mercoledì 15 ottobre 2008

"Zona di morte"

La “zona di morte” minacciata dal premier cambogiano è diventata veramente tale oggi, almeno per due dei suoi soldati. Ma mentre Thailandia e Cambogia si accusano a vicenda, la battaglia scoppiata questa mattina intorno al tempio di Preah Vihear ha causato anche un numero imprecisato di feriti tra i due eserciti. Colpi di arma da fuoco e d'artiglieria – anche un missile, passato sopra la testa di un fotografo della Reuters – sono stati sparati al confine, da linee nemiche distanti neanche un centinaio di metri intorno all'area contesa. Per oggi i combattimenti si sono fermati, ma non è da escludere che le scaramucce di frontiera diventino una guerra vera e propria. Intanto, la Thailandia ha invitato i suoi circa 1.500 cittadini che si trovano in Cambogia a rientrare immediatamente in patria, predisponendo appositi piani di evacuazione.

Soldati cambogiani davanti al tempio di Preah VihearLa tensione tra i due Paesi, già alta da metà estate, aveva raggiunto nuovi picchi lunedì 13, quando il primo ministro cambogiano Hun Sen aveva dato un ultimatum agli 84 soldati thailandesi ancora dispiegati intorno al tempio conteso: ritiratevi entro mezzogiorno di martedì, o l'area diventerà una “zona di morte”. La scadenza era passata senza provocare conseguenze in giornata, ma nella mattinata di oggi la parola è passata alle armi. Con i rispettivi eserciti che si accusano a vicenda, è impossibile far luce su chi ha sparato per primo. A differenza delle scaramucce scoppiate il 3 ottobre, che avevano provocato il ferimento di tre soldati, stavolta il bilancio conta almeno due soldati morti tra le fila cambogiane. I thailandesi hanno invece riferito di cinque loro militari feriti, ma altri dieci soldati di Bangkok sono stati fatti prigionieri.

La mappa della zonaAssegnato alla Cambogia dalla Corte internazionale di giustizia nel 1962, il tempio di Preah Vihear è ritornato oggetto del contendere lo scorso luglio, quando l'Unesco lo ha inserito nella lista del Patrimonio dell'umanità. E' stato come riaprire una vecchia ferita: le aspirazioni thailandesi sul tempio sono così ritornate attuali. I nazionalisti, parte del movimento di opposizione che da settimane assedia la sede del governo a Bangkok, hanno accusato l'allora premier Samak Sandaravej di avere una posizione troppo morbida sulla questione, anche perché la Thailandia aveva appoggiato la Cambogia nella sua richiesta all'Unesco. Bangkok e Phnom Penh avevano inviato nella zona circa 1.400 militari nella zona, quasi tutti rientrati dopo sei settimane di minacce reciproche. Oltre al tempio in sé, è contesa l'area di oltre 4 chilometri quadrati che lo circonda, con la complicazione che le principali vie d'accesso si trovano in zone controllate dai thailandesi.

Gli analisti tendono a escludere che gli scontri di confine degenerino in una guerra su vasta scala, anche per la sproporzione tra le forze armate. “La Thailandia è nettamente più forte in terra, nel mare, nel cielo”, spiega a PeaceReporter Panitan Wattanayagorn, direttore degli studi di difesa all'Institute of Security and International Studies di Bangkok. “Può contare su un esercito di 300mila uomini, contro i 120mila di Phnom Penh, e ha in dotazione 150 aerei da combattimento contro i 20 cambogiani”. Ma l'alto valore simbolico delle rovine del tempio indù potrebbe portare a decisioni poco razionali. La questione è molto seguita dai due popoli, in una regione dove la proprietà dei templi può riscaldare facilmente gli animi: nel 2003, l'ambasciata thailandese a Phnom Penh fu data alle fiamme da una folla inferocita dopo i commenti estrapolati dal discorso di un'attrice thailandese, che sembravano rivendicare il possesso del tempio cambogiano di Angkor Vat.

Soldati cambogiani in marcia verso il confinePer il governo thailandese, l'affairePreah Vihear può essere un utile diversivo alla turbolenta situazione interna, con gli attivisti dell'opposizione che occupano da cinquanta giorni la sede dell'esecutivo e lo spettro di un colpo di stato. “La questione può sicuramente unire i diversi gruppi politici nella loro posizione contro la Cambogia”, conferma Panitan. “Ma il nazionalismo è pericoloso: può farti guadagnare popolarità temporaneamente, non può durare all'infinito. L'opposizione dell'Alleanza del popolo per la democrazia (Pad) continuerà a tenere sotto pressione Somchai”. Meno chiari sono i benefici per il governo cambogiano, dato che il primo ministro Hun Sen è al potere da dieci anni ed è appena stato rieletto in luglio. Ma il tempio di Preah Vihear è il secondo più importante nel cuore dei cambogiani, dopo il simbolo nazionale di Angkor Vat. E i cambogiani, discendenti dell'impero Khmer che una volta regnava su tutto il sud-est asiatico, sono estremamente sensibili sul tema del ridimensionamento del proprio Paese.
 
Fabio Radivo
Link: http://www.peacereporter.net/dettaglio_articolo.php?idc=&idart=12429
(o)mod, orologi da polso

Corruzione e governo del Perù. La prova del nove della malafede del giornalismo mainstream


Rispetto alle dimissioni per corruzione dell’intero governo peruviano (Alan García ortodossamente neoliberale ed amico intimo del grande presidente George Bush) vi è stato l’omertà più assoluta da parte dei nostri giornali.

Provate a immaginare se fosse successo con il governo venezuelano o con quello boliviano. Da Via Solferino agli sfollati sulla Cristoforo Colombo fino al cavallo di Viale Mazzini: vergognatevi.

Fonte: Gennaro Carotenuto

Link:http://www.gennarocarotenuto.it/3911-corruzione-e-governo-del-per-la-prova-del-nove-della-malafede-del-giornalismo-mainstream/#more-3911

Come si combatte il razzismo


L'unica arma che sono in grado di usare ed in cui credo è la conoscenza che si acquisisce con lo studio, la lettura certo, ma anche con il passaparola. 
Permettetemi di consigliarvi questo saggio (se già non lo conoscete)
Armi, acciaio e malattie - Jared Diamond - Einaudi
Edito nel 1997, vincitore del premio pulitzer nel '98

Il libro è incentrato sulla ricerca di una risposta alla domanda che Yali, un abitante della Nuova Guinea, fece all'autore nel luglio del 1972: "Come mai voi bianchi avete tutto questo cargo e lo portate qui in Nuova Guinea, mentre noi neri ne abbiamo così poco?", dove per Cargo si intendono tutti quei beni tecnologici di cui i guineani erano privi prima dell'arrivo dei coloni. In pratica l'autore cerca di rispondere alle seguenti domande: perché sono stati gli europei e gli americani del nord a sviluppare una civiltà avanzata e non, ad esempio, i cinesi o i sumeri? Perché gli europei sono partiti alla conquista degli altri popoli (ottenendo evidenti successi, spesso con tragiche conseguenze per i "conquistati"), e non è avvenuto il contrario? Come mai i fieri guerrieri nativi americani sono stati spodestati dall'invasione di un popolo di agricoltori?
Riunendo in un unico libro cognizioni dalle più svariate discipline, Diamond sviluppa un quadro d'insieme sulla storia delle varie società umane a partire dalla fine dell'ultima glaciazione, avvenuta circa 13000 anni fa.
In pratica l'autore cerca di dare una sorta di metodo d'indagine scientifico ad una disciplina considerata finora "letteraria" e di respingere spiegazioni razziste della storia dell'umanità, non tanto per motivi ideologici, ma piuttosto, appunto, scientifici. Consapevole del suo ruolo di iniziatore, precisa che la sua è solo una visione generale, i cui dettagli vanno indagati più approfonditamente.


« La geografia era una materia di cui si richiedeva la conoscenza nelle scuole e nei college americani fino a qualche decennio fa, quando si cominciò a lasciarla cadere da molti piani di studio. Si diffuse allora l'errata convinzione che essa consistesse in poco più che nell'apprendimento mnemnonico dei nomi delle capitali dei vari Stati. Ma venti settimane di studio di questa materia nella settima classe non sono sufficienti a insegnare ai nostri futuri uomini politici gli effetti che la geografia ha in realtà sul genere umano. »


L’"azzardo morale" adesso è globale


Tra l’11 ed il 12 ottobre è divenuta politica ufficiale quella che gli osservatori politico-economici hanno più volte denominato dell’"azzardo morale" o anche del "doppio standard". Mentre ad interi popoli si sono imposte politiche di austerità con tagli alla spesa sociale per la sanità, l’istruzione, le infrastrutture (privatizzate perché non "sostenibili"), si è chiesta disponibilità ad ogni genere di flessibilità lavorativa, si è contratta la sfera dei diritti acquisiti dopo anni di lotte sociali, si è consentito che perdessero il lavoro, dall’altra parte una vera e propria oligarchia finanziaria è stata beneficiata di un piano di salvataggio in bianco.

Durante l’audizione della settimana scorsa di fronte a Camera e Senato, il ministro Tremonti ha pronunciato le seguenti parole:«Questo Governo ha ben presente quanto disposto nell'articolo 47 della Costituzione, che stabilisce che la Repubblica incoraggi, tuteli e disciplini il risparmio.»

Ed invece il piano globale per il salvataggio del sistema è ancora una volta un assegno in bianco: il credito potrà essere utilizzato dalle banche come meglio credono; se vorranno continuare a baloccarsi in speculazioni potranno continuare a farlo. E pensare che sarebbe bastato dire loro: «Credito e garanzie governative saranno soltanto strettamente correlati a ciò che finanzierà infrastrutture ed industria.»

La politica dell’"azzardo morale" aveva finora trovato spudorata applicazione nelle economie del terzo e secondo mondo, ma non in quelle del primo. Questo salvataggio è giustificato dai benpensanti considerandolo necessario non solo per il sistema bancario, ma per l’intero sistema. Ma si è capito che si stanno salvando pratiche speculative che hanno rappresentato quel cancro sistemico che negli ultimi quarant’anni ha obbligato al disagio (nei paesi più ricchi) ed al sottosviluppo (nei paesi del terzo mondo) la stragrande maggioranza della popolazione mondiale?

Quando si verificò il crack Parmalat, denunciammo il fatto che il problema non era Parmalat, bensì l’intero sistema globale. Parmalat, così come Cirio, Enron, WorldCom, non erano altro che capri espiatori, rappresentativi però di un modo di intendere la finanza e l’economia, imperante in modo progressivo dall’avvio della finanziarizzazione dell’economia.

Durante la requisitoria del caso Parmalat, il pubblico ministero Francesco Greco ha preso la palla al balzo per lanciare il suo j’accuseall’intero sistema. Superando la specificità di Parmalat, riferendosi alle banche ha detto: «Padroni del mondo di questi ultimi trent’anni!».

I salvataggi di specie attuati prima in Gran Bretagna e Stati Uniti, poi singolarmente dai vari paesi membri dell’Unione europea, non si sono potuti effettuare allo stesso modo per aziende vittime (forse) della mala gestione, ma non certo delle pratiche speculative con cui viene sostituito il core business.

E mentre si verificano questi salvataggi, ed appunto si chiedono sacrifici ai normali cittadini il cui vero torto consiste soltanto nel non essersi seriamente preoccupati di come viene gestito il sistema, si farcisce il tutto con tecniche di guerra psicologica volte a far sentire sempre più il cittadino come un vero e proprio essere inferiore. Per la sua sicurezza lo si obbliga al casco, alle cinture di sicurezza, lo si difende da coloro che gli vorrebbero vendere una bibita con cannuccia o gli volessero far mangiare un cocomero all’esterno di una roulotte ambulante, gli si vieta di gettare cicche, cartacce e chi più ne ha più ne metta, lo si libera da lavavetri, prostitute, mendicanti inopportuni. Dall’altro lato, salvataggi e mega liquidazioni. Ma questa è la storia di Cenerentola!

Sia ben chiaro, molte di queste regolamentazioni della vita civile sono più che meritevoli, ma come ci insegna Friedrich Schiller con la sua storiella de Il delinquente per infamia, queste divengono misure odiose, capaci di accendere micce esplosive, quando nei confronti di quell’oligarchia finanziaria a cui i nostri politici paiono averci ufficializzato la loro sottomissione, si usa la carota.

Invece che un delinquente per infamia, queste vere e proprie forme di offesa alla dignità dei cittadini, sono in grado di mettere in moto quelle forze disordinate capaci di creare masse enormi di cittadini infuriati. D’altra parte, ne abbiamo già reso nota, sul numero del 30 settembre di Stars & Stripes, rivista dell’esercito americano, si dice che la 1° Brigata da Combattimento della 3° Divisione di Fanteria è stata incaricata di stare agli ordini del NorthCom, internamente agli Stati Uniti, a partire dal 1° ottobre. La Brigata sarà sottoposta agli ordini quotidiani del Dipartimento della Difesa per i prossimi dodici mesi, in qualità di forza federale invocabile a fronte di disastri o emergenze naturali o per mano d’uomo, compresi gli attacchi terroristici. La rivista ha qualificato l’iniziativa così: “Potrà essere mobilitata per aiutare nelle operazioni richieste da sommosse popolari e per controllare la folla”.

Ma i nostri politici non avevano altra scelta?

Si pensi appunto a quanto fatto con Parmalat: si è dichiarato il fallimento, si è verificato quelli che erano debiti inesigibili, si è salvato ciò che poteva ancora essere utile per produzione e lavoro.

Stessa cosa deve farsi per il sistema economico e finanziario globale, sovrastato da una piramide di valori fittizi inesigibili, di modo che le entità reali dell’economia possano tornare a funzionare in favore del bene comune piuttosto che della piramide speculativa. A questo proposito verrà discussa giovedì al Senato la mozione Peterlini per l’instaurazione di un nuovo ordine monetario, finanziario ed economico, una Nuova Bretton Woods così come ideata da Lyndon LaRouche. Dal 2001 questa è la quarta mozione che viene presentata ed approvata su questo tema; chissà se anche stavolta il rimbalzo dei mercati finanziari sarà scambiato con una ritrovata stabilità e funzionalità al bene comune dell’attuale sistema.

Claudio Giudici
Movimento Internazionale per i diritti civili - Solidarietà


Questo De Amicis non l'aveva scritto nel libro Cuore a cui si ispira la Gelmini...classi separate per gli stranieri


L'idea arriva dalla Lega: istituire «classi ponte con corsi di italiano per i piccoli immigrati che non superino prove e test di valutazione». E la Camera, dopo un acceso dibattito, ha approvato la mozione passata più con il nome di «classi ponte», ma come «classi di inserimento». Una variazione terminologica del politicamente corretto, spiegata dal vice capogruppo vicario del Pdl alla Camera, Italo Bocchino, per «rendere più evidente l'obiettivo della proposta, ossia l'integrazione degli studenti». Ma dal Pd Piero Fassino replica duramente: «Una discriminazione abietta contro i bambini». 

Il testo impegna il governo a «rivedere il sistema di accesso degli studenti stranieri alla scuola di ogni ordine e grado, favorendo il loro ingresso, previo superamento di test e specifiche prove di valutazione». A chi non supera i test vengono messe a disposizione le «classi ponte che consentano agli studenti stranieri di frequentare corsi di apprendimento della lingua italiana, propedeutiche all'ingresso degli studenti stranieri nelle classi permanenti».

Inoltre non vengono ammesse iscrizioni «nelle classi ordinarie oltre il 31 dicembre di ciascun anno, al fine di un razionale ed agevole inserimento degli studenti stranieri nelle nostre scuole». Il testo della maggioranza è passato con 256 sì, 246 no e un astenuto. Bocciate tutte le mozioni dell'opposizione

Fonte: L'Unità

Confessioni di un sicario dell'economia


Il banchiere John Perkins rivela: sono stato arruolato dal governo degli Stati Uniti allo scopo di
risucchiare le ricchezze di paesi poveri. Che un banchiere intitoli le sue memorie "Confessioni di un
sicario dell'economia" è già clamoroso. Ma ciò che il banchiere John Perkins rivela nel suo libro,
"Confessions of an economic hit man" (1) è spaventoso: racconta di essere stato arruolato dal
governo Usa allo scopo di risucchiare a favore degli Stati Uniti le ricchezze di paesi poveri, e
ciò "attraverso manipolazioni economiche, tradimenti, frodi, attentati e guerre".
Le rivelazioni di Perkins gettano una luce del tutto nuova anche sulle motivazioni dell'invasione
dell'Irak. John Perkins dice di essere stato reclutato quando era ancora studente, negli anni '60, dalla
National Security Agency (NSA), l'entità più segreta degli Stati Uniti, e poi inserito dalla stessa
NSA in una ditta finanziaria privata. Lo scopo: "Per non coinvolgere il governo nel caso venissimo
colti sul fatto". Quale fatto? Abbastanza semplice.
Come capo economista della ditta privata Chas.T.Main di Boston con 2 mila impiegati, Perkins
decideva la concessione di prestiti ad altri paesi. Prestiti che dovevano essere "molto più grossi di
quel che quei paesi potessero mai ripianare: per esempio un miliardo di dollari a stati come
l'Indonesia e l'Ecuador". La condizione connessa con il prestito era che in massima parte venisse
usato per contratti con grandi imprese americane di costruzioni e infrastrutture, come la Halliburton
e la Bechtel (strutture petrolifere).
Queste ditte costruivano dunque reti elettriche, porti e strade nel paese indebitato; il denaro prestato
tornava dunque in Usa, e finiva nelle tasche delle classi privilegiate locali, che partecipavano
all'impresa. Al paese, e ai suoi poveri, restava lo schiacciante servizio del debito, il ripagamento
delle quote di capitale più gli interessi. L'Ecuador, dice Perkins, è oggi costretto a destinare oltre
metà del suo prodotto lordo - cioè di tutta la ricchezza che produce - per il servizio dei debiti
contratti con gli Usa. Ma questo è solo il primo passo. Gli Usa, indebitando quei paesi, vogliono
in realtà "renderli loro schiavi", dice Perkins. All'Ecuador, non più in grado di ripagare,
Washington chiede di cedere parti della foresta amazzonica ecuadoriana per farla sfruttare da
imprese americane. E' questa la logica imperiale.
Tra i massimi successi dei "sicari economici", Perkins rievoca l'accordo riservato fra gli Usa e la
monarchia saudita ai tempi della prima crisi petrolifera negli anni '70. Per gli Stati Uniti, era
necessario tramutare il rincaro del greggio da sciagura a opportunità. La famiglia dei Saud, del
resto, affogava nei petrodollari: le fu proposto di investirli in titoli Usa e in grandi opere. La Bechtel
(chi scrive fu in Arabia all'epoca e può testimoniarlo) ricoprì il reame desertico di nuove città e di
impianti di raffinazione per lo più inutili; la famiglia Saud accettò di mantenere il greggio entro
limiti di prezzo desiderabili per gli Usa, in cambio dell'assicurazione americana che Washington
avrebbe sostenuto il loro potere per sempre.
"E' questo il motivo primo della prima guerra all'Irak", dice Perkins, e dell'intreccio privilegiato di
affari e finanza tra i sauditi e i Bush. Secondo Perkins, gli Usa cercarono di ripetere l'accordo con
Saddam Hussein, "ma lui non c'è stato". Da qui la sua rovina. Perché, dice Perkins, "quando noi
sicari economici falliamo il bersaglio, entrano in gioco gli sciacalli. Sono gli uomini della Cia, che
cercano di fomentare un golpe; se nemmeno questo funziona, ricorrono all'assassinio. Ma nel caso
dell'Irak, gli sciacalli non sono riusciti ad arrivare a Saddam: lui aveva delle controfigure, la sua
guardia era troppo attenta. Perciò si è decisa la terza soluzione: la guerra".
Perkins ha conosciuto personalmente Omar Torrijos, il generale e dittatore di Panama degli anni
'70, morto in un incidente aereo nel '78. Torrijos fu ucciso, spiega Perkins, perché aveva stilato un
accordo coi giapponesi per la costruzione di un secondo canale di Panama, ed aveva ottenuto
dall'Onu nel 1973 una risoluzione che obbligava gli Usa a restituire alla sovranità panamense il
vecchio Canale. Le multinazionali americane "erano estremamente arrabbiate con Torrijos".
Per questo scopo, quando Reagan divenne presidente, gli furono fatti scegliere come ministri due
alti funzionari della Bechtel, Caspar Weinberger alla Difesa e George Schultz - il che rivela molto
sul ripugnante potere degli affari nella politica Usa - per costringere Torrijos con le minacce a
rompere i negoziati coi giapponesi (che stavano soffiando alla Bechtel l'affare del secolo) e di
rinnovare il trattato del Canale di Panama, riconsegnandolo agli americani. Torrijos rimase sulle sue
posizioni: furono mandati in azione gli "sciacalli".
L'aereo di Torrijos, dice Perkins, cadde per un magnetofono che era stato riempito di esplosivo. La
stessa fine di Enrico Mattei. Conclude Perkins: "il denaro che gli Usa adoperano per indebitare i
paesi poveri non è neppure denaro americano. Sono la Banca Mondiale e il Fondo Monetario
a fornirlo". A fornire ai poveri la corda per impiccarsi.

Fonte: John Perkins
La costruzione dell'impero americano nel racconto di un insider
ISBN: 8875210691

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Una regia politica dietro i "fatti" di Sofia?


di Ugo Dinello - da articolo21.info

Una regia politica dietro i "Guardate bene come evolverà questa storia, come verrà affrontata e le analisi che ne verranno fatte, perché verrà tutto ridotto a una manifestazione di teppismo e di cronaca. Mentre la vera chiave di lettura degli scontri di Sofia è esclusivamente politica, come politica è la connivenza e la protezione di cui questi gruppi ultras godono".

Gianfranco Bettin è forse il sociologo che gode della visione capace di offrire il panorama più completo del tifo calcistico organizzato. Per anni, nello studio e nella pratica di amministratore, ha infatti affrontato in prima linea le espressioni e le richieste delle curve, portando, primo caso in Italia, a un dialogo politico con i gruppi ultras organizzati, dialogo che ha consentito alla sua città di essere un'isola felice all'interno del turbolento oceano che vede il NordEst come una delle piazze più pericolose del panorama calcistico nazionale.

E non a caso proprio dal NordEst arrivano i neofascisti di Sofia.

"Sì, erano equamente divisi tra Nordest e l'intero Sud. Ma indubbiamente i più attivi e quelli che sono sembrati i registi degli scontri erano di Verona, Padova, Treviso e Trieste".

Una regìa politica quindi?

"Sì, perché quello che non viene riportato da molte delle cronache che ho letto - non so se volutamente o meno - è che si è trattato di un'aggressione combinata a tavolino da una parte degli ultras italiani assieme agli ultras di destra bulgari contro i tifosi del Cska di Sofia, una curva tradizionalmente di sinistra. Un'esportazione quindi di un modello molto ben collaudato in Italia".

Quale?

"Lo stesso modello che ha permesso alla destra di infiltrarsi e infine di egemonizzare buona parte del tifo organizzato in Italia. Basta pensare ai casi della Roma o del Milan per rendersene contro. Una strategia pensata a tavolino, che ha beneficiato della protezione e della copertura di buona parte del centrodestra italiano".

Quasi la coltivazione di un terreno di espansione.

"Sì, coltivazione è proprio il termine. E queste frange estreme sono state coltivate metodicamente dalla destra italiana. Una parte poi ne è rimasta scottata. Ma il mandato per continuare in questa politica di copertura se non di connivenza è esplicito. Basta pensare all'ulto di guerra di La Russa per riportare una nota squadra siciliana in serie A cavalcando i moti di piazza. Poi, quando si raggiungono le inevitabili conseguenza come la morte di un poliziotto o l'attacco organizzato alla questura di Roma, si mostra il "volto duro della legge", ma questo fa comodo, perché è una dimostrazione di forza da parte dello Stato che dura molto poco e che non risolve nulla. La stessa aggressione organizzaza di Sofia non è altro che un altro debordare, cioè passare i confini dello Stato: come si fa a restare stupiti di quanto avviene a Sofia, quando è la replica fotografica di ciò che avviene ogni domenica nei quattro quinti degli stati italiani? O forse da noi c'è qualcuno che non si accorge dei saluti nazisti, del rogo delle bandiere avversarie, delle svastiche e dei cori razzisti, dei "buh" contro i giocatori di colore?"

Ben diverso quindi dall'espressione di un disagio sociale o le radici sono le stesse?

"In molte realtà urbane, come Milano, Torino, Genova, Roma o il Meridione, sono espressione di un disagio sociale, di una ricerca esasperata di aggregazione e di condivisione so ciale in assenza di una progettualità. Ma nel caso del NordEst siamo di fronta a qualcos'altro: queste frange sono di ceti abbienti, li stessi che hanno generato Ludwig (la cellola neonazista veronese capeggiata da Marco Furlan e Wolfgang Abel, rampolli dell'alta borghesia scaligera ndr) e che nel tifo organizato cercano un motivo di sopraffazione e scontro belluino come espressione politica primaria. resta però anche un altro fatto squisitamente politico".

Quale?

"Che la sinistra non ha saputo fare il suo mestiere. Cioè non ha saputo fare quello per cui la sinistra è nata: andare verso i bisogni della gente e organizzarli in chiave politica. Capisco che è difficile stare in mezzo a gente che non parla il tuo linguaggio e di cui magari è difficile tradurre immediatamente il linguaggio. Ma la sinistra italiana non ha nemmeno tentato di farlo".
Link: http://www.megachip.info/modules.php?name=Sections&op=viewarticle&artid=8070
EmediateAd

Crisi economica: aiutare i carnefici e crocifiggere le vittime


La crisi che ha investito la finanzia mondiale è stata in realtà la più grande truffa mai realizzata. C'è da rimanere ammirati da tanto genio. Comincio dall'inizio. 
I Mutui Subprime 
Un bel giorno in America le banche inventano i mutui subprime, ovvero mutui concessi senza garanzie reali. Sostanzialmente chi si recava in banca compilava un modulo, una sorta di autocertificazione, in cui prometteva di far fede all'impegno e di avere (senza specificare quali) le dovute garanzie, a questo punto timbro e firma dell'impiegato e il mutuo veniva erogato anche al 100% del valore dell'immobile.

In Italia, per essere chiari i nostri mutui sono Mutui Prime, dati cioè solo con solo garanzie adeguate (contratto lavoro tempo indeterminato, immobili, firme di garanti o combinazioni delle stesse) 

Ipoteca SubPrime 
L'unica cosa che faceva la banca per tutelarsi era un' ipoteca, chiamata subprime, sulla casa del mutuatario. In caso di insolvenza del debitore partiva il pignoramento che precedeva la vendita all'incanto. Venduto l'immobile la banca rientrava del prestito, guadagnandoci comunque con le commissioni iniziali , le perizie, le penali e la rivalutazione dell'immobile stesso. La Banca poteva decidere anche di non vendere l'immobile e di patrimonializzare lo stesso (inserirlo nel patrimonio della banca). 

La Cartolarizzazione - passo primo 
I mutui venivano poi ceduti ad una società X specializzata nell'acquisto dei subprime. La cartolarizzazione quindi cominciava con quel meccanismo con cui la banca cedeva il suo credito ( il mutuo subprime) ad un'altra società e aveva come contropartita una cifra più bassa dell'ammontare del mutuo (fatto il mutuo del valore di 100 la banca ne voleva solo 50). Quindi la banca incassava 50 e subito il giorno stesso che erogava il mutuo, mentre la società che acquistava il mutuo diventava lei la creditrice nei confronti del mutuatario (il cristo che aveva richiesto il mutuo) a avrebbe incassato poi 100 ma solo alla fine del mutuo. 

La Cartolarizzazione - passo secondo 
Cosa ci guadagna la società X che acquistava il mutuo subprime? In teoria molto, ma è legata ad un rischio alto (il rischio che il debitore diventi insolvente) e deve attendere molti anni (se un mutuo dura 30 anni, visto che l'ha pagato 50 anzichè 100 dovrà attendere circa 15 anni) prima di cominciare a guadagnare molto. 

La cartolarizzazione - passo terzo 
Qui entra in gioco l'ingegneria finanziaria. Dato che la società che ha acquistato il mutuo non vuole aspettare tutti questi anni pieni di rischi prima di guadagnarci tanto, un giorno inventa, grazie alla Cartolarizzazione, il prestito obbligazionario garantito dal mutuo subprime in modo tale da cominciare a guadagnare tanto già da subito e tantissimo dopo un pò di anni. In sostanza la società X emette obbligazioni per reperire liquidità e le garantisce (o meglio crede di garantirle con le rate dei mutui che gli dovrebbero entrare ogni mese). Il risparmiatore acquista le obbligazioni, di solito appetibile perchè con tassi alti, e la società X si impegna a pagare le cedole annuali o semestrali e di restituire il capitale alla scadenza. La cartolarizzazione è riuscita. La società X ha un credito non ancora saldato (il mutuo subprime) e lo trasforma in prestito (le obbligazioni). 

Il moltiplicatore del nulla 
In sostanza partendo da una mezza promessa di pagare le rate si metteva un modo un meccanismo diabolico di moltiplicatore di ricchezza. Il meccanismo, per scattare, doveva prevedere però che le persone dovessero essere molto invogliate a chiedere prestiti. L'invenzione del mutuo con autocertificazione era la soluzione. Immaginiamo un grande fratello che segue il cittadino che si reca in banca per chiedere il mutuo subprime. Sono tutti li che osservano e attendono quella firma sul modulo per partire dai blocchi. 

1. Il cittadino firma 

2. La banca, sapendo del rischio, un secondo dopo si disfa del mutuo

3.La società X acquista il mutuo pagandolo la metà ma sa che rischia e un attimo dopo emette obbligazioni per avere immediatamente liquidità che potrebbe non avere alla scadenza del mutuo. 

4. le obbligazioni vengono acquistate dai cittadini o direttamente o tramite prodotti complessi appioppati loro dalle banche.

5.Il ciclo si chiude. Si parte dal cittadino che firma un mutuo che non potrà pagare e si arriva, magari un secondo dopo, ad un altro cittadino che allo sportello vicino sta acquistando un obbligazione nata dal nulla. 

I Guadagni 
I guadagni sono tanti. Le banche guadagnano sulle commissioni e ottengono 50 subito. Le società X immediatamente ottengono un mare di liquidità che fanno girare. I cittadini, inizialmente, hanno una casa da un lato e obbligazioni che fruttano dall'altro. 

L'inganno 
Affinchè tutto funzioni è di vitale importanza che il meccanismo giri alla perfezione per un pò in modo tale da invogliare i cittadini a comprare case, ottenere mutui e acquistare obbligazioni. Sono sufficienti un paio di anni per ottenere fiducia e nascondere abilmente i primi accenni di insolvenza dei mutuatari. 

Il Crac 
L'economia americana non tira più, chi ha ottenuto un mutuo subprime non riesce più a pagare le rate, ma tanto che gliene frega: non perde nulla, al massimo gli si pigliano la casa. Il massimo rischio è quello di aver creduto di pagare un mutuo ed invece stavi pagando l'affitto. Cittadini che non pagano le rate significa soldi che a qualcuno non arrivano più. A chi? Alle società X che non riescono più a pagare le cedole delle obbligazioni. Inizia il panico. Le persone vogliono vendere le obbligazioni per riavere almeno il capitale ma non è possibile perchè la liquidità è compromessa. Il sistema crolla soprattutto perchè le società X sono quasi sempre società delle banche e perchè le obbligazioni tossiche e le varianti di esse ( i derivati) sono ormai dappertutto. I cittadini che hanno acquistato le obbligazioni rivogliono i loro soldi ma non sanno che gli unici che possono ridarglieli non sono le banche ma i cittadini stessi che hanno allegramente acceso un subprime. 
Il resto della storia la conoscete. 

La parte centrale della truffa 
Le banche (e le assicurazioni) vanno in difficoltà, Fannie e Freddy falliscono, poi segue Lehman Brothers, AIG , Morgan Stanley e poi il mondo intero. Bisogna fare qualcosa e le banche sanno che qualcosa verrà obbligatoriamente fatto, è il panico e nessuno ragiona. Bisogna salvare le banche! Bisogna garantire liquidità al sistema per permettere a qualcuno di riavere i suoi soldi e alle banche di non fallire. Gli USA salvano AIG e poi immettono 700 miliardi di $ nel sistema bancario. A ruota segue tutto il mondo. La crisi forse è scongiurata ma con un bagno enorme di soldi pubblici immessi nel sistema privato ( le banche). Il cittadino ci rimette la casa. Il cittadino ci rimette le obbligazioni. Il cittadino ci rimette i soldi suoi pagati in tasse e contributi per salvare le banche. 

I pignoramenti 
Nel frattempo i pignoramenti sono stati tutti eseguiti. Le società X sono rientrate in possesso degli immobili ipotecati. Di tutti gli immobili. 

Qualcosa è sfuggito 
La crisi nasce perchè i cittadini non riescono a pagare più le rate del mutuo. Tutto nasce da questo punto fondamentale. L'effetto domino ha l'inizio nella difficoltà di onorare il debito. La liquidità doveva essere immessa si, ma da un'altra parte. Dall'unica parte possibile. I 700 miliardi di $ dovevano essere dati ai cittadini per permettergli di pagare le rate e non alle banche. 

I soldi dovevano essere dai ai debitori e non ai creditori. 
I CITTADINI avrebbero pagato le rate, le rate sarebbero servite per pagare le cedole delle obbligazioni dei CITTADINI e sia gli immobili e sia i soldi sarebbero rimasti ai cittadini. I cittadini avrebbero immesso i lLORO 700 mld di $ nel LORO sistema per salvare SE STESSI. La realtà è che i cittadini hanno immesso i LORO 700 mld di dollari per salvare LE BANCHE e rimetterci il culo la casa e i soldi,mentre le banche sono state abilmente "salvate" e così i manager. I cittadini distrutti e il sistema finanziario salvo, e dato che i subprime e i derivati sono a tutti gli effetti prodotti legali nessuno potrà mai essere accusato di truffa. 


I risvolti economici del salvataggio dei cittadini 
Se i soldi fossero andati con una legge speciale ai possessori dei mutui in difficoltà gli effetti sarebbero stati: 

1.Stabilizzazione del sistema. I cittadini americani, tranquilli di diventare proprietari degli immobili, avrebbero reimmesso i soldi del governo (i 700 mld $) nel sistema grazie ad un aumento di consumi dato dall'esonero del pagamento delle rate. Più consumi, più produzione, più tasse. 

2. Una ripresa generale dell'economia, in quanto il sistema americano generando ricchezza avrebbe trainato il sistema globale.

3.Euforia dei mercati. Il salvataggio delle rate dei mutui avrebbe generato una euforia contagiosa, a differenza della paura di oggi, con risvolti enormi sui mercati azionari. 

4. Apprezzamento del mercato immobiliare. Gli immobili acquistati dai possessori dei mutui avrebbero garantito il trend positivo di aumento di valore del mercato immobiliare, garantendo un corretto rapporto tra domanda e offerta di immobili. 

5. Mercato immobiliare solido significa tasso di interesse basso (tasso di sconto) il che garantisce l'accesso al credito (mutui e prestiti) da parte dei privati e finanziamenti alle imprese. Questo significa ancora di più aumento dei consumi, quindi del gettito fiscale e più produzione. E naturalmente più posti di lavoro. 6. nel frattempo si sarebbero dovuti sospendere i subprime e le emissioni di obbligazioni. 

La realtà 
Qualcuno ha volutamente destinato il denaro dei cittadini non verso loro stessi ma verso i loro carnefici, salvandoli e facendoli arricchire (azzeramento dei debiti + immobili pignorati). La truffa più audace e straordinaria del secolo è incredibilmente riuscita. Cosa dire? Chapeau

di Sergio Sedia

Link: http://www.megachip.info/modules.php?name=Sections&op=viewarticle&artid=8057

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I parametri di Maastricht diventano elastici


La crisi finanziaria abbassa anche il muro di Maastricht. Di poco, «di qualche decimale», eppure la Commissione Ue ha ammesso ieri per la prima volta di essere pronta a tollerare che, «viste le circostanze eccezionali», gli stati di Eurolandia che per colpa della burrasca si ritrovino con un deficit «temporaneamente al di sopra del 3% del Pil». 

Questo «non vuol dire che vi sia bisogno di cambiare o sospendere il Patto di stabilità», aggiungono le fonti di Palazzo Berlaymont, perché «non si tratta di un ostacolo alle ricapitalizzazioni, che incidono sul debito e non sul fabbisogno». Gli obiettivi di medio termine vanno conservati. «Se possiamo fare quello che stiamo facendo - spiega Bruxelles - è proprio perché sinora abbiamo tenuto duro coi conti pubblici». E’ la linea della flessibilità che si afferma nell’emergenza come accaduto con la normativa sugli aiuti di stato, il segnale che le regole dell’Unione sono capaci di adattarsi a ogni circostanza. 

La seconda giornata di reazioni positive alle misure per ripristinare la liquidità sul mercato annunciate domenica dai quindici leader dell’Eurozona, di concerto col Regno Unito, dà tempo a Bruxelles per cominciare a riflettere anche sul futuro. Fra oggi e domani «la scatola degli attrezzi» disegnata all’Eliseo dovrà essere recepita da tutti i Ventisette nel vertice che si apre a Palazzo Justus Lipsius (unica incognita: i dubbi di Praga). Sarà l’occasione per fare il punto sulla crisi da 2000 miliardi, trovare le strade per approfondire il coordinamento e avviare l’auspicata trasformazione del capitalismo della finanza in quello della produzione. 

Il presidente della Commissione Josè Manuel Barroso pare cedere a un cauto ottimismo. «Non è stata facile - afferma -, c’erano dubbi, reticenze e ostacoli. Adesso vediamo la luce alla fine del tunnel anche se non ci siamo ancora». Il portoghese invita a monitorare la situazione e valutare gli sviluppi sul lungo termine. Dopo aver rimodellato la politica degli aiuti di stati, l’esecutivo Ue metterà sul tavolo del capi di stato e di governo una poderosa serie di provvedimenti. Ci sarà la disposizione che porta a un minimo di 50 mila euro la garanzia sui depositi e quella che stringe il freno sulle agenzie di rating. Allo stesso tempo si parlerà dei requisiti per le emissioni di titoli a rischio e di controlli per le finanziarie. 

Attualmente la proposta riguarda solo i collegi di supervisione, «soluzione minimale» secondo il portoghese. Ma l’onda dello choc potrebbe portare più lontano. In uno scenario di ampio respiro potrebbe persino tornare in auge la tanto osteggiata autorità unica. Barroso sottolinea che la supervisione nazionale ha complicato le cose, «che la colpa della crisi non è di Bruxelles ma dell’America e di chi doveva vigilare». Suggerire i nuovi assetti toccherà al comitato indipendente che sarà guidato dall’ex banchiere centrale francese Jacques De Larosière. «Ci attendo sfide determinati» avverte il premier britannico Gordon Brown, mentre Jean-Claude Juncker, presidente dell’Eurogruppo, sceglie di non sbilanciarsi: «Tutto può succedere e non voglio speculare sulla lunghezza di un tunnel di cui non vedo la fine». Di solito ci prende, quindi meglio stare coperti. Anche se due giorni così buoni sui listini non si vedevano da tempo.
di MARCO ZATTERIN

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Thailandia - Cambogia sale la tensione


In crisi fin dal luglio scorso, gli eserciti di Thailandia e Cambogia si stanno fronteggiando lungo il confine dove è situato il tempio di Preah Vihear. Assegnato alla Cambogia dalla Corte Internazionale di Giustizia de L'Aja nel 1962 nel luglio scorso, l'Unesco ha dichiarato il luogo sacro patrimonio mondiale dell'umanità in seguito alla richiesta presentata da Phnom Penh.

D'altro canto, però, le autorità thailandesi sostengono invece che una zona territoriale, che comprende anche una porta di acceso al tempio, si trovi all'interno dei propri confini.

Dopo quasi quattro mesi i due governi non sono giunti a una soluzione, dando seguito a un'escalation militare che rischia di sfociare in conflitto aperto.

Le truppe militari thailandesi presso la zona di confine dove è situato il tempio di Preah Vihear si starebbero progressivamente ritirando. È quanto hanno riferito fonti militari cambogiane, smentite però dalla controparte thailandese. "Le forze armate thailandesi sono pronte a un potenziale confronto armato nella zona di confine per difendere la sovranità del Paese", secondo quanto dichiarato dal colonnello Sansern Kaewkamnerd e riportato dal 'Bangkok Post'.

Malgrado la tensione sia in aumento, sia le autorità thailandesei che quelle cambogiane ritengono che il dialogo sia la migliore alternativa per risolvere una situazione che ormai è sfociata in una crisi aperta. Il primo ministro Somchai ha, infatti, ribadito che "si eviterà l'utilizzo della forza cercando in ogni modo di arrivare a una risoluzione pacifica".

Un appello a risolvere la disputa attraverso negoziazioni pacifiche è arrivato anche da Singapore, che ricopre attualmente la presidenza di turno dell'Asean (Associazione dei Paesi del Sudest asiatico).

Fonte: lOccidentale

Link: http://www.loccidentale.it/articolo/crisi+tra+cambogia-thailandia:+pronti+a+difendere+la+propria+sovranità+territoriale.0059687

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Il Pakistan cerca un nuovo alleato

Il Pakistan, da tempo afflitto da una gravissima crisi economica, è ormai sull'orlo della bancarotta. A tenerlo artificialmente a galla sono solo i periodici mega-prestiti statunitensi, ottenuti in cambio dell'incondizionata obbedienza a Washington. 

Manifestazioni anti-Usa in PakistanLa morsa dello Zio Sam.Per i potenti vertici dell'esercito pachistano, il sempre più arrogante e scoperto interventismo militare statunitense nel Paese (v. articolo) costituisce una grave umiliazione, un'intollerabile limitazione della sovranità nazionale. Una strisciante invasione che, tra l'altro, sta sprofondando il Paese in uno scenario 'iracheno' di guerra civile e attentati. Se a questo si aggiunge lo 'schiaffo' rappresentato dal recente accordo nucleare siglato dagli Usa con il nemico storico del Pakistan, l'India, non stupisce che il governo del presidente Asif Ali Zardari stia cercando di liberarsi dalla morsa dello Zio Sam.    

Pekino, ieriIslamabad preferisce Pechino. "La Cina è il futuro del mondo", ha dichiarato ai giornalisti Zardari ieri pomeriggio all'aeroporto di Islamabad, prima di partire alla volta di Pechino. Una visita che ha come scopo quello di ottenere da Pechino aiuti finanziari di lungo periodo tali da potersi svincolare dal sostegno finanziario statunitense. 
In risposta all'intesa nucleare Usa-India, Cina e Pakistan dovrebbero anche firmare un accordo di cooperazione che prevede il trasferimento di tecnologie nucleari cinesi per gli impianti pachistani. Infine, Zardari e Hu Jintao discuteranno pure di come rafforzare la cooperazione militare tra le due potenze atomiche. 
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Bush Berlusconi e la storia con la "s" minuscola


Alla Casa Bianca, in un clima euforico e commosso, tra bevute, pacche sulle spalle, e musiche patriottiche, Berlusconi, riferendosi a Bush, pronuncia la seguente frase: “sei nella storia, l’Europa non ha capito la tua grandezza!”. 

E in effetti l’Europa non ha ancora capito la grandezza dell’ammontare dei titoli tossici che i truffatori americani ci hanno rifilato, e, per quanto riguarda l’Europa, il Cavaliere non ha alcun titolo né diritto di parlare in suo nome, visto che l’Europa come entità politica unita non esiste, al massimo può parlare a nome di coloro che l’hanno votato, i rimberluschiti, strana associazione di furbacchioni e di lobotomizzati da Mediaset. 

Certo vedere brindare questi due loschi figuri, responsabili di un milione di morti in Iraq, più 4000 americani e 40 italiani, mentre gli stessi americani, per l’80% giudicano l’aggressione all’Iraq un grave errore, e all’interno di una crisi finanziaria determinata dall’ultraliberismo di cui entrambi sono fautori e responsabili, oltre che essere surreale e somigliare all’orchestrina sul Titanic condannato ad affondare, a me risulta come un teatrino offerto alle TV, che con la dittatura delle immagini ridanciane e trionfanti, cancellano le responsabilità dei due compari, perché la gente comune pensa che se si celebrano così qualcosa di positivo in fondo l’avranno fatto. 
E tra un calice e l’altro giù a ribadire la santa alleanza tra Usa e UE che è diventato un rapporto contro natura, incestuoso, visto che la strategia americana è puntigliosamente mirata a non far decollare l’autonomia europea, crea situazioni di fatto nei paesi dell’est ex sovietici volte a far reagire la Russia, ci inonda di titoli tossici che mettono in crisi la nostra economia. Non vuole ammettere ciò che è evidente a tutti, ossia che gli interessi anglo-americani e quelli europei sono diversi, sono in competizione anche come moneta.
Di Paolo De Gregorio

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