca Nucleare ha rilasciato le prime fotografie dell'incidente e delle opere di riparazione in atto in queste settimane. Si nota come la fuga di elio abbia creato una vera esplosione che ha surriscaldato i magneti che sono stati proiettati al di fuori della loro sede. Attualmente gli ingegneri del Cern stanno simulando ai computer come è avvenuto l'incidente così da evitare situazioni che possano far ripetere un'esplosione simile. Sulla data di ripartenza Jörg Wenninger, uno dei membri del team che sta analizzando l'accaduto ha detto: "Al momento tutto fa sperare che l'anno prossimo l'LHC inizierà a lavorare, tuttavia finché non avremo i dettagli del rapporto su ciò che è successo è meglio essere cauti".
Fonte: la Repubblica

Finmeccanica: tra armamenti e azioni, investire in armi conviene




Guardiamo alle ultime operazioni economico-finanziarie "made in Italy", che si celano dietro alle guerre in Afghanistan ed Iraq.

Finmeccanica (www.finmeccanica.it, comunicato del 26/11/08) ha emesso obbligazioni o "eurobond", appoggiandosi alle banche San Paolo-IMI, UniCredit Group, BNP Paribas, Merrill Lynch, UBS, per un ammontare di 750 milioni di euro, della validità di 5 anni, a cedola annuale, con tasso annuo d'interesse fisso di 8,125 percento. L'emissione ha superato 1,5 miliardi di euro in poco più di 2 ore, con una domanda di oltre 2 volte l'offerta che è rimasta per 'soli' 750 milioni di euro. Investire in armi conviene. AgustaWestland (www.finmeccanica.it, comunicato del 24/11/08) consegna i primi due elicotteri "Apache" ammodernati all'esercito inglese. L'ammodernamento sta nel "nuovo sistema di puntamento e di visione notturna" che consente di "aumentare sensibilmente la visione d'insieme del teatro operativo e di conseguenza l'efficacia della missione (più morti, feriti, mutilati, distruzioni, ecc.).

Ricordiamo che gli "Apaches" sono in dotazione solo ad USA, UK e Israele e sono di fabbricazione statunitense, ma il "know-how", in pratica la tecnologia, "made in Italy" li rendono elicotteri ancora più micidiali. AgustaWestland ammodernerà tutti gli "Apaches" inglesi (67 elicotteri) entro la fine del 2010.

Nella relazione trimestrale di Finmeccanica (www.finmeccanica.it, comunicato del 13/11/08), si evidenzia come crescano gli ordini totali (+17 percento) grazie al settore elicotteri, AgustaWestland (+ 63 percento) e sistemi di difesa, Selex, Elsag Datamat, Galileo Avionica, Selcos, Vega (+66 percento).

E' stato ufficializzato il contratto per gli elicotteri A129 "Mangusta" (uguale all'"Apache") alla Turchia: 50 elicotteri più 41 in opzione. Gli addetti passano a 10.176, con un incremento di 620 unità (+6,5 percento). Per Alenia e AleniaAermacchi fondamentale è la vendita di 18 G222 all'US Air Force. Si ha in questo settore una crescita degli addetti del 4,6 percento, per un totale di 13.910 unità.

Il contratto (www.finmeccanica.it, comunicato del 30/9/08) stipulato con l'USAF è da 287 milioni di dollari. I G222 "impiegati fino al 2005 dall'aeronautica militare italiana, saranno forniti alle forze militari afghane dall'aeronautica statunitense basata a Kabul. La consegna dei velivoli inizierà nel 2009 e proseguirà per tutto il 2011. Questi velivoli sono in grado di trasportare cannoni e veicoli militari, fino a 10 tonnellate di carico. "Il G222 è un velivolo specificatamente progettato per impieghi militari, affidabile, robusto e in grado di decollare in tutte le condizioni operative, anche da piste corte e semipreparate". Sempre di più l'Italia è in guerra e viola la legge 185/90 dove all'articolo 1 si vieta la vendita di mezzi militari a paesi in guerra (USA, UK, Afghanistan) o dove non si rispettano i diritti umani.

Infine, segnaliamo che il 18/11/08 il Parlamento ha approvato il rifinanziamento delle "missioni" militari all'estero, per un totale di 1,8 miliardi di euro. La finanziaria in discussione conferma inoltre un bilancio militare di oltre 23 miliardi di euro, per comperare elicotteri, aerei, fregate, ecc... Sono pochissime le voci dissonanti alla votazione in Parlamento (15 astenuti di entrambi gli schieramenti e un voto contrario di un esponente della Lega); quindi una votazione "bipartisan" e plebiscitaria che vede uniti Lega, PdL, UdC, PD, IdV nel decidere dove e come impiegare i soldi pubblici.

di Stefano Ferrario

Link: http://it.peacereporter.net/articolo/13157/I+conti+in+tasca+a+Finmeccanica

I diritti umani in Somalia? Solo parole e niente più



Lo scorso 10 dicembre si è celebrato il sessantesimo anniversario della Dichiarazione Universale dei diritti dell'uomo, ma il popolo somalo, stremato da una guerra che sembra infinita, ha poco da festeggiare. Ali Sheikh Yassin, dirigente dell'Organizzazione dei Diritti Umani "Elman", con base a Mogadiscio, ha dichiarato: "Oggi, in Somalia, hanno luogo molte più atrocità che in qualunque altro paese del mondo, eppure si sente parlare solo di Zimbabwe, Congo o Darfur, perché lì sono in ballo gli interessi di nazioni potenti".
"Non so cosa significhi questo giorno," dice Faliz Ali, madre di due bambini, riferendosi alla Giornata dei diritti umani. "Sono più preoccupata di come potrò prendermi cura dei miei figli". Il marito di Ali è stato ucciso durante la guerra civile, mentre lei ha perso la gamba destra nel 2007, quando una bomba colpì la sua casa a Mogadiscio. A suo parere, i diritti umani in Somalia sono stati "solo parole e niente più". Bashir Quaadi, un profugo che ha perso due figli durante gli scontri tra forze governative e ribelli, afferma: "qui non ci sono diritti umani, né di altro tipo; siamo sempre quelli che soffrono, ma nessuno sembra preoccuparsene".
La Somalia è uno degli stati politicamente più instabili al mondo. Nel 1991, con la fine della dittatura del generale Barre, la Somalia si ritrovò gettata nel caos e dominata da un gruppo di signori della guerra, capi dei vari clan locali. Alla fine del 1992, l'ONU cercò di stabilizzare la situazione, aggravata ulteriormente da una carestia; la missione, conosciuta come operazione Restore Hope, fu posta sotto il controllo USA, con il supporto di altri paesi tra cui l'Italia. Le iniziative umanitarie e le operazioni di disarmo trovarono però l'opposizione delle milizie somale, che inflissero gravi perdite ai caschi blu. La missione fallì nel giro di un paio d'anni, e la Somalia per diverso tempo fu abbandonata a se stessa.
Nel 2004 fu nominato un parlamento e un governo, il Governo Federale di Transizione somalo, entrambi non eletti dal popolo ma frutto di lunghe trattative tra i vari capi-clan, alle quali intervennero anche gli USA e l'Unione Europea. Nel 2006 entrarono in scena le milizie controllate dalle Corti Islamiche, appoggiate dalla popolazione civile, che presero il controllo di Mogadiscio scacciando i signori della guerra e costringendo alla fuga anche il governo provvisorio. Le regioni sotto il regime islamico vissero un periodo di pacificazione e di ripresa economica, ma al prezzo di forti riduzioni delle libertà personali.
Dopo pochi mesi le truppe governative, sostenute dall'esercito etiope, ripresero la capitale con una serie di tremende battaglie che provocarono migliaia di morti. A inizio 2007, anche gli Stati Uniti entrarono in guerra al fianco della coalizione somalo-etiope, colpendo diversi villaggi del sud dove si sarebbero rifugiati membri di Al Qaeda. Queste azioni militari causarono numerose vittime tra i civili e furono criticate duramente dall'ONU e dall'Unione Europea. Pochi mesi dopo l'Unione Africana inviò in missione di pace un contingente di soldati ugandesi, con il compito di controllare Mogadiscio e impedire il ritorno delle milizie islamiche. Tuttavia gli scontri aumentarono drammaticamente, creando più di un milione di sfollati.
Nel corso del 2008 sono stati raggiunti degli accordi con le fazioni islamiche più moderate, ma oggi la situazione è ancora nel caos. Un recente rapporto dell'organizzazione umanitaria Human Rights Watch accusa tutti gli schieramenti di gravi crimini di guerra. Le truppe governative ed etiopi sarebbero responsabili di omicidi, stupri, violenze e saccheggi, mentre le milizie islamiche minacciano e uccidono chiunque sia sospettato di collaborare col nemico. Nonostante l'immagine desolante che propone, il rapporto è stato criticato duramente da diverse associazioni umanitarie locali, perché darebbe un quadro impreciso e solo parziale della situazione. Secondo lo stesso Ali Sheikh Yassin, "sta accadendo molto di più di ciò che è stato relazionato, ed ogni giorno che passa le cose vanno peggiorando".
di Marco Menchi

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