venerdì 10 ottobre 2008

Quel che è Stato è stato


C'è di che stropicciarsi gli occhi (e le orecchie) a leggere i titoli dei giornali di questi giorni. A sentire i discorsi dei leader. Politici, imprenditori, imprenditori politici e politici imprenditori. Presidenti della Repubblica e di Banche internazionali - europee, americane e quant'altro. Super-ministri del tesoro e delle finanze. 

Tutti quanti a invocare una nuova divinità, che, tuttavia, fa riemergere dalla nostra memoria qualche traccia, qualche ricordo. Ne avevamo sentito parlare altre volte, un tempo. Pare. Forse. Ma non ne siamo sicuri. Lo Stato. Rammentate: lo Stato? Proprio lui. 

Quello che non poteva neppure essere pronunciato senza venire sommerso dalla riprovazione pubblica (pardon: generale). Lo Stato. Caduto in disgrazia dopo gli anni Ottanta. E negli anni Novanta: innominabile. L'unico "stato" possibile: il participio passato del verbo essere. Appunto: lo Stato? E' stato. Lo Stato imprenditore, lo Stato padrone. Che salva le aziende decotte. Lo Stato che fa i panettoni. Lo Stato che controlla i telefoni. E le poste. E le ferrovie. E la luce elettrica. Innominabile. Indicibile. Scacciato e sepolto dal Mercato. Dal Privato. Principio e pensiero unico del Mondo nuovo. 

Dove a nessuno - ma proprio a nessuno - passava per la testa che il pubblico e lo stato potessero più competere, svolgere un ruolo regolatore, neppure di comando, o direzione. Meno stato e più Mercato. Meno pubblico e più Privato. Gli slogan dominanti li sentiamo ancora nelle orecchie. Era ieri. Ieri l'altro al massimo. 

Per cui non sappiamo quando, perché e come sia successo. Ma una mattina mi son svegliato. E ho ritrovato lo Stato, insieme al Pubblico. Dovunque. Invocato da tutti: Garante e Salvatore. Esibito come un'icona, un'immagine sacra. Non sappiamo cosa sia successo - quando, come e perché. Ma tutto questo ci disorienta non poco, perché i sacerdoti del nuovo culto hanno volti e nomi noti. Sono gli stessi che hanno celebrato il culto dominante fino a ieri. Anzi: stamattina. Governi liberali e ministri liberisti. Presidenti imprenditori. E Imprenditori presidenti. Di uno stato Imprenditore. E partiti-azienda oppure leghe di piccoli produttori. Tutti quanti a celebrare il rito dello Stato. Che ci salverà. Che garantirà i nostri risparmi, i nostri fondi, le nostre banche, le nostre imprese - piccole e grandi. Perché nessuna banca fallirà e nessun risparmio sfumerà. Lo Stato che protegge i cittadini dovunque e comunque. 

Lo Stato assicuratore e rassicuratore. A vegliare sulla quiete pubblica. A imporre l'ordine. L'esercito sparso dovunque. Sulle piazze e sulle strade. Nei luoghi di crisi. A presidiare le discariche e le periferie in degrado. Lo Stato ci salverà dal mondo che ci minaccia. Barboni, immigrati, puttane, scippatori, spacciatori, lavavetri. Ci vuole davvero uno sforzo grande per adeguarsi in fretta. Per non rischiare il cortocircuito cognitivo. E occorre tanta flessibilità - specialità del tempo presente - per cogliere l'attimo fuggente e già fuggito. Per riconoscere - senza perdersi - il nuovo paesaggio, al cui centro svetta lo Stato al posto del mercato. Il Pubblico al posto del privato. Quasi fossimo tornati indietro. Un ritorno al futuro. Anche se - a ben vedere - qualcosa manca nell'immagine del passato che ritorna. In particolare: lo Stato sociale, previdenziale e provvidenziale. Quello che garantiva - e spendeva tanto - per salute, lavoro, educazione, assistenza, pensioni. Quello Stato lì: non ritorna. O meglio: non "deve" tornare. Quello Stato lì: va aperto al mercato (che solo in questo caso torna ad essere considerato un valore). Pesa ancora troppo, si dice con rammarico. E - per questo - va ridimensionato. Troppi professori - perdipiù incapaci; troppi chirurghi macellai; e troppi maestri (torniamo ai maestri unici - e anche così sono troppi). Così la sensazione di essere proiettati all'indietro - nel vortice del passato - un poco sfuma. Non è lo Stato che domina il mercato, del pubblico che guida il privato. 

Questo Stato non rimpiazza il mercato, ma lo soccorre. Sostiene le banche più delle scuole. Le borse molto più della sanità. E non promette più benessere sociale (come potrebbe?), ma sicurezza individuale. Sorveglia il nostro mondo, affronta le paure - senza dissolverle. E' lo Stato al servizio dei privati. Lo Stato che stigmatizza gli "statali" (fannulloni) e i servizi "pubblici" (inefficienti). Per cui non riesce a curare la nostra inquietudine, ma, anzi, la alimenta. Né può ricostruire la nostra fiducia. In noi stessi, nelle banche e nello Stato. Quando lo Stato è "stato": ridotto a un participio passato, d'altronde, come è possibile affidargli il nostro futuro? 

E come credere nella sua forza, quando, per decenni, se ne è recitato il declino, anzi: la fine? Quando la globalizzazione - mitica - ne ha indebolito poteri e legittimità? Quando la finanza senza confini e senza bandiere ne ha fatto un dio minore: come si può pretendere che oggi possa fare miracoli? sconfiggere il panico finanziario? Ergersi al di sopra della paura? E' uno stato di necessità: non ha il fisico, tanto meno il carisma per recitare la parte del Leviatano.

di ILVO DIAMANTI

Link: http://www.repubblica.it/2007/02/rubriche/bussole/stato-necessita/stato-necessita.html

Caccia grossa ai Bot, rendimenti ai minimi da oltre 2 anni

E' caccia grossa ai Bot, porto sicuro in momenti di crisi come questi. Il Ministro dell'Economia ha comunicato stamani che, date le attuali circostanze di mercato e al fine di accogliere la domanda aggiuntiva dei risparmiatori italiani per i titoli di Stato emersa nelle ultime giornate, il quantitativo offerto oggi in asta del Bot 3 mesi (scadenza 15/01/2009) è stato innalzato da 4 miliardi a 6 miliardi di euro.

Conseguenza? Con una domanda così sostenuta i rendimenti sono risultati in drastico calo. I BoT trimestrali scadenza15/01/2009 sono stati collocati con un rendimento lordo semplice del 2,354% (-1,874 punti rispetto all'asta precedente), ai minimi dall'ottobre del 2005. 

In forte calo anche i BoT annuali: il Buono a 12 mesi scadenza 15/10/2009 è uscito con un rendimento lordo del 3,062%, in flessione di 1,244 punti rispetto all'asta del mese precedente, ai minimi da aprile 2006. Gli importi emessi, 6 miliardi per ciascuno dei due prestiti, sono stati interamente assegnati a fronte di una domanda 11,982 miliardi per i trimestrali e 9,521 per gli annuali.

Nel frattempo i tassi interbancari a tre mesi iniziano a reagire alla riduzione di mezzo punto del costo del denaro della zona euro scendendo al 5,381% dal 5,393% dopo essere rimasti fermi ieri. Ma un operatore avverte: "il calo dell'Euribor è un fattore più tecnico che altro". L'overnight sui depositi si attesta sotto il tasso ufficiale del 3,75%, segnalando che la liquidità non manca. Ma sul Mid non risultano scambi neanche oggi, con richieste solo in denaro al 3,85%.

Gli Usa rilanciano, chiesto l'ingresso di Georgia e Ucraina nella Nato


Gli Stati Uniti hanno chiesto ai paesi membri della Nato di iniziare formalmente la procedura d'ingresso per la Georgia e l'Ucraina, il prossimo dicembre. La Nato aveva già promesso ai due paesi l'ingresso nell'alleanza militare, ma ad aprile aveva rimandato la questione. Parlando oggi a Budapest, ad una riunione dei ministri della Difesa, il segretario statunitense alla Difesa, Robert Gates, ha chiesto agli alleati di supportare l'ingresso dei due paesi. Dopo il conflitto di quest'estate fra Georgia e Russia però alcuni alleati vorrebbero ritardarne l'ingresso. "Noi non siamo altalenanti nel nostro sostegno alla sovranità della Georgia - ha detto Gates - alla sua indipendenza e alla sua integrità territoriale. Abbiamo cercato una relazione costruttiva con la Russia - ha proseguito - ma sfortunatamente il loro comportamento ha minato la sicurezza nella regione e ha suscitato una reale preoccupazione riguardo alle sue intenzioni".



La bolla speculativa colpisce il Vaticano


Papa Benedetto XVICittà del Vaticano. Ha avuto effetti indesiderati l'intervento del Papa sulla vacuità dei soldi e sulla solidità “solo della parola di Dio”. Tre minuti dopo le parole del pontefice, gli investitori in fuga dal boom del mattone si sono precipitati a comprare parole di Dio. Code chilometriche di piccoli risparmiatori si sono formate all'ingresso delle librerie delle Edizioni Paoline, mentre i pensionati che non si fidano più delle banche ormai nascondono pile intere di Bibbie sotto il materasso. Gli esperti segnalano il pericolo di una speculazione: grazie agli ingenti ordini dei grandi fondi di investimento, qualsiasi libro sacro stampato da qui al 2021 è già prenotato e non finirà sugli scaffali. Secondo alcuni analisti di una setta apocalittica, la domanda di parole sacre è talmente alta che Dio potrebbe scegliere di manifestarsi attraverso un nuovo profeta, realizzando profitti ultramiliardari. C'è preoccupazione, però, per le difficoltà di alcuni sacerdoti subprime, che a fine messa non ritrovano più gli opuscoli lasciati sulle panche delle loro chiese di campagna. Intanto un gruppo di consulenza ateo ricorda che, come ogni bolla, anche quella sacra è destinata a scoppiare. Con il rischio che anche la parola di Dio un giorno non valga più niente.

Emmanuel Bonsu, il ghanese che ha denunciato di essere stato picchiato dai vigili a ParmaItalia. L'assenza dell'emergenza razzismo nel Belpaese è confermata da più fonti. Al termine di perizie ed esami di laboratorio in varie città italiane, una commissione nominata dal ministero dell'Interno ha concluso che gli atti di violenza dell'ultimo mese sono tutti riconducibili alla stessa dinamica: sono gli stranieri che si scagliano violentemente contro i pugni chiusi degli italiani, un'ulteriore dimostrazione dell'invasione dei nostri spazi. “Cosa potrebbe succedere se io picchiassi... ehm, se mi si scagliasse contro un arabo con la cintura esplosiva? Non siamo più sicuri a casa nostra”, ha dichiarato un adolescente della degradata periferia romana al Tg4. Secondo un sondaggio telefonico commissionato dalla Lega Nord, gli italiani comunque non sono un popolo spaventato dagli stranieri. Mentre solo il 23 percento ha ammesso di provare un certo timore, ben il 56 percento ha invece risposto “Devono avere paura loro, altroché. Li aspettiamo con zappa e forcone”. Il 21 percento degli interpellati, invece, è scappato a gambe levate dalla cornetta appena l'intervistatore ha pronunciato la parola “extracomunitario”.

Una sede dell'UnicreditEuropa. Partenza in difficoltà per il piano europeo di sostegno ai mercati azionari. Francia e Germania avevano proposto di far gravare i costi del piano sui paesi dell'ex blocco sovietico, più Malta e Cipro, seguendo il principio del “paga chi è arrivato per ultimo”. Prevedibile il rifiuto dei paesi più piccoli. In Italia, la crisi preoccupa così tanto che il premier Berlusconi sta pensando di sbloccare i fondi neri della Fininvest per non far crollare il sistema bancario. Prima di essere salvate, però, le banche dovranno essere più trasparenti nei confronti dei risparmiatori. Basta dare l'idea di soldi facili: gli istituti di credito dovranno quindi incorporare nei loro nomi il rischio di perdere tutto. Così, le indiscrezioni sulla riforma parlano di una Unicredit trasformata in Unidebit, mentre le Banche Popolari diventeranno Banche Impopolari. Un'altra bozza rivela il piano di ribattezzare le Casse di Risparmio “Casse delle spese folli”, con Mediobanca che diventa Piccolobanca. Dal Vaticano, infine, giungono accuse di blasfemia per la trasformazione di Intesa San Paolo in “Malinteso Porco Giuda”.
 
Link: http://www.peacereporter.net/dettaglio_articolo.php?idc=0&idart=12365

Zimbabwe, a luglio inflazione arriva a 231 milioni per cento


HARARE (Reuters) - L'inflazione annuale in Zimbabwe ha raggiunto a luglio un nuovo record balzando a quota 231 milioni per cento, rispetto ai "soli" 11,2 milioni di giugno. Lo indicano oggi i dati dell'Ufficio centrale di Statistica, che segnano un'ulteriore deterioramento della crisi economica nel Paese sudafricano.

Su base mensile, dicono i dati, i prezzi sono saliti a luglio del 2.600,2 per cento, rispetto all'839,3 per cento di giugno. A guidare l'aumento, i prezzi di pane e cereali.

Intanto, sul fronte politico, continuano a rilento i negoziati tra il partito Zanu-Pf del presidente Robert Mugabe - al potere dal 1980, cioè dall'indipendenza del Paese dalla Gran Bretagna - e l'opposizione dell'Mdc, da cui dovrebbe uscire un accordo di condivisione del potere.

Ieri lo Zanu-Pf ha accusato l'opposizione, guidata dall'ex candidato presidente Morgan Tsvangirai, di mettere in pericolo le trattative, mediate dall'ex presidente sudafricano Thabo Mbeki.

Link: http://www.borsaitaliana.reuters.it/news/newsArticle.aspx?type=entertainmentNews&storyID=2008-10-09T063712Z_01_MIE49801G_RTROPTT_0_OITLR-ZIMBABWE-INFLAZIONE-MONSTER.XML


La strage di Sant'Anna di Stazzema


La strage di Sant'Anna di Stazzema 

Nell'agosto del 1944, la ferocia degli occupanti nazifascisti si scatena contro la popolazione di Sant'Anna di Stazzema, nel premeditato e deliberato tentativo di indebolire le formazioni partigiane. Quattro divisioni SS, accompagnate da "
collaborazionisti italiani(i cosiddetti repubblichini), massacrano 560 civili inermi.



Il video documentario di  Giovanni Minoli su questo link:

http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/pop/schedaVideo.aspx?id=1761

Serbia, piccola notizia per un grande pasticcio


Piccole notizie che sfuggono maliziosamente all'attenzione. A nascondere i fatti scomodi. Agenzia di stampa inglese Reuters, 17 e 32 di ieri: “Serbia wins U.N. assembly vote to refer Kosovo independence to international court of justice”. La Serbia, annuncia la Reuters, vince la votazione all'assemblea delle Nazioni Unite per ottenere il giudizio della Corte Internazionale sulla legittimità della dichiarazione d'indipendenza del Kosovo.

La risoluzione, aggiunge poco dopo l'Ansa, è stata approvata con 77 voti a favore, 6 contrari e 74 astensioni, tra cui numerosi paesi europei. Gli astenuti che con il loro “non voto” hanno consentito questo importante risultato politico per la Serbia, sono la vera curiosità. “ L'Europa dell'Unione, si è presentata al voto divisa: Cipro e Spagna, ad esempio, hanno appoggiato la richiesta serba, perché -proprio come Belgrado- i rispettivi governi temono che le minoranze separatiste seguano il modello del Kosovo, dichiarando l'indipendenza.


L'Italia invece, come la Francia e la Gran Bretagna, si é astenuta”. Si astengono anche Francia, Germania e Londra, capofila Ue del partito “americano” del riconoscimento. Che accade insomma? I giudici della Corte internazionale di giustizia dovrebbero impiegare dai due ai tre anni per preparare il parere legale sullo status dell'ex provincia serba a maggioranza albanese. Di fatto un prolungato spazio vuoto che all'assemblea Onu ha messo accanto, nel voto, Paesi con obiettivi molto diversi tra loro. Precisato che contro il ricorso di giustizia hanno votato, manco a dirlo, Stati Uniti ed Albania, perché il “tradimento” inglese dei cugini d'oltreoceano? L'ambasciatore della Gran Bretagna all'Onu, John Sawers, ha detto che la richiesta di avere un parere della Corte “è più politica che legale e serve a rallentare il riconoscimento del Kosovo come stato indipendente''. "L'indipendenza del Kosovo è e rimarrà una realtà -ha proseguito Sawers- ed è stata riconosciuta da 22 dei 27 Paesi dell'Unione europea, la stessa organizzazione di cui la Serbia vorrebbe entrare a far parte''.

Traduzione della traduzione. Diamo un contentino “politico” alla Serbia sapendo che: 1, il Kosovo per Belgrado è definitivamente perso; 2, se la Serbia vuole sperare di affacciarsi all'Unione europea, deve, prima o poi ingoiare il rospo. Risultati immediati, pochi. Progettati, molti. Guai possibili, infiniti. Sicuramente, da oggi, rallenterà ulteriormente il difficile cammino internazionale del Kosovo albanese a caccia di riconoscimenti. Soltanto 48 Stati sovrani sui 192 che fanno parte delle Nazioni Unite. Sicuramente ci saranno nuovi problemi all'ammissione del Kosovo nel Fondo Monetario Internazionale e nelle altre “Istituzioni tecniche” che preludono al pieno riconoscimento di sovranità. Sicuramente, l'assemblea dell'Onu seppellisce definitivamente i trionfalismi di un vertice politico kosovaro che aveva venduto alla sua opinione pubblica il bengodi occidentale a garanzia americana già dall'altro ieri. Rettropensieri degli europei, ieri a favore del riconoscimento del Kosovo, ma pieni di timori e perplessità oggi? Meglio tenere in sospeso quella banda di scalmanati: costano troppo e garantiscono troppo poco.

Adesso il problema degli “amici europei” è la Serbia dell'amico Boris Tadic, cui prima o poi qualcuno dovrà decidersi a dare qualche cosa di concreto. Tipo, la partizione del Kosovo. Il nord di Mitrovica, con l'aggiunta di qualche monastero ortodosso dal lato giusto del fiume Ibar che ridiventa ufficialmente serbo. Ed il Kosovo albanese che confina con Macedonia ed Albania a litigare coi vicini del suo sud-ovest nella stessa lingua. Geopolitica della speranza, alla ricerca di qualcuno che, sul campo, ci creda davvero. Che sarà e farà, da domani, la missione civile Onu dell'Unmik? Che rapporti riuscirà a creare con l'illegittima Eulex dell'Unione europea? L'accettazione di fatto della missione europea Eulex, è il prezzo delle molte astensioni europee che Belgrado dovrà pagare a breve. Ma le cambiali in scadenza sono molte altre. Il Kosovo albanese stesso, la parte attualmente perdente del suo gruppo dirigente, allevata come gli altri alla “politica” del kalashnikov, sarà disposta ad aspettare gli anni della Corte di giustizia internazionale? E quanti altri interessi nazionali nell'area si sono nel frattempo divaricati tra i sempre più dubbiosi alleati strategici degli Stati Uniti? Ad azzardare un suggerimento al comandante italiano della Nato in Kosovo, potrebbe essere prudente passare già ora allo stato d'allerta “arancione”.

di Ennio Remondino
Link: http://www.megachip.info/modules.php?name=Sections&op=viewarticle&artid=8025

Il segreto del Ministro Gelmini figlia di don Eligio Gelmini


Don Pierino Gelmini -nessuno lo ricorda- è il fratello del più noto Padre Eligio Gelmini il prete in cachemire, amico di calciatori e di veline ante litteram, famoso, negli anni settanta, per frequentazioni e coinvolgimenti in quelli che, la stampa di allora, chiamava 'balleti', rosa o verdi e qualcuno ( col senno di poi...) anche neri, neri mafia, nero trame.

Eligio Gelmini fu anche il fondatore di "mondo x", comunità per tossicodipendenti discussa, dai finanziamenti discutibili. Ma nell'italia dall'ora, bacchettona e cieca , dove ancora risuonavano gli schiaffi alle donne dalla scollatura tentatrice, il clamore intorno a lui e al fratello Pierino fu tanto, forse troppo, più per provinciale pruderie che per indignazione per la provenienza dei soldi con cui Eligio e il fratello si permettevano di abitare ville, vestire di lusso e fare 'la bella vita'.

Soldi e amicizie, favori e affari che passavano dall'Argentina, dal sud del Vietnam, luoghi compromessi in quei tempi di guerre e regimi, non interessavano e la vicenda imperverso' solo per i contorni boccacceschi.

Ma veniamo al Pierino di santa romana chiesa: Tra gli anni sessanta e i settanta, amava farsi chiamare 'Monsignore' nonostante la diffida della Curia. Segretario di un cardinale, Luis Copello, arcivescovo di Buenos Aires guidava una jaguar e veniva inquisito, e arrestato, per bancarotta fraudolenta, emissione di assegni a vuoto, e truffa.

Pare che 'Monsignor' Pierino avesse messo su una ditta import-export con l'America Latina, l'america latina di allora, quella dei regimi sanguinari, della protezione ai nazisti in fuga.

Nel contempo, tra i suoi affari figura una cooperativa edilizia collegata con le Acli, fallita proprio mentre Pierino ne era tesoriere fallita 'bene' come si suol dire, senza che mai si sia saputo dove fossereo finiti i soldi.

Tutte queste vicende, e quelle del fratello, consigliarono al Gelmini un soggiorno all'estero e scelse il Vietmnam del sud.

Anche li trovò il modo di distirnguersi e venne denunciato per appropriazione indebita dalla vedova Diem, nonchè da un Arcivescovo locale.

Nel 1971 torna in italia e va in galera.

Quattro anni filati dietro le sbarre puittosto movimentati, reclami di altri detenuti per la condotta del 'Monsignore' che viene definito 'promiscuo' e isolato.

Uscito dal carcere la chiesa cattolica condanna la pecorella smarrita a una ritiro in Toscana, . Qualche altro guaio con la giustizia ma la situazione pare appianarsi.

Lui e il fratello Eligio continuano a abitare ville e eremi di lusso, a godere di ottime conoscenze e protezioni, senza grossi clamori.

Poi di colpo, Don Pierino Gelmini diventa la star e il fratello Eligio sparisce definitivamente dalle cronache, lasciando un flebile ricordo.

Si chiude con il passato pur mantendo una certa continutà e nasce Iincontro', la comunità per tossicodipendenti che ne ha fatto un eroe, un mito della salvazione. Gelmini elabora una teoria "la Cristoterapia" e si rimette nel giro del salvataggio di tossicodipendenze, con i soldi di tanti estimatori, tra cui Berlusconi che lo finanzia con cifre a nove zeri in lire.

 

In un eccesso di zelo, ricordiamo, il nostro, volle farsi iniettare il virus dell'AIDS, per sensibilizzare sulla malattia disse lui, una sorta di martirio mediatico, da santo del ventesimo secolo, triste e barocco come tutti i martiri. Il dubbio sullo stato di salute del Don precedentemente al 'sacrificio' resta, nessuno a visto i test precedenti all'iniezione fatale.

A naso, mi sembra che le ultime accuse rivolte al Gelmini siano poco credibili, una vendetta un ricatto o magari qualcuno che non vuole più essere salvato dal demone della droga e diventar melassa per il banchetto della salvazione finanziata dallo stato, e da forza Italia. O magari è tutto vero e sinceramente non ci soprpenderebbe. Ma la cosa credibilissima, e un po' grottesca, è che il centro-destra abbia assunto questo nuovo eroe tra le fila dei santi perseguitati,( mentre il centro-sinistra tace per non compromettersi) ,santo e subito non fosse per il curriculum perfetto che porta.

di Roberta Anguillesi

Link: http://www.democrazialegalita.it/roberta/Roberta_Don%20Pierino%20Gelmini_padre%20Eligio_storia=06agosto2007.htm

 

Fin qui tutto rientra nei canoni di una squallida storia di cronaca, ma il mistero si infittisce navigando in rete ne riporto alcuni stralci ed il link::

 

Incuriositi dalla figura del nuovo ministro della Pubblica Istruzione, Mariastella Gelmini, ieri pomeriggio verso le 14 (GTM -4) abbiamo surfato un po' il web per raccogliere qualche informazione. Wikipedia la descriveva come una avvocatessa, nata a Leno nel 1973 e figlia di Padre Eligio Gelmini. Cliccando sul link abbiamo poi raccolto qualche informazione sul sacerdote: noto negli 60 per essere amico di molti personaggi del jet set fra cui i calciatori del Milan di Rocco, poi condannato a 4 anni di carcere per truffa nei primi anni 70 assieme al fratello Pierino (anche lui sacerdote). Il quale fratello (ci informano La Stampa e la stessa Wikipedia) ha continuato ad averne di problemi con la legge fino all’inquisizione per abusi sessuali del 2007. Rumori del web poi, associano a varie riprese i due sacerdoti a BS e ad altri esponendti del centro destra.

Con somma sorpresa qualche ora dopo (18 GTM -4, circa) scoprivamo che la pagina di Wikipedia era cambiata (!): adesso Mariastella non figurava più come figlia di Eligio mentre le informazioni su quest'ultimo erano state ridotte al lumicino. Cercavamo allora sul web qualche info sui genitori del neoministro ma senza fortuna: sembrerebbe che in rete non ci sia più alcun riferimento in materia. Mariastella si è materializzata dal nulla un giorno dell’estate 1973 in quel di Leno (BS, inteso come Brescia stavolta).

A questo punto qualche domanda abbiamo cominciato a porcela, ed il senso del post è sostanzialmente rigirare queste domanda alla vasta readership di nFA. A cosa si deve questo repentino cambiamento delle pagine di Wikipedia? Qualcuno aveva forse tirato un brutto scherzo al neoministro collegandola ai famigerati fratelli Gelmini (brutto scherzo a cui si è posto poi rimedio eliminando le informazioni false)? Oppure Mariastella è effettivamente imparentata con Eligio e Pierino ed ogni traccia di questo scomodo collegamento è stata cancellata dal web ad arte (forse con un po' in ritardo)?

Nel momento in cui scriviamo ci restano soltanto 2 certezze (ancora per quanto, non si sa) sul neoministro della Pubblica Istruzione:

Nel 2000 fu sfiduciata da presidente del consiglio comunale di Desenzano per inoperosità. La sfiducia, oltre che dall’opposizione, fu votata anche dai membri del suo stesso partito. A quanto pare, ha fatto però tesoro della sfortunata esperienza e così, nella passata legistaltura, si è fatta promotrice del "Progetto di Legge per la promozione e l'attuazione del merito nella società, nell'economia e nella pubblica amministrazione".

Link:http://www.noisefromamerika.org/index.php/articoli/Servizio_“Chi_l’ha_Visto%3F”:_Il_Mistero_Gelmini

La soluzione della crisi? Gli investimenti conformi alla Shariah


DI LIAQUAT ALI KHAN
Counterpunch

Chiamatelo conseguenze delle irresponsabili invasioni Statunitensi, chiamatelo irrazionale esuberanza degli “short seller” [venditori allo scoperto, ndt.], chiamatelo catastrofe del “subprime lending” [un tipo di prestito ad alto rischio, ndt.], chiamatelo cattiva gestione dei prodotti finanziari, biasimatelo come volete, i mercati Statunitensi stanno fronteggiando un crollo senza precedenti e i più catastrofici non sono molto convinti delle promesse del pacchetto federale di salvataggio. Ironicamente, Wall Street ha notato che gli investimenti conformi alla Shariah – che evitano il rischio speculativo e l’ingordigia oberata dai debiti – sono andati molto meglio adesso che i mercati sono nei guai. Negli ultimi anni, gli investimenti conformi alla Shariah nei mercati occidentali sono cresciuti a più di mezzo trilione di dollari.

La finanza islamica sta attraendo una grande curiosità in ambito accademico. Molti esperti che hanno partecipato all’ottavo Forum sulla Finanza Islamica all’Università di Harvard tenutosi lo scorso aprile si sono chiesti se il finanziamento islamico avrebbe potuto prevenire il crollo che i mercati Statunitensi stanno fronteggiando soprattutto a causa dei debiti dei mutui e dei titoli supportati dai mutui – adesso conosciuti come “investimenti tossici”. Questo commento legale mette in luce i due principi fondamentali del finanziamento islamico che ho presentato al Forum. 

Investimenti ad Alto Rischio

Il Corano vieta al-Maysir o rischio speculativo, avvisando i fedeli di evitare i giochi della sorte in cui la probabilità di perdita è molto più alta della probabilità di guadagno (2 a 219). Gli investimenti conformi alla Shariah, quindi, evitano il rischio speculativo, includendo opzioni di tasso d’interesse, opzioni di azioni pure, futures, derivati e numerosi prodotti finanziari presumibilmente progettati per tutelare gli investimenti. Molti di questi prodotti finanziari attraggono speculatori nella speranza di fare soldi velocemente. Quando i manager dei fondi fiduciari, sotto le pressioni istituzionali di dimostrare il profitto, ricorrono al rischio speculativo, investimenti hedge diventano strategie suicide per la distruzione finanziaria. Alla ricerca di avidità e brivido, semplici investimenti in compagnie impegnate in attività socialmente utili sono diventati poco allettanti, persino noiosi, per il loro presumibilmente basso tasso di rendimento – spesso una profezia auto-avverantesi. Miliardi di dollari vengono buttati su compagnie che promettono enormi profitti ma che non producono niente. Mentre l’Islam permette di rischiare in investimenti in progetti di ricerca socialmente benefici, proibisce investimenti in compagnie che vendono alcol, tabacco, pornografia, debito e armi – prodotti che pregiudicano la nostra salute e la nostra sicurezza.

Alcune strategie di investimento dilaganti nei mercati non sono solo moralmente corrotte ma anche socialmente dannose. Gli “short seller”, per esempio, fanno soldi quando le compagnie crollano e chiudono. Capovolgendo la logica convenzionale dell’investimento, gli “short seller” si augurano che le compagnie crollino invece di prosperare, visto che fanno più soldi quando le aziende fanno bancarotta, i lavoratori e gli impiegati perdono il lavoro e i fondi pensioni evaporano attraverso azioni in calo dell’azienda. Questi cinici investimenti, propagandati come utili forze che bilanciano il mercato, sono contrari alla legge islamica.

Debiti fruttiferi

Oltre a vietare investimenti ad alto rischio, il Corano proibisce anche gli investimenti a rischio zero. Il bando è contro la riba, l'interesse sul prestito, che è severamente proibito. L’Islam non vieta gli investimenti passivi. E non proibisce neanche di concedere prestiti a interesse a tasso zero. Il debito non è contrario alla legge islamica. Far pagare l’interesse lo è. Sebbene molti esperti sostengono che l’usura, e non l’interesse, sia proibito sotto la legge islamica. La maggior parte degli accademici musulmani concordano, tuttavia, sul fatto che l’interesse sul prestito sia contrario alla Shariah.

Confutando le tesi che i soldi hanno valore temporale o che l’interesse è analogo al profitto, il Corano offre il principio categorico che “il commercio è permesso ma l’interesse no”. (2:275). Il bando contro l’interesse è stato deciso non solo per salvare i poveri da prestatori senza scrupoli, ma anche per scoraggiare gli investitori che pretendono un rendimento fisso sui loro investimenti e si rifiutano di prendersi il rischio di impegnarsi in utili affari.

Contrario ai principi islamici, il prestare in generale, e il “subprime lending” in particolare, erano destinati a danneggiare i mercati finanziari statunitensi per due ragioni ben distinte. Primo, il debito unito ad un alto interesse si stava estendendo a persone che semplicemente non avevano i mezzi di ripagare i debiti. Questa era usura. Secondo, i mutui immobiliari non erano più una decisione prudente di investimento, visto che molti investitori stavano facendo affari nell’immobiliare con prezzi inflazionati. Banche di investimento e altri falchi di Wall Street stavano convertendo mutui in titoli negoziabili, trasformandoli in obbligazioni fruttifere. Queste stravaganti obbligazioni hanno iniziato a fallire quando i beni alla base vennero pignorati o svalutati. Il debito si rivelò mortale e i suoi titolari in bancarotta.

Una distruzione condivisa

Tra i proibitivi limiti del maysir (rischio speculativo) e della riba (rischio zero), tuttavia, la legge islamica permette creatività nei mercati finanziari dove gli investitori mobilitano un surplus di soldi per la produzione e distribuzione di beni e servizi halal (Kasher) [onesti, ndt.]. Questi mercati permessi non sono né privi di rischi né inclini al rischio irresponsabile. Sebbene innovativi e autentici, i mercati sono caratterizzati da valori di giustizia, trasparenza e ragionevoli profitti. Sono liberi da pratiche rapaci che corrompono le transazioni con avidità e impongono stenti ai poveri, i vecchi e i principianti.

Il pacchetto federale di salvataggio che l’amministrazione Bush sta spacciando come una cura veloce di tutti i problemi avrà l’unico risultato di aggravare il cancro di debiti fruttiferi alla base. È improbabile che l’afflusso di più soldi riformerà istituzioni e compagnie costruite su strati di debiti fruttiferi. Quando i migliori e i più brillanti sono impegnati nel trovare modi con cui fare soldi con altri soldi, e nient’altro, il sistema può sembrare creativo e intelligente ma è equipaggiato per una distruzione condivisa.

Ali Khan è professore di Legge all’Università Washburn a Topeka, Kansas 

Titolo originale: "Meltdown in American Markets "

Fonte: http://www.counterpunch.org

La Nato si arrende, i talebani tornano ad essere alleati contro i russi


La soluzione militare, ormai è chiaro, non c'è. Ecco perché sette anni dopo l'invasione
dell'Afghanistan anche gli Stati Uniti ora sono pronti a sostenere trattative tra il governo di Kabul e i talebani, a patto che dai negoziati sia esclusa al Qaeda. Lo ha detto al vertice dei
ministri della Difesa Nato di Budapest il segretario alla Difesa Usa Robert Gates, dopo l'appello al dialogo lanciato la scorsa settimana dal presidente afghano Hamid Karzai al mullah Omar e il successivo via libera di Londra.

Secondo il capo del Pentagono un'opera di riconciliazione in Afghanistan gestita da Kabul potrebbe porre fine alla guerra. Questo solo se i talebani rispetteranno i termini posti
dal governo afghano alla cui sovranità i talebani dovranno sottomettersi "Ci deve essere infine, e sottolineo infine, una riconciliazione come parte di un risultato politico a questo (negoziato)", ha spiegato Gates perché la riappacificazione "sara' la definitiva exit strategy per tutti noi".

Il segretario alla Difesa ha comunque chiarito che gli eventuali negoziati non potranno mai includere chiunque faccia parte di al Qaeda: "Dobbiamo essere sicuri di non
parlare con loro", ha chiarito Gates.
 
Gli Usa dopo l'11 settembre 2001 invasero a dicembre l'Afgfhanistan per abbattere il regime talebano che aveva ospitato Osama bin Laden e i vertici della sua organizzazione. In Afghanistan gli americani hanno circa 32.000 soldati, divisi nell'operazione Enduring Freedom
(18.000) e nel contingente Isaf della Nato (14.000). Le vittime americane sono state finora 610(Rainews24).

" In un contesto radicalmente mutato come quello attuale era prevedibile un cambio di strategia della Nato, così con un ennesimo cambio di rotta di 180° i talebani ridiventano amici(forse il termine è eccessivo, meglio dire utili alleati). I russi alleati contro il "terrorismo" ridiventano nemici e vanno arginati. In realtà per la Nato i russi sono solo un problema ma non "il" problema che è e rimane la corsa agli enormi giacimenti caucasici che sono contesi agli occidentali dai cinesi. In questo enorme e pericolosissimo gioco sono attualmente saltate molte allenze e se ne sono costituite di nuove. L'India ha stretto, negli ultimi giorni, un'alleanza strettissima,condita da accordi in materia nucleare, con gli Stati Uniti. Questi ultimi hanno capito che il Pakistan non è un alleato leale ed hanno deciso di destabilizzare e dividere il paese in una miriade di staterelli facilmente controllabili. Una volta aperta questa strada sarà più facile far passare il petrolio ed il metano del Kazakhstan fino ai porti indiani. Il Pakistan confina con India Cina e Iran, già questo dovrebbe far capire l'ennorme importanza di questo paese e si affaccia sull'oceano indiano. Ciò che non si piega si spezza,  questa sembra la regola adottata con i pakistani, un paese che all'interno non ha mai raggiunto una completa unità nazionale. Con l'Afghanistan vale il discorso contrario e cioè ciò che non si spezza si piega, così i talebani riavranno il controllo del territorio, del traffico di oppio e armi e saranno grandi alleati contro russi e cinesi.

Autore: F.G.


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