lunedì 6 ottobre 2008

"Giù le mani dalla scuola pubblica"

Milena Vercellino
Trentamila voci da piazza Castello a via Verdi contro la Gelmini
 
Doveva essere l´unica manifestazione unitaria in Italia contro la riforma Gelmini, si è trasformata nella prova generale dello sciopero nazionale della scuola che verrà proclamato per fine ottobre, probabilmente per il 31. Più di trentamila insegnanti, genitori e bambini, il mondo della scuola piemontese al gran completo, hanno sfilato ieri pomeriggio per le vie del centro. Una folla come neanche ai tempi della riforma Moratti. Non sono bastate piazza Castello e via Verdi per contenere il corteo che si è snodato sotto un caldo sole: l´affluenza inattesa, ben oltre le 5mila persone di cui si parlava qualche giorno fa e superiore anche alle stime molto incoraggianti che circolavano ieri, ha obbligato la questura ad estendere il percorso attraverso tutta via Po, piazza Vittorio, corso San Maurizio, viale Partigiani. Insegnanti, genitori e bambini sono arrivati da tutto il Piemonte, a bordo di decine di autobus organizzati dai sindacati, per gridare il proprio "no" alle sforbiciate sulla scuola, all´introduzione del maestro unico, all´aumento dei bambini per classe, alla riduzione degli organici dei docenti e delle ore di lezione. Gli organizzatori (la Flc-Cgil, la Cisl e la Uil scuola, Gilda e Snals), i sindacati di base che hanno aderito alla manifestazione ed i comitati dei genitori guardano con soddisfazione e un po´ di stupore la folla da grandi numeri radunatasi per contrastare «un provvedimento che taglia le certezze e mette in moto un meccanismo di precarietà nel mondo della scuola», spiega Diego Meli della Uil. «E´ una manifestazione della scuola senza precedenti, frutto di un sentire diffuso: nemmeno la Moratti era riuscita a portare in piazza tanta gente. Questo è il grande contributo del Piemonte alle politiche nazionali sulla scuola», dice Rodolfo Aschiero della Cgil. «Nel corteo c´è una forte presenza di delegazioni delle singole scuole. I genitori, gli insegnanti, i bambini, si sono organizzati per rispondere alla nostra richiesta di mobilitazione», sottolinea Enzo Pappalettera della Cisl. «Questa mobilitazione è un caso che apre una strada per tutto il Paese», dice Lorenzo Varaldo del Manifesto dei 500. «Dobbiamo restare uniti finché ci sarà questa situazione, dobbiamo salvaguardare il tempo pieno e l´occupazione dei lavoratori della scuola», dice Franco Coviello dello Snals.

Alcune delle risposte di Sarah Palin ai giornali e alle televisioni


Durante l’intervista concessa alla Cbs, la giornalista Katie Couric le ha domandato cosa significasse essere governatrice dello Stato americano più vicino all’Alaska. Dall’espressione stranita della Palin si capisce che è una domanda che non si aspetta. Rimane spiazzata per un attimo e poi dice, “ehm….è molto importante tenendo conto dei problemi di sicurezza nazionale con la Russia…se Putin rialzasse la testa sconfinando nello spazio aereo degli Stati Uniti, dove andrebbe?….in Alaska! Ecco dove!”. 

La giornalista sembra piuttosto perplessa, come probabilmente milioni di Americani che avranno pensato di aver trovato l’equivalente di un Bush in gonnella, almeno per quanto riguarda le capacità oratorie. Ma la Palin non ha ancora finito: “E’ dall’Alaska”, continua l’ex governatrice, “che partono quelli che controllano questa potente nazione…la Russia…perché sono proprio li…dietro l’angolo…” Se i giornalisti della CBS fossero andati in una scuola elementare di Anchorage, capitale dello Stato e avessero chiesto la stessa cosa a un alunno qualsiasi, probabilmente avrebbero ricevuto una risposta meno infantile di quella della Palin. 

Poi è arrivato il momento di parlare della crisi finanziaria che sta devastando l’economia americana e mondiale. “Secondo lei”, ha domandato la giornalista alla Palin, “non sarebbe preferibile spendere 700 miliardi di dollari per aiutare le famiglie ad arrivare a fine mese, sostenendole negli acquisti quotidiani, permettendo loro di spendere e rivitalizzare l’economia, invece di soccorrere queste grandi istituzioni finanziarie che hanno una così grande parte di colpa in quello che è successo.” Ecco la risposta. “…E’ proprio questo il motivo per cui dico….sono…come ogni americano con cui parlo…arrabbiata per il fatto che debbano essere i contribuenti a pagare il salvataggio…ma alla fine il salvataggio aiuterà gli stessi contribuenti che oggi si lamentano e consoliderà la nostra economia”, per un attimo la Palin fa silenzio, sembra che abbia finito, invece no, sta solo riflettendo a cosa dire. Si concentra e poi riparte: “...ehm…si tratta di…insomma bisogna agire per creare posti di lavoro. Consolidare l’economia e rimetterla sulla buona strada. La riforma dovrà essere accompagnata da un abbassamento delle tasse per far ripartire il commercio…perché il commercio dev’essere visto come un’opportunità e non come…come…una cosa competitiva che fa paura. Il piano di salvataggio va sicuramente in questa direzione.” 

«Mi informo poi rispondo». Sarah Palin è stata anche protagonista di una gaffe, in un'intervista. «Ora mi informo e poi le rispondo», ha praticamente risposto all'intervistatrice della Cbs che le chiedeva di dimostrare con esempi l'immagine di un John McCain da sempre sostenitore della necessità di riformare e regolare il sistema finanziario. «Cercherò di trovarne qualcuno e poi glielo riferirò» ha risposto la Palin, visibilmente seccata, quando Katie Courie le ha ripetuto la domanda. «Nonostante l'impegno della Palin, si tratta di esempi difficili da trovare - maligna oggi l'Huffington Post - perché in questi 26 anni McCain è stato un campione della deregulation». La gaffe della Palin arriva proprio dopo le proteste da parte dei giornalisti americani per il fatto che la campagna repubblicana tiene volutamente lontano dai media la candidata alla vicepresidenza, concendendo solo poche e selezionate interviste, senza tenere conferenze stampa o rispondere alle domande al volo dei reporter che seguono i suoi tour elettorali. 

In un'altra intervista dichiara: "Una guerra con la Russia può diventare necessaria, se Mosca invadesse un altro paese come ha fatto con la Georgia".
E ancora:  "La guerra in Iraq è un compito indicato da Dio".

Durante la prima intervista - La 'Bush Doctrine' non era evidentemente tra i manuali studiati da Palin, che ha uno straordinario talento politico ma un'esperienza assolutamente limitata su questioni di rilevanza nazionale e soprattutto di politica estera. Gibson si è sentito rispondere "A che riguardo, Charlie?" quando ha chiesto un parere sulla dottrina. E ha colto l'occasione al volo. "Che cosa intende, per dottrina Bush?". Palin ha tentato una risposta: "La sua visione del mondo...". Bush, ha continuato, "ha cercato di eliminare dalla faccia della terra l'estremismo islamico, i terroristi che hanno giurato di distruggere il nostro Paese. Ci sono stati errori di percorso, svarioni, e questo è il bello della democrazia e delle elezioni, che danno agli americani l'opportunità di eleggere leader migliori".

 

Ma la risposta, per quanto ben articolata, non era quella giusta, Gibson ha spiegato, con aria da prof in cattedra, che la dottrina Bush è quella che teorizza l'attacco preventivo. Senza batter ciglio Palin ha risposto: "Charlie, se abbiamo prove di intelligence che ci dicono che un attentato contro l'America è imminente, abbiamo ogni diritto di difendere il Paese".



IL PIANO PAULSON E’ LEGGE: NASCE LA NUOVA DITTATURA BANCARIA

Analizzando con attenzione il piano di risanamento imposto, in questi giorni, al Congresso americano, si può cogliere un’agghiacciante analogia con la celebre scena epica narrata nel romanzo di J.R.R. Tolkien: quando, cioè, Sauron, l'Oscuro Signore di Mordor, il potente spirito del Male de Il Signore degli Anelli che fa da antagonista al racconto, forgiò tra le fiamme del monte Fato l’Unico Anello: “Una banca per domarli, Una banca per ghermirli e nel buio incatenarli”. Spiace per i fans, ma il paragone è decisamente calzante; non tanto e non solo per l’oscurità del piano che in questi giorni ha ormai visto la luce in terra americana, quanto piuttosto per la cupidigia e l’avidità di potere delle menti che lo hanno partorito, in questo figure reali e drammaticamente simili al Grande Occhio di fantastica creazione. 

Prima di entrare nel merito della vicenda interesserà sapere che, già all'inizio di quest'anno, il Tesoro aveva indicato una traccia di riforma della governance dei mercati al fine di garantire una maggiore autorità alla banca centrale, a cui – stando al piano originario – sarebbe stata deputata la supervisone sulla stabilità del sistema finanziario nel suo intero (!) complesso. Dotare la Fed di più poteri, tuttavia, è un processo che avrebbe potuto richiedere anni e, comunque, avrebbe reso necessaria l'approvazione del Congresso, unica espressione viva della oramai mutilata sovranità popolare americana. 

Già, però, lo scorso marzo si notarono alcuni segnali di cambiamento, quando la Fed decise, per la prima volta nella sua storia, di fare prestiti alle banche d'investimento finite sotto pressione. Si trattava della banca d’investimenti Bearn Sterns salvata dal fallimento perché acquistata, attraverso soldi pubblici, da JP Morgan, anch’essa allora una banca d’investimenti, il cui capitale, però, era ed è interamente di proprietà di privati. La mossa alimentò l’ipotesi che l'istituzione avrebbe dovuto avere poteri di supervisione anche sulle investment banks, poteri che oggi spettano alla Sec, la Consob americana.

In quell’occasione ci si affrettò a definire la finestra aperta dalla Fed “temporanea”, non mancando di sottolineare come ultimo termine, prima della sua chiusura, il settembre di quest’anno. Lo stesso ministro del Tesoro Paulson, ex numero uno di quel colosso bancario che risponde al nome di Goldman Sachs – che, sarà certamente un caso, è l’unica banca insieme a JP Morgan ad aver giovato di questa crisi straordinaria – si disse concorde con la linea di principio alla base dell'iniziativa della banca centrale e dichiarò: “Dobbiamo riflettere su come dare alla Fed l'autorità di accedere a informazioni necessarie, in mano a complesse istituzioni finanziarie, per proteggere il sistema e stabilizzarlo quando è in pericolo”. È il pericolo, infatti, lo strumento, la leva attraverso la quale agire per accentrare sempre più potere in capo alla banca centrale americana e più potere si ha – la storia insegna – più velocemente lo si può ulteriormente concentrare nelle mani di quei pochi che già lo detengono.

Nonostante, infatti, l’articolo 1 sezione 8 della Costituzione americana stabilisca che il Congresso deve avere il potere di coniare moneta (creare moneta ndr) e di stabilirne il valore, attualmente ad avere questo potere è la FED, una società privata. È, infatti, la Federal Reserve e non il Congresso americano a controllare e trarre profitto dal produrre moneta attraverso il Tesoro e controllando il valore della moneta stessa tramite la gestione del tasso d’interesse; quell’interesse, cioè, che le banche commerciali dovranno restituire alla Fed in aggiunta al capitale che la stessa conferisce loro stampando la moneta di cui fanno richiesta.

Non sorprende affatto, quindi, che l’idea di una Fed con poteri sulle banche d'investimento trovi un ampio consenso nel sistema bancario: di recente Timothy Geithner, presidente della Federal Reserve Bank di New York, ha sostenuto che la banca centrale ha bisogno di maggiore autorità sulle banche d'affari che possano avere bisogno di un suo supporto finanziario. La questione era, però, capire come il Tesoro Usa avrebbe potuto mettere in pratica queste riforme: alcuni analisti avevano paventato che la modalità con cui intervenire sarebbe potuta essere quella di un intervento per via amministrativa. 

Una soluzione che avrebbe evitato di dover passare per il Congresso dove i tempi avrebbero rischiato di allungarsi. Straordinariamente, però, l’attuale crisi finanziaria e il panico paventato dalle stesse istituzioni americane – su tutti il Ministro del Tesoro Paulson e il Presidente Bush – hanno reso possibile l’impossibile: approvare la modifica del ruolo della Fed direttamente attraverso una legge votata dal Congresso e senza che questo lo impegnasse, come ci si sarebbe logicamente aspettato, in lunghe discussioni sul merito delle modifiche.

Ma c’è di più, molto di più: un esponente democratico del Congresso ha avvertito che un’atmosfera di panico è stata intenzionalmente creata perché fosse approvato il decreto sugli aiuti finanziari, affermando inoltre che diversi congressisti sono stati avvertiti, prima del voto di lunedì, che se la legge fosse stata bocciata in America sarebbe stata instaurata la legge marziale. Proprio così: la legge marziale. Il membro del Congresso Brad Sherman, eletto nel ventisettesimo distretto della California, ha infatti pubblicamente affermato, in un discorso tenuto il 2 ottobre alla Camera dei Rappresentanti, che conosce personalmente diversi rappresentanti del Congresso che hanno affermato di essere stati minacciati con la prospettiva della vera e propria legge marziale se avessero votato in opposizione al piano di aiuti da 700 miliardi di dollari. 

Sherman ha essenzialmente avvertito che potenti forze che vogliono che il decreto passi hanno tentato di ricattare i rappresentanti democraticamente eletti. “L’unico modo in cui possono far passare questo decreto è creando e sostenendo un’atmosfera di panico. Questa atmosfera non è giustificata” ha affermato Sherman. La notizia, ovviamente oscurata dal mainstream ufficiale, arriva da Steve Watson, dal sito infowars.net. “A molti di noi – ha continuato il membro del Congresso - è stato detto in conversazioni private che se lunedì avessimo votato contro il decreto il cielo sarebbe crollato, il mercato sarebbe caduto di 2000 o 3000 punti il primo giorno, altri 2000 il secondo giorno; e ad alcuni membri del Congresso è stato persino detto che ci sarebbe stata la legge marziale in America se avessimo votato no. Questo - ha insistito il deputato - è ciò che chiamo spargere paura. Ingiustificata. Dimostrata falsa. Abbiamo una settimana, abbiamo due settimane per scrivere un buon decreto. L’unico modo per far passare un cattivo decreto è mantenere la pressione del panico”. L’intero discorso dell’onorevole Sherman, membro della Camera dei Rappresentanti dal 1997 nonché membro del Comitato sui Servizi Finanziari, è disponibile sul sito CSPAN. 

Adesso che lo sciagurato progetto è legge, il Congresso americano dovrebbe costringere la Presidenza e l’intero governo ad un’immediata indagine su queste serie accuse che, per la loro gravità e per la rispettabilità di chi le ha formulate, pesano come macigni sulla credibilità internazionale di quella che è, a tutti gli effetti, la nazione più armata del pianeta. Sentire un parlamentare americano paventare, in una pubblica dichiarazione rilasciata davanti alla Camera dei Rappresentati, un colpo di Stato e l’instaurazione della legge militare, fà tremare i polsi e ricorda vicende purtroppo note nella vecchia Europa continentale. Scoprire quali privati individui e funzionari dell’amministrazione, se ce ne sono, sono coinvolti nella diretta minaccia di un rovesciamento militare dei lavori del governo Usa, appare più che necessario non essendo lo Sherman il solo a lanciare una simile accusa.

Ci attendono, dunque, tempi oscuri. Mentre il popolo sovrano dorme c’è, infatti, chi è al lavoro per mettere, rovistando nel torbido e facendo della Costituzione Usa carta straccia, il suggello finale al piano per ottenere il potere assoluto sui mercati finanziari della nazione e sul futuro economico del paese. Il rappresentante del grande cartello bancario, oggi ministro del Tesoro USA, si è visto approvare dal Congresso una legge che metterà fine alla pretesa che Bush controlli qualcosa di più dello schermo al plasma, situato a pochi centimetri dai suoi occhi privi di vita, su cui legge le ultime notizie. Al potere ora c’è lui, l’ex CEO della Goldman Sachs: Henry Paulson. Ave Cesare! I giorni della Repubblica sono finiti.

di Ilvio Pannullo

Dall'“Angolagate” al “Faina”: i misteri dei traffici di armi in Africa

-Mentre rimane bloccato, circondato da navi statunitensi, russe e di altri Paesi, il cargo “Faina”, con il suo carico di armamenti in mano ai pirati somali (vedi Fides 2/10/2008), nelle ovattate aule del Tribunale di Parigi inizia il processo per il cosiddetto “Angolagate, relativo a una vendita di armi di origine est-europea acquistato dal governo angolano negli anni '90 con la mediazione di alcuni uomini d'affari francesi. Questi ultimi sono accusati di aver operato senza informare le autorità di Parigi e di avere intascato delle tangenti per favorire la mediazione. 
Si tratta di due vicende lontane nel tempo ma proprio per questo dimostrano che continua a persistere “un'area opaca” che alimenta guerre e distruzioni in Africa. Se nel caso dell'Angola l'acquirente era il governo di un Paese in preda alla guerra civile, ma comunque riconosciuto dalla comunità internazionale, nella vicenda del cargo “Faina” non è ancora chiaro chi fosse il destinatario finale delle armi trasportate dalla nave.
Le autorità del Kenya continuano ad affermare che le armi erano destinate al proprio esercito, ma la stampa keniana solleva dei dubbi. In primo luogo si afferma che il Kenya, Paese da sempre nell'orbita occidentale, dispone soprattutto di armi provenienti dall'Europa occidentale e dagli Stati Uniti. Le armi trasportate dal “Faina” sono invece di origine ucraina, di modello sovietico (tra cui carri armati T72), probabilmente provenienti dai vecchi arsenali dell'Armata Rossa. Mentre non si può escludere che il Kenya abbia deciso di ampliare la lista dei propri fornitori (secondo il quotidiano The Nation i primi 5 fornitori del Kenya sono Stati Uniti, Gran Bretagna, Libia, Azerbaijan e Georgia, gli ultimi 3 probabilmente forniscono armi di seconda mano), rimane qualche perplessità sull'acquisto di carri armati di modello sovietico che comporta la creazione di una linea logistica distinta dal resto dell'equipaggiamento. Le autorità keniane affermano che il carico del “Faina” fa parte di un accordo più ampio concluso tra l'Ucraina e il Kenya nel 2007. 
La stampa keniana riporta però che il governo locale non ha notificato alle Nazioni Unite le sue importazioni e esportazioni di armamenti e non vi è traccia nei documenti ufficiali keniani del contratto con l'Ucraina. Il Registro dell'ONU delle armi convenzionali (UNROCA) ha ricevuto dall'Ucraina la notifica della vendita al Kenya di una serie di armamenti: 77 carri armati, due lanciarazzi d'artiglieria, 40mila fucili e mitragliatrici. Il Kenya ha ricevuto inoltre 15 aerei da combattimento di seconda mano dalla Giordania. I venditori hanno dunque comunicato all'ONU la vendita ma l'acquirente no. Perché? Sorge un'altra domanda: il Kenya ha bisogno di tutte queste armi? Vi sono stati dei mediatori che hanno preso una percentuale su queste transazioni? Perché il portavoce della Quinta Flotta americana aveva dichiarato che le armi trasportate dal “Faina” erano destinate al sud Sudan? Non è un mistero che sia il governo di Khartoum sia quello del sud Sudan (l'amministrazione autonoma provvisoria creata con gli accordi di pace del 2005) continuino a riarmarsi in previsione del referendum del 2010 che dovrà decidere se le regioni meridionali sudanesi diverranno indipendenti o continueranno a far parte del Sudan.
A distanza da 15 anni dall'Angolagate un'altra vicenda dai contorni ancora poco chiari (scoperto per caso “grazie” ai pirati somali, o forse qualcuno li ha informati?) dimostra che occorre rafforzare gli sforzi per mettere sotto controllo i traffici di armi in Africa, come in altre parti del mondo. (L.M.)

LA GRANDE MATTANZA DELLA CITY



La crisi nera delle banche d'investimento si sta ripercuotendo sulla City a ritmo sempre più accelerato. Migliaia di banchieri stanno perdendo il lavoro e quelli che lo mantengono vivono notti insonni con l'ansia di chi sta giocando alla roulette russa. La crisi peraltro è ormai passata alle banche commerciali che si apprestano a tagliare a loro volta migliaia di organici. Il mondo della finanza si sta rimpicciolendo come un palloncino che si sgonfia ed è destinato a cambiare faccia radicalmente.

Secondo la società di consulenza Hay il totale dei posti di lavoro finanziari che Londra potrebbe perdere durante questa terribile crisi, tra banche commerciali e di investimento, tra City e high street banks potrebbe salire a 100mila unità, il doppio rispetto alle peggiori previsioni emesse solo un mese fa. Il crack di Northern Rock e Bradford & Bingley e la fusione in tutta fretta di Lloyds Tsb e Hbos stanno portando inevitabilmente a robusti tagli di organici tra gli istituti commerciali. Oltre ad avere un impatto sull'impiego la falcidia ridurrà inevitabilmente l'offerta di prodotti sul mercato. Secondo gli esperti, dalla crisi emergeranno 4 al massimo 5 grandi istituti britannici che avranno l'oligopolio del sistema bancario commerciale. Questi imporranno commissioni più alte e sceglieranno accuratamente la propria clientela. Esattamente il contrario di quanto è accaduto per 20 anni, quando le banche inseguivano la gente offrendo loro credito facile senza neppure darsi la pena di verificare se i clienti erano in grado di ripagare.

Autore: Marco Niada

Link: http://marconiada.blog.ilsole24ore.com/2008/10/la-grande-matta.html

Bilderberg 2008: cosa hanno deciso in Giugno


DI PAUL JOSEPH WATSON
Prison Planet

Blackout dei media sull’incontro di 125 tra gli uomini più potenti del pianeta a Chantilly, Virginia. Per l’Italia partecipano: Bernabè, Draghi, J. Elkann, Monti e Padoa-Schioppa.

Ben Bernanke, Condoleezza Rice, Barack Obama e Hillary Clinton insieme a un mucchio di altri potenti del pianeta si sono riuniti a Chantilly, Virginia, per discutere segretamente del futuro del mondo—eppure non un solo media aziendale mainstream Usa ha proferito una sola parola sulla conferenza del 2008 del Bilderberg. 

Ai Bilderbergers sembra piacere visitare gli Usa perché sono sicuri che nella “terra dei liberi”, la “libera stampa” americana seguirà per certo gli ordini e non scriverà nemmeno una parola della riunione ultraconfidenziale di 125 tra i più influenti personaggi che muovono e agitano il pianeta. 

Una ricerca di "Bilderberg", che è ora al suo terzo giorno, su Google News porta a 47 risultati, che consistono tutti in articoli ripresi da questo sito Web e da altri media alternativi, in aggiunta a poche righe provenienti da Olanda e Turchia. 

Paragonate ciò ad una ricerca su Google News del "G8" in cui ottenete più di 4000 risultati un mese prima che abbia inizio la conferenza sorella del Bilderberg. 

Anche se accettate la risibile affermazione dei debunkers – che il Bilderberg è semplicemente un “luogo di discussione” che non contribuisce in nulla alla politica reale – non pensate comunque che sia strano che non una sola testata giornalistica Usa ne abbia parlato di passaggio? 

Un semplice incontro per autografare i libri, da parte di un ex politico, genererebbe almeno alcuni titoli, eppure qui abbiamo dozzine di amministratori delegati, pezzi da 90 della finanza, della Banca europea e della Federal Reserve, primi ministri, reali europei, ufficiali della NSA, professori delle maggiori università, funzionari Nato e Onu, presidenti delle compagnie petrolifere e luminari della politica estera che si incontrano dietro porte chiuse eppure non c’è un solo articolo nei media Usa! Nemmeno uno!
Date un’occhiata alla lista dei partecipanti [vedi sotto n.d.t.] e pensate a quanti titoli ognuno di questi individui genera in un solo giorno—alcuni di loro possono malapena mettere il naso fuori di casa senza che ciò venga riportato—eppure qui abbiamo più di 125 di loro che s’incontrano assieme negli stessi tre giorni e il risultato è un silenzio assordante! 

Mentre i prezzi del petrolio continuano ad andare alle stelle fuori controllo, verso l’obiettivo di $ 200 affermato dal Bilderberg in passato, avendo raggiunto $ 139 al barile ieri, l’idea che il Bilderberg non sia degno di copertura stampa è veramente da asini. 

Su ogni fronte, dalla scaletta per la guerra in Iraq alla selezione dei candidati vicepresidenti nel 2004 enel 2008, all’economia, il Bilderberg stabilisce l’agenda e il futuro si dipana esattamente come da loro pianificato. 

La palese complicità dei media aziendali nel censurare la copertura mediatica sul Bilderberg ci ricorda del perché l’elite incontra pochi ostacoli nel cospirare in un modo così segreto e poco democratico ogni singolo anno senza affrontare alcun sostanziale scrutinio pubblico. 

Titolo originale: " U.S. Corporate Media Blackout On Bilderberg Meeting "

Fonte: http://www.prisonplanet.com
Link

LISTA UFFICIALE DEI PARTECIPANTI DEL BILDERBERG 2008

A CURA DI INFOWARS

DEU Ackermann, Josef Chairman of the Management Board and the Group Executive Committee, Deutsche Bank AG 
CAN Adams, John Associate Deputy Minister of National Defence and Chief of the Communications Security Establishment Canada 
USA Ajami, Fouad Director, Middle East Studies Program, The Paul H. Nitze School of Advanced International Studies, The Johns Hopkins University 
USA Alexander, Keith B. Director, National Security Agency 
INT Almunia, Joaquín Commissioner, European Commission 
GRC Alogoskoufis, George Minister of Economy and Finance 
USA Altman, Roger C. Chairman, Evercore Partners Inc. 

TUR Babacan, Ali Minister of Foreign Affairs 
NLD Balkenende, Jan Peter Prime Minister 
PRT Balsemão, Francisco Pinto Chairman and CEO, IMPRESA, S.G.P.S.; Former Prime Minister 
FRA Baverez, Nicolas Partner, Gibson, Dunn & Crutcher LLP 
ITA Bernabè, Franco CEO, Telecom Italia Spa 
USA Bernanke, Ben S. Chairman, Board of Governors, Federal Reserve System 
SWE Bildt, Carl Minister of Foreign Affairs 
FIN Blåfield, Antti Senior Editorial Writer, Helsingin Sanomat 
DNK Bosse, Stine CEO, TrygVesta 
CAN Brodie, Ian Chief of Staff, Prime Minister’s Office 
AUT Bronner, Oscar Publisher and Editor, Der Standard

FRA Castries, Henri de Chairman of the Management Board and CEO, AXA 
ESP Cebrián, Juan Luis CEO, PRISA 
CAN Clark, Edmund President and CEO, TD Bank Financial Group 
GBR Clarke, Kenneth Member of Parliament 
NOR Clemet, Kristin Managing Director, Civita 
USA Collins, Timothy C. Senior Managing Director and CEO, Ripplewood Holdings, LLC 
FRA Collomb, Bertrand Honorary Chairman, Lafarge 
PRT Costa, António Mayor of Lisbon 
USA Crocker, Chester A. James R. Schlesinger Professor of Strategic Studies

USA Daschle, Thomas A. Former US Senator and Senate Majority Leader 
CAN Desmarais, Jr., Paul Chairman and co-CEO, Power Corporation of Canada 
GRC Diamantopoulou, Anna Member of Parliament 
USA Donilon, Thomas E. Partner, O’Melveny & Myers 
ITA Draghi, Mario Governor, Banca d’Italia

AUT Ederer, Brigitte CEO, Siemens AG Österreich 
CAN Edwards, N. Murray Vice Chairman, Candian Natural Resources Limited 
DNK Eldrup, Anders President, DONG A/S 
ITA Elkann, John Vice Chairman, Fiat S.p.A. 

USA Farah, Martha J. Director, Center for Cognitive Neuroscience; Walter H. Annenberg Professor in the Natural Sciences, University of Pennsylvania 
USA Feldstein, Martin S. President and CEO, National Bureau of Economic Research 
DEU Fischer, Joschka Former Minister of Foreign Affairs 
USA Ford, Jr., Harold E. Vice Chairman, Merill Lynch & Co., Inc. 
CHE Forstmoser, Peter Professor for Civil, Corporation and Capital Markets Law, University of Zürich 

IRL Gallagher, Paul Attorney General 
USA Geithner, Timothy F. President and CEO, Federal Reserve Bank of New York 
USA Gigot, Paul Editorial Page Editor, The Wall Street Journal 
IRL Gleeson, Dermot Chairman, AIB Group 
NLD Goddijn, Harold CEO, TomTom 
TUR Gögüs, Zeynep Journalist; Founder, EurActiv.com.tr 
USA Graham, Donald E. Chairman and CEO, The Washington Post Company

NLD Halberstadt, Victor Professor of Economics, Leiden University; Former Honorary Secretary General of Bilderberg Meetings 
USA Holbrooke, Richard C. Vice Chairman, Perseus, LLC 
FIN Honkapohja, Seppo Member of the Board, Bank of Finland 
INT Hoop Scheffer, Jaap G. de Secretary General, NATO 
USA Hubbard, Allan B. Chairman, E & A Industries, Inc. 
BEL Huyghebaert, Jan Chairman of the Board of Directors, KBC Group

DEU Ischinger, Wolfgang Former Ambassador to the UK and US

USA Jacobs, Kenneth Deputy Chairman, Head of Lazard U.S., Lazard Frères & Co. LLC 
USA Johnson, James A. Vice Chairman, Perseus, LLC (Obama’s man tasked with selecting his running mate) 
SWE Johnstone, Tom President and CEO, AB SKF 
USA Jordan, Jr., Vernon E. Senior Managing Director, Lazard Frères & Co. LLC 
FRA Jouyet, Jean-Pierre Minister of European Affairs

GBR Kerr, John Member, House of Lords; Deputy Chairman, Royal Dutch Shell plc. 
USA Kissinger, Henry A. Chairman, Kissinger Associates, Inc. 
DEU Klaeden, Eckart von Foreign Policy Spokesman, CDU/CSU 
USA Kleinfeld, Klaus President and COO, Alcoa 
TUR Koç, Mustafa Chairman, Koç Holding A.S. 
FRA Kodmani, Bassma Director, Arab Reform Initiative 
USA Kravis, Henry R. Founding Partner, Kohlberg Kravis Roberts & Co. 
USA Kravis, Marie-Josée Senior Fellow, Hudson Institute, Inc. 
INT Kroes, Neelie Commissioner, European Commission 
POL Kwasniewski, Aleksander Former President

AUT Leitner, Wolfgang CEO, Andritz AG 
ESP León Gross, Bernardino Secretary General, Office of the Prime Minister

INT Mandelson, Peter Commissioner, European Commission 
FRA Margerie, Christophe de CEO, Total 
CAN Martin, Roger Dean, Joseph L. Rotman School of Management, University of Toronto 
HUN Martonyi, János Professor of International Trade Law; Partner, Baker & McKenzie; Former Minister of Foreign Affairs 
USA Mathews, Jessica T. President, Carnegie Endowment for International Peace 
INT McCreevy, Charlie Commissioner, European Commission 
USA McDonough, William J. Vice Chairman and Special Advisor to the Chairman, Merrill Lynch & Co., Inc.

CAN McKenna, Frank Deputy Chair, TD Bank Financial Group 
GBR McKillop, Tom Chairman, The Royal Bank of Scotland Group 
FRA Montbrial, Thierry de President, French Institute for International Relations 
ITA Monti, Mario President, Universita Commerciale Luigi Bocconi 
USA Mundie, Craig J. Chief Research and Strategy Officer, Microsoft Corporation 
NOR Myklebust, Egil Former Chairman of the Board of Directors SAS, Norsk Hydro ASA 

DEU Nass, Matthias Deputy Editor, Die Zeit 
NLD Netherlands, H.M. the Queen of the
FRA Ockrent, Christine CEO, French television and radio world service 
FIN Ollila, Jorma Chairman, Royal Dutch Shell plc 
SWE Olofsson, Maud Minister of Enterprise and Energy; Deputy Prime Minister 
NLD Orange, H.R.H. the Prince of 
GBR Osborne, George Shadow Chancellor of the Exchequer 
TUR Öztrak, Faik Member of Parliament

ITA Padoa-Schioppa, Tommaso Former Minister of Finance; President of Notre Europe 
GRC Papahelas, Alexis Journalist, Kathimerini 
GRC Papalexopoulos, Dimitris CEO, Titan Cement Co. S.A. 
USA Paulson, Jr., Henry M. Secretary of the Treasury 
USA Pearl, Frank H. Chairman and CEO, Perseus, LLC 
USA Perle, Richard N. Resident Fellow, American Enterprise Institute for Public Policy Research 
FRA Pérol, François Deputy General Secretary in charge of Economic Affairs
DEU Perthes, Volker Director, Stiftung Wissenschaft und Politik 
BEL Philippe, H.R.H. Prince 
CAN Prichard, J. Robert S. President and CEO, Torstar Corporation

CAN Reisman, Heather M. Chair and CEO, Indigo Books & Music Inc. 
USA Rice, Condoleezza Secretary of State
PRT Rio, Rui Mayor of Porto
USA Rockefeller, David Former Chairman, Chase Manhattan Bank 
ESP Rodriguez Inciarte, Matias Executive Vice Chairman, Grupo Santander 
USA Rose, Charlie Producer, Rose Communications 
DNK Rose, Flemming Editor, Jyllands Posten 
USA Ross, Dennis B. Counselor and Ziegler Distinguished Fellow, The Washington Institute for Near East Policy 
USA Rubin, Barnett R. Director of Studies and Senior Fellow, Center for International Cooperation, New York University 

TUR Sahenk, Ferit Chairman, Dogus Holding A.S. 
USA Sanford, Mark Governor of South Carolina 
USA Schmidt, Eric Chairman of the Executive Committee and CEO, Google 
AUT Scholten, Rudolf Member of the Board of Executive Directors, Oesterreichische Kontrollbank AG 
DNK Schur, Fritz H. Fritz Schur Gruppen 
CZE Schwarzenberg, Karel Minister of Foreign Affairs 
USA Sebelius, Kathleen Governor of Kansas 
USA Shultz, George P. Thomas W. and Susan B. Ford Distinguished Fellow, Hoover Institution, Stanford University 
ESP Spain, H.M. the Queen of 
CHE Spillmann, Markus Editor-in-Chief and Head Managing Board, Neue Zürcher Zeitung AG 
USA Summers, Lawrence H. Charles W. Eliot Professor, Harvard University

GBR Taylor, J. Martin Chairman, Syngenta International AG 
USA Thiel, Peter A. President, Clarium Capital Management, LLC 
NLD Timmermans, Frans Minister of European Affairs 
RUS Trenin, Dmitri V. Deputy Director and Senior Associate, Carnegie Moscow Center 
INT Trichet, Jean-Claude President, European Central Bank

USA Vakil, Sanam Assistant Professor of Middle East Studies, The Paul H. Nitze School of Advanced International Studies, Johns Hopkins University 
FRA Valls, Manuel Member of Parliament 
GRC Varvitsiotis, Thomas Co-Founder and President, V + O Communication 
CHE Vasella, Daniel L. Chairman and CEO, Novartis AG 
FIN Väyrynen, Raimo Director, The Finnish Institute of International Affairs 
FRA Védrine, Hubert Hubert Védrine Conseil 
NOR Vollebaek, Knut High Commissioner on National Minorities, OSCE

SWE Wallenberg, Jacob Chairman, Investor AB 
USA Weber, J. Vin CEO, Clark & Weinstock 
USA Wolfensohn, James D. Chairman, Wolfensohn & Company, LLC 
USA Wolfowitz, Paul Visiting Scholar, American Enterprise Institute for Public Policy Research 

INT Zoellick, Robert B. President, The World Bank Group 

Rapporteurs

GBR Bredow, Vendeline von Business Correspondent, The Economist 
GBR Wooldridge, Adrian D. Foreign Correspondent, The Economist 

AUT Austria HUN Hungary
BEL Belgium INT International
CHE Switzerland IRL Ireland
CAN Canada ITA Italy
CZE Czech Republic NOR Norway
DEU Germany NLD Netherlands
DNK Denmark PRT Portugal
ESP Spain POL Poland
FRA France RUS Russia
FIN Finland SWE Sweden
GBR Great Britain TUR Turkey
GRC Greece USA United States of America

Fonte: http://www.infowars.com
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CHI GOVERNA IL MONDO E PERCHE’ E’ IMPORTANTE LO SAPPIATE SUBITO

DI CAROLYN BAKER
Speaking Truth to Power

Una recensione di "The True Story Of The Bilderberg Group" [La vera storia del Gruppo Bilderberg], di Daniel Estulin.

“E' difficile rieducare gente allevata al nazionalismo all’idea di rinunciare a parte della loro egemonia a favore di un potere sopranazionale”.
Fondatore del Bilderberg Group, principe Bernhard. 

Farò una domanda retorica: qualcuno può, per piacere, spiegarmi come sia possibile che liberali progressisti come John Edwards e Hillary Clinton, così come benfattori umanitari quali i Rockefellers, con molti progetti sociali in corso, e ogni casa reale in Europa, possano perennemente partecipare alle riunioni del Bilderberg essendo evidentemente a conoscenza che l'obiettivo finale di questo deplorevole gruppo di imbroglioni è un Impero Mondiale Fascista? 
Daniel Estulin

Daniel Estulin è un giornalista madrileno e reporter investigativo che ha intrapreso lo scoraggiante e pericoloso compito di fare ricerche sul Gruppo Bildeberg, e che illustra quanto ha scoperto nel libro, recentemente pubblicato da Trine Day, intitolato "The True Story Of The Bilderberg Group". Intrigante quanto i suoi struggenti racconti sull'essere stato pedinato e quasi ucciso in un paio di occasioni mentre lavorava al libro è il modo in cui Estulin connette i punti tra il Gruppo Bilderberg, gli eventi mondiali, politici famosi e tycoon aziendali e i due altri segreti mostri dell'elite al potere, il Council on Foreign Relations (CFR) e la Trilateral Commission (TC). Il suo progetto è durato 15 anni ed è stato motivato dalla curiosità di Estulin su come sia possibile che i media mainstream non abbiano mai seguito in profondità gli incontri del Gruppo Bilderberg, le ricchezze dei cui membri, messe assieme, superano la ricchezza sommata di tutti i cittadini Usa. 

Ciò che il libro di Estulin dice chiaramente è che il gruppo, insieme al CFR e alla TC, è diventato un governo ombra la cui maggiore priorità è cancellare la sovranità di tutti gli Stati nazione e soppiantarla con il controllo corporativo globale delle loro economie sotto la sorveglianza di uno "Stato di polizia globale elettronico". (xv) 

L'autore sottolinea che non tutti i membri del gruppo sono persone "cattive", egli suggerisce che l'appartenenza sia in qualche modo strutturata in un sistema di cerchi concentrici in uno schema con un nucleo centrale e vari livelli di relazione tra il nucleo e cerchi esterni di appartenenza. Praticamente ogni famoso protagonista della politica e della finanza mondiale è membro di una delle tre organizzazioni citate sopra, e le loro affiliazioni politiche vanno dal liberale al conservatore, per esempio: George W. Bush, George Soros, Gerald Ford, George McGovern, Jimmy Carter. Di questo club privato Estulin afferma: 

Questo mondo parallelo rimane invisibile nelle lotte quotidiane di gran parte dell'umanità, ma, credetemi, e lì: una scacchiera di doppiezza e bugie, parole con un doppio significato e allusioni, minacce e corruzione. È un mondo surreale di agenti doppi e tripli, di lealtà mutevoli, di assassini professionisti psicotici, agenti da operazioni segrete sottoposti al lavaggio del cervello, soldati di ventura e mercenari, le cui primarie fonti di guadagno sono le più sporche e deplorevoli missioni sovversive guidate dai governi--missioni del genere di quelle che non possono mai essere mostrate.(15)


Questo mondo, secondo Estulin, è così perverso e malvagio che " ha lasciato un marchio indelebile nella mia anima". (16) Come potrebbe essere altrimenti? Dal momento che il Gruppo Bilderberg e gli altri due membri del suo terzetto, il CFR e la TC hanno cominciato a saccheggiare l'intero pianeta. I loro membri gestiscono le banche centrali del mondo e hanno la possibilità di controllare i tassi di interesse, le forniture di moneta, i tassi di sconto, il prezzo dell'oro e quali paesi ricevano o no i loro prestiti. La partecipazione è solo su invito, molti dei membri iniziali sono stati scelti uno ad uno, non tra gruppi di estrema destra ma tra nient'altro che i socialisti Fabiani che appoggiavano un governo globale. 

Un'altra agghiacciante citazione che Estulin include è di William Shannon: 

I Bilderbergers sono in cerca dell’era del post-nazionalismo: quando non avremo più paesi, ma piuttosto regioni della terra circondate da valori universali. Sarebbe a dire, un'economia globale; un governo mondiale (selezionato piuttosto che eletto) e una religione universale. Per essere sicuri di raggiungere questi obiettivi, i Bilderbergers si concentrano su di un ‘approccio maggiormente tecnico’ e su di una minore consapevolezza da parte del pubblico in generale.


IL BATTESIMO BILBERBERG DI BILL CLINTON

Nel 1991 Bill Clinton partecipò alla conferenza Bilderberg a Baden-Baden dove, afferma Estulin, egli fu "consacrato" alla presidenza Usa, e subito dopo egli intraprese un inaspettato e non annunciato viaggio per Mosca. Sembra, dice Estulin, che sia stato mandato lì perché venissero "sepolti" i documenti del suo periodo studentesco nel KGB quando era contro la guerra in Vietnam, prima di annunciare la sua candidatura alla presidenza, cosa che avvenne circa due mesi e mezzo dopo. Oggi Clinton è membro di tutti e tre i gruppi: Bilderberg, CFR, e TC. Hillary Clinton è membro del Gruppo Bilderberg. 

Estulin fa notare che "quasi tutti i candidati presidenziali di entrambi partiti hanno fatto parte di almeno una di queste organizzazioni, come molti membri del congresso e senatori Usa, gran parte di coloro che decidono le linee politiche, specialmente nel campo delle relazioni estere, molti membri della stampa, gran parte della leadership di CIA, FBI, IRS, e di molte delle rimanenti organizzazioni governative a Washington. I membri del CFR occupano quasi tutte le posizioni di gabinetto alla Casa Bianca" (80). Quando si considera che gran parte dei membri di spicco dei media mainstream sono anche membri di quella che la nipote di Theodore Roosevelt, Edith Kermit Roosevelt, definì "mafia legale", come si può ancora affermare che gli americani ottengono le notizie da fonti indipendenti? 

Per esempio, The News Hour con Jim Leher è la pietra angolare della programmazione della PBS. Leher è un membro del CFR, e quando si esaminano i finanziamenti di News Hour: Archer Daniels Midland (ADM) il cui presidente Dwayne Andreas era un membro della Trilateral Commission; Pepsico, il cui amministratore delegato Indra Krishnamurthy è membro del comitato esecutivo del Bilderberger e della TC, che genere di notizie ci si dovrebbe aspettare da News Hour di Leher? considerate anche che molti dei giornalisti di News Hour: Paul Gigot, David Gergen, William Kristol, e William Safire sono membri di uno o più di questi tre gruppi. (153) 

Similmente, quando consideriamo l'appartenenza ad uno o più di questi gruppi da parte di quasi ogni presidente americano dalla nascita di queste organizzazioni, non possiamo più fingere che qualunque candidato presidenziale democratico o repubblicano offra al popolo americano un'alternativa all'egemonia globale dell'elite al governo. 

Infatti la ricerca di Estulin rivela che "il Council on Foreign Relations crea e compie operazioni politiche manipolando la realtà della gente attraverso ‘tattiche di inganno’, mettendo membri del Council da entrambi i lati di una stessa questione. L'inganno è completo quando il pubblico è portato a credere che i suoi migliori interessi vengano serviti dal compimento della politica del CFR". (117) 

E cosa succede se i "consacrati" diventano troppo autonomi? un capitolo del libro, "The Watergate Con-Game", risponde a questa domanda. In esso Estulin suggerisce che Richard Nixon fu incastrato dal Council on Foreign Relations di cui era membro a causa della sua insubordinazione e indisposizione a sottomettersi al governo ombra. Presumibilmente l'uscita di scena di Nixon fu accuratamente preparata per dimostrare ai successivi capi dell'esecutivo il prezzo che avrebbero pagato ignorando l'agenda di coloro che li avevano consacrati. 

COM’ERA ALLORA COSI’ E’ OGGI

Nelle pagine finali del libro la ricerca di Estulin tratta con maggiore rilevanza l'attuale momento storico. Egli si chiede: "perché David Rockefeller e altri membri Usa della trilaterale, del Bilderberger e del CFR vogliono smantellare la potenza industriale degli Stati Uniti?" (184). Egli poi si lancia in un riassunto della storia economica del ventesimo secolo e fa una delle affermazioni più forti dell'intero libro: "ciò a cui abbiamo assistito da parte di questa ‘cabala’ è la graduale demolizione dell'economia Usa, iniziata negli anni 80". (187) 

Nel caso l’aveste notato, questo "graduale crollo dell'economia Usa" non è più graduale, e ciò che afferma Estulin conferma gran parte delle affermazioni fatte da Catherine Austin Fitts sul fatto che l'attuale esplosione della bolla immobiliare-erosione del credito-scioglimento dei mutui abbia le sue radici negli anni 80. Anche James Howard Kunstler ha recentemente scritto nel suo blog intitolato "Shock and Awe" che è iniziata la grande svendita americana. In altre parole, mentre un disastro economico prefabbricato porta centinaia di migliaia e forse milioni di individui e di imprese alla bancarotta, i giocatori chiave nelle Tre Grandi organizzazioni dell'elite al governo possono impadronirsi del rottame lasciato, dando pochi centesimi per ogni dollaro di valore -- una brillante e rapida strategia per impadronirsi del mondo. 

Negli ultimi mesi del 2007 stiamo assistendo allo strepitoso successo della strategia delle Tre Grandi dell'egemonia economica mondiale, dato che la cacofonia del loro cataclisma economico globale accuratamente progettato si fa sentire in tutta l'America e nel mondo. Il problema non è mai stato quello di acquirenti che non leggevano le scritte in piccolo quando prendevano prestiti bugiardi. Il problema è sempre stato quello dei demagogici politici e banchieri centrali dell'elite al governo, consacrati dal governo ombra, che hanno infine abilmente rubato, e continuano a rubare, i governi al popolo per rimpiazzarli con corporation multinazionali. 

Nessuno avrebbe potuto dirlo meglio di David Rockefeller, fondatore della Commissione Trilaterale, membro del Bilderberg e membro permanente del Council On Foreign Relations, che ha scritto nelle sue memorie: 

“Alcuni credono che facciamo parte di una cabala segreta che manovra contro gli interessi degli Stati Uniti, definendo me e la mia famiglia come ‘internazionalisti’ e di cospirare con altri nel mondo per costruire una struttura politica ed economica integrate – un nuovo mondo, se volete. Se questa è l’accusa, mi dichiaro colpevole, e sono orgoglioso di esserlo”


Se volete sapere chi davvero governa il mondo e di cosa sono capaci per stabilire la loro egemonia globalista, dovete leggere il ben documentato libro di Estulin, "The True Story of The Bilderberg Group". 

Titolo originale: " WHO RUNS THE WORLD AND WHY YOU NEED TO KNOW IMMEDIATELY "

Fonte: http://carolynbaker.net
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La vera storia del gruppo Bilderberg

SMASCHERANDO GLI ASPIRANTI PADRONI DELL'UNIVERSO

DI BEV CONOVER
Online Journal

"Sotto gli auspici della corona olandese e della famiglia Rockefeller, gli uomini più potenti del mondo s’incontrarono per la prima volta nel 1954 nel lussuoso hotel Bilderberg, nella cittadina olandese di Oosterbeck. Per un intero fine settimana discussero sul futuro del mondo. Al termine, decisero di incontrarsi una volta all’anno per scambiarsi idee ed analizzare gli affari internazionali. Si diedero il nome di Bilderberg Group. Da allora si sono radunati annualmente in hotel lussuosi qui e là per il mondo, nel tentativo di decidere il futuro dell’umanità. 

Tra gli esclusivi membri di questo club troviamo Bill Clinton, Paul Wolfowitz, Henry Kissinger, David Rockefeller, Zbigniew Brzezinski, Tony Blair e molti altri capi di stato, uomini d’affari, politici, banchieri e giornalisti da tutto il mondo", scrive il giornalista Daniel Estulin nel paragrafo d’apertura dell’introduzione del suo nuovo, imperdibile, libro “La vera storia del Gruppo Bilderberg”. 

"Tuttavia, in più di 50 anni d’incontri, alla stampa è sempre stata negata la presenza, non sono mai state rilasciate dichiarazioni sulle conclusioni degli intervenuti, né mai è stato svelato l’ordine del giorno", osserva Estulin.

Per 50 anni Estulin è stato una spina nel fianco dei “Bilderbergers”, inesorabile nel dare la caccia ai loro segreti punti d’incontro, nell’ottenere informazioni dall’interno che rivelavano cosa succedesse dietro le porte chiuse, persino fotografando i partecipanti e rivelando tutto pubblicamente. Adesso ha messo queste informazioni in un libro che ogni persona a cui stanno a cuore libertà e democrazia dovrebbe leggere.

I Bilderbergers sono così segreti che cercano fino all’ultimo momento di nascondere il posto del loro incontro. Si partecipa solo su invito, e se il nome di un invitato è svelato pubblicamente prima, lui o lei rimane a casa.

Forse queste tre citazioni possono spiegare il perché di tanta segretezza. Il giornale londinese The Times, nel 1977, definì i Bilderbergers “una congrega dei più ricchi, dei più economicamente e politicamente potenti e influenti uomini nel mondo occidentale, che si incontrano segretamente per pianificare eventi che poi sembrano accadere per caso”. Il fondatore del Bilderberg Group, il principe Bernardo d’Olanda, disse: “E' difficile rieducare gente allevata al nazionalismo all’idea di rinunciare a parte della loro egemonia a favore di un potere sopranazionale”. (Al defunto principe è subentrata sua figlia, la Regina Beatrice, che partecipa regolarmente agli incontri del gruppo Bilderberg.) C’è poi l’ex Ministro della Difesa britannico, Denis Healey, che disse: “Quel che accade nel mondo non avviene per caso. Sono eventi fatti succedere, sia che abbiano a che fare con questioni nazionali o commerciali; e la maggioranza di questi eventi sono inscenati da quelli che maneggiano i soldi”.

Da Eisenhower in poi ogni presidente americano ha fatto parte o del Bilderberg Group o del gruppo più vecchio, ma parallelo, il Council on Foreign Relations (CFR), o è stato da essi ratificato.

Come la mette Estulin, in una corsa a due cavalli non c’è gara se ambedue sono tuoi. E' per questo che non importa quale partito politico sia in carica, perché in realtà nulla cambia oltre all’involucro. Le marionette che bevono alle fontane di champagne dei potenti fanno la volontà dei loro padroni. Per cui il popolo diventa superfluo.

Non soltanto in America però. Il Bilderberg Group e i suoi gruppi paralleli, tra i quali il CFR, la Trilateral Commission (fondata da David Rockefeller e da Brzezinski), il Royal Institute of International Affairs (RIIA), con sede a Chatham House, Londra, e la congrega dei loro membri sono al lavoro in tutto il mondo occidentale e stanno tentando di mettere le grinfie sul resto. L’Unione Europea è una loro creatura.

Quando la Bilderberger Margaret Thatcher, l’alta sacerdotessa della privatizzazione, si tirò indietro quando si trattò di adottare l’euro come moneta per il Regno Unito, i Bilderbergers la liquidarono da primo ministro, rimpiazzandola con John Major.

Proprio come il CFR, che nella sua storia ha abbracciato diverse ideologie, finanziando bolscevichi, comunisti, socialisti, nazisti e fascisti, il Bilderberg Group ha le mani in pasta ovunque. Perciò nel 1980 decisero che Francois Mitterrand dovesse essere riesumato e rimesso al potere in Francia. Dopo aver partecipato all’incontro del 1999, Romano Prodi fu proclamato presidente dell’Unione Europea nell’autunno dello stesso anno; quando poi concluse il suo mandato, nel 2005 fu eletto primo ministro in Italia.

Estulin vuole essere ben chiaro che questa gente userebbe qualsiasi mezzo – lecito o illecito – per raggiungere il suo vero scopo, che è quello di soggiogare il mondo al Nuovo Ordine Mondiale o Compagnia Unica Mondiale, come preferiscono chiamarla loro: guerre, colpi di stato, omicidi, controllo delle banche, dei gruppi finanziari, delle aziende, dei media, del’educazione (instupidendo tutti eccetto una élite da usare per la gestione), e persino la religione, per tenere la gente a bada.

Estulin osserva che David Rockefeller scrisse nelle sue Memorie: “Alcuni credono che facciamo parte di una cabala segreta che manovra contro gli interessi degli Stati Uniti, definendo me e la mia famiglia come ‘internazionalisti’ e di cospirare con altri nel mondo per costruire una struttura politica ed economica integrate – un nuovo mondo, se volete. Se questa è l’accusa, mi dichiaro colpevole, e sono orgoglioso di esserlo”.

Integrati in questo gruppo sono i neoconservatori “coloro che hanno stabilito che la sicurezza di Israele deve essere anteposta alla sicurezza degli Stati Uniti ed essere al centro di ogni decisione politica riguardo agli affari esteri statunitensi”. Richard Perle è un abitudinario degli incontri del gruppo Bilderberg, mentre Michael Ledeen ha partecipato all’incontro del 2005.

Rupert Murdoch, il magnate mediatico, Conrad Black (ultimamente caduto in sfavore), Sumner Redstone, direttore generale della Viacom (sussidiaria della CBS), Katherine Graham del Washington Post (deceduta), gli opinionisti del Washington Post Jim Hoagland e Charles Krauthammer, il redattore del New York Times Arthur Sulzberger e gli opinionisti Thomas L. Friedman, William F. Buckley, jr. e Bill Moyers sono stati tutti tra gli invitati agli incontri del Bilderberg Group.

"Le idee e la linea politica che vengono fuori dagli incontri annuali del gruppo Bilderberg sono poi usate per creare le notizie di cui si occuperanno le maggiori riviste e i gruppi editoriali del mondo. Lo scopo è quello di dare alle opinioni prevalenti dei Bilderbergers una certa attrattiva per poterle poi trasformare in politiche attuabili, e di far pressione sui capi di stato mondiali per sottometterli alle ‘esigenze dei padroni del mondo’. La cosiddetta ‘stampa libera mondiale’ è alla completa mercé del gruppo e dissemina propaganda da esso concordata", sostiene Estulin. 

Questo non è che un assaggio delle informazioni che Estulin è riuscito a raccogliere nel suo esemplare libro di 340 pagine, corredato da fotografie, documenti e note.

Se tutto ciò può sembrare inverosimile, basta guardarsi attorno. L’America è stata spogliata della sua base industriale. I posti di lavoro più ambiti sono stati o sono in via di essere deviati all’estero, mentre gli americani stanno lavorando di più e più a lungo nel settore dei servizi, per paghe inferiori e con pochi o inesistenti vantaggi. Gli americani sono stati instupiditi nelle scuole pubbliche e private, nelle università e nei collegi. Il loro unico valore attuale è quello di consumatori di prodotti perlopiù stranieri. Sono tenuti sotto controllo da religione, sport, idioti “reality” televisivi, video giochi e qualsiasi altra cosa che serva a spegnere il pensiero. 

Democrazia, libertà e sovranità nazionali sono anatemi per gli “aspiranti padroni del mondo”. Ma il gruppo Bildergerg ed equivalenti, con i loro esperti in giro per il pianeta si sono attivati per fare a meno di tutte e tre le cose. Elezioni sono state manipolate. Stati Uniti, Canada e Gran Bretagna sono sull’orlo di diventare stati di polizia attraverso l’uso gonfiato della finta “guerra al terrore”. Tutto quel che rimane da farsi per attuare il loro grande piano è di rimpiazzare le ultime vestigia di stati sovranazionali con una serie di unioni regionali, da controllarsi attraverso le Nazioni Unite, rendendo illegale ogni tipo di nazionalismo.

Ma potrebbero aver esagerato, poiché pare che il grande piano stia sfilacciandosi. Non tutti gli europei sono disposti ad adbicare alla propria sovranità nazionale a favore dell’UE. I canadesi, che ne sanno molto di più degli americani circa il progetto di una Unione del Nord America, sono diametralmente opposti a tale piano. Una rinata Russia, con l’accortezza degli emarginati, ha idee proprie. E a dispetto di tutti gli investimenti fatti dagli occidentali in Cina, Pechino sta rivelandosi un problema perché si rifiuta di far fluttuare lo yuan per ovviare al pasticciaccio finanziario che gli avidi banchieri e finanzieri del gruppo Bilderberg hanno compiuto, il che potrebbe spiegare perché il Gruppo Carlyle ha venduto il 9.9% di se stesso ai cinesi nella speranza di attrarli dalla sua parte.

Come dice il vecchio adagio, sapere è potere, e Daniel Estulin, con il suo libro La vera storia del Gruppo Bilderberg sta dispensando ai suoi lettori le informazioni necessarie per mettere in guardia familiari, amici e colleghi nella speranza di distruggere il grande piano dei Bilderbergers. Sta a noi mettere questo libro tra le mani del maggior numero possibile di persone, perché per promuoverlo Estulin non sarà per nulla aiutato dai media.

Di comune accordo, la gente ha il potere di salvarsi e questo è ciò che più di tutto fa paura ai Bilderbergers e ai loro accoliti. Ma il potere è inutile se il popolo si rifiuta di esercitarlo arrendendosi a coloro che vogliono renderli schiavi. 

Titolo originale: "Unmasking the wannabe masters of the universe"

Fonte: http://onlinejournal.com/

"La Democrazia? Meglio i Soviet" - Pier Giorgio Odifreddi


«Questo sistema è di tre secoli fa, è anacronistico. Mi sento comunista, mi piace lo statalismo»

DI CLAUDIO SABELLI FIORETTI
La Stampa

Un giorno ha voluto spiegare perché non possiamo essere cristiani. Il libro ha venduto 200 mila copie. Piergiorgio Odifreddi ci ha preso gusto e ha cominciato la serie del matematico, "impertinente" prima e "impenitente" dopo, sempre a colpi di 100 mila copie. Ateo, laico, anticlericale, sostanzialmente mangiapreti, nonostante quattro anni di seminario, o forse proprio per quello, Odifreddi l'ho incontrato in Spagna, sul Camino de Santiago de Compostela. Roba seria per pellegrini credenti. Impenitente, che ci fai qui? «Sono stato sull'Himalaya. Ho fatto i pellegrinaggi indu. Camminare nei campi ti mette in sintonia con te stesso». 

E un libro sul Camino? 
«Lo faremo io e Sergio Valzania, il direttore di Radio2 e Radio3. Si chiamerà La via lattea, da Buñuel naturalmente. L'impenitente e il credente camminano insieme e dibattono». 

Chi ha vinto? 
«Valzania è un muro di gomma. Qualunque cosa tu gli dica è sempre la dimostrazione dell'esistenza di Dio». 

Ha vinto il credente, quindi… 
«Valzania crede di credere perché chiude gli occhi davanti alla realtà. Persone strutturate intellettualmente come lui non possono essere dei credenti». 



La fede è roba per gente semplice? 
«Einstein, nell'ultima fase della sua vita, scrisse: "La religione è una superstizione infantile"». 

Einstein ha sempre detto di avere uno spirito religioso… 
«Ma anch'io ce l'ho. Se non si crede ad un universo ordinato è inutile fare lo scienziato». 

Quindi lo scienziato crede. 
«Crede all'opposto dei dogmi ai quali dice di credere Valzania, tipo verginità della Madonna». 

Basta religione. Politica. La matematica può aiutare il buon governo? 
«C'è il teorema dell'impossibilità, valso a Kenneth Arrow il premio Nobel per l'economia. Dice in sostanza che la democrazia non esiste. C'è il paradosso di Condorcet: nel 1976 negli Usa Carter vinse contro Ford, ma Ford aveva vinto contro Reagan. E secondo i sondaggi Reagan avrebbe vinto contro Carter. Chi doveva fare il presidente?» 

Ricordi? La democrazia non è un sistema perfetto ma è il migliore. 
«Non ne sono sicuro: il sistema democratico è di tre secoli fa, è anacronistico. Oggi abbiamo mezzi elettronici. Oggi il governo dovrebbe limitarsi a fare ordinaria amministrazione». 

E per i grandi temi? 
«Ridi se vuoi. Però il sistema dei soviet era più moderno». 

Rido. 
«I soviet erano come le corporazioni. Tu potevi far parte di tanti soviet perché eri contemporaneamente giornalista, filatelico, letterato… Potevi delegare tutto a una sola persona?». 

Come spieghi il successo della destra alle elezioni? 
«Gli italiani sono sempre stati di destra. I proletari oggi non votano». 

Come sarebbe a dire? 
«Albanesi, marocchini, rumeni non votano. I proletari italiani sono diventati borghesi». 

Sembrava che tu volessi scendere in campo. 
«Mi chiamò Veltroni quando nacque il Pd. Ma io sono di sinistra e il Pd è una ricostruzione della Dc". 

E allora? 
«Ho pensato: se uno entra nel Pd riesce a fare qualche cosa». 

E sei entrato… 
«Mi sono sentito subito a disagio. Mi misero nella commissione valori. Cento persone. Accanto a me era seduta la Binetti». 

Col cilicio. 
«La Binetti è molto gentile. Ma è un'integralista. E poi, diciamolo ma non lo scrivere: è una che non ha mai avuto un uomo, è dell'Opus Dei, vive in una comunità di donne, il suo stipendio lo devolve interamente all'Opus Dei. Però…» 

Però? 
«Preferisco lei a Veltroni. Lei è una che ha dei principi. Veltroni non sai che cosa vuole. E alla fine ti frega». 

Ha fregato anche te? 
«C'erano troppi dc nel Pd. Ho chiesto a Veltroni di prendere posizione. Lui ha parlato della funzione pubblica della religione. E allora me ne sono andato». 

Di molti dc si diceva che erano laici… 
«Si dice che De Gasperi fosse laico perché talvolta rifiutava di obbedire agli ordini di Pio XII. E pensa ad Andreotti». 

Cossiga dice che rappresenta il Vaticano in Italia. 
«Dice anche: "Andreotti è convinto che la storia la faccia Dio". Ma Cossiga è un tipo strano… è massone…». 

Lui nega di essere massone. 
«Gli iscritti alle logge segrete negano di essere massoni. Credimi, Cossiga è massone». 

I politici italiani stanno scoprendo la religiosità… 
«Ma anche Ferrara. E Magdi Cristiano. Vallo a capire. Dicono che sia diventato cattolico dopo aver letto il Corano. Ma io ho letto la Bibbia e non sono diventato islamico». 

I campioni del laicismo? 
«Non ne conosco. Quando si è votata l'esenzione dall'Ici per la Chiesa, era il governo Prodi, ci sono stati solo sei voti contro. Dov'erano i cosiddetti laici?» 

Prodi odiato da Ruini. 
«Quando Prodi fu eletto nel 2006 disse: "Faremo pagare l'Ici alla Chiesa". Io pensai: "Finalmente un cattolico adulto". Poi fece una legge che esentava dall'Ici definitivamente tutti gli enti che non sono esclusivamente a scopo di lucro. Cioè: basta avere una cappelletta e non paghi l'Ici». 

La sinistra è scomparsa. 
«L'unico successo di Veltroni. Hanno appeso un cartello in Campidoglio: "Veltroni santo subito". Ha fatto il Pd e ha fatto cadere Prodi. Si è presentato da solo e ha fatto vincere Berlusconi. Ha presentato Rutelli e ha fatto vincere Alemanno». 

Tutte le volte che Zapatero vince, Veltroni dice: "Abbiamo vinto". 
«Col cavolo che "abbiamo vinto". Veltroni è l'antitesi di Zapatero. E' un vecchio democristiano di sinistra. Un vecchio socialdemocratico di destra». 

Chi segue gli insegnamenti della Chiesa oggi? 
«Nessuno. Cattolici fondamentalisti convivono con le loro compagne senza essere sposati. E solo il 30 per cento va a messa». 

Veltroni ti ha definito "la versione caricaturale della laicità"… 
«E lui se ne è andato a prendere schiaffi dal Papa il quale gli ha fatto la predica e alla fine ha anche battuto cassa per le scuole religiose. Vergognoso». 

Veltroni ha anche detto che la Chiesa non fa ingerenze ma sollecitazioni… 
«Beato lui. Se pensi al referendum sulla procreazione assistita… La Chiesa "sollecitò" l'indicazione di "non voto". Andreotti disse: "Io ci andrei a votare, ma se lo dice Ruini non ci vado"». 

Tu sei comunista? 
«Credo di esserlo. Mi piace un sistema statalista, governato dal centro». 

Non ha dato grande prova di sé… 
«I sovietici erano all'avanguardia rispetto ai tempi. Avrebbero avuto bisogno di mezzi informatici altamente avanzati». 

Tu hai detto che gli scienziati sono gli unici che difendono la laicità... 
«Scrivere libri contro la religione dovrebbe essere il lavoro dei filosofi. Ma in Italia non ci sono filosofi laici…» 

Vattimo? 
«Vattimo recita il breviario tutti i giorni». 

Cacciari? 
«E' un papista». Lui ti chiama "il sedicente laico"… «Ha ragione. Io non sono laico se laico è lui». 

Ci sono anche scienziati credenti… 
«Ma scienziati che non accettino il darwinismo non ce ne sono. O meglio ce n'è uno, Zichichi, che non è il massimo. Il fatto che lui non creda al darwinismo è un ottimo motivo per crederci». 

Tu hai scritto che la Bibbia che è piena di sciocchezze. 
«Quando ho letto la Bibbia mi sono sbellicato dal ridere. Non riuscivo a credere che una religione si potesse reggere su cose del genere. Un Dio cattivissimo fa il tifo per un unico popolo. Gli altri li distrugge. La terra promessa? Popolazioni annientate, donne violentate. A volte sembra di leggere Mein Kampf. Hitler citava la Chiesa come sua ispiratrice per i metodi di inquisizione. E gli Usa per come hanno sterminato gli indiani». 

Sei anche antiamericano. 
«Le leggi razziali contro gli zingari degli Usa sono precedenti a quelle della Germania nazista. Molte delle cose che noi imputiamo al razzismo nazista in realtà sono americane». 

Hai firmato il documento contro la visita del Papa alla Sapienza? 
«Non ero a Roma. Ma avrei firmato». 

Dei professori che hanno firmato Cacciari ha detto: "Sono dei cretini". 
«Cretino, etimologicamente, deriva da "cristiano"». 

Non è stato elegante respingere il Papa… 
«Perché, è vietata la protesta?». 

Zittire il Papa… non farlo parlare… 
«Zittire il Papa? Ha giornali, televisioni, tutte le domeniche è su Rai 1. Ha un sacco di deputati che parlano per lui». 

Ferrara ti ha definito "estremista dell'ateismo di Stato". 
«Ferrara è una persona gentile, dolce quando tratta a tu per tu. Quando invece scrive gli esce il diavolo dall'ombelico». 

I giovani hanno fatto bene a tirargli i pomodori? 
«Ferrara è un provocatore. Chi gli ha tirato i pomodori gli ha fatto un piacere». 

Di Ferrara hai detto: "E' in pessima fede". 
«Lui dice: "Fate l'amore e non fate l'aborto". Dovrebbe dire: "Fate l'amore col preservativo e allora non farete l'aborto". Non si può essere difensore della vita dell'embrione e fregarsene della vita dei soldati in Iraq». 

Le tue risse? 
«Me la sono presa con Vattimo quando frequentava gli Agnelli. Scrissi che era un agnellista prezzolato. Per vari mesi non mi ha parlato». 

Dopo Vattimo? 
«Me la sono presa con Zichichi. Zichichi è come un bambino. Anzi no, i bambini sono svegli». 

Perché ce l'avevi con lui? 
«Aveva scritto un libro intitolato: "Perché io credo in colui che ha creato il mondo". Gli feci una recensione dal titolo "Dagli amici si guardi Dio!" Mi querelò. A quel punto ho scritto un libro in cui ho raccolto tutte le sue sciocchezze, comprese le sue, diciamo così, teorie scientifiche. Per tutelarmi chiesi ed ottenni la prefazione dal suo protettore, Giulio Andreotti». 

Altre vittime? 
«Qualche frecciatina a Severino. E' una delle cariatidi della filosofia, incomprensibile e antiscientifico. Confonde scienza e tecnologia». 

E poi? 
«Poi Reale, uno di questi filosofi papisti. Uno che sostiene che Platone era un precursore di Gesù Cristo!» 

Se gli italiani ti eleggessero premier, quali leggi faresti? 
«Toglierei i finanziamenti alla Chiesa. Sai che il Vaticano possiede un quinto del patrimonio immobiliare italiano? Una casa su quattro a Roma è del Vaticano». 

Ce l'hai col Papa. 
«Ricomincerei dalla breccia di Porta Pia. Rimanderei il Papa a Gerusalemme. Bisogna liberarsi del fardello vaticano». 

E dopo aver sistemato il Papa? 
«Abolirei la pubblicità, simbolo di decadenza». 

Ma come si fa a vietarla… 
«E' vietato fare la cacca per terra, no? La pubblicità è come la cacca: puzza e fa schifo…». 

Che ricordi hai della gioventù? 
«Mio padre era geometra. Quando vide che mi ero laureato si seccò e prese la laurea in architettura, studiando la sera». 

I politici che ti piacciono. 
«Pochi. Forse Franceschini e Diliberto». 

E Bertinotti? 
«Lo ho votato tante volte ma è troppo aristocratico. Dicono: "Bertinotti ha perso perché non c'erano abbastanza principesse a votarlo"». 

Quello che ti piace di meno? 
«D'Alema. E' stato, prima di Veltroni, quello che ha fatto più male alla sinistra. Ha più alterigia che intelligenza». 

Hai scritto che Ratzinger si comporta come un "vecchio leone moribondo". 
«La religione cattolica è ormai una burletta. La gente si dice cattolica ma non sa nemmeno quel che vuol dire». 

Al Festival del Libro di Torino c'è stato casino quest'anno, proteste contro Israele… 
«Hanno fatto bene. Israele è come il Sud Africa di una volta, c'è l'apartheid. E' uno Stato fascista, imperialista, che pretende di occupare territori non suoi». 

Arafat rifiutò le offerte di Barak… 
«Perfino Carter, premio Nobel per la pace, disse che le proposte di Barak "erano inaccettabili". Uno Stato diviso in quattro parti sul 13% dei territori contesi. Tutto il resto inglobato da Israele». 

Hai la prova che Dio non esiste? 
«Che cosa intendi per Dio? Se intendi la natura, Dio esiste. Se tu mi dici: "Esiste un dio della pioggia?" non posso dimostrare che non c'è, però oggi sappiamo come si forma la pioggia e non abbiamo più bisogno del dio della pioggia». 

Nei buchi del sapere la gente inserisce Dio… 
«Ma poi i buchi si tappano e Dio che fine fa?» 

Due polemiche: è giusto diffondere i dati fiscali come ha fatto Visco? E' giusto dare la parola a Travaglio in tv? 
«Sono dati pubblici, perché non si deve sapere quanto guadagni? Non si vuole difendere la privacy. Si vogliono evadere le tasse. Io non ho nessuna difficoltà a dire quanto denuncio». 

Quanto denunci? 
«Nel 2005, 150 mila euro, grazie ai diritti d'autore». 

Ha protestato anche Grillo. 
«Non amo la politica fatta dai comici». 

Travaglio? 
«I suoi libri sono manichei e tosti. Ma importanti. Pieni di fatti. Ho letto le cose su Schifani. Che Schifani risponda. I libri di Travaglio hanno successo. Vuol dire che la gente vuole sapere». 

E Santoro criticato per aver dato spazio a Grillo? 
«Sbaglia Santoro. Reintroduce Grillo dentro la Rai in maniera surrettizia. Santoro è troppo egocentrico. Come Piero Angela. Da Angela possono esserci tre Nobel in studio ma parla sempre lui». 

Grillo non lo ami molto. 
«Grillo è un parvenu. Ho visto la sua dichiarazione dei redditi. Come fa a mettere insieme 5 milioni di euro?». 

Direi che sono affari suoi. 
«Mischia politica e comicità. E produce populismo». 

Gioco della torre. Buttiglione e Cacciari, chi butti? 
«Cacciari perché non ride mai». 

Anche Gesù Cristo non rideva mai. 
«Butterei anche lui dalla torre». 

Andreotti o Cossiga? 
«Andreotti ha il fascino del male. Io l'ho voluto incontrare solo per toccarlo». 

Wojtyla o Ratzinger? 
«Butto Wojtyla. Era un furbone mediatico». 

Luciani o Giovanni XXIII? 
«Butto Luciani. Era viscido». 

Padre Pio e Madre Teresa di Calcutta? 
«Butto Padre Pio anche perché era fascista». 

Non ti sembra di esagerare? 
«Andreotti mi ha raccontato che lui agli inizi non voleva andare da Padre Pio, perché Padre Pio era addirittura contrario alla riforma agraria. Era un reazionario. Madre Teresa almeno era atea. Tra atei ci si capisce».


Claudio Sabelli Fioretti
Fonte: www.lastampa.it
Link: http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200806articoli/33769girata.asp

PERCHE’ IL SALVATAGGIO DI WALL STREET PUZZA


Questo è un disastro in tempo reale e richiede vere soluzioni.[…] Siamo in una situazione di panico generalizzato e siamo ritornati a rischio di crollo sistemico dell’intero sistema finanziario. E le autorità Usa e quelle straniere sembrano non avere capito nulla su cosa ci sia bisogno di fare.

Da quasi un anno ci stiamo chiedendo: perché gli investitori e le banche straniere che hanno comprato centinaia di miliardi di dollari di titoli poggiati sui mutui [mortgage-backed securities, MBS] da banche di investimento Usa non hanno intrapreso alcuna azione legale contro queste stesse banche, o iniziato un boicottaggio dei prodotti finanziari Usa per impedire che altre persone venissero derubate? 

Ora sappiamo la risposta. È perché, dietro le scene, Henry Paulson & Co. stavano lavorando ad un accordo per gettare tutto questo casino da miliardi di dollari sui contribuenti Usa. Questa è la vera ragione dietro a questo spreco da $ 700 miliardi; cancellare gli enormi debiti generati dal più grande caso di truffa della storia. Il membro del congresso Brad Sherman la spiegato mercoledì notte a Larry Kudlow: 

“Il decreto fornisce centinaia di miliardi di dollari per salvare gli investitori stranieri. Non fornisce alcun reale controllo sui poteri di Paulson. Vi è un comitato di controllo ma non è un vero comitato che può farsi avanti e cambiare quello che lui fa. È un programma da $ 700 miliardi gestito da un impiegato part-time e non vi è limite sui salari da un milione di dollari al mese… Il tutto è molto chiaro. La Bank of Shanghai può trasferire tutti i suoi beni tossici alla sua sede di Los Angeles che poi il giorno dopo li rivende al Tesoro. Ho proposto un emendamento per fare in modo che se questi beni non fossero stati posseduti da un’entità americana, pure una sussidiaria, ma almeno una qualche entità negli Usa, il Tesoro non avrebbe potuto comprarli. È stato rigettato.


A seguire: "Salviamo i proprietari di casa! Perchè il piano Paulson è una truffa", di Paul Craig Roberts (Counterpunch). 

Il decreto è molto chiaro. Beni ora detenuti in Cina e a Londra possono essere venduti a società Usa lunedì e poi rivenduti al Tesoro martedì. Paulson ha detto chiaramente che avrebbe chiesto un veto di qualunque legge contenente un chiaro emendamento che affermasse che non possono essere venduti al Tesoro beni non posseduti da cittadini americani al 20 di settembre. Centinaia di miliardi di dollari sono destinati a salvare gli investitori stranieri. Lo sanno, lo hanno chiesto, il decreto è stato accuratamente scritto per far sì che accada ciò”.


Perciò, perché il segretario al Tesoro non ha spiegato al popolo americano il vero scopo del salvataggio? Può essere che egli sappia che il suo salvataggio da $ 700 miliardi finirà come il dirigibile Hindenburg, svanendo coperto dalle fiamme? 

Questo è un decreto terribile, e conferisce autorità assoluta ad uno degli attori centrali dello scandalo, Henry Paulson, che e stato presidente della Goldman Sachs al tempo in cui questi titoli MBS spazzatura venivano rifilati in giro per il pianeta ad investitori creduloni. Ora Paulson sarà nella posizione di ricomprare qualunque “bene in difficoltà” egli ritenga porre una minaccia alla “stabilità del mercato finanziario”. E’ chiaro che Paulson utilizzerà i suoi poteri privi di controlli per fare tabula rasa e rimuovere qualunque possibilità che gli investitori stranieri possano intraprendere azioni legali contro i perpetratori della truffa: le giganti banche di investimento di Wall Street. 

Dunque, com’è possibile che il popolo americano accetti di pagare per evitare future spese legali a Paulson & Co.? E’ questo il modo in cui le tasse dei contribuenti dovrebbero essere spese, anziché in educazione, sanità e infrastrutture? 

Vi è un’altra ragione per cui Paulson ha lavorato così duramente per l’approvazione del decreto Salvataggio per i Tycoons; perché è una manna dal cielo per i giganti del sistema bancario. La Citigroup non ha raccolto la Wachovia per puro caso, né la JP Morgan ha acquistato Washington Mutual perché voleva compiere il suo dovere civico e impedire il totale collasso del sistema. Assolutamente no; sapevano chiaramente dove soffiava il vento. Di fatto, non ce n’è uno di questi casi che non mandi puzza di bruciato. 

Questo ha detto Sara Lepro di AP: 

“La Citigroup ha acconsentito lunedì ad acquistare le operazioni bancarie della Wachovia per $ 2,1 miliardi in un accordo combinato dai regolatori federali, rendendo la banca di Charlotte l’ultima vittima della sempre più vasta crisi finanziaria globale. 

L’accordo espande grandemente i diritti di vendita della Citigroup—fornendole un totale di più di 4300 filiali Usa e 600 miliardi in depositi—e le assicura un posto tra le Tre Grandi dell’industria bancaria Usa, assieme alla Bank of America Corp. e alla JP Morgan Chase & Co. 

Ma tutto ciò avviene ad un costo: Citigroup Inc. ha detto che ridurrà i suoi dividendi trimestrali della metà, a 16 centesimi. Diluirà anche gli attuali azionisti vendendo 10 miliardi di azioni ordinarie per sostenere la sua posizione di capitale. Oltre ad essersi assunta $ 53 miliardi in debiti, Citigroup assorbirà sino a 42 miliardi di perdite del portafoglio prestiti da 312 miliardi della Wachovia, mentre la Federal Deposit Insurance Corp. [FDIC, assicurazione federale sui depositi, n.d.t.] si è dichiarata d’accordo a coprire le rimanenti perdite. Citigroup emetterà anche azioni privilegiate e garanzie per la FDIC per 12 miliardi di dollari.”


Questa è la frase chiave della Lepro: 

“Il piano di salvataggio per le istituzioni finanziarie da $ 700 miliardi proposto dal governo, votato lunedì dalla Camera dei Rappresentanti, probabilmente si dimostrerà un ulteriore guadagno per la Citi. 

Mentre il piano è in generale progettato per impedire che le banche si approfittino della vendita al governo di beni in difficoltà, vi è un’eccezione per il caso di beni acquistati in una unione o in un rilevamento, o da aziende che hanno fatto bancarotta. Questo permetterebbe alla Citigroup di vendere le obbligazioni tossiche e altri beni ottenuti dalla Wachovia per un prezzo più alto di quello realmente pagato per essi”.


Perciò la Citi non solo ottiene un’armata di correntisti (il più economico capitale disponibile!) ma, allo stesso tempo, potrà scaricare tutta la sua spazzatura poggiata sui mutui sui contribuenti! E, indovinate un po’, l’affare fatto dalla JP Morgan è praticamente identico. 

È o no un giochetto da esperti? 

Qualcuno ha voglia di scommettere che anche la G-Sax otterrà un posto in prima fila succhiando miliardi di dollari dei contribuenti per rimettere assieme il suo traballante bilancio? 

E quale sarà il risultato netto della rapina da parte dei banchieri gangster di Paulson? Maggiore consolidamento dell’industria finanziaria e totale distruzione delle banche locali e regionali. Questa è una cosa certa. Le piccola banche di tutta la nazione se la prenderanno in saccoccia se passa il decreto. Potete scommetterci. 

Il paese non ha tempo per questa cinica caccia al tesoro. Il sistema sta mostrando pessimi segni e abbiamo UNA sola possibilità per fare un buon decreto di emergenza. 

Secondo Bloomberg News, 29 settembre: 

“La Federal Reserve immetterà ulteriori $ 630 miliardi nel sistema finanziario globale, allagando le banche di contanti per alleviare la peggiore crisi bancaria dai tempi della Grande Depressione. La Fed ha aumentato i suoi scambi di valuta con banche centrali straniere da $ 330 miliardi a $ 620 miliardi per rendere una maggiore quantità di dollari disponibile in tutto il mondo. Il Term Auction Facility, il programma d’emergenza di prestiti della Fed, si espanderà da $ 300 miliardi a $ 450 miliardi. Tra le autorità partecipanti vi sono la Banca Centrale Europea, la Banca d’Inghilterra e la Banca del Giappone. 

La crisi si sta riflettendo su tutta l’economia globale, provocando la caduta del mercato azionario e costringendo i governi europei a salvare quattro banche negli ultimi due giorni appena”. (Bloomberg)


Afferrato il concetto? La Fed aveva già accantonato il voto negativo del Congresso e pompato denaro nel sistema; e guardate cos’è successo. 

Nulla! 

Il Libor [London Interbank Offered Rate. Da Wikipedia: “Il libor è il tasso di riferimento europeo al quale le banche si prestano denaro tra loro, spesso durante la notte (in batch notturno), dopo la chiusura dei mercati” N.d.t.] è ancora al massimo storico, il Ted spread [Il Ted spread è la differenza tra i tassi di interesse dei prestiti interbancari e quelli dei buoni del Tesoro USA a breve termine. E’ un indice del rischio percepito sul credito, dato che i buoni del Tesoro sono considerati a basso rischio a differenza dei prestiti interbancari N.d.t.] si è allargato livelli record mentre i prestiti interbancari sembrano bloccati ad un punto morto. Vi è una corsa al mercato valutario che sta riducendo la capacità delle imprese di utilizzare credito a breve termine. Il sistema si sta spegnendo, amici, e l’olio di serpente di Paulson non servirà a nulla. 400 economisti di fama—non i falchi fanatici che lavorano per l’amministrazione Bush –si sono opposti a questo piano di salvataggio. 

Questo è un disastro in tempo reale e richiede vere soluzioni. Come fa notare Nouriel Roubini, presidente della Roubini Global Economics, siamo sull’orlo della “madre di tutte le corse agli sportelli”, un saccheggio senza confini delle riserve che farebbe crollare il sistema finanziario. Questa è l’opinione di Roubini su quale sarà la prossima testa a cadere: 

“Il prossimo passo di questo panico potrebbe diventare la madre di tutte le corse gli sportelli, cioè una corsa agli oltre $1000 miliardi di prestiti interbancari a breve termine con l’estero del sistema finanziario e bancario Usa, dato che le banche straniere si stanno iniziando a preoccupare della sicurezza delle loro esposizioni liquide verso le istituzioni finanziarie USA; tale silenziosa corsa agli sportelli da oltre confine è già iniziata dal momento che le banche straniere sono preoccupate della solvibilità delle banche Usa e stanno iniziando a ridurre la loro esposizione. E se questa corsa accelera, come potrebbe accadere, potrebbe avvenire un collasso totale del sistema finanziario Usa. Siamo perciò ora in una situazione di panico generalizzato e siamo ritornati a rischio di crollo sistemico dell’intero sistema finanziario. E le autorità Usa e quelle straniere sembrano non avere capito nulla su cosa ci sia bisogno di fare. Forse dovrebbero già oggi iniziare una coordinata riduzione di 100 punti base dei tassi in tutte le maggiori economie del mondo per mostrare che hanno seriamente iniziato a riconoscere e ad affrontare questa crisi finanziaria in rapido peggioramento.” (Nouriel Roubini, EconoMonitor)


Non un solo centesimo dovrebbe andare a questa ultima truffa di Wall Street. Nessun salvataggio! 

Autore: Mike Whitney vive nello stato di Washington. Può essere contattato all’indirizzo fergiewhitney@msn.com

Titolo originale: " Why the Bailout Stinks "

Fonte: http://www.counterpunch.org 

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