lunedì 20 ottobre 2008

HEDGE O NON HEDGE?

Hedge funds, private equity, fondi pensioni americani, un club esclusivo di investitori con enormi patrimoni hanno utilizzato in maniera massiccia la cosiddetta leva finanziaria in un contesto macroeconomico caratterizzato da tassi ai minimi storici! 

Più volte gli stessi governatori delle banche centrali su "sollecitazioni" dirette dello stesso sistema hanno definito gli hedge fund grandi stabilizzatori dei mercati in quanto fornitori di liquidità. 

Oggi gli stessi hedge fund circondati dal fuoco concentrico delle dichiarazioni di alcuni esponenti politici sostengono di essere " erogatori di capitale privato che svolgono un ruolo vitale nell'economia globale ". I loro rappresentanti sussurrano che in un periodo di instabilità è assurdo pensare di eliminare un'industria che è una sorgente di liquidità. Eliminare forse no, ma metterci dentro il naso è necessario, per rendere trasparente un mondo che della sua opacità ne faceva un cavallo di battaglia. 

Per la cronaca negli anni 20 secondo Galbraith, era vivo l’interesse per l’organizzazione ramificata dell’attività bancaria, ed era largamente diffusa l’opinione che le leggi statali o federali fossero un’arcaica barriera a un consolidamento che avrebbe riunito le banche dei piccoli centri in pochi gruppi regionali o nazionali. Furono tenuti in grande considerazione vari accorgimenti diretti ad eludere lo scopo della legge, fra essi in particolar modo le società finanziarie di credito. 

Vi ricorda niente quest’ultimo passo, vi ricordano niente le finanziarie del credito, applicato all’annosa discussione in corso sulla autoregolamentazione o l’introduzione di regole e limiti all’attività degli hedge fund? 

Nessuna barriera per i fondi monetari di “barriera” come appunto suppone la parola “hedge”! 

Il capolavoro di architettura finanziaria speculativa in quelli anni, quello che, più di ogni altro espediente, permise di soddisfare la domanda di titoli ordinari, quindi di investimento, furono le cosiddette società di investimento, INVESTMENT TRUST, che io oggi paragonerei senza ombra di dubbio ai fondi hedge e private. 
Una tipica Investment Trust, conteneva titoli di 500/1000 società di gestione. Di conseguenza il risparmiatore con poche sterline era in grado di ripartire il rischio come avviene oggi con l’acquisto di quote di fondi di investimento appunto. 
Gli amministratori dei trust godevano della massima discrezione nell’investimento dei fondi a loro disposizione, togliendo al comune azionista la possibilità di interferire nelle decisioni societarie! 

Per molto tempo la borsa di New York considerò con sospetto gli investment trust e soltanto nel 1929 i loro titoli furono ammessi alle contrattazioni. 

“ A parte la convenienza, il rifiuto di rivelare la propria situazione fu ritenuto una precauzione ragionevole. Si aveva un’enorme fiducia nell’abilità finanziaria degli amministratori dei trust il fatto di rivelare quali titoli essi sceglievano, si diceva, poteva dare il via a una pericolosa corsa all’acquisto dei titoli da essi preferiti.” 

Faccio notare che uno dei maggiori rischi relativi al proliferare degli hedge fund è relativo al fatto che quasi tutti effettuano le stesse scommesse, quasi tutti utilizzano gli stessi strumenti finanziari. 

“Nel 1929 gli investment trust si resero conto della loro reputazione di onniscienza e dell’importanza che ciò aveva, e non persero alcuna occasione per aumentarla.” 

“Esperienza, abilità manovriera, acume finanziario non erano le sole formule magiche dell’investment trust ma c’era anche l’azione della leva a tal punto che nell’estate del ’29 non si parlava più di investment trust in quanto tali ma si accennava a trust dotati di leva poco o molto potente, o addirittura sprovvisti del tutto di leva.” 

Leva, leva e ancora leva, debito, debito e ancora debito, nulla è stato inventato oggi, ma la storia non si ripete mai, i suoi insegnamenti servono a poco in quanto oggi è tutto completamente diverso nulla è più come in passato si sente dire. 

“Ecco la magia dell’azione della leva, ma non era tutto. Se le azioni ordinarie di un trust, il cui valore era miracolosamente cresciuto, fossero state tenute da un altro trust con analoga potenza di leva, le azioni ordinarie di quel trust avrebbe registrato un incremento del 700/800 % dall’originario rialzo del 50 % e cosi via. Nel 1929 la scoperta delle meraviglie della progressione geometrica colpì Wall Street con una violenza paragonabile a quella dell’invenzione della ruota.” 

" Molti che avevano trovato difficoltà a soddisfare gli aumenti dei riporti volevano vendere un pò di azioni per poter tenere il resto e così salvare qualcosa dall'ondata di disavventure. ma essi scoprivano che non riuscivano a vendere i loro titoli di investment trust per qualsiasi cifra accettabile e magari per nessuna cifra. Erano quindi costretti a sacrificare i loro titoli buoni. Azioni di qualità come la Steel; la General Motors, la Tet&Tel venivano buttate sul mercato in quantità anormale, con l'effetto sui prezzi che era già stato pienamente rivelato. Il grande boom degli investment trust era finito in un eccezionale manifestazione della legge di Gresham in cui le cattive azioni scacciavano le buone. Gli effetti stabilizzatori delle enormi riserve liquide degli investment trust si erano pure dimostrati un miraggio. " 

Si stabilizzatori, sublime! Suvvia apriamo gli occhi, le stesse banche centrali hanno autorizzato questa demenziale attività. 

In un articolo sul Wall Street Journal in un’intervista a Andy Kessler un ex manager di successo di hedge funds è stato evidenziato come lo stesso Kessler ritenga che il modus operandi di questa industria finanziaria sia estremamente ridicolo in quanto con l’effetto leverage, con i soldi delle banche è l’intero sistema bancario da considerare come un unico grande hedge fund, a tal punto che gli stessi trader di queste grandi banche valutavano il credito delle loro società appena sopra i junk.bond. 

Chi sono i maggiori azionisti delle banche centrali!? A Voi ogni considerazione! 

Bene potrei continuare all’infinito, ma mi fermo e vi consiglio di leggere il libro di Galbraith, “Il Grande Crollo” per immergerVi nell’atmosfera di quei tempi tanto lontani quanto attuali. 

C'è un'infinità di analogie, come abbiamo convenuto insieme io e Michele di Longshortinvest.com, dalla cattiva distribuzione dei redditi alla struttura corporate dove esistevano le Holding Companies e gli Investment Trust, Hedge & Private dei giorni nostri, dalla pessima struttura bancaria alle inverse correlazioni delle bilance commerciali sino alla diversa concezione dell'utilizzo della politica monetaria. 

Bernanke emerito studioso della Grande Depressione non è riuscito ad evitare una crisi di dimensioni epocali che solo grazie all'intervento dello Stato non è ancora divenuta Nuova Grande Depressione! 

Cioò suggerisce che le ideologie e le concezioni accademiche del passato e presenti ben poco possono di fronte a dinamiche inedite come quelle della "madre" di tutte le crisi finanziarie della Storia, una crisi epocale correlata, un combinato di crollo immobiliare, crisi finanziaria, recessione economica, shock da materie prime, inflazione ed ora anche una possibile deflazione azionaria con il crollo del mercato immobiliare. 

Se qualcuno ha il coraggio di utilizzare i modelli del passato, le "carte nautiche" che custodiscono le fasi salienti delle precedenti crisi, per analizzare e comprendere questa crisi, proponendo soluzioni, auguro i miei più cari auguri! 

Di hedge fund si parla pure nell'ultima puntata di " REPORT " 

Tornando ai nostri "eroi stabilizzatori" nel 1996 l’hedge funds Elliot Associated di New York, ha acquistato 20 milioni di dollari di titoli statali peruviani pagandoli in sintesi la metà del loro valore di mercato sfruttando il momento di difficoltà e i venti di crisi che si aggiravano nel paese, per poi circa tre anni più tardi intraprendere una azione legale, chiaramente vinta, contro il paese per la restituzione del debito a prezzo pieno con interessi per un valore finale quasi triplicato! 

Questa pratica è stata attuata da altri fondi locusta o avvoltoi con grande successo presso altri paesi poveri del mondo! La pratica di speculare sul debito di un paese impoverito e oberato da debiti si stà moltiplicando con conseguenze sociali rilevanti! 
Gli effetti diretti ed indiretti delle spregiudicate operazioni messe in atto da questi fondi hanno e avranno sempre più conseguenze devastanti sul tessuto sociale mondiale. 
Questo è solo uno dei tanti esempi che testimoniano come la finanza è in grado di prendere in ostaggio una democrazia, un'intera nazione! Chapeau! 

Il futuro presidente francese Nicolas Sarkozy prima delle elezioni presidenziali francesi sostienne di essere favorevole all’introduzione di una tassa europea sui movimenti finanziari speculativi! 

“Non abbiamo generato l’euro per avere un capitalismo senza etica e morale. Sono estremamente preoccupato per i movimenti speculativi. Chi può tollerare un fondo che s’indebita per acquistare un’azienda e dopo averne licenziato il 25 % dei dipendenti la vende in mille pezzi! Desidero rendere la Francia un paese che premia chiunque crei ricchezza ma che sappia colpire i predatori!” 
Caro Nicolas attendiamo notizie, fatti e non solo parole! 

La Tobin Tax, dal nome del premio Nobel per l'economia James Tobin, che la propose nel 1972, è una tassa che prevede di colpire, in maniera modica, tutte le transazioni sui mercati valutari per stabilizzarli (penalizzando le speculazioni valutarie a breve termine), e contemporaneamente per procurare delle entrate da destinare alla comunità internazionale. 

Il tasso proposto sarebbe basso, tra lo 0,05 e l'1%. A un tasso dello 0,1% la tassa Tobin garantirebbe ogni anno all'incirca 166 miliardi di dollari, il doppio della somma annuale che sarebbe necessaria ad oggi per sradicare in tutto il mondo la povertà estrema. 

Qualcuno di Voi ha mai sentito parlare della Tobin Tax.......una soluzione che il mercato ha rinnegato in ogni maniera ma non solo il mercato, talvolta la stessa politica. 

" Molti che avevano trovato difficoltà a soddisfare gli aumenti dei riporti volevano vendere un pò di azioni per poter tenere il resto e così salvare qualcosa dall'ondata di disavventure. ma essi scoprivano che non riuscivano a vendere i loro titoli di investment trust per qualsiasi cifra accettabile e magari per nessuna cifra. Erano quindi costretti a sacrificare i loro titoli buoni. Azioni di qualità come la Steel; la General Motors, la Tet&Tel venivano buttate sul mercato in quantità anormale, con l'effetto sui prezzi che era già stato pienamente rivelato. Il grande boom degli investment trust era finito in un eccezionale manifestazione della legge di Gresham in cui le cattive azioni scacciavano le buone. Gli effetti stabilizzatori delle enormi riserve liquide degli investment trust si erano pure dimostrati un miraggio. " 

Il mio blog è infarcito di riferimenti a questi colossi ombra del sistema finanziario, colossi che ora tengono in ostaggio i mercati finanziari, liquidando posizioni su posizioni pressati dai riscatti, riescono a far salire il titolo Volkswagen al di là di qualsiasi fondamentale solo perchè debbono ricoprirsi di vendite allo scoperto sullo stesso titolo in seguito al fallimento di Lehman Brothers, primario dealer di molti hedge che oggi chiedono di sbloccare miliardi di dollari sepolti sotto il crollo di Lehman. 

E' la leva che rientra bellezza, e tu non ci puoi fare niente, niente! 

Con il congelamento del mercato del credito, si liquidano azioni, qualunque azione, si liquidano commodities, materie prime, ecco dove era la speculazione, hedge & banche d'investimento fallite o sull'orlo del fallimento, si liquida anche l'oro qualunque assets liquido, in omaggio ai riscatti, alle chiamate di margine e mentre si liquida, mentre il castello di carta di derivati sta crollando, la Caisse d'Epargne implode sotto l'ennesima scommessa, un rialzo azionario nell' "Ottobre Rosso" vero Fabio, un buco di 600 milioni di euro, sublime, nella follia di questa epoca c'è sempre qualcuno che vede più in là del proprio cervello! 

Che poi il genio di Paulson stimoli la rabbia degli hedge fund sottolineando che possono anche fallire senza aver accesso alle risorse del dipartimento del Tesoro, allora è come stimolare con il fuoco un nido di api inferocite! 

Uno di Voi mi ha chiesto come valutare oggi la salute del sistema finanziario alla luce dell'intervento governativo congiunto globale, nessuna reticenza ad esprimere la mia opinione, semplicemente credo che la garanzia statale sia l'unica via, la nazionalizzazione seppur temporanea o definitiva degli istituti di credito l'unica soluzione al problema contingente. 

Non sono in grado di poter dire se questa garanzia sotto qualunque forma sarà in grado di evitare ulteriori fallimenti bancari e non, in quanto sappiamo benissimo che molte realtà non saranno supportate, specialmente in America. 

Restano da individuare gli effetti sul sistema finanziario della recessione in corso, effetti al momento non ancora scontati dal sistema stesso. 

Comunque sia credo che questa crisi sia la migliore risposta a tutti coloro che vedono una manovra indotta dal sistema stesso, non credo assolutamente possibile che la nazionalizzazione parziale del sistema finanziario fosse nelle loro previsioni in maniera particolare dell'amministrazione americana! 

Ritengo che la sottovalutazione complessiva di questa crisi, riconosciuta oggi da Trichet sia oggettivamente confermata! 

Qui sotto avete una cartina tornasole della situazione da Barron's vai BIG PICTURE che ringrazio senza dimenticare che.... 

...... agire sui credit defaukt swaps congiuntamente con le vendite allo scoperto è una delle strategie preferite dagli hedge fund per affossare una realtà finanziaria. 

La notizia inoltre che il governo olandese arriva a ricapitalizzare per 10 miliardi di euro la più grande banca olandese, la ING DIRECT ideatrice del CONTO ARANCIO, ripeto CONTO ARANCIO assume la dimensione di una nazionalizzazione in grande stile, l'ennesima di questa crisi, dedicata a tutti coloro che amano le zucche vuote! 

Vorrei concludere questo post ancora una volta, per l'ennesima volta controcorrente, non vi sarà alcun rialzo o rimbalzo da questo crollo, non almeno sino a quando il mercato non avrà assorbito la prossima ondata di dati macroeconomici, non avrà assorbito le trimestrali che verranno, solo un immenso yo-yo collettivo che vedrà un probabile via libero non prima della fine del prossimo mese, una lunga ed infinita fase laterale. 

Se si guarda alle stime degli utili futuri si entra nella sfera di cristallo di un'illusione infinita, si sale del 25 % non ora del 17 % poi domani chissà, la sfera di cristallo di coloro che non hanno compreso nulla di questa crisi, ma che credono di poter scorgere all'orizzonte. Se la recessione sarà lunga e forse profonda una caduta del 50 / 70 % degli utili sarà nell'ordine delle cose ed allora ogni target sullo S&P500 dovrà essere rivisto al ribasso. Se guardo alla favola del decoupling ed ai cosidetti paesi emergenti, possibili salvagenti di questa crisi credo che abbiamo ancora molto da imparare, ancora molto da comprendere, ancora molto da analizzare. Qualcuno di Voi ha la più pallida idea di quanto sta succedendo in Ungheria!? 

Gli speculatori affondano il fiorino e mettono in crisi coloro che hanno stipulato mutui in valuta estera molto di moda negli ultimi anni. Si la finanza è in grado di prendere in ostaggio le vite delle persone, di prendere in ostaggio le democrazie! 

Stiamo ancora scontando una lieve recessione magari una ripresa dal 2009/2010 e l'orizzonte non può prescindere da una valutazione futura media tra prezzi ed utili inferiore a 10 come minimo. Poi ognuno può cercare di inflazionare come meglio crede il tutto ma non dimentichiamoci la lezione giapponese, lasciando perdere la tempistica nella differente risposta alle due crisi. Il Wall Street Journal dopo la deflazione immobiliare, quella finanziaria e quella azionaria, sottolinea che ......Amid Pressing Problems, Threat of Deflation Looms in una deflazione da materie prime! 

Warren Buffet dichiara al mondo intero che sta incominciando ad investire, ma ricorda a tutti che è difficile prevedere quando finirà questa crisi, in fondo potrei farvi molti esempi di come nella Grande Depressione molti sapevano ed intuivano il momento proprizio! 

di Andrea Mazzalai

L'utilizzo delle forze armate per propri fini propagandistici mette in imbarazzo i vertici militari


COMANDO Supremo. Bollettino della Vittoria (...) i resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli che avevano disceso con orgogliosa sicurezza. Firmato: Diaz". Nelle piazze dei paesi d'Italia, sui monumenti ai caduti, nei cimiteri, corrosa dal tempo e dalla ruggine, oppure costantemente rinnovata dall'olio di gomito di un volenteroso, c'è sempre una lapide con queste parole.  E' il "bollettino della Vittoria" con cui 90 anni fa, il 4 novembre del 1918, il generale Armando Diaz annunciava all'Italia la resa dell'Austria e la vittoria del Regio Esercito nella prima guerra mondiale. Quelle lapidi, quella vittoria, quella guerra stanno per essere riscoperte e forse strumentalizzate nella più imponente manifestazione di propaganda militare che l'Italia repubblicana abbia mai messo in piedi.  Il ministro della Difesa Ignazio la Russa ha definito con un gruppo di studio una serie di iniziative per "celebrare la Vittoria nella Grande Guerra e risvegliare negli italiani i sentimenti di orgoglio e di unità nazionale". Si inizia da oggi, con lezioni di storia in 200 licei: Mariastella Gelmini ha accettato che ufficiali delle tre forze armate e dei carabinieri vadano nelle scuole a spiegare il significato della Grande Guerra, ma non solo. "Per volontà del ministro La Russa", dice il generale Giancarlo Rossi, portavoce del ministro, "verrà ricordato che il 4 novembre da 90 anni è anche il giorno dell'Unità nazionale e delle forze armate, oltre che quello della Vittoria nella Grande Guerra". 
Per questo La Russa ha pensato di fare le cose in grande: la festa sarà di fatto trasferita dal 4 novembre (un martedì) al week-end dell'8-9. In ventuno piazze italiane ci saranno innanzitutto la cerimonia dell'alzabandiera e poi dell'ammainabandiera. Ancora: sfilate, parate, mostre statiche di carri armati ed elicotteri, concerti di bande e fanfare, simulazioni di assalti militari, lancio di paracadutisti. Tra le 21 piazze ci sarà anche quella di Bolzano, dove ogni anno il 4 novembre provoca tensione con i tirolesi austriaci. Ma il clou sarà a Roma: La Russa ha chiesto ai militari di dare il meglio di sé al Circo Massimo, con parate ed esibizioni varie, e poi a Piazza del Popolo, dove ci sarà un "concerto tricolore" di Andrea Bocelli.  Non tutti i militari sono convinti che quello scelto da La Russa sia il modo giusto per celebrare la Vittoria. Innanzitutto per un problema di fondi: negli stati maggiori fanno notare che verranno spesi 6 milioni di euro, di cui più di 1 milione per l'evento-Bocelli. Il tutto nel momento in cui si rinuncia alle missioni all'estero e all'addestramento del personale. Sui fondi La Russa, oltre a utilizzare parte del bilancio della Difesa, ha fatto qualcosa che ha creato imbarazzo anche nel settore dell'industria: usando l'Associazione delle industrie della Difesa, il ministro ha chiesto ai fornitori del ministero di versare soldi per organizzare il week end tricolore. Da Finmeccanica in giù a tutti sono stati chiesti 30mila euro, un "obolo per la Grande Guerra".  In una riunione all'Esercito è stato avvistato un altro problema: la "santificazione" dei 90 anni della Vittoria rischia di far apparire ancora una volta le forze armate strumento di parte, di metterle al servizio di un disegno di propaganda politica che non è nazionale, ma spesso di partito o magari del ministro in persona.  Le prime insofferenze - in estate - ci sono state per l'uso di soldati per compiti al di fuori della loro missione naturale, come le operazioni anti-criminalità o anti-immondizia. E ora c'è il maxi-spot sul 4 Novembre. "Con l'aggravante che mandare ufficiali nelle scuole d'Italia a parlare di qualcosa su cui non sono professionalmente preparati e titolati rischia di delegittimarci, di renderci strumento di un'operazione che potrebbe ritorcersi contro la Forze armate", dice un altissimo ufficiale.  Il rapporto di La Russa con la Difesa ormai da settimane è diventato delicato: le continue gaffe pubbliche, la scarsa presenza al ministero per inseguire il compito di reggente di An, il metodo di lavoro che ha adottato (affidarsi a intuito e improvvisazione politica, non allo studio dei dossier), hanno scavato un solco tra lui e la dirigenza militare.  "So bene di questo disagio, e sono sicuro che il governo saprà affrontarlo", dice il generale Enrico Del Vecchio, ex capo del Comando operativo interforze, oggi senatore del Pd: "Ma una cosa è chiara: celebrare in maniera strumentale la giornata in cui le Forze armate si aprono alla popolazione sarebbe un grave errore. Ben venga il riconoscimento per l'Unità d'Italia, ma nessuno può appropriarsi politicamente delle forze armate". 

di VINCENZO NIGRO

La riforma Gelmini al passo coi tempi, altro che libro "Cuore"


Mentre la protesta studentesca impazza negli atenei e negli istituti scolastici di mezza Italia, sembrano svelati i più inquietanti retroscena che si celano dietro la stesura della Riforma scolastica tanto voluta dal ministro della Distruzione Maria Stella Gelmini. Se pareva bizzarro prevedere un maestro ogni cento studenti, classi all'interno delle quali risulta necessario l'invio di forze militari di peacekeeping per sedare gli scontri per il territorio tra bande di bulli e bulletti inferociti, e ancora aule a cielo aperto, in cui è altamente consigliato l'uso di mezzi pubblici per raggiungere cattedra e lavagna, tutto pare in pochi attimi riacquistare un senso dopo l'entrata in scena di Fedele Confalonieri, presidente Mediaset.

“Beh, che c'hai da guardate storto?! - avrebbe detto il manager milanese di fronte a un agguerrito manifestante in grembiulino – Un giorno non vorrai andare anche tu in televisione? Ma che te frega della scuola, no?”. Alcuni testimoni oculari narrano che il bimbo, dopo aver resistito all'ipnosi mediatica e perciò alla tentazione di gridare con pollice verso “Italia Uno”, abbia invece mandato sonoramente a fanculo il Confa con l'accalorata approvazione dei genitori. Superata l'empasse del momento, Fedele ha presto indicato la soluzione: il palinsesto televisivo del primo pomeriggio. “Ecco il vostro rientro pomeridiano”. Amplia la scelta dei corsi, alle due e mezza la televisione italiana pare infatti giovarsi di un'omologazione che sa proprio di spontaneo. RaiUno offre “Festa Italiana”, format d'eccezione dove la scosciatissima conduttrice Caterina Balivo intervista casi umani e vip usciti malconci da storie sentimentali. RaiDue non scherza mica e fa sul serio con “Italia allo specchio”: a condurre troviamo Francesca Senette, ex giornalista-velina di Emilio Fede, intenta ad approfondire i pareri e le opinioni di Costantino prima sul senso della vita e, dopo la pubblicità, sulla “Critica della ragion pura” di Emmanuel Kant. Tra l'altro con ottime punte in termini di cazzate. RaiTre pare in evoluzione e da canale sovietico che lancia messaggi subliminali alle masse italiche esortandole alla rivoluzione almeno in ottobre, si adegua ai tempi: ecco lo straordinario “Trebisonda” dove maschietti intraprendenti, alle prime armi con la musica, imitano la vita da star ricoperti con kili di mascara sopra le ciglia.

Confalonieri inorgoglito è poi passato alle lezioni garantite dalla sua Mediaset. ReteQuattro assapora la germanica fiction “Hamburg Distretto 21”, inguardabile da ogni lato del televisore ci si possa porre. Anche durante un'acuta sonnolenza. Veniamo a Canale5 il meglio del meglio: “Uomini e donne”. Con uno share pauroso la De Filippi mette in scena uno scontro generazionale tra due poltrone, diverse sedie vuote e una platea di seggiole scolorite e appesantite dagli anni. “L'importante è sedersi e prendere posto – dice la Mary - tanto la pubblicità interrompe senza avvertire”. ItaliaUno è adorabile. La versione di “Saranno Famosi” in salsa spagnola è un sunto perfetto delle emozioni umane di fronte al successo a portata di mano anche per l'uomo zoppo che vuole battere il record del mondo nei cento metri. Mtv fa il suo e con TRL mischia musica e gnocca d'alto livello, mentre nella piazza sottostante orde isteriche di adolescenti-zombie cercano di sfondare a tutti i costi i cordoni di sicurezza per nutrirsi delle carni dei loro idoli in giacca e chitarra. Uno sguardo anche a La7 che fa sinceramente tenerezza: si ostinano a resistere alla globalizzazione, poveretti. Va ora in onda “Ercole l'invincibile”, insomma neanche il vecchietto può resistere a un tale degrado in termini di programmazione.

Ecco quindi chi serve alla nostra nuova società berlusconiana: non cervelli che affossano l'Auditel e gli introiti pubblicitari, ma semmai casi umani, Costantini, aspiranti cantanti gay, attori incapaci ma che sanno a menadito il tedesco, persone esperte soprattutto nel scendere scalini senza inciampare tra donne di mezza età assatanate e ballerini ansiosi del loro primo spettacolo.

Tornando ai nostri, nonostante l'accurata disamina, i fischi dei manifestanti non si sono placati. E persino Confalonieri è apparso sconsolato. “La Gelmini e Matteoli continuano a ripetere che era colpa della disinformazione, ma ora che gli ho detto tutto, ma proprio tutto sul nostro piano scolastico dovrà esserci pur qualcosa per farli incazzare così tanto”.

di Alessio Marri - Megachip
Link: http://www.megachip.info/modules.php?name=Sections&op=viewarticle&artid=811

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