domenica 23 novembre 2008

Le "Presidenziali" 2008 nel sistema elettorale americano


Iniziamo riassumendo brevemente il sistema di elezione del presidente negli USA (per i più curiosi qui è il sito ufficiale e qui la voce di wikipedia). A ogni stato viene assegnato un numero di voti elettorali pari al numero di deputati e senatori che vengono eletti nello stato. Il numero di deputati è più o meno proporzionale alla popolazione, mentre i senatori sono due per stato. Questo implica una certa sovrarappresentazione degli stati più piccoli. Recentemente, a seguito dell'approvazione del 23esimo emendamento, sono stati aggiunti 3 voti elettorali assegnati a Washington DC, il cui distretto non fa parte di alcuno stato.

Ogni stato è libero di determinare come assegnare i propri voti elettorali. Con due eccezioni (Maine e Nebraska) tutti usano lo stesso sistema: tutti i voti elettorali vanno al candidato che arriva primo nello stato. Maine e Nebraska usano invece il seguente sistema: due voti (quelli ''senatoriali'') vengono assegnati a chi arriva primo nello stato, mentre ciascuno dei voti ''congressuali'' viene assegnato a chi arriva primo nel distretto congressuale di riferimento. Nella elezione del 2008 questo ha avuto la conseguenza pratica che Obama, pur perdendo nel Nebraska, ha vinto lo stesso un voto elettorale, quello corrrispondente al distretto NE-02 che comprende la città di Omaha. 

Ai difetti tradizionali del maggioritario all'inglese, il sistema dell'electoral college ne aggiunge due. Primo, come abbiamo visto, c'è una sovrarappresentazione degli stati piccoli. Secondo, la vittoria di un un candidato dipende in modo cruciale da come sono distribuiti i suoi voti; il sistema sfavorisce quei candidadti che hanno un consenso molto ampio concentrato in alcuni stati. Questi difetti, si noti, tendono a manifestarsi anche in elezioni con due soli candidati.

Credo che tutti (va béh, tutti quelli che leggono post come questo) ricordino che nel 2000 il candidato democratico venne sconfitto pur ottenendo la maggioranza del voto popolare. Ai tempi sembrava che il sistema del collegio elettorale desse un vantaggio ai repubblicani, dovuto principalmente al fatto che i repubblicani risultavano vittoriosi in molti stati piccoli. Da allora però le cose sono cambiate, e la meccanica dell'electoral college sembra ora favorire i democratici.

Sul sito di analisi elettorale FiveThirtyEight.com, Nate Silver ha calcolato il margine di vittoria di Obamastato per stato, ottenendo la seguente tabella che riproduciamo (Margin è il margine di vittoria di Obama,EV è il numero di voti elettorali dello stato e Total EV è la somma parziale dei voti elettorali degli stati). 

 

La tabella mostra che Obama poteva vincere anche perdendo tutti gli stati dalla Virginia (VA) in giù, ossia gli stati che ha vinto con un margine inferiore all'8%.  In questa elezione Obama ha preso il 52,7% del voto popolare, mentre McCain ha preso il 45,9%. Per capire come il sistema ora favorisca i democratici, chiedetevi cosa sarebbe successo se la percentuale di voti di Obama si fosse ridotta in modo uniforme del 4% in tutti gli stati, mentre quella di McCain fosse aumentata del 4%. In tal modo Obama avrebbe avuto il 48,7% e McCain il 49,9%, per cui McCain avrebbe vinto il voto popolare per il 1,2%. Tuttavia, con questa configurazione dei voti McCain avrebbe comunque perso le elezioni, dato che Obama avrebbe ottenuto 278 voti elettorali.

Cosa è successo? In parte, alcuni stati relativamente piccoli in questa elezione sono passati ai democratici (Nevada e New Mexico). Ma il fattore decisivo sembra essere l'aumento della polarizzazione dell'elettorato. In particolare i voti repubblicani tendono a concentrarsi in alcuni stati che vengono vinti con amplissimo margine. Jay Cost ha prodotto il seguente grafico, che mostra il numero di stati in cui il vincitore dell'elezione presidenziale ha ottenuto più del 10% o meno del 10% della media nazionale (ossia stati ''polarizzati'').

Polarized States.jpg

Nel 2008 in ben 18 stati la percentuale di voti di Obama è stata del 10% superiore alla media nazionale o del 10% inferiore alla media nazionale. Risulta evidente l'aumentata polarizzazione a partire dall'elezione del 2000 (in realtà le elezioni del 92 e 96 sono un po' speciali dato che un terzo partito, quello di Ross Perot, prese parecchi voti). Una forte polarizzazione aumenta la probabilità che il risultato del collegio elettorale sia diverso da quello del voto popolare.
Il seguente grafico, elaborati da Andrew Gelman, professore di statistica a Columbia, mostra quali stati hanno aumentato la percentuale di voto democratico tra il 2004 e il 2008. La linea blu rappresenta l'aumento della percentuale di voto popolare per i democratici a livello nazionale.

swings2.png

È interessare soprattutto osservare in quali stati i voti democratici sono diminuiti rispetto al 2004 (stati sotto la linea dello zero). A parte l'Alaska, dove i repubblicani hanno sfruttato l'effetto Palin, si tratta in tutti i casi di stati del sud: Oklahoma, Tennessee, Louisiana e Arkansas. Ossia, gli stati repubblicani sono diventati ancora più repubblicani.
 
Cosa accadrà in futuro è difficile dire, come abbiamo visto le distorsioni dell'electoral college posso favorire un partito oppure l'altro. La questione diventa: si può provare a riformare il sistema, eliminando almeno le distorsioni più evidenti? Anche se la questione non è sempre all'attenzione del dibattito politico, tende a riaffiorare di tanto in tanto. Per esempio, è stata oggetto di un recente editoriale sul New York Times.
 
Il sistema dell'electoral college è previsto dalla costituzione.  Riformare la costituzione è possibile ma molto complicato; è prevedibile che gli stati piccoli si opporrebbero a una riforma. Ma esiste una via alternativa. La costituzione demanda agli stati il meccanismo elettorale da usare per l'allocazione dei voti elettorali,  scelta che avviene usualmente per legge ordinaria. Se, per esempio, tutti gli stati adottassero il sistema in vigore nel Maine e nel Nebraska la distribuzione dei voti elettorali sarebbe probabilmente più vicina al voto popolare.
 
La principale iniziativa di riforma attualmente discussa è  il National Popular Vote Interstate Compact. Si tratta di una iniziativa che venne promossa da due professori di diritto costituzionale, i fratelli Amar, dopo l'elezione del 2000 e ha sostegno trasversale. L'idea è quella di riformare le leggi elettorali degli stati assegnando i grandi elettori dello stato al vincitore del voto popolare nazionale. Ogni stato dovrebbe approvare condizionalmente tale legge, e ciascuna legge statale diventerebbe operativa nel momento in cui viene approvata da un numero sufficiente di stati da garantire che la maggioranza del collegio elettorale vada a chi vince il voto popolare. Si noti che non è necessario che tale iniziativa venga approvata da tutti gli stati. Per esempio, se gli undici stati più popolosi approvassero l'iniziativa verrebbero assegnati comunque 271 voti elettorali al vincitore del voto popolare, garantendogli la vittoria. L'iniziativa è stata la momento approvata da quattro stati (Hawai, Illinois, Maryland e New Jersey) per un totale di 50 voti elettorali, ed è sotto discussione in parecchi altri. Chi è interessato ai dettagli dell'iniziativa può andare al sito del comitato e leggere (gratuitamente) il libro scritto dai promotori.
 
Quanto sarebbe migliore tale sistema rispetto al sistema attuale? L'idea generale di scegliere il presidente in base al voto popolare nazionale sembra avere vasto sostegno. C'è un buon riassunto dei pro e dei contro dell'attuale sistema su wikipedia.  Ovviamente, anche se tale iniziativa dovesse passare rimarrebbero i problemi legati al maggioritario all'inglese, che tende a funzionare male in presenza di tre o più partiti (per chi è interessato ho spiegato altrove perché ritengo che l'uninominale all'inglese sia un pessimo sistema).
Elezioni con più di tre candidati significativi sono state assai frequenti nel dopoguerra, fino agli anni Novanta. In tali casi il vincitore del voto popolare spesso ha un consenso abbastanza basso; nel 1992, con Ross Perot che prese il 18.9%, Clinton vinse le elezioni con il 43% dei voti, mentre nel 1968, quando il razzista Wallace prese il 13,5%, Nixon vinse con il 43,4% dei voti. Sarebbe ovviamente preferibile una riforma elettorale più organica e comprensiva, che però al momento non pare rientrare nel novero delle cose possibili.
di Sandro Brusco

Come reagire alla crisi?

A. Cosa sappiamo di questa crisi

A causa del monopolio dell’informazione che le banche e la finanza internazionale sono riuscite ad imporre ai media ed ai politici corrotti che continuano ad amministrare i nostri Paesi per conto terzi, sappiamo che l’attuale crisi borsistica mondiale avrebbe preso inizio – a partire dal 2007 – dall’inattesa “deflagrazione” di una specifica “bolla finanziaria”: quella, in particolare, dei Subprime mortage o Subprime lending rate oSubprime loan (o Crediti ipotecari a rischio) statunitensi.

Per riassumere, diciamo che – come l’industria nucleare USA non ha avuto affatto scrupolo, nel recente passato, di trasformare le scorie radioattive delle sue centrali atomiche (che, fino a quel momento, avevano rappresentato degli onerosi costi…), nel cosiddetto “uranio impoverito” (che, pur appartenendo alla medesima “famiglia” di rifiuti tossici, è miracolosamente diventato commercializzabile ed impiegabile nell’industria militare e, di conseguenza, fonte di importanti ed attraenti guadagni! Il tutto, naturalmente, in barba a chi, dalla Bosnia alla Serbia, dall’Iraq all’Afghanistan, senza esserne mai stato informato, continua invariabilmente a morirci o è già passato, da tempo, a “miglior vita”..), così, con un simile espediente – il sistema bancario ed assicurativo statunitense, con una serie di furbesche ed ingannevoli operazioni di “ingegneria finanziaria”, ha creduto bene (per il “bene” dell’Umanità, s’intende!) trasfigurare le innumerevoliinsolvenze immobiliari che figuravano in “rosso” sui suoi bilanci, in frazioni di credito esigibile che, a loro volta, sono state inserite in “pacchetti finanziari” liberamente negoziabili e vendibili sui mercati.

In altri termini, il suddetto genere di “galantuomini” – per non pagare lo scotto dei loro macroscopici errori di valutazione dell’andamento commerciale del mercato immobiliare americano e continuare comunque ad arricchirsi, anche sui sogni della povera gente – avrebbe preferito titolarizzare l’insieme delle sue passività, commercializzandole e vendendole, sul libero mercato, come se fossero dei veri e propri crediti esigibili.

Il perché le Banche del mondo occidentale abbiano accettato di acquistare e, successivamente, di rivendere ai loro ignari o beoti clienti, quei “fagottini avvelenati”, è facile da spiegare.

Come pochi sanno, infatti, le Banche – per ogni euro o dollaro di credito (liquidità, azioni, obbligazioni, montaggi finanziari, crediti restituiti, ecc.) che affluisce ai loro sportelli – possono liberamente emettere, a loro volta, 9 euro o dollari di credito scritturale. Un credito, cioè, che – pur accrescendo gli attivi nominali delle Banche – non incrementa la massa monetaria dei Paesi dove queste ultime operano e, quindi, non contribuisce, in nessun modo, a produrre, a loro svantaggio, pregiudizievoli fenomeni di inflazione (rispetto al PIL o Prodotto interno lordo), né di deprezzamento degli effettivi valori numerari che esse stesse detengono.

Quel credito, però, anche se scritturale, resta comunque un credito che, a sua volta, come abbiamo visto, è in grado di generare altri creditie così viafino all’infinito. Permettendo, così, alle nostre care e “filantropiche” Banche di aumentare esponenzialmente la loro potenziale tesoreria e, di conseguenza, il loro sconfinato potere di influenza, sia sulle “controfigure politiche” che ufficialmente dirigono le nostre Nazioni, sia sui media, sia sull’insieme dei gangli vitali delle nostre società.

Sempre sulla base di ciò che ordinariamente ci viene raccontato, la crisi finanziaria in corso sarebbe soprattutto esplosa” a causa della sfrenata ed incalcolabile moltiplicazione e diffusione dei succitati “pacchetti finanziari”, in quanto la loro eccessiva e sproporzionata presenza sui mercati, avrebbe successivamente provocato:

1. una crisi di sfiducia degli investitori privati (che, accortisi dell’inconsistenza intrinseca dei “titoli” che avevano precedentemente acquistato, avrebbero disperatamente tentato di disfarsi di quei “velenosi pacchetti”, cercando di rivenderli, anche a prezzi stracciati, alle medesime Banche che glieli avevano venduti);

2. una crisi di liquidità delle Banche che avevano commercializzato e smerciato quei “pacchetti” (in quanto, queste ultime, ad un certo momento, vista la vasta affluenza di richieste di vendita di quei “titoli”, non sarebbero più state in grado di riacquistare, in moneta frusciante, i vari “pacchetti” che avevano allegramente rifilato ai loro clienti);

3. il fallimento di un certo numero di istituti bancari e finanziari (quelli che avrebbero commercializzato e venduto, a terzi, il maggior numero di quei “pacchetti finanziari”, senza essere in grado di riscattarli);

4. una generalizzata crisi di sfiducia inter-bancaria (in quanto, le medesime Banche che – congiuntamente e concordemente non si erano per nulla fatto scrupolo di turlupinare il mondo intero – avrebbero incominciato a non avere più reciprocamente fiducia le une con le altre, chiudendosi a “riccio” e rifiutando di farsi mutuamente credito, per non rischiare di sprofondare in un improvviso e catastrofico fallimento);

5. il conseguente ed inevitabile crollo, in fine, delle borse mondiali, dal 2007 ad oggi (crollo che sarebbe principalmente dovuto, sia alla generalizzato, precipitosa e comprensibile fuga di ogni tipo di investitore da quel genere di mercati che alla caduta a picco, nelle quotazioni internazionali, dei valori azionari della maggior parte delle Banche, degli Istituti finanziari e delle Compagnie assicurative del mondo.

B. Il preteso intervento salvifico dei nostri Stati

Che cosa ci dicono, a proposito di questa crisi, i “camerieri delle banche” (cioè, i noti zimbelli politici di destra, di sinistra e di centro), con l’indispensabile “cassa di risonanza” della stampa nazionale ed internazionale, anch’essa al servizio dello stesso padrone?

“Non vi preoccupate… Pensiamo a tutto, noi. La crisi in corso, è grave ma, senz’altro passeggera e superabile. Mantenete i vostri titoli azionari che, prima o poi, risaliranno nelle loro quotazioni borsistiche. Non fatevi prendere dal panico. Non ritirate i vostri soldi dalle banche, poiché sono i nostri Stati che garantiscono l’intangibilità dei vostri risparmi. I nostri Stati, inoltre, sono pronti a costituire dei fondi illimitati (sic!) per sostenere – con interventi puntuali e mirati – sia la liquidità delle banche che il rilancio dell’economia reale”.

Tutte bugie, naturalmente. Per giunta, recitate a piacere (anche se, quasi sempre, a comando…), sulla falsa riga di un medesimo “copione” che continua inalterabilmente ad essere diffuso dalla medesima “regia”!

Sapendo, infatti, che l’economia è quasi sempre mossa dalla psicologia, i sunnominati “maggiordomi” – con le loro ridondanti, melodrammatiche ed imbonitrici chiacchiere da “Porta a Porta” o da “Anno Zero” (gli imprescindibili e preventivi “sfiatatoi” di ogni possibile ed incontrollata protesta popolare o “valvole di sicurezza” del sistema) – tentano sfacciatamente di venderci “lucciole” per “lanterne”. Tentano, cioè, di farci credere che gli Stati del blocco occidentale (Stati Uniti, Unione Europea, Giappone, Corea del Sud, Taiwan, ecc.) – chedi sé per sé, da anni, sono già in bancarotta fraudolenta (come sappiamo, appunto, la maggior parte dei nostri Stati, da tempo, ormai, non è più in grado di pagare il debito interno, né l’interesse di quel debito, né le ordinarie spese di esercizio delle sue ordinarie attività, né i lavori pubblici che ha già ordinato o vorrebbe realizzare, né le pensioni degli aventi diritto, né le casse integrazione o le indennità dei disoccupati, né le spese dei servizi sociali, né i budget delle Università, né gli stipendi delle Forze dell’ordine, ecc.) – sarebbero comunque in condizione di evitare la catastrofe economica generalizzata dei nostri Paesi, salvando contemporaneamente:

– sia le banche del nostro spazio economico che sono già, in larga misura, in ufficioso o informale fallimento (nessuno ha il coraggio di rivelarlo ma, negli USA, in questo momento, sono potenzialmente in questa particolare situazione, all’incirca 150 banche di primaria importanza e più di 3.000 banche regionali; in Europa, all’incirca 70/80 banche; in Giappone e nel Sud-Est asiatico, più di 100);

– sia i nostri depositi bancari privati che – non solo non potranno essere totalmente garantiti, come mendacemente si pretende (per verificare, vedere: http://www.youtube.com/watch?v=Tq71qzZIPGc) ma, pur ammettendone l’eventualità – hanno già perso, e continueranno progressivamente a perdere nei prossimi mesi, una considerevole frazione del loro iniziale potere di acquisto;

– sia il nostro apparato industriale e commerciale che – oltre a non essere più competitivo sui mercati internazionali (mercati che la maggior parte degli imprenditori occidentali, per rincorrere il profitto per il profitto, ha ampiamente incoraggiato, organizzato e sviluppato attraverso uno sfrenato e suicida trasferimento della sua tecnologia ed una dissennata ed opportunistica de-localizzazione delle sue strutture in un certo numero di Paesi, un tempo emergenti ed oggi largamente ed irrimediabilmente competitori!) – conosce addirittura, all’interno degli spazi economici nazionali, un’irreversibile, anchilosante e costringente situazione di saturazione della domanda e di forte e generalizzata recessione.

Il tutto – ci viene sottolineato – potendo essere facilmente e cumulativamente “sistemato”, con un’ulteriore e massiccia emissione, e vendita al pubblico, di pacchi di foglietti di carta colorati o promesse di pagamento o Buoni del Tesoro dei nostri Stati che come abbiamo visto, da anni, ormai – per diretta e reiterata ammissione dei loro stessi responsabili – risultano essere completamente insolvibili!

Insomma, senza troppo infierire, sarebbe come pretendere – considerandoci tutti dei poveri mentecatti – che un fallito possa, allo stesso tempo – non solo togliere d’impaccio altri falliti, ma addirittura – scongiurare la catastrofe economica che minaccia i nostri Paesi, con il solo ed indiscriminato aumento delle sue precedenti e già incolmabili passività ed insolvibilità.

Se si escludono, infatti, i circa 600 miliardi di dollari recentemente promessi dalla Cina per tentare di salvare il sistema monetario internazionale, i miliardi di dollari ufficialmente annunciati dalla FED (700) e dalla BCE (550), sono, e resteranno, soltantochiacchiere!

C. Quello che i succitati “camerieri” non ci dicono

Come le persone di buon senso se ne saranno senz’altro accorte, l’attuale crisi finanziaria – i cui primi effetti tangibili hanno già incominciato a farsi sentire sulla pelle di tutti – non è assolutamente paragonabile con quelle che abbiamo già conosciuto negli ultimi 21 anni. E meno ancora, con quella del 1929.

Nulla di comparabile, infatti, con il Black Monday (o Lunedì Nero) del 19 Ottobre 1987; né con la crisi degli Junk Bonds (o Titoli Spazzatura) del 1989-1990; né con la crisi statunitense del 1991; né con quella italiana del 1992; né con quella messicana del 1994-1995; né con quella dei Mercati asiatici e/o dei Long Terme Capital Management (LTCM) e/o del Mercato russo del 1997-1999; né con quella delle Dot-com (o Società web) del 2000; né con quella argentina del 1998-2002; né con quella innescata dal fallimento della Società statunitense Enron (2000-2001); né tanto meno con quella del crollo dei mercati occidentali, dopo il cosiddetto “attacco all’America” dell’11 Settembre 2001.

Nulla di equiparabile nemmeno, con il terribile crack di Wall Street del 24 Ottobre del 1929: il tristemente celebre “giovedì nero” della storia della Borsa americana.

Ad occhio e croce – se proprio volessimo fare dei raffronti – si può tranquillamente affermare che la crisi che ha incominciato a rivelarsi al grande pubblico nel mese di Settembre 2008 (ma che era già velenosamente latente nei cassetti della maggior parte delle banche del mondo, dal mese di Aprile del 2007), equivale – allo stato attuale dei fatti (ma potrebbe senz’altro peggiorare, nei giorni e mesi che seguiranno…) – ad all’incirca 10 volte il disastro economico che la maggioranza delle popolazioni statunitensi ed europee ebbero già la iattura di dovere dolorosamente subire e sopportare, a partire dal 1929.

Il perché, dell’incredibile ampiezza dell’attuale crisi, è presto spiegato.

Nel 1929, e fino a tutti gli anni ‘50, la finanza mondiale e la quasi totalità delle strutture industriali e commerciali del nostro Pianeta erano essenzialmente monopolizzate dagli Stati Uniti e dai Paesi dell’Europa occidentale.

Tra gli anni ’50 e ’90, la maggior parte delle medesime strutture era sostanzialmente un po’ più diluita e concentrata nelle mani degli Stati Uniti, dell’Europa comunitaria (UE), del Giappone e di alcuni Paesi del Sud-Est asiatico.

Da dieci o quindici anni a questa parte, invece, Stati Uniti, Unione Europea, Giappone e Paesi del Sud-Est asiatico, non rappresentano più, complessivamente, nel raffronto internazionale, che un modesto quarto (quinto?) delle effettive potenzialità economiche e finanziarie del resto del mondo. I Paesi del blocco occidentale essendo stati ormai largamente e collettivamente sorpassati da un insieme di altre Nazioni, come la Cina, l’India, la Russia, il Brasile, il Sud-Africa, l’Indonesia ed alcune tra le più ricche Petro-monarchie arabe del Golfo.

D. L’incubo americano

Come sanno perfettamente coloro che fino ad oggi hanno preferito opportunisticamente o irresponsabilmente tacere (e continuano colpevolmente a farlo…), la “bolla finanziaria” che è recentemente esplosa negli USA a causa dell’alto grado d’insolvibilità dei famosiSubprime, è unicamente lo “scoppio” di un primo e semplice “detonatore”. Mentre la “santa barbara” vera e propria del brigantesco e truffaldino sistema economico e finanziario statunitense – oltre ad essere fisicamente innescata e con le micce già fumanti… – rischia inevitabilmente e fragorosamente di “brillare”, da un momento all’altro…, sulle nostre teste, senza nessun particolare preavviso.

Altro che “sogno”… americano.

Tenuto conto della situazione, meglio sarebbe se incominciassimo semplicemente a parlare di atroce ed angoscioso incubo!

Per chi ancora non lo sapesse, infatti, negli USA, in questo momento, stanno ugualmente e pericolosamente covando sotto la cenere  e, quindi, in corso di imminente e devastante detonazione… – tutta una serie di perniciose ed infettive pustole finaziarie”.

Tra queste: la “bolla” dei RMBS (Residential Mortgage Backed Securities o Operazioni accorpate a dei prestiti immobiliari d’abitazione); quella dei CMBS (Commercial Mortgage Backed Securities o Operazioni accorpate a dei prestiti immobiliari commerciali); quella degli Hedge founds(o Fondi speculativi di copertura – “strumenti finanziari” che la maggior parte degli operatori di borsa preferisce confidenzialmente definire “cavallette” o “locuste”, a causa della loro intrinseca o peculiare pericolosità/nocività); quella dei CFO (Collateralised Fund Obligation o Operazioni accorpate a parti di Hedge founds o a fondi interamente formati da Hedge founds); quella dei CDO (Collateralized Debt Obligation o Operazioni garantite da debiti diversi); quella dei CBO (Collateralised Bond Obligation o Operazioni garantite da obbligazioni); quella dei CCO(Collateralised Commodity Obligation o Operazioni accorpate a delle opzioni su materie prime); quella dei CDS (Credit Default Swap o Operazioni di scambio, in caso di carenza di credito); quella dei CLO (Collateralized Loan Obligations o Debiti accorpati a prestiti d’impresa); quella dei CFXO (Collateralised Foreign Exchange Obligatiosn o Operazioni accorpate ad opzioni su valuta); quella dei WBS (Whole Business Securitisation o Operazioni accorpate a flussi d’attività industriale o commerciale); e, dulcis in fundo, quella delle Carte di credito (American Express, Visa, Diner’s, ecc.) o credito al consumo: un “bubbone”, quest’ultimo, che – a detta degli esperti di questo settore – trascenderebbe di gran lunga, in ampiezza e tragicità, gli “ascessi tossici” dei Subprimedei RMBS, dei CMBS e degli Hedge founds riuniti.

Ora, se a questo grappoletto di “bombe finanziarie” ad orologeria (che creerebbe immancabilmente un “buco nero” di all’incirca4.000 miliardi di dollari e polverizzerebbe, in qualche ora, i caveaux della maggior parte delle banche del mondo…), sommiamo:

- i miliardi di miliardi di dollari (sembra più di 50 miliardi di miliardi!) generati dal giro d’affari dei derivati standard” (come i “plains vanilla”…), dei derivati over the counter (o fuori borsa) e dei derivati esotici” (o derivati fuori standard);

- i più di 10.300 miliardi dollari di Debito pubblico interno (o US National Debt  per una stima più aggiornata, vedere:http://www.dollardaze.org/blog/ - http://www.dollardaze.org/blog/?post_id=00050);

- i 2.740,3 miliardi di dollari di Buoni del Tesoro (Treasury bills, Treasury bonds e Treasury notes – per controllarne le cifre, dall’Agosto 2007 ad Agosto 2008, e per Nazioni creditrici, vedere: http://www.treas.gov/tic/mfh.txt);

- i circa 900 miliardi di dollari del Deficit della bilancia commerciale;

- i centinaia di miliardi di dollari di contributi che Washington, dalla metà degli anni ’70, continua allegramente a promettere… ma,ostinatamente e furfantescamente a non versare all’Organizzazione della Nazioni Unite (ONU);

- le decine e decine di miliardi di dollari, in biglietti di banca, direttamente razziati (con tanto di autotreni con rimorchio, rigorosamente scortati da G.I. in armi!) dai forzieri della Banca nazionale irachena, nel 2003; nonché gli all’incirca 367.020.000.000di dollari indebitamente falcidiati allo Stato iracheno e truffaldinamente ricavati, negli ultimi 67 mesi (cioè, dall’Aprile 2003), dalla vendita in proprio, sui mercati liberi, al prezzo medio di 60 dollari al barile, degli all’incirca 3 milioni di barili di petrolio al giorno prodotti da questo Paese (altro che le cifre “astronomiche”… che gli USA avrebbero dovuto complessivamente sborsare – sempre per il “bene” dell’Umanità! – per riuscire ad occupare l’Iraq, scacciarvi il regime di Saddam Hussein, tentare di contrastarvi la proliferazione del terrorismo, esportarvi la democrazia e continuare, per quasi 6 anni, ad assicurarvi la “ricostruzione” ed il mantenimento dell’ordine pubblico!);

- i milioni e milioni di tonnellate di carta straccia (il cosiddetto US-dollar che – dal 1971 – non solo non corrisponde più a nulla, in termini concreti, ma, dal Gennaio 2007, il suo esclusivo produttore e profittatore – la Federal Reserve – rifiuta perfino di rivelare l’effettivamoney-supply: vale a dire, la reale e complessiva quantità di carta-moneta che è settimanalmente stampata e liberamente messa in circolazione sui mercati!) con cui hanno abbondantemente e criminalmente inondato il mondo, negli ultimi 37 anni…;

- la somma globale che ne risulta… che cosa ci lascia intuire o dedurre?

Senza doverci tanto spremere le meningi, ci permetterebbe immediatamente di individuare e comprendere che cosa sono stati econtinuano invariabilmente ad essere o a rappresentare nel mondoi famosi Stati Uniti d’America.

I nostri cari States, infatti – contrariamente all’immagine hollywoodiana che tendono ordinariamente a diffondere sul loro conto gli aspirantisub-yankees di destra, di sinistra o di centro dei diversi “partiti americani” dei nostri Paesi – sono soprattutto dei volgari truffatori, parassiti e mangiaufo.

In altre parole, gli Stati Uniti – grazie alla servile, ossequiante ed ottemperante collaborazione, dapprima delle Banche centrali dei diversi Paesi dell’Europa occidentale e di quella del Giappone (le Nazioni “liberate” dagli USA…, nel 1945, per intenderci!) e, in seguito, della Banca Centrale Europea (BCE) e di quelle del Sud-Est asiatico, e pur tendendo a consumare di più (116% del PIL) di quanto ordinariamente riescono a produrre – sono praticamente riusciti, negli ultimi 30-37 anni, sia a conservare il loro ormai infondato ruolo di superpotenza economica e politica internazionale che a mantenere e far durare nel tempo (e… largamente al di sopra dei loro mezzi),l’essenziale dei livelli di vita della loro cosiddetta american way of life. E questo, semplicemente a credito o, se si preferisce (volendo essere più triviali…), sfacciatamente ed impunemente a sbafo” o a “scrocco”!

Gli USA, insomma – sfornando sistematicamente e parassiticamente all’incirca 3,7 dollari di debito, per ogni dollaro effettivamente generato dalla loro economia produttiva – non hanno affatto esitato, per all’incirca 8 lustri, a “scaricare” la quasi totalità dei costi del loro zotico e smargiasso solipsismo e delle loro vanagloriose ed anacronistiche velleità di dominio mondialesu una larga parte della loro popolazione (attualmente, 37 milioni di Americani – pari al 12,5% degli attuali 305 milioni di abitanti di questo Paese – vivono in uno stato di persistente indigenza o addirittura al di sotto della soglia di povertà; questo, naturalmente, senza contare la drammatica situazione della maggior parte delle famiglie americane che è attualmente indebitata a più del 140% dei suoi ordinari introiti, i 10 milioni di disoccupati ed i 67 milioni di cittadini che non sono in grado di pagarsi nessun tipo di assicurazione sanitaria) e l’insieme delle economie delle diverse Nazioni del blocco occidentale e di quelle del resto del mondo.

E. Un reale Stato canaglia

“Poverini… Che cosa avrebbero potuto o dovuto fare d’altro, gli USA – ci potrebbero ribattere i soliti noti del “partito americano” – per cercare di preservare ed espandere la libertà e la democrazia, nel mondo”?

Questo genere di considerazioni, a prima vista, potrebbe apparire, ai più, come un’inclemente o crudele boutade o un’ironica ed insultante presa in giro.

Invece, se riflettiamo un attimo, ci accorgiamo che è praticamente impossibile riuscire ad inficiare il significato ed il senso di quel genere di ragionamenti. E, dunque, essere contemporaneamente in grado di dare torto ai farabutti che tendono a diffonderli.

Come pretendere, infatti, che una “Nazione” (o semplice Simulata Societas?), come gli Stati Uniti d’America, possa, in qualche modo, essere o diventare diversa da quello che è sempre stata? Oppure, chiedere o imporre ai loro attuali o futuri rappresentanti, di rinunciare volontariamente ad esercitare la bisecolare “missione civilizzatrice” che essi stessi (e prima di loro, i loro antenati…) hanno sempre scelto di praticare?

Intendiamoci… Se il vessato e manipolato “uomo della strada” dei nostri svirilizzati e colonizzati Paesi riuscisse almeno a ricordare ciò che ha mangiato ieri o l’altro ieri, sarebbe ugualmente in condizione di rammentare chi sono, e sono sempre stati, in realtà, gli Stati Uniti d’America. E potrebbe simultaneamente richiamare alla sua memoria i “principi” ed i “valori” su cui questi ultimi, sin dall’inizio della loro storia, hanno preferito fondare la loro esistenza e/o cercato di realizzare o di consolidare l’insieme delle loro fortune materiali.

Il povero “uomo della strada”, per le ragioni che sono le sue, non essendo purtroppo in grado di farlo, prenderò, io, in questa occasione, la libertà (con i rischi che attualmente ne potrebbe comportare…) di rievocargli brevemente (per maggiori dettagli, vedere:http://it.youtube.com/watch?v=5aEOm1lRLD0), qualche stralcio essenziale del loro “illustre” ed “esaltante” passato.

Come, ad esempio: il feroce e premeditato sterminio di 85 Nazioni indiane; la tratta mercantile ed il sistematico sfruttamento di milioni di schiavi espressamente deportati dall’Africa; la morte per fame di milioni di cittadini americani (sembra più di 7 milioni…) all’epoca della Grande depressione; le centinaia di guerre organizzate sul loro continente e nel mondo (per occupare o annettere terre o imporvi la loro influenza); la mirata ed opportunistica sponsorizzazione, in tempi successivi, del bolscevismo, del nazional-socialismo e del maoismo (per meglio potersi creare degli alter ego ad hoc e sperare di potere risolvere – come poi è avvenuto… – i loro problemi economici interni, con la guerra, la “guerra fredda”, gli assedi economici, gli scudi stellari, i radar anti-missile, ecc.); i calcolati, “provvidenziali” (per loro, naturalmente!) e convenienti interventi nei due Conflitti mondiali; il cinico ed inumano annientamento di popolazioni civili (Dresda, Amburgo, Hiroshima, Nagasaki, ecc.) e la distruzione sistematica dell’Europa e del Giappone; il furbesco e redditizio “Piano Marshall” per riconvertire, a costo zero, la loro industria militare, in quella civile; gli efferati ed abominevoli crimini perpetrati nel corso della Guerra di Corea e di quella del Viet-Nam; la sottomissione e l’infeudazione, manu militari, della maggior parte degli Stati e dei Governi dell’America Latina, dell’Asia, dell’Oceania e dell’Africa; la creazione e la manutenzione di più di 720 Basi militari ed installazioni logistiche nel mondo (per tentare di assicurare la perpetuazione del loro squallido e bottegaio imperialismo); i ricatti continui e costanti nei confronti delle Petro-monarchie arabe (soprattutto, per rifilare loro armamenti costosissimi e desueti, nonché per obbligarle a vendere il loro “oro nero” a Washington, a prezzi “politici” o scontati); il sotterraneo e lucroso sostegno militare ad entrambi i contendenti della Guerra Iraq-Iran (1980-1988), per indebolire reciprocamente gli eventuali e futuri avversari di Tel-Aviv; l’organizzazione della “trappola” dell’invasione irachena del Kuwait (2 Agosto 1990) e dell’insieme delle manigances successive – come il coinvolgimento dell’ONU (risoluzione 678 del 29 Novembre 1990), la formazione di una Coalizione militare di 34 Nazioni, senza parlare del Desert Shield (o “Scudo nel Deserto” – dal 7 Agosto 1990 al 16 Gennaio 1991), del Desert Storm (o “Tempesta del Deserto” – la campagna di bombardamenti a tappeto sul Kuwait e l’Iraq, a partire dal 17 Gennaio 1991) e del Desert Sabre (o “Lancia nel Deserto” – la “liberazione” del Kuwait e la prima invasione militare dell’Iraq) – per tentare di rilanciare la loro economia, già in pesante recessione, in quegli anni; i lanci di missili sul Sudan e l’Afghanistan; l’invasione dell’Afghanistan contro i Talebani (che non si erano voluti piegare alle esigenze dell’UNOCAL); l’invenzione, a tavolino, di un comodo “nemico virtuale” (la fantomatica ed inafferrabileal-Qā'ida o “La Base”; in realtà, il nome di un banale “data-base” di combattenti arabi e musulmani reclutati, addestrati, armati e fatti affluire in Afghanistan dalla CIA, nel corso della guerra contro i Sovietici, negli anni ‘80/’90), per giustificare ufficialmente gli auto-attentati dell’11 Settembre 2001 che erano stati concepiti, invece, per far sparire le prove documentali del fallimento, già in corso, in quell’epoca, delle principali Banche statunitensi; la pretestuosa trovata delle pericolosissime e mai ritrovate “armi di distruzione di massa” dell’Iraq (per invadere una seconda volta questo Paese, impadronirsi delle sue ricchezze ed eliminare, dalla lista dei potenziali nemici di Israele, il Regime di Saddam Hussein); il fittizio e studiato lancio del Global War on Terror (GWOT) o “Guerra globale” ed “infinita” contro il terrorismo (per distrarre l’opinione pubblica dalle reali problematiche che affliggono gli USA); la perfida ed iniqua distruzione del Libano, della Somalia, dei Balcani, dell’Afghanistan e dell’Iraq; l’esecrabile e nefando rifiuto di mettere un termine al più che sessantennale genocidio della popolazione palestinese e l’ “altruistico” e forsennato finanziamento e potenziamento dei loro più spietati e quotidiani aguzzini (i cosiddetti “buoni” dell’entità settaria e razzista d’Israele!); le infondate e pretestuose accuse che continuano ad essere gratuitamente deversate contro l’Iran; l’ignobile e segreta organizzazione dell’aggressione militare contro la Russia (nell’estate 2008), da parte del Governo del georgiano Saakashvili; le subdole e gratuite provocazioni contro la Cina, prima, durante e dopo le Olimpiadi del 2008; le macchinose e delinquenziali truffe finanziarie perpetrate, come abbiamo visto, negli ultimi 30-37 anni, ai danni del mondo intero; et j’en passe

Ora, avendo bene a mente questo genere di background, quale cittadino italiano/europeo, degno di questo nome, accetterebbe di considerare gli USA come il primo e più sicuro alleato dell’Italia e dell’Europa? Oppure, tollererebbe che si continui sistematicamente ad inviare i giovani militari dei nostri eserciti nazionali, per alimentare, con la loro “carne da cannone”, le cosiddette “guerre per la pace” scatenate, nel mondo, per scopi prettamente economici, da questo genere di delinquenti? O ancora, ammetterebbe di sacrificare – con il harakiri dell’euro e della sterlina segretamente intrapreso dalla BCE e dalla Bank of England (che stanno attualmente acquistando, a più non posso, sui mercati borsistici, la cartastraccia statunitense, per tentare di sostenere il valore intrinseco dei milioni di tonnellate di carta-igienica/dollari che detengono nei loro forzieri!) e la drammatica recessione economica e sociale che inevitabilmente ci attende – l’avvenire del suo stesso popolo, per tentare di salvare, dal tracollo, un tale Stato canaglia?

Credo molto pochi… Eccezion fatta, naturalmente, per quei soliti ed incalliti traditori dei loro rispettivi Popoli-Nazione che, dal 1945, continuano invariabilmente a figurare sul libro paga dei nostri colonizzatori.

Eppure, grazie alla corruzione che impera sovrana tra i nostri politici e tra i redattori dei nostri media, gli USA continuano a passare, agli occhi dell’opinione pubblica, per il principale ed indispensabile “motore” (anche se attualmente, severamente grippato…) del sistema capitalista mondiale.

Questo, come se il capitalismo statunitense ed il capitalismo europeo fossero i “figli gemelli” della stessa madre o i due elementi integrativi o complementari del medesimo meccanismo.

F. Gangsters si nasce


Ma dico: lo si vuole capire o no che il sistema capitalista statunitense – sempre così adulato ed esaltato dai nostrani “domestici” degli interessi della Casa Bianca – non ha mai avuto niente a che fare o a che vedere con l’originario, efficace e, sotto certi aspetti, proficuo (e meno criminale…) sistema capitalista europeo?

Come è facile poterlo accertare (sempre che lo si voglia fare…), infatti, il Capitalismo americano – all’opposto del Capitalismo europeo o “renano” (un Capitalismo che potremmo definire di risparmio preventivo e di investimento produttivo; di guadagno e di ri-investimento endogeno; nonché di espansione industriale e commerciale, graduale e progressiva) – è sempre stato e continuerà invariabilmente ad essere, un Capitalismo di rapina. Un qualcosa, cioè, che tende caratteristicamente a rassomigliare, come due gocce d’acqua, al classico, cupido, canagliesco, chiassoso e concitato attacco alla diligenza della maggior parte dei films Western da pidocchietto.

Quella sua particolare maniera di essere, di esistere e di agire, è sicuramente ed indelebilmente inscritta nel DNA della società americana, sin dall’epoca (1637) del primo grande “affare fondiario” che fu realizzato, sui suoi territori, dai coloni olandesi della Westindische Compagnie(WIC), guidati dall’allora avventuriero e mercenario, di origine francese, Peter Minuit.

Sto parlando, per l’esattezza, della celebre ed “onorevole” acquisizione, presso la sprovveduta tribù pellerossa dei Lenape – in cambio di una consistente manciata di perline di vetro colorato, alcuni scampoli di stoffa e qualche cianfrusaglia in ottone (per un valore complessivo di all’incirca 60 guilder o 24 dollari!) – degli all’incirca 22.000 acri di terra dell’isola di Minnahanock o "isola con molte colline" (l’attualeManhattan Island, nella baia di New York). Oggi, uno dei più cari ed inabbordabili spazi abitativi (se si considera il prezzo al metro quadrato) che esistono in tutti gli USA!

E’ evidente, dunque, che se si riesce a cogliere e ad inquadrare, nella sua giusta dimensione, la particolare logica di quell’ “affare”, si riesce ugualmente a capire chi sono e come tendono usualmente ad agire o ad operare, la maggior parte delle élites di quel Paese e, nel campo delbusiness, i managers e gli unscrupulous speculators del sistema capitalista americano.

Negli USAinfatti, l’unica formula di “riuscita”… che conta, è: tutto, subito e con passione!

Quel tutto, subito e con passione…, ovviamente, essendo sempre e comunque inteso o interpretato, a danno e dispregio di chiunque– dall’esterno dei loro soggettivi ed arbitrari interessi (ad esempio, la “dottrina Monroe” o la “dottrina Brzezinski”) – non sia d’accordo con l’egoistica e pregiudiziale strategia di sistematica truffa, frode, estorsione, appropriazione indebita e spoliazione che è metodicamente perseguita ed applicata dai loro Establishments politico-economici pro-tempore. Democratici o Repubblicani, è kif-kif!

G. L’ultimo tentativo di rapina

Così stando le cose, e vista la paludosa ed impacciante recessione economica nella quale gli States si stanno rapidamente ed inesorabilmente inabissando, mi viene l’atroce e fondato sospetto che i responsabili di quel Paese – per non accettare l’ineluttabile declino del loro Paese – stiano comunque tentando di “architettare” qualcosa.

Quel “qualcosa”… – se riflettiamo – potrebbe essere, ad esempio, la messa a punto di una nuova e più feroce strategia di rapina(soprattutto, se non abbiamo il coraggio di smascherarla rapidamente e contrastarla a tempo!). Ufficialmente presentata, come l’unica e possibile soluzione della crisi. E come al solito, perpetrata soprattutto ai danni dell’insieme delle economie del resto dei Paesi del mondo.

Questa, dunque – se la mia intuizione non mi tradisce – potrebbe essere la possibile falsariga dell’eventuale attuazione della suddetta estorsione:

a. gli Stati Uniti – nel corso delle settimane che seguiranno – si sforzerebbero di convincere la maggior parte dei responsabili delle principali economie del mondo che è assolutamente indispensabile – per trovare un’adeguata e duratura soluzione alla crisi –risanare/moralizzare (sic!) il sistema bancario e finanziario internazionale, uscito dagli accordi di Bretton Woods del 1944;

b. durante lo stesso periodo, si ingegnerebbero altresì di:

1. dimostrare l’impossibilità, per loro stessi ed il resto dei Paesi del blocco occidentale, di potere in qualche modo contribuire, con le proprie forze, a risanare efficacemente e rilanciare concretamente il presente sistema monetario e, di conseguenza, il sistema economico e produttivo del mondo;

2. proporre una serie di soluzioni – in un primo tempo, totalmente inaccettabili – come la nascita di una nuova moneta di riferimento e/o di un nuovo sistema monetario internazionale (sotto l’egida di Washington, naturalmente!);

c. siccome quel genere di proposte non potranno essere accolte dalla maggioranza dei Paesi del G-20, gli Stati Uniti, da qui ad Aprile/Maggio 2009, incomincerebbero segretamente a “cavalcare la crisi” (come d’altronde, già stanno facendo…) e – con l’ausilio di una serie di ulteriori e “pilotati” crack borsistici – farebbero in modo che quest’ultima possa ulteriormente e progressivamente aggravarsi; e questo:

1. sia per peggiorare maggiormente la situazione dell’economia produttiva dei diversi Paesi del mondo (mancanza di investimenti, recessione, chiusura di aziende, aumento della disoccupazione, contrazione dei consumi; dunque, altri fallimenti, altra disoccupazione ed altra recessione);

2. sia per far concretamente pesare sulle spalle della gente comune, gli effetti tangibili (graduale e crescente impoverimento delle classi medie, abbassamento degli attuali livelli di vita; malessere sociale, rivolte del pane, ecc.) della suddetta crisi;

d. l’inevitabile e sostanziale depauperazione della maggior parte degli abitanti dei diversi Paesi del mondo e, soprattutto, di quelli del Blocco occidentale (Stati Uniti compresi…), obbligherebbe quelle popolazioni – progressivamente ridotte all’indigenza ed alla disperazione – sia a piegarsi a nuove e draconiane (attualmente, ancora considerate inaccettabili…) condizioni di lavoro e di retribuzione (che, con il tempo, tenderanno a restituire “concorrenza” all’apparato industriale e commerciale dell’Occidente!) che a fare pressione sui rispettivi governi nazionali, per costringerli ad accettare, anche obtorto collo, l’iniziale diktat statunitense della soluzione della crisi;

e. quel diktat – che sarebbe ufficialmente contrabbandato come Nuovo Ordine Economico Mondiale – potrebbe principalmente consistere:

1. in una rigorosa e controllata svalutazione del dollaro e dell’euro (ad esempio: da 1 milione di dollari o di euro, a semplicemente 1 dollaro/euro);

2. ed in un consequenziale ed automatico azzeramento della maggior parte dei debiti che sono stati fino ad ora contratti, sia dagli Stati Uniti d’America che dagli altri Paesi del blocco occidentale;

f. le eventuali svalutazioni del dollaro e dell’euro contribuirebbero ugualmente a falcidiare (o deprezzare drasticamente…) il valore intrinseco delle incalcolabili quantità di dollari e di euro che sono state rispettivamente accumulate, negli ultimi 25 anni, dalla Cina, l’India, la Russia, il Brasile, il Sud-Africa, l’Indonesia e le più ricche Petro-monarchie arabe del Golfo;

g. quella svalutazione, inoltre:

1. concorrerebbe a fare repentinamente retrocedere, nell’arco di pochi giorni, l’insieme delle succitate Nazioni, alla loro situazione finanziaria che ha preceduto il lancio della globalizzazione;

2. e permetterebbe, agli Stati Uniti d’America – grazie alla loro sempre efficiente e minacciante potenza militare (strettamente coadiuvata, sul terreno, dalle forze militari-mehariste della maggior parte degli Stati valvassini del Blocco occidentale) – di ri-conquistare il primo posto nella graduatoria delle potenze economiche e finanziarie del mondo.

I. Pickpockets per vocazione o War-Mongers per necessità

Se questo è realmente il “piattino” che gli Stati Uniti d’America ci stanno segretamente allestendo, la recente e super mediatizzata elezione (4 Novembre 2008), Presidente formale del Paesedel candidato Barack Obama – che, nel corso dell’avvenuta campagna elettorale, era stato preventivamente e collettivamente appoggiato dai finanzieri della City e di Wall-Street, dal complesso militare-industriale statunitense e dalle lobbies giudaiche che garantiscono, negli USA, gli interessi politici e militari di Israele nel Vicino-Oriente – potrebbe essere “letta” ed effettivamente interpretata come un accadimento assolutamente opportuno e funzionale al succitatopiano di rapina”.

Alla luce di quel possibile “piano”, infatti, sarebbe senz’altro plausibile che l’attuale neo-Presidente Obama possa essere stato appositamente proiettato (da ex sconosciuto…) sul davanti della scena politica e fatto eleggere ad hoc dai suoi sponsors, per fargli soprattutto giocare il ruolo di “imbonitore di servizio” della società statunitense. E, di conseguenza, farlo consapevolmente o inconsapevolmente contribuire, con le sue note e allettanti promesse da New-Deal, a neutralizzare, attenuare o contenere – nella fase della prevista recessione dell’economia statunitense e del consequenziale abbassamento dei livelli di vita della popolazione – l’immancabile malcontento dei milioni di diseredati neri ed ispanici chealtrimenti, con l’aggravarsi degli effetti della crisi, non esiterebbero affatto ad insorgere(come è già avvento, in occasione di altre inquietudini, negli anni ’80 e ’90, ad Atlanta, Denver, La Vegas, Los Angeles, San Francisco, New York, ecc.) e seminare il panico e distruzione all’interno dei territori statunitensi, compromettendo così, sul nascere, le successive ed indispensabili fasi del medesimo “progetto di rapina”.

Sempre se teniamo conto del “piano” in questione, ci rendiamo conto che per gli strateghi di Washington – una volta potenzialmente eliminata la possibilità di una pericolosa e destabilizzante rivolta interna – non vi sarebbe più altra incognita, per riuscire a portare a buon fine il loro taglieggiamento, che l’eventuale reazione della Cina, dell’India, della Russia, del Brasile, del Sud-Africa, dell’Indonesia e delle più ricche Petro-monarchie arabe del Golfo. E, tra quei Paesi, quella – sicuramente più rischiosa – della Cina, dell’India e della Russia: tre potenze nucleari che – dopo avere lungamente operato/lavorato, nonché instancabilmente fornito, nell’ultimo quarto di secolo, prodotti, servizi ed energia alla maggior parte dei Paesi del blocco occidentale – potrebbero pure non essere d’accordo a farsi supinamente azzerare il valore intrinseco dei loro immensi averi in dollari o in euro, e reagire duramente.

Anche in questo caso, però, quel genere di reazioni non dovrebbe troppo turbare il “sonno” dei possibili organizzatori della suddetta ruberia.

Per gli Stati Uniti, infatti, riuscire simultaneamente ad imporre al mondo – attraverso una fraudolenta svalutazione del dollaro e dell’euro  la cancellazione delle loro insanabili passività interne e l’eliminazione della potenza finanziaria delle Nazioni concorrenti, oppure ritrovarsi semplicemente e “candidamente” ad essere vittime di una possibile aggressione militare da parte di qualcuno dei succitati Paesi, contribuirebbe analogamente a fare loro ottenere un medesimo ed identico risultato: quello, in particolare, di potersi artificialmente e rapidamente ricostruire una facile e robusta salute economica, e quindi, riuscire a riaffermare la loro supremazia.

In tutti i casi, conoscendo chi comanda realmente negli USA, potrei perfino aggiungere che la guerra, per gli gnomi di Wall-Street ed i nauseabondi scarafaggi dell’apparato militare ed industriale del Paese, non sarebbe affatto un problema. Anzi, come per il passato, potrebbe addirittura rappresentare una migliore e più gradita soluzione!

Perché, dunque, le corde ed il sapone?

Ve lo lascio immaginare…

di Alberto M. Mariantoni
Fonte: www.cpeurasia.org
Link: http://www.cpeurasia.org/?read=15268



Quale ruolo per l'ONU nella regione dei grandi laghi


I recenti combattimenti nel Congo orientale hanno aperto nuove discussioni sulla funzione dell'ONU in simili situazioni di conflitto e sulla sua effettiva capacità di risolverle. L'ex presidente nigeriano Olusegun Obasanjo, ora inviato delle Nazioni Unite nella regione dei Grandi Laghi africani, ha incontrato sia il presidente congolese Joseph Kabila che il generale ribelle Laurent Nkunda, tentando di stabilire delle condizioni di pace. Tuttavia, solo poche ore dopo sono ripresi gli scontri tra forze del governo e i ribelli. 
Nonostante l'insuccesso di queste prime trattative, non sono tanto le capacità diplomatiche dell'ONU a subire critiche, quanto la mancanza di chiarezza sul ruolo dei caschi blu nella regione. La questione è stata riproposta in seguito agli scontri di Riwindi, una città a 125 km di distanza da Goma, capoluogo della provincia del Nord Kivu: mentre era in corso la battaglia tra i ribelli di Nkunda e le truppe governative, i soldati delle Nazioni Unite si sono ritirati nel proprio campo. "Non potevamo uscire, altrimenti ci saremmo trovati in mezzo al fuoco incrociato," ha dichiarato Paul Dietrich, portavoce militare della MONUC (nome dato alla missione ONU in Congo). 
Molti potrebbero obiettare che trovarsi in mezzo al fuoco incrociato faccia parte dei doveri dei soldati, ma nonostante il mandato ONU affermi che i caschi blu sono lì per proteggere i civili, allo stesso tempo li diffida dal prendere parte ai combattimenti. L'impossibilità di usare la forza contro i ribelli e anche contro le truppe governative, più volte accusate di saccheggi e stupri, ha spinto molti civili congolesi a criticare l'efficacia della MONUC. Kamanzi Bigaragara è un rifugiato nel campo di Kibati, 15 km a nord di Goma: "Da quando siamo qui, i soldati ONU non sono mai venuti. I ribelli possono venire qui a combattere l'esercito del governo e ucciderci quando vogliono... La MONUC non ci protegge affatto".
Dietrich sostiene che le forze di pace hanno le mani legate: "Il peacekeeping non è un lavoro semplice. Le forze di pace sono lì dove nessun altro vuole andare. Ma non sempre abbiamo il permesso di fare ciò che la gente crede possibile in termini di protezione." Secondo l'algerina Leila Zerrougui, numero due della MONUC, sono sorti questi problemi perché l'attività di peacekeeping solitamente segue la risoluzione di un conflitto, avendo come scopo quello di mantenere una pace che, seppur fragile, è già stata raggiunta. Nel caso paradossale del Congo, invece, le forze dell'ONU hanno il compito di mantenere una pace che non c'è: "I civili vedono i mezzi della MONUC, vedono la polizia, vedono l'esercito, ma non vedono la differenza, e questo accade perché siamo in una situazione di conflitto."
La MONUC è la più grande forza di pace nel mondo, con 17.000 soldati di circa 50 diverse nazionalità. I maggiori contingenti provengono da Pakistan e India, che hanno inviato più di 3.000 truppe, ma anche da Bangladesh, Uruguay, Nepal e Sudafrica, con più di 1.000 unità. La missione nacque il 24 febbraio 2000 per decisione del Consiglio di Sicurezza, con l'obiettivo di monitorare il processo di pace dopo la guerra civile in Congo. Attualmente ha un budget operativo di quasi 1,2 milioni di dollari.
Con queste cifre, molti congolesi non riescono a capire come mai non siano meglio protetti, ma spesso non considerano altri fattori che complicano la situazione. "Non dimentichiamoci che il Congo è grande quanto l'Europa occidentale e non ha un rete stradale degna di questo nome. Inoltre, abbiamo molti altri progetti al di fuori della provincia del Nord Kivu," afferma Dietrich, che lamenta anche l'inaffidabilità dei contendenti: "Le forze del governo vanno avanti con le loro iniziative, mentre i ribelli non rispettano il cessate il fuoco. Bisogna andare sul campo di battaglia e mettersi tra i due schieramenti per mediare. A volte non ascoltano. Per questo lavoro, è necessaria la collaborazione di tutti." 
La MONUC si occupa anche dell'addestramento di esercito e polizia locali. All'inizio dell'anno, l'ONU aveva programmato una riduzione dei suoi soldati nel paese, per concentrarsi sui diritti umani, sullo stato di diritto e altre riforme strutturali. Ma quando a agosto ripresero i combattimenti, i piani cambiarono. "Per il 2008," continua Dietrich, "alla missione era stato chiesto di portare stabilità e sostenere le forze governative attraverso l'addestramento - e lo abbiamo fatto - ma sfortunatamente non abbiamo avuto successo nella regione del Kivu. Penso che stiamo facendo quello che possiamo con i nostri mezzi, non si deve dimenticare che stiamo proteggendo decine di migliaia di profughi in accampamenti." Il portavoce militare non nasconde le difficoltà attuali: "Dopo così tanti scontri e così tante tregue dichiarate, c'è una certa confusione all'interno della missione, riguardo a quale dovrebbe essere il nostro mandato e a quali saranno i prossimi passi da fare."
Il futuro della MONUC sarà deciso a fine anno dal Consiglio di Sicurezza dell'ONU. Intanto Alain Doss, il capo della missione, ha richiesto altri 3,100 caschi blu. Leila Zerrougui, a Goma per valutare la situazione in prospettiva futura, ha dichiarato che il successo della MONUC non dipenderà solo dall'invio di nuove truppe, ma soprattutto da come questi soldati saranno dispiegati sul territorio. Purtroppo, a causa della precaria rete stradale, gli spostamenti non saranno molto rapidi. Zerrougui ha anche espresso la necessità di un mandato più chiaro per la missione: "Il Consiglio di Sicurezza deve sapere che lo scenario è cambiato. Abbiamo bisogno di chiarificazioni, perché stiamo sostenendo un esercito che a volte saccheggia e spara alla popolazione... Quando i militari si trovano di fronte a una situazione del genere, cosa possono fare?"

di Marco Menchi

Link: http://clarissa.it/esteri_int.php?id=1048

Fonte: Inter Press Service, Johannesburg (Sudafrica)



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