lunedì 13 ottobre 2008

Le strade si svuotano, le chat si riempiono


Un vessillo da esibire che non risolve il problema vero, cioè lo sfruttamento, che nella sostanza rimane tale e quale. L'apparenza vale molto di più, si traduce in un immediato ritorno d'immagine, genera consenso. Ecco a cosa serve il ddl sulla prostituzione voluto dal ministro Carfagna



L'unico risultato tangibile del ddl sulla prostituzione sembra essere il massiccio trasloco della professione più antica del mondo nell'intimità domestica e nei night club, complice la possibilità di offrire con discrezione le proprie prestazioni su internet. Le strade si svuotano, le chat si riempiono. La tendenza è confermata sia dalle associazioni non-profit che dalle indagini della polizia postale. È ovvio. La soluzione del problema non è, non poteva essere quella di sgomberare le strade.

Il ddl, in realtà, predispone anche gli strumenti per punire lo sfruttamento della prostituzione, ma l'efficacia delle leggi dipende largamente dalla volontà politica di applicarle. Così, non abbiamo ancora sentito di iniziative incisive volte a colpire il racket disumano della prostituzione, che rappresenta il vero male radicale. Piuttosto, il fenomeno si starebbe spostando in una dimensione meno visibile e più difficile da monitorare, senza diminuire d'intensità. Mentre i sindaci di molte città italiane hanno recepito il ddl e l'invito di Maroni a usare la fantasia nel senso molto limitativo di un inasprimento delle sanzioni comminate a prostitute e clienti.

Il dato su cui riflettere non è l'impennata del mercato della prostituzione su internet, quanto l'inefficacia di un provvedimento dall'inevitabile sapore demagogico. Non tanto per i suoi contenuti, che come abbiamo rilevato potrebbero essere condivisibili, quanto per l'orizzonte culturale entro cui si colloca. Il sospetto, e anche qualcosa in più, nasce mettendo a sistema le politiche della maggioranza in campi diversi, ma unificate da una medesima tendenza a nascondere la polvere sotto il tappeto. Con esiti più o meno immediatamente visibili sul breve termine, ma sempre disastrosi: il grembiule a scuola, lo sgombero dei campi rom, le prostitute via dalle strade, la criminalizzazione degli immigrati.

Il vessillo da esibire è la riduzione della prostituzione sulle strade, poco male se il problema vero (lo sfruttamento della prostituzione) nella sostanza rimane tale e quale. L'apparenza vale molto di più, si traduce in un immediato ritorno d'immagine, genera consenso.
Il problema di una classe politica che evita costantemente di affrontare i problemi, offrendo rimedi demagogici e che pure sembrerebbe godere di un largo consenso, non deve essere sottovalutato.

Quando gli americani giunsero a Baghdad, ricordo di aver letto che le prostitute tornarono a comparire per le strade della città. Non che prima non ci fossero. Ma si dovevano nascondere, perché sotto il regime di Saddam Hussein rischiavano la decapitazione.
Le democrazie demagogiche non usano metodi così sbrigativi, ma hanno questo in comune con le dittature: uno zelante moralismo, che porta, tra le altre cose, a ridurre le problematiche sociali a questioni di degrado urbano.


pierpaolocaserta.blogspot.com


La stampa italiana vista dalla Svezia



Ancora una volta, la libertà d'espressione è in discussione in Italia. Questa volta però la questione centrale non riguarda il fatto che il maggior dominatore dei media sia allo stesso tempo primo ministro.Stavolta si tratta dei contributi alla stampa, che in Italia vengono pagati a giornali guidati da cooperative di giornalisti, partiti politici o enti senza scopo di lucro. Il ministro dell'economia Giulio Tremonti ha deciso con un decreto di tagliare i contributi alla stampa di 83 milioni di euro per il 2009 e 100 milioni di euro per il 2010. In questo modo, secondo i calcoli vengono messi in pericolo una cinquantina di quotidiani e riviste, grandi e piccoli.

Alcuni hanno una lunga storia alle spalle. Si tratta ad esempio del leggendario quotidiano di sinistra Il Manifesto, del quotidiano della conferenza episcopale italiana l'Avvenire, de Il Secolo d'Italia del partito postfascista Alleanza Nazionale e del giornale del maggior partito di opposizione (Partito Democratico), l'Unità. Anche il classico Noi Donne, delle femministe italiane, rimane senza contributi, solo per citarne alcuni.

Purtroppo, editori scorretti si sono intrufolati in questo gruppo approfittando della generosità dello stato, che cerca di difendere la pluralità. Secondo le vecchie regole, i contributi alla stampa venivano infatti pagati non in base alla vendita di copie o agli abbonamenti, ma in relazione a quante copie stampate il giornale in questione poteva esibire. Era perciò possibile ottenere contributi per 100 000 esemplari, anche se le vendite erano inesistenti. Ci si può naturalmente interrogare sul perché lo stato dovrebbe finanziare riviste come Fare Vela o Trenta Giorni nella Chiesa e nel Mondo. Questa è una delle ragioni per cui l'indignato giullare e propagandista Beppe Grillo da un po' di tempo porta avanti la questione dell'abolizione dei contributi. Ma in questo caso Grillo si sbaglia. In Italia la televisione è la fonte d'informazione che oscura tutto il resto per la stragrande maggioranza della popolazione. Una televisione che a sua volta è nelle mani del potere politico in generale e del primo ministro in particolare.

Se a questo aggiungiamo che i maggiori quotidiani di informazione vengono usati in primo luogo per servire gli interessi economici e politici dei loro potenti proprietari, ecco che l'immagine diventa ancora più chiara.

In una situazione mediatica di questo genere, c'è bisogno di quotidiani pubblicati da cooperative di giornalisti e da enti senza scopo di lucro, da partiti politici, da organizzazioni per i diritti dei cittadini e dalla chiesa. Ce n'è bisogno per equilibrare e per far sentire voci diverse accanto ad una spaventosa concentrazione di proprietà che cerca di ottenere il monopolio dell'opinione pubblica.

Tutti sono d'accordo sul fatto che le vecchie regole sui contributi alla stampa devono essere cambiate per evitare che si abusi del sistema. La ”riforma” del governo non porta però a nessun miglioramento. Prima i contributi a un certo quotidiano venivano stanziati in anticipo, e la direzione del giornale poteva così ottenere prestiti bancari in attesa dei soldi. Da ora in poi i contributi dipenderanno da quanti soldi rimangono una volta stabilito il piano finanziario. Insomma, nessuno può sapere in anticipo quanto verrà pagato ad ogni giornale. L'equazione è semplice: senza garanzie niente prestiti bancari e senza prestiti niente giornale.

Ah già, i nuovi contributi alla stampa hanno anche un altro punto debole: i contributi indiretti non vengono toccati. Si tratta dei cosiddetti contributi postali, pagati ai maggiori editori italiani per rimborsarli parzialmente delle loro spese di distribuzione. La casa editrice Mondadori di Silvio Berlusconi può quindi mantenere i suoi 18,8 milioni di euro come contributo per l'acquisto di francobolli (?) ed il giornale dell'associazione industriale Confindustria, Il Sole 24 Ore, i suoi 17,8. Anche la casa editrice Rcs del Corriere della Sera potrà contare su 13,7 milioni di euro, mentre il Manifesto è sull'orlo del precipizio dato che i suoi contributi di 4 milioni di euro sono in pericolo. Lunga vita alla pluralità!
di Kristina Keppelin - da Journalisten (settimanale del sindacato dei giornalisti svedesi)
Link: http://www.megachip.info/modules.php?name=Sections&op=viewarticle&artid=8058

A COSA SERVE LA CRISI FINANZIARIA ? E A CHI GIOVA ?


1. Premessa
I complotti non mi avevano mai interessato e non ho mai avuto fiuto per i rebus o per i gialli. Certo, avevo intuito che dietro tutte le morti sospette nei testimoni dei processi, dietro agli infarti, agli incidenti, c’era qualcosa di potente. Avevo intuito che se tutte le stragi italiane erano rimaste impunite qualcuno manovrava dall’alto. Ma non avevo capito chi c’era dietro, e soprattutto non avevo capito perché. Poi ho iniziato a capire, dopo l’inchiesta Cordova, la potenza della massoneria, cioè una forza in grado di legare tra sé, e subordinare ad essa, mafie, servizi segreti, e poteri illeciti vari. Fin qui OK. Ma restava una domanda… Se esiste un’organizzazione così potente da condizionare la politica degli Stati, organizzare guerre, organizzare stragi e farla sempre franca, uccidere tutti coloro che si oppongono al sistema, qual è il fine ultimo di questa organizzazione? Il fine era quello che mancava.
Poi ho capito.



2. Il sistema.
Ho iniziato a capirlo studiando le leggi del sistema bancario. Studiando - da giurista e non da esoterista – il mondo delle banche, il suo funzionamento e i suoi riflessi sulla vita di tutti noi cittadini. Banca d’Italia, BCE, Fondo Monetario internazionale… E ho capito che è quello il cuore di tutti problemi: il mondo bancario. Vediamo di riassumere i punti salienti della mia ricerca:

1) Anzitutto una prima anomalia che si palesa subito a chi studia l’argomento, è il funzionamento della Banca D’Italia e della BCE. La Banca d’Italia è per il 95 per cento in mano ai capitali privati, ovverosia Intesa-San Paolo, Generali, Monte dei Paschi di Siena, ecc…. La quota più rilevante è quella di Intesa San Paolo che è una vera e propria quota di controllo. Quindi ecco un primo grosso problema della politica e finanza italiane: la moneta non viene emessa dallo stato, ma dalla banche private; il controllo della moneta e degli istituti di credito è in mano alle banche private e non allo stato. Cioè i controllati si controllano da soli.
Questo significa una cosa sola: che sono le banche a governare il paese, e non la politica, e che i politici sono asserviti ai bancheri e agli imprenditori. Ciò è confermato dalle leggi che disciplinano le banche, ove è evidente che il governo non ha nessun potere su Banca D’Italia, né di controllo né di nomina degli amministratori.

2) La seconda anomalia è europea. Noi dipendiamo dalla BCE. E la BCE è un'istituzione indipendente dalla Comunità europea, con più poteri addirittura dello stesso parlamento europeo. Gli amministratori della BCE son svincolati dai governi, non rispondono praticamente a nessuno e godono addirittura di immunità superiori a quelle, già corpose, dei parlamentari europei. In poche parole: la finanza europea dipende dalla BCE.

3) La cosa che salta agli occhi è che la Banca d’Inghilterra ha il 17 per cento del capitale della BCE. Ma l’Inghilterra è fuori dall’euro, quindi non ha senso che una nazione straniera fuori dal circuito dell’euro possa controllare i destini dei paesi dell’area Euro. Ora, se i geni dell’anticomplottismo saltano subito su a precisare che quel 17 (superiore pure alle quote italiane, francesi, spagnole) è solo formale, basta un minimo di intelligenza per capire che un’istituzione come la Banca d’Inghilterra non si insedia certo in un organismo importante e potente come la BCE solo formalmente. In realtà “sostanzialmente” le banche inglesi hanno un potere enorme sulle banche europee. Vediamo come.

4) Facendo una breve ricerca che chiunque può fare da solo su Internet, risulta che il vertice della massoneria mondiale, il vertice UFFICIALE, è nella corona inglese. Ora, siccome la corona inglese nomina i dirigenti della Banca d’inghilterra (è sufficiente controllare sul sito ufficiale della banca) ne consegue che la Banca d’Inghilterra è controllata dalla massoneria. E questo non lo diciamo noi, ma lo dicono i siti ufficiali di queste istituzioni.

5) Considerando l’importanza e la potenza della massoneria a livello mondiale ci vuole poco a capire quindi chi, veramente, detiene il potere nella BCE, e per quale motivo i vertici della BCE non rispondono penalmente e civilmente neanche nei confronti del parlamento europeo. Ma la vera anomalia non è neanche questa.

6) La cosa più assurda è che controllando il flusso degli investimenti delle banche italiane, si nota che molte, tante, troppe azioni e troppi milioni di euro, sono investiti in… banche inglesi e americane. Barclays, Rockfeller, Morgan Stanley, ecc., creando un conflitto di interessi pauroso. In altre parole, il nostro destino è legato a filo doppio alle sorti delle banche inglesi e americane. In questo modo si crea però un conflitto di interessi, perché le leggi o le manovre finanziarie che rafforzano l’Euro danneggiano le altre monete, ma rafforzando la nostra moneta paradossalmente allo stesso tempo danneggiamo anche le nostre banche e i nostri investimenti, e viceversa. Analizzando quindi i flussi di capitali e la ricchezza ci si accorge che tutto il potere del mondo è concentrato in poche mani, di pochi gruppi bancari e industriali il cui destino è legato a filo doppio dalle stesse vicende. A questo punto si capisce perché la politica sia assoggettata alle banche e perché chi prova a toccare le banche muore. Si capisce cioè perché, gira e rigira, tutti quelli che si sono avvicinati alla massoneria e/o alle banche sono morti, da Falcone, ad Ambrosoli, a persone meno conosciute come Arrigo Molinari che avevano provato a portare alla luce il problema del Signoraggio (Arrigo Molinari che, ricordiamolo, morirà in un lago di sangue, secondo il copione più classico dei delitti della Rosa Rossa, in una data il cui valore numerico è, non a caso,

7). Ma ancora non si capisce il fine di tutto ciò. Controllare tutto va bene. Ma perché? Studiando i meccanismo del sistema bancario la cosa appare chiara e risulta evidente il motivo della crisi di questi giorni. Anche qui occorre procedere per punti.

1) Le banche prestano denaro virtuale ed inesistente a fronte di beni reali. Spieghiamo meglio. Per prestare denaro una banca non fa alcuna fatica, deve solo scrivere una cifra sullo schermo di un PC. Si digita: 1.000.000.000 di euro e voilà… come per magia la banca ha prestato un miliardo di euro. Quando l’azienda, il privato, o lo stato estero, non possono restituire, la banca fa un’operazione molto semplice: chiede all’azienda mezzo miliardo di azioni in cambio dell’azzeramento del prestito; chiede al privato i suoi beni in cambio dell’azzeramento del prestito; oppure chiede allo stato estero del terzo mondo una miniera di diamanti, di oro, ecc…. Non è un caso che la maggior parte delle miniere di diamanti dell’Africa siano di proprietà di banche europee. Il meccanismo è semplice: se Tizio non può pagare un debito di 100, la banca si accontenta di un bene che vale 50. Tizio ci guadagna. La banca, contabilmente, ci rimette. In realtà, dal punto vista reale, la banca non ha perso nulla, ma al contrario ha guadagnato una miniera, il controllo di una società, i beni di Tizio. Cioè in altre parole la banca non ha perso nulla, tranne una cifra scritta sullo schermo di un PC; ma in cambio ha acquistato petrolio, diamanti, oro, terreni, case. Ricordiamoci poi che da Bretton Woods in poi, nel 1944, il sistema bancario mondiale non è più vincolato all’oro, ma è poco più che carta straccia. Il suo valore infatti è dato da un complesso di calcoli e di variabili che in sostanza fanno dipendere il suo valore dalla fiducia che in un dato momento il mondo accorda a quella moneta. La banca cioè (o il suo prestanome) a fronte di un esborso pari a 0, acquista beni reali, diamanti, oro, terreni, case, società. Inoltre, allo stato attuale, non esiste neanche una quantità di cartamoneta sufficiente a coprire tutti i conti correnti e i debiti della banche. Questo significa che se domani tutti i risparmiatori si recassero a prelevare contanti, in circolazione non ci sarebbe neanche un numero di monete sufficiente a restituire il tutto. Il denaro, in altre parole, è diventato meno che carta straccia. E’ diventato un numero scritto sullo schemo di un PC. Quindi è sbagliato dire che la banche “falliscono”. Fallimento implica l’idea di sconfitta. Sarebbe più corretto dire che la banca “termina il suo lavoro”. Quando la banca fallisce, in realtà non fallisce affatto, ma ha completato la sua opera: che è quella di acquisire beni reali a fronte della cessione di beni inesistenti. Avere un bilancio in passivo, per una banca, equivale ad avere in mano un documento con calcoli e cifre… ma avere in mano anche beni materiali di ingente valore acquistati per poter arrivare a questo buco di bilancio. 

2) L’altro strumento di questa immensa operazione è stato il fenomeno delle privatizzazioni. Ci avevano detto che la privatizzazione serviva per rendere più efficiente il sistema dell’energia, il telefono, l’acqua, tutto. All’inizio ci avevamo creduto. Ma oggi abbiamo capito che non è così. Telecom è più inefficiente di prima, quando la società si chiamava SIP. Mentre l’Enel, in questi anni, ha moltiplicato gli “errori” sulla bolletta e sui contatori, che sono all’ordine del giorno e si traducono una truffa sistematica ai danni dei cittadini, con un meccanismo che prima, quando questi enti erano in mano statale, non accadeva. Per non parlare delle società di riscossione delle tasse degli enti locali, che diventano private. Cioè si affida un servizio pubblico impositivo ad un ente privato che mediante le cosiddette cartelle esattoriali pazze, incamera illegalmente milioni di euro. Come poi sappiamo, è in atto un processo di privatizzazione degli altri servizi pubblici essenziali, come l’energia e l’acqua. E chi controlla l’acqua, l'energia e il cibo, controlla il pianeta.

3. Conclusioni
Studiando il sistema bancario, si spiega la ragione dell’intoccabilità delle banche. Ecco perché nessun partito, da destra a sinistra, salvo pochissime eccezioni, ha sollevato il problema. Neanche i paladini dei poveri come Rifondazione Comunista lo hanno fatto; né i paladini del nazionalismo e della forza dello stato, lega e AN, hanno denunciato questo stato di cose. Perché la parole d’ordine della politica è occuparsi di temi solo secondari, dall’aborto ai Pacs. Ma mai, in nessun caso, occuparsi della banche (che poi significherebbe risanare il bilancio dello stato e evitare il crack economico e finanziario). Da queste leggi, e dalla situazione economica e finanziaria, si risale al gruppo Bilderberg, alla P2, alla Rosa Rossa e a tutto il resto. Rosa rossa che è il cuore del potere bancario, finanziario, e politico. E allora non ci si stupisce più del motivo per cui, ad esempio, si trova il simbolo della rosa non solo nei simboli dei partiti; ma lo stilema di una rosa, compare nel sito di una delle istituzioni bancarie più importante del mondo, Euroclear (l’ex Cedel). E non deve stupire che tale stilema, in quel sito, sia immerso nel colore rosso, che altro non è che il lago di sangue che è stato versato in tutti questi decenni per arrivare alla situazione attuale; una situazione che è stata preparata con cura nei decenni, dai politici e dai finanzieri, in un legame indissolubile in cui nessuno poteva fare a meno dell’altro, e che ha richiesto un enorme dispendio di energie affinchè il piano finale potesse realizzarsi. Infatti per arrivare ad un’operazione del genere era necessario che nessun politico potesse dissentire dal programma globale; e che tutta la grande finanza, col tempo, si fosse assoggettata ad esso. Ecco allora che i pochi politici onesti col tempo sono stati allontanati. Ecco che chiunque arrivava alla verità moriva. Ecco le stragi di stato, per poter permettere il passaggio all’attuale sistema bipolare sull’onda della paura. Ed ecco le ragioni di questo crack finanziario globale: far crollare il sistema bancario, per far perdere al denaro il suo valore, ma affinchè i beni, siano essi terreni, oro, diamanti, abitazioni, continuino a valere. E quelli sono in mano ai grandi gruppi bancari e finanziari. Se a questo crack aggiungiamo la privatizzazione di tutti i servizi pubblici, compresa l’acqua, la luce, il quadro è completo. Tutto ciò rientra nel progetto di controllo globale delle risorse: i grandi gruppi bancari e industriali, nonostante il fallimento (anzi… proprio grazie a questo) avranno in mano non solo beni materiali come oro diamanti petrolio, ma anche risorse primarie, come acqua e energia elettrica.

Riassunto per domande e risposte. 

Riassumiamo il tutto con semplici domande e risposte.
1) Chi ha voluto il crack? Le grandi banche. I grandi banchieri ovverosia il vertice della massoneria internazionale. BCE, Banca D’inghilterra e Federal Reserve in testa.
2) Perché? Per arricchirsi. Loro hanno acquisito e acquisiranno beni reali, mentre perderanno solo denaro, ovverosia una posta virtuale che non vale niente. Il fallimento, infatti, arricchirà queste persone, e non le indebolirà. Sono loro che hanno le materie prime.
3) Di chi è la colpa? Della politica che lo ha permesso. Dei banchieri e della finanza internazionale che in questi decenni hanno corrotto e/o ucciso tutti quelli che si sono opposti a questo progetto.
4) Quali mezzi hanno usato? Il trattato di Lisbona, l’Unione Europea, i sistemi politici bipolari (non a caso fortemente voluti dalla P2). Questi sono solo i mezzi per accentrare tutti i poteri in poche mani, e allontanare i centri decisionali del potere dalla gente. E sono uno strumento per permettere questo crack finanziario, che diversamente non sarebbe stato possibile, se la politica avesse fatto il suo dovere e se ciascuna nazione avesse curato i propri interessi anziché quelli dell’Unione Europea.
5) Ma cosa c’entra la Rosa Rossa con il crack finanziario, con Cogne, Erba, e il Mostro di Firenze? La massoneria rosacrociana, per poter attuare un piano decennale come quello che si può vedere in atto, è (e non può che essere) potentissima. Se qualcuno dei suoi membri commette delitti di natura esoterica, per finalità specifiche interne all’ordine, questi vengono coperti da tutti gli affiliati all’organizzazione. Si tratta di un’organizzazione che ha il potere di unificare l’europa e poter programmare un crack finanziario che era risaputo in tutti gli ambienti; un crack cioè che è stato voluto dalla elite bancaria e finanziaria, e appoggiato dalla maggior parte dei politici al governo che sono i meri esecutori materiali di questi gruppi. Un'organizzazione così ha logicamente il potere di controllare e intervenire anche nelle vicende apparentemente marginali, come i delitti di sangue commessi dai suoi affiliati. In effetti, da questo punto di vista, hanno ragione Berlusconi e Tremonti. La situazione è sana: le banche infatti, non “falliscono” se non virtualmente, ma hanno raggiunto il loro obiettivo. E, dal loro punto di vista, non c’è certo di che preoccuparsi. Chi si deve preoccupare sono solo le persone che avevano accumulato, orgogliose, quelle decine di migliaia di euro in banca. “Loro”, i potenti, comunque vada cascheranno in piedi e si rialzeranno addirittura più forti di prima, con il controllo delle risorse economiche del pianeta. PS. L'articolo, per essere comprensibile, è volutamente generico. Altrove, in passato, ho trattato in modo più approfondito il problema della Banca d'Italia e dei legami tra massoneria e Banca d'Inghilterra con i riferimenti legislativi precisi. http://www.altalex.com/index.php?idnot=37581 http://www.altalex.com/index.php?idnot=38143 Per il problema delle banche si possono consultare i siti http://www.signoraggio.com/, Disinformazione, e il sito di Larouche http://www.movisol.org/, che da anni anticipavano il crack finanziario che oggi è sotto gli occhi di tutti. Da anni. Ma si sa... quelli sono siti complottisti. Meglio leggere il Corriere della Sera, che è equilibrato ed equidistante, Repubblica per chi è un po' a sinistra, e il Giornale per chi è un po' a destra.

Paolo Franceschetti
Fonte: http://paolofranceschetti.blogspot.com
Link: http://paolofranceschetti.blogspot.com/2008/10/cosa-serve-la-crisi-finanziaria-e-chi.html 
12.10.08

Chi è Paul Krugman


Professore di Economia e Relazioni internazionali a Princeton, fa parte del Gruppo dei Trenta
STOCCOLMA
Nato a Long Island nel ’53, Paul Krugman è professore di Economia e Relazioni internazionali a Princeton ed editorialista del New York Times. La teoria che ha meritato a Krugman il Premio Nobel è l’analisi dei modelli di commercio internazionali, in cui determina gli effetti del libero scambio e della globalizzazione. 

Numerosi suoi scritti sono stati anche tradotti in italiano, l’ultimo ’La coscienza di un liberal’ da Laterza quest’anno. La Pearson Education Italia ha diviso in due volumi, l’anno scorso, l’edizione italiana di Economia internazionale, testo classico scritto con Maurice Obstfeld. Le forti critiche di Krugman all’amministrazione Bush sono una costante e trovarono già sintesi in La deriva americana (in italiano nel 2004), dove boccia senza riserve l’inquilino della Casa Bianca. 
Nel ’91 ottenne il prestigioso riconoscimento John Bates Clark Medal dell’Associazione americana per l’economia ed è membro del Gruppo dei Trenta, il celebre pool che raccoglie il meglio al mondo dei ’senior representatives’ della finanza e dell’accademia. Krugman è un neo-keynesiano, un divulgatore scientifico di alto livello, uno tra i più influenti opinionisti degli Stati Uniti.
Fonte: la Stampa

HAIDER: FUNERALI, PRESIDENTE TONDO PORTERA' GONFALONE FVG


 Il gonfalone del Friuli Venezia Giulia testimoniera' il lutto della Regione ai funerali del governatore carinziano, Joerg Haider, morto in un incidente stradale avvenuto alle prime ore del mattino di sabato non lontano da Klagenfurt. Lo ha annunciato il presidente Renzo Tondo, che portera' personalmente il vessillo della regione autonoma in Carinzia e che partecipera' ai funerali di Stato previsti venerdi' o sabato alla presenza del presidente della Repubblica austriaca Heinz Fischer. Della delegazione della Regione fara' parte anche il presidente del consiglio regionale, il leghista Edouard Ballaman. 'Portero' il gonfalone ai funerali - ha detto Tondo - per testimoniare la vicinanza mia personale del governo regionale a Haider'. Dalla Valcanale - seconda patria del leader carinziano - il Comune di Tarvisio e' pronto ad organizzare un bus per portare amministratori della valle e rappresentanti delle associazioni locali alla cerimonia funebre di Klagenfurt. 'Parteciperemo in forma ufficiale al rito funebre - spiega il sindaco Renato Carlantoni - con il labaro del Comune portato dai Vigili urbani in alta uniforme. Un legame, quello che unisce il Comune di Tarvisio alla Carinzia e a Joerg Haider in particolare, che va oltre la pura collaborazione politica e istituzionale, sfociando in una vera e propria amicizia. Non a caso sull'edizione domenicale del Kleine Zeitung erano tre i principali necrologi pubblicati: quello della Regione Carinzia, quello della citta' di Klagenfurt e quello del Comune di Tarvisio. Anche le bandiere del Commissariato misto di Thoerl Maglern, a pochi passi dal confine di Coccau, dove lavorano fianco a fianco le forze di polizia di Italia, Slovenia e Austria, sventolano a mezz'asta.
  E tra le tante attestazioni di stima rivolte al governatore carinziano, c'e' anche quella di Barbara Lagger, la presidente della Kanaltaler Kulturverein, l'associazione tedesca della Valcanale. "La comunita' germanofona della Valcanale - afferma - e' stata duramente colpita da questa perdita, anche perche' negli anni c'e' sempre stata una fattiva collaborazione con Haider, specie nell'ambito culturale. Il Governatore infatti ci ha sempre sostenuto nel portare avanti la tutela della lingua tedesca, le sue tradizioni e i suoi costumi".(AGI)
A quando i fiori sulla tomba di Hitler e le corone su quella di Stalin???
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TV trash tra poco anche in Italia..o c'è già?

Va in onda da anni su una delle tante tv via cavo, ma la prima volta che lo vedi non puoi rimanere impassibile di fronte al Maury Show. Più trash del suo predecessore Jerry Springer, il pioniere delle diatribe familiari urlate in televisione, il conduttore porta davanti alle telecamere storiacce di famiglie in via di disfacimento, ma il suo piatto forte è la sezione “I nostri sette bambini hanno bisogno del loro padre... fai il test!”. Che consiste appunto nel mettere alla gogna televisiva un padre che nega di esserlo, una madre disperata, e una busta che contiene il risultato del test del Dna sul figlio in questione. Con contorno di pianti, esultanze, parolacce coperte dal “beep”, fischi e applausi del pubblico, e non sempre con un lieto fine.

Qualche giorno fa mi sono imbattuto in una puntata dello Show, “gustandomi” tre di questi casi. Nel primo, una coppia insieme da sette anni era divisa sulla paternità del loro secondo figlio, un piccolo di due. Secondo l’uomo, il bambino aveva la testa troppo grossa e non gli somigliava per niente. Ma l’apertura delle busta gli ha dato torto, e la coppia si è riconciliata per gli applausi del pubblico. Nel secondo caso, il padre voleva togliersi il dubbio sulla figlia di sei mesi: nel periodo del concepimento, intorno alla madre gironzolava un ex fidanzato, e lui voleva chiarire la questione una volta per tutte. Anche in questo caso, il test del Dna ha confermato che la piccola era figlia della coppia, che si è sciolta in lacrime con un abbraccio liberatorio. 

L’ultima storia non è però finita col “vissero felici e contenti”. Il caso era quello di un uomo che ha abbandonato la fidanzata pochi giorni dopo il parto, convinto che lei fosse già incinta quando ebbero il primo rapporto. Dopo il voto del pubblico, il conduttore ha aperto la busta e stavolta aveva ragione il (non) padre. Alla scoperta della verità, la donna è scappata nei corridoi dietro le quinte, singhiozzando incontrollabile e ripetendo di non sapere chi è il padre. L’uomo, dopo aver esultato con ripetute urla di gioia, è andato a consolarla per un momento, e l’ha poi lasciata lì tornando a festeggiare davanti alle telecamere, danzando come un rapper. 

E’ chiaro che i casi potrebbero benissimo essere inventati, o i litiganti attori che prestano le facce a storie vere. Ma la banalizzazione dei sentimenti, e il cattivo gusto nel metterli in scena davanti al pubblico-giuria, ha provocato una pioggia di critiche sul conduttore Maury Povich, accusato anche di perpetuare gli stereotipi su afro-americani e ispanici: dato che spesso storie del genere coinvolgono persone di basso livello socio-economico, è chiaro che le minoranze vi siano più rappresentate. Tutte ragioni che hanno portato un critico televisivo americano a definire il Maury Show “il peggior programma che si vede in tv”. Ma ha comunque un’audience di 3,5 milioni di persone, quanto il David Letterman Show. E se il trash dello Jerry Springer Show sembrava una cosa che può succedere “solo in America”, e poi ha invece ispirato diverse trasmissioni italiane, chissà che presto non vedremo anche sui nostri schermi l’apertura di una busta con il verdetto di paternità. 

Probo Koala, le conseguenze del disastro

Nell'agosto del 2008, il professore nigeriano Okechukwu Ibeanu, rappresentante speciale del Consiglio per i diritti umani dell'Onu, si è recato in Costa d'Avorio per constatare di persona i danni sulla popolazione civile provocati dallo sversamento delle sostanze tossiche provenienti dall'imbarcazione Probo Koala.PeaceReporter l'ha raggiunto telefonicamente per raccogliere le sue impressioni
 
Okechukwu IbeanuProfessor Ibeanu, lo scorso agosto Lei ha visitato i siti contaminati di Abidjan
Esatto. Le sostanze tossiche furono sversate in 18 punti della città, divisi in 7 località. Io ne ho visitate tre.
 
Come ha trovato le condizioni di vita della popolazione civile?
Molto difficili. Immagino che la cosa non sia limitata solo ai siti contaminati ma anche ad altre parti depresse della città. Penso però che ci sia comunque una correlazione con la presenza delle sostanze tossiche.
 
Nel Suo rapporto ha denunciato il fatto che molti dei siti contaminati non sono ancora stati trattati. Al momento della visita, la pulizia stava proseguendo?
In una delle zone a nord di Abidjan ho visto alcuni trattori in azione, negli altri siti nulla. Ritengo che una buona parte del materiale sversato non sia ancora stato rimosso. In alcuni casi i siti di sversamento sono stati coperti con della laterite, ma non penso che il rimedio sia adeguato alla gravità della situazione. Il governo non ha d'altronde i mezzi economici per proseguire nella pulizia.
 
Uno dei siti contaminatiE' possibile fare una stima delle conseguenze sulla salute della popolazione civile?
Non sono un esperto sanitario, il mio compito era valutare l'impatto dell'emergenza dal punto di vista dei diritti umani. E' però indubbio che sia necessario un rapporto completo e dettagliato da parte delle autorità sulle condizioni sanitarie di Abidjan, specie nei centri abitati vicini ai luoghi di sversamento. E' un punto su cui ho insistito molto con il governo.
 
Quale sono state le testimonianze che ha raccolto tra le vittime dell'emergenza sanitaria?
Buona parte delle persone con cui ho parlato mi ha riferito di essere stata curata nei giorni immediatamente successivi all'emergere della crisi, ma di non aver ricevuto né farmaci né trattamenti particolari. L'assistenza c'è stata, ma è risultata inadeguata rispetto alla serietà del problema. Anche il ministero della Sanità l'ha ammesso.
 
Il governo sostiene di non avere i mezzi economici per affrontare adeguatamente la situazione
Per questo ho continuato a fare appello alla comunità internazionale affinché assista le autorità ivoriane. Il governo e gli enti preposti alla pulizia stanno lavorando con quel poco che hanno, ma non basta.

Autore:Matteo Fagotto


''Trattiamo con i talebani''

Stiamo perdendo la guerra in Afghanistan: dobbiamo trattare con i talebani. 
E' questo, in sintesi, l'allarme lanciato nei giorni scorsi dai comandanti delle truppe anglo-americane in Afghanistan.
Anche a Washington i politici iniziano a parlare di "riconciliazione" con i talebani. 

Soldati UsaUna guerra che non si può vincere.
 Il primo a far sentire la sua voce era stato, una settimana fa, il generale Mark Carleton-Smith, comandante del corpo di spedizione britannico nel sud dell'Afghanistan. "Non ce la faremo a vincere questa guerra: l'insurrezione potrà concludersi solo sedendoci a un tavolo con i talebani e trovando con loro un accordo politico". 
"Le cose in Afghanistan non stanno andando nella giusta direzione e continueranno a peggiorare", ha avvertito il capo di Stato Maggiore delle forze armate Usa, ammiraglio Mike Mullen. 

TalebaniBisogna trattare con il nemico. Pochi giorni dopo, il comandante delle forze Usa in Afghanistan, generale David McKiernan, ha dichiarato di non credere nemmeno lui a una "soluzione militare" di questo conflitto, auspicando invece una "soluzione politica". 
Lo stesso generale David Petraeus, che dal 1° novembre guiderà la strategia militare Usa in Afghanistan come capo del Centcom, concorda sulla necessità di trattare con il nemico "come abbiamo fatto in Iraq". 
Giovedì scorso, perfino il ministro della Difesa Usa, Robert Gates, ha dichiarato che "gli Stati Uniti sono pronti alla riconciliazione con i talebani". 

Ma i talebani non hanno interesse a trattare.
 Seppur con toni e sfumature diverse, è evidente che gli Stati Uniti e i loro alleati si sono resi conto che in Afghanistan rischiano di fare la stessa brutta fine dei russi negli anni Ottanta, e che quindi gli conviene scendere a patti con il nemico.
Peccato che i talebani, ben consapevoli della loro posizione di forza, non abbiano nessun interesse a trattare. 


Il cruento fine corsa di un razzista


E' morto nel suo momento di maggiore successo, Joerg Haider, risortocon l'ultimo strabiliante voto austriaco. Si è schiantato contro un palo di cemento, con la sua macchina di servizio, una Volkswagen Phaeton di lusso, andata fuori strada e ribaltatasi più volte. Eccesso di velocità, un sorpasso finito tragicamente, secondo la polizia austriaca. Tra la gente incredula e sgomenta della «sua» Carinzia circola anche l'ipotesi attentato, scartata invece dalle autorità.
E' accaduto venerdì notte vicino a Klagenfurt. Già 15 anni fa Joerg Haider, grande amante della velocità, aveva avuto un incidente con la sua Porsche, ma la macchina, tutta accartocciata, era atterrata su un prato morbido. «Per noi è finito il mondo,il sole è caduto sulla terra» ha commentato esterrefatto il vicesegretario del Bzoe (Lega per il futuro dell'Austria- il partito creato da Haider nel 2005) della Carinzia Stefan Petzner. Il governatore della regione era diretto nel Baerental, dove sabato avrebbe festeggiato il novantesimo compleanno di sua madre. Il Baerental è un luogo che apre subito la questione del rapporto ambivalente intrattenuto dal leader di estrema destra austriaco con il passato nazista della sua famiglia, e del paese. Si tratta di quel terreno di proprietà di ebrei italiani che i nazisti requisirono e che fu «arianizzato» proprio dallo zio di Joerg Haider in cambio di quattro soldi dati ai legittimi propietari. La valle fu poi tramandata al nipote che non ne volle mai sapere di restituzione o di risarcimenti, e neppure di riconoscimento dell'ingiustizia.
Il primo grande successo politico del cinquantottenne Joerg Haider, nato a Bad Goisern in Alta Austria, ebbe come teatro Innsbruck, nel 1986, e il congresso della Fpoe (partito nazional-liberale) nato nel 1956 come organizzazione che riuniva gli ex nazisti. Giovane assistente universitario di diritto, baldanzoso e dalla retorica imbattibile, riuscì a spodestare la dirigenza di allora, che si era evoluta sempre di più in senso liberale, e riportò la Fpoe alle sue origini. Da allora un partito insignificante che raccoglieva tra il 2 e 4% dei voti iniziò una continua, inarrestabile ascesa fino al risultato strabiliante del '99, quando raggiunse il 27% dei voti. Fu così che l'Austria si aggiudicò il triste primato europeo di un partito di estrema destra al governo, grazie alla scelta di coalizione voluta dal partito popolare che diede a Wolfgang Schuessel l'agognato posto di cancelliere. 
Haider, leader populista di grandissima abilità e talento, ha agitato con efficacia anche i temi della corruzione, dei privilegi dei politici e della spartizione di posti e poteri tra i due maggiori partiti, socialdemocratici(Spoe) e popolari. Robin Hood in difesa dei diritti dell'uomo comune, indossava giacche di pelle da rockstar nelle discoteche, ma si mostrava aitante e sportivo in montagna, dove si metteva anche a dorso nudo, e diventava poi elegante nelle occasioni giuste con gli abiti di alta sartoria. Per la clientela più tradizionale, vestiva il costume locale dai bordi verdi.
Ingrediente costante ed ossessivo della politica di Haider è rimasta la xenofobia, fin dalle prime campagne di odio scatenate contro gli immigrati negli anni '90, che hanno trasformato l'Austria da paese modello quanto ad apertura e accoglienza dei rifugiati, in un paese dalle politiche di immigrazione più restrittive. Anche negli ultimi tempi, quando Haider è apparso più moderato e posato nei toni, ha continuato a opporsi strenuamente all'istallazione di cartelli bilingui -lo sloveno oltre al tedesco - nelle zone miste, malgrado lo prevedano la costituzione austriaca e recenti sentenze della cassazione. Al'inizio dell'anno ha espulso dalla Carinzia un gruppo di ceceni presunti criminali, che però la stessa polizia considerava del tutto innocenti. 
Haider, che era amico di Gheddafi e di Saddam Hussein, ha dovuto subire anche dei contraccolpi: il fallimento totale del referendum anti immigrati promosso dalla Fpoe nel '93, che allora vide una esemplare e massiccia risposta di solidarietà. Nel '91 perse il suo posto di presidente della Carinzia perché in un dibattito sul tema disoccupazione aveva dichiarato: «Questo non accadeva nel Terzo Reich, perchè nel Terzo Reich avevano una politica di occupazione adeguata». Negativa risultò la prova di governo della Fpoe, dilaniata da palesi incompetenze e faide interne, della quale tuttavia Haider non fece mai direttamente parte, essendo rimasto sempre governatore in Carinzia. Col governo di coalizione tra popolari e nazional-liberali ebbe fine l'esperienza della Fpoe guidata da Haider, che creò un nuovo partito, il Bzoe. Alle elezioni del 2006 la nuova creatura di Haider sembrò tramontare definitivamente con un magro 4,%. 
Ritornato alla guida del Bzoe, Haider alle ultime politiche austriache è riuscito quasi a triplicare i voti, balzando in meno di due anni al 10,8 %. Un ritorno straordinario di fiducia al partito che la maggior parte degli elettori ha motivato con la personalità e figura del suo leader. 
Il timone lasciato improvvisamente da Haider sarà probabilmente afferrato dal suo pupillo, Heinz-Christian Strache, leader della Fpoe che era diventato il suo rivale e «nemico» dopo il « tradimento» della scissione dalla Fpoe che aveva portato alla creazione del Bzoe. Parole d'ordine, linguaggio, stile di Strache sono una copia fedele di Haider giovane, nella sua versione più radicale. La base dei due partiti preme da tempo per una coalizione tra le due forze che insieme a fine settembre hanno totalizzato quasi il 29% dei voti. Incaricato della formazione del governo è Werner Fayman, il nuovo segretario del partito socialdemocratico. La Oevp non ha ancora sciolto le sue riserve di coalizione con la Fpoe, la morte di Haider rende più improbabile che scelga i partiti di destra.
Autore: ANGELA MAYR


Dietro front di Tusk, castrata la Kastracja


La kastracja è stata «castrata». Dopo il fuoco di polemiche che ha investito il governo polacco nelle due ultime settimane, il ministro della giustizia Zbigniew Cwiakalski ha stracciato la proposta di legge che prevedeva la castrazione chimica obbligatoria per i reati di natura sessuale e in particolare per i reati di pedofilia. Al suo posto è stata presentata una nuova proposta legislativa che prevede la castrazione chimica solo se accompagnata dal consenso del condannato. 
Una soluzione, questa, che si allinea a quelle già vigenti in Europa in materia di reati sessuali, dove nella maggior parte dei casi la castrazione chimica è prevista solo col consenso del condannato e con l'aggiunta di sconti sulla pena. In un'intervista alla Tv pubblica, il professor Marek Safjan, uno dei massimi esperti polacchi di bioetica, non lascia spazio a fraintendimenti: «Questa è una questione dove il governo ha preso uno scivolone». «Se accettassimo la castrazione chimica obbligatoria per i reati sessuali - ha detto - perché allora non accettare la lobotomia per i criminali violenti? La terapia medica non deve essere utilizzata strumentalizzando il concetto di interesse pubblico, altrimenti si ritorna indietro, come quando in Svezia negli anni '70 si praticava la sterilizzazione per i malati di mente». In effetti la proposta del governo polacco, dopo lo scandalo del mostro di Siemiatycze - un uomo che per anni ha violentato la propria figlia e dalla quale ha avuto due bambini - è sembrata alquanto frettolosa e impulsiva. Forzare la mano sull'uso di mezzi coercitivi nell'applicazione della terapia (castrazione chimica coatta) e tirare in ballo la legge sulla salute pubblica per aggirare i divieti costituzionali, ha provocato una levata di scudi senza precedenti in Polonia. Costituzionalisti, mondo accademico, esperti di diritto penale, l'associazione nazionale degli psicologi e perfino la Chiesa si sono messi di traverso. 
Se per i giuristi la castrazione chimica coatta è paragonabile ad una punizione corporale, e quindi incostituzionale, per gli psicologi la soppressione chimica dell'impulso sessuale sarebbe servita a poco senza il supporto della psicoterapia, la quale risulterebbe impossibile da praticare senza il volere del paziente. Ma a pesare più di tutti è stato, forse, il giudizio della chiesa e in Polonia questo ha un peso rilevante. I teologi hanno ribadito che la chiesa cattolica considera la capacità di riprodursi come «parte della dignità naturale di ogni individuo». Parole che avranno portato alla riflessione il governo del liberale Donald Tusk. Solo alcuni giorni fa, a chi gli contestava che una legge del genere non esiste in alcun paese democratico, il premier aveva risposto piccato: «Qualcuno deve fare il primo passo». 
In effetti il governo polacco si è mosso, ma facendo un passo indietro. «Regolamentare una materia così delicata - sostiene Janusz Heitzman, dell'Istituto di psichiatria e neurologia di Varsavia - non è un lavoro solamente per gli esperti legali, ma anche, in questo caso, per psichiatri, sessuologi e psicologi. Si deve ragionare assieme attorno lo stesso tavolo per giudicare se la regolamentazione proposta è in linea con i principi dell'etica medica». «Ancora oggi - continua Heitzman - nessuno è venuto a chiedere la nostra opinione in merito. Abbiamo ricevuto la nuova proposta presentata dal governo, ma ci hanno dato solo due giorni per revisionarla».
Autore: MAURO CATERINA
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I BANCHIERI GLOBALI STANNO SCATENANDO UN OLOCAUSTO INFLAZIONISTICO


Il leggendario investitore Jim Rogers ha avvertito, durante un'intervista con la CNBC questa mattina, che le banche centrali stanno creando l'ambiente per un olocausto inflazionistico tramite il loro stampare denaro senza freni, una misura che non ha nemmeno successo nello stabilizzare il mercato azionario.

Rogers ha detto che l'unica soluzione per la crisi del mercato è lasciare fallire le banche e lasciare andare in bancarotta gli speculatori, e smettere di pompare quantità infinite di liquidità nel sistema, affermando che è uno scandalo che investitori responsabili e contribuenti vengano usati per salvare i truffatori di Wall Street.

"Il modo per risolvere questo problema è lasciare che la gente vada in bancarotta", ha sottolineato Rogers, "tutto questo pompare denaro nel sistema non lo salverà--guardate quello che sta dicendo il mercato, sta dicendo: 'non ce la beviamo, lasciate che facciano bancarotta'", ha aggiunto.

"In quel momento si toccherà il fondo e si potrà riniziare daccapo. Le persone in buone condizioni acquisteranno i beni da quelle che non si trovano in buone acque, e rinizieremo da capo. Il mondo ha funzionato così per qualche migliaio di anni", ha detto Rogers.

Rogers ha avvertito che affidarsi ai governi che stamperanno moneta non aiuterà il recupero economico ma farà solo peggiorare il problema nel futuro.

"Stiamo preparando lo scenario per venire fuori da questa situazione con un massiccio olocausto inflazionistico", ha detto.

Rogers ha detto che gli eccessi del credito e dell'abuso della leva finanziaria da parte di certe persone implica che adesso questi è giusto che ne soffrano.

"Non è mai successo prima nella storia del mondo che la gente potesse comprare case senza denaro, molta gente ha comprato quattro o cinque case senza avere i soldi e nemmeno un lavoro e lo hanno fatto prendendo anche prestiti per le macchine, per gli studi e con le carte di credito, e si pensa che questa sia una cosa troppo negativa e che dobbiamo riniziare senza che nessuno perda il lavoro? ... siate realisti!" ha detto Rogers.

Rogers ha detto che i leader del G-7, che si devono incontrare questo weekend, "dovrebbero scendere al bar, bersi una birra e lasciarci per i fatti nostri, lasciare che le persone in buone condizioni abbiano successo e che gli altri falliscano".

"Ciò di cui ho paura è che continuino a fare quello stanno facendo--cosa che il mercato odia, potete vederlo benissimo che il mercato lo odia--perché questo scatenerà un'inflazione rampante in tutto il mondo e una crescente confusione nei mercati valutari, si avrà denaro che ruoterà in giro per tutto il mondo" ha detto Rogers, ripetendo che le banche centrali stanno scatenando un "olocausto inflazionistico".

Un esperto della CNBC ha poi espresso confusione al riguardo di quanto detto da Rogers, cioè che stampare eccessiva valuta avrebbe causato iperinflazione, mostrando palesemente meno conoscenza dei meccanismi economici di causa ed effetto rispetto a un bambino di cinque anni. 

Rogers ha poi di nuovo sottolineato il punto: "Quando si stampano quantità gigantesche di denaro e allaghi il mondo di denaro, in tutta la storia ciò ha portato all'inflazione".
DI PAUL JOSEPH WATSON
Prison Planet

INFLAZIONE: IL PROSSIMO FARDELLO


Abbiamo preso a prestito troppo denaro appoggiandoci sul valore di beni che si stanno svalutando. Il risultato sarà l'inflazione.

E' ora chiaro che ogni governo occidentale farà del proprio meglio per assicurarsi che nessun risparmiatore perda i propri depositi. La Federal Reserve sta prestando direttamente alle società, e qui nel Regno Unito, il governo sta per iniziare a comparare partecipazioni nelle banche britanniche. Non c'è modo di sfuggire alla durezza della crisi. Le autorità monetarie in tutto il mondo si sono ora concentrate nel cercare di assicurarsi che venga evitato il destino degli Stati Uniti nella grande depressione degli anni '30, quando la produzione cadde del 30%. Invece, la loro speranza è che la recessione futura sia più simile a quella dei primi anni '70, quando le economie occidentali si ridussero di un valore compreso tra il 5% e il 10%. Qualcosa di doloroso ma non di catastrofico.

Ciò a cui non possiamo sfuggire è che la quantità di denaro nel settore bancario supera di gran lunga il valore dei beni usati come garanzia per i prestiti. È così che vanno le cose: se vuoi comprare una casa, hai bisogno di prendere in prestito 100.000 sterline. Allora vai a una banca e loro emettono il prestito, depositando in quel momento 100.000 sterline sul vostro conto. Quel denaro prima non esisteva: si tratta di nuovo denaro. Tu compri la tua casa, e all'altro estremo della catena, il venditore rideposita le 100.000 sterline nel sistema bancario. La quantità di denaro in circolazione è cresciuta di 100.000 sterline ed è rappresentata dai "risparmi" messi in banca dal venditore. Ma quei risparmi sono un riflesso del valore della casa. Se il prezzo della casa era raddoppiato in mano ai precedenti proprietari, 50.000 sterline in quei risparmi sono risultato dell'inflazione causata dal denaro creato dal settore bancario.

A seguire "I banchieri globali stanno scatenando un'olocausto inflazionistico", di P.J. Watson (Prison Planet).

Supponete che il mercato immobiliare crolli. Vi sarà ora più denaro nel sistema bancario di quello che è il valore nel mercato immobiliare. Dunque anche il valore di quel denaro deve cadere. Durante la crisi asiatica di 10 anni fa andò esattamente così. Molte banche si dichiararono insolventi, molti risparmiatori persero i loro depositi, il valore del denaro nell'economia cadde in modo da riflettere il nuovo, più basso, valore dei beni nell'economia stessa. È esattamente quello che è successo in Thailandia, ma, diversamente che nel nostro caso, il loro governo era semplicemente troppo povero per salvare i risparmiatori a cui capitava di avere depositi nella banca sbagliata.

In Occidente siamo abbastanza ricchi da far sì che le banche non crollino, cancellando singoli risparmiatori. Di fatto, perché alcuni risparmiatori dovrebbero cavarsela solo perché sono stati abbastanza fortunati da mettere i loro depositi nella banca giusta? Però, ciò a cui non possiamo sfuggire è che il valore del denaro in circolazione deve ristringersi per adattarsi al valore in caduta della proprietà per il cui acquisto era stato prestato. Per quanto ci possa non piacere, il valore dei nostri risparmi deve cadere.

Il processo tramite cui accade ciò si chiama inflazione. Le banche centrali stanno creando denaro a destra e sinistra per fornire liquidità alle banche. I governi stanno enormemente aumentando i loro passivi acquisendo cattivi debiti o investendo direttamente nelle banche per stabilizzare i fondi dei loro azionisti. Ma la cosa è persino peggiore, perché il governo e anche in passivo per tutte le sue spese nei pubblici servizi. Cercherà di prendere in prestito tutto quello che può dai risparmiatori in tutto il mondo, ad esempio i cinesi. Ma alla fine molti governi dovranno ridursi a "stampare denaro" per pagare tutti questi costi e il risultato di ciò sarà un enorme inflazione.

Ciò che dovrebbe essere ormai chiaro è che gli scorsi anni hanno rappresentato uno straordinario boom alimentato dal credito. Abbiamo tutti guadagnato di più, prestato di più e visto i prezzi delle case salire a livelli record. E gli introiti dei governi tramite le imposte erano da periodo di boom. Eppure tutto quel denaro valeva meno di quanto pensavamo. Come risultato il governo deve ora espandere la fornitura di denaro per salvare banche, risparmiatori e l'intera economia, pur continuando la sua normale spesa. Tutto ciò può essere solo causa di inflazione, il risultato finale sarà che ogni sterlina varrà di meno.

Perderemo tutti denaro nel momento in cui l'inflazione eroderà il valore dei nostri risparmi. Quantomeno è qualcosa di più equo di fallimenti bancari indiscriminati. Eppure avverrà comunque, e il meccanismo sarà l'inflazione. Potremmo evitare una grande depressione, ma ci sentiremo tutti meno ricchi alla fine del processo.

Titolo originale: "The next burden: inflation"

Fonte: http://www.guardian.co.uk/ 
Link
DI CHRIS PAYNE
The Guardian

Sendero è tornato, 19 morti


Attacco sulle montagne di Huancavelica attribuito a ciò che resta del movimento maoista
Proprio il giorno in cui uno scandalo travolge il governo insediato da Garcia


Diciannove morti, dodici soldati e sette civili, massacrati «in un attacco di Sendero Luminoso». Lo ha comunicato il ministro della difesa Antero Flores Araoz alla stampa estera riunita a Lima. Il ministro ci ha messo mezza giornata per ufficializzare l'esistenza di un massacro sulle pendici della Valle dell'Apurimac, e per attribuirlo allo storico nemico dello stato. Sendero Luminoso, il gruppo terrorista maoista smantellato nel 1992 dalla cattura del suo capo Abimael Guzman. Aveva i suoi motivi, il ministro, per andarci piano. Dalla mattina di ieri, il suo posto di governo - come quello di tutti gli altri ministri, compreso il premier Jorge Del Castillo - è «a disposizione» del presidente Alan Garcia. Una turpe storia di intercettazioni telefoniche, di contratti con società che estraggono idrocarburi nel paese, di tangenti pretese e ricevute ha fatto tremare l'esecutivo fino a obbligare il redivivo Garcia a pretendere sul suo tavolo le deleghe dell'intero gabinetto. Insomma, Sendero è tornato. E giusto in tempo.
L'attacco attribuito a ciò che resta della formazione maoista che insanguinò il paese per vent'anni (secondo il quotidiano La Republica, tre colonne gestite da altrettante famiglie di senderisti, i «camerati» Víctor Quispe Palomino alias Josè e Leonardo Huamaní Zúñiga alias Alipio, che oggi alla lotta armata affiancano la produzione di cocaina) è «il peggiore degli ultimi dieci anni», hanno spiegato le autorità peruviane. E' stato portato giovedì notte a un convoglio di quattro veicoli militari lungo una strada della provincia meridionale di Tayacaja, nella provincia di Huancavelica, un'area remota dove si concentra gran parte della produzione clandestina di coca, e in cui permangono sacche di resistenza senderista. Tra i morti anche un bambino. Il 30 agosto l'esercito ha lanciato contro i senderisti residui l'operazione «Excelencia» e ha scatenato circa duemila soldati sulle pendici del Valle del Apurimac y Ene, Vrae l'acronimo in spagnolo, con molto chiasso sui media ma senza grandi risultati. In compenso molte desapariciones, che cominciano a sollevare le proteste degli abitanti.
Lo scandalo, invece, è emerso nelle ultime settimane quando sulla stampa, a opera dell'ex ministro dell'interno Fernando Rospigliosi, hanno cominciato a circolare video e registrazioni telefoniche in cui alcuni ministri discutono dell'assegnazione di concessioni per l'estrazione di gas e di petrolio alla compagnia norvegese Discover Petroleum. Lo chiamano chuponeo, in perù definisce l'attività di intercettare. Una registrazione ha tirato l'altra, ora i nastri diffusi dalla stampa sono 12, e il parlamento ha nominato una commissione di inchiesta per interrogare i coinvolti e rivedere l'aggiudicazione di centinaia di lotti di idrocarburi. Lo scandalo ha travolto ministri, parlamentari, manager di Perupetro e della vecchia Petroperù ed è arrivato fino al premier Jorge Del Castillo, braccio destro del presidente Alan Garcia. Il quale privatizza a tutto spiano, aderisce a tutte le «guerre» di Bush dal terrorismo alla droga e vuole reintrodurre la pena di morte, ma non riesce a impedire ai pueblos jovenes - come in Perù si chiamano le baraccopoli - di moltiplicarsi e alla metà dei 28 milioni di peruviani di vivere sotto la soglia di povertà.
E' un vizio antico, per Garcia e compari, quello di giocare con i soldi pubblici. Speranza continentale di un socialismo «alla latinoamericana» negli anni Ottanta in cui l'Europa sperava nel socialismo europeo di Felipe Gonzalez, Alan Garcia dovette fuggire dal paese senza aver debellato le guerriglie di casa (Sendero di Abimael Guzman e il Mrta di Nestor Cerpa Cartolini, il primo sconfitto anni dopo dall'arresto del suo leader, il secondo massacrato nell'ultimo, disperato assedio all'ambasciata giapponese di Lima). Sepolto dalle accuse di corruzione, il presidente peruviano fu sostituito prima dall'autocrate Umberto Fujimori e poi dal tecnocrate Alejandro Toledo. Tornato in Perù dopo sedici anni, il nuovo Garcia ha mantenuto le vecchie abitudini. Ha battuto alle presidenziali il nazionalista di sinistra Ollanta Humala, un militare vicino a Chavez, poi ha intasato il governo di banchieri e tecnici provenienti dalla Banca mondiale e dal Fondo monetario. Il Perù sarà «la prossima stella» dell'economia mondiale, dichiarò Alan Garcia. Ora è arrivata la crisi, la corruzione ha ricominciato a dilagare ed è tornato persino Sendero.

di ROBERTO ZANINI
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Gorbaciov: siamo al declino dell'impero americano



di Giulietto Chiesa, Megachip - da la Stampa 

Mikhail Gorbaciov guarda sfilare, sugli schermi della CNN, le cifre della catastrofe finanziaria americana che dilaga nelle borse di tutto il mondo. Non e' roba allegra, ma lui non riesce a trattenere un sogghigno. ''Questo non potranno dire che e' colpa del comunismo…., o della Russia. Questo se lo sono creato da soli, con le loro mani. Il prestigio degli Stati Uniti ne esce demolito, e anche il modello economico e sociale che hanno imposto al mondo intero con la loro globalizzazione selvaggia''

L'ex presidente sovietico non manca di far notare – ai numerosi giornalisti che lo assalgono di domande: sulla crisi finanziaria, sulla “nuova guerra fredda”, sulla Russia di Putin e di Medvedev – che l'idea stessa dell'incontro di Venezia San Servolo, “Ambiente: dall'allarme globale all'allerta per i media” e' la prova che molte cose si potevano prevedere e furono infatti previste. La nascita, a Bosco Marengo e Torino, del “Forum della Politica Mondiale”, cinque anni fa, rispondeva proprio all'intuizione che ci trovavamo alla vigilia di una grande crisi mondiale.

Gia' allora era chiarissimo che il modello della globalizzazione americana non era sostenibile – dice nell'intervento di apertura – e che avrebbe dato luogo a una serie di convulsioni sistemiche. Questa crisi finanziaria, che presto avra' effetti devastanti sull'economia reale, non e‘ sola. Ce ne sono altre, simultanee che stanno venendo al pettine a velocita' crescente: quella energetica, dell'acqua, alimentare, demografica, del cambiamento climatico, della devastazione degli ecosistemi. Allora dissi cose che non furono ascoltate: che, per affrontare i pericoli che si delineavano – e non mi si venga a dire che non erano prevedibili – sarebbe stato indispensabile costruire una nuova architettura delle istituzioni internazionali, essendo evidente che quella attuale non e' in condizione di farvi fronte.

Per esemplificare, Mikhail Sergeevic?

Guardi la figura miserevole del Fondo Monetario Internazionale, sparito tra le nebbie del panico delle Borse soverchiato dall' impressionante vastita' del disastro finanziario. Ma e' solo un esempio. Il fatto e' che questa nuova architettura presupponeva il riconoscimento della pluralita' del mondo dopo la fine dell'URSS. Cioe' che, sparita l'URSS, c'erano soggetti potenti che avrebbero voluto svolgere la loro parte attiva: Cina, India, Brasile, Sud-Africa, Indonesia e, naturalmente, la Russia. Invece a Washington scelsero la via piu' facile, quella dell'impero. Pensarono di potere, anzi di dovere, decidere da soli e per conto di tutti. Naturalmente creando ricchezza per se', indebitandosi, stampando decine, forse centinaia di trilioni di dollari senza copertura alcuna che non fosse la loro potenza militare. Adesso tocchiamo con mano che il mondo unipolare ha fallito. Perche', oltre a essere profondamente ingiusto, era ed e' politicamente irrealistico e insostenibile fisicamente.

Che intende per fisicamente insostenibile?

Che e' in contrasto con le leggi della fisica e della chimica, perche' non puo' esservi sviluppo indefinito in un sistema limitato di risorse. Invece il modello turbocapitalistico e' interamente costruito sulle illusioni di infinita' inesistenti. Non si puo' contare sul profitto in crescita a tutti i costi, perche' a un certo punto la curva di flettera'. Non si puo' spingere a consumi in crescita illimitata perche' le risorse sono definite, a cominciare da quelle energetiche. Perche' usando energia fossile ai ritmi forsennati attuali noi liberiamo enormi quantita' di CO2, e riscaldiamo il pianeta ben oltre i limiti di equilibri che, per formarsi, hanno impiegato alcuni miliardi di anni.

Dunque, che fare?

Cambiare modello, finche' siamo in tempo. Il mercato senza regole e' stato un disastro, il neo-liberismo si e' rivelato una truffa globale.

Ma questo implica mutamenti giganteschi nelle abitudini e condizioni di vita di miliardi di persone …

Ci sono due modi per affrontare il problema. Il primo e' tacere la verita' e dilazionare decisioni che si sa essere impopolari. E questo impedira' alla gente di capire e di cominciare a modificare il proprio modo di vivere e, per giunta, favorira' il sopraggiungere di altre crisi devastanti. Oppure cominciare a dire la verita' e organizzare saggiamente, cioe' tempestivamente, il cambiamento. Ci vuole una glasnost mondiale.

Ma come si puo' fare?

Il Forum della Politica Mondiale, insieme al Club di Roma, alla Provincia di Venezia, e al ministero dell'Ambiente, hanno avviato una riflessione che vuole coinvolgere molti importanti operatori mediatici. I media possono essere un potente veicolo di informazione e di formazione dell'opinione pubblica. Ma essi stessi dovranno cambiare perche' ad oggi il messaggio che diffondono e' del tutto contrario a ogni prospettiva di sostenibilita'. Mi riferisco in primo luogo alla pubblicità

Lei vede un rapporto tra queste crisi e le nuove tensioni internazionali e un ritorno alla guerra fredda?

C'è un rapporto indiretto ma evidente. Nuovi potenti soggetti internazionali, si pensi a Russia e Cina, agiscono ormai sulla scena mondiale. I loro interessi non coincidono e non sono riconducibili a quelli degli Stati Uniti. Le regole di questi ultimi non possono essere imposte ai primi. La guerra della Georgia contro l'Ossetia del Sud e' un esempio di come si e' cercato di imporre alla Russia le regole dell'Impero. E' andata male all'Impero

Vuol dire che la Russia fara', d'ora in poi, la faccia dura?

La Russia e' aperta al dialogo, ma si chiudera' di fronte a imposizioni. E' indispensabile una nuova conferenza per la sicurezza collettiva, che porti a una qualche forma di consiglio di sicurezza europeo, dotato di poteri e perfino di forme di interposizione. Bisogna avviare questo processo, evitare mosse unilaterali, atti di forza, allargamento di alleanze militari (ovvio che parlo della NATO) e rinuncia all'installazione in Europa di nuovi sistemi d'arma (ovvio che parlo dei missili USA in Polonia e del radar nella Repubblica Ceca).

Che opinione ha di Putin?

Ha fatto non pochi errori, ma si tenga conto che ha ereditato da Eltsin un paese al collasso. Tratte tutte le somme a me pare che il positivo superi il negativo, e di molto. Dovremmo essergli grati

Ma di democrazia in Russia non si parla.

Dopo l'indecoroso comportamento dei media occidentali che ha accompagnato l'aggressione della Georgia contro l'Ossetia del Sud penso che la pretesa occidentale di insegnare la democrazia alla Russia debba essere ridimensionata. Gli occidentali e gli europei dovrebbero imparare ad avere pazienza, anche perche' non hanno scelta. La Russia sta realizzando una trasformazione democratica. Non dappertutto i tempi sono identici. L'Europa ha impiegato qualche secolo per costruire lo stato di diritto. Dateci tempo e non cercate di farci la lezione. Sappiamo imparare da soli

E' vero che ha fondato un suo partito?

Ci sto pensando, vedremo. Ma io credo che ci sia bisogno di partiti diversi da quelli comprati o comprabili. Ci vogliono organizzazioni democratiche che favoriscano la partecipazione dei cittadini. Altrimenti il distacco della politica dalla gente aumentera'. Mentre, per i cambiamenti inevitabili che si annunciano, sara' necessario che milioni di persone siano attive e coscienti. Questo vale per la Russia ma anche per voi occidentali. E anche per voi europei

Come giudica il Nobel per la Pace a Martti Ahtisaari?

Non intendo commentare
Link: http://www.megachip.info/modules.php?name=Sections&op=viewarticle&artid=8046

Fondi Pensione del Pubblico Impiego: evitateli come la peste


Stanno per partire i Fondi Pensione per i dipendenti pubblici! Sembrerebbe una barzelletta, vista l'immane crisi finanziaria che sta travolgendo le borse di tutto il mondo e di cui non si vede fine, invece è realtà: domani CGIL CISL UIL, i sindacati autonomi firmatari dell'Accordo istitutivo dei fondi pensioni per il P.I., che solo la RdBCUB non ha sottoscritto, e l'ARAN si riuniranno per definire l'atto costitutivo presso un notaio dei Fondi Pensione "Sirio" (per ministeri, parastato, agenzie fiscali) e "Perseo" (per enti locali e sanità), primo passo per andare poi alla raccolta delle adesioni. 

Ci vuole proprio un bel coraggio per procedere su questa strada in un momento in cui i Fondi Pensioni già avviati sono in perdita: Cometa e Fonchim, fondi dei metalmeccanici e dei chimici, hanno perso 7 milioni di Euro in obbligazioni della Lemhan Brothers, e quello dei ferrovieri si è salvato, rimettendoci di meno, solo perché a Luglio si era sbarazzato delle 
stesse obbligazioni! 

Già nei primi mesi dell'anno, quando i mercati finanziari erano in una fase di bonaccia, i fondi avevano perso in media il 2,7%, quasi cinque punti in meno rispetto al + 2% reso dal TFR. Gli esperti dicono che, si è vero, nel breve periodo il TFR rende di più ma nel lungo si rifanno! 

In realtà i Fondi pensione hanno perso la sfida con il TFR sia nei primi mesi del 2008 che nel lungo periodo: fra il primo gennaio del 2000 e il 30 giugno del 2008 nessuno dei fondi maggiori ha battuto i rendimenti del TFR che ha fruttato il 27,7%. 

I sostenitori della previdenza complementare invitano a non disperare a patto naturalmente che il lavoratore abbia un arco di tempo sufficientemente lungo, 30/40 anni, per implementare la sua pensione e vedere fruttare quello che incautamente ha versato nei fondi privati! Sono gli stessi che ci avevano assicurato e fornito garanzie sulla bontà dei loro investimenti! 

Con quale faccia allora CGIL CISL UIL si apprestano a far partire la pensione complementare per i dipendenti pubblici? Dopo aver approvato nel 1994 la riforma Dini, che introducendo il contributivo, ci ha assicurato una ben misera vecchiaia, ora tornano alla carica con la pensione complementare privata. Ma credono che siamo tutti scemi? 

La crisi finanziaria indotta dai mutui subprime americani è lungi dall'essere risolta, anzi gli analisti dicono che il peggio non è ancora arrivato; sempre più banche, a livello internazionale stanno fallendo e l'unico rimedio trovato dai cantori del liberismo e del mercato per impedire che il sistema salti del tutto è l'intervento pubblico: ovvero il salvataggio della banche e delle finanziarie tramite l'intervento dello Stato. 
Si salvano gli speculatori con i soldi dei contribuenti, sottraendoli così alle spese sociali! 
Questa, del resto è la logica del mercato: privatizzare i profitti e socializzare le perdite! 

Eravamo stati facili profeti nel dire che l'ennesima trappola, ideata da governo, padronato e CGIL CISL UIL serviva solo alle imprese per finanziarsi e si sarebbe rivelata una trappola per i lavoratori. Per questo ci siamo battuti con forza per chiarire la portata dell'imbroglio e con successo visto che l'adesione ai fondi finora è stata molto al di sotto di quanto loro si aspettavano. 

Lo stesso faremo nei confronti dei fondi destinati ai lavoratori pubblici ma questo non basta: bisogna invertire la tendenza affinché la previdenza pubblica sia sempre più qualificata ed in grado di garantire un futuro sereno dopo una vita di lavoro. 

Anche per questo scioperiamo il 17 Ottobre prossimo. 

della Rappresentanza di Base CUB Pubblico Impiego

Link: http://www.megachip.info/modules.php?name=Sections&op=viewarticle&artid=8051


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