domenica 19 ottobre 2008

Corsi e ricorsi storici

L'economia crolla, la guerra si profila all'orizzonte, un salvatore appare: non ci siamo già passati?

“L'eterna clessidra dell'esistenza gira ancora ed ancora, e tu con lei, granello di polvere!”
~ Friedrich NietzscheNietzsche alla fine impazzì, alcuni dicono per gli effetti della sifilide, altri danno la colpa alle implicazioni della sua complessa e oscuramente ironica filosofia di vita, che includeva, come suo precetto centrale, la dottrina dell'eterna ricorrenza. Il concetto fa la sua drammatica apparizione in Così parlò Zarathustra, dove Nietzsche, parlando attraverso Zarathustra, discute con un nano grigio che rappresenta le limitazioni umane:
“Guarda questo momento!” proseguii. “Da questo Momento cancello una lunga, eterna strada scorre indietro: un'eternità sta dietro di noi.”

“Non devono tutte le cose che possono scorrere esser già passate per questa strada? Non devono tutte le cose che possono accadere esser già accadute, fatte, passate oltre?”

“E se tutte le cose sono già state qui: che cosa pensi di questo momento, nano? Non deve anche questo cancello, esser già stato qui – prima?”

“E non sono tutte le cose legate strettamente insieme in tal modo che questo momento trascini dietro di sé tutte le cose future? Di conseguenza – trascina anche sé stesso?”

“Perché tutte le cose che possono scorrere devono anche scorrere ancora una volta lungo questa lunga strada.”

“E questo lento ragno che striscia avanti nella luce della luna, e questa stessa luce della luna, e io e te a questo cancello che sussurriamo insieme, sussurrando di cose eterne – non dobbiamo esser già stati tutti qui?”

“ – e non dobbiamo noi tornare e scorrere per quell'altra strada fuori davanti a noi, giù per quella lunga e terribile strada – non dobbiamo noi ritornare eternamente?”
Questo concetto, bisogna ammetterlo, è soggetto a varie interpretazioni: poiché Nietzsche scriveva per parabole ed aforismi, e i suoi testi sono ricchi di metafore, è difficile dire se stava parlando della volontà di rivivere la propria vita, esattamente com'è stata vissuta, ripetutamente, come segno di affermazione della vita e di salute psicologica, o se lo intendesse in senso temporale, come teoria cosmologica. Il tempo, secondo questa variante di pensiero nicciano, non progredisce in linea retta, ma per cicli su sé stesso: siamo condannati a passare per gli stessi cicli, ancora ed ancora, e non c'è una maledetta cosa che possiamo fare a questo proposito.

Comunque, è quest'ultima interpretazione che mi affascina, in questi giorni, perché sembriamo rivivere i primi giorni della Grande Depressione degli anni 30, mentre si sentono lontani i tamburi di guerra. Mentre il mercato azionario fa un altro vertiginoso tuffo ed i fantasmi di FDRHoover [.pdf] e – sì – del ritorno di Hitler ci perseguitano, rimproverano, scherniscono, la follia che sopraffece Nietzsche non è difficile da capire. Fare di continuo gli stessi errori, inciampare negli stessi solchi sulla strada, ripetere avventatamente e senza la minima punta di ironia o di auto-parodia gli slogan polverosi di ieri, tutto con lo stesso tragico e sanguinoso effetto: in che razza di universo da incubo stiamo vivendo?

Ancora una volta, la fragile struttura dell'economia umana trema, e crolla, mentre la morte di un sistema che ci ha reso la nazione più ricca della terra è proclamata con forza. Il capitalismo è morto – lunga vita a... che cosa?

Abbiamo già veduto questi altri 'ismi, e non sono una bella visione. Socialismofascismocomunismonazional-socialismocorporativismo ed altri dispotismi troppo oscuri per essere menzionati – stanno tutti uscendo dalle loro tombe, riesumati dalla paura e dalla speranza di redenzione. Un funzionario di governo affigge la sua firma su un pezzo di carta ed il mercato è ad un tratto abolito, le banche nazionalizzate, mentre la ben visibile mano dello Stato prende il controllo. E tutta questa furiosa azione è inquadrata nel contesto di una guerra continua – una guerra mondiale,ufficialmente dichiarata dal nostro presidente.

Forse presagendo incosciamente questo momento, il Partito della Guerra ha spesso – ed intelligentemente – utilizzato immagini degli anni 30 nella sua propaganda: nel loro mondo, Hitler non è mai morto, ma è sopravvissuto per tormentarci in molte forme. Ogni despota da quattro soldi che abbiamo affrontato e rovesciato è stato descritto come l'ultima incarnazione del pittore fallito-diventato-dittatore il cui nome si è trasformato in in un sinonimo della malvagità umana. Sì, persino Manuel Noriega! (ve lo ricordate?) Per i neocon, è sempre il 1939, ogni trattativa è un'altra Monaco e l'unica reale soluzione è la guerra, seguita da una promessa di sangue, sudore e lacrime. Churchill è il loro dio e Franklin Delano Roosevelt siede alla sua destra. Questi due si sono tennero duro durante la crisi e resistettero alla tempesta eretti, unendo le loro rispettive nazioni – ed in effetti l'occidente – in una crociata mondiale conclusa soltanto dopo che molti milioni erano stati scagliati nell'abisso dalle altezze del loro eroismo.
“L'eterna clessidra dell'esistenza è rivoltata ancora ed ancora, e tu con lei, granello di polvere!”
Ai miei colleghi granelli di polvere, darei questo avvertimento: potete pensare che il pericolo di una guerra distruttiva – di un'altra guerra mondiale – sia ridotto, ora che stiamo per avere un nuovo presidente, probabilmente uno che è disposto a parlare e non vede Monaco in ogni sforzo di conciliazione. Tuttavia, ricordatevi che anche lui è un granello di polvere, anche se un po' più grande e con più conseguenza della maggior parte di noi. Anche lui è trasportato dalle stesse forze che ci guidano tutti, dai venti del tempo che soffiano indietro così come in avanti e ci trasportano là dove siamo già stati.

Stiamo entrando in un zona pericolosa, una zona piena di campi minati nascosti, ed a meno di camminare cautamente e con attenzione, la tragedia è assicurata. Nei tempi di incertezza economica, come questi, gli esseri umani sono suscettibili ad ogni sorta di influenza maligna: alimentati dall'ignoranza economicasprezzanti verso la storia, e slegati sia dalla morale che dal buonsenso, i demagoghi sorgono e mille 'ismi alieni mettono radici nel suolo americano, fiori del male che ci attirano con colori stravaganti e profumi esotici. L'ideologia, come la follia, si impadronisce delle menti umane e le disumanizza piuttosto efficacemente. Come ci ricorda il filosofo conservatore Russell Kirk (nel suo leggendario attacco ai neoconservatori): “L'ideologia anima, nelle parole di George Orwell, ‘gli uomini semplificati che pensano per slogan e parlano con le pallottole.'”

Tutte queste sorgenti ideologie prendono come loro punto di partenza la necessità di aumentare il potere e l'influenza del governo in ogni sfera di attività umana, cominciando con l'economia e finendo con – be', chi lo sa? Non c'è un punto finale logico per la moderna fede “liberal” nel potere e nella benevolenza del governo – e, attualmente, i “conservatori” sono d'accordo con loro, ed anche qualcun altro.

Questa crisi, come quella che è seguita al 9/11, evoca l'atmosfera e la retorica del tempo di guerra. Già stiamo sentendo parlare di “guerra contro la recessione,” e non sorprende che le soluzioni proposte richiedano l'inquadramento del capitale agli ordini di Washington. Gli attori economici non sono più individui liberi ma soldati in un esercito. Ciò a cui stiamo assistendo è come un'economia – e una società – diventino militarizzate.

La crisi economica – causata in gran parte dalle conseguenze economiche del militarismo – ha dato il via ad una fondamentale mutazione nella politica americana, una mutazione che è un focolaio perfetto per la nascita di un vero sistema fascista. La nostra particolare forma di cesarismo avrà distinte caratteristiche americane, naturalmente, ma il modello universale funzionerà davvero per formare: un sistema di corporativismo economico, con tutto il potere investito nello Stato e tutto l'infernale macchinario alimentato da un demoniaco senso di missione – nel nostro caso particolare, il “dovere” di esportare in tutto il mondo le meraviglie della “democrazia,” american-style, detta altrimenti Fare il Bene.

Gli ingredienti ci sono tutti, e l'ascesa di Barack Obama allo status di favorito è preoccupante in questa particolare congiuntura storica. Con i media eccitati per lui, ed i suoi sostenitori “pacifisti” pronti a sospendere l'incredulità ad un grado molto alto, il presidente Obama sarà nella posizione per dimostrare la sua “durezza” nel campo della politica estera senza dovere affrontare molta critica. In effetti, si guadagnerà gli elogi per, ad esempio, confrontare Vladimir Putin sull'Ucraina – “Attento all'Ucraina,” ha raccomandato il suo avversario, e non sarei affatto sorpreso se Obama ci stesse effettivamente attento. La sua prevista re-invasione su vasta scala dell'Afghanistan vien già applaudita dai “liberal” di ieri – i falchi di domani – mentre ci scaviamo una fossa più profonda di quanto sia mai stata scavata nelle sabbie dell'Iraq.

La militarizzazione dell'economia, l'inquadramento del capitale e – alla fine – dei lavoratori, renderanno il lavoro del Partito della Guerra molto più facile. La centralizzazione del potere economico nelle mani dei funzionari di governo assicurerà che le risorse della nazione siano dirette, a volontà, verso ogni fine sarà ritenuto necessario per la vittoria. Siamo diretti verso un futuro dove tutta la ricchezza del paese, le sue energie e la sua attenzione, sono mobilitate e guidate dal governo come si guiderebbe un esercito. Sarà una società perfettamente adatta a trasformarsi in moderna Sparta, inclinata naturalmente al militarismo ed alla guerra, tanto diversa dalla vecchia America orientata al mercato quanto il Borg dalla civiltà umana.

Un altro segnale di pericolo: la notevole alterigia della campagna di Obama, che è solo un riflesso delle sue maniere regali. Si sta comportando come se fosse già il presidente e non è stato ancora neppure scelto. Attendete solo finché non entrerà nell'ufficio ovale: un'arroganza che era stata soltanto fastidiosa diventerà presuntuosa. Un'arroganza, potrei aggiungere, che è condivisa e portata alla sua logica conclusione dai suoi ardenti seguaci, che sono spesso proprio altrettanto estremi e spesso altrettanto spaventosi come i loro corrispettivi repubblicani.

In quello che dev'essere l'atto più ingiurioso di intimidazione governativa degli avversari politici dagli Alien and Sedition Acts, un gruppo di prominenti procuratori e di locali agenti della legge nel Missouri, incluse St. Louis e le zone rurali che la circondano, si sono uniti a formare la “Squadra della Verità di Obama.” Sotto la rubrica di applicazione delle “leggi etiche per la campagna,” stanno minacciando di portare in tribunale chiunque non dica “la verità” sull'Adorato Leader.

Dov'è, in nome di tutto ciò che è santo, l'Unione Americana per le Libertà Civili? Probabilmente nello stesso luogo dove stava prima e durante la Seconda Guerra Mondiale – acclamando ai processi dei dissidenti “reazionari,” compresi gli oppositori della guerra.

Nel torvo futuro cui siamo diretti, chiunque osasse opporsi alle politiche di Obama, non importa quanto separate potessero essere le questioni dalla razza, sarà destinato ad essere chiamato “razzista,” se non dalla Casa Bianca allora dal suo angolo di media compiacenti, che saranno i più ossequiosi dai tempi di Stalin. I media odiavano George W. Bush, ma guardate quanto facilmente si sono lasciati ingannare dalle sue sciocchezze alla vigilia della guerra in Iraq. Immaginate soltanto con che gioia il quarto stato lascerà via libera all'amministrazione Obama! Rabbrividisco al solo pensiero.

Assumendo che vincerà la corsa alla Casa Bianca, sarà un enorme problema semplicemente scoprire che cosa sta accadendo, con i media tradizionali anestetizzati ed i liberal che acclamano ogni mossa dell'amministrazione. Nell'era di Obama, Antiwar.com è una necessità assoluta. Il Partito della Guerra, lungi dall'essere bandito da Washington, sta rientrando semplicemente attraverso la porta posteriore.

Titolo originale: "Back to the Future The economy crashes, war looms, a savior appears – haven't we been here before?"

Fonte: http://www.antiwar.com

Prestigiacomo e il lavoro sporco


La Prestigiacomo da’ un colpo di spugna ai veleni di Taranto: Riva proprietario dell’Ilva di Taranto viene salvato dalla Prestigiacomo da Taranto per sborsare i soldoni per Alitalia. (Riva fa’ parte della cordata Alitalia)
27 settembre 2008 - Sandra Amurri
Fonte: L’Unità

-IL CASO - Il ministero dell’Ambiente contesta i dati dell’Arpa e dice no a limiti più severi per l’inquinamento. In città si continua a morire. Ma la diossina c’è e la si vede nelle cartelle cliniche di tanti pazienti malati di neoplasie. «Come si fa a mettere in dubbio la validità scientifica dei dati raccolti da professionisti e realizzati con le migliori strumentazioni?»

L’Ilva potrà continuare a lavorare e ad inquinare, esattamente come ha fatto finora. Perchè secondo quanto affermato nella lettera inviata l’8 agosto scorso all’Arpa della Puglia dal Ministero dell’Ambiente, le analisi attestanti il rischio ambientale a causa dell’alta percentuale di diossina, degli elevati valori del benzopirene - ritenuto uno degli inquinanti più cancerogeni prodotto dalle cockerie - sono da cestinare. «Le campagne di rilevazione effettuate - è scritto - non possono essere ritenute valide ai fini dell’individuazione di specifiche criticità ambientali e per imporre limiti più elevati rispetto a quelli definiti dalle norme o raggiungibili con le migliori tecniche disponibili».

Una tesi che coincide con quella sostenuta dall’Ilva, secondo cui tutto è a posto, non vi è alcun pericolo né per l’ambiente né per la salute dei cittadini. Mentre i dati non lasciano scampo: sono di otto volte superiori rispetto a quelli imposti da alcuni Paesi europei e di certo, come spiega Giorgio Assennato - direttore dell’Arpa - «almeno il doppio rispetto alla media Ue. In Italia manca una legge sulle diossine».

Ma la diossina c’è e la si vede nelle cartelle cliniche di tanti pazienti malati di neoplasie. «Come si fa a mettere in dubbio la validità scientifica dei dati raccolti da professionisti e realizzati con le migliori strumentazioni?» si chiede Assennato, che confida nella commissione incaricata a l’Aia (Autorizzazione integrata ambientale), la sola a poter dire se l’Ilva potrà continuare e come a produrre nei prossimi anni. Lettera del Ministero che conferma quanto dichiarato dalla Prestigiacomo all’indomani dell’incontro con il vicepresidente dell’Ilva: «Siamo soddisfatti di quanto fatto dall’azienda».

A cosa si riferisse la Ministra nessuno lo sa visto che non vi è traccia di investimenti per l’ammodernamento degli impianti per ridurre emissioni inquinanti. Mentre appare chiara la contraddizione che porta con sé rispetto a quanto assicurato dalla Ministra stessa pochi giorni prima dell’incontro con i vertici dell’Ilva per decidere cosa fare di fronte ai livelli di inquinamento: «Due gli obbiettivi: il primo prioritario, la tutela della salute dei cittadini, il secondo punta a non distruggere una grande realtà produttiva che dà lavoro a migliaia di pugliesi».

Concludendo: «Verrò a Taranto a settembre. L’impegno del governo per occuparsi di ambiente e salute a Taranto è forte tanto quanto quello che abbiamo profuso per Napoli». Ma se i suoi uffici hanno scritto che i dati rilevati dall’Arpa sono da cestinare e l’Ilva non inquina, da cosa è messa a rischio la salute dei cittadini?

La realtà la spiega Patrizio Mazza, primario ematologo dell’Ospedale civile: «La diossina, che ha un impatto devastante sul sistema immune, può anche determinare una modificazione del Dna e, se il danno al Dna si verifica sulle cellule germinali dei giovani o dei bambini il danno si trasmetterà alle generazioni successive, ciò significa la morte di una comunità con un termine di danno genotossico trasmissibile ereditariamente».

Può bastare, ministra Prestigiacono, per affermare che il livello di inquinamento di questa città è incompatibile con la sopravvivenza? E che, come dice Paola D’Andria - Presidente dell’Ail (associazione di volontari per garantire i diritti dei malati onco-ematologici) - si possa e si debba garantire la sicurezza sul lavoro e la tutela dei diritti alla salute di quei cittadini di Taranto che ancora oggi, si ammalano e muoiono “in silenzio” per paura di perdere il posto di lavoro»?.

E ancora a proposito della recente polemica con l'Unione in tema di emissioni:"Critiche assurde. Perche' quelle stime sono tratte da uno studio dell'Unione europea, mica ce le siamo inventate noi. Poi, non ha senso che ci si faccia carico noi dell'inquinamento del mondo, quando a sfilarsi da Kyoto sono stati Paesi come Stati Uniti, India e Cina". Cosi' il ministro per l'Ambiente, Stefania Prestigiacomo (nella foto), in un'intervista al "Corriere della Sera", risponde alle critiche sollevate ieri dal ministro per l'ambiente europeo Stavros Dimas che ha ritenuto inattendili le stime delle ricadute economiche sulle industrie italiane del "Pacchetto clima-energia" proposto dalla Commissione europea. "Dimas -dice Prestigiacomo- vuole fare il primo della classe, ma bisogna essere tutti d'accordo". Per il ministro dell'Ambiente italiano, inoltre, le stime presentate dal nostro Paese non sono "pessimistiche" bensi' "le piu' realiste". "Non ce la facciamo ad arrivare in tempo per il pacchetto clima" sottolinea ancora Prestigiacomo che taglia corto: "Vogliamo sapere quanti progetti di fonti rinnovabili ha tenmuto bloccati il mio predecessore, Pecoraro Scanio? Ho trovato ben 160 pratiche bloccate". Pratiche che il ministro Prestigiacomo sottolinea di aver sbloccato ma, aggiunge, "nel conto dobbiamo metterci anche i rigassificatori: quelli che per due anni e mezzo sono stati bloccati dal governo Prodi".

CLIMA, RONCHI: ''VOGLIAMO ACCORDO EQUO SE SERVE PRONTI A BLOCCARE TUTTO'' 

''Vogliamo rispettare gli impegni su cui lavora l'Europa, pero' respingiamo la valutazione di impatto fatta dalla Commissione. Al contrario di quanto afferma Bruxelles, con l'attuale impostazione l'Italia pagherebbe il 19,7% dei 919 miliardi di euro che la Ue dovra' mettere sul tavolo per realizzare il pacchetto. La Spagna invece il 17%, la Francia il 14% e la Germania il 13%. Questo e' inaccettabile''. Andrea Ronchi, in un'intervista a 'La Repubblica', spiega la posizione italiana e avverte: ''In caso di necessita' siamo pronti a bloccare tutto''. ''Io -sottolinea il ministro per le Politiche Ue- voglio un accordo equo, che faccia pagare tutti allo stesso modo. E poi ci sono i rischi della delocalizzazione. O risolviamo questi problemi o le industrie licenzieranno i nostri lavoratori e se ne andranno dove possono inquinare senza regole''. ''Noi -insiste Ronchi- vogliamo aiutare le imprese che gia' soffrono per la crisi e non possiamo scaricargli addosso altri 21 miliardi di costi l'anno. Insieme a Scajola e Prestigiacomo lavoreremo per un accordo migliore e spero che alla fine il voto non sia necessario, perche' far saltare tutto sarebbe un errore. Ma in caso di necessita' -avverte il ministro- siamo pronti a bloccare tutto''. 

CLIMA, RIFKIN: ''ROMA HA SBAGLIATO ROTTA SOLO IL BUSINESS VERDE CI PUO' SALVARE'' 

"La posizione del governo italiano rischia di trascinare l'Europa verso l'abisso. Berlusconi ha lo sguardo volto al passato, vede e pensa alla vecchia economia: ma su quella strada non c'e' scampo perche' la crisi ha una dimensione non affrontabile con i parametri tradizionali. Per salvarsi bisogna innovare, rilanciare, scommettere sul futuro". Jeremy Rifkin, il teorico americano della nuova Europa, commenta cosi', in un'intervista a "La Repubblica" le posizioni di Bruxelles e dell'Italia rispetto al "pacchetto clima" proposto dalla Commissione Europea, sottolinenado che solo il business verde "ci potra' salvare". Quindi, commentando la posizione dell'Italia che sostiene che il costo della battaglia per la stabilizzazione del clima e' troppo alto, che la difesa dell'ecologia affonda l'economia, Rikfin sottolinea: "E' vero esattamente il contrario: solo il green business e' in grado di far ripartire l'economia perche' non siamo di fronte a una difficolta' congiunturale ma al passaggio tra due ere. Un momento molto simile al 1929, anche se stavolta e' peggio: allora c'era una crisi economica, oggi si sommano tre diverse crisi. La crisi del sistema creditizio, la crisi energetica e la crisi provocata dal riscaldamento globale". "Pero' -aggiunge- un'analogia con il 1929 c'e' ed e' fondamentale perche' da' il segno del tempo che viviamo. Il '29 corrisponde al passaggio tra la prima e la seconda rivoluzione industriale, tra il vapore e l'elettricita'. E' stata una rivoluzione profonda che ha causato grandi sommovimenti sociali e la seconda guerra mondiale". 
Fonte: l'Unità e Adnkronos

Strage di soldati russi in Inguscezia


Una cinquantina di soldati russi morti in due imboscate in Inguscezia, il Kremlino che in primo momento parlave di due morti ha confermato la strage e annunciato il lancio di una operazione antiterrorismo nella repubblica caucasica.

Gli agguati sono stati riportati dal sito web di opposizione "Ingushetia.org", sottolineando che le due imboscate sono avvenute una nei pressi del villaggio di Galashki e un'altra lungo la strada tra Surkhakhi e Alkhasty, lungo il confine con la Cecenia.

Mosca ha lanciato un'operazione antiterrorismo in Inguscezia. Il numero delle vittime non e' stato ancora ufficialmente confermato, ma secondo una fonte delle forze di sicurezza locali, sarebbero stati uccisi almeno 40 militari russi. "I soldati non hanno avuto alcuna possibilita' di resistere poiche' diversi razzi e granate hanno investito i loro carri", ha riferito la fonte, spiegando che tutti i militari del convoglio tranne uno sono morti. Secondo la ricostruzione si e' trattato di un attacco congiunto di ribelli ingusceti e ceceni.

Se il bilancio delle vittime e la loro nazionalita' fossero confermati, lo scontro sarebbe uno dei piu' gravi per le forze russe dalla fine dalla fine della guerra contro i ribelli separatisti ceceni.

Fonte: Rainews24

Link:http://www.rainews24.rai.it/notizia.asp?newsID=87253


Mentre l'Europa vacilla, l'estrema destra si rafforza?


La morte di Jörg Haider mette in luce la rinascita del fascismo in Austria e Italia.
La morte del politico di estrema destra Jörg Haider ha focalizzato ancora una volta l'attenzione del mondo sull'atteggiamento ambivalente del suo paese nei confronti del proprio passato nazista. Figlio di un ufficiale delle SS, Heider è diventato famoso per aver lodato le politiche sociali di Hitler e per aver descritto i campi di concentramento come campi di lavoro. Niente di tutto ciò sembra aver turbato gli elettori austriaci, che hanno premiato Heider e i suoi alleati con un terzo dei voti nelle scorse elezioni.

Anche in Italia, i politici di destra hanno recentemente mostrato segnali positivi verso il regime fascista guidato da Mussolini dal 1922 al 1945. L'elezione di Gianni Alemanno a sindaco di Roma è stata salutata da sostenitori al grido di “Duce! Duce!” - il nome assunto da Mussolini e Hitler, mentre il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha dichiarato che il suo movimento è “la nuova Falange”, riferendosi al regime fascista di Franco, in Spagna.

Ciò che guida i politici radicali della nuova destra è, innanzitutto, l'ostilità verso gli immigranti, un sentimento che potrebbe facilmente inasprirsi con l'avanzare della recessione economica in Europa. A ciò si aggiungono i timori per il collasso di legalità e ordine pubblico. La retorica fascista si presta molto bene alla determinazione della destra di agire con fermezza nei confronti degli immigrati e dei criminali. Si oppone alla compiacenza dei politici convenzionali in Italia e Austria, i quali si sono adoperati, nei decenni successivi alla Seconda Guerra Mondiale, per il proprio tornaconto in governi di coalizione costruiti sul compromesso politico.

Questo sistema in Italia è crollato qualche anno fa e sembra che in Austria stia crollando ora. In entrambi i paesi, il voto all'estrema destra offre ai cittadini un mezzo ovvio per dar voce alla loro protesta e malcontento. Tale retorica suscita scarsa ostilità nell'opinione pubblica in quanto austriaci ed italiani non si sono mai sentiti colpevoli del proprio passato fascista, al contrario dei tedeschi.

In Germania al giorno d'oggi si vedono campi di concentramento trasformati in sobri monumenti alla crudeltà assassina del nazismo; piccole targhe di ottone all'esterno delle case e dei negozi i cui proprietari ebrei sono stati deportati negli anni ‘30, con i loro nomi incisi; un monumento alle vittime ebree del nazismo che sorge nel centro della capitale, Berlino. Il passato nazista è ovunque, e il rifiuto della gente è universale e totale.

E' vero che, in zone della ex Germania dell'Est, l'estrema destra si è fatta strada, specialmente tra i giovani e i disoccupati, marciando sul risentimento popolare derivante dalla terapia economica radicale operata in seguito all'unificazione nel 1990. Ma è sempre rimasta un fenomeno isolato, completamente ostracizzato dalla maggioranza.

Non è così in Italia e Austria, dove l'estrema destra è un partner accettabile nelle coalizioni con i partiti maggiori e pochi sembrano turbato dai suoi riferimenti positivi al passato nazionale. Entrambi i paesi si considerano vittime del nazismo. L'Austria fu occupata dalla Germania nel 1938 e, nonostante molti austriaci festeggiarono l'annessione al Terzo Reich, colsero l'opportunità di presentare la loro nazione come una vittima dell'oppressione nazista nel 1943, quando era ormai chiaro che Hitler stava per perdere la guerra. Come dice qualcuno, la grande conquista degli austriaci è di aver fatto credere al mondo che Beethoven era austriaco e Hitler tedesco.

Il coinvolgimento austriaco nei crimini del nazismo fu seriamente sottostimato. Gli austriaci erano sovrarappresentati nelle alte gerarchie del regime, in particolare nelle SS, e quando gli austriaci diressero l'occupazione nazista in altri paesi, come in Olanda e in Serbia, perseguirono la violenza contro gli ebrei in modo particolarmente feroce e sistematico. Il governo austriaco ha fatto molto sin dalla fine degli anni ‘90 per incoraggiare un atteggiamento più critico nei confronti del proprio passato nazista, ma se questo ha portato ad alcuni lavori eccellenti nel campo accademico e a passi significativi nei compensi alle vittime dell'oppressione nazista in Austria, non sembra essere penetrato a fondo nella mente del pubblico austriaco.

In Italia, l'invasione tedesca in seguito alla caduta di Mussolini nel 1943 innescò un movimento di resistenza, ma il fatto che fu guidata dai comunisti ha portato qualche politico di estrema destra a schierarsi con gli uomini delle SS che cercarono di reprimerlo brutalmente. L'antisemitismo era debole in Italia, molti italiani cercarono di salvare gli ebrei dai tedeschi e perfino l'estrema destra ha deviato dal proprio percorso per rassicurare la comunità ebraica italiana sulle proprie intenzioni pacifiche. Gli italiani non si sentono in colpa per l'Olocausto. Il regime di Mussolini sembra a molti semplicemente una normale parte di storia.

Tra queste osservazioni, ce n'è qualcuna che indica il risorgere del fascismo nella travagliata Europa del 21° secolo? La storia non si ripete ed esistono ostacoli reali al tipo di fascismo che fiorì negli anni ‘30. Difficilmente vedremo camicie nere marciare a Torino o Vienna, gridando morte agli ebrei, o l'inizio di una guerra di conquista nel Mediterraneo o l'Europa dell'est. Quello di cui ci dovremmo preoccupare non è il risorgere del fascismo vecchio stampo, ma l'abuso della sua memoria per incitare all'odio e alla violenza contro minoranze vulnerabili.

Fonte:di Richard J. Evans - da The Times

Link: http://www.megachip.info/modules.php?name=Sections&op=viewarticle&artid=8099


Scoop: Henry Paulson e Lloyd Blankfein


Pensano che l'inserviente addetto alla pulizia dei cestini sia un terroncello piccolo e brutto. Invece è veneto e lavora per noi, con un registratore sempre acceso. Però magari il veneto piccolo e brutto fa il doppio gioco. Vabbé decidano i lettori se la conversazione che io riporto fedelmente, solo tradotta, e' verosimile. (Scusate la scurrilità, ma parlano così a Wall Street). Dimenticavo: i lettori sapranno che Paulson è il ministro del Tesoro e Blankfein è il presidente di Goldman Sachs, di cui fu presidente Paulson sino a giorno in cui divenne ministro.

Blankfein: Cazzo, Hank, hai finito di rompere i coglioni? Sono due settimane che mi tocca venire tutti i giorni alla NY Fed. Basta! Poi finisci per tenermi qui a pranzo, che fa pure schifo.

Paulson: Eh già, e a me, che mi tocca venire da Washington tutte le mattine?  Credi che mi diverta?

Blankfein: Si ma tu non hai un cazzo da fare. Io lavoro. Qui è un casino, salta tutto. E tu non sei nemmeno capace di gestire il Congresso. Vabbé che ci sono le elezioni, ma insomma, che non si allarghino troppo questi mantenuti mangiapane a tradimento. Diglielo.

Paulson: Ehi, faccio del mio meglio. Comunque te l'ho già detto che quelli li teniamo buoni con la questione dei "golden parachutes" e troiate del genere. Loro fanno credere agli elettori che hanno picchiato duro sui banchieri.... e a noi che ce ne fotte. 

Blankfein: Ok, Ok. Dimmi cosa vuoi oggi. Cosa c'è di così importante. 

Paulson: Beh, dici niente. C'ho 250 miliardi di dollari per comprare azioni delle banche. Non dirmi che non vale il viaggio dal tuo bel palazzetto nuovo in New Jersey. Tanto lo traversi in elicottero il fiume. 

Blankfein: Cioé, ..  ma tu sei proprio pirla. Ti abbiamo mandato a Washington per non fare danni, ma forse ci conveniva comprare i Dallas Rangers e darteli da gestire. O una di quelle squadre di calcio che piacciono tanto agli europei. Un nostro cliente italiano proprio ieri mi diceva che ha fatto così col fratello stupido. 

Paulson: Perché? Che cazzo ho fatto di male stavolta. Sono 250 miliardi, porca troia, non sei mai contento! 

Blankfein: E io che cosa gli dico ai miei partner? Che ci compra il governo? E se siamo sottovalutati? Perché mai dovrei dare a voi una parte dei guadagni futuri? Te l'ho detto che la cosa da fare è comprare la merda che abbiamo in portafoglio ai prezzi dell'anno scorso. Come li ha chiamati Ben? Mah, non mi ricordo, una cosa che non pareva neanche che fossero più alti del mercato i prezzi a cui te li compravi sti derivati. Lui sì che è sveglio, Ben. Ricordati, tra l'altro che per un bel po' di questa roba puzzolente in portafoglio sei responsabile pure tu. 

Paulson: Ma no, che hai capito, mica ti diluisco le azioni. Compro azioni privilegiate; al massimo con dei warrant, roba minima, che so, 10% del capitale. Cerca di capire, io ci ho provato. Ma li hai visti 'sti repubblicani del cazzo. Mi sono saltati addosso che manco Tony Soprano. Tanto vince Obama, gli sta bene a 'sti stronzi. Ah, ti sei ricordato di contribuire alla campagna? Mi raccomando, che mi chiama tutti i giorni. Glielo ho promesso. E poi la settimana prossima c'è il ricevimento, Jazz per Obama, o qualcosa di simile. Ricordati, con mogli e amici. Non farmi stronzate. 

Blankfein: No, no, guarda, io non mi fido per nulla. E se poi Obama mi viene a rompere il cazzo su come gestisco la banca, mi dice che il Tesoro ha le azioni? E poi io Summers non lo reggo (è lui, no, che prenderà il tuo posto?). Con quell'aria da accademico del cazzo, pezzente morto di fame. Se è tanto intelligente perché non fa i soldi che faccio io. 

Paulson: Per favore. Fammi 'sto favore. Davvero. Ti prego. Prenditi almeno 20-25 miliardi. Se li prendi tu poi ci stanno anche gli altri. 

Blankfein: Ma nemmeno per idea. Roba da pazzi. Tu vedi di trovarci soldi veri, senza "strings attached". Altro che balle. Se vuoi proporre la cosa falla volontaria: chi vuole soldi li chiede. 

Paulson: Non posso. Non posso assolutamente. Hai visto come hanno reagito tutti. Tutti a urlare contro il bail-out, e Wall street e Main street, e i banchieri,... middle class del cazzo. Si sono indebitati fino al buco del culo e adesso pretendono di far pagare alle banche i loro merdosissimi appartamentini due stanze e un bagno. Comunque, hai visto, hanno fatto così anche gli europei. Anche l'italiano, quello piccolo con le televisioni, che lui nemmeno ha una opinione pubblica a cui badare. Cazzo, a proposito, hai visto la moglie di Sarkò? Maronna che...

Blankfein: Perché, chi credi che l'abbia presentata a Mike Jagger quando non era ancora rifatta, cretino? Comunque, parla agli altri, poi vediamo. Ma sai come la penso. Io devo correre che devo andare al club con mia moglie, che quella sennò si tromba il maestro di tennis. 

Blankfein (urlando)Ben, fammi preparare subito l'elicottero. Presto, cazzo, che sono in ritardo. Corri. 

Fonte: alberto bisin

Link: http://www.noisefromamerika.org/index.php/articles/Scoop:_Henry_Paulson_e_Lloyd_Blankf


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