mercoledì 26 novembre 2008

Spie e bombe tedesche in Kosovo?


La notizia è clamorosa: tre cittadini tedeschi sono stati arrestati a Pristina con l'accusa di terrorismo. Lo scorso 14 novembre una bomba era esplosa contro l'Ufficio Civile Internazionale della Ue nella capitale kosovara. L'attentato, evidentemente dimostrativo, aveva causato danni all'edificio ma nessuna vittima né feriti. Poche ore dopo le autorità kosovare traevano in arresto tre cittadini tedeschi di cui non sono state fornite le generalità. La notizia, trapelata sul giornale locale Express, è stata quindi confermata da "Der Spiegel" e dal "Suddeutsche Zeitung".
Un appartenente al gruppo avrebbe subito ammesso di essere un agente del BND, il servizio segreto germanico. L'uomo era stato visto scattare fotografie sul luogo, ed al momento dell'arresto nel suo albergo sono stati rinvenuti oggetti che lo collegherebbero all'attentato, tra cui cartine topografiche della zona. Secondo indiscrezioni la polizia kosovara sarebbe addirittura in possesso di un video che riprende il commando durante l'azione.
Le autorità tedesche si sono limitate a smentire categoricamente che apparati governativi germanici possano in qualunque modo essere implicati in attentati all'estero, eventualità definita semplicemente "assurda". Anche l'appartenenza dei tre uomini ai servizi è stata smentita, almeno ufficialmente i tre non avevano alcun accreditamento e non godono di immunità diplomatica. Secondo "Der Spiegel" (ma la notizia non è confermata) il gruppo lavorava proprio negli uffici oggetti dell'attentato.
Il caso sta creando non poco imbarazzo e tensione tra Berlino e Pristina. Il momento è particolarmente delicato, visto che sono in corso negoziati per il passaggio di poteri tra la missione UNMIK delle Nazioni Unite e la missione Eulex della UE, per l'organismo che avrà il compito dell'amministrazione civile sul Kosovo su cui vige un protettorato internazionale dalla fine della guerra del 1999.
Mentre Bruxelles e Belgrado avevano raggiunto un accordo sulla definizione giuridica della nuova missione Eulex, Pristina l'ha radicalmente rigettato ritenendolo un passo indietro rispetto alla dichiarazione unilaterale di indipendenza dalla Serbia proclamata lo scorso febbraio.
L'attentato dei giorni scorsi era subito stato messo in relazione con le vicende contrastate dei negoziati. Ma con quali scopi? Ora l'intrigo diventa internazionale.
di Milo Drulovic e Simone Santini

Non chiedere il cambiamento, sii il cambiamento



Una delle cose buone del fatto che tutto sia fottuto – che la cultura sia distruttiva in ogni dove – non importa dove tu guardi, non importa quali siano i tuoi doni, non importa dove stia il tuo cuore – è il fatto che ci sia un lavoro buono e disperatamente importante da essere svolto”.
Derrick Jensen

Nel 1850 passò la legge sugli schiavi fuggitivi e sia i nordisti che i sudisti erano da quel momento legalmente autorizzati ad acciuffare gli schiavi evasi. Un anno dopo, Harriet Beecher Stowe scrisse “La capanna dello zio Tom” ( o Vita tra gli schiavi)” in una storia a puntate su un giornale abolizionista, “The National Era”. Nel 1852 la compagnia editoriale “Jewett” di Boston pubblicò la storia in un libro, e come sono soliti dire, il resto è storia.

Ampiamente riconosciuto come il primo racconto di denuncia sociale pubblicato negli Stati Uniti (e il primo grande racconto ad avere un eroe nero), “ La capanna dello zio Tom” ha venduto più copie – con l’eccezione della Bibbia – di ogni altro libro venduto negli Stati Uniti sino a quell’epoca, raggiungendo le 300000 copie nel primo anno.

La rappresentazione della vita degli schiavi della Stowe – basata su racconti reali – incarna l’argomento, portandolo fuori dal dominio del linguaggio giuridico delle corti di giustizia. La sua storia infastidì alcuni e ispirò altri.

Ai suoi critici, lei rispose con una “Guida alla capanna dello zio Tom” nel 1853 per fornire delle prove che ogni incidente nel suo libro si era verificato realmente. Durante un incontro con Harriet Beecher Stowe nel 1862, Abraham Lincoln affermò : “così tu sei la piccola donna che scrisse il libro che fece scoppiare questa grande guerra”.

Ci fu un tempo in cui la schiavitù era ritenuta troppo radicata nella cultura statunitense per essere mai abolita. Il movimento, per porre fine a questo particolare istituto, venne creato da individui desiderosi di riconoscere che alcune cose nella vita sono più grandi di ognuno di noi. Che realmente rischiassero le loro vite soccorrendo schiavi o portando avanti la “ferrovia sotterranea” [rete informale di strade e alloggi sicuri di cui si servirono gli schiavi neri per scappare in stati liberi come il Canada nel 19°secolo N.d.T.], o facendo la loro parte per cucire i vestiti o coperte per gli schiavi evasi o, certamente, scrivendo libri come “La capanna dello zio Tom”; il movimento ebbe bisogno di ogni singolo di questi uomini coraggiosi che fecero la loro parte – piccola o grande.

Quello che sembra impossibile e irreversibile oggi può essere indirizzato nella direzione giusta se vogliamo svegliarci e fare il lavoro duro. Solo se siamo disponibili a smettere di perdonare leader reprensibili [sic] – sia politici che manager – che speculano sulla nostra compiacenza.

Così, la prossima volta che ti trovi a decidere se guardare una replica di “Will e Grace” o aggiornare la tua pagina di Facebook, invece alzati in piedi. Guarda attentamente e a lungo nel tuo cuore e ancora più a lungo guarda alle scelte che devi compiere quotidianamente e tutto il giorno – non da una posizione di vergogna e di colpa ma con un senso di rivelazione. Accetta la sfida di essere un migliore essere umano, un più responsabile terrestre. Serve coraggio per esaminarsi. Serve coraggio per accettare il fatto che ogni cosa che sai potrebbe essere sbagliata. Serve molto più coraggio per fare questo che essere volontario contribuente di guerre illegali e immorali. 

Affrontiamo l’evidenza; le cose hanno fatto schifo sotto George W. Bush. Le cose faranno schifo sotto Barack Obama. Le cose hanno fatto schifo sotto ogni presidente. Niente cambierà finché non cambieremo le nostre teste. Non possiamo essere indifferenti come gli altri prima di noi. Loro non hanno pensato abbastanza alle generazioni future così noi dobbiamo lavorare due volte più duro. Fa schifo, lo so, ma non è un compito da prendere alla leggera. Si tratta di sopravvivenza.

Certe cose nella vita sono più grandi di noi. Il movimento anti-schiavista riconobbe ciò. Oggi l’intero pianeta è schiavo delle aziende in cerca di profitto e di tutti i politicanti corrotti (si, compreso il Papa della speranza). Gli abolizionisti di questa generazione sono pronti ad alzarsi e portare cambiamento? Non chiedere il cambiamento, sii il cambiamento.

Perché non abbracci la tua frustrazione e fai che essa sia una sfida, un’ispirazione, una motivazione per te? Invece di canalizzare le tue ambizioni verso lo scalare una montagna, il correre una maratona, o dannarti per guadagnare il tuo primo milione di dollari prima dei trent’anni. A quale più grande traguardo ognuno di noi può ambire, se non quello di lasciare il pianeta migliore di come lo abbiamo trovato?

Non hai nulla da perdere se non le tue catene… 
di MICKEY Z.
Titolo originale: "Some things are bigger than any of us"
Fonte: http://onlinejournal.com
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di LUCA RUFFINO

Vladimir Luxuria e l’Isola dei Famosi: ma è davvero così difficile morire?

Perché non passiamo al suicidio di massa? Non è una provocazione: è piuttosto un consiglio, un’istanza dal basso, una proposta di legge di iniziativa popolare. La morte coatta e consapevole. Per mettere fine a un’esistenza che oltre ai piccoli drammi che ognuno porta silenziosamente con sé, propone la prima pagina di Liberazione di oggi, quotidiano “comunista”, che saluta la vittoria di Vladimir Luxuria all’Isola dei Famosi con un’enorme foto in prima appunto e un lungo editoriale di rito.Nel corso dell’articolo si celebra l’avvenimento con improbabili paragoni: Vladimir come Obama, ci spiega l’autore, perché “con il primo presidente afroamericano che va alla Casa Bianca si rompe il pregiudizio che per più di un secolo ha tenuto un popolo lontano dalla più importante istituzione americana, con Vladimir all'Isola si rompe il tabù dell'eterosessualità a tutti i costi”.Non entreremo nel merito della questione dei diritti civili, trattati dal nostro sito in diverse occasioni, perché i diritti civili non c’entrano niente con questa vicenda così imbarazzante. L’ultima forma di rappresentanza parlamentare avuta dalla sinistra è stata guidata da un leader, Fausto Bertinotti, che si era convinto dell’efficacia del suo presenzialismo televisivo come strumento di aumento del consenso. Legittimando di fatto con la loro partecipazione trasmissioni televisive al servizio dell’antagonista i segretari di partito hanno rafforzato la credibilità di quelle trasmissioni, aiutato concretamente quell’antagonista, e abbandonato a se stessa l’instancabile ciurma di attivisti e militanti che sul territorio, in città, in provincia, nelle campagne, nelle fabbriche, nelle università, cercava di tenere in vita un minimo di coscienza critica, un minimo di dissenso.Non un’apparizione casuale, isolata, ma una convinzione profonda: quella di dover pianificare la propria prolungata e reiterata esposizione sul terreno del nemico (molto spesso in buona fede), per poter raggiungere il numero più alto di persone. Le ultime elezioni hanno misurato l’acutezza di tale intuizione.Prima Bertinotti (ma anche Diliberto, Giordano, Pecoraro Scanio) accreditano Vespa come un giornalista libero e democratico, poi Luxuria “sdogana” (i giornali ci sguazzano) l’intrattenimento inutile e narcotizzante della Ventura, quindi Liberazione sancisce il valore culturale dell’intera operazione.Questa forma di rappresentanza non serve a nulla. Non serve Liberazione, questa Liberazione, che potrebbe rendere ai suoi lettori (ormai meno di diecimila, chissà perché) un servizio migliore, a fronte del danaro pubblico che riceve e dei bravi giornalisti di cui dispone. Non servono questi uomini e queste donne in Parlamento, perché onestamente la loro assenza dai banchi non si avverte affatto. Gli avversari fanno e facevano della Repubblica quello che vogliono, i cittadini drogati di apatia televisiva ne condividono i sorrisi, loro smettono di alimentare la partecipazione e si accontentano di qualche pixel di schermo per dimostrare la loro telegenia. Sì, sì, il suicidio di massa è davvero una buona idea.PS: Bertinotti sceglie Luxuria. Veltroni sceglie Villari. Di Pietro sceglie De Gregorio. Con che criteri? Non sarebbe il caso di un banalissimo colloquio di lavoro prima di assumere certa gente?
Autore: Francesco De Carlo

Finita la crescita, arriva il momento della Rvoluzione



“Per uscire dalla spirale della crescita infinita c’è bisogno di un gesto radicale: inventare un’altra teoria economica”.

Cos’hanno in comune il nuovo presidente degli Stati Uniti e il pianeta? Tutti e due rischiano di deluderci per mancanza d’idee. Senza una nuova teoria economica, Barack Obama non attuerà il programma di giustizia sociale che l’ha portato alla Casa Bianca e la Terra non riuscirà a soddisfare il nostro bisogno di risorse.

La prima frase del Nuovo testamento economico potrebbe essere: “E poi arrivò la Rivoluzione industriale”. Tutte le teorie economiche moderne, da Adam Smith a Milton Friedman, incluse quelle di stampo marxista, hanno come epicentro questo fenomeno. Ecco perche il moderno capitalismo e il suo opposto, il marxismo, hanno un identico cuore: lo sfruttamento ad infinitum delle risorse, per produrre una crescita economica altrettanto infinita. Ma da Smith a Marx, da Keynes a Friedman, tutti analizzano un mondo che non esiste, un pianeta che possiede risorse illimitate.
Il problema di queste teorie é che sono costruite su ipotesi sbagliate. Per salvare il mondo ci vuole una rivoluzione teorica della stessa portata di quella scatenata dalla rivoluzione industriale. Il nuovo presidente degli Stati Uniti deve incoraggiare gli economisti a guardare al futuro immaginando il mondo del 2050, quando le risorse scarseggeranno ovunque. Fino a oggi nessuno l’ha fatto perche gli sforzi sono concentrati sul settore finanziario, dove negli ultimi vent’anni è successo di tutto e dove confluisce la ricchezza prodotta dalla globalizzazione. Il difficile compito di difendere il pianeta dalla devastazione prodotta dalla crescita economica è ricaduto sulle spalle degli scienziati, che possono solo continuare a denunciare la catastrofe ambientale provocata dall’economia globalizzata.
E inutile cercare la soluzione nelle teorie economiche del passato. Il presidente Obama se ne accorgerà quando dovrà farsi rieleggere: meglio indebitarsi ulteriormente o aumentare le tasse sulla benzina per finanziare il programma di assistenza sanitaria ai poveri? Neanche limitare lo sfruttamento delle risorse è sufficiente, perche il problema non é congiunturale, è di sistema. Anche se gli Stati Uniti diventassero improvvisamente ecologisti come i paesi scandinavi, il pianeta continuerebbe l’inesorabile discesa verso l’inquinamento globale. Il modello di sviluppo economico, per la Cina comunista come per l’India capitalista e per la Norvegia ecologista, poggia sullo sfruttamento illimitato delle risorse. Un modello alternativo non esiste. Per uscire dalla gabbia di questa teoria economica c’è bisogno di un gesto radicale: inventare una teoria nuova.
Neppure le soluzioni utopiche come quella che mette l’individuo al centro di un movimento globale ecologista o quella che vuole creare uno status speciale per chi inquina meno salveranno il mondo. Sono modelli prodotti in occidente, che presuppongono un livello di sviluppo economico molto avanzato. Al contadino indiano che finalmente può permettersi dei fertilizzanti nitrogenati interessa solo il guadagno prodotto dal raccolto più rigoglioso, che userà per meccanizzare la sua azienda.


Un mondo più giusto

Il problema insomma è globale e la soluzione deve essere globale. Ce ne siamo accorti durante la crisi del credito: l’intervento di una nazione, gli Stati Uniti, non è servito a nulla, e anche le nazionalizzazioni e i salvataggi in extremis degli altri paesi non hanno avuto i risultati previsti. Forse l’unico modo per spingere gli economisti a sviluppare una teoria nuova, che funzioni in un pianeta a risorse limitate, è partire proprio dalla crisi del credito, che è stata un pallido anticipo di quello the succederà quando si esauriranno le risorse del pianeta. Non possiamo permetterci di aspettare che la crisi peggiori per poterla risolvere. Oggi dobbiamo farci con la stessa urgenza belle domande scomode: come risolvere il problema dell’acqua? Gli economisti classici questo problema se lo sono posto e una soluzione l’hanno trovata: chi non si può permettere l’acqua morirà di sete, e la popolazione mondiale si ridurrà fino al punto in cui ci sarà acqua a sufficienza per i sopravvissuti.
Malthus non avrebbe problemi con questo scenario, l’aveva analizzato più volte nel corso della storia. Perché la storia economica è scritta da due autori: abbondanza e carestia. La grande sfida di Barack Obama è la stessa del pianeta: trovare la teoria economica che interrompa il ciclo di ricchezza e povertà che ci intrappola, una teoria che produca uno sviluppo equo, equilibrato e sostenibile, e che lo faccia prima che sia troppo tardi. Bisogna aiutare il mondo a riprendersi dalle tragiche conseguenze dello sfruttamento irrazionale the distrugge più ricchezza di quanta ne produca.
Cosi sarà più facile ottenere la giustizia sociale.
di Loretta Napoleoni 
Fonte: Internazionale n. 770, 14-20 novembre, pp. 20-21


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