sabato 15 novembre 2008

Razzismo su Facebook: gruppi italiani contro i rom


Facebook, il noto servizio internet di relazioni sociali, è finito nel mirino dell'antirazzismo europeo: il partito dei Socialisti europei (Pse) ha denunciato l'esistenza di ben sette gruppi razzisti di orientamento antizigano presenti su Facebook

Facebook, il noto servizio internet di relazioni sociali, è finito nel mirino dell'antirazzismo europeo: il partito dei Socialisti europei (Pse) ha denunciato l'esistenza di ben sette gruppi razzisti di orientamento antizigano presenti su Facebook. Da notare che sono tutti basati in Italia, e secondo i socialisti europei, sono appoggiati da "ben note organizzazioni fasciste". I nomi dei gruppi non lasciano spazio all'immaginazione: "Odio gli zingari" (7383 membri), "Diamo un lavoro agli zingari: collaudatori di camere a gas" (681 membri), "Odio gli zingari al semaforo" (2813 membri), "Basta zingari a Vicenza" (1692 membri), "Rendiamo utlii gli zingari...trasformiamoli in benzina verde!" (312 membri), "Quelli che disprezzano gli zingari" (228 membri), "Sbattiamo fuori dal nostro paese tutti questi rom, zingari!!!!!" (187 membri). Visitando le loro pagine Facebook si può rimanere sorpresi dal fatto che sono composti da gente almeno all'apparenza normale, che si presenta con foto sorridenti e gaie. Non si direbbe che si tratta di razzisti che si nascondono dietro al semi-anonimato di internet per propagandare idee che si dovrebbero ritenere incompatibili con la vita di un paese democratico. Però leggendo i loro post e ricordando "La banalità del male" di Hannah Arendt, ci si accorge come il razzismo possa essere veramente banale e pericoloso quanto banali e pericolose le persone che lo propagandano e sostengono.

Scrive Mirko riferendosi al nome del gruppo di cui fa parte ("Sbattiamo fuori dal nostro paese tutti questi rom,zingari!!!!!"): "cmq sullo "sbattiamo fuori" siamo stati troppo buoni...io farei come faceva hitler, li bruci nei forni, e col grasso rimasto ci fai qualcosa di buono x il sociale...almeno anche loro possono dire di essere esistiti per uno scopo". Molti altri sostengono incredibilmente di non essere razzisti, ma di odiare soltanto gli zingari. La notizia che Martin Schulz, leader del gruppo Pse al Parlamento europeo, e il capodelegazione italiano al Pse Gianni Pittella abbiano denunciato il fatto e chiesto la loro espulsione da Facebook non tarda a sollevare commenti indignati: "che cosa??? Ci espellono pure da facebook?? Questo è un paese libero!! Dobbiamo essere liberi di esprimele le nostre opinioni! E poi stiamo parlando di zingari!!! Non di "persone"!!! Dio quanto li odio!!! E li proteggono pure!!!!" scrive Maria, a cui fanno coro esclamazioni simili.

Casi simili avvenuti in precedenza hanno però dimostrato la reticenza di Facebook nel rimuovere gruppi controversi. In agosto dei parlamentari britannici avevano chiesto la chiusura di un gruppo di sostenitori del partito fascista British national party che si presentava nella propria pagina su Facebook con un'immagine inneggiante al Ku Klux Klan. Sotto di essa un invito a impiccare i cittadini di colore e unirsi alla battaglia per combattere il male e ripulire la Gran Bretagna. Nonostante la grande pressione politica e la decisione di sei multinazionali di sospendere la loro pubblicità dal sito, Facebook ha fatto appello alla libertà di espressione per non bandire il gruppo dai suoi server, su cui è tuttora presente.


Tratto da 
Il Redattore Sociale

Il fallimento del "Plan Colombia-USA"


Secondo un rapporto che è stato reso noto nei giorni scorsi dal Congresso americano, il cosiddetto "Plan Colombia-USA" avrebbe fallito il raggiungimento di molti dei suoi obiettivi finalizzati alla riduzione delle coltivazioni illegali di droga, tanto che nel documento si propone anche di trasferire al governo colombiano alcune operazioni e una parte dei fondi destinati ad un programma di sicurezza.
Il dossier evidenzia che l'obiettivo di ridurre della metà la coltivazione e la distribuzione di droga non è stato raggiunto. Secondo la GAO (Ufficio di contabilità del Congresso), infatti, se da una parte la coltivazione del papavero e la produzione di eroina si è ridotta del 50%, è anche un dato di fatto che i livelli di coltivazione e di produzione di cocaina sono aumentati rispettivamente del 15% e del 4%.
Il rapporto esce in un momento in cui molti sono favorevoli alla riduzione degli aiuti alla Colombia, complice anche il clima di crisi economica che ha colpito gli Stati Uniti e la scoperta di una "cupola militare" all'interno dell'esercito che con le sue azioni non rispettava i più elementari diritti umani.
Si calcola che nel 2008 il governo Uribe abbia già ricevuto 543 milioni di dollari che portano la cifra spesa dagli Usa per tutto il programma, iniziato nel 1999, a ben 5.000 milioni di dollari.
Ancora nessuna reazione ufficiale da parte colombiana, anche se il governo difende il progetto per mezzo del quale si sarebbe ridotta la quantità di droga esportata verso gli Usa, tanto che il ministro della difesa Juan Manuel Santos si è detto disposto ad andare negli Sati Uniti per incontrare il neo presidente Obama ed il suo staff per impedire la chiusura del programma.
di Paolo Menchi

La debacle dei fondi comuni obbligazionari


In altre occasioni avevamo sottolineato l'inadeguatezza del servizio offerto nel complesso dalla "industria" finanziaria del risparmio gestito, fondi comuni di investimento in particolare. Quello che veniva sottolineato erano gli eccessivi costi di intermediazione a carico del risparmiatore oltre che gli scadenti risultati.
Con la crisi dei mercati internazionali questo binomio negativo si è acuito e la corsa al riscatto, iniziata diversi mesi fa, ha assunto le forme e le dimensioni di una vera debacle. Basti pensare che i soli fondi comuni di investimento del settore obbligazionario hanno evidenziato, solo per l'Italia, una perdita di oltre 55 miliardi di euro. 
I piccoli risparmiatori orientati in questo momento soprattutto a salvaguardare i loro investimenti puntano ai settori tradizionali: titoli di stato, prodotti bancari quali pronti contro termine e certificati di deposito.
Questi ultimi sono i protagonisti di una vera e propria resurrezione. Negletti per molti anni come prodotti tradizionali e quindi superati hanno riacquistato, grazie alla crisi finanziaria internazionale, un notevole interesse da parte degli investitori nonché dalle banche che li hanno riscoperti come interessanti strumenti di raccolta diretta.
di Lovanio Belardinelli

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