venerdì 17 ottobre 2008

La frode Barclays


In questi giorni la Barclays, una delle banche canaglia, facenti capo a Rockfeller, responsabili della crisi che stiamo vivendo1 sta facendo una pubblicità massiccia, per radio e televisione, per attrarre i risparmi degli italiani a tassi d’interesse allettanti. Peccato che sia l'ennesima truffa in quanto la Barclays non è aderente al Fondo interbancario di tutela dei Depositi2, che vuol dire sia che in caso di fallimento essa non avrebbe nessun obbligo a rimborsare i 103000 euro garantiti dal deposito. Oppure, che il Fondo dovrebbe intervenire lo stesso per un obbligo previsto dalla legge. Si ricordi che il fondo è alimentato da una quota prelevata dai nostri depositi, pertanto significherebbe che i nostri soldi andrebbero a pagare i debiti di una banca fallimentare che per di più non ha contribuito al fondo. La nostra televisione ospita la pubblicità di una banca cuculo.

La Barclays, banca nata a Londra con sede in Lombard Street, annovera tra i suoi consiglieri, dal 1 aprile 2006, Fulvio Conti, ad di Enel, ex carica in Telecom e nelle Ferrovie dello Stato (1996-1997), non prima di avere arrangiato anche la Montedison con la ristrutturazione del gruppo: diventata Edison è caduta sotto il controllo di Edf, l'azienda energetica statale francese.

Oltre a sostenere spudoratamente il nucleare e pertanto la truffa monetaria che la sottende con la rendita dell'uranio, materia in via di esaurimento, Fulvio Conti con l'Enel sta divulgando una pubblicità che temo ingannevole, quella delle agevolazioni per l'installazione di pannelli solari (enelsi): al call center, oltre a consigliarti direttamente le banche “collegate” al finanziamento (MPS, BPS, IRFIS, e Prestitempo. filiale della Deutsche Bank), chi si autoproducesse l’energia dovrebbe continuare a pagare regolari bollette all’Enel per poi ricevere i conguagli a fine anno. La domanda è: pagare cosa se l’energia è autoprodotta? Il finanziamento? Se c’è puzza di bruciato solo allo stadio delle informazioni del call center, figuriamoci gli inghippi successivi…

Egli invitava venerdì 29 agosto3, il banchiere francese Jacques Attali (presidente della Banca per la ricostruzione e lo sviluppo dell'Europa dell'Est) e il fondatore della Compagnia delle Opere Giorgio Vattadini, a intervenire al Meeting dell'amicizia dei popoli organizzato dall'Enel.

Sulla Compagnia delle Opere non mi soffermo: tutti ricorderanno l'avocazione, nel 2007, dell'indagine Why Not dalle mani del sostituto procuratore De Magistris, in seguito all'iscrizione nel registro degli indagati di Prodi per presunti finanziamenti illeciti "transitati dalla presidenza della Commissione europea, allora guidata da Prodi" all'allora numero due della Compagnia delle Opere, Antonio Saladino, con un giro che porterà alla loggia di San Marino4. Indagine insabbiata da personaggi molto in alto nella piramide.
Attali è il presidente del comitato omologo "di liberazione della crescita francese" per il quale ha reclutato, come è logico che sia, i servizi del "politico" italiano Franco Bassanini (oltre a Mario Monti), ideatore della legge omonima di "riforma" dell'amministrazione pubblica, e dal 2007 membro del Coordinamento nazionale del Partito democratico... A me basta pensare che questi è presidente dell'ASTRID, associazione fondata assieme ad Amato, per pensare subito alla Britannia connection...ampliata negli ultimi anni al club cocorico...

L'economista Mario Monti è il primo presidente di un sedicente pensatoio, Bruegel5, ibrido creato nel 2005 e composto, e finanziato, da 16 Stati membri e 28 multinazionali, una delle tante prove concrete del nesso potente esistente tra legiferazione europea e grossi monopoli privati, tra finanziamenti pubblici a vantaggio di interessi privati, tra finanziamenti privati e governi accondiscendenti con leggi pro multinazionali. Siedono, infatti, in detto "pensatoio" : Areva, BP, DaimlerChrysler, Deutsche Bank, Deutsche Borse, Deutsche Post, World Net, Deutsche Telekom, EADS, EMI, Euronext, Fortis, General Electric, Goldman Sachs, Hellenic Petroleum, Iberdrola, IBM, Novartis, Nokia, PricewaterhouseCoopers, Renault, RWE, Sanpaolo IMI, Siemens, Suez, Telecom Italia, Telefonica, Thomson, Unicredit.

Bassanini è il marito di Linda Lanzillotta che con l'omonima legge sui servizi ha affossato definitivamente qualsiasi speranza di ripubblicizzare l'acqua. Dio li fa e poi li accoppia. Ma come Padoa Schioppa che attualmente è stato premiato per i suoi buoni servizi nella svendita con la carica di presidente della Banca europea per gli Investimenti, l'unica autorizzata ad accordare aiuti di Stato in Europa, Bassanini è soprattutto banchiere nell'anima, sia pur travestito da politico intellettuale – un lupo travestito da agnello : egli è attualmente vice presidente della Cassa Depositi e Prestiti, la quale ha sottoscritto, assieme alla Cassa depositi francese, a quella tedesca e alla MPS, una quota importante nel fondo equity Galaxy per attuare l'ampliamento dell'aeroporto del Sud di Siena - illegalmente privatizzato6. Da questo punto di vista non posso non pensare al club delle svendite. O comunque di quei finanzieri che oltre a offrire uno specchietto teorico per le privatizzazioni fraudolente in atto, ne sono anche artefici non indifferenti. Tra Bassanini e la Barclays, solo una “B”?

Nicoletta Forcheri

Note:

[1] http://www.disinformazione.it/crack_bancari.htm

[2] http://www.fitd.it/banche_cons/banche_consorziate/consorziate_elenco.pdf

[3] http://www.enel.it/attivita/novita_eventi/archivio_novita/meetingrimini/presentazione/

[4] http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=15449

[5] http://www.bruegel.org

[6] http://www.comitatoampugnano.it/index02.html

Terrorstorm: documentario di Alex Jones

"Chi controlla il passato controlla il futuro: chi controlla il presente, controlla il passato." (da '1984'George Orwell)
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La chiesa di Keynes


Il lavoro dall'ingombrante titolo Teoria Generale dell'Occupazione, dell'Interesse e della Moneta, oggi abbreviato comunemente come “Teoria Generale,” è stato pubblicato nel 1936. Aveva quindi soltanto dieci anni quando l'autore, John Maynard Keynes, è morto lo scorso aprile.

Probabilmente nessun altro libro ha mai prodotto in così poco tempo un effetto paragonabile. Ha disegnato, modificato e condizionato il pensiero economico nel mondo intero. Su di esso è stata fondata una nuova chiesa economica, completamente fornita di tutte le proprietà adeguate ad una chiesa, quale una sua propria rivelazione, una rigida dottrina, un linguaggio simbolico, una propaganda, un sacerdozio ed una demonologia.

La rivelazione, anche se scritta brillantemente, era tuttavia oscura e difficile da leggere, ma mentre ci si sarebbe potuti aspettare che questo ostacolasse la diffusione della dottrina, al contrario ha servito lo scopo della pubblicità facendo nascere scuole di esegesi e polemiche interminabili perché niente poteva essere definito. Non c'era una condizione esistente della società in cui la teoria poteva essere dimostrata o confutata tramite dimostrazione – né ce n'è una oggi.

Il momento in cui uscì il libro era tra i più fortunati. Per la società pianificata di cui stavano parlando, i socialisti avevano disperatamente bisogno di una formula scientifica. Il governo allo stesso tempo aveva necessità di una razionalizzazione per la sua spesa di deficit. L'idea del governo di assistenza sociale che stava prendendo piede sia qui che in Gran Bretagna – qui sotto il segno del New Deal – era in difficoltà. Non aveva risposta per coloro che continuavano a chiedere, “da dove vengono i soldi?” Era vero che il governo aveva ottenuto il controllo della moneta come strumento sociale e che la limitante tirannia dell'oro era stata rovesciata, ma il feticcio della solvibilità sopravviveva e minacciava di frustrare le grandi intenzioni sociali.

Proprio in questa crisi storica della politica sperimentale, con i socialisti persi in una selva oscura al confine fra l'Utopia ed il totalitarismo e con i governi alla deriva in un mare di valuta controllata, con la paura di avanzare ed incapace di tornare indietro, l'apparizione della teoria di Keynes sembrò una risposta alle preghiere. La sua azione era duplice. Ai pianificatori socialisti, offriva un insieme di strumenti algebrici, che, se usati secondo il manuale delle istruzioni, garantivano di produrre totale occupazione, equilibrio economico e giusta ridistribuzione di ricchezza, tutt'e tre insieme e con una precisione da regolo calcolatore – con la sola premessa che la società volesse davvero essere salvata. E la stessa teoria in virtù delle sue implicazioni logiche liberava l'assistenza sociale del governo dalla minaccia dell'insolvibilità.

Quella parola – insolvibilità – veniva svuotata di significato per un governo sovrano. Il budget equilibrato era una stranezza capitalista. La spesa di deficit non era quel che sembrava. Era in effetti investimento; ed usarla significava riempire un vuoto di investimenti – un vuoto generato dalla tendenza cronica ed incorreggibile della gente a risparmiare troppo. “C'è stata,” diceva, “attraverso la storia una cronica tendenza al risparmio più forte dell'incentivo a investire. La debolezza dell'incentivo a investire è sempre stata la chiave del problema economico.” Con investimento si suppose che intendesse l'uso del capitale nello spirito avventuriero.

Questa idea era la base stessa della teoria. Dal risparmio eccessivo e dalla mancanza di investimenti veniva la disoccupazione. E quando da queste cause comparse la disoccupazione, così come era destinata a fare, in principio periodicamente e poi come male permanente, l'unica cura era che il governo spendesse. Fra gli strumenti algebrici c'era il famoso moltiplicatore per mezzo del quale gli esperti potevano determinare precisamente quanto il governo avrebbe dovuto spendere per generare la completa occupazione.

Brevemente quindi la teoria diceva che quando la gente non stava investendo abbastanza nel loro futuro per mantenersi tutti occupati il governo doveva farlo per loro. Dove e come il governo avrebbe trovato i soldi? Bene, in parte tassando i ricchi, che risparmiano notoriamente troppo; in parte prendendo in prestito dai ricchi; e, se necessario come un ultimo ricorso, stampandolo – e tutto era destinato a funzionare perché, dalla completa occupazione, la società in generale sarebbe diventata sempre più ricca. Alla fine le soddisfazioni economiche della vita sarebbero diventate a buon mercato, il tasso di interesse sarebbe caduto a zero ed infine la classe che viveva di rendita, cioè quella che viveva di interessi senza produrre, si sarebbe estinta senza dolore.

“Se ho ragione,” diceva,
supponendo che sia comparativamente facile rendere le merci capitali così abbondanti che l'efficienza marginale del capitale sia zero, questo può essere il modo più ragionevole di eliminare gradualmente molte delle caratteristiche discutibili del capitalismo. Perché una piccola riflessione mostrerà che enormi cambiamenti sociali deriverebbero dalla scomparsa graduale di un tasso di rendita sulla ricchezza accumulata. Un uomo sarebbe ancora libero di accumulare il suo reddito guadagnato con l'intenzione di spenderlo più avanti. Ma la sua accumulazione non crescerebbe. Sarebbe semplicemente nella posizione del padre del papa, che, quando lasciò il commercio, si portò una cassa di ghinee nella sua villa a Twickenham e pagò con esse le spese di famiglia come richiesto.
Ed in cosa il governo avrebbe speso i soldi? Preferibilmente, com'è naturale, per la creazione di impianti produttivi, cioè per aumentare la produzione di cose che soddisfano i desideri dell'essere umano; ma tale era l'importanza di mantenere ognuno completamente occupato che sarebbe stato meglio investire i soldi in monumenti e piramidi che non spenderli affatto.

“L'antico Egitto,” diceva,
era doppiamente fortunato, e senza dubbio doveva a questo la sua favolosa ricchezza, in quanto possedeva due attività, vale a dire la costruzione delle piramidi così come la ricerca dei metalli preziosi, i frutti dei quali, poiché non potevano rispondere alle esigenze dell'uomo essendo consumati, non marcivano in abbondanza. Nel Medio Evo costruivano cattedrali e intonavano cori. Due piramidi, due mausolei per i morti, sono due volte meglio di una; ma non così due ferrovie da Londra a York. Siamo così ragionevoli, ci siamo istruiti così da sembrare dei prudenti finanzieri, considerando attentamente prima di aumentare le difficoltà finanziarie dei posteri costruendogli case per viverci dentro, che non abbiamo una tale facile fuga dalle sofferenze della disoccupazione. Dobbiamo accettarle come risultato inevitabile dell'applicazione al comportamento dello Stato dei massimi che sono meglio calcolati per arricchire un individuo permettendogli di accumulare diritti al godimento che non intende esercitare ad alcun tempo definito.
A questo passaggio fanno raramente riferimento i keynesiani, forse perché non sono mai stati sicuri se intendeva che lo si prendesse seriamente. Avrebbe potuto tranquillamente essere uno degli atteggiamenti scherzosi di Keynes.

È significativo ricordare che la prima applicazione definita e cosciente della teoria è stata fatta dal New Deal; e quando nel terzo anno Roosevelt ha cominciato a dire che la spesa di deficit del governo deve essere considerata come un investimento nel futuro del paese, stava prendendo le parole direttamente dalla teoria di Keynes. I risultati promessi non sono arrivati; la disoccupazione non è stata curata. Questo disappunto, dicono i fedeli, non era dovuto ad un difetto della teoria ma semplicemente e soltanto al fatto che la spesa di deficit non è andata abbastanza lontano. I deficit dovrebbero essere coraggiosamente maggiori.

È forse ancor più significativo che nel suo stesso paese fosse considerato un pericoloso luminare e che il governo britannico non fu in grado di servirsi del suo genio finché non arrivò il momento in cui si trovò in una posizione economica molto difficile. Aveva già abbandonato la parità aurea, fingendo di farne una questione morale; ed allora, quando la mentalità britannica cambiò da quella di paese creditore a quella di debitore, ciò di cui il Ministero del Tesoro aveva bisogno era qualcuno che potesse coprire la nudità dell'eresia finanziaria con un opaco drappeggio plausibile ed allo stesso tempo dare alla sterlina controllata uno scintillio che sostituisse il lustro perduto della sterlina d'oro. E così accadde che il signor Keynes venne assunto dal Ministero del Tesoro britannico come suo principale consigliere, inserito nel consiglio della Banca d'Inghilterra ed elevato al rango di Baron Keynes di Tilton.

La letteratura fondata su Keynes è dogmatica. Keynes stesso non lo era. Alla fine del suo libro si chiede improvvisamente se avesse potuto funzionare. Erano le sue idee “una speranza visionaria?” Erano correttamente radicate “nei motivi che governano l'evoluzione della società politica?” Erano “gli interessi che contrasteranno più forti e più evidenti di quelli che serviranno?” Non ha fatto il tentativo di rispondere alle sue stesse domande. Ci sarebbe voluto un altro libro, disse, per indicare le risposte anche solo in abbozzo.
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Di 

Garet Garrett (1878-1954) fu un giornalista ed autore americano noto per le sue valutazioni sul New Deal e sulla partecipazione degli Stati Uniti alla Seconda Guerra Mondiale. Vedi i suoi libri nel Mises Store. Vedi isuoi articoli su Mises.org. Commenta sul blog.

Vedi anche "Who is Garet Garrett?" di Jeffrey Tucker.

Link all'articolo originale.

La rivolta nascosta delle Università, così si costruisce il consenso


Rimangono tutti straniti, perplessi, disorientati quando verificando i dati dei sondaggi, commissionati anche da organi di stampa di sinistra, si osserva che il gradimento del governo, presso l'opinione pubblica, si attesta sempre su livelli altoissimi. Eppure, ci si chiede, non diminuiscono le tasse, l'economia è in recessione, l'inflazione galoppa, i prezzi dei carburanti stentano  a diminuire nonostante il petrolio greggio si riduce da giorni e soprattutto i tagli allo stato sociale sono pesanti e dolorosi, come può essere tutto ciò, come può il governo essere così amato, senza dubbi, senza polemiche?
La risposta è piuttosto semplice, questo post al più sarà letto da un migliaio di persone se è fortunato ed il titolo attirerà l'attenzione. Inutile credere che interent ha liberato l'informazione, quei tempi almeno in Italia sono ancora lontani, siamo pochi anzi pochissimi ad informarci in internet e sempre gli stessi. La carta stampata anche se non il massimo dell'indipendenza e credibilità ha subito un colpo durissimo con i tagli agli aiuti di stato riducendo ulteriormente le informazioni. Rimangono le televisioni con una platea di milioni di spettatori dove si osserva ogni giorno uno spettacolo deprimente, un costante spot elettorale di questo o quel ministro con una opposizione(?) inesistente e a questo punto credo corrotta(nessun persona sana di mente si suiciderebbe politicamente come i membri del PD). 
Lo scandalo ennessimo è l'oscuramento, il ridimensionamento e la banalizzazione della rivoltà delle università, sembra quasi di sentire Alberto Sordi che dal telegiornale ridendo dice "so ragazzi lassateli divertì".
Nel 2009 diminuiranno i  versamenti statali di 63,5 milioni di euro ma questa cifra salirà fino a 455 milioni nel 2013, per un totale di quasi 1,5 miliardi nell'arco di cinque anni. 
Perchè? Perchè dobbiamo sopportare noi il peso della crisi (ma i tagli erano giunti prima dell'avvento di questa maledetta crisi)?
Il Governo annuncia la disponibilità di 40 ripeto 40 miliardi di euro da destinare al salvataggio delle banche e poi non ci sono 1,5 miliardi per le nostre università?
Il fondo interbancario è in grado di coprire i risparmi di ognuno sino a 103.000 €uro nel caso veramente remoto del fallimento collettivo delle banche italiane, allora mi chiedo perchè aggiungere altri soldi? In fondo in Italia, dichiarazione dei redditi alla mano, sono solo 90.000 le persone che dichiarano + di 100.000 €uro. 
Forse ho capito, Berlusconi e gli altri furbetti del quartiere stanno usando i nostri soldi di contribuenti per garantire i loro soldi depositati nelle banche!!!
F.G.

IL PIANO DI MEDVEDEV

Il presidente russo Dimitri Medvedev ha offerto due progetti a cinque punti su come uscire dalla crisi finanziaria mondiale e forgiare un nuovo trattato di sicurezza per mantenere la pace nel mondo. Parlando con toni che non cercano confronti dato che la crisi economica ha completamente offuscato le controversie causate dalla guerra con la Georgia. Il discorso tenuto mercoledì a Evian per la “World Policy Conference” dal presidente russo è stato improntato sulla ricostruzione dei rapporti di amicizia con l’Europa anche se biasimata non solo per la crisi finanziaria ma anche per la politica Euro-Atlantica al servizio di un mondo “unipolare”. Alla ricerca di più cooperazione e dialogo, con il supporto di Sarkozy, che ha espresso l’urgenza di un G8 di emergenza per uscire dall’odierna crisi economica. L’incontro privato tra i due leader dopo la conferenza suggerisce che Russia e Europa sono ben lontane da una “nuova guerra fredda”. 



Medvedev ha sottolineato una serie di punti che potrebbero condurre il mondo fuori da questa crisi, inoltre ha espresso concentrazione sul forgiare un nuovo sistema di sicurezza, commentando che quello creato nel dopo-guerra fredda ha provato di essere un fallimento. Il risultato, ha detto Medvedev, è stato il conflitto in Georgia e la crisi finanziaria mondiale. 

I recenti avvenimenti nel Caucaso hanno dimostrato che è impossibile calmare o contenere un aggressore con una politica di “approccio di blocco”, ha espresso implicitamente al riguardo degli USA. “Se azioni irresponsabili e avventurose di un regime di un piccolo paese (la Georgia in questo caso) sono in grado di destabilizzare il mondo, non è questa forse una prova che un sistema di sicurezza unipolare non può funzionare?”. 

“Inoltre mi sembra evidente che l’egoismo economico è anch’esso conseguenza di una visione unipolare del mondo e del desiderio di esserne l’unico mega-regolatore. E’ una politica a senso unico nei termini di uno sviluppo economico globale. Credo che le origini della situazione attuale si possano trovare negli eventi accaduti sette anni fa. In conseguenza al ribaltamento del Regime Talebano in Afghanistan, gli Stati Uniti cominciarono un nuovo capitolo di azioni unilaterali che non furono coordinate ne dall’ONU ne da altri Stati partner. E’ sufficiente menzionare la decisione del ritiro dal Trattato ABM e la conseguente invasione dell’Iraq”. 

Un’altro Progetto a 5 Punti 

Facendo eco a una serie di misure fiscali e monetarie attuate dal Primo Ministro Vladimir Putin, il presidente russo ha sottolineato la “Regulation” (regolamentazione) come sistema per uscire dalla crisi finanziaria. 

1-“Credo che allo stato attuale delle cose ci sia la necessità di dare forma e rendere sistematiche sia le Istituzioni regolatorie nazionali che internazionali”. 
2- “Bisogna liberarsi della profonda sperequazione tra il numero di strumenti finanziari attuati e un reale ritorno ai programmi di investimento. La corsa alla competizione alimenta le bolle speculative, mentre i conti delle Imprese Pubbliche rischiano l’erosione”. 
3-“Il rischio di gestione deve essere rinforzato. Ogni partecipante di mercato deve essere responsabile della sua parte di rischi. Non ci dovrebbero essere illusioni sulle potenzialità di ogni “asset” di crescere infinitamente in valore. E’ contrario alle leggi dell’economia”. 
4- “Dobbiamo assicurare massima trasparenza nell’informazione e piena divulgazione dei dati delle imprese, intensificare la supervisione dei requisiti e aumentare la responsabilità delle agenzie di rating e audit”. 
5- “Dobbiamo assicurarci che tutti i paesi eliminino i vantaggi di rimuovere le barriere al commercio internazionale e al libero movimento di capitali”. 

Più tardi, Medvedev si è concentrato su un nuovo Trattato di Sicurezza Europeo come chiave alternativa all’ordine del mondo unipolare – uno teso a sradicare i conflitti militari. “Il trattato dovrebbe fermamente affermare I principi base per la sicurezza e le relazioni di intergovernabilità nell’area Euro-Atlantica. Questi principi comprendono l’impegno di adempiere in buona fede tutti gli obblighi delle leggi internazionali, rispettare la sovranità, l’integrità territoriale e l’indipendenza politica degli Stati, e il rispetto per tutti gli altri principi avviati nel documento unico e fondamentale della Carta delle Nazioni Unite”. 

“L’inammissibilità dell’uso della forza o la minaccia di questo uso nelle relazioni internazionali dovrebbe essere chiaramente affermato. E’ fondamentale per il Trattato garantire una interpretazione e una attuazione uniforme di tutti i suoi principi”. “Dovrebbe garantire equa sicurezza, e intendo equa sicurezza e non altri tipi di sicurezza. In questo senso dovremmo basarci su tre non; Non garantirsi la propria sicurezza a spese altrui, Non permettere atti (intrapresi da alleanze o coalizioni militari) che indeboliscono l’unità dello spazio comune di insicurezza. Infine, non sviluppare alleanze militari che potrebbero minacciare la sicurezza di altre parti del Trattato”. 

“E’ importante confermare nel trattato che nessuno Stato o Organizzazione Internazionale può avere il diritto esclusivo di mantenere pace e stabilità in Europa. Questo vale pienamente anche per la Russia”. 

“Bisognerebbe instaurare un parametro di controllo della proliferazione degli armamenti e costruzioni militari. Inoltre la necessità di nuove procedure di cooperazione e meccanismi in aree come la proliferazione di WMD, terrorismo e traffico di droga”. Medvedev ha anche appoggiato la proposta di Sarkozy per un G8 riguardante la crisi finanziaria, ma ha auspicato una più estesa organizzazione. “Dobbiamo includere anche altre economie chiave: Cina, India, e Brasile”. 

La Conferenza di Evian suggerisce che è stato fatto un notevole progresso nel conflitto Caucasico, il quale aveva minacciato le relazioni tra Russia e Europa fin dal suo inizio l’8 agosto. Anche se l’opinione del “Wall Street Journal” di giovedì è stata che Medvedev ha "dumped a truckload of vitriol" (smollato un carico di critiche corrosive) agli USA, la conferenza è servita a solidificare una riconciliazione tra Russia e Europa dopo il criticismo per le azioni in Georgia. 

“Le relazioni tra Europa e Russia rimangono su un terreno solido”, ha detto l’esperto di politica estera Sergej Karaganov in una chiamata da Evian a MoscowNews. “I tentativi di trascinare la Russia in una nuova guerra fredda sono falliti”. La fiducia negli USA è scesa a livelli così bassi che non si vedevano dal 20th o dal 19th secolo. Anna Arutunyan 

Anna Arutunyan
Fonte: www.mnweekly.ru
Link: http://www.mnweekly.ru/news/20081010/55350645.html
Scelto e Tradotto da IVAN BALLARIN


La crisi è cosa nostra


Encomiabili consumatori: la crisi e’ cosa nostra. 
Certo, possiamo starcene accucciati dietro un dito, non farci scorgere. 
Possiamo….. dagli all’untore. 
Possiamo additare a quelli del Credito, come fan tutti, il rischio sistemico di quanto sta accadendo. 
Possiamo pure far finta di nulla, tanto arriva qualcuno a mettere le pezze. 
Certo, si può fare. 
Quando però abbiamo con ingordigia preso, speso pure offeso la nostra intelligenza sprecando e smaltendo in ogni dove, per quanto potrà restare incognito tutto questo? 
Dove stava la nostra capacità di discernimento, la nostra misura, il nostro fare responsabile quando si imperversava sul mercato acquistando l’acquistabile? 
Magari ingrassando prima, consumando poi il fitness per tornare in forma? 
E quando si scartavano i nostri guardaroba perché fuori moda? 
E quando si cambiava il telefonino ad ogni piè sospinto? 
Dove stavamo quando Lorsignori hanno ridotto a bella posta il ciclo di vita dei prodotti per ingolfarci di merci? 
E quando i redditi sono diventati insufficienti, chi l’ha notato? 
E quando abbiamo depredato il nostro risparmio e poi ci siamo indebitati? 
Chi ha deprecato la politica dei Sussidi al Consumo che, più o meno sotto mentite spoglie, ci veniva elargita per consumare Domanda in eccesso? 
Chi si è interrogato sulla provenienza di cotanto Credito? 
Essisignori, imbambolati dalla “vita spesa a fare la spesa”, abbiamo fatto acquisti non corroborati da sapienza economica, vissuti invece come ingordi esercizi di “senso”. 
Questo si è fatto, questo non potremo più fare. 
Governare la Domanda, Misurare gli Acquisti si deve. 
Avari con i redditi, prodighi con i risparmi si può. 
Per il debito poi… un’occasione vissuta a prezzo del pericolo. 
E così magari, se non proprio godersi la vita, almeno poter tornare a riveder le stelle. 


Mauro Artibani 
www.professionalconsumer.splinder.com 
www.professioneconsumatore.org 

Anarco-capitalisti d'America

La vulgata comune sul liberalismo tende a sottovalutarlo, ma nondimeno è vero che il liberale assegna un ruolo molto importante allo Stato. Nella dottrina giusnaturalistica che sta alla base del liberalismo classico di John Locke, ad esempio, lo Stato ha il compito di garantire a tutti gli individui, ovvero ai cittadini, i "diritti naturali" o umani fondamentali (vita, libertà di opinione e di associazione, proprietà). Suo compito è perciò di svolgere funzioni di polizia, di difesa, di amministrazione della giustizia mediante i tribunali. Ruolo importante quello assegnato dai liberali allo Stato, ma tuttavia "minimo". L'azione deve essere forte ed efficace, ma il raggio del suo intervento va rigorosamente limitato. Se travalica, lo Stato, per il liberale classico, lede la libertà e i diritti fondamentali dei singoli.

Per una serie di pensatori radicali, tuttavia, lo Stato, in quanto entità astratta, non può avere giurisdizione nemmeno nella sfera minima assegnatagli dai liberali. Secondo alcuni di loro, esso deve addirittura estinguersi, scomparire. L'insieme delle posizioni espresse da questi filosofi radicali possono essere a buon diritto definite libertarie. E libertari possono dirsi loro stessi.

Certo, il concetto di libertarismo si sovrappone e spesso si confonde con quello, più tradizionale, di anarchia. Che però ha il torto di essere appesantito da una lunga storia in cui spesso si è intrecciato con le vicende del movimento anarchico organizzato (che, fra l'altro, ha giocato un ruolo importante in determinati frangenti storici: ad esempio negli anni della Prima Internazionale, dal 1864 fino al 1872, data in cui gli anarchici furono espulsi dopo avere ingaggiato una furiosa lotta con i marxisti; oppure durante la guerra civile spagnola, dal 1936 al 1939, ove essi dettero un contributo notevole alle forze di resistenza e dovettero subire anche la forte ostilità dei comunisti). In ambito statunitense, ove più viva è l'influenza (anche speculativa) dei libertari, si parla di "socialismo anarchico" o "comunismo libertario" per indicare buona parte di quel classico filone di pensiero libertario che individua nella gestione collettiva dei mezzi e dei prodotti della produzione, nonché nella loro distribuzione egualiaria, il modello economico più avanzato. Ad esso possono essere in vario modo ascritti i padri classici dell'anarchismo: da Godwin a Proudhon, da Warren aBakunin, da Kropotkin al nostro Malatesta ai contemporanei Castoriadis e, in qualche misura, Chomsky.

Questi illustri "padri" vanno tenuti ben distinti dalla corrente oggi in America più attiva, e predominante, che viene generalmente definita "anarco-capitalista". Gli anarco-capitalisti segnano un momento di rottura rispetto alla tradizione del pensiero libertario, in quanto si schierano apertamente a destra, vicino alle frange estreme del conservatorismo politico. Essi ritengono che tutto debba essere affidato alla competizione fra i privati: difesa esterna, sicurezza interna, amministrazione della giustizia soprattutto vita economica. Non un'ombra di Stato deve intervenire a falsare la libera concorrenza, che provvederà essa stessa ad allocare nel modo più efficace e giusto le risorse disponibili. Con Bastiat, economista francese di inizio Ottocento, gli anarco-capitalisti odierni ripetono: "laissez faire, laissez passer". Per loro, fra le conseguenze della scomparsa dello Stato nell'economia, ci sarebbe la sparizione di ogni forma di tassazione. I libertari hanno una vera e propria idiosincrasia per le tasse, che giudicano nulla più che un'estorsione. Il più estremistia, ma anche il più colto, degli anarco-capitalistici è senza dubbio Murray N.Rothbard (1926-1995), anche se il volume di Robert Nozick Anarchia, stato, utopia, uscito nel 1974, ha molto influito (Nozick avrebbe poi temperato molte sue posizioni). Rothbard ha preteso dimostrare l'impossibilità di concepire un'azione politica non coercitiva. Egli ha, per questa via, elaborato una vera e propria condanna etica dello Stato. Ciò che mi preme osservare è che gli anarco-capitalisti, che sono oggi la magna pars (o almeno quella più rumorosa) fra i libertari, abbiano elaborato una dottrina che ha strane somiglianze con il tanto deprecato materialismo storico del marxismo, che è la bestia nera dei suoi massimi esponenti.

Per intanto anche Marx sognava l'estinzione dello Stato e l'avvento di un compiuto "Regno della Libertà". Ciò sarebbe avvenuto nella seconda fase della messa in pratica del suo progetto rivoluzionario: non subito ma dopo una più o meno lunga fase di appropriazione dello Stato da parte del proletariato e di instaurazione di una forte "dittatura". Va poi considerato che anche i marxisti, come gli anarco-capitalisti, credono nel rapporto necessitante fra "struttura" economica e "sovrastruttura": se vuoi la libertà degli individui, devi lavorare sodo sui modi di produzione e trasformarli (poco cambia che per Marx bisogna eliminare la proprietà privata, mentre per gli anarco-capitalisti quella statale).

L'affinità più profonda, che d'altronde si deduce dal rapporto causale instaurato, consiste però nel fatto che in entrambi i casi ci troviamo di fronte a delle Metafisiche: a dottrine cioè che, nella perentorietà delle loro affermazioni, non ammettono dubbi, discussioni o revisioni. L'ideologia del Mercato non è meno ideologia di ogni altra ideologia. E, come ogni altra, può sfociare in un'Ideocrazia illiberale. Le strade dell'inferno, di ogni inferno, sono lastricate compre sempre delle migliori intenzioni.

Fonte: l'Unità

Link: http://www.swif.uniba.it/lei/rassegna/020109k.ht


Hedge funds da abolire, sono organismi totalmente folli

Il Financial Times nella rubrica “Lex Column”, in una nota dal titolo «La locusta italiana», dà peso al progetto di Giulio Tremonti, che da tempo spara a zero contro gli hedge fund, considerati dal ministro italiano dell’Economia «organismi assolutamente folli che non hanno nulla a che fare col capitalismo». Non solo, Tremonti non ha perso occasione per ribadire l’intenzione, quando l’Italia avrà la presidenza di turno dell’Europa, di porre la questione della «distruzione totale di questa diabolica industria». Contro Tremonti si sono levate le proteste delle maggiori associazioni di hedge fund che sottolineano anche come in Italia gli hedge sono «un modello di successo».

Gli hedge funds sono fondi fortemente speculativi nati in Usa negli anni 50. La legge statunitense prescrive che gli investitori abbiano un patrimonio di almeno un milione di dollari o entrate nette per oltre 200.000 dollari.

Fonte:www.ultimenotizie.tv

Link: http://www.ultimenotizie.tv/notizie-economiche/hedge-funds-da-abolire-sono-organismi-totalmente-folli.html



La Nato vara una nuova forza navale. Destinazione Somalia


Ha raggiunto le coste della Somalia lo Standing Naval Maritime Group 2 (SNMG2), la forza navale costituita dalla Nato per assicurare la “protezione” delle navi del World Food Programme (il Programma Mondiale per l’Alimentazione delle Nazioni Unite) che trasportano cibo destinato alle popolazioni somale”. Si tratta di sette unità di Germania, Gran Bretagna, Grecia, Italia, Turchia e Stati Uniti: un cacciatorpediniere (l’italiana “Durand de la Penne”, che funge da nave-comando), cinque fregate ed una nave appoggio.

 

 

A chiedere l’intervento militare a difesa della distribuzione di aiuti umanitari alla Somalia è stato il  segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-Moon. La risposta dell’Alleanza Atlantica è stata immediata. Secondo quanto dichiarato dal generale John Craddoock, comandante supremo della Nato, “l’Alleanza coordinerà la sua assistenza con il World Food Program, l’Unione Europea e l’Operazione “Enduring Freedom” guidata dagli Stati Uniti, che sono tutti coinvolti nello sforzo umanitario e per la sicurezza. Lo Standing Naval Marittime Group 2 è una prova dell’abilità della Nato ad adattarsi rapidamente alle nuove sfide…”. La forza navale è poi chiamata a condurre non meglio specificate “operazioni anti-pirateria” nell’area del Corno d’Africa ed effettuerà esercitazioni militari in Bahrain, Kuwait, Qatar e negli Emirati Arabi Uniti.

L’intervento “umanitario” in Somalia, caldeggiato dal Palazzo di Vetro,  solleva tuttavia più di una giustificato timore. Innanzitutto esso è successivo alla richiesta fatta dagli Stati Uniti ai partner europei di condivisione della “lotta al terrorismo” in Africa. Il “Rapporto sullo stato del terrorismo”, presentato lo scorso mese di aprile dal Dipartimento di Stato, ha enfatizzato che “le più serie minacce agli interessi statunitensi sono rappresentate dalle operazioni di al Qaeda in Somalia”, prefigurando un’estensione delle “guerre preventive” al continente africano. Ignoto è poi il mandato reale dell’SNMG2 accanto all’agenzia umanitaria delle Nazioni Unite e le eventuali regole d’ingaggio in caso di attacco alle navi destinate al trasporto di aiuti alimentari. In Somalia si registra una rapida escalation del conflitto. Secondo l’agenzia Misna, a causa dei combattimenti, negli ultimi trenta giorni oltre 15.000 persone avrebbero abbandonato Mogadiscio, città che è presidiata dai militari della missione “Amisom” dell’Unione Africana. Vigneti scontri sarebbero pure in corso nella Bassa Shabelle e nei pressi di Baidoa.

C’è poi la questione relativa alla dilagante “militarizzazione” dell’intervento umanitario e all’onnipresenza dei reparti delle forze armate di Stati Uniti e Nato nella gestione diretta di programmi ed interventi di “cooperazione civile” in Africa, tema che non sembra interessere l’ONU (ed anche l’Unione Europea ed i paesi membri), ma che invece è al centro di un serrato dibattito negli Stati Uniti. Alla vigilia dell’istituzione del nuovo comando di Stoccarda per le operazioni delle forze armate Usa in Africa (Africom), il Congresso ha invitato tecnici, esperti e diplomatici a confrontarsi sulle nuove politiche di penetrazione statunitense nel continente africano. Nonostante l’unanime consenso per Africom, persino le istituzioni più conservatrici hanno espresso critiche sull’attivismo a 360 gradi delle forze armate, in quanto esercitazioni militari, addestramenti dei reparti locali e soste di portaerei e sottomarini nucleari sono accompagnati da costruzioni di scuole ed ospedali, screening sanitari delle popolazioni, distribuzione di aiuti alimentari, medicine e vestiario, realizzazione di pozzi e reti idriche, ecc.

Un netto dissenso è venuto pure da Jim Bishop, un vecchio falco repubblicano, già ambasciatore Usa in Somalia, Liberia e Niger e vicesegretario di stato per l’Africa durante l’amministrazione Reagan. Oggi Bishop è vicepresidente di InterAction, organizzazione non governativa statunitense che opera fianco a fianco con le forze armate in Afghanistan ed Iraq nella gestione d’interventi “umanitari”. ”Noi apprezziamo la partecipazione delle forze militari Usa in risposta ai disastri naturali quando esse possono trasportare equipaggiamenti che non possono essere assicurati immediatamente a livello locale o dalle agenzie internazionali”, ha esordito l’ambasciatore. “Ma i militari dovrebbero operare in un ruolo di supporto. Sulla base dei rapporti dei miei colleghi che operano sul campo, i programmi di sviluppo condotti dalla “Combined Joint Task Force-Horn of Africa” (CJTF-HOA) e sotto gli auspici della Trans-Sahara Partnership, spesso implementati da soldati che indossano abiti civili, riducono sempre di più le linee tra l’aiuto civile e quello militare. Ciò mette a rischio la sicurezza degli operatori civili nelle aree dove i militari sono visti dalla popolazione e dagli insorgenti come alleati dei governi nazionali impopolari, ad esempio nella regione etiope dell’Ogaden e nel nord Uganda. Attività lungo il confine tra la Somalia e il Kenya, dove civili innocenti sono stati obiettivo collaterale dei cannoni navali e dei missili cruise, insieme al sostegno Usa dell’invasione etiope in Somalia, hanno provocato conflitti invece di risolverli. Gli operatori umanitari che sono stati assassinati e presi in ostaggio in Somalia stanno costringendo le ONG a ritirarsi dal paese e ciò accrescerà lo spettro della fame”.
Jim Bishop ha inoltre posto l’indice sull’altissimo costo in termini economici e sulla dubbia sostenibilità dei progetti “sociali ed umanitari” implementati in Africa dai militari Usa. “Per ciò che so – ha aggiunto l’ambasciatore – nessuna valutazione dell’impatto di questi progetti è stato condotto né a livello tecnico né a livello politico. Si racconta di soldati assegnati a compiti di cui essi stessi hanno scarsa esperienza al punto di dover poi affidare l’intervento a contractor locali. Sono stati scavati pozzi e costruite scuole e cliniche con scarsi benefici e sostenibilità e senza che potesse cambiare il modo con cui il governo degli Stati Uniti è visto dalla popolazione locale”.

Intanto, secondo quanto denunciato da Refugees International (altra “ONG” con sede negli Stati Uniti), tra il 1998 e il 2005 la percentuale dell’assistenza umanitaria gestita direttamente dal Pentagono è cresciuta dal 3,5% al 22%, mentre nello stesso periodo gli aiuti affidati ad USAID, l’agenzia allo sviluppo degli Stati Uniti, si è ridotta dal 65 al 40%. Ma più di una “militarizzazione” è forse più opportuno di “paramilitarizzazione” della cooperazione Usa in Africa. Una recente ricerca del Dipartimento di Stato ha rivelato come buona parte degli interventi coordinati da Africom nel quadro del cosiddetto “Bureau of African Affairs Africa Peacekeeping Program” (AFRICAP), sono stati affidati a contractor privati. Due tra questi, le tristemente note società PAE (Pacific Architects & Engineers) e DynCorp International, nel solo 2003 hanno sottoscritto contratti AFRICAP per un miliardo di dollari. Società di sicurezza privata hanno coordinato il trasferimento di truppe di Benin, Mali e Nigeria in Liberia e Sierra Leone, e di militari di Ruanda e Nigeria in Sudan. Sono sempre i contractor a gestire attualmente i campi rifugiati implementati dall’amministrazione Bush in Darfur.

Ciononostante il valore dei beni distribuiti dalle forze armate Usa alle popolazioni è di per sé insignificante in termini finanziari se comparato al costo dell’intervento strategico-militare in Africa e al valore degli “aiuti” in armi alle forze armate nazionali. Inoltre l’intervento “umanitario” è del tutto subordinato agli interessi del complesso militare industriale e delle transnazionali all’assalto delle ricchezze petrolifere, minerarie, idriche ed alimentari del continente africano. E anche se il Comando Africom declami la sua composizione mista “civile-militare”, al neocostituito quartier generale di Stoccarda, solo 13 dipendenti su 1.304 non sono membri del Dipartimento della Difesa.


di Antonio Mazzeo

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