sabato 1 novembre 2008

Milioni di americani senza casa. La crisi vista dalle tendopoli





La faccia più vera e più triste della crisi finanziaria che sta travolgendo gli Stati Uniti sono i milioni di americani senza casa. Uno scossone nemmeno troppo grosso all’economia e le aziende, in un Paese senza tutele sindacali, licenziano su due piedi. Niente lavoro, niente soldi, nemmeno per le rate del mutuo da pagare. Mutuo che in molti casi corrisponde anche al 100 percento del valore della casa e al 100 percento dello stipendio. “Negli ultimi anni avevamo ricevuto ordine di non controllare la solvenza dei clienti – ha confidato candidamente un ex dipendente della Washington Mutual, la banca di Seattle protagonista del fallimento più grosso della storia d’America – e così abbiamo fatto credito anche a chi non aveva un lavoro, o per cifre nettamente più alte rispetto a quelle che erano in grado di assicurare”.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti, basta una passeggiata in un quartiere qualunque di una qualunque città d’America: decine di cartelli di case in vendita, sormontante dal marchio della vergogna “Foreclosure”, “pignoramento”.
Ad agosto scorso, ovvero già un mese prima della crisi di Wall Street, il numero dei pignoramenti in Usa era cresciuto del 27 percento rispetto allo stesso mese del 2007, con oltre 303 mila case pignorate. Le previsioni per il futuro sono disastrose: entro la fine del prossimo anno, secondo gli esperti, oltre 2,8 milioni di amercani potrebbero trovarsi nella condizione di rinunciare alla propria casa, cederla alle banche o rivenderla per un prezzo nettamente inferiore a quello pagato. In 12/18 mesi, secondo la Deutsche Bank, il 40 percento degli americani intestatari di un mutuo, pari all’incirca a 20 milioni, pagheranno un mutuo nettamente più alto rispeto al valore reale dell’immobile che hanno acquistato.
Nello stato di Washington, North West d’America, la percentuale dei pignoramenti è cresciuta di più del doppio, il 64 percento, con 3172 proprietà nel solo mese di agosto. La casa della famiglia Underwood potrebbe presto essere tra queste. Lisa e Mark sono una giovane coppia sui 30 anni di Seattle. Due anni fa hanno comprato la prima casa con un mutuo ARM 80/20, uno di quelli che non prevedono nessun anticipo, ma naturalmente offrono condizioni particolarmente sfavorevoli. “Sognavamo una casa tutta nostra - spiega Lisa - ma non avevamo denaro da parte. Così abbiamo accettato questo mutuo pensando di poterlo rinegozionare dopo due anni. Le condizioni del mercato ce l’hanno impedito e così ora io ho due lavori, ma uno dei due scade a fine anno. A quel punto rischiamo il pignoramento”.
Quella di Lisa e Mark potrebbe essere la quinta casa in vendita in questa strada alberata vicino il Green Lake. Va da sé che ci sono buone probabilità di rivenderla ad un prezzo nettamente inferiore rispetto a due anni fa. “Pago 2000 dollari al mese di mutuo – spiega John Steedman, vicino di casa degli Uderwood – per una casa pagata 500 mila dollari e che oggi, i miei vicini, stanno rivendendo a 300 mila. Meglio non pensarci, spero solo di non avere problemi con il lavoro e di potermi permettere ancora il mutuo”.
Eunice Winchester vive ad Anacostia uno dei quartieri poveri di Washingotn DC ed è una tra i centinaia di migliaia di Americani oltre i 50 anni a rischio pignoramento. La sua casa è modesta, fatta di legno e mattoncino rossi, e qui ci ha festeggiato più di 20 Feste del Ringraziamento. Dal prossimo mese, dovrà lasciarla, traferirsi da sua madre che di anni ne ha 80.
 E proprio in concomitanza con la crisi finanziaria la National Coalition for the Homeless ha denunciato il proliferare di decine di campi per sfollati. A Seattle la chiamano la “tendopoli rosa”, o Nickelsville dal nome del sindaco della città Greg Nickels che l’ha fortemente osteggiata. Sono circa 150 tende che ospitano oltre 400 persone e che presto, secondo quanto riferiscono i volontari, potrebbero diventare 1000. Le hanno montate, smontate e rimontate in diverse parti della città, scappando di quartiere in quartiere quando gli abitanti chiamavano la polizia. Simili accampamenti sono sorti in lungo e largo per l’America: l’Associated Press riportava la notizia di nuove tendopoli a Reno-Nevada, Athens-Georgia, Fresno-California, Chattanooga-Tennessee, San Diego-California e Columbus-Ohio. “E’ incredibile, non assistevamo ad una crescita così ampia di homeless dagli anni 80” ha commentato all’Associated presse Paul Boden, executive director del Western Regional Advocacy Project, un gruppo che raduna non profit a sostengno degli homeless di Los Angeles, San Francisco, Oakland, Portland e Seattle.
Non c'è dunque da stupirsi se, secondo un sondaggio dell’Associated Press-Knowledge Networks ben il 45 percento degli americani si dice contrario al finanziamento da 700 miliardi di dollari che il presidente George W Bush concederà, quasi certamente, ai Signori di Wall Street (il 25 percento è indeciso e solo il 20 percento lo appoggia). “Ancora denaro ai multimiliardari che ci hanno ridotto in questo stato? - commenta Stacey King caricando in macchina una busta di Wall-Mart - Per noi americani è davvero ora di voltare pagina”.
di Alessandra Marseglia

Dai Balcani la nuova mafia transnazionale


Gli atti di terrorismo che stanno colpendo la regione balcanica, con apparenti episodi sporadici e privi di collegamento, sono i primi segnali della formazione nell’area sud-orientale dell’Europa di strutture di criminalità transnazionale. Un fenomeno che deriva dalla naturale evoluzione delle organizzazioni criminali locali, che hanno trovato nei Governi degli Stati giovani e nelle mafie dei Paesi confinanti un ponte di crescita e di espansione. Tra nuovi politici e vecchia criminalità si viene a creare un forte legame derivante da un interesse economico, che si traduce nella partecipazione e nella cooperazione con lo stesso gruppo di società, di persone, di associazioni che operano diversi Stati e continenti. Il gruppo può anche avere una sede operativa, un cuore in una sola nazione ma senza che vi siano per questo precise identità nazionali.

Proprio come una multinazionale, la rete si serve di legali, fiduciari e notai che si occupano degli aspetti meramente tecnici e burocratici, mentre chi si trova alla base di questa gerarchia si farà carico del lavoro sporco, con una precisa divisione dei ruoli a seconda della posizione di potere occupata nella regione. Questo tipo di struttura si è venuta a creare con la mafia siculo-americana, che aveva dato origine ad un’organizzazione che aveva la burocrazia di un apparato statale, e le regole gerarchiche tradizionali diCosa Nostra, riuscendo così a costruire una perfetta triangolazione tra Sicilia-America-Svizzera, che dava canali di contrabbando e riciclaggio. Una realtà così complessa, sulla quale tuttavia il Giudice Falcone riuscì a fare luce, contribuendo con le sue indagini a scoprire, nei primi albori, i meccanismi che legavano economia, politica e mafia. 
Quanto accaduto anni fa, si sta ricreando con gli Stati balcanici, dove le mafie più forti sono proprio quelle collegate con entità che si trovano all'estero, tale che i Balcani rappresentano delle mere basi logistiche e operative.

Ciò che rende questi territori speciali è il fatto che conservano un’unione intrinseca nonostante siano molto frammentati, dovuta alle innumerevoli parentele che legano clan mafiosi di piccole e grandi dimensioni, superando divisioni etniche e religiose. Questi legami così invisibili non sono da sottovalutare, perché già da tempo è in atto la fondazione di una Santa Alleanza, una sorta di protezionismo del territorio che controlla ogni tipo di traffico che verrà impiantato. La nuova organizzazione transnazionale è strutturata in reti di trasporto, di distribuzione, di riciclaggio di denaro e infine della remissione del denaro in circolazione mediante l’acquisto di quote e partecipazioni nei più svariati settori economici.  Il settore più attraente per questo tipo di operazioni sono le privatizzazioni, per poi passare all'edilizia, all'editoria, alle concessioni e alle infrastrutture pubbliche. Il cuore del sistema è il riciclaggio organizzato da banche compiacenti, bisognose di capitalizzare soldi liquidi per salvaguardare i propri interessi si sussistenza durante i periodi di crisi economica. Infatti, nell’era della moneta elettronica e della virtualizzazione degli scambi, il riciclaggio non avviene con operazioni e transazioni che implicano la consegna materiale del contante, ma con passaggi intermedi di deposito ed emissione di titoli collaterali, con l’intermediazione di operatori specializzati.

La militanza in tali gruppi, d’altra parte, crescerà sempre di più in quanto la crisi economica e la precarietà in cui versano tali realtà, spingeranno le giovani generazioni a risolvere i loro problemi quotidiani rivolgendosi a questa rete.Un corriere di droga che dovrà passare le frontiere dai Balcani all’Italia, potrà guadagnare dai 1000 ai 2000 euro a chilo, e continuerà a farlo fin quando non avrà accumulato il denaro che gli occorre. Rischierà senza temere le conseguenze che lo aspettano, considerando che, statisticamente, esiste un rischio di 1 a 10 di essere arrestato e poi sbattuto su una qualsiasi pagina di giornale per un'ordinaria giornata di cronaca. I luoghi di reclutamento sono i "cosiddetti bar frequentati da tutti", che potete trovare facilmente nei Balcani, con giovani ragazze pronte ad adescare il pollo di turno da intrappolare nella rete. È chiaro che tutti, nei Balcani, sono a conoscenza di questo tipo di assoldamento, e chi è intelligente ne resta ben lontano, seppure con una convivenza molto ravvicinata. 

Non esisteranno pentiti in questa organizzazione, perchè agiscono in virtù di contatti con "cyber caffè", tramite una grezza steganografia, parole chiavi e linguaggio cifrato. Gli stessi membri della struttura  non si conoscono tra di loro, in quanto i veri contatti si trovano in Europa, tra emigranti trapiantati e perfettamente integrati, e aggregazioni con altre etnie. La commistione di lingue, origini e codici, non permette di tracciare un filo conduttore per poter tracciare i loro movimenti. La confusione delle etnie ha fatto sì che, la cosiddetta integrazione dell'emigrazione ha "internazionalizzato" anche la criminalità, dando supporti logistici in qualsiasi Stato, tramite delle basi che sono ora sparse in ogni provincia d’Europa. Purtroppo infiltrare questi gruppi è inutile, essendo molteplici e sparsi su un vasto territorio, e non è possibile ridimensionarli. Fenomeni così silenziosi si annideranno soprattutto nei grandi centri urbani, in quanto nelle piccole città i clan locali rispondono con il fuoco, ragion per cui non è da escludere un aumento esponenziale degli episodi di "regolamento di conti" sul territorio europeo e tra bande rivali. Gli attentati, gli omicidi, gli strani incidenti sono delle vere e proprie scosse di assestamento all’interno dei Balcani per l’individuazione della forza dominante, una sorta di rivoluzione criminale dopo "l'avanzata turca" all'interno dei territori. E il clima diventerà ancora più teso e sanguinoso se la Comunità Europea, invece di tentennare, non reagirà con fermezza alla nuova mafia transnazionale.

di  Michele Altamura

Link: http://www.rinascitabalcanica.com/?read=14667

La misteriosa morte del dottor "antrace"


Il suicidio del dottor Ivins, nel momento preciso in cui l’FBI stava per arrestarlo, mette fine all’inchiesta sugli attentati all’antrace che hanno terrorizzato gli Stati Uniti all’indomani dell’11 settembre. Ma a guardare più da vicino, ancora una volta, la versione governativa non sta in piedi.

Affare chiuso. L’FBI ha smascherato l’”assassino all’antrace” e costui ha agito da solo. E adesso che si è suicidato, proprio al momento in cui gli agenti federali stavano per far scattare la trappola sul diabolico criminale responsabile del caos totale dei giorni successivi agli attentati dell’11 settembre, quando aveva inviato lettere omicide a deputati democratici e esponenti dei media, la sua colpevolezza non potrebbe essere più chiara [1].

Soprattutto se vi siete bevuti ad esempio tutta la propaganda attorno alla famosa “Missione compiuta” [2].



Il dossier contro Bruce Ivins – esperto di bioterrorismo, molto rispettato, che lavorava all’Istituto di ricerca medica sulle malattie infettive dell’esercito statunitense a Fort Detrick, nel Maryland – è stato reso noto dall'FBI nel corso di una conferenza stampa, in seguito al suo suicidio annunciato la settimana precedente. Durante questo lasso di tempo, si è potuto assistere a numerosi giorni di cattivi resoconti, risibili fughe di notizie sprovviste di prove provenienti da funzionari anonimi a favore di media felicissimi di diffonderle e al crescente scetticismo degli esperti nel campo della ricerca sul bioterrorismo, come anche di colleghi di Ivins e di ogni persona che si sia presa la pena di prestare un po’ di attenzione aldilà dei titoli ingannevoli. Il problema ha cominciato a rivelarsi venerdì, lo stesso giorno in cui la morte di Ivins è stata segnalata per la prima volta, quando gli esperti nella ricerca sul terrorismo biologico hanno fatto una semplice constatazione: Ivins, in termini di data l’ultimo presunto “assassino all’antrace” prodotto dall’FBI (che viene dall’aver evitato proprio ora un processo con il precedente, Steven Hatfill” , offrendogli, a giugno, un risarcimento di 4,6 milioni di dollari) non aveva “accesso all’antrace in forma secca e in polvere” nel laboratorio di Fort Detrick.

Inoltre, i suoi colleghi affermano che se avesse provato a fabbricarne partendo dalla versione liquida là disponibile, non avrebbe potuto farlo senza essere notato. Anche dopo che l’FBI ha finalmente pubblicato mercoledì alcune informazioni a senso unico, lo scetticismo degli esperti e dei colleghi è continuato. .

Spiegando la procedura estremamente complessa che Ivins avrebbe dovuto svolgere in segreto per trasformare le spore dalla forma liquida a quella secca in polvere, utilizzata nelle lettere che hanno ucciso 5 persone e ne hanno ferite altre 21, Brenda Wilson, professoressa di microbiologia e ricercatrice specialista dell’antrace all’Università dell’Illinois, ha dichiarato: “Le persone avrebbero notato quello che faceva. Le persone avrebbero capito quello che faceva. Io so quello che viene fatto nel mio laboratorio. Anche se avesse cercato di essere discreto al riguardo, le persone avrebbero saputo cosa stava succedendo”.

Ricordatevi che il laboratorio in questione è una installazione militare con straordinarie misure di sicurezza dove le armi biologiche più mortifere sono custodite e utilizzate a fini di ricerca.

L’FBI ha tuttavia rimarcato che Ivins in persona aveva in carico un recipiente [3] di antrace liquida identificato per via genetica come quello all’origine delle spore utilizzate negli attentati. L’agenzia federale dice che nei mesi precedenti al primo attacco all’antrace di metà settembre, Ivins era tornato spesso in laboratorio dopo l’orario di chiusura. Ma un esame più attento rivela che , curiosamente, i rientri serali di Ivins iniziano ad aumentare nell’agosto dello stesso anno, ben prima degli attacchi dell’11 settembre, quando il resto del mondo, compreso George Bush, erano del tutto ignari delle minacce dei terroristi islamici – sebbene al Presidente fossero state manifestate chiaramente durante una riunione del 6 agosto 2001 in un documento intitolato “Bin Laden progetta attacchi all’interno degli USA”.

Ma, forse, è solo una coincidenza che sia Ivins che Bin Laden avessero gli stessi pensieri nell’agosto di quell’anno. Il fatto che Ivins non abbia saputo spiegare adeguatamente la sua presenza serale nel laboratorio durante questo periodo, se non come una forma di evasione dai suoi problemi famigliari, è stato apparentemente “sufficiente” per l’FBI per costruire un dossier che l’agenzia stessa definisce circostanziale [4]. Che centinaia di ricercatori avessero anch’essi accesso alla stessa fonte di spore sembra d’altronde preoccupare poco gli ispettori federali che affermano di “aver iniziato le procedure conclusive dell’investigazione”.

Non ci sono dubbi che Ivins fosse una persona disturbata. Determinare se queste turbe l’abbiano condotto a suicidarsi prima o dopo la caccia senza tregua degli investigatori (che mostrarono a sua figlia le fotografie di vittime della malattia del carbonchio dicendole “tuo padre ha fatto questo” e offrirono inutilmente al figlio 2,5 milioni di dollari per indurlo a denunciare il padre) è un’altra questione ancora aperta.
Poi c’è la terapeuta che ha seguito Ivins negli ultimi sei mesi, prima di essere incoraggiata dall’FBI a recarsi da un giudice per chiedere un’ordinanza di interdizione contro di lui. Anche questa operatrice sociale, Jean Duley, la cui imbarazzante dichiarazione autografa al giudice, in cui dichiarava Ivins “omicida”, “sociopatico” e segretamente incline a commettere delitti per vendetta a partire dall’anno 2000 – e che scrive “theripist” invece di “therapist” – hai i suoi problemi tra cui guida in stato di ebbrezza, possesso di stupefacenti e il fatto che apparentemente non dispone di un impiego o del denaro per un avvocato in quanto non lavora più nell’istituto del Maryland dove presumibilmente dovrebbe aver trattato Ivins.

Quello che principalmente manca nel dossier dell’FBI sono prove a sostegno delle minacce di morte per vendetta che, secondo la Duley, Ivins avrebbe espresso durante una terapia di gruppo. Nessuno che abbia assistito a queste sedute ne ha parlato? E se si ritiene che Ivins avesse iniziato la sua follia criminale nel 2000, e l’FBI lo sapeva, perché ha mantenuto l’autorizzazione a lavorare nel suo laboratorio, con un accredito di altissimo livello di sicurezza, fino al mese scorso? Perché ha potuto continuare a spostarsi liberamente?

Ma questo non ha importanza. Una serie di mail, selezionate tra migliaia di altre nel computer di Ivins, probabilmente inviate a persone i cui nomi sono stati cambiati (si suppone almeno che siano persone reali), rivelano un elemento di prova particolarmente schiacciante messo in evidenza nel dossier dell’FBI. Ivins ha scritto, all’interno di una nota più lunga del 26 settembre 2001: “Ho appena sentito stasera che i terroristi di Bin Laden hanno antrace e gas sarin”. E poco oltre, nella medesima lettera: “Osama Bin Laden ha decretato la morte di tutti gli ebrei e di tutti gli americani”.

Gli agenti federali affermano che questa nota presenta “un linguaggio simile al testo che accompagnava le lettere all’antrace spedite due settimane più tardi che dicevano : MORTE ALL’AMERICA, MORTE A ISRAELE”.

Quello che l’FBI non ha sottolineato è che la prima lettera all’antrace, inviata a Tom Brokaw, anchor-man della NBC, è stata spedita il 18 settembre ossia una settimana prima della mail di Ivins e diceva: “ QUESTO E’ IL SEGUITO … PRENDETE PENACILIN [sic] ADESSO … MORTE ALL’AMERICA … MORTE A ISRAELE … ALLAH E’ GRANDE”.

E che i media nell’insieme hanno dimenticato di notare, dando diffusione alla presentazione dell’FBI così povera di prove, la prima parte della frase di Ivins, la parte in cui dichiarava di aver “sentito stasera” la notizia che Bin Laden disponeva di mortali armi biologiche.

L’articolo è già lungo, così lasciamo a più tardi le stupidaggini sulle ragazze della sorellanza [5]. Il giornalismo partecipativo su internet nelle persone di Glenn Greenwald, lo staff di Talking Points Memo, Larissa Alexandrovna di at-Largely, Marcy Wheeler di EmptyWheeler e io stesso sul mio blogabbiamo già rifiutato le affermazioni assurde delle due “fonti governative anonime” che ci sono state presentate da parte dei media statunitensi di massa nei giorni scorsi così come dall’FBI nel proprio dossier.

Certamente, Ivins potrebbe essere l’uomo – il terrorista – che, tutto da solo, ha effettuato diversi attacchi sul territorio degli Stati Uniti dopo l’11 settembre (malgrado le innumerevoli asserzioni dei sostenitori di Bush che affermano che non vi sono stati attacchi terroristici dopo l’11 settembre), come l’FBI ha argomentato in maniera definitiva. Ma gli elementi presentati in questo dossier sono lontani dal fornirne la prova. Ed è il minimo che si possa dire.

Ma per la maggior parte delle persone che leggono solo i titoli dei giornali, l’ultimo attacco terrorista ancora irrisolto è stato chiarito e può essere aggiunto agli altri grandi successi della “guerra contro il terrorismo”. “Lo sforzo ha portato i suoi frutti” in Iraq, tutto va bene in Afghanistan e “li combattiamo laggiù per non doverli combattere qua” che è quello che ci ripetono tanto il governo degli Stati Uniti quanto i media di massa (e vi sfido a trovare la differenza tra i due).

Chi cerca di vedere aldilà dei titoli, per constatare quello che sono diventati gli Stati Uniti dopo i famosi attacchi all’antrace, adesso chiariti - una nazione senza legge fatta di anarchia organizzata, del tutto priva della vigilanza del quarto potere, del governo e dei tribunali sui quali un tempo potevamo contare – è semplicemente un paranoico, uno di quei folli adepti delle teorie del complotto. Come Ivins.

Missione compiuta.

Soprattutto, cercate di non fare attenzione al dispaccio dell’Associated Press, di giovedì scorso, appena 24 ore dopo che eravamo stati informati che l’FBI aveva preso il suo uomo: L’AP ha scritto: “Il governo è tuttora alla ricerca di prove che Bruce Ivins sia il solo responsabile degli attacchi all’antrace del 2001, anche se in caso è stato dichiarato chiuso”.



Articolo inizialmente pubblicato sotto forma di tribuna libera sul Guardian dell'11 agosto 2001. Versione francese: Reopen911.

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