martedì 21 ottobre 2008

Il Punto

Da Wall Street a Main Street. La crisi si propaga e per l'opinione pubblica non sarà facile accettare l'elargizione di denaro dei contribuenti alle banche che prima della crisi realizzavano profitti enormi, mentre si rinviano le sanzioni verso i banchieri dai super-compensi. Tre proposte perché anche i cittadini europei possano trarre benefici dal piano elaborato dai governi della zona Euro. E' un piano che va nella direzione giusta, ma molti dettagli devono ancora essere definiti.
Dopo aver paventato la chiusura delle Borse, il premier Berlusconi mette in guardia contro le OPA ostili. Ma le nostre imprese quotate sono poco contendibili. Ed erigere nuovi muri di protezione significa deprimere ulteriormente il corso delle azioni che lo stesso premier ci ha chiesto nei giorni scorsi di tenere in portafoglio.
Cos'è il capitale di una banca, come funzionano i requisiti patrimoniali minimi stabiliti da Basilea 2 e quali problemi effettivi presentano? Da lì bisogna partire per arrivare a Basilea 3. Una delle conseguenze, ma anche delle possibili cause della persistente crisi dei mercati è l'incrinatura, negli ultimi anni, del rapporto di fiducia trabanche e clienti. Le scienze cognitive e l'economia comportamentale servono a comprendere ciò che è successo e le sue ricadute.
L'ideologia domina ogni confronto pubblico sull'immigrazione. Alcuni studi recenti ci aiutano a comprendere i fattori che influenzano la nostra percezione degli "stranieri".
Fonte: lavoce.info


I valori di borsa di alcune società italiane

In cui si afferma che gli attuali valori di Borsa (forse non tutti, ma certo parecchi) non sono poi cosi distanti dai "fondamentali" economici e finanziari delle società alla luce dell'andamento generale della economia e dei tassi di interesse.

Premessa: la valutazione del valore di una società in base ai “multipli” dell’E.B.I.T.D.A. (earnings before interests, taxes, depreciation & amortization)

Cercare di stabilire se il prezzo di un'azione è 'troppo alto' o 'troppo basso' è sempre complicato. Tuttavia, dopo la caduta dei corsi dell’ultimo mese da più parti si è affermato che le aziende quotate in borsa sono attualmente sottovalutate.

È veramente così? Ovviamente nessuna risposta definitiva può essere data, ma perlomeno possiamo guardare ad alcuni dati che ci aiutano a capire se le attuali quotazioni sono completamente prive di senso o se invece possono essere plausibili, almeno sotto alcune ipotesi.

Un metodo che viene frequentemente usato è quello della valutazione mediante "multipli di mercato". Si tratta di una approssimazione del metodo del discounted cash-flow (DCF) che attribuisce alla società un valore pari ai flussi di cassa futuri attualizzati ad un tasso medio ponderato (WACC – costo medio ponderato del capitale - calcolato in base al mix capitale proprio/capitale di terzi, l’incidenza fiscale ed il “beta risk“, ovvero il “rischio di impresa” del settore industriale in cui la società opera) ed a cui viene sottratta la posizione finanziaria netta (PFN) della società alla data in cui la stima viene fatta.

Poiché l’EBITDA indica il flusso di cassa generato dalla gestione corrente (escludendo per semplicità variazioni significative del circolante) per arrivare ai flussi di cassa netti bisogna togliere le imposte ed una stima degli investimenti necessari a mantenere attiva la società negli anni futuri. È ragionevole pertanto che il flusso di cassa netto, dopo aver pagato imposte e nuovi investimenti, possa corrispondere ad un 50% dell’EBITDA. Il 50% è una stima grossolana: il carico fiscale dipende dal peso degli ammortamenti e dalla leva finanziaria della società, e gli investimenti (il CAPEX) in aziende metalmeccaniche ed impiantistiche sono generalmente superiori a quelli in aziende commerciali.

Diciamo anche che un ragionevole tasso di “attualizzazione medio” è quello con un WACC superiore di almeno 3 punti percentuali ad un tasso “risk-free” (il rendimento dei titoli di Stato, speriamo!). Oggi un WACC ragionevole in un settore industriale “normale” (non ad ultra rischio, e neanche super stabile) è pari ad un 8%-8.50%.

Fatte queste premesse, se una società ha un EBITDA di 100€, che corrisponde a spanne, per quanto detto sopra, a 50€ di flussi di cassa netti, l’attualizzazione del flusso “perpetuo” di 50€ al tasso dell’8% determina un valore di 625 (50/0,08), che è circa un multiplo di 6-7 dell’EBITDA.

Ripeto, si tratta di una semplificazione, che in molti casi può essere assai grossolana. Ci sono molti fattori che, in un’analisi più accurata, andrebbero tenuti in conto. Se il mercato è in crescita e ci sono buone ragioni per pensare che l’EBITDA futuro possa aumentare, se vi sono prospettive di discesa dei tassi di interesse, se si riduce il “rischio” dell’industria cui la società opera, i valori cambiano, anche sensibilmente, ed il moltiplicatore sale. Non mi sembra questa la situazione attuale, vista la stagnazione o addirittura il rischio di recessione (almeno in Europa). Ovviamente, quando i tassi d'interesse crescono o aumenta il rischio, percepito o reale che sia, il multiplo diminuisce.

Mi pare comunque che, anche ben prima della crisi dei mutui e del tracollo delle Borse, nessuno ipotizzasse “magnifiche sorti e progressive” per l’economia in genere e per le società europee (e penso neanche per quelle americane). Date le circostanze, ed insisto, ben prima della crisi mutui, una valutazione sufficientemente prudente di un titolo societario “normale” poteva dunque essere assai vicina ad un multiplo di 6-7 volte l'EBITDA. In ogni caso, questo resta un utile valore iniziale di riferimento a cui guardare nel caso si voglia sostenere che gli attuali corsi azionari sono eccessivamente bassi (o eccessivamente alti).

I valori di borsa di alcune società italiane al 10 ottobre 2008

Un’analisi complessiva e sistematica dei titoli presenti in borsa sarebbe ovviamente preferibile, ma per vincoli di tempo mi limito all’analisi delle quotazioni di Borsa e della capitalizzazione di alcune società, dalle big alle ultranane, alla data di venerdi 10 ottobre. Il recente calo (che essendo stato assai generalizzato rende un pò meno limitato il campione analizzato) è stato presentato come una tragedia simile (o peggio!) a quella del '29, dove panico ed irrazionalità hanno prevalso. Cosa dice al riguardo il criterio del ‘multiplo EBIDTA’? Quanto si scostano i valori calcolati con tale criterio dalle quotazioni del 10 ottobre e dai valori massimi che i titoli hanno raggiunto nel biennio 2007-2008?

TITOLO

Valore borsa

Valore max

EBITDA

P.F.N

Capitalizzazione Borsa 

Capitalizzazione Max 

Capitalizzazione multiplo "6" 

FIAT

6,86€

24,09€

1.850

-12.000

7.338

25.769

10.200

SARAS

2,32€

4,92€

340

- 200

2.203

4.672

3.880

TELECOM

0,75€

2,47€

5.500

-37.000

10.151

33.431

29.000

SAVE

5,17€

15,62€

23

- 60

284

858

216

ASCOPIAVE

1,14€

2,24€

25

- 90

244

479

210

CENT.LATTE TO

1,96€

5,03€

3,8

- 28

20

51

18

UNICREDIT

2,32€

7,76€

n/a

n/a

31.365

104.911

n/a

 

 

 

 

 

 

 

 


Il valore di borsa è quello del 10 ottobre 2008, il massimo è sui corsi del 2007/08 , l'EBITDA e quello riportato per il 1° semestre di 2008, la PFN è al 30 giugno 2008, la capitalizzazione di borsa è quella del 10 ottobre 2008 e la capitalizzazione massima usa i corsi del 2007/08.

Per FIAT il criterio dei multipli darebbe qualcosa in più della attuale capitalizzazione: qualcosa in più, non più del triplo, come quotava il titolo un anno fa. Forse, visti i prezzi del petrolio e la recessione, un calo del cash flow nel futuro è da prevedere, e questo potrebbe spiegare il valore inferiore.

Per Saras vale quanto detto precedentemente sui maggiori investimenti tipici del settore: in questo caso un multiplo 4/5 potrebbe essere più logico. Il titolo sarà stato penalizzato anche dalla Robin tax, visto il 5,5% di maggiori imposte su circa 600 milioni di reddito imponibile? In ogni caso, tra i 2.200 milioni del valore di Borsa al 10 ottobre, ed i 4.700 milioni pagati pro-quota dai sottoscrittori (immagino tutti scatenati tifosi interisti) al momento della quotazione, direi che anche in questo caso la quotazione attuale non pare essere "assurdamente bassa".

Nel caso di Telecom il valore attuale è difficile da giustificare con la stima “normale” dei multipli. Forse questo è un indice del fatto che l’impresa è sottovalutata, o forse il mercato ha scarsa fiducia che il management mantenga l’EBIDTA del 1° semestre 2008. Su Telecom mi pare che coloro che ne sanno qualcosa di specifico non abbiano un giudizio entusiasmante sulla gestione, le strategie, il mercato, gli uomini: insomma, su tutto. Il tempo dirà.

SAVE: per un aeroporto in crescita “naturale” come quello di Venezia (ma non sarà il caso, caro ENAC - Ente Nazionale Aviazione Civile -, di abbassare i ricavi dei gestori aeroportuali per i diritti di imbarco e sbarco, sosta aeromobili, security, che ormai spesso costano più del biglietto pagato al vettore? E che tengono in piedi aeroporti con 100.000 passeggeri l’anno che sarebbero semplicemente da chiudere?) un multiplo di 6 potrebbe essere basso. Con un multiplo di 8 avremmo l'esatto valore ad oggi di SAVE in Borsa. Non certamente quello, triplo, di alcuni mesi fa.

Ascopiave: come per SAVE, forse il multiplo di 6 è bassino, trattandosi di un tipico caso di settore “supersicuro” (almeno per ora, trattando la distribuzione di gas da reti di proprietà dei comuni trevigiani azionisti). Con un multiplo di 7/8 il valore corrisponderebbe al valore di Borsa, ma non certo a quello, doppio, di un anno fa.

Centrale del latte di Torino: i valori odierni corrispondono quasi esattamente alla stima dei multipli. Non vale certo i 51 milioni che la Borsa indicava l'anno scorso (anche perché ha 17 dirigenti per 273 dipendenti totali!).

Per UNICREDIT, dove ovviamente i multipli sull’EBITDA non hanno senso (per questo non li ho messi), direi questo: è una grande banca retail con 180.000 dipendenti. Il numero due della banca, Roberto Nicastro (che saluto, se legge nFA) l’ho conosciuto quando lavorava in Mc Kinsey (come il suo capo) una quindicina di anni fa: aveva un discreto numero di marce in più rispetto agli esseri umani “umani”. Anche per questo, e per le esperienze quotidiane di lavoro e di contatto con Unicredit, non ho motivo di credere che sia una banca mal gestita, anzi, l’esatto contrario. Ma non penso che sia normale che abbia un utile netto di 7 mld di euro come nel 2007. Assumendo un marxiano (che adesso è di moda) sfruttamento del lavoro del 30% su retribuzioni medie di 50.000 euro (turkmeni e polacchi compresi) avremmo un utile netto di 15.000 euro * 180.000 = 2,7 MLD di euro, ragionevole e ragionevolmente durevole, contro appunto i 7 mld di utile netto 2007 ed i 5 mld (mi sembran tanti) annunciati per il 2008, gonfiati da commissioni, operazioni straordinarie, collocamenti e quant’altro sui quali è prevedibile un significativo (e sano) taglio dei margini. L'attuale valore di borsa vale 11 volte “ragionevoli e robusti” utili netti: forse un po' poco. Il titolo sarà anche penalizzato dal panico di questi giorni sul settore, ma mi vien difficile pensare che torni a 7€ od anche solo a 5€ ed a una capitalizzazione di borsa di 100 Mld.

Insomma: non è che tutti urlano per qualcosa che è un semplice sgonfiamento (inevitabilmente rapido e traumatico) di una superbolla?

di mario morino

Link: http://www.noisefromamerika.org/index.php/articles/I_valori_di_borsa_di_alcune_società_italiane#body


Fondi sovrani: storia di un'ordinaria presa in giro

Il Sole 24 Ore riporta la notizia che il ministro degli esteri Frattini si è recato ad Abu Dhabi per chiedere di investire in Italia. La richiesta viene fatta proprio alla Abu Dhabi Investment Authority (Adia), ossia il fondo sovrano di Abu Dhabi. E pensare che fino a ieri i fondi sovrani erano il male assoluto da cui difendersi.

A quanto pare, mentre il nostro presidente del Consiglio starnazza contro i fondi sovrani e si dichiara pronto a combattere impavido contro la discesa degli infedeli sulle nostre società, i suoi emissari vanno quietamente proprio da ''los moros'' implorandoli di investire nel nostro paese. Questo dimostra, secondo me, due cose.

Primo, Berlusconi si conferma l'abituale maestro di demagogia. Anche in questa occasione ha sfruttato le pulsioni peggiori, quelle razziste e xenofobe, del suo elettorato per farsi propaganda (oltre che un favore a se stesso ed ai nuovi amichetti del salotto buono) mentre al solito fa l'esatto contrario di quello che dice.

Secondo, mi pare sempre più chiaro che i fondi sovrani non c'entrano proprio nulla con la disciplina delle OPA e sono solo una, piuttosto trasparente, foglia di fico. Ci racconta infatti il Sole:

Frattini ha annunciato che a breve una delegazione di Adia verrà in Italia per incontrare il Comitato strategico per l'interesse nazionale in economia, la task force di 12 esperti costituita da pochi giorni dai ministeri degli Esteri e dell'Economia per attrarre gli investimenti di Paesi amici (non si può dire altrettanto di Singapore, con il fondo Temasek, e Cina) e cercare per quanto possibile di tenere alla larga quelli sgraditi, specie in settori sensibili, come l'energia, la difesa e le telecomunicazioni.

Il Comitato Strategico per l'Interesse Nazionale in Economia!! Manco nell'Unione Sovietica dei tempi d'oro!! A cosa serva tale comitato ce lo spiega l'organo interno di casa Berlusconi.

L’obiettivo è riportare sotto l’egida governativa le relazioni con i fondi sovrani finora interamente delegate alle banche d’affari. L’esecutivo indicherà quali sono i settori dov’è auspicabile investire, fisserà le regole e offrirà l’impegno di una garanzia politica. Il Comitato si rivolgerà ai «fondi buoni», ha spiegato Frattini, cioè «a coloro che hanno deciso di adottare regole di trasparenza».

Il fondo più buono di tutti, ci informa il Sole 24 Ore, è quello di Abu Dhabi, che al momento ha una partecipazione del 2,04% in Mediaset ma non si sogna manco di scalarla. Adesso i rapporti con questi fondi, con cui Berlusconi sta già facendo affari, saranno finalmente sottratti ai privati e posti sotto il controllo dello Stato. Ma siamo ovviamente sicuri che Berlusconi agirà unicamente nell'interesse nazionale, senza farsi sviare da possibili conflitti di interessi (e vada a quel paese chi non capisce le battute).

Questo conferma quanto è sempre stato noto. Non solo in Italia ma in tutta Europa i governi hanno innumerevoli strumenti per prevenire scalate sgradite (chi ha voglia può, per esempio, ripercorrere la vicenda E.On-Endesa, in cui il governo spagnolo intervenne in modo pesante), e anche se non li hanno possono inventarseli seduta stante. Appare abbastanza evidente che, anche con la normativa attuale, non c'è alcuna difficoltà, qualora sia necessario, a impedire l'ingresso di fondi sovrani sgraditi.

Il vero timore, quello che ha scatenato l'attacco alla passivity rule sulle OPA, è chiaramente e semplicemente che gli equilibri dei salotti buoni ricevano uno scossone. Si tratta di un timore remoto anche con l'attuale normativa, le imprese italiane non sono certo famose per essere facilmente contendibili, ma perfino questo timore remoto è sufficiente a spingere immediatamente membri del salotto buono e governo amico all'azione. Nel caso qualcuno avesse ancora dubbi, questo rende chiare quali sono le priorità delle nostre elites politiche ed economiche.

A pensarci bene c'è anche una terza lezione da trarre, che riguarda i nostri media. Spero vivamente di essere smentito nei prossimi giorni, ma se guardo a quanto è stato scritto finora il panorama è desolante. Nessuno che si sia preso la briga di questionare la pretesa minaccia dei fondi sovrani. Nessuno ora che faccia notare la flagrante contraddizione tra parole e comportamenti. Nessuno tranne un oscuro blog di professori amerikani. Il Financial Times ha recentemente scritto su

the Italian premier, whose treatment in parts of the media is nearing North Korean levels of adulation

Forse l'unica cosa sbagliata è quel ''parts of''. Dovevano scrivere ''all of''.

Autore: di sandro brusco

Link: http://www.noisefromamerika.org/index.php/articles/Fondi_sovrani:_storia_di_un'ordinaria_presa_i

n_giro#bod


'Uomo dell'anno' o 'Killer dell'anno'?

Ogni anno in occasione del Rosh Hashanah, il capodanno ebraico, una commissione di giornalisti sceglie l'uomo “migliore della comunità”. E Meir Dagan, a detta del popolare giornalista Emanuel Rosen di Channel Two, è l'uomo giusto perché “taglierebbe con le sue mani le le gole dei terroristi, anche con un apriscatole”. La scelta del “personaggio dell'anno” ha destato molte perplessità nell'intellighenzia israeliana.

Meir Dagan, capo del MossadAnd the winner is... “Stiamo parlando di un uomo che nella sua vita ha fatto solo cose buone, di un uomo di azione, nato con il coltello tra i denti. È diventato famoso per l'abilità con cui decapitava i palestinesi con un coltello giapponese. Per noi, lui è l'uomo dell'anno: Meir Dagan, il capo del Mossad”. Con queste parole, accolte da uno scroscio di applausi, Rosen ha annunciato l'assegnazione del premio di “Uomo dell'Anno” da parte di Channel Two, la più influente e seguita emittente tv del Paese.
Gideon Levy, editorialista del quotidiano Haaretz, si è chiesto in quale alto paese libero una commissione, costituita dall'élite del giornalismo nazionale, avrebbe scelto “un personaggio così oscuro con le mani sporche di sangue come pochi”. Indirettamente gli risponde, con ironia, un altro commentatore, Aluf Ben Ahed, il quale sottolinea “l'immensa esperienza di Dagan e la passione profusa nel tagliare le teste degli arabi”.

Meir Dagan e Ariel Sharon"Killer dell'anno". Ben Ahed ha pubblicato, lo scorso 26 settembre un'inchiesta che ha messo in luce i rapporti tra Dagan e l'ex premier Ariel Sharon, che nel 2002 lo nominò capo dell'intelligence israeliana: il loro incontro risale ai primi Anni '70, quando Sharon era il comandante della regione meridionale e Dagan il comandante del famigerato squadrone Rimonim che operava per lo più nella Striscia di Gaza. Ben Kasbit, giornalista di Maarev – il secondo quotidiano più diffuso -, scrive dei problemi psicologici accusati da molti soldati costretti da Dagan, che lo ordinava loro, di uccidere i palestinesi nei modi più atroci. Secondo Ronin Briegman, giornalista di Ydiot Aharonot esperto di intelligence, Sharon era irritato dalla gestione precedente del Mossad a guida Ephraim Helevi. In un'inchiesta pubblicata sul suo quotidiano lo scorso 7 agosto, Briegman racconta l'insoddisfazione di Sharon dettata da “una scarsa propensione di Helevi a usare gli omicidi come strumento dei servizi, cosa che diminuiva notevolmente la forza e la ricchezza di Israele”.

Gideon LevyI meriti di Dagan. È per questo motivo che Dagan fu chiamato a sostituire Helevi. È grazie a quest'uomo di azione, dice Levy, se il 12 febbraio scorso l'imprendibile leader di Hezbollah Imad Mughniyeh è saltato in aria a Damasco; solo con il suo intervento è stato possibile bombardare il sospetto sito nucleare in Siria e, infine, non ha “disdegnato qualche misterioso, quanto inutile, assassinio”. Solo per questi motivi, si sostiene nella motivazione del premio, “Dagan meriterebbe di essere premiato almeno 10 volte”. La cosa più terribile, secondo Levy, è che si tratta dell'unico personaggio in Israele su cui veglia una sorta di intangibilità: molte attività del suo passato sono ancora protette dal segreto e dalla censura. “Meir Dagan è responsabile di gran parte del sangue scorso a fiumi a Gaza negli Anni '70 e in Libano negli Anni '80”, dice l'editorialista. Alcuni anni fa due giornalisti condussero un'inchiesta scioccante su di lui e su ciò che aveva fatto in Libano. Un'inchiesta che non è stata mai pubblicata. Levy è convinto che Channel Two abbia ripulito l'immagine di Dagan, rendendo icona la sua immagine di combattente con il coltello tra i denti, ma, aggiunge, “hanno solo premiato il killer dell'anno”.
Nicola Sessa
Link: http://www.peacereporter.net/dettaglio_articolo.php?idc=0&idart=12457


L'avanzata dei talebani

I talebani stanno rapidamente avanzando in tutto l'Afghanistan. A ovest, dove le truppe d'occupazione italiane sono costantemente sotto attacco.
A sud, dove i guerriglieri assediano da giorni la città di Lashkargah.
A nord, dove oggi in un'imboscata a un convoglio Isaf tedesco sono morti cinque bambini.
E soprattutto a est, dove la resistenza islamica sta chiudendo il cerchio attorno alla capitale Kabul, dove questa mattina i talebani hanno assassinato una cooperante inglese.

Carro armato italiano in AfghanistanOvest. I sempre più frequenti attacchi contro le forze italiane nelle province occidentali - tre solo negli ultimi dieci giorni - dimostrano che i talebani sono ormai all'offensiva anche sul fronte occidentale. Lo conferma anche l'ultimo rapporto dei servizi segreti italiani (Aise) sulla guerra in Afghanistan, dove si sottolinea "la tendenza del fronte islamico radicale e antigovernativo a estendere il fronte offensivo alle regioni occidentali del Paese, in particolare alle province di Farah ed Herat dove sono presenti assetti nazionali".

Talebani nella provincia di HelmandSud. La città meridionale di Lashkargah, nella provincia di Helmand, è sotto assedio talebano da una decina di giorni. La guerriglia, che controlla ormai tutti i villaggi e le zone rurali attorno al centro abitato, ha già tentato alcune incursioni in città, bersagliando i palazzi governativi con lanciarazzi e artiglieria leggera. L'esercito afgano ha inviato rinforzi per difendere la città, mentre l'aviazione Nato cerca di 'alleggerire la pressione' bombardando le zone rurali controllate dalla guerriglia. Come Nad Alì, dove pochi giorni fa le bombe alleate hanno ucciso ventisette civili, tra cui tredici bambini e tre donne.

CircondatiEst. I talebani hanno ormai il pieno controllo delle zone rurali a sud, a est e ovest della capitale afgana. In due terzi dei distretti delle province di Wardak e Lowgar, a soli 30-40 chilometri da Kabul, i barbuti comandano alla luce del sole, gestendo la sicurezza, la giustizia e l'educazione scolastica. La polizia afgana si tiene alla larga e la popolazione locale si sente sicura. I talebani controllano con posti di blocco tre delle quattro strade d'accesso a Kabul: passa solo chi non è sospetto di lavorare per il governo o per la Nato. Solo la Shomali Road, verso nord, è ancora sotto controllo governativo. Per adesso.
Enrico Piovesana
Link:http://www.peacereporter.net/dettaglio_articolo.php?idc=0&idart=12471



"No alla dittattura dell'Occidente. Nessuno ci comprerà per pochi euro"

“NE DAMO KOSOVO”, si legge a caratteri cubitali in un graffito in Skladarskjia, il viottolo acciottolato dove la sera i belgradesi si ritrovano a bere sotto i pergolati dei caffè turchi la birra nazionale “Jelen Pivo”, in questa sorta di piccola Montparnasse balcanica.
“Non vi daremo mai il Kosovo” è un sentimento condiviso, anche dai serbi moderati e dalla maggioranza silenziosa che assiste da 85 giorni alle manifestazioni quotidiane del movimento nazionalista “1389” in Republiki Trg (Piazza Repubblica), dove un centinaio di ragazzi e di vecchi nostalgici del regime titino si riunisce per gridare “Prezir Diktaturij”, “fermiamo la dittatura” di Unione europea e liberali. Un sentimento condiviso dai serbi che in questi giorni minacciano di mettere a ferro e fuoco Podgorica, la capitale montenegrina 500 chilometri più a Sud; il Srpsko Narodna Partja (partito Popolare Serbo) con il partito Democratico Serbo e il “Srpsko Tiket” promettono di far cadere il governo del premier Milo Djukanovic se non ritira il riconoscimento del Kosovo che ha fatto infuriare la comunità serba in Crna Gora, pur sempre un terzo della popolazione. Il leader della protesta e del partito popolare serbo, Andrjia Mandic, sta facendo uno sciopero della fame, in attesa che Djukanovic dia una risposta all'ultimatum in scadenza ieri, per ritirare il riconoscimento, venire a rispondere al parlamento di Podgorica e indire un referendum di consultazione popolare sul riconoscimento di Pristina.

Ratko MladicMladic? Ve lo scordate. Igor Marinokovic è un ragazzone di 26 anni, alto 1.90 e 100 chili di peso, il ritratto dell'esuberanza serba, il corpo segnato dalla psoriasi nervosa, vestito come un rockettaro grunge, con una maglietta verde militare col faccione di Ratko Mladic a grandezza naturale. “Gde je znamo... ali da ne damoi...” si legge sulla t-shirt: “sappiamo dove si trova.. ma non ve lo daremo mai!” Igor è il portavoce del ``movimento 1389`` che si riunisce di fronte al Centro culturale di Piazza Repubblica dal 22 luglio, giorno dell`arresto di Radovan Karadzic. Un luogo carico di memoria per i serbi, dalle riunioni del 1998 di Vuk Draskovic, che da destra cercò d'assestare il colpo mortale al decrepito regime di Milosevic, fino alle riunioni del 2000 di `Otpor`, il movimento pro europeo sponsorizzato dalla “Open Society” di George Soros.
Anche sabato scorso si erano ritrovati qui in quattro gatti, meno di 300, mentre l'attenzione dei reparti di “Gendarmarija” radunati in assetto antisommossa con le giubbe rinforzate anti urto che li fanno sembrare soldati di “Star Wars” erano più concentrata sugli scontri tra ultras della Stella Rossa e i tifosi in trasferta a Belgrado per il match Serbia-Lituania, qualificazioni Mondiali.

Manifestazione per Radovan KaradzicSerbi, socialisti e fascisti. “Anti-Fa!! Anti-Fa!!” Le bandiere rossonere dell'anarchia sventolano in una dolce serata di fine settimana belgradese, sul corso di Terazjie la tensione si tocca con mano, i negozi dello shopping con le griffe italiane chiudono le serrande, mentre scorrono i 3 mila autoconvocati del gruppo `Nje Nazismu`` per chiedere una Serbia democratica, vicina a Bruxelles e stanca di guerre etniche. Un gruppuscolo di nazionalisti con la testa rasata saluta a braccio teso e inneggia alle milizie `cetniche` del generale “Giga” Draza Mihajlovic, che combatté nel 1944 per la liberazione della Serbia a fianco delle armate pro tedesche. Dal corteo guidato dagli anarchici, che sorprendentemente tengono alte anche bandiere a 15 stelle dell'Unione europea, partono molti fischi e grida d'offesa, ma si evita lo scontro. Da mercoledì 8, quando l'Assemblea Generale dell'Onu ha rimesso alla Corte Iinternazionale di Giustizia il caso dell'indipendenza del Kosovo, per valutare “se corrisponda ai criteri del diritto internazionale”, qui nella capitale di un piccolo paese chiamato Serbia e che un tempo era capitale federale di una grande entità chiamata Jugoslavjia, c'è una manifestazione al giorno: da sinistra contro “i fascisti che hanno trascinato il mio paese in 10 anni di guerre” (urla tra i fischi della manifestazione Miljana Filipovic, studentessa di lingua spagnola, sotto gli emblemi del partito del presidente Tadic), e da destra i movimenti pro nazisti che chiedono di “sterminare i musulmani albanesi”, con la polizia che regolarmente interviene a proibire i loro presidi. Il corteo anti fascista si e' svolto senza scontri sabato, mentre lunedì i gruppuscoli di estrema destra hanno dato luogo a scontri che hanno avuto molto risalto sui media serbi, come la tv 'B92': “Il nostro Paese sta deragliando verso il fascismo?” era la domanda più ricorrente dei giornalisti
Republiki TrgL'Occidente non ci interessa. A mantenere il controllo della centralissima Republiki Trg e della passeggiata di Terazjie rimangono solo loro, i ragazzi che sono rimasti al 1389, l'anno della battaglia di Kosovo Poljie, quando l'esercito serbo guidato dal principe Lazar arginò, immolandosi, l'avanzata delle forze ottomane verso il cuore dell'Europa. “Non ce ne frega niente dell'accordo tra Fiat e Zastava: le compagnie occidentali vogliono solo fare affari qui perché col 44 percento di disoccupazione possono offrire salari da fame, più bassi dei 200 euro di media che percepisce un operaio serbo. E le altre multinazionali europee che arrivano qui vogliono solo fare affari perché i russi da un anno ci hanno offerto un trattato di libero commercio e le nostre merci non pagano dazio per arrivare in dogana a Mosca - ribatte preciso Marinkovic a chi gli chiede se quelle bandiere pro-europee non siano più attuali delle loro che chiedono il ``Kosovo je Srbjia`` e inneggiano a “Radovan Karadzic presidente” - Che cosa ci dà l'Unione europea? Assolutamente niente. Repubblica Ceca e Ungheria erano diventate ricche prima dell'adesione alla Comunità e noi ci rimetteremmo soltanto. Non ci conviene entrare in Ue e Nato, tanto più se dobbiamo consegnare i nostri eroi al tribunale internazionale dell'Aja. Esiste qui in Serbia il “Specialny Zud za Ratneslocina”, il tribunale speciale per i crimini di guerra. “Giudicheremo noi Ratko Mladic e Goran Hadzic, il presidente della Repubblica Srpska di Krajina. All'Aja non li vedrete mai”. Mai all'Aja.
Il Kosovo è SerbiaGiustizia a senso unico. “Per quale motivo il generale Ratko e Goran dovrebbero andare all'Aja? - si intromette furioso Vladimir Miskovic del settimanale “GeoPolitika” - per dei processi farsa come sono stati quelli di Slobodan Milosevic e come sarà questo a Karadzic? Che ci dite voi europei delle sentenze ridicole a Haradinaj, l'ex premier kosovaro assolto all'Aja nonostante le sue milizie avessero cacciato i nostri connazionali serbi dai villaggi ora in mano agli albanesi? Fateci i nomi di criminali di guerra bosniaci e croati processati all'Aja. Quella Corte e' solo una truffa, ha come principale obiettivo noi serbi. Che ne e' stato di Naser Oric, il signore della guerra musulmano che nei dintorni di Srebrenica tra il '92 e il '95 ha sterminato 3mila serbi? (statistiche smentite dalle Nazioni Unite e dalla Kfor, forza d'interposizione Nato, ndr). Perché nei vostri media europei non parlate di queste cose? Perché non parlate del generale dell'esercito bosniaco Rastin Delic, un musulmano che ha fatto sparare sui villaggi serbi, ma che all'Aja e' stato scagionato perché il fatto non può essere provato? Noi abbiamo processato i nostri criminali di guerra: in questi giorni ci saranno le sentenze contro i comandanti dei gruppi paramilitari “Zvte Osce” e “Skorpions”, che uccisero in Bosnia intorno al 1995, e saranno tutte condanne a minimo 30 anni. Quando vedremo anche un bosniaco musulmano o un croato processato all'Aja per i crimini contro le minoranze serbe, smetteremo le nostre bandiere “No je NATO” e potremo aderire all'Ue".

Autore: Gianluca Ursini
Link: http://www.peacereporter.net/dettaglio_articolo.php?idc=0&idart=12444

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