domenica 12 ottobre 2008

E-mail antigaffe/ Sei sicuro di voler mandare un messaggio? Google verifica le tue facoltà mentali per evitarti figuracce

Invia messaggio e il gioco è fatto. Ogni giorno ognuno di noi manda decine di e-mail, agli amici e ai colleghi. Un modo di comunicare veloce ed economico. Tanto che spesso le mail si mandano senza pensare alle conseguenze. E una volta che il messaggio è stato inviato non si può più tornare indietro. Qualcosa di simile sarà successo agli sviluppatori di Google Labs, il team di ricerche che sforna i prodotti del  motore di ricerca più usato dagli internauti. Di sicuro, qualcuno di loro, si sarà pentito di non aver contato fino a dieci prima di premere invio.

L’idea per Mail Goggles, il nuovo servizio di Gmail, dev’essere nata più o meno così. Del resto, to goggle significa strabuzzare, guardare con gli occhi sgranati: ovvero quello che potrebbe succedere al destinatario della vostra mail.



Se avete paura di gaffes e vi siete tormentati per  un messaggio scritto senza pensarci, non vi resta che attivare l’ultima trovata del gruppo di Mountain View. Prima dell’invio, Gmail vi inviterà a compiere alcune semplici operazioni matematiche: addizioni e sottrazioni per lo più. Se siete convinti di quello che fate, e in possesso delle vostre facoltà mentali, ci metterete un attimo a risolverle. Ma se siete in preda all’ira o all’euforia, magari dopo aver bevuto un bicchiere di troppo, potrebbero risultare impossibili da sciogliere. Così Gmail vi impedirà di mandare qualcosa di cui poi, a mente fredda, potreste pentirvi e che potrebbe causarvi problemi.

Dalle 22 alle 4 di venerdì, Mail Goggles si attiva di default. In quelle ore, dopo una serata a bere con gli amici, il rischio di scrivere cavolate è più molto alto. A Google hanno pensato anche a questo.

Elvira Pollina



La crisi finanziaria americana – un punto di vista islamico


12/10/2008

La travolgente crisi finanziaria negli Stati Uniti ha, fra l’altro, attirato l’attenzione sulla cosiddetta ‘finanza islamica’, cioè quel sistema finanziario che si rifà ad alcune prescrizioni della legge islamica, come ad esempio la proibizione del prestito a interesse; la ‘finanza islamica’, che ha avuto un grande sviluppo negli ultimi anni, è stata toccata solo marginalmente dall’attuale crisi finanziaria

La crisi dei mutui in America continua a dominare i mezzi di informazione internazionali, mentre le scosse di assestamento di questa crisi continuano a cogliere di sorpresa i suoi osservatori giorno dopo giorno, dalla nazionalizzazione delle due compagnie Fannie Mae e Freddie Mac, alla bancarotta di Lehman Brothers (che è stata dichiarata la più grande bancarotta nella storia americana), al rilevamento da parte del governo americano dell’80% delle azioni della compagnia di assicurazione AIG in cambio di un prestito di 85 miliardi di dollari per rafforzare la liquidità della compagnia.

La più recente di queste ripercussioni, ma certamente non l’ultima, è stata il collasso della Washington Mutual, che è stata venduta alla JP Morgan dopo essere finita sotto il controllo della Federal Deposit Insurance Corporation, un organismo governativo che garantisce i depositi dei clienti nelle banche e nelle istituzioni finanziarie degli Stati Uniti.

La crisi ha infranto molti dei principi del liberalismo economico che l’America ha sempre invocato, così come ha dimostrato che lasciare ogni cosa all’autoregolamentazione del mercato, senza controllo e supervisione, conduce a delle catastrofi che colpiscono il cuore della macroeconomia in conseguenza delle brame sregolate di ingordi capitalisti. Oggi, il mondo intero è caduto vittima delle rischiose ‘giocate’ di alcuni operatori di Wall Street. Non vi è miglior modo, per descrivere le ragioni alla base di questa crisi, che utilizzare il termine ‘gioco d’azzardo’ (il termine ‘gamble’, che in inglese significa ‘scommettere’, ‘giocare d’azzardo’, vuol dire anche ‘giocare in borsa’ (N.d.T.) ), che è stato realmente praticato da numerosi protagonisti, a partire da coloro che hanno definito la politica monetaria, rappresentati dal Consiglio della Federal Reserve, e poi dalle istituzioni finanziarie, dagli agenti di cambio, e da coloro che contraevano i prestiti.

Il Consiglio della Fed ha abbassato i tassi d’interesse per un lungo periodo nella speranza di rivitalizzare l’economia americana dopo che era scoppiata la bolla delle ‘dot-com companies’ a Wall Street (le compagnie che trattano la maggior parte dei propri affari su internet, attraverso la creazione di un sito web che usa il dominio ‘.com’ (N.d.T.) ), incoraggiando l’immissione di una enorme quantità di denaro contante nel mercato americano dei mutui, che era caratterizzato da una stabilità che lo rendeva un rifugio sicuro per gli investitori. Tuttavia, l’immissione di questa enorme liquidità in un mercato stabile si è tradotta in un boom, del quale il Consiglio della Fed si rallegrò. Il Consiglio considerava i mutui come un volano essenziale per l’economia americana; coloro che avevano contratto i mutui venivano rifinanziati allorché il valore della proprietà cresceva, il che incoraggiava la spesa dei consumatori, e di conseguenza la continua crescita dell’economia americana.

Tuttavia, nessuno prestò attenzione al fatto che questo boom non era fondato su una produzione economica reale, ma su una serie di debiti gonfiati. Obbligazioni, titoli, prodotti derivati, contratti di hedging, venivano trattati sul mercato secondario (il mercato in cui vengono trattati i titoli già in circolazione (N.d.T.) ). Dunque, lo stesso disastro sarebbe potuto avvenire in un mercato regolato dalla sharia, cioè dalla legge islamica?

La risposta è no; un disastro di queste dimensioni non sarebbe potuto accadere in mercati governati dalla legge islamica, poiché le transazioni nella legge islamica sono basate sul reale scambio di beni e servizi. La sharia proibisce il prestito a interesse e considera illegale la vendita di ciò che non si possiede, se non sotto strette condizioni, come la vendita di beni in cui il prezzo pieno è stato pagato in anticipo mentre ciò che è stato oggetto della valutazione (il prodotto) viene posticipato, cosa che riduce i rischi nella transazione. La legge islamica vieta anche il differimento dell’acquisto e della vendita (i contratti a termine) – come nel caso dei derivati e della compravendita dei debiti – se non in determinate condizioni che impediscono l’usura, la manipolazione e la frode. Ciò spiega perché gli istituti finanziari islamici non sono stati colpiti dalla crisi.

Questa crisi, ed altre ad essa analoghe, hanno messo in luce l’ingegno della legge islamica e la saggezza dell’Altissimo nel proibire questo tipo di transazioni, e dimostrano il bisogno dell’uomo di seguire l’ispirazione di questa legge che ha portato il bene all’umanità. Una crisi di questo genere carica di un grosso fardello coloro che sono a capo della finanza islamica, affinché inventino strumenti finanziari islamici basati sul Corano e sulla Sunna (la tradizione del Profeta), e si astengano dal clonare e dal riprodurre gli strumenti finanziari convenzionali attualmente esistenti, in modo da fornire soluzioni efficaci ad una economia che sta annaspando a causa della sua dipendenza dall’errore umano.

Lahem al-Nasser è un consulente di finanza islamica

Titolo originale:

The Mortgage Crisis – An Islamic View


L'INDESIDERATA AVANZATA AMERICANA


Imperialismo: significa che nazioni militarmente più forti dominano e sfruttano le più deboli, è stato un disegno prominente del sistema internazionale per secoli, ma forse sta arrivando alla sua fine. La stragrande maggioranza di persone in numerosi paesi oggi lo condannano – con la possibile eccezione di alcuni osservatori che credono possa promuovere la stabilità e alcuni politici statunitensi che ancora dibattono vigorosamente i pro e i contro della continua egemonia Americana su gran parte del globo.

Il corrente declino dell’imperialismo Americano è cominciato nel 1991 con la disintegrazione dell’Unione Sovietica e il collasso del suo impero. Gli Stati Uniti sembrano ora essere gli ultimi di una specie morente. L’unico impero multinazionale rimasto. (Ci sono solo poche vestigia del vecchio impero Olandese, Inglese e Francese, principalmente qualche isola e enclave nei Caraibi o nei pressi). Come appurato nelle guerre in Iraq e Afghanistan, gli Stati Uniti sono sempre più obbligati a mantenere il proprio impero attraverso l’uso della forza militare. C’è aria di cambiamento. 

Secondo il “Base Structure Report” del Pentagono - l’inventario annuale delle proprietà e delle strutture in affitto delle forze armate - nel 2008 gli Stati Uniti usufruiscono di 761 “siti militari” in paesi stranieri. (Questo il termine preferito dal Dipartimento della Difesa, invece che basi come di fatto sono). Contando anche le basi militari sul territorio USA arriviamo a un totale di 5.429. 

Le stime all’estero fluttuano di anno in anno. Il totale 2008 scende dalle 823 del 2007 che saliva dalle 766 del 2006. Il totale attuale rimane comunque sostanzialmente meno di quello del picco di 1014 durante la guerra fredda nel 1967. In ogni caso se si considera che ci sono solo 192 paesi nelle Nazioni Unite, 761 basi militari all’estero sono un notevole esempio di espansionismo imperialista – anche di più se si considera che i comunicati ufficiali militari sottostimano la situazione reale. (Le stime ufficiali omettono le basi di spionaggio, quelle nelle zone di guerra, incluse in Iraq e Afghanistan, e strutture di entità mista collocate in zone considerate troppo sensibili da discutere o che il Pentagono per le sue più svariate ragioni sceglie di escludere – es. Israele, Kosovo o Giordania).

“La caratteristica del potere USA all’estero non è di stampo coloniale, o dominio indiretto nello schema tipico del controllo coloniale, ma bensì un sistema di stati satellite -o obbedienti-”, come osserva Eric Hobsbawm, lo storico di “imperi moderni” britannico. In questo senso l’America si comporta più come l’impero Sovietico in Europa dopo la Seconda Guerra Mondiale che come l’impero Britannico o Francese nel XIX secolo.

Per fortificare il proprio impero, lo scorso dicembre, gli Stati Uniti avevano un personale di 510.927 unità (compresi marinai imbarcati) distribuiti in 151 paesi stranieri. Questo compresi 196.600 combattenti in Iraq e 25.700 in Afghanistan.

L’allargamento dell’espansione Americana ha avuto una certa rapidità appena dopo la Seconda Guerra Mondiale e la tregua in Corea, quando ottenemmo le nostre enclavi più grandi all’estero nei paesi che uscirono sconfitti dal conflitto, Germania, Italia e Giappone o nei terreni alleati di Gran Bretagna e Corea del Sud. Pur avendo origine in periodi di guerra, queste basi non hanno nulla a che vedere con la sicurezza nazionale. Gli Stati Uniti non avrebbero necessariamente bisogno di dispiegare forze all’estero per impegnarsi in azioni offensive o difensive, le basi domestiche sono più che sufficienti a questo scopo. L’Air Force può tranquillamente dispiegare truppe ed equipaggiamenti o lanciare bombardieri dalle basi continentali usando rifornimenti aerei, strategia in pratica usata fin dal 1951. Solo con la guerra fredda inoltrata il Comando Strategico della Air Force decise di allargarsi con molte basi all’estero in paesi come il Canada, l’Inghilterra, Groenlandia, Giappone, Oman, Spagna e Tailandia per contrastare la strategia di ritorsione Sovietica.

Inoltre abbiamo una consistente flotta di sottomarini strategici, armati sia di missili nucleari che di missili balistici, oltre a 10 flotte navali con portaerei corredate di bombardieri armati di missili nucleari. Con queste “basi galleggianti” che dominano i mari non avremmo bisogno di interferire sulla sovranità delle nazioni forzandole con basi militari sul proprio territorio. 

Infatti lo scopo delle nostre basi all’estero è quello di mantenere il dominio USA sul mondo, rinforzare quello che l’analista Charles Maier chiama il “nostro impero del consumo”. Gli Stati Uniti hanno meno del 5% della popolazione mondiale ma consumano circa un quarto di tutte le risorse globali, compreso il petrolio. Il nostro impero esiste così da poter sfruttare una parte molto più cospicua di risorse di quello che ci spetta, e impedire che le altre nazioni si uniscano contro di noi per prendersi ciò che spetta loro.

Alcune nazioni hanno comunque cominciato ad ostacolare la presenza militare Americana. Grazie all’amministrazione Bush degli ultimi 8 anni, una sempre più crescente maggioranza di persone in numerosi paesi sono fortemente anti-americane. Nel giugno del 2008, un comitato della “House of Foreign Affairs” ha rilasciato un comunicato dal titolo: Il declino della reputazione dell’America: Perchè? Esso biasima la caduta dell’approvazione all’estero sulla guerra in Iraq, il nostro supporto a governi repressivi, la percezione di una distorsione USA nei confronti della guerra tra Israeliani e Palestinesi, e la tortura e l’abuso dei prigionieri da parte dell’esercito. Il risultato è stato un sempre maggior numero di movimenti di protesta contro la presenza di truppe Statunitensi e delle loro famiglie, di mercenari e spie.

La più seria erosione del potere Americano sembra essersi verificata in America Latina, dove la maggioranza dei paesi o ci detestano vivamente – Venezuela, Bolivia, Ecuador e Cuba – o sono comunque ostili alla nostra politica economica. La maggior parte hanno perso la fiducia nel momento in cui si diffuse la certezza che gli USA erano dietro a parecchi fatti accaduti – scomparse, torture, squadre di morte, azioni militari, uccisioni di massa contro lavoratori, contadini e intellettuali in paesi come l’Argentina, Brasile, Cile, Guatemala, Nicaragua, Panama e Uruguay. I cittadini del Paraguay sembrano essersi convertiti ultimamente all’antiamericanismo grazie all'ipotesi che gli USA stiano cercando di instaurare una presenza militare da quelle parti. Gli unici posti dove le truppe Americane sono, più o meno, tollerate sono: Colombia, El Salvador, Honduras, e provvisoriamente, Perù e qualche altra colonia europea nei Caraibi. 

Nell’Ecuador il principale campo di battaglia è stato Eloy Alfaro Air Base, posto vicino a Manta, il porto più importante dell’Ecuador della sponda del pacifico. Nel 1999 affermando di essere interessati solo a interrompere il traffico di narcotici e dare assistenza locale, gli USA sono riusciti ad ottenere un contratto di 10 anni per l’uso di un campo di aviazione che, dopo l’11 settembre, si è trasformato in uno dei maggiori perni per la repressione, attività contro immigrati e spionaggio. Gli Ecuadoriani sono convinti che la base di Manta mise a disposizione “l’intelligence” che rese possibile l’attacco lanciato al confine dalle forze colombiane nel marzo 2008 che uccise 21 ribelli Colombiani in Ecuador.

Nel 2006 l’appena eletto presidente dell’Ecuador Rafael Correa ha dichiarato che non rinnoverà il contratto quando scadrà nel 2009 a meno che, ha sarcasticamente proposto, gli USA non ci permettano di costruire una base a Miami. Correa ha già offerto la base alla Cina per scopi commerciali. L’Ecuador ha inoltre rifiutato una offerta di appalto per una base nell’isola di Baltra nelle Galapagos. I 180 soldati americani e svariate centinaia di contractor (secondo il New York Times) sembrano in cerca di nuova casa in Colombia o Perù.

Il Perù si è dimostrato problematico per il Pentagono. Nel Luglio del 2008 gli USA hanno inviato quasi 1.000 soldati a “scavare pozzi e dare aiuti umanitari” nella regione sud dello Ayacucho, un’area una volta controllata dai guerriglieri. Il dispiegamento americano che sembrava innocuo ha provocato dimostrazioni in parecchie città Peruviane dove queste missioni di “amicizia” sono viste come un pretesto per allargare la presenza militare americana. Esiste un campo aereo in Avacucho, Los Cabitos, che gli americani vorrebbero occupare in quanto fornirebbe un facile accesso a Bolivia e Colombia. Alla fine di Luglio il Ministero della Difesa Colombiano ha fatto capire che il paese non accoglierà volentieri una base militare americana anche se continuerà a cooperare con gli sforzi americani nella regione.

Gli USA affrontano numerose proteste popolari in altri paesi. Controversie sull’inquinamento provocato dai militari e la manipolazione dei processi di soldati accusati di crimine hanno portato a un assai diffuso risentimento nei confronti della presenza di truppe USA nel Sud Corea e nella prefettura di Okinawa in Giappone. Mentre in Italia, dove gli USA hanno ancora 83 installazioni militari, dimostrazioni da parte dei cittadini sono scoppiate nel 2006 in seguito alla notizia che il governo avrebbe permesso agli USA un grande allargamento della base di Vicenza.

Una città di circa 120.000 abitanti situata a metà strada tra Venezia e Verona, Vicenza è la città natale del famoso architetto del rinascimento Andrea Palladio. In questa città sono già presenti 6.000 soldati americani, quando nel 2003, ufficiali USA cominciarono a negoziare segretamente lo spostamento di 4 ulteriori battaglioni provenienti dalla Germania. Gli americani proposero la chiusura del piccolo aeroporto Dal Molin in modo tale da poter ampliare la base per poter ospitare altri 1.750 soldati.

Ma i Veneti non hanno ancora dimenticato l’incidente avvenuto nel 1998 quando un aereo della US Marine della base di Aviano ha tranciato i cavi di una funivia provocando la morte di 20 persone che stavano sciando nella zona. Il pilota che volava irregolarmente troppo basso, più basso dei regolamenti del Pentagono, fu poi assolto dalla corte Marziale Americana. L’opposizione dei Vicentini alla costruzione della base ha costretto i giudici a sospendere i lavori a Dal Molin in giugno, fino ad arrivare a un confronto col governo Berlusconi che sostiene l’allargamento della base. Un mese più tardi il COnsiglio di Stato ha dichiarato che "la decisione per l’autorizzazione di una base militare è di unica competenza dello stato", rovesciando così la decisione del tribunale locale.

Dispute simili si stanno evidenziando in Polonia, Repubblica Ceca, Sud Corea e Giappone. Per svariati anni il Pentagono ha negoziato coi governi Polacco e Ceco la costruzione di basi militari nei loro territori per l’intercettazioni di missili e rampe di lancio per il completamento del progetto anti-missile intercontinentale meglio conosciuto come “scudo spaziale” per l’asserita minaccia Iraniana. La Russia d’altro canto non accetta la spiegazione USA e crede che si tratti di un assedio del proprio territorio. In luglio Condoleeza Rice ha concluso con successo un trattato di difesa missilistica con la Repubblica Ceca anche se ancora necessita di una ratifica del governo. Con due terzi della popolazione apparentemente contraria. Mentre il governo Polacco era lento a firmare, dopo la recente guerra in Georgia il governo ha rapidamente cambiato atteggiamento. Alla luce del comportamento deciso dei russi, i polacchi hanno accettato la proposta americana di posizionare missili sul loro territorio. Resta da vedere se questo rafforzerà l’impegno militare con la Polonia o servirà solo a incendiare ulteriormente le relazioni Russe con la NATO. 

Nel Sud Corea l’America deve affrontare massicce proteste contro l’intenzione di costruire nuove basi a Pyeongtaek, a 60 chilometri da Seul, dove spera di collocare 17.000 soldati e civili per un totale di 43000 persone. Pyeongtaek rimpiazzerebbe Yongsan Garrison il vecchio Quartiere Generale occupato fin dal dopoguerra. 

Nel frattempo USA e Giappone sono bloccati da una perenne disputa sui 1,86 miliardi di dollari che il Giappone deve pagare annualmente per il mantenimento delle truppe USA e dei loro familiari disseminati sulle isole e a Okinawa. I Giapponesi lo chiamano il “budget di simpatia”, un’espressione alquanto cinica sul fatto che gli americani sembrano non potersi permettere la loro politica estera. Gli USA vorrebbero che il Giappone pagasse di più, ma i Giapponesi esitano a farlo.

Tutte le basi Americane all’estero creano tensione alle persone obbligate a conviverci ma uno dei più vergognosi esempi è quello dell’isola di Diego Garcia nell’Oceano Indiano. Durante gli anni sessanta gli USA “presero in affitto” l’isola dalla Gran Bretagna, la quale, per conto dei nuovi inquilini, ha vigorosamente espulso l’intera popolazione, ricollocandola a 1.200 miglia di distanza nelle Mauritius e Seychelles.

Oggi l’isola Diego Garcia è una base navale USA nonché centro di spionaggio e reclusione della CIA, stazione di transito per prigionieri di strada per Guantanamo Bay e altrove. Ha un porto dove possono ancorare 20 navi, deposito per armi nucleari e campi di accoglienza per 5.200 militari. Secondo varie fonti, compreso il generale in pensione Barry McCaffrey, la base fu usata dopo il 9/11 come prigione per detenuti di “alto livello” dall’Afghanistan e dall’Iraq. Viene chiamata Camp Justice [“Campo di Giustizia”].

Forse i più recenti segnali di dissenso sulle basi Americane disseminate per il mondo è la condanna da parte dei vari governi alle ambizioni in Iraq. In giugno è stato rivelato che gli USA stavano segretamente facendo pressione sull’Iraq per poter mantenere 58 basi a tempo indeterminato sul suolo Iracheno, più altre concessioni che ne avrebbero fatto un dominio Americano a tempo indefinito. Le negoziazioni per una presenza a lungo termine in Iraq sono una sconfitta per la giustizia e la reputazione Americana anche se alla fine il governo Bush si tirerà indietro.

Come in tutti gli imperi del passato, la versione Americana è destinata ad arrivare ad una fine, volontaria o necessaria che sia. Quando succederà è impossibile da determinare, ma la pressione del massiccio debito pubblico Americano, la crescente contraddizione tra i bisogni dell’economia civile e il complesso industriale militare, la dipendenza dai militari volontari e dalle numerose truppe “a pagamento” sono indici di un impero costruito su fragili fondamenta. Nei prossimi anni la resistenza all’espansione militare Americana è destinata ad aumentare, questo significa che l’agenda dei problemi politici sarà piena di questioni riguardanti la disgregazione imperiale, più o meno pacifica. 

Titolo originale: "America's Unwelcome Advances "

Fonte: http://www.motherjones.com

Omissioni e segreti della stazione MUOS di Niscemi destinata alle guerre stellari USA


Le istituzioni siciliane di fronte all'allarme ambientale rappresentato dall'installazione a Niscemi della stazione terrestre del sistema di telecomunicazione satellitare MUOS. I lavori per ospitare i nuovi radar sono però iniziati segretamente il 19 febbraio 2008, senza che l'allora governo di centrosinistra rendesse pubblica la concessione dell'isola per le Guerre Stellari delle forze armate degli Stati Uniti d'America. E la stazione MUOS sorgerà all'interno di un'importante riserva naturale…

Sembra preoccupare perfino la Regione Siciliana l'installazione a Niscemi della stazione di controllo terrestre del Mobile User Objective System MUOS, il sofisticato sistema di comunicazione satellitare ad altissima frequenza (UHF) delle forze armate USA che integrerà comandi, centri d'intelligence, radar, cacciabombardieri, missili da crociera, velivoli senza pilota, ecc.. L'8 ottobre, durante la seduta del Consiglio regionale, l'assessore al turismo e ambiente, Giuseppe Sorbello, ha sollecitato il Consiglio siciliano per la protezione del patrimonio naturale (CRPPN) a fornire “chiarimenti e un supplemento di istruttoria in relazione al progetto MUOS, per l'installazione di un sistema di comunicazione per utenti mobili da allocare nella riserva naturale di Niscemi”. “Data la possibilità di problematiche legate all'elettromagnetismo”, l'assessore Sorbello ha invitato il CRPPN ad “approfondire i pareri già rilasciati da altri enti prima del completamento dell'iter approvativi”. In particolare, il CRPPN dovrà richiedere al Comune di Niscemi (che ha già rilasciato il nulla osta alla valutazione di incidenza), di “esplicitare chiaramente se in sede di rilascio del nulla osta abbia tenuto nella dovuta considerazione la problematica riguardante le emissioni elettromagnetiche previste in progetto”. Nella stessa seduta, il Consiglio regionale ha pure inviato all'Arpa Sicilia (l'Agenzia Regionale Protezione Ambiente), gli elaborati e le relazioni di progetto, “per una istruttoria integrativa in particolare sulle emissioni elettromagnetiche previste e sulle eventuali refluenze che queste possono avere in contrasto con la biocenosi presente”.

Se con la richiesta di approfondimento dell'Assessorato all'ambiente, le associazioni che si battono contro i dilaganti processi di militarizzazione della Sicilia segnano un punto a favore, la seduta del Consiglio regionale ha reso pubblici alcuni elementi inquietanti. Il primo riguarda la decisione d'installare la potente stazione UHF all'interno della Riserva Naturale Orientata “Sughereta” di Niscemi. Istituita nel luglio 1997, essa rappresenta assieme al Bosco di Santo Pietro (Caltagirone), il residuo di quella che un tempo era la più grande sughereta della Sicilia centro-meridionale. La riserva si estende per quasi 3.000 ettari ed ospita una fauna diversificata che annovera gatti selvatici, volpi, ghiri, picchi rossi maggiori ed upupe. Non poco in una delle zone della Sicilia dove impera l'abusivismo edilizio e sorgono alcuni tra i più devastanti complessi petroliferi nazionali.

Le carte in possesso dell'assessorato regionale rivelano inoltre che l'amministrazione comunale di Niscemi era da tempo a conoscenza del progetto MUOS, al punto di averne valutato – non si sa come – la compatibilità ambientale. Ciononostante i cittadini di Niscemi e dei vicini comuni di Gela e Caltagirone non sono mai stati informati dell'esistenza del pericolassimo programma militare, un segreto inespugnabile anche per il Parlamento italiano, mai chiamato a valutarne scopi e impatti geostrategici.

Lavori al via ben otto mesi fa

Mentre però la Regione siciliana chiede ulteriori approfondimenti sulla “futura” stazione MUOS, le autorità militari statunitensi hanno iniziato da tempo a Niscemi i lavori per ospitare tre grandi antenne radar circolari con un diametro di 18,4 metri e due torri radio alte 149 metri, e realizzare una centrale di comando, depositi carburanti e strade di collegamento (valore complessivo superiore ai 43 milioni di dollari). Le prime opere di movimentazione terra e di predisposizione delle piattaforme per l'impianto MUOS hanno infatti preso il via lo scorso 19 febbraio, dopo una breve cerimonia a cui partecipò, tra gli altri, il direttore del Mobile User Obiective Program della Us Navy, Wayne Curls. Secondo quanto riportato in una nota “interna” dell'U.S. Naval Computer and Telecommunication Station Sicily” (NavComtelsta – Ncts, il comando che coordina le attività dell'esistente stazione di telecomunicazione navale di Niscemi), nel corso della sua visita, Wayne Curls ha descritto le enormi potenzialità del sistema MUOS. “Quando il sistema sarà pienamente implementato – ha dichiarato – i sistemi di Guerra avranno la completa capacità di comunicazione per rispondere a tutte le richieste di missione in qualsiasi parte del mondo”. Sempre secondo NavComtelsta, “inizialmente i lavori saranno eseguito dai contractors e la nuova infrastruttura comporterà un piccolo aumento nel sito del personale della Marina Usa. La realizzazione della stazione è prevista entro tre anni. I lanci dei satelliti saranno eseguiti entro il 2010, così il sistema sarà MUOS sarà online nel 2011”.

Lavori a pieno regime, dunque, e dal 19 febbraio 2008, data in cui presidente del consiglio era ancora Prodi e ministro della difesa Parisi. Il governo di centrosinistra aveva concluso la sua effimera legislatura senza rispondere alle interrogazioni di alcuni parlamentari di Rifondazione Comunista e Verdi che avevano chiesto conferma delle indiscrezioni stampa sul piano d'installazione in Sicilia del nuovo sistema satellitare. Più grave ancora l'omissione del comandante dei reparti dell'Aeronautica militare italiana di stanza a Sigonella, Antonio Di Fiore, che nel corso di un'ispezione parlamentare a Sigonella del deputato Cannavò (Prc), il 31 marzo 2008, aveva smentito con fermezza la realizzabilità del MUOS. “Anche volendo – aveva dichiarato Di Fiore – la stazione radar non si potrebbe realizzare a Sigonella perché la gestione non è compatibile col volume di traffico civile gestito dal radar militare esistente nel vicino aeroporto di Catania-Fontanarossa”. L'alto ufficiale ovviamente preferì sorvolare sul fatto che da più di un mese erano stati avviati i lavori MUOS nella vicina Niscemi, località prescelta in sostituzione di Sigonella proprio per ridurre l'interferenza delle onde elettromagnetiche sui sistemi di bordo degli aerei, ma soprattutto per “evitare” che le emissioni potessero avviare la detonazione degli ordigni presenti nella grande stazione aeronavale, come accertato nel 2006 da uno studio delle società statunitensi AGI - Analytical Graphics, Inc., e Maxim Systems.

Di contro nessuno se l'è sentita a valutare i possibili effetti delle onde elettromagnetiche sulle popolazioni che vivono nei pressi dell'installazione di Niscemi. Le ricerche in materia non mancano, anche se sono ancora troppo poche quelle relative all'emissione dei sistemi radar e di telecomunicazione militare. Sufficienti però a delineare scenari estremamente preoccupanti. Fra tutte, spiccano le risultante dell'inchiesta su “Gli effetti associati all'esposizione umana nella Waianae Coast ai campi di radiofrequenza” dell'installazione militare LF (bassa frequenza) di Wahiana, realizzata nel 1999 dagli oncologi statunitensi Maskarinec, Cooper e Swygert per conto del Dipartimento alla Salute dello stato delle Hawaii. La base militare di Wahiana è di proprietà della Marina Usa e può essere considerata come una “sorella” della stazione di Niscemi, anche perché destinata ad ospitare un secondo terminal terrestre del sistema MUOS. Ebbene, lo studio dei ricercatori si è incentrato sulla popolazione infantile della Waianae Coast, evidenziando ben 12 casi di leucemia nel periodo 1979-1990. Sette di questi casi (tutti accaduti negli anni 1982-84), sono stati definiti “inusuali in termini di sesso, età e tipo di leucemia”. I rischi di esposizione sono stati definiti altissimi per i bambini residenti in un raggio di 2,8 miglia intorno ai trasmettitori.

Una selva di antenne ad altissimo costo energetico

Attualmente a Niscemi sono installate una quarantina di antenne di trasmissione HF (alta frequenza) ed una LF. Quest'ultimo impianto trasmette su una frequenza di 39,9-45,5 kHz, contribuendo alle comunicazioni supersegrete delle forze di superficie, sottomarine, aeree e terrestri e dei centri C4I (Command, Control, Computer, Communications and Intelligence) di Stati Uniti ed alleati NATO. A partire dalla fine degli anni '90, le stazione di Niscemi, Aguada (Portorico), Keflavik (Islanda) e Awase (Giappone) sono state dotate del sistema di trasmissione LF “AN/FRT-95”, che ha consentito alle forze armate Usa di accrescere la copertura nelle regioni del Nord Atlantico e del Nord Pacifico. Il trasmettitore AN/FRT-95A opera tra i 24 ed i 160 kHz con una potenza compresa tra i 280 kW e i 500 kW, ma il sistema permette l'estendere in caso di necessità sino ai 2,000 kW.

A seguito della chiusura della stazione di Keflavik, nel dicembre 2006 sono state assegnate a NavComtelsta - Niscemi tutte le funzioni di collegamento in bassa frequenza con i sottomarini strategici operanti nella regione atlantica. L'impianto terrestre MUOS sarà in VHF-UHF (Very High Frequency ed Ultra High Frequency), con frequenze che raggiungeranno valori compresi tra i 244 e i 380 MHz. Le onde radio VHF-UHF attraversano la ionosfera senza venire riflesse e per questo vengono usate per le trasmissioni extraspaziali con i satelliti artificiali. Esse possono anche essere usate per trasmissioni terrestri oltre l'orizzonte utilizzando le irregolarità della troposfera (la parte bassa dell'atmosfera). Queste irregolarità riflettono le onde in tutte le direzioni, consentendo ai segnali UHF di disperdersi su vaste aree geografiche.

Se è ignoto l'impatto su salute dell'uomo e ambiente delle onde elettromagnetiche della stazione di Niscemi, amministratori e cittadini dovrebbero comunque allarmarsi per gli additivi ed altri prodotti nocivi contenuti nelle spropositate quantità di gasolio divorate dagli impianti di telecomunicazione della base. Stando ai dati forniti dal Pentagono, nel solo periodo compreso tra il 2003 e il 2005 il “Sito di Trasmissione” di Niscemi è stato rifornito di 2.100.000 litri di gasolio (tipologia DF2), pari ad un consumo di 700.000 litri l'anno. Di per sé il dato non dice molto se non lo si compara con il consumo di altre infrastrutture militari Usa in Italia, ben differenti per grandezza e funzioni dalla “minuscola” stazione di Niscemi. A Sigonella, ad esempio, nello stesso periodo sono stati consumati 10.400.000 litri di gasolio; 9.100.000 di litri il consumo a Camp Darby (Livorno); 18.000.000 ad Aviano (Pordenone). Che Niscemi sia una stazione del tutto “anomala” dal punto di vista energetico, traspare dalla verifica dei consumi di altre importanti installazioni di telecomunicazione che gli Stati Uniti possiedono in Italia. Il potente impianto di generazione elettrica per i sistemi radar di Napoli-Capodichino, ad esempio, ha richiesto appena 550.000 litri di gasolio DF2. La stazione Usa-Nato dell'isola di Tavolara, in Sardegna, anch'essa utilizzata per le comunicazioni LF con i sottomarini, ha divorato 300.000 litri, quantità sette volte inferiore a quella di Niscemi.

Ma chi controlla la dispersione dei prodotti di combustione nell'atmosfera, nel suolo e nell'acqua dell'onnivoro impianto siciliano?

di Antonio Mazzeo - Megachip
Link: http://www.megachip.info/modules.php?name=Sections&op=viewarticle&artid=8041


Il "Lider Maximo": «Tifo per Barack, è più intelligente del bellicoso McCain»


Il «profondo razzismo» esistente negli Stati Uniti farà sì che milioni di persone non votino per il candidato Democratico Barack Obama nelle prossime presidenziali americane. L'allarme è del leader cubano Fidel Castro, in un editoriale pubblicato dalla stampa dell’Avana nel quale definisce il Repubblicano John McCain come «bellicoso». 

«È un miracolo che Obama non abbia sofferto lo stesso destino di Martin Luther King, Malcolm X (entrambi assassinati, ndr) e altri che lottavano per il sogno dell’uguaglianza e della giustizia», scrive l’82enne «Lider Maximo», secondo il quale milioni di bianchi «non possono accettare l’idea che una persona di colore possa occupare la Casa Bianca, appunto chiamata proprio così: bianca». Castro ha poi espresso la sua netta preferenza per Obama, che a suo avviso supera in «intelligenza» il suo rivale repubblicano John McCain. 

Ma - avverte Fidel - «negli Stati Uniti esiste un profondo razzismo, e il modo di pensare di milioni di bianchi non si può conciliare con l’idea che una persona nera, con mogli e figli, occupi la Casa Bianca, che viene appunto chiamata così: Bianca». «Quello che più abbonda in McCain sono gli anni», ha osservato l’ex leader cubano, che ha 82 anni e che nel 2006 ha ceduto la presidenza al fratello Raul dopo mezzo secolo di potere. McCain ha 72 anni. E riferito a Sarah Palin, la candidata repubblicana alla vicepresidenza, Fidel Castro ha sentenziato: «Non sa niente di niente».
Fonte: la Stampa

Terribile ironia per Haider, all'inferno non potrà sollevare il braccio destro


VIENNA - In una conferenza stampa dai toni molto emotivi, in presenza dei suoi stretti collaboratori, è stato confermato stamane a Klagenfurt che il governatore della Carinzia Joerg Haider è morto quasi sul colpo nell´incidente d´auto avuto nelle prime ore di oggi mentre era da solo alla guida della sua vettura di servizio.

Il medico dell´ospedale di Klagenfurt, dove è stato ricoverato, ha precisato che il trasporto era stato deciso perché al momento del loro arrivo sul luogo dell´incidente i soccorritori credevano avesse una chance di sopravvivere. All´ospedale invece Haider è giunto morto. Aveva "gravissime ferite alla testa e al petto", probabilmente la colonna cervicale era fratturata e l´avambraccio destro era tagliato.

Il capo della polizia ha illustrato la dinamica dell´incidente precisando che "per cause sconosciute" l´auto è uscita di strada sul lato destro ed è finita in una boscaglia andando poi a sbattere contro un idrante. Dopo 36 metri, è rientrata sulla carreggiata finendo di traverso sulla strada. L´auto ha riportato un "danno totale".

Alla domanda se Haider corresse troppo è stato risposto che tutte le possibili cause dell´incidente sono oggetto di indagine.

Il braccio destro di Haider, Stefan Petzner, scoppiato ripetutamente in lacrime, ha detto di avere salutato il governatore la sera stessa dopo essere stati assieme a un evento promosso da un giornale. "L´ho accompagnato all´auto (verso l´una, poco prima dell´incidente ndr) e l´ho salutato". Poco dopo, ha aggiunto singhiozzando, gli è arrivata la telefonata dell´incidente. Prima, Petzner aveva ricordato i meriti di Haider per la Carinzia e per l´Austria: "grazie Joerg, ovunque tu ti trovi ora". Anche il vicegovernatore Gerhard Doerfler, che ha assunto l´interim del governo del Land, ha sottolineato, oltre i meriti politici, che "Haider era un uomo eccezionale", sempre pronto ad ascoltare e aiutare la gente, e che non ha mai una sola volta alzato la voce. 
Fonte: Ansa


Come muore un antimafioso


Adolfo Parmaliana, 50 anni, docente di chimica all’Università di Messina, per anni sindaco antimafia di Terme Vigliatore, si è ucciso gettandosi da un viadotto. L’ha fatto perché perseguitato, perché solo. Nel 2005, con una serie di coraggiose denunce, aveva fatto sciogliere per mafia il Consiglio comunale di Terme Vigliatore. Un paesino piccolo, una volta tranquillo, ma adesso ferocemente invaso dai poteri mafio-massonici che regnano nella vicina Barcellona, e non sono affatto deboli neppure nel capoluogo, a Messina.

Prima di morire, Parmaliana ha lasciato un dossier al fratello avvocato. È stato subito sequestrato dalla Procura di Patti. Contiene nomi di mafiosi, di politici, e anche di magistrati che avrebbero per anni coperto gli intrecci mafia-politica-affari. E in effetti la situazione della magistratura nella provincia di Messina - a differenza che nel palermitano - non è affatto al di sopra di ogni sospetto: derive, insabbiamenti, amicizie oscure. Fino ai confini dello scandalo, come nel caso Graziella Campagna.

Dalla sua lunga lotta antimafia Parmaliano ha ricavato solo delle denunce per diffamazione. Egli era convinto che alla Procura di Barcellona ci fossero dei precisi interessi volti a ridurlo al silenzio o almenno a farlo passare per diffamatore. Su questo dovrebbe intervenire, finalmente, il Csm.

La fine di Adolfo Parmaliana, che è stato un buon compagno prima dei Ds e poi della Sinistra Democratica, un buon amministratore e un coraggioso militante antimafioso, è simile a quella della testimone di giustizia Rita Atria, che si uccise dopo la morte di Borsellino, o di Giuseppe Francese, che per vent’anni aveva lottato raccogliendo documenti, testimonianze, materiali su suo padre Mario Francese, ucciso perché faceva inchieste sui mafiosi.

Morti di solitudine, di stanchezza e di disperazione, in un momento in cui sembrava loro che nulla sarebbe servito a niente e il male avrebbe vinto per sempre. Continuare le loro lotte - e, nel caso di Parmaliana, fare finalmente chiarezza sui legami fra mafia, massoneria e poteri, anche giudiziari, del messinese - è l’unico modo per rendere omaggio a queste vite generose, bruciate al servizio della comunità.ù

di riccardo orioles

Link: http://www.gennarocarotenuto.it/3828-morte-in-solitudine-di-un-antimafioso/#more-3828


101 MODI PER ARRICCHIRSI SENZA FARE NIENTE DI SOCIALMENTE UTILE


Perché abbiamo questa cosa chiamata "crisi finanziaria"? Perché da quando gli Stati Uniti sono stati creati abbiamo periodicamente avuto una crisi del genere? Che cambiamenti si verificano o cosa succede ogni volta che causa la crisi? Dimentichiamo come fare le cose di cui la gente ha bisogno? Le fabbriche vanno a fuoco? Perdiamo i nostri utensili? I progetti scompaiono? Finiamo a corto di persone che lavorino nelle fabbriche e negli uffici? Si provvede così bene a tutti i servizi di cui la gente ha bisogno per una vita felice che non ce n'è quasi più bisogno? In altre parole: che cambiamenti si verificano nel mondo reale per causare la crisi? Niente, necessariamente. Di solito la crisi è causata da cambiamenti nelmondo fasullo del capitalismo finanziario. 

Tutti questi uomini adulti che fanno i loro giochi da ragazzi. Creano un assortimento di pacchetti, documenti ed entità finanziarie noti come hedge fund, derivativi, collateralized debt obligation, fondi indicizzati, credit default swap, structured investment vehicle, ipoteche subprime, e dozzine di altri esotici veicoli monetari. Creano ogni sorta di pezzi di carta commerciale, di nessun valore reale o intrinseco noto, basati su pochi titoli (o nessuno). Poi vendono questi vari pezzi di carta al pubblico e fra di loro. Spezzettano le ipoteche in strumenti arcani e rischiosi, poi le mettono insieme, e vendono i pacchetti a chi sta più in alto nel marketing piramidale. E alcuni di quelli impegnati in questo comprare e vendere da Far West diventano milionari. Alcuni diventano miliardari. Ottengono gratifiche natalizie maggiori di quanto la maggior parte degli americani guadagnano tutto l'anno. Non è notevole tutto ciò? 



E buon parte degli acquisti non vengono fatti con i soldi dell'acquirente, ma con fondi presi in prestito; “leverage”, lo chiamano. I pezzi di carta a volte rappresentano merci, ma le merci vere e proprie non si vedono, potrebbero perfino non esistere; se il venditore chiedesse i fondi propri dell'acquirente, o se l'acquirente volesse vedere le merci, tutta la transazione si bloccherebbe. Vendono al rialzo, aspettandosi che il prezzo salga; vendono allo scoperto, aspettandosi che il prezzo cali; vendono “naked short”, il che significa che né possiedono né sono proprietari di quanto stanno vendendo; un nome per ogni trovata. Corrono rischi sempre più grandi comprando e vendendo pezzi di carta sempre più esoterici. È una Las Vegas gonfiata, capitalismo da casinò. 

Questi pezzi di carta possono essere così complessi che molti di quelli che li comprano e vendono non li capiscono del tutto; non è un problema, rivendono semplicemente i pezzi di carta a qualcun altro a un prezzo più alto, anche se una delle parti (o entrambe) sa che la carta, pur pretendendo di essere un debito pagabile, praticamente è senza valore. Anche il governo, perfino quando cerca di regolamentare moderatamente questo Monopoli, a volte può essere confuso dalle complessità dei pezzi di carta, alle quali si aggiungono le pratiche men che trasparenti che avviluppano le transazioni; un potpourri che comprende speculazione, manipolazione, truffa. Il finanziere miliardario Warren Buffett ha chiamato i pezzi di carta “armi di distruzione di massa finanziaria”. 

I ragazzi della finanza fanno i loro giochi da anni, e così in ogni fase del processo ci sono polizze assicurative che permettono ai giocatori di tenere il piede in due staffe; assicurano, e riassicurano; nella speranza di coprirsi contro i molti rischi del gioco, spesso sapendo che stanno trattando debiti dubbi; il governo federale ha appena preso il controllo della gigantesca AIG, uno dei maggiori attori nel gioco assicurativo. E con ogni transazione, a ogni livello, qualcuno guadagna una commissione o un onorario. Ci sono anche altre aziende il cui scopo nella vita è andare a stimare i vari attori e i loro pezzi di carta e la loro solvibilità e certificare la loro approvazione, su cui gli investitori fanno affidamento. Stiamo imparando adesso che alcune di queste aziende di rating sono state sorprendentemente incompetenti, quando non semplicemente disoneste. 

Il presidente Roosevelt, di fronte ad attori simili negli anni '30 del '900, li chiamò “banksters” [gioco di parole intraducibile tra “bankers”, cioè, e “gangsters”]. 

Si regge tutto sulla fede, fragile come la sua versione religiosa, la fede che qualcosa vale qualcosa perché si accompagna a un pezzo di carta con parole rassicuranti e sopra scritti dei numeri, perché viene scambiata, stimata e assicurata, perché qualcuno la venderà e qualcuno la comprerà. La stessa psicologia del mercato, la stessa mentalità da gregge che ha contribuito a costruire questo castello di carte su pilastri di avidità può farlo crollare. Ma i giocatori di Monopoli si tengono le loro gratifiche, e si ritirano con paracadute dorati da milioni di dollari; mentre le tendopoli stanno spuntando in tutta l'America. 

È modo di gestire una società di esseri umani? 

E il governo sta cercando di salvare dalla bancarotta questi trader spericolati, questi parassiti, salvare loro e il loro sistema dalla loro stessa scemenza. Con i nostri soldi; senza una maggiore ristrutturazione delle regole degne di Alice nel paese delle meraviglie dei giochi finanziari, senza istituire le regolamentazioni, la supervisione e la trasparenza più dure, e senza garanzie che i Padroncini viziati dell'Universo agiranno diversamente da come ordina il proprio ristretto interesse egoistico, al diavolo tutti gli altri. 

Il capitalismo è la teoria che la gente peggiore, agendo per i suoi peggiori motivi, produrrà in qualche modo il miglior bene. 

Forse c'è qualche consolazione. Per i veri fedeli libertari e i neoconservatori sarà più dura vendere la loro ciarlataneria della privatizzazione della Social Security o di ogni altro programma sociale. La regolamentazione pubblica di materie vitali per il benessere pubblico potrebbe essere presa più seriamente. Potremmo sentire di meno quella vecchia banalità che i mercati sono intrinsecamente autocorrettivi. Potrebbe perfino stimolare l'idea di un'assicurazione sanitaria nazionale. 

E libertari e neoconservatori soffrono e sono sulla difensiva, pur non ammettendo ancora alcuna ritrovata saggezza. Un'intervista sul Washington Post ad alcuni fedeli al Cato Institute, dove è appesa in bella vista la foto di Ayn Rand, ha prodotto queste citazioni: “La troppa regolamentazione ci ha portato al punto in cui siamo” [...] “L'emozione maggiore che proviamo in questo momento è la frustrazione perché la narrazione dei media è che questa è una crisi del libero mercato, una crisi del capitalismo, una crisi della troppo poca regolamentazione. In realtà è una crisi delle sovvenzioni e dell'intervento.” [...] “Il capitalismo senza perdite è come la religione senza inferno.” [1] 

E pensate solo: Cuba è stata tormentata senza pietà per 50 anni perché si rifiuta di vivere sotto un tale sistema finanziario. 

Perché non guardo mai i dibattiti presidenziali 

Durante il loro dibattito del 26 settembre, John McCain ha criticato Barack Obama per aver detto che, come presidente, sarebbe stato disposto a incontrare il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad. McCain ha dichiarato: “Ora ecco Ahmadinejad, che adesso è a New York che parla dello sterminio dello stato di Israele, di cancellare Israele dalla mappa [...] e ci siederemo senza precondizioni allo stesso tavolo per legittimizzare e dare una piattaforma propagandistica a una persona che sta abbracciando lo sterminio dello Stato di Israele [...]”. 

Prima va osservato che Ahmadinejad, parlando all'ONU alcuni giorni prima, non aveva usato alcun linguaggio minaccioso contro Israele. Quanto ha detto era che l'Iran stava sottoponendo all'ONU UN “la sua soluzione umana basata su un libero referendum in Palestina per determinare e stabilire il tipo di stato in tutte le terre palestinesi.” Così John McCain ha semplicemente inventato una storia e Barack Obama non ha detto una parola per smentire qualsiasi cosa che McCain ha detto o implicato su Ahmadinejad. 

Ed ecco qui, America. Questo è tutto. Hai sentito un repubblicano dire delle cose orribili su un ODE (Officially Designated Enemy, Nemico Ufficialmente Designato) e hai sentito un democratico per il quale nulla di quanto è stato detto è un problema. Corrisponde alla verità, no? 

Questa cosa di Ahmadinejad e “cancellare Israele dalla mappa” è ormai da tre anni una questione scottante. Tuttavia, secondo persone che conoscono il persiano, il leader iraniano non ha mai detto niente del genere. Nel suo discorso del 29 ottobre 2005, quando per la prima volta avrebbe fatto questa osservazione, la parola “mappa” neanche appare. Secondo la traduzione di Juan Cole, professore americano di storia del Medio Oriente e dell'Asia meridionale, Ahmadinejad ha detto che “il regime che occupa Gerusalemme deve svanire dalla pagina del tempo”. La sua osservazione, dice Cole, “non implica un'azione militare o l'uccisione di chicchessia”. È la sua distorsione per implicare qualche sorta di estrema violenza da parte dell'Iran che l'ha fatta apparire minacciosa. 

Cole ha aggiunto che la citazione viene da un vecchio discorso dell'Ayatollah Khomeini, leader della rivoluzione iraniana del 1979, ed “è semplicemente una traduzione inesatta. La frase è quasi metafisica. [Ahmadinejad] ha citato Khomeini quando disse che 'il regime dell'occupazione su Gerusalemme dovrebbe svanire dalla pagina del tempo.' In realtà probabilmente è un riferimento a qualche frase in una poesia medievale persiana. Non si tratta di carri armati”. [2] 

In una conferenza a Teheran nel dicembre del 2006 il presidente iraniano ha detto: “Il regime sionista sarà cancellato presto, allo stesso modo dell'Unione Sovietica, e l'umanità otterrà la libertà”. [3] Ovviamente costui non sta facendo appello ad alcun tipo di attacco violento contro Israele, dato che la dissoluzione dell'Unione Sovietica si verificò pacificamente. 

Per un'analisi parola per parola dell'osservazione di Ahmadinejad, in persiano e in inglese, vedi: [4] 

Inoltre nel giugno 2006, in seguito al controverso discorso di Ahmadinejad, il leader supremo dell'Iran, l'Ayatollah Ali Khamenei, ha dichiarato: “Non abbiamo problemi con il mondo. Non siamo affatto una minaccia per il mondo, e il mondo lo sa. Non cominceremo mai una guerra. Non abbiamo intenzione di entrare in guerra con nessuno stato”.[5] 

Palintologia

Qual è il termine adatto per classificare una persona che è... ciecamente patriottica, sciovinista, una creazionista cristiana evangelica, entusiasta delle armi e della caccia, sostenitrice della National Rifle Association; che nega la scienza che sta dietro al riscaldamento globale, con una filosofia di “scava, scava, scava”, e in politica estera: “bombarda, bombarda, bombarda”; che non ha viaggiato, senza istruita, ignorante, dedita alla proibizione di libri, razzista, contraria alla parità di diritti per i gay, fanaticamente contraria all'aborto, antifemminista, e ha una figlia di 17 anni incinta e non sposata? 

Il termine americano adatto è “feccia bianca”. O, come l'onorevole governatore dell'Alaska apparentemente preferisce, “redneck” - “Rouge cou” è il nome che ha dato a una ditta che ha registrato. 

E come chiamate questa persona se oltre a tutto ciò dichiara nell'anno 2008 che Saddam Hussein aveva qualcosa a che fare con l'11 settembre e che “una surge anche in Afghanistan ci porterà alla vittoria lì come è provato che ha fatto in Iraq”? Il termine adatto è “spaventoso”, o forse “spaventoso imbecille”. 

E cosa pensate di questa persona quando sapete che crede la guerra in Iraq sia un “compito che viene da Dio”? Penso che questa sia realmente una forma di follia. Nelle istituzioni psichiatriche di tutto il mondo ci sono persone accusate di aver ucciso altri, che insistono di aver agito per ordine di Dio. 

E se quanto sopra non basta a farvi innamorare di questa donna, valutate che crede che gli esseri umani abbiano coesistito con i dinosauri 6.000 anni fa; e date un'occhiata a un video del vicepresidente/futuro presidente che subisce un esorcismo compiuto da un ministro per liberare il suo corpo da “streghe”. [6] Quando valutiamo la valanga di critiche che Barack Obama ha ricevuto perché il suo ministro non è innamorato della politica estera americana, immaginate cosa toccherà alla Palin per avere un ministro che compie esorcismi contro le streghe. Niente. 

E così abbiamo dimenticato qualcosa sul suo affascinante sistema di credenze? Babbo Natale? Il coniglietto pasquale? Oh, deve essere stata rapita da un alieno. Un giorno spero di incontrarla e di farmi leggere da lei la mano, le mie foglie di tè, la mia aura, il mio oroscopo, e i miei tarocchi. 

Quando un olocausto non è un olocausto? Quando i colpevoli lo chiamano una vittoria.

Anche se la “surge” come politica ha fallito, sembra avere successo come propaganda. Sembra essere l'unica cosa che i sostenitori della guerra possono mettere in evidenza, e così evidenziano, ed evidenziano, ed evidenziano. Permettetemi di evidenziare che anche se in Iraq c'è stata una riduzione della violenza – ora è diminuita fino a un livello che praticamente ogni altra società del mondo troverebbe orribile e intollerabile, compresa la società irachena prima dell'invasione e occupazione USA – dobbiamo tenere presente che grazie a questa bella guerricciola più della metà della popolazione irachena è morta, invalida, traumatizzata, confinata in carceri americane o irachene traboccanti, profuga all'interno del paese o in esilio all'estero. Così il numero delle persone disponibili per essere assassini o vittime è nettamente ridotto. Inoltre nel paese ha avuto luogo una vasta pulizia etnica (un altro buon indicatore di progresso, n'est-ce pas? nicht wahr?) – sunniti e sciiti ora vivono più di prima nelle proprie enclave particolari, niente schifose comunità miste con i loro empi matrimoni misti, così anche la violenza di tipo settario è diminuita; e da molti mesi con il potente movimento del leader sciita Muqtada al-Sadr è in vigore un cessate il fuoco, non legato alla surge. Oltre a tutto questo i soldati americani, di fronte a numerosi “ordigni esplosivi improvvisati” sulle strade, si sono avventurati molto meno allo scoperto (per paura di cose come... beh, morire), così anche la violenza contro i nostri nobili ragazzi è diminuita. Ricordate che è con gli attacchi degli insorgenti contro le forze americane che all'inizio cominciò tutta la violenza irachena. 

Immaginate solo – se l'intera popolazione irachena di più di 10 anni è uccisa, invalida, incarcerata o costretta all'esilio probabilmente non ci sarà nessuna violenza. Ora, quella sarebbe davvero vittoria. 

A nessun americano andrebbe permesso di dimenticarsi che la società irachena è stata distrutta. La gente di quella terra sventurata ha perso tutto – la casa, la scuola, il quartiere, la moschea, il lavoro, la carriera, i professionisti, le cure sanitarie, il sistema legale, i diritti delle donne, la tolleranza religiosa, la sicurezza, il passato, il presente, il futuro, le vite. Però hanno la loro surge. 

Politicizzare e militarizzare gli sport

Alcuni anni fa ho scritto in questo report: Uno spot televisivo trasmesso per Anheuser-Busch durante il recente Super Bowl: un aeroporto, un contingente di soldati americani in uniforme sta passando, probabilmente diretti in Iraq o appena di ritorno da lì; le persone nel terminal alzano gli occhi una per una, e lentamente si rendono conto di chi sta passando accanto – È [resta senza fiato]... Può [parla a fatica] essere?... Sì! EROI!! Veri autentici eroi!! I volti degli astanti sono pieni di profonda gratitudine e orgoglio. I soldati cominciano a rendersi conto di cosa sta succedendo man mano che le ondate di adulazione li travolgono, i loro volti traboccano di gratitudine e orgoglio in risposta, i loro volti dicono “Grazie”. Lo schermo dice “Grazie”. Neanche un occhio asciutto in tutto il maledetto terminal. In Unione Sovietica avrebbero potuto avere un gruppo di eroi del lavoro stakanovisti diretti in fabbrica. 

Il mese a New York scorso alla finale femminile dell'U. S. Open di tennis una donna esce per cantare “America the Beautiful”. Abbastanza comune naturalmente negli eventi sportivi nella bella America. Se non è quello, è un altro ben noto inno all'atletica come “God Bless America” o “The Star Spangled Banner”. Ma questa volta, come finisce di cantare, dozzine di marine in uniforme da parata entrano marciando e srotolano una bandiera americana lunga un miglio. La folla ne è entusiasta. Due giorni dopo, alla finale dei maschili, la stessa cosa più quattro aviogetti che passano ruggendo sullo stadio. 

Vorrei esserci stato. Così avrei potuto gridare: “Che cazzo c'entra questo con il tennis?” Quasi nessuno mi avrebbe sentito nel baccano dell'orgia patriottica ma se qualcuno mi avesse sentito, non mi sarei sorpreso se mi avessero denunciato alle autorità più vicine (e nell'America di oggi non si è mai troppo lontani da qualche autorità), e mi avessero chiesto di accompagnare le autorità all'ufficio della sicurezza (e nell'America di oggi non si è mai troppo lontani da un ufficio della sicurezza). 

Norman Mailer ha scritto nel 2003, poche settimane prima dell'invasione americana dell'Iraq: “La mia ipotesi è che, ci piaccia o no, oppure lo vogliamo o no, andremo in guerra perché questa è la sola soluzione che Bush e i suoi riescono a vedere. La terribile prospettiva che si apre è che l'America diventerà una megarepubblica delle banane in cui l'esercito avrà sempre più importanza nelle nostre vite. [...] E prima che sia tutto finito, la democrazia, nobile e delicata com'è, potrebbe cedere. [...] Anzi, la democrazia è la condizione speciale [...] che saremo chiamati a difendere nei prossimi anni. Sarà enormemente difficile perché la combinazione dell'azienda, dell'apparato militare e la completa investitura della bandiera negli sport di massa ha già preparato un'atmosfera pre-fascistica in America.” [7] 

Für meine deutschen Leser

Il mio libro Rogue State [ed. it. Con la scusa della libertà] ha una nuova edizione tedesca. È una versione aggiornata della precedente edizione tedesca, con una traduzione assai migliore. Potete leggerne a: [8] 

Serve aiuto con il sito web 

AOL sta chiudendo il servizio di sito web per i suoi membri. Devo trasferire il mio sito con le sue numerose pagine e i file separati in un nuovo host e convertire il linguaggio HTML di AOL, AOLPRESS, nel linguaggio del nuovo host. Questo è totalmente al di là delle mie conoscenze e delle mie capacità. C'è lì fuori un esperto che può consigliarmi? Ci si può mettere d'accordo per qualche forma di pagamento. 

William Blum (Anti-Empire Report 62)
Fonte: www.killinghope.org
Link: http://www.killinghope.org/bblum6/aer62.htm

NOTE

[1] Washington Post. 25 settembre 2008 
[2] "Informed Comment", blog di Cole, 3 maggio 2006; www.juancole.com/2006/05/hitchens-hacker-and-hitchens.html 
[3] Associated Press, 12 dicembre 2006 
[4] Global Research, 20 gennaio 2007, http://www.globalresearch.ca/index.php?context=viewArticle&code=NOR20070120&articleId=4527) 
[5] Lettera al Washington Post di M.A. Mohammadi, Addetto stampa, Missione Iraniana presso le Nazioni Unite, 12 giugno 2006 
[6] http://www.youtube.com/watch?v=pNvemHKXZFs. Vedi anche Associated Press, 25 settembre 2008 
[7] International Herald Tribune, 25 febbraio 2003 
[8] www.amazon.de/Schurkenstaat-William-Blum/dp/3897065304/ref=sr_1_2?ie=UTF8&s=books&qid=1221896103&sr=8-2
Aste Ribasso

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