giovedì 6 novembre 2008

Generale in capo David Petraeus, lo "strano guerriero" che decide le sorti USA sul campo





Qualcuno negli Stati Uniti e non solo, si sta interrogando sull'anomala figura rappresentata dal generale David Petraeus, che è diventato comandante del CentCom, il Central Command Usa, la cui area di responsabilità è tutto il Medio oriente (le due guerre in corso in Iraq e Afghanistan, la tensione con l'Iran, la crisi Israele-Palestina, Libano e Siria). Così, sarà per quello strano cognome che riecheggia assonanze da tardo impero romano, sarà perché, ricordano i giornali statunitensi, è stato comandante della famosa 101ma Brigata corazzata che sbarcò in Normandia e che fu a suo tempo comandata da Eisenhower (che poi diventò presidente), ma sono im molti a guardare a questo «strano guerriero» che avanza e che vanta la svolta militare, in extremis, che ha, solo in parte, capovolto le sorti della guerra di Bush in Iraq.


Soprattutto ora che c'è stata la straordinaria elezione a presidente di Barack Hussein Obama. Obama è stato eletto a furor di popolo, ma non è ancora insediato. Nell'interrregno che dura fino a metà gennaio, governerà l'America ancora lo screditato e fallimentare George W. Bush. Quindi rischiamo da oggi di avere una sorta di dualismo di poteri: quello del nuovo, legittimo presidente degli Stati uniti in pectore pronto a prendere il suo posto di comando, e dall'altra il predecessore che fa lo scatolone per andarsene ma che in realtà è ancora, a tutti gli effetti, il presidente. 
Attenti allora. A lui, ai suoi possibili colpi di coda che già fanno capolino dai quattro angoli del pianeta. Soprattutto al lascito più pesante: 635miliardi di dollari investiti nel bilancio del Pentagono che fanno da sentinella ai 700miliardi di dollari impegnati per salvare il disastro finanziario americano. Uno strascico bellico non è da escludere se in gioco è il primato. Del resto la giornata di ieri sembrava allestire il teatro - tra irruzione di carri armati israeliani a Gaza, raid aereo Nato in Afghanistan che ha provocato una strage di civili, dichiarazione russa sull'installazione di missili Iskander nell'enclave di Kaliningrad come ritorsione allo Scudo antimissile di Bush installato a Praga e Varsavia. 

Ma è credibile che un presidente disarcionato e impresentabile trascini all'ultimo momento la più potente nazione della terra nell'ennesima sfida armata, magari all'imperituto stato canaglia rappresentato dall'Iran di Ahmadi Nejad o contro Damasco come ha dimostrato il sanguinoso recente raid in territorio siriano? Tanto da coinvolgere anche il neopresidente eletto Obama che tante speranze di pace invece suscita? 

Il dato certo è questo dell'interregno. Nel quale, in modo assolutamente sotterraneo, ad essere davvero «presidente» sul campo sarà proprio il generale in capo David Petraeus. Il plenipotenziario d'Oriente è arrivato in questi giorni a Kabul, non prima d'essere passato in Pakistan ad incontrare, proprio come un capo di stato, il neopresidente Asif Ali Zardari. All'ordine del giorno le tensioni tra Washington, Kabul e Islamabad per il disastro degli attacchi missilistici e aerei che provocano stragi di civili e la rivolta delle popolazioni locali, ma soprattutto il tentativo di inscrivere quelle aree, comprese quelle turbolente delle «regioni tribali» nella logica già sperimentata in Iraq da Petraeus della «guerra speciale» di controguerriglia, capace di assoldare tribù locali le une contro le altre e tutte contro Al Qaeda. Spostando inoltre massicciamente, con l'accordo del neopresidente Obama, truppe dall'Iraq. 

Chissà se ora Petraeus arriverà anche sul fronte del Caucaso, a Praga e Varsavia per lo Scudo, a CampBondsteel in Kosovo nella più grande base americana in Europa, a Vicenza o a Pratica di Mare che il governo Berlusconi promette di trasformare in una base americano-atlantica? Comunque per due mesi e mezzo è lui l'uomo più autorevole per l'uso della forza. Alla cerimonia della nuova investitura nella base dell'Air Force MacDill a Tampa Bay, il ministro delle difesa Robert Gates - che, arriva notizia, il neopresidente Obama intenderebbe confermare nella carica - ha definito Petraeus «l'uomo giusto al momento giusto».

di Tommaso Di Francesco

Link: http://www.megachip.info/modules.php?name=Sections&op=viewarticle&artid=8256

"Obama ha vinto le elezioni grazie a Internet".Il settore della Pubblicità on line cresce e sfugge alla crisi


Grande ottimismo fra i 6.000 operatori allo Iab Forum di Milano Un mercato che secondo le previsioni nel 2009 farà un +20%

Comodo per gli utenti, poco costoso per gli inserzionisti pubblicitari

C'è molta euforia tra i 6.000 operatori che aderiscono alla seconda giornata dello Iab Forum di Milano. Si parla del futuro della pubblicità on line e, di telefonino in telefonino, corre una sola frase: "Obama ha vinto le elezioni grazie a Internet". Un talismano, che gli addetti ai lavori agitano per scacciare i fantasmi della crisi che, per fortuna, sul comparto della pubblicità online non pesa più di tanto. "Il nostro mercato crescerà del 20% nel 2009, raggiungendo un miliardo di euro. Lo spazio per crescere esiste: in Inghilterra i soldi investiti sul web dalle aziende rappresentano il 18% del mercato (in Italia siamo al 7,5%)", sottolinea Layla Pavone, presidente Iab Italia, che mostra la forte adesione delle imprese al Forum 2008, +35% sull'anno scorso.  Luca Colombo di Microsoft Online, certifica la crescita del mercato: "Il nostro Windows Live Messenger ha raggiunto a settembre un picco di 13,7 milioni di utenti e sul nostro network le pagine viste sono state ben due miliardi".  Ma quali sono le ragioni di questa tenuta in tempi di crisi? Dice Pierpaolo Zollo del sito confronta-prezzi Kelkoo: "Il web tira perché gli utenti già cercano online i regali di Natale per spendere meno, informarsi, e non mettersi in coda nei centri commerciali".  "L'interesse per il web è stato in parte riacceso anche dalla case history di Obama, che ha confermato la forza vincente della rete" dice Francesco Barbarani  di MySpace Italia. Ma oltre al "turbo" Obama c'è anche un aspetto positivo che, a sorpresa, scaturisce dalla recessione. Lorenzo Montagna di Yahoo Italia legge la crisi come un'opportunità: "Internet si sta rivelando un ottimo media per chi vuole continuare a investire in comunicazione, senza spendere cifre enormi. Con costi molto accessibili la grande rete permette alle industrie di raggiungere copiose audience: il nostro Answers, che offre risposte su qualsiasi tema, ha sette milioni di utenti, solo in Italia". 
Altra parola-chiave dello Iab Forum 2008, che si conclude oggi con gli spazi dedicati alle grandi aziende, è: "contenuto gratis". Citando "Free", il nuovo libro del guru californiano Chris Anderson dedicato ai "prodotti gratuiti" online, Walter Hartsarich, presidente di Aegis Media Italia, ricorda: "Il modello di business di Internet è la pubblicità interattiva nelle sue svariate forme. Un grande portale di news come Repubblica.it, può offrire contenuti gratuiti a fronte delle inserzioni pubblicitarie ricevute".  Anche il sottosegretario alle Comunicazioni Paolo Romani ha fatto un po' l'americano definendo Internet "il grande driver dello sviluppo industriale anche per le piccole e medie imprese". 
di GABRIELE DI MATTEO

URSS-USA: il crollo avvenuto, il crollo che verrà PARTE I


PARTE I

DIMITRY ORLOV
Energy Bullettin

[1] Buonasera, signore e signori. Io non sono un esperto, né uno studioso, né un attivista. Più che altro sono un testimone oculare. Ho assistito al crollo dell’Unione Sovietica e ho cercato di condensare le mie osservazioni in un messaggio conciso. Lascio a voi stabilire quale sia l’urgenza di questo messaggio. 

Nella mia presentazione di stasera parlerò della mancanza di una preparazione al collasso qui negli Stati Uniti. Paragonerò la situazione attuale a quella dell’Unione Sovietica prima del collasso. L’artificio retorico che utilizzerò sarà quello del “gap di collasso”, che fa il verso al gap nucleare, al gap spaziale e a tutti gli altri “gap” fra superpotenze che andavano di moda nel periodo della Guerra Fredda. 



        Sopravvivere al crollo

        La mia premessa

        • Il crollo dell’Unione Sovietica è avvenuto circa 17 anni fa. Gli Stati Uniti ad un certo punto collasseranno (economicamente e politicamente).

        • Le date esatte in cui avverranno i collassi sono impossibili da prevedere. Ma una delle cose più certe che sappiamo riguardo gli imperi è che tendono a crollare. Non ci sono eccezioni.

        • Il crollo sovietico era più difficile da prevedere per motivi di segretezza. Molti segnali di difficoltà manifestatisi negli Stati Uniti indicano che potrebbero collassare in qualsiasi momento.

        • Il crollo sovietico ha molto da insegnare agli Stati Uniti. Le differenze sono tanto interessanti quanto le analogie.
        © 2006 Dmitry Orlov 2

[2] Il collasso economico è generalmente un argomento piuttosto triste. Ma io sono una persona ottimista ed allegra e sono convinto che, con un minimo di preparazione, questi eventi possono essere superati. Come starete probabilmente sospettando, io ho una vera passione per i collassi economici. Forse, quando sarò molto vecchio, tutti i collassi inizieranno a sembrarmi uguali, ma per il momento non sono ancora arrivato a questo punto. 

E quello che è in arrivo mi intriga davvero. Da ciò che ho visto e letto, ci sono ottime possibilità che l’economia degli Stati Uniti stia per crollare in qualche momento del prossimo futuro. Parrebbe anche che non saremo particolarmente preparati quando ciò avverrà. Da come stanno le cose, l’economia americana è pronta per esibirsi in qualcosa di simile ad un numero di disapparizione. Ed è per questo che desidero mettere a frutto le mie osservazioni sul collasso sovietico. 

          Sopravvivere al crollo

          Analogie tra Unione Sovietica e Stati Uniti

          • Sono due imperi militari e industriali successivi alla Seconda Guerra Mondiale.

          • Sono fondati sul progresso tecnologico e la crescita economica.

          • Hanno cercato di diffondere le loro ideologie nell’intero pianeta.

          • Hanno esercitato un controllo politico ed economico su molti paesi.

          • Sono rimaste di pari forza per diversi decenni.

          • Infine hanno fatto bancarotta.


          (Queste similitudini giustificano il ragionamento per analogie).
          © 2006 Dmitry Orlov 3

[3] Posso anticipare che alcune persone non reagiranno con favore nel vedere il loro paese paragonato all’URSS. Vi garantisco che il popolo sovietico avrebbe reagito allo stesso modo se fossero stati gli Stati Uniti a collassare per primi. Sentimenti a parte, noi abbiamo due superpotenze del 20° secolo che desideravano più o meno le stesse cose: cose come progresso tecnologico, crescita economica, piena occupazione e dominio del mondo, ma non erano d’accordo sui mezzi per perseguirle. E hanno ottenuto identici risultati: ognuna di esse ha avuto una buona partenza, ha intimidito l’intero pianeta e ha fatto vivere l’altra nella paura. E alla fine ognuna di esse ha fatto bancarotta. 

        Sopravvivere al crollo

        Vincitore o secondo classificato

        Corsa allo spazio

        Corsa agli armamenti

        Corsa alle carceri

        Gara per l’impero del male più odiato
        © 2006 Dmitry Orlov 4

[4] Gli USA e l’URSS si trovavano su un piano di parità in molti settori, ma permettetemi di menzionarne solo quattro. 

Il programma spaziale umano dell’Unione Sovietica è ancora vivo e vegeto sotto la direzione russa e oggi offre i primi voli charter spaziali mai realizzati. Gli americani invece sono costretti a fare l’autostop alla Soyuz e le loro restanti navette spaziali sono ferme in negozio.

La corsa agli armamenti non ha avuto un chiaro vincitore, e questa è una splendida notizia, perché la Distruzione Reciproca Assicurata rimane in vigore. La Russia possiede ancora oggi più testate nucleari degli USA nonché una tecnologia di missili da crociera supersonici che permette di penetrare qualsiasi scudo missilistico, soprattutto se inesistente. 

La Corsa alle Carceri vedeva un tempo i sovietici decisamente in testa, grazie al loro innovativo programma GULAG. Ma lentamente essi hanno perso il proprio vantaggio e alla fine la Corsa alle Carceri è stata vinta dagli americani, con la più alta percentuale di persone in galera mai registrata. 

La Gara per l’Impero del Male più Odiato è stata vinta anch’essa, alla fine, dagli americani. E’ facile, ora che non hanno più nessun concorrente. 

        Sopravvivere al crollo

        Gli Stati Uniti si trovano di fronte gli stessi problemi che hanno contribuito al crollo sovietico

        • Guerre impossibili da vincere (Afghanistan, Iraq,… Iran?)

        • Produzione di petrolio in calo (la produzione di petrolio sovietica ha raggiunto il picco un paio d’anni prima del collasso)

        • Budget militari fuori controllo

        • Deficit insostenibili e debito estero

        • Sistema politico corrotto, ostinato, indifferente, incapace di fare delle riforme

        • Manie di grandezza che impediscono di discutere onestamente dei problemi
        © 2006 Dmitry Orlov 5

[5] Continuando la nostra lista di similitudini tra superpotenze, molti dei problemi che affondarono l’Unione Sovietica mettono oggi a repentaglio anche gli Stati Uniti. Ad esempio, un enorme esercito, ben equipaggiato, molto costoso e senza una missione precisa, impantanato a combattere i ribelli musulmani. Oppure la carenza energetica legata al picco della produzione petrolifera. O ancora un bilancio commerciale costantemente in deficit che ha prodotto la deriva del debito con l’estero. Si aggiunga a ciò un’immagine deludente, un’ideologia inflessibile e un sistema politico inerte. 

          Sopravvivere al crollo

          Le economie sono suscettibili di “cedimento a cascata”

          • Problemi insolubili si accumulano nel tempo

          • I meccanismi di compensazione sono utili solo fino ad un certo punto

          • Un certo numero di eventi può portare l’economia ad uno stato di shock

          • Molteplici effetti a catena impediscono di ritornare ai consueti affari

          • La scivolata verso il basso prende velocità per conto suo

          • Il sistema politico resta intatto ma subisce la paralisi
          © 2006 Dmitry Orlov 6

[6] Un collasso economico è stupefacente da osservare ed è molto interessante se descritto con accuratezza e nei dettagli. Una descrizione generale spesso non rende giustizia, ma lasciate che ci provi lo stesso. Un’organizzazione economica può sopravvivere per un certo periodo dopo essere divenuta insostenibile, grazie alla semplice inerzia. Ma a un certo punto un’ondata di promesse non mantenute e di aspettative non realizzate spazza tutto via verso il mare. Una tale insostenibile organizzazione si fonda sull’assunto che sia eternamente possibile prendere in prestito denaro dall’estero in quantità sempre maggiori, pagare sempre più importazioni energetiche, mentre i prezzi di queste importazioni continuano a raddoppiare ogni pochi anni. Denaro gratis con cui comprare energia è come dire energia gratis, e l’energia gratis non esiste in natura. Questa condizione è pertanto provvisoria. Quando il flusso energetico tornerà di colpo ad equilibrarsi, gran parte dell’economia americana sarà costretta a chiudere i battenti. 

          Sopravvivere al crollo

          Ambiente post-crollo: le conseguenze immediate

          • Dislocamento sociale, disoccupazione, condizione di senzatetto, disperazione

          • Le autorità non ispirano più rispetto. L’autorità giudiziaria è sopraffatta, soppiantata dall’autodifesa a livello locale e dalla sicurezza privata. Molte leggi vengono universalmente ignorate.

          • Carenza diffusa di molti prodotti di base, specialmente cibo, combustibili e medicinali.

          • Rinuncia all’assistenza di base o razionamento. Deterioramento e diminuzione delle infrastrutture. Molte calamità, grandi e piccole.

          • Non sono più possibili piani a lungo termine. Neanche i nuovi grandi progetti vengono presi in considerazione. Ogni adattamento riuscito dipende dalle infrastrutture e dalle scorte esistenti.
          © 2006 Dmitry Orlov 7

[7] Ho descritto in dettaglio ciò che è accaduto alla Russia in uno dei miei articoli, che è reperibile presso SurvivingPeakOil.com. Non vedo perché ciò che sta avvenendo negli Stati Uniti dovrebbe essere del tutto dissimile, almeno in termini generali. Gli elementi specifici saranno diversi, e ne parleremo tra un momento. Dovremo senz’altro aspettarci carenza di combustibile, di cibo, di medicinali e di innumerevoli articoli di consumo, mancanza di elettricità, di gas e di acqua, collasso del sistema dei trasporti e di altre infrastrutture, iperinflazione, fallimenti aziendali diffusi e licenziamenti di massa, il tutto unito a molta disperazione, confusione, violenza e assenza di legalità. Di certo non è lecito aspettarsi grandi piani di salvataggio, programmi tecnologici innovativi o miracoli di coesione sociale. 

          Sopravvivere al crollo

          Ambiente post-crollo: cosa accade dopo?

          • Emerge quasi immediatamente una nuova economia di sussistenza/basata sul baratto.

          • I vecchi capitali – titoli, obbligazioni, scorte di capitali, contanti – sono tutti senza valore. Relazioni, favoritismi, accesso alle scorte – risultano essere di valore durevole.

          • Scorporo di attività: i beni vengono smantellati e riusati, accumulati o venduti a pezzi. Molti articoli di valore vengono esportati (specialmente oggetti d’arte, pezzi d’antiquariato, attrezzature scientifiche e industriali).

          • Elementi della criminalità organizzata, ex militari ed ex membri dell’autorità giudiziaria si mescolano (molto disordinatamente) in nuove strutture di potere.
          © 2006 Dmitry Orlov 8

[8] Quando si trovano di fronte a simili evenienze, alcune persone comprendono in fretta cosa devono fare per sopravvivere, e iniziano a fare queste cose, spesso senza il permesso di nessuno. Emerge una specie di economia completamente informale e spesso semi-criminale. Essa si fa strada liquidando e riciclando i resti della vecchia economia. E’ fondata sull’accesso diretto alle risorse e sull’uso della forza, piuttosto che sul diritto di proprietà o sull’autorità della legge. Le persone che hanno dei problemi con questo modo di fare le cose, si trovano rapidamente fuori dal gioco. 

Queste sono le linee generali. Ora vediamo qualche elemento specifico. 

          Sopravvivere al crollo

          Alloggi
          Image Hosted by ImageShack.usImage Hosted by ImageShack.us

          • Proprietà dello stato

          • Proprietà di banche o grandi imprese

          • Senza canone di affitto

          • Preclusioni del diritto ipotecario, sfratti

          • Accessibili dai mezzi pubblici

          • In gran parte inaccessibili se non con l’automobile

          Tutti restano dove si trovano

          Flusso di gente in fuga dalle periferie
          © 2006 Dmitry Orlov 9

[9] Un punto fondamentale della preparazione al collasso sta nell’assicurarsi di non aver bisogno di un’economia funzionante per continuare ad avere un tetto sulla testa. In Unione Sovietica tutte le abitazioni erano di proprietà del governo, che le rendeva direttamente disponibili alla gente. Poiché il governo curava anche la costruzione di tutte le abitazioni, esse venivano costruite solo nei luoghi che il governo era in grado di servire con i trasporti pubblici. Dopo il collasso, quasi tutti riuscirono a conservare la propria casa.

Negli Stati Uniti ben poche persone sono proprietarie della propria casa, e anche chi lo è ha bisogno di un reddito per pagare le tasse sulla proprietà. Le persone senza un reddito hanno di fronte il destino dei senzatetto. Quando l’economia collassa, sono poche le persone che riescono a conservare un reddito, quindi il numero dei senzatetto crescerà esponenzialmente. Si aggiunga a questo la dipendenza dall’automobile di molte periferie e ciò che si ottiene sarà una migrazione di massa dei senzatetto verso i centri cittadini. 

        Sopravvivere al crollo

        Mezzi di trasporto
        Image Hosted by ImageShack.usImage Hosted by ImageShack.us

        • Pubblici

        • Privati, per lo più automobili e camion

        • Continuano a funzionare

        • Si fermano per la scarsità di carburante

        • Compattano le città lungo le linee

        • I centri cittadini si allargano e muoiono

        • Infrastrutture conservabili

        • Più buche che strade

        Tutti a bordo

        Tutti a piedi, vendendo biciclette, spingendo carrelli da supermercato
        © 2006 Dmitry Orlov 10

[10] In Unione Sovietica i trasporti pubblici erano più o meno gli unici trasporti esistenti, però ce n’erano moltissimi. C’era anche qualche auto privata, ma erano così poche che i razionamenti e la scarsità della benzina erano quasi sempre privi di conseguenze. Tutte queste infrastrutture pubbliche erano concepite per essere sostenibili all’infinito e continuarono a funzionare anche mentre il resto dell’economia collassava. 

La popolazione degli Stati Uniti è quasi integralmente dipendente dall’automobile ed è nelle mani di un mercato che provvede all’importazione, alla raffinazione e alla distribuzione del petrolio. Dipende anche dai continui investimenti pubblici nella costruzione e manutenzione delle strade. Le stesse automobili necessitano di un flusso incessante di pezzi di ricambio d’importazione, e non sono state progettate per durare molto a lungo. Quando tutti questi sistemi intricatamente connessi tra loro cesseranno di funzionare, buona parte della popolazione si troverà appiedata. 

        Sopravvivere al crollo

        Occupazione
        Image Hosted by ImageShack.usImage Hosted by ImageShack.us

        • Prevalentemente pubblica

        • Prevalentemente privata

        • Rallentamenti

        • Chiusure

        • Stipendi in ritardo

        • Licenziamenti di massa

        • Livelli massicci di scorte

        • Poche scorte

        • Accesso continuo / baratto

        • Liquidazione

        Transizione graduale

        Disoccupazione immediata
        © 2006 Dmitry Orlov 11

[11] Il collasso economico, a conti fatti, colpisce l’impiego pubblico quanto l’impiego privato. Solo che le burocrazie di governo, essendo più lente ad agire, collassano più lentamente. Inoltre, poiché le aziende di proprietà dello Stato tendono a essere inefficienti e ad accumulare prodotti in magazzino, vi saranno grandi quantità di tali prodotti che i dipendenti potranno portarsi a casa e utilizzare nel baratto. Gran parte dei posti di lavoro sovietici erano nel settore pubblico, e ciò diede alla gente un po’ di tempo in più per pensare al da farsi.

Le aziende private tendono a essere più efficienti sotto molti aspetti. Ad esempio nel licenziare il personale, chiudere i battenti e liquidare i propri beni. Poiché la maggior parte dei posti di lavoro negli Stati Uniti sono nel settore privato, dobbiamo aspettarci che la transizione verso la disoccupazione permanente sarà, per molte persone, piuttosto brusca. 

        Sopravvivere al crollo

        Famiglie
        Image Hosted by ImageShack.usImage Hosted by ImageShack.us

        • 3 generazioni sotto lo stesso tetto

        • Nuclei familiari singoli

        • Molto unite (ma infelici?)

        • Alienate (e infelici?)

        • Geograficamente raggruppate

        • Geograficamente sparpagliate

        • Abituate alle avversità

        • Sensazione di avere dei diritti acquisiti

        La vita va sempre avanti

        Lasciate in difficoltà tra sconosciuti
        © 2006 Dmitry Orlov 12

[12] Di fronte alle avversità, la gente tende normalmente a cercare sostegno nella propria famiglia. L’Unione Sovietica soffriva di una cronica scarsità di abitazioni, il che costringeva tre generazioni di persone a vivere insieme sotto lo stesso tetto. Ciò non le rendeva felici, ma almeno faceva sì che fossero abituate le une alle altre. Ognuno si aspettava di dover rimanere per sempre insieme agli altri, qualunque cosa accadesse. 

Negli Stati Uniti le famiglie tendono ad essere atomizzate, sparpagliate per diversi stati. A volte hanno difficoltà a sopportarsi anche quando si riuniscono per Natale o per il Giorno del Ringraziamento, perfino nei momenti migliori. Potrebbe essere difficile, per loro, andare d’accordo nei momenti brutti. C’è anche troppa solitudine in questo paese e dubito che il collasso economico riuscirà a curarla. 

        Sopravvivere al crollo

        Denaro
        Image Hosted by ImageShack.usImage Hosted by ImageShack.us

        • Di valore simbolico

        • Moneta sonante

        • Diviso tra gli amici

        • Quasi mai diviso

        • Reddito non essenziale

        • Reddito essenziale per sopravvivere

        • Più importanti gli amici

        • Più importante il denaro

        Squattrinati, ma non importa

        Squattrinati e indifesi
        © 2006 Dmitry Orlov 13

[13] Per tenere il male sotto controllo, gli Stati Uniti hanno bisogno di denaro. Un collasso economico è solitamente accompagnato da iperinflazione, che spazza via i risparmi. C’è anche disoccupazione rampante, che spazza via i salari. Il risultato è una popolazione ridotta in larga parte senza un centesimo. 

In Unione Sovietica col denaro si otteneva ben poco. I soldi venivano considerati gettoni piuttosto che simbolo di ricchezza e li si divideva con gli amici. Molte cose – tra cui la casa e i trasporti – erano gratuite o quasi gratuite. 

        Sopravvivere al crollo

        Prodotti di consumo 
        Image Hosted by ImageShack.usImage Hosted by ImageShack.us

        • Un costo per il governo

        • Profitti per i Cinesi

        • Economia basata su prodotti di base

        • Economia basata sui servizi

        • Scarsità di prodotti

        • Scarsità di denaro

        • Tocca a te farlo funzionare

        • Obsolescenza programmata

        • Cimeli di famiglia tecnologici

        • Tutto usa e getta

        Riparati da te

        Riciclaggio di roba scadente
        © 2006 Dmitry Orlov 14

[14] I prodotti di consumo sovietici erano spesso oggetto di derisione: frigoriferi che riscaldavano la casa, il cibo, e così via. Era fortunato chi ne possedeva uno e, una volta portatolo a casa, farlo funzionare erano affari suoi. Però, una volta messo in funzione, esso diventava un bene di famiglia d’inestimabile valore, trasmesso di generazione in generazione, solido e riparabile pressoché all’infinito. 

Negli Stati Uniti si sente dire spesso che “la tal cosa non vale la pena di ripararla”. Questo sarebbe sufficiente a far infuriare un russo. Una volta sentii un anziano di origine russa arrabbiarsi perché una ferramenta di Boston non voleva vendergli le molle di ricambio per i materassi: “La gente butta via dei materassi in ottimo stato, come faccio io a ripararli?”. 

Il collasso economico tende ad eliminare tanto la produzione locale che le importazioni ed è quindi di vitale importanza che tutto ciò che possedete si consumi lentamente e che siate in grado di ripararlo da soli se si rompe. La roba fabbricata in Unione Sovietica era di solito straordinariamente solida. La roba di fabbricazione cinese che oggi potete trovare in giro, lo è molto meno. 

        Sopravvivere al crollo

        Cibo
        Image Hosted by ImageShack.usImage Hosted by ImageShack.us

        • Orti

        • Supermercati

        • Riserve di cibo a livello locale

        • Cibo spedito via camion a gasolio

        • Cultura della cucina fatta in casa

        • Cultura del fast food

        • Attività fisica

        • Epidemia di obesi

        Raccogliere e mangiare

        In attesa di essere nutriti
        © 2006 Dmitry Orlov 15

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di CRISTINA MAZZAFERRO e GIANLUCA FREDA
Link: http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=5214
Dimity Orlov
Fonte: http://www.energybulletin.net/
Link: http://www.energybulletin.net/node/23259

La speranza senza la paura


Cominciamo dalle certezze, ossia dai fatti. E dalle cose che possiamo imparare in Italia da questa elezione.
Questa è una vittoria che, seppure scontata da un mese a questa parte, era ancora in dubbio due mesi fa ed appariva impossibile l'anno scorso. Da questo punto di vista, che si provi o meno simpatia per Barack Obama, questa sua vittoria è la vittoria dell'under-dog, dello sconfitto di sempre, dell'escluso e dell'illuso rispetto agli insiders, ai saggi con i piedi di piombo, a quelli che "comunque appartengono" e che, da sempre, contano. Per questo la presidenza di Barack Obama è un fatto storico eccezionale. Ed è dovuto anche a meccanismi di competizione politica ben funzionanti, regole chiare e libera circolazione delle idee. Una vittoria del metodo democratico e di istituzioni fondamentalmente solide che resistono e vincono, alla fine, su tentazioni bonapartiste, o peroniste che dir si voglia. Crediamo sia il caso di prenderne nota, specialmente in quei paesi laddove queste cose non ci sono e, quindi, vincono sempre, e comunque, quelli che appartengono al giro buono.
Prendere nota, soprattutto, che a fronte di diffusi annunci della decadenza americana e della fine del ruolo degli USA come nazione "guida" del mondo democratico e capitalista, questo paese riesce a sparigliare il gioco di tutti. La sostanza è che gli USA sono ancora una nazione innovatrice. Gli USA hanno stupito il mondo per la loro disponibiltà ad assumersi un rischio che molti scettici avevano escluso. Potrà andar bene o male, questo lo vedremo, ma al momento il segnale di cambiamento è forte ed è quello dominante nelle piazze di questo paese, a quest'ora.
A Novembre dell’anno scorso era chiaro che un democratico avrebbe vinto, era molto meno chiaro che Obama avrebbe vinto. La vera sorpresa quindi è venuta dalle primarie. Un candidato istituzionale dei democratici c’era ed è stato sconfitto. Lezione: le primarie sono un meccanismo efficiente di selezione di un leader solo se la base elettorale dei partiti le prende sul serio e se esiste abbastanza competizione nei media tale da permettere anche all'under-dog di parlare ed essere sentito, e poi ascoltato. Questa reputazione va guadagnata, questa libertà nella circolazione delle idee va costruita. In Italia sarebbe il caso di cominciare a pensarci sul serio, invece di litigare sulle preferenze.
Le campagne future saranno finanziate in gran parte su internet, con una partecipazione attiva degli elettori. Il finanziamento pubblico dei partiti negli USA è morto e non tornerà mai più. Obama ha annientato McCain sul piano dei contributi. I repubblicani hanno visto, studiato e promettono vendetta con un piano da miliardo di dollari nell 2012. Queste sono anche le elezioni che vedono il principio della fine dei grandi mezzi di comunicazione, in primo luogo i grandi giornali. La loro popolarità è pari a quella del congresso, che è più bassa di quella di Bush. Una larga maggioranza degli elettori ha dichiarato che i grandi mezzi di comunicazione hanno favorito Obama, e bisognava essere ciechi e sordi per non accorgersene. Interi network (MSNBC in particolare) si sono trasformati in cinghie di trasmissione di un candidato. Notiamo anche l'enorme differenza da un momento storico simile: la fine della presidenza Nixon-Ford, grazie al Washington Post. Oggi Obama vince nonostante il New York Times lo appoggi, con questo smentendo anche cose che noi stessi avevamo scritto pochi mesi fa. Vale la pena rifletterci.
Obama è di origini umili, ma è stato selezionato da un sistema di grandi università di elite, come la grande maggioranze dei presidenti. Si può non essere d’accordo con il taglio ideologico di quelle università, ma quelle università insegnano e selezionano. Chi crede che un sistema elitario serva solo a garantire il mantenimento di posizioni di privilegio e, allo stesso tempo, è entusiasta del suo successo deve fare meglio i propri conti: delle due, l'una. Una forte scuola con accesso di massa è necessaria, ma un vertice fatto di istituzioni a cui solo pochi, altamente meritevoli, possono accedere è vitale per il funzionamento democratico di una nazione. Selezione sul merito, senza condizioni di favore per nessuno, ma selezione. Riflettere anche su questo, nei giorni delle occupazioni e delle misure tampone, non sarebbe una brutta idea.
Veniamo alle speculazioni.
Cosa farà Obama? Difficile dire per chiunque, visto che ha cambiato posizione su tutte le questioni essenziali. Ma una cosa è certa: Obama governerà dal centro-sinistra e non a sinistra. Lo farà in parte per necessità, perché la crisi economica è reale e rimane tale anche domani, ed anche per scelta, perché il suo oscillare su diversi punti essenziali è risultato strumentale alla costruzione del consenso che lo ha eletto oggi. Di più: lo fara’ anche per saggezza politica, non solo per necessità economica. Deve realizzare molte promesse. Ma una prima grande trasformazione è già avvenuta: nulla sarà come prima nella società civile, non solo in quella politica, americana. E gli elettori neri non sono ingenui: basta vedere come hanno accuratamente studiato il nuovo venuto prima di appoggiarlo incondizionatamente. Ancora a Gennaio, prima della Iowa caucuses, il candidato degli elettori neri era Hillary. Hanno visto che una strategia "senza brusche mosse" è una strategia vincente, e hanno imparato la lezione.
I test di come si muovera’? Molte delle cose che non costano e che si possono fare subito o quasi subito. Fra questi le nomine, quando verranno, alla Corte Suprema; l'aborto per il quale non è impossibile che (dopo tanto tempo) si arrivi ad un minimo di legislazione federale che tagli il nodo gordiano; i diritti degli omosessuali; la ricerca sulle cellule staminali; la chiusura di Guantanamo: tutte riforme che la maggioranza dei cittadini americani appoggia, e che non costerà molto intraprendere, seguendo il modello di Zapatero nella Spagna post 2004. Un Obama di sinistra realizzerebbe la Fairness Doctrine (intesa sostanzialmente a limitare il potere mediatico delle radio di destra). Noi crediamo che non lo farà. Un Obama di sinistra realizzerebbe la EFCA (Employee Free Choice Act), un provvedimento che elimina il voto segreto nelle elezioni sindacali e contro il quale persino il vecchio "comunista" McGovern si è schierato. Questo è più probabile della Fairness Doctrine, quindi è un vero test. Certo è che i democratici nel congresso hanno già votato a favore. Lo stesso per gli accordi commerciali. Un Obama di sinistra li cambierebbe molto, quello che abbiamo visto al lavoro nei mesi passati ne parlerà molto. Ma i democratici al congresso hanno gia 'votato contro i precedenti (CAFTA). Le cose che costano dovranno aspettare, anche se per dare l'impressione di un pacchetto di stimolo e per la riforma della sanità qualcosa sarà fatto. Ma non ci sono i 430 miliardi di dollari anno che il programma intero prevede. In parte dipenderà da quanto rapidamente riuscirà ad uscire dall'Iraq e dai risparmi che questo potrà fornire. Poi ci sono le tasse ed i contributi alla sicurezza sociale: li alzerà davvero, come promesso, o andrà passin passetto? Propendiamo per il passin passetto, e non solo per l'incombente recessione. Ma forse stiamo solo illudendoci di risparmiare sulle tasse dell'anno prossimo.
La grande incognita? La politica estera. Per i giovani nel mondo, la vittoria di Obama è un messaggio di innovazione e di speranza. Altri avranno la tentazione di leggerlo in un modo diverso. Ricordiamo: il 9 aprile 2003 la guerra in Iraq era popolare, con 139 morti. La stessa guerra è diventata impopolare quando i morti hanno superato soglia mille. Qualcuno potrebbe pensare che soglia mille è il prezzo massimo che oggi un presidente americano può pagare in politica estera se l’opzione militare diventa realtà. Per fare un confronto, la svolta in Vietnam avvenne nel 1968, dopo 20 mila morti. Ci potrà quindi essere la tentazione di interpretare questa elezione come un momento di debolezza. Per combattere questa tentazione, Obama dovrà avere più che la politica della speranza. Kennedy fu messo alla prova subito dopo la sua elezione, e dalle sue incertezze nacquero il muro di Berlino e la guerra del Vietnam.
Il futuro? Obama vuole lavorare per il lungo periodo: quello che ha in mente è una grande trasformazione per realizzare la quale mancano tutti i dettagli tecnici anche se è riuscito a farne intravedere ai suoi elettori l'obiettivo essenziale. Esso consiste nella riduzione dell'ineguaglianza economica, ma come raggiungerlo? Obama, come noi, non ha la ricetta magica in tasca, e lo sa, come lo sanno i suoi consiglieri. Poiché non è disposto a rischiare le sue carte con una sconfitta come quella che nel 1994 (quando i Repubblicani vinsero con "Il Contratto con l'America'') cambiò la presidenza Clinton solo due anni dopo la sua prima vittoria, sceglierà di andare molto cauto su come avviare il processo che dovrebbe portare ad una riduzione delle diseguaglianze economiche oggi esistenti. Per questo la sua vittoria è probabilmente più significativa di quanto lo sembri oggi, per quanto importante essa appaia. Se gli USA sono il paese della libertà e l’Europa quello dell’uguaglianza, gli USA oggi si sono mossi in direzione dell’Europa. L’uguaglianza come ideale politico ha un prezzo, ma quello si vede e si paga solo nel lungo periodo. La nostra speculazione finale è che Barack Obama, non potendo calcolare ancora quanto alto sia quel prezzo, procederà con cauti esperimenti invece che con la coraggiosa baldanza che ha caratterizzato la sua corsa alla presidenza. Ma l'uomo, avendoci sorpreso già un paio di volte, potrebbe farlo di nuovo.


Cerca nel Blog

CERCA PER PAROLE CHIAVE - TAG

'Ndrangheta Affondamenti Afghanistan Africa Ambiente Arabia Saudita Argentina Articoli in lingua inglese Asia Australia Austria Azerbaigian Azerbaijan Bahrein Balcani Barack Obama Berlusconi Bielorussia Bilderberg Biomasse Birmania Bolivia Brasile Bulgaria Cambogia Canada Carfagna Caucaso Chavez Cina Colombia Congo Corea del Nord Corea del Sud Costa d'Avorio Croazia Cuba D'Alema Danimarca Default Disoccupazione Don Gelmini Drone Economia e finanza Ecuador Egitto Emirati Arabi Energie alternative Escort Europa Fidel Castro Filippine Finmeccanica Francia Gas Gasparri Gelmini Geopolitica - Politologia - Storia - Cultura Germania Ghana Gheddafi Giamaica Giappone Gramsci Grecia Guatemala Guerra Guinea Bissau H1N1 Haiti Hamas Honduras India Indonesia Inghilterra Inguscezia Iran Iraq Irlanda Irlanda del nord Islanda Israele Italia Karadzic Kazakistan Kenya Kim Il sung Kirghizistan Kosovo Kyoto Lavoro Lega Nord Lettonia Libano Libia Madagascar Mafia Mediaset Medioriente Medveded Messico Moldova Mossad Musica Narcotraffico Nepal Nicaragua Niger Nigeria Nord America Nucleare Nuova Zelanda Odifreddi Olanda Ossezia del sud Paesi Baltici Pakistan Palestina Panama Paramilitari PdL Perù Petrolio Politica Polonia Portogallo Puglia Putin Razzismo Redazionale Regno Unito Rep.Ceca Romania Russia Sacra Corona Unita Salute San Marino Scienze e tecnologie Scuola e Università Senegal Serbia Sicilia Siria Slovenia Soda caustica Somalia Spagna Spionaggio Sri Lanka Stati Uniti Strategie Sud Africa Sud America Sud-est Asia Sudan Svezia Svizzera Taiwan Thailandia Transnistria Tremonti Tunisia Turchia Ucraina UE Uganda Ungheria Uruguay Vaticano Venezuela Video Vietnam Wall Street Yemen Zapatero Zimbabwe

FeedBurner FeedCount

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Pertanto non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001. L'autore, inoltre, non ha alcuna responsabilità per il contenuto dei siti "linkati” né dei commenti relativi ai post e si assume il diritto di eliminare o censurare quelli non rispondenti ai canoni del dialogo aperto e civile. Salvo diversa indicazione, le immagini e i prodotti multimediali pubblicati sono tratti direttamente dal Web. Nel caso in cui la pubblicazione di tali materiali dovesse ledere il diritto d'autore si prega di avvisare via e-mail per la loro immediata rimozione.

Gli autori