giovedì 2 ottobre 2008

Serbia: il punto d’incontro della mafia internazionale

La Serbia rappresenta il crocevia di eccellenza tra l’Oriente e l’Occidente, divenendo negli anni anche punto di incontro dei vari gruppi mafiosi e trafficanti di armi, droga, organi e persone. Dividendosi tra loro tra cinesi, italiani, albanesi, bulgari e russi, ognuna di queste organizzazioni internazionali hanno tracciato il loro raggio di azione e di controllo sulla terra serba, facendo delle singole città le loro "rappresentanze".

Dopo che la polizia serba è riuscita ad eliminare sul territorio di Surcin e Zemun, due grandissimi gruppi mafiosi della Serbia, si sono venuti a creare ben presto altri gruppi di minori dimensioni, ma collegati con i più grandi gruppi internazionali. Come una vera e propria corporation, tali organizzazioni si estendono tramite le loro filiali e i loro uffici legali di rappresentanza; i loro interessi spaziano dagli affari economici ai settori di protezione di persone appartenenti alla loro etnia di origine. "Quando si parla di mafia si fa riferimento soprattutto a quella italiana, che è più organizzata e lavora proprio come una multinazionale dalla gerarchia ben precisa. I loro boss, attualmente, si trovano tutti in Serbia! Molti pensano che sono albanesi, ma in realtà sono italiani che usano la Serbia come Paese di transito. Nelle loro mani si concentra il mercato delle sigarette e della droga, che viene trafficata dal Porto di Bar in Montenegro, per poi raggiungere attraverso la Serbia i Paesi del Nord Europea". Questa la nota ufficiale trasmessa dalla polizia serba, tracciando così il profilo del gruppo di Surcin, ossia l’organizzazione mafiosa che ha stabilito la loro "rappresentanza" nei pressi dell’Aeroporto di Surcin negli anni '90, godendo così della vicinanza dell'autostrada e delle vie aeree, nonché del supporto di uno dei gruppi più potenti gruppi della Serbia, che ha aperto nuovi scenari ai trafficanti italiani.

Un altro gruppo mafioso che sta portando a termine la sua ascesa economica, è la mafia bulgara, specializzata nella falsificazione dei documenti e delle carte di credito, nonché dei visti Shengen, ampliando il suo potere anche nel traffico di prostitute e immigrati clandestini. Come conferma anche la stessa polizia serba, ogni criminale che desidera avere un documento falsificato della migliore qualità chiede un "collegamento bulgaro", e lo stesso accade anche per le carte di credito per le truffe dei bancomat. I bulgari sono riusciti a controllare anche il traffico di esseri umani tra Medioriente ed Unione Europea, e sono i più grandi registi delle deportazioni di prostitute dalla Moldavia, Ucraina, e Bielorussia, utilizzando sempre la Serbia come canale di trasferimento. I Bulgari sono anche proprietari di tantissime "case di appuntamento" stabilendo la loro base logistica a Vienna, per raggiungere così i Paesi del Nord Europa.

Il terzo gruppo mafioso per ordine di importanza e di potere e quello albanese, che opera nel traffico di droga e di essere umani, ma restano un’organizzazione molto chiusa, stringendo accordi e affari solo con persone della loro stessa etnia, al contrario della mafia italiana, e tutt’al più con organizzazioni provenienti dall’America Latina. Tramite la loro rete, costituita da piccoli trafficanti di nazionalità albanese che vivono in Serbia, coprono l’intero mercato serbo per poi creare una linea con l’Unione Europea. La mafia albanese è nota per il suo controllo sul traffico di droga dal medioriente e per il traffico di armi. I mafiosi cinesi sono conosciuti come "i triadi", operano in Serbia e solo per controllare i movimenti della popolazione cinese. Lavorano nel massimo silenzio ed oscurità, cercando in ogni modo di essere invisibile sia per la polizia locale, sia per gli stessi cittadini. Hanno creato nei Balcani un piccolo Stato privato ed autonomo, e restano sempre al di fuori degli scontri con gli altri gruppi criminali. Nel quartiere cinese, nel cuore commerciale di Belgrado, "i triadi" chiedono il racket ai venditori cinesi, controllano il loro lavoro, i loro denaro, a fronte di un "servizio di protezione" necessario per i momenti di difficoltà.

La mafia russa, che ha già conquistato il Montenegro, controlla solo il mercato immobiliare, comprando terre e alberghi, case e costruzioni, con gli introiti del riciclaggio di danaro proveniente dalla Russia. Non a caso il Montenegro è divenuta un loro luogo privilegiato, anche se la stessa Serbia sta divenendo un Paese sottoposto al loro controllo. I criminali serbi, da parte loro, lavorano insieme ai gruppi latinoamericani che trattano droga, ma sono davvero pochi. Utilizzano le "mule latinoamericane", a cui fanno ingoiare interi pacchetti di droga, come valigie speciali per trasportare la droga in Serbia. La polizia serba è riuscita ad intercettare un paio di quei convogli che attraversano le vie della Serbia pieni di trafficanti che viaggiano verso i Paesi Occidentali, avendo trovato terreno fertile in tali terre devastate dalla guerra e dalla crisi economica. Fino ad ora, l’unico progresso fatto dalla polizia è l’aver scoperto che quei gruppi esistono, senza tuttavia riuscire a fermarli, come se a qualcuno faccia ancora comodo la loro esistenza.

Biljana Vukicevic

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Branko Marinkovic: il secessionista croato-boliviano


Tra le pieghe delle rivendicazioni indipendentiste della Bolivia, si fa sempre più strada la figura di Branko Marinkovic (nella foto) di origine croate e appartenente ad una famiglia di emigranti della Jugoslavia. Marinkovic, 41 anni, si sente 100% boliviano, ed oggi è Presidente del Comitato per l'autonomia: per questo non lascerà mai la Bolivia, anzi è fermamente convinto di portare avanti la causa indipendentista.

Gli scontri per la secessione delle province orientali della Bolivia, che ha portato persino all’espulsione dell’ambasciatore statunitense Philip S. Goldberg perché "persona non gradita", ha portato alla luce una personaggio "balcanico" molto particolare. Il suo nome è Branko Marinkovic, di madre montenegrina e padre croato, e appartenente ad una famiglia di emigranti della Jugoslavia comunista di Tito, che, alla ricerca di un'isola di speranza, hanno deciso di vivere a Santa Cruz. Quelli che scappavano dal comunismo non sono stati mai "poveri", e così nell’America Latina hanno preso possesso di centinaia di ettari di terre coltivate con Soja, e poi di aerei privati, conti bancari milionari, stabilimenti di produzione di olio, divenuto uno dei più ricchi personaggi nella Bolivia. Marinkovic, 41 anni, si sente 100% boliviano, ed oggi è Presidente del Comitato per l'autonomia. Date queste premesse, Marinkovic non lascerà mai la Bolivia, anzi è fermamente convinto a portare avanti la causa indipendentista, fruendo probabilmente del benestare dei poteri forti degli Stati Uniti. 


Lo stesso Presidente Evo Morales lo ha accusato di aver ricevuto dei fondi per la sua propaganda politica, anche in virtù dei rapporti con l’ambasciatore america Goldberg, e di aver pianificato l’ingresso di mercenari montenegrini per realizzare la secessione. Accuse che non sono state ancora confermate sebbene siano immaginabili, visti i precedenti dei Balcani e la dura propaganda secessionista. La figura di Marinkovic comincia ad essere scomodo per gli stessi boliviani, come denunciato da un servizio della Tv di Stato boliviano titolato "Chi è Branko Marinkovic", il quale esordisce con le immagini dei campi di strage degli Ustasa della Seconda guerra mondiale per paragonarlo ai collaboratori del regime del dittatore Franco. Marinkovic a tali accuse si difende dicendo che il coinvolgimento della sua famiglia con il regime fascista è assolutamente falsa, in quanto aveva militato tra le fila dei partigiani, per poi decidere di lasciare la Croazia dopo la delusione del dopoguerra. Ha deciso di entrare in politica - citando le sue parole - perchè voleva proteggere le proprietà del suo Paese dal furto che i "ponchos rossi" stavano pianificando a La Paz.

La scorsa settimana Marinkovic e la sua "squadra" hanno bloccato tutte le istituzioni federali di Santa Cruz aizzando la secessione: un tentativo alquanto vano, considerando che dopo poco tutti i paesi latinoamericani hanno confermato il loro supporto nei confronti del Presidente Morales. Marinkovic però non si arrende, e prepara un'altra azione. A Santa Cruz ha costruito un centro congressi moderno per spiegare ai tutti Paesi il suo punto di vista della sua visione della Bolivia del futuro. Al meeting hanno partecipato media e giornalisti da tutto il mondo, e soprattutto dalla Croazia, come ha riportato il New York Times. Tutti sono rimasti fortemente impressionati dalla ricchezza di Marinkovic, nonostante le sue "povere origini", e anche dal suo parlare croato perfettamente. Dinanzi ai media afferma che le accuse contro di lui, sulla possibile introduzione sul territorio boliviano di mercenari provenienti dai Balcani, sono del tutto infondate, anche perché "per raggiungere lo scopo dell'autonomia è preferibile farlo con calma, senza nessuna mossa azzardata o con la guerra", afferma. 

Coglie l’occasione per la sua arringa politica contro il referendum che si terrà presto in Bolivia, durante il quale verrà i cittadini boliviani potranno riappropriarsi delle terre sottratte loro dai conquistatori. Marinkovic chiede di boicottare il referendum, che deciderà anche i cambiamenti della Costituzione, a difesa della popolazione "bianca" proveniente dal Vecchio Continente, che si è stabilita a Santa Cruz, tra cui anche una comunità croata costituita da circa 2000 persone. Fuori città vi sono invece i piccoli villaggi degli Indios che vivono in condizioni rese precarie dalla povertà e dalle malattie. Ovviamente, Marinkovic e i suoi separatisti, che si sono arricchiti proprio da quella povertà, difendono gli interessi dei vecchi "conquistatori" che non hanno alcuna intenzione di rinunciare alle loro ricchezze. Ha preso così la "ricetta croata" che ha frammentato la ex Jugoslavia per importarla in Bolivia, grazie anche ad un buon supporto finanziario da parte di paesi come gli Stati Uniti. Morales però ha già avvertito che la "democrazia al modo croato potrà portare solo sangue, guerra e morte", e sa bene che la cosa migliore per fermarla era chiudere la cassa, mandando via l'ambasciatore americano dalla propria terra.

Biljana Vukicevic

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Russia: ritirato ambasciatore da Tbilisi

Mosca - Il Governo russo annuncia il ritira il suo ambasciatore a Tbilisi, Vjacheslav Kovalenko, insieme agli altri 30 diplomatici russi. Tale decisione era stata già annunciata da Mosca dopo la rottura delle relazioni in seguito al riconoscimento da parte del Cremlino della sovranità di Ossezia del Sud e Abkhazia. All’ambasciata russa di Tbilisi è rimasto soltanto il numero minimo di personale. Intanto è cominciata ieri la missione degli osservatori Europei nelle zone cuscinetto di Abkhazia e Ossezia del Sud, al confine con la Georgia, e ben presto dovranno sostituire le truppe russe. Al momento i funzionari russi e della Ue, che si sono incontrati ieri nel villaggio georgiano di Karaleti, non hanno ancora finalizzato l’accordo tecnico e logistico che dovrebbe permettere agli osservatori di entrare da domani nella zona di sicurezza.

Fonte: Rinascita balcanica

I casalesi sparano..non hanno paura della folgore

 I Casalesi non abbassano la testa. Sparano ancora a 48 ore dagli arresti eccellenti del gruppo di fuoco. Sparano a Giugliano, in una ditta di onoranze funebri. Forse l'obiettivo era il titolare della Russo & c. che agli inizi degli anni '90 aveva denunciato il clan per un tentativo di estorsione. Ma sotto i colpi di kalashnikov e pistole è caduto il ragioniere della ditta, Lorenzo Ricco, 47 anni, incensurato. 

Un'esecuzione spietata, a volto scoperto, consumata tra decine di colpi, indifferente alle dichiarazioni del governo che proprio in questi giorni - con l'accelerazione nelle indagini alla malavita organizzata e l'invio di 900 uomini di rinforzo alle forze dell'ordine - ha annunciato guerra senza quartiere alla camorra. 

Un'esecuzione che somiglia a quella di Domenico Noviello,imprenditore del Casertano. Anche lui negli anni '90 aveva denunciato un'estorsione alla sua impresa da parte dei Casalesi. E' stato ucciso qualche mese fa. 

Il delitto di stamane a Giugliano, si somma ad un altro agguato avvenuto a qualche ora di distanza, ad Ercolano. A 17 giorni dall'omicidio di Vincenzo Cozzolino, 51 anni, freddato nella guardiola del garage dove lavorava, i killer sono tornati in strada. 

Un'altra vittima nella faida che contrappone gli Ascione ai Iacomino-Birra. Due sicari a bordo di un ciclomotore hanno ucciso a colpi di pistola Salvatore Scognamiglio, 53 anni, operaio in un'impresa edile, pregiudicato affiliato ai Birra, sottoposto all'obbligo di dimora. Era a bordo di una Fiat Punto, seduto dal lato del passeggero. Sette colpi 7,65 al torace: è morto sul colpo.

Fonte: la Repubblica

La Bce tira dritto, i tassi d'interesse restano al 4,25%

Chi ha un mutuo variabile di certo non gioisce. Nell'area dell'euro il costo del danaro rimane inchiodato al 4,25%. Così ha deciso il Consiglio direttivo della Bce, durante la riunione che si è tenuta oggi a Francoforte, a dispetto di un ulteriore peggioramento delle prospettive per l'economia di Eurolandia, dove aumentano i rischi di stagnazione o perfino recessione. A settembrel'inflazione ha fornito una prima conferma sulla prevista tendenza al rallentamento, ma al 3,6% su base annua la crescita dei prezzi al consumo resta ben lontana dai livelli obiettivo perseguiti dalla politica monetaria.

Così il tasso minimo di offerta applicato alle operazioni di rifinanziamento resta al 4,25%, mentre il tasso sulle operazioni di rifinanziamento marginale e quello sui depositi presso la Banca centrale rimarranno, rispettivamente, al 5,25% e al 3,25 per cento. 

La decisione sui tassi interviene mentre la Bce, come le altre maggiori Banche centrali mondiali, resta fortemente impegnata a garantire ampie liquidità supplementari ai mercati interbancari. Si cerca così di alleviare le forti tensioni che si sono sviluppate con gli allarmi per la ridda di fallimenti e dissesti di grandi istituzioni finanziarie americane, e alcune europee, che hanno generato una nuova fase di crolli e accentuata volatilità delle Borse. 

A dispetto di un quadro generale che per la finanza Usa appare più grave, la domanda globale sulla divisa statunitense resta sostenuta e stamattina l'euro è nuovamente calato per la sotto la soglia di 1,4 dollari, livelli che non si registravano da oltre un anno. Proprio oggi la Bce ha immesso liquidità in dollari per altri 50 miliardi nel suo circuito di competenza, nell'ambito degli accordi di cooperazione concor4dati con la fed e le altre maggiori istituzioni monetarie. 

Tornando ai tassi, che restano orientati a smorzare le pressioni inflazionistiche, secondo alcuni osservatori l'istituzione monetaria potrebbe ora modificare i toni dei suoi messaggi e la sua valutazione del quadro dell'economia, fattori che determinano le attese dei mercati sulle sue mosse future, per acquistare maggiori margini di manovra e prepararsi prudentemente a qualsiasi eventualità. 

Sarà quindi con la massima attenzione che analisti e operatori di mercato seguiranno la consueta conferenza stampa esplicativa del presidente Jean-Claude Trichet, alle 14,30 italiane. 
Solo tre mesi fa la Bce aveva alzato i tassi, tra rischi inflazionistici al galoppo mentre l'economia reale sembrava aver tutto sommato retto alla tensione delle Borse. Ma con il passare delle settimane la situazione è mutata, l'economia ha iniziato a perdere colpi in maniera più evidente e gli allarmi caro vita si sono in parte attenuati. Gli ultimi crolli delle Borse hanno ulteriormente compromesso il clima di fiducia e rafforzato i timori di ricadute negative sulla crescita economica.

Fonte: sole24ore

Il dodicesimo uomo in campo dello Zenit? La mafia russa!!


Vincitore della coppa Uefa 2008, lo Zenit San Pietroburgo potrebbe aver beneficiato di un aiuto della mafia russa. La squadra del cuore di Vladimir Putin è al centro di una serie di intercettazioni, che vedono coinvolto il boss della malavita moscovita Ghennadi Petrof. Il padrino si sarebbe vantato di aver comprato per 50 milioni la semifinale tra Zenit e Bayern, vinta dalla squadra russa per 4-0. Lo riferisce il quotidiano spagnolo El Pais.
Il giudice spagnolo Baltasar Garzon ha trasmesso alle autorità giudiziarie tedesche le trascrizioni di intercettazioni telefoniche di conversazioni fra membri della mafia russa, dalle quale emergerebbero sospetti sulla semifinale di Coppa Uefa, a San Pietroburgo, fra lo Zenit e il Bayern di Monaco di Luca Toni.

Secondo il giornale spagnolo El Pais il capo mafioso Ghennadi Petrof, padrino dell'organizzazione criminale Tambobskaya, arrestato nel giugno scorso a Palma di Maiorca, e uno dei suoi vice, Leonid Kristoforov, si sarebbero vantati al telefono di avere comprato la partita pagando "50 milioni" (senza precisare in che valuta). Secondo le indiscrezioni riferite invece da un altro quotidiano iberico Abc, i due avrebbero detto di avere mobilitato "fra 20 e 40 milioni di euro" per comprare sia la semifinale che la finale, poi vinta dallo Zenit, contro il Glasgow Rangers.

Fonte: TGcom

Abc precisa anche che gli inquirenti spagnoli, che indagavano sulle attività criminali di Petrov e dei suoi, in particolare il riciclaggio di denaro di origine criminale, non hanno potuto acquisire prove di una possibile frode sportiva. Pochi giorni fa, però, la Uefa ha creato una commissione di inchiesta per indagare su 26 partite del torneo europeo. "Quando ci sono voci del genere se ne occupano i nostri uomini della commissione disciplinare, esamineremo più da vicino il caso", ha spiegato il direttore della comunicazione dell'Uefa e collaboratore del presidente Michel Platini, William Gaillard.

Bayern: "Non ne sappiamo nulla, indagheremo"
"Sospetti? Non ne sappiamo nulla": il Bayern Monaco commenta con un breve comunicato gli articoli della stampa spagnola. "Il Bayern non è al corrente di questi sospetti, così come la procura di Monaco. Cercheremo di raccogliere informazioni", si legge sul sito web del club campione di Germania.

Ritrovato l'aereo di Steve Fossett

E’ stato ritrovato sui monti della Sierra Nevada il relitto di un piccolo aereo che le squadre di soccorso ritengono sia quello di Steve Fossett. Lo ha annunciato il National Transportation Safety Board, secondo quanto riferito dai quotidiani Usa. Il monomotore del miliardario americano era decollato da un ranch nella zona di Reno, Nevada, il 3 settembre 2007 e poi era scomparso nel nulla.

Fossett non aveva comunicato il suo piano di volo, ma il suo rientro a bordo del Bellanca Super Decathlon era atteso dopo tre ore dal decollo. Il 15 febbraio scorso il miliardario era stato dichiarato morto da un tribunale dell'Illinois. Le ricerche sono riprese dopo che un escursionista ha ritrovato la patente di volo di Fossett in una zona impervia dello Yosemite national Park e alcune banconote da 100 dollari sporche di fango tra gli aghi di pino.

Il sito dove i resti dell'aereo sono stati individuati è a circa 60 miglia nord-est da dove il 63 enne Fossett aveva iniziato il suo volo in solitario. La vedova del miliardario, Peggy, ha espresso in una nota la "speranza" che le ricerche avviate riescano a "localizzare il luogo della sciagura e i resti di mio marito".


Fonte: RaiNews24

Link:  http://www.rainews24.rai.it/notizia.asp?newsID=86611

SOMALIA: RIBELLI ISLAMICI INVITANO PIRATI A DISTRUGGERE NAVE UCRAINA

I militanti islamici somali hanno esortato i pirati che lo scorso 25 settembre hanno sequestrato la nave ucraina a distruggere il cargo carico di armi e tank russi nel caso in cui non venisse pagato alcun riscatto.

Mentre le navi da guerra della marina statunitense sorvegliano a vista e tengono sempre sotto controllo la nave ucraina Mv Faina sequestrata al largo della Somalia, i pirati hanno finora piu' volte insistito sul pagamento di venti milioni di dollari in cambio del rilascio della nave e dei 21 membri dell'equipaggio.

''Se non pagheranno la cifra che e' stata chiesta, invitiamo i pirati a ridurre in cenere la nave e le armi oppure di affondarla'', ha dichiarato in un intervista all'Afp Sheikh Mukhtar Robow, portavoce per il moviment islamico Shabab, gruppo che lo scorso anno era riuscito a reprimere la pirateria durante sei mesi al governo nella zona meridionale della Somalia.

Il portavoce ha poi precisato che il suo movimento non ha nulla a che fare con il sequestro della nave-cargo ucraina e con i pirati. ''E' un crimine sequestrare navi commerciali, ma sabotare navi che trasportano armi per il nemico di Allah e' una cosa diversa'', ha aggiunto Robow.

Secondo il portavoce, inoltre, i 33 carri armati e le altre armi pesanti presenti sulla Faina apparterrebbero alle forze etiopi: ''Noi riteniamo che la nave appartenga all'Etiopia e che fosse diretta al porto di Mogadiscio, dove doveva essere scaricata con l'intenzione di distruggere la Somalia, ma questo non e' avvenuto''.

Apple tuona: meno royalty o chiudiamo iTunes


Velata ma decisa, ecco la minaccia della Apple: guai a chi tocca le royalties sui brani distribuiti. Il Copyright Royalty Board, però spinge in senso contrario: 15 centesimi per brano invece dei 9 attuali. In mezzo stanno le major ed i loro interessi.
Se il regime delle royalties verrà cambiato, iTunes chiuderà. È questa l'estrema (pur se velata) minaccia proveniente da Apple. Il tutto, peraltro, contenuto in un documento ufficiale (pdf, pag.3) nel quale Apple tuona: se il mercato non permette una adeguata profittabilità, il gruppo preferisce uscirne.

Apple sa bene di avere il coltello dalla parte del manico. Il suo music store controlla il mercato ed al suo fianco in questa battaglia si trova nomi quali Napster o Rhapsody, tutti decisi a chiedere una revisione al ribasso delle royalties che i servizi di vendita devono alle grandi sorelle della distribuzione discografica.

Il braccio di ferro è serrato: da una parte vi sono tutti i maggiori music store sulla piazza. Dall'altra v'è il Copyright Royalty Board. La contesa è sulla fetta di introito dovuta alle parti per ogni singolo download: se ad oggi il dovuto per ogni singola traccia è di circa 9 centesimi, il CRB vorrebbe alzare la posta pretendendo almeno 15 centesimi. Stizzita la replica Apple: se aumentiamo i prezzi, il numero di download diminuirà drasticamente e l'intero mercato non avrà che da perderci; se i prezzi rimangono fissi e nel contempo aumentano le royalties, allora diminuirà il profitto dell'attività ed in questo caso Apple preferirebbe tirarsi fuori dai giochi.

Si assiste insomma alla più classica delle trattative. Sebbene iTunes detenga l'85% del mercato, può fare la voce grossa solo fino ad un certo punto perchè le major ben sanno quale sia l'appetito della concorrenza e ben si sa quanto la musica abbia dato e possa ancora dare al mondo di Cupertino. Il teorema del Copyright Royalty Board è quello per cui la distribuzione online abbia costi minori rispetto alla distribuzione su supporto fisico: ad oggi il dovuto delle due parti in competizione è similare, il che penalizza il mercato dei CD rispetto ai maggiori margini dei distributori online.

In questo intricato gioco delle parti, però, c'è un ulteriore elemento a complicare la vicenda. I music store, infatti, devono ad oggi il dovuto per i diritti direttamente alle major. Queste ultime gireranno poi parte della fetta a chi di dovere. Per ogni brano le etichette ricevono circa il 70% della tariffa finale (70 centesimi su 99), ed in parte il tutto verrà devoluto ai detentori del diritto. Se, come richiesto da Apple, il prezzo finale dovrà rimanere fisso, allora le maggiori pretese del Copyright Royalty Board dovranno essere assorbite da tutte le parti in causa: dai music store, che probabilmente dovranno royalties maggiori; dalla RIAA, che dovrà accettare un compromesso migliore pur di proseguire sulla strada intrapresa; dal Copyright Royalty Board, che probabilmente potrà abbassare le proprie richieste in una via di mezzo tra i 15 centesimi ambiti ed i 9 attualmente riconosciuti.

In queste ore, insomma, si sta decidendo del futuro dell'industria musicale. La fetta del digitale è sempre più grande e sempre più ambita: le velate minacce Apple vanno lette in quest'ottica, escludendo dunque ogni possibilità per cui ci possa essere anche un solo attore del sistema ad essere interessato nella chiusura di iTunes. Semplicemente, c'è una torta da spartire: normali scaramucce.

 

Link: http://business.webnews.it/news/leggi/9260/apple-tuona-meno-royalty-o-chiudiamo-itunes/2/

Spike Lee scrive a Giorgio Bocca

Caro Giorgio Bocca, ho letto ieri con grande interesse il suo intervento. Credo che lei si riferisca ad una mia dichiarazione a proposito dei "partigiani che fuggivano sulle colline dopo gli attacchi ai tedeschi" fuori dal contesto in cui è stata pronunciata, ovvero durante una conferenza stampa a Roma e un convegno accademico a Firenze (dal titolo "Cinema e Memoria", organizzato da Mediateca Regionale Toscana). 

Signor Bocca, io non sono suo nemico. Io non sono nemico dei partigiani. Il mio discorso completo esprimeva il concetto che i partigiani non erano universalmente amati dalla popolazione italiana. Del resto, come poteva essere diversamente, visto che l'Italia si trovava nel pieno di una guerra civile, con famiglie lacerate, fascisti contro partigiani? Conosco la storia. Stavo facendo un esempio di guerra con tecniche di guerriglia. Le tattiche usate dai partigiani contro i nazisti sono le stesse usate da Fidel e dal Che a Cuba, dall'Anc nel Sudafrica dell'apartheid, dai Vietcong in Vietnam, dai Mau Mau in Kenya e dai miei antenati contro gli schiavisti in America. 

Signor Bocca, lei crede veramente che io stessi condannando queste tattiche? Crede onestamente che le mie simpatie vadano alla 16ma Divisione delle SS che il 12 agosto 1944 a Sant'Anna di Stazzema massacrò 560 italiani innocenti, tra vecchi, donne e bambini? 

Il suo articolo mi fa pensare che lei non abbia visto il film. Spero che abbia occasione di vederlo presto in modo tale da poter giudicare personalmente e non sulla base di una citazione mal riportata. 

James McBride, l'autore del romanzo e sceneggiatore del film, ed io abbiamo entrambi sottolineato che "Miracolo a Sant'Anna" è un opera di finzione ispirata a fatti storici. Per questo abbiamo inserito un cartello all'inizio del film che lo dichiara. Crediamo sinceramente che l'unico fatto su cui tutti siamo d'accordo è che 560 esseri umani sono stati massacrati dai nazisti. Al di là di ciò, ognuno ha la sua teoria e il suo punto di vista. Questo, semplicemente, è il nostro film. 

Le reazioni viscerali di questi giorni mi fanno pensare che la profonda ferita apertasi in Italia durante la Seconda guerra mondiale non si sia ancora rimarginata. Signor Bocca, io rispetto profondamente il suo ruolo nella Storia di combattente per la libertà, ma vorrei ricordarle che la sua guerra non è contro di me. 

Autore: Spike Lee

Killer in offerta

Quanto vale la vita di una persona? Stando alle notizie che giungono dal web dai 2.500 dollari ai 2.500 euro, dipende da dove ci si trova.

Killer
I fatti. Navigando per siti di annunci on line ci si imbatte in offerte di incontri erotici, vendite straordinarie di residenze, richieste di collezioni e anche in offerte di sicari on line.
In tutto il mondo c'è crisi, questo è risaputo. Dall'Asia al Sudamerica, passando per Africa e Europa, le difficoltà dell'economia hanno in molti casi lasciato sul lastrico famiglie intere, minando seriamente la qualità di vita di intere popolazioni. Per 50 dollari ormai tutti sembrano essere disposti a tutto, anche arrivare ad offrirsi per uccidere.
E' il caso di tre annunci ai quali PeaceReporter si è rivolto per vedere come funziona il mercato dei sicari. E i risultati sono sbalorditivi.

Killer
I casi. “Lavoro professionale e pulito al 100%. Nessuna possibilità per voi di essere coinvolti. Pagamento: 30 % all'accordo e il restante 70% a lavoro eseguito”, scrive Josè nel suo annuncio. Per lui, dopo aver risposto velocemente alla nostra mail di richiesta informazioni, i prezzi sono diversi, dipende da dove deve essere svolto il lavoro. Si va da 2.500 dollari se si vuole far uccidere qualcuno a Città del Messico fino a 5.000 dollari se il lavoro è in una località lontana dalla sua abitazione. E nella mail di risposta, anche se molto formale sembra non esserci nemmeno il più piccolo dei rimorsi nel proporsi per un lavoro “particolare”.
Stessa cosa avviene per il secondo annuncio al quale chi vi scrive ha risposto. “Sicario, ex militare, professionale e discreto, organizza il lavoro e lo esegue in meno di dieci giorni. Prezzi a partire da 6.000 dollari”. Certo, più caro del precedente annuncio ma sembra essere una certezza. “Se hai dubbi o domande scrivimi o mandami il tuo numero di telefono o il contatto msn per accordarci”, sembra uno scambio commerciale qualunque, ma si sta giocando con la morte. Inoltre, con estrema semplicità questi annunci si propongono senza problemi o paure di essere scoperti dalle forze dell'ordine di commettere reati, nella fattispecie omicidi.
Ma se si vuole rasentare il comico, il terzo annuncio al quale abbiamo scritto è davvero il migliore.
Scrive tale Faisan: “Assassino professionista, colombiano, soluzione immediata ai tuoi problemi, esperto nella sistemazione della scena del delitto. Nessuno sarà convolto. Faremo passare tutto come se fosse stato un infarto, un furto o un incidente. Sistemiamo tutto dalle infedeltà coniugali al regolamento di conti. Lavoro in Sudamerica e Europa”.
Tutti, però, diversificano il listino prezzi: si parte da un minimo di 2.500 dollari se il lavoro da fare è in Sudamerica fino a oltre 5.000 se si deve operare in Europa. E c'è chi dice di avere anche la possibilità di spostarsi senza grandi problemi essendo stato sposato per anni con una cittadina spagnola.

Un killer a mano armata
La polizia. Gli annunci, apparsi tutti su un portale messicano, sono al vaglio della polizia postale di Città del Messico. Alcuni sono stati già cancellati e agli indirizzi mail non risponde più nessuno.
Sono veri o solo provocazioni? La polizia messicana li sta studiando e crede possano avere un fondo di verità considerando la sfrontatezza con cui i cartelli della droga si stanno facendo notare, soprattutto nel nord del Paese. “Il problema dei sicari on line ha raggiunto ormai livelli nazionali” dicono fonti della polizia. “La gente offre i suoi servizi e viene pagata per uccidere” aggiunge Miguel Gomez della polizia di Città del Messico. Adesso la palla passa alla Giustizia. Solo con l'applicazione di leggi speciali questi annunci non potranno più comparire nei siti di e-commerce.
Ma la certezza è che entro breve tempo ne compariranno di nuovi. Perchè internet non ha limiti. Nel bene o nel male.

E' guerra tra esercito e Los Zetas

Ogni giorno a Tijuana, città di frontiera, regno incontrastato della criminalità, vengono ritrovati cadaveri di persone uccise dalla violenta guerra in atto, quella fra gruppi legati ai cartelli della droga contrapposti alle forze regolari inviate dal presidente Calderon per contrastare questo tragico fenomeno.

I fatti. Anche nelle ultime 24 ore la polizia messicana ha fatto una scoperta macabra: 12 cadaveri, probabilmente di persone legate al narcotraffico, che presentavano evidenti segni di tortura. Mani e piedi legati dietro la schiena, un colpo di pistola alla nuca, ecchimosi ovunque sui corpi e poco lontano un sacchetto di plastica, quelli usati comunemente per fare la spesa pieno di lingue umane. E poi, ancora, un biglietto con un avvertimento lasciato dai killer: “Questo è ciò che succede a che fa la spia a “El Ingeniero” (soprannome di Fernando Arellano Felix uno dei capi più spietati del narcotraffico messicano) e a tutti coloro che lo frequentano. Regolamento di conti, dunque? Tutto è possibile. Ad ogni modo l'area intorno a Tijuana è sempre più spesso al centro della cronaca nera e sembra difficile arrivare in tempi brevi a una soluzione.

Da Tijuana. “Sta succedendo di tutto ma non sono autorizzato a parlare di queste cose” racconta Manuel H., un agente di polizia che opera nella zona di Tijuana. “Ci sono molti omicidi e tutti hanno un'unica matrice: i cartelli della droga. Sono organizzazioni potenti che non hanno paura di niente e di nessuno e sfidano il governo centrale. A mio avviso si dovrebbe agire con più energia altrimenti questi ci ammazzano tutti. Sono molto violenti e non si fanno problemi a ammazzare. Non solo. Il fatto di sfigurare i cadaveri, di mutilarli e di farli ritrovare è una netta presa di posizione contro il governo. E' un po' come se dicessero: 'Noi ci siamo e siamo pronti a fare la guerra. Venite che vi aspettiamo'. Ci sono troppi interessi economici sotto. Credo che non rinunceranno mai ai loro traffici. Governo e forze di sicurezza devono essere bravi a correggere questa che è una situazione pericolosa e che se lasciata così potrebbe diventare ben presto ingestibile”.

Le indagini. “Non possiamo sottovalutare nessuna ipotesi. Gli omicidi avvenuti negli ultimi tempi potrebbero essere collegati fra loro. Potrebbero far parte della vendetta della malavita per un arresto avvenuto giorni fa di uno degli uomini chiave del cartello di Arellano Felix” dicono i portavoce della Fiscalia della Baja California, che tenta in molti modi di porre fine alla sanguinosa striscia di delitti degli ultimi tempi. Secondo gli esperti i diversi gruppi legati al narcotraffico si combattono per il controllo della regione a cavallo con gli Stati Uniti e quindi, con un mercato dalla richiesta molto ampia. La situazione è gravissima e la guerra della droga ha già causato più di 3.000 morti accertati. E non è servito a riportare la calma l'invio e l'impiego di oltre 35mila nuovi agenti di polizia. E nel frattempo nella zona la paura si fa largo e la maggior parte dei crimini non viene punita. Dai tragici omicidi seriali delle donne di Ciudad Juarez, alle morti sospette di Oaxaca, alle violenze compiute dai paramilitari nel Chiapas, il Messico si sta rivelando come uno dei paesi più oscuri del pianeta dove la legge è quella del più forte.

I soldati uccidono giovani delle periferie per ricevere licenze, nuovo scandalo in Colombia


Angela Nocioni

Rio de Janeiro

Ventitré cadaveri, tutti con il foro di una pallottola nelle spalle. E' l'inizio di un piccolo scandalo in Colombia, che potrebbe però portare lontano, a giudicare dal nervosismo del ministro della Difesa. 

I cadaveri sono di giovani, tra i 17 e i 32 anni, tutti maschi, tutti provenienti dalla periferia povera di Bogotà o da quartieri marginali di piccole città rurali. Tutti sono stati ritrovati molto lontano dal posto in cui vivevano. La scomparsa di ciascuno di loro era stata denunciata dalle famiglie. Secondo l'esercito si tratta di giovani reclutati dalla guerriglia delle Farc, o da paramilitari di destra, e sono tutti morti in combattimento. Ma la versione ufficiale fa acqua da tutte le parti, soprattutto perché risultano deceduti al massimo due giorni dopo la denuncia di scomparsa e perché sono tutti stati colpiti alle spalle. 

Si sta facendo largo l'ipotesi che si tratti di persone uccise da soldati con l'intenzione di spacciarli poi per guerriglieri. Nell'esercito colombiano, in guerra da decenni contro le Farc (Forze armate rivoluzionarie di Colombia), presentare cadaveri di guerriglieri uccisi consente di ricevere premi ambiti: licenze, denaro, promesse di avanzamenti di carriera. 

Accade quindi non di rado che membri dell'esercito sequestrano e uccidono a freddo giovani qualsiasi, di solito li prendono nelle periferie più povere nella speranza che nessuno li vada a cercare, li uccidono e li spacciano per guerriglieri uccisi in combattimento. 

Queta volta, però, qualcosa dev'essera andato storto. Il governo di solito non si preoccupa di rilevare contraddizioni nei comunicati ufficiali delle forze armate. Avalla anche le versioni meno credibili e fa orecchie da mercante con tutto il resto trincerandosi dietro la frase: siamo in guerra contro i terroristi delle Farc. Questa volta però l'imbarazzo è tale che perlomeno una riunione d'urgenza l'ha dovuta convocare. Presenti il ministro della Difesa, Juan Manuel Santos, e il vicepresidente, Francisco Santos. Tutti ovviamente giurano che sarà fatta chiarezza eccetera eccetera. Ma, contrariamente al solito, sembrano agitati. Il sistema di premi esistente dentro all'esercito per la presentazione dei nemici uccisi non è un segreto. 

Esistono centinaia di inchieste aperte in proposito e cinquanta militari sono stati già condannati per questo reato.

L'informativa annuale delle Nazioni unite ha di recente esortato il governo di Alvaro Uribe ad occuparsi di queste strane morti. Lunedì scorso in un comunicato i rappresentanti dell'Onu in Colombia sono tornati a «chiedere misure urgenti per prevenire simili comportamenti e rendere pubblici i nomi degli autori materiali e intellettuali di questi reati».

Link: http://www.liberazione.it/

 

I rom non pagano la bolletta, intervengono i parà della Folgore


«Mamma, mamma ho paura. Questi ci fanno la guerra». La bimba ha i suoi occhioni verdi sgranati dal terrore e trova un po' di tranquillità solo aggrappandosi forte alla gonna della madre. Intanto una decina di militari della Folgore, armati fino ai denti, continuano a minacciare e a perlustrare la casa. Devono tagliare la corrente. Perché quella è un'occupazione abusiva. E la bolletta della luce non viene regolarmente pagata. Poco importa che lì da due anni e mezzo vive una famiglia di rom bosniaci, con ventiquattro bambini e dieci adulti (tra cui due disabili), e che l'unica alternativa a quel posto per loro significa nuovamente campo nomadi o roulotte per strada. «È assurdo - dice Atko Sejdic, il capofamiglia - per noi sarebbe un passo indietro. Vogliamo continuare a vivere qui, per dare un futuro ai nostri bambini, che si sentono italiani». 
Non è la prima volta che a Roma si vuole metter fine a esperienze di reinserimento socio-lavorativo dei rom. E questa volta, sotto la pressione dell'Acea, si sono scomodati anche i militari. Mitra a tracollo, pistola nella foderina, passo minaccioso, nell'ultimo mese erano andati già tre volte ad avvisare la famiglia che risiede in via Ostiense (tra la capitale e il litorale): «Tornatevene nel vostro paese» avrebbero detto al nucleo bosniaco. Poi ieri mattina alle otto, l'ultima visita, con due volanti della polizia e un paio di dipendenti dell'Acea. Che nel giro di qualche minuto, tra la sorpresa degli adulti e il terrore dei più piccoli, lascia la casa al buio. Dimenticandosi l'autorecupero dello stabile fatto dal nucleo bosniaco. «Siamo venuti in Italia nel '74 - racconta il più anziano - E abbiamo passato anni terribili». Prima vivendo sotto il ponte del Tevere poi al Vicolo Savini, «una baraccopoli infernale». Dopo lo sgombero del campo (inverno 2005) vengono trasferiti al centro d'accoglienza di Castel Romano, un posto sopraffollato (ci vivono più di mille persone) in condizioni igienico-sanitarie precarissime. «Da lì siamo scappati racconta una donna - i nostri figli si sono ammalati di scabbia e epatite. 
C'era sporcizia ovunque». Così l'idea di occupare uno stabile comunale, abbandonato da anni al degrado. Lo ristrutturano e ci investono soldi per renderlo vivibile. I bambini iniziano ad andare a scuola: c'è chi va alle elementari, chi alle medie. Gli adulti (qualcuno ha anche la cittadinanza italiana) vendono oggettistica nei mercati della città o fanno gli operatori sociali. Insomma, una famiglia rom integrata nel tessuto urbano e senza precedenti penali di alcun tipo. «Qui non abbiamo acqua, gas e, ora, luce. L'inverno fa freddo e mi vergogno di mandare i miei figli sporchi a scuola», aggiunge Atko, mentre ci fa vedere le foto dello stabile prima del loro intervento, «non pretendo - continua - le utenze gratis, voglio pagare come tutti. Al Comune chiedo una mano». Invece Alemanno marcia in direzione opposta, togliendo loro il poco che hanno. 
Avvisaglia di uno sgombero ormai alle porte. «È paradossale impiegare dieci parà della Folgore in tenuta da guerra e polizia per un distacco della luce» dice il consigliere provinciale dell'Arcobaleno, Gianluca Peciola, accorso subito in Via Ostiense per tentare di fermare l'operazione di distacco. «È un'azione vergognosa - conclude - perché a fronte di un messaggio di ordine inesistente, si sta producendo solo grande paura in queste persone e un abbassamento della loro qualità della vita». Ora si richiede «l'immediato riallaccio della corrente». Anche se tutto fa pensare che la Folgore ritorni presto dai rom, e non per scopi umanitari.
Autore: GIACOMO RUSSO SPENA

Il Senato Usa approva il piano Paulson con maggioranza schiacciante


In una notte che restera' storica, il Senato ha approvato con una schiacciante maggioranza, 75 voti favorevoli e 24 contrari, il pacchetto di aiuti da 700 miliardi di dollari per stabilizzare il sistema finanziario americano. Un messaggio forte dunque, che aumenta le pressioni sui deputati ad approvare questo progetto quando arrivera' alla loro Camera, non piu' tardi di venerdi'. 
In Aula, fin dalle prime ore della sera, si respirava un'atmosfera elettrizzata. A un certo punto si e' visto il Senatore Barack Obamascherzare animatamente con Hillary Clinton. Poco dopo il candidato democratico si e' recato nella sezione repubblicana per salutare il suo avversario, John McCain, che lo ha accolto pero' con una certa freddezza. Anche Joe Biden, il candidato alla vicepresidenza era in aula. Unico senatore assente, Ted Kennedy, a Boston per curarsi dalla malattia che lo ha colpito pochi mesi fa. Tutti i protagonisti di una delle piu' avvincenti corse elettorali della storia hanno poi votato a favore del piano.

Alla Camera non sarà una passeggiata nonostante le modifiche 
Washington, le principali capitali mondiali e i mercati globali hanno tirato cosi' un sospiro di sollievo. Con un'unica ombra: nonostante tutto, e dopo la bocciatura e la grande paura di lunedi' scorso, quando e' sembrato che il mondo potesse crollare, il passaggio alla Camera non sara' ne' facile ne' automatico. Il piano del Senato infatti aggiunge altri 150 miliardi di dollari al progetto iniziale in tagli fiscali e prevede un forte aumento delle garanzie sui depositibancari. Se le nuove misure soddisfano i repubblicani, che avevano votato in massa contro il piano, potrebbero allontare molti democratici. Per questo con il successo di ieri al Senato, questo piano, cruciale per evitare che l'economia americana precipiti in una pesante recessione, resta lo stesso appeso a un filo. Al punto che la leadership democratica alla Camera ha fatto sapere che in mancanza di una maggioranza certa, il voto potrebbe slittare ancora.
C'e' tuttavia da segnalare un fatto nuovo, foriero di ottimismo: nelle provincie lontane della democrazia americana il vento è cambiato. Dopo le conseguenze in Borsa del voto negativo di lunedi' e dopo che 1.300 miliardi di dollari di risparmi sono andati in fumo, ieri sono giunte in Congresso migliaia di lettere a favore del piano di aiuti e non contro: "Abbiamo avuto messaggi chiari dalle nostre basi elettorali: i concessionari auto, i piccoli costruttori, i negozianti, tutti soffrono per la difficoltà di avere accesso al credito e chiedono azione" ha dichiarato Jon Kyl, Senatore dell'Arizona poco prima del voto di ieri notte. Anche l'AARP, l'associazione dei pensionati americani, che raccoglie 40 milioni di associati ha preso una posizione netta:" i risparmi dei pensionati stanno sparendo, si ha paura per il destino dei conti in banca. Chiediamo un'azione decisa per proteggere i nostri 40 milioni di membri" ha dichiarato il Presidente dell'AARP Bob Novelli. Che ha poi aggiunto: "almeno 110.000 membri hanno inviato email ai loro deputati e senatori chiedendo loro di fare qualcosa per questa crisi". Nuove pressioni dunque, che potrebbero fare la differenza. " Molta gente ha capito che il pericolo è reale. Alcuni di noi hanno fatto la figura dei duri votando contro e ora, dopo la spavento potranno cambiare il voto senza troppi problemi elettorali. Anche perché le chiamate ai nostri uffici erano prima al 90% contrarie, oggi sono mediamente al 50% e in molti casi al 90% favorevoli al piano".

Le principali modifiche al piano Paulson 
I principali cambiamenti del piano riguardano l'aumento del livello dei depositi garantitidalla Federal Deposit Insurance Corporation (FDIC) da 100.000 dollari a 250.000 dollari. Questo aumento avra' un costo aggiuntivo per le polizze delle banche e potra' costare di piu' allo Stato, ma e' stato accolto bene da tutti, soprattutto dai risparmiatori che temono per i loro conti correnti.
Il pacchetto di riduzioni fiscali, distribuito lungo un periodo di dieci anni, restera' il piu' controverso, soprattutto perche' potrebbe alienare alcuni democratici fiscalmente responsabili alla Camera, parte del movimento dei Blue Dogs. La misura prevede fra l'altro di moderare l'impatto dell'alternative minimum tax, che ha colpito ferocemente la classe media. Concedera' inoltre deduzioni fiscali speciali per progetti di ricerca e sviluppo soprattutto nel settore hi tech e farmaceutico. Il valore di questo piano e' di 150.5 miliardi di dollari che si aggiungono ai 700 miliardi originari. Un senatore inoltre e' riuscito a far "agganciare" il progetto a un altro suo disegno di legge che impone ai datori di lavoro di equiparare le malattie mentali a quelle fisiche contratte sul lavoro con responsabilita' per l'azienda di rimborsare una parte delle spese di ospedale. Il piano, che originariamente era contenuto in due pagine e mezzo, per salire a cento pagine alla Camera e' diventato a questo punto di 400 pagine. Ma e' passato, e questo ora e' l'importante.

Prima del voto, il dibattito era proseguito per molte ore. Fra gli altri, Barack Obama aveva pronunciato un discorso appassionato: "Questa non e' soltanto una crisi di Wall Street – diceva chiamando a raccolta i democratici – e' una crisi americana ed e' l'economia americana che ha bisogno di un piano di aiuti…non pretendo che avremo una soluzione facile o priva di costi…ma dobbiamo approvare questo piano nell'interesse della Nazione". John McCain invece non ha parlato. Poco prima, in campagna elettorale si era limitato a dire: "se il progetto di legge finanziario fallira' di nuovo in Congresso l'attuale crisi si trasformera' in un disastro" aveva detto implorando i suoi compagni di partito, soprattutto alla Camera, di votare per il Paese. Era la prima volta dall'8 di aprile che McCain partecipava a un voto al Senato, in totale e' stato assente per ben 420 voti da quando il centodecimo Congresso si e' aperto il 4 gennaio del 2007 vale a dire per il 65% dei voti. Al secondo posto il senatore Tim Johnson democratico del Sud Dakota, malato di cancro, al terzo posto Barack Obama assente dal 9 luglio, che ha preso 303 voti pari al 47% del voto totale. Mercoledi' notte dunque e' stata l'ultima volta che avremo visto insieme nel loro ruolo di senatori i due candidati: il 4 novembre uno di loro sarà presidente e lascera' il Senato.

Autore: Mario Platero

Link:  http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2008/10/senato-usa-approva-piano-paulson_2.shtml


Fuga dal 41bis!!!

 È vuota la cella al 41 bis di Giuseppe La Mattina, uno dei mafiosi che uccise il giudice Paolo Borsellino. Sono rimaste libere anche le celle di Giuseppe Barranca e Gioacchino Calabrò, che si occuparono degli eccidi del 1993, fra Roma, Milano e Firenze. Nei raggi del carcere duro non ci sono più quattro capi storici della 'ndrangheta calabrese: Carmine De Stefano, Francesco Perna, Gianfranco Ruà e Santo Araniti, il mandante dell'omicidio Ligato. E neanche il boss della camorra Salvatore Luigi Graziano. 

Negli ultimi sei mesi, trentasette padrini hanno lasciato i gironi del 41 bis. I padrini delle mafie hanno vinto, in gran silenzio, la loro battaglia legale nei tribunali di sorveglianza di mezza Italia. E così, sono tornati detenuti comuni, nonostante le condanne all'ergastolo e i misteri che ancora custodiscono. Al dipartimento dell'amministrazione penitenziaria e alle Direzioni distrettuali antimafia non è rimasto che prendere atto della lista degli annullamenti del 41 bis, che ogni giorno di più si allunga. L'ultimo provvedimento, pochi giorni fa, ha riguardato Antonino Madonia, il capofamiglia di Palermo Resuttana che in gioventù assassinò, fra tanti, il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e il commissario Ninni Cassarà. 
Ecco la lista di chi non è più al carcere duro. C'è Raffaele Galatolo, capo storico della famiglia palermitana dell'Acquasanta, condannato all'ergastolo. 

C'è Arcangelo Piromalli, da Gioia Tauro. E poi, Costantino Sarno: a Napoli, lo chiamavano il re del contrabbando, ma lui preferiva starsene in Montenegro. Nella lista del carcere duro bocciato figurano quattordici mafiosi, 13 ndranghetisti, 8 camorristi, 2 rappresentanti della sacra corona unita pugliese. Per adesso è il 6,5 per cento del popolo del 41 bis, 566 reclusi in dodici istituti penitenziari, da Roma Rebibbia a Tolmezzo, passando per Viterbo, Ascoli, L'Aquila, Terni, Spoleto, Parma, Reggio Emilia, Milano, Novara e Cuneo. Gli annullamenti del 41 bis portano la firma di molti tribunali di sorveglianza, da Napoli a Torino. Ma la motivazione è sempre la stessa: "Non è dimostrata la persistente capacità del detenuto di mantenere tuttora contatti con l'associazione criminale di appartenenza". 

Dice Giuseppe Lumia, senatore dei Ds ed ex presidente della commissione parlamentare antimafia: "La modifica della legge sul carcere duro è ormai una priorità. Vanno cambiati i criteri per l'assegnazione, agganciandoli esclusivamente alla pericolosità del detenuto, conme fosse una misura di prevenzione". 

Il procuratore di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone, spiega che "il 41 bis non è più quell'isolamento pressoché assoluto che era stato previsto nella legge varata dopo le stragi Falcone e Borsellino. I ripetuti interventi della Corte Costituzionale, a cui si è necessariamente adeguato il legislatore, hanno attenuato quel regime di isolamento". La preoccupazione dei capimafia resta sempre la stessa: "Inchieste e processi in svariate parti d'Italia - prosegue Pignatone - l'hanno dimostrato, i detenuti al 41 bis riescono a mantenere contatti con l'esterno, questione vitale per le organizzazioni criminali". Intercettazioni, anche recenti, hanno ribadito: accanto alle grandi strategie, i boss hanno scelto di proseguire in silenzio la loro battaglia contro il 41 bis. 

Sommergendo di ricorsi i tribunali di sorveglianza. E qualche risultato sembra essere arrivato. Anche il procuratore di Reggio Calabria auspica "un intervento chiarificatore del legislatore, per mettere ordine ai contrasti giurisprudenziali che si verificano tra i vari tribunali di sorveglianza". 

Il record di annullamenti spetta al tribunale di Torino (10). Seguono Perugia (9), Roma (8), L'Aquila (5), Bologna (3), Napoli (2), Ancona (1). Dice ancora il procuratore Pignatone: "La legge sul 41 bis è stata modificata nel 2002, in modo più rigoroso. Ma, evidentemente, sono necessari altri interventi". Lumia sollecita il ministro della Giustizia: "Presenterò un'interrogazione - annuncia - dopo il caso Madonia nessuna risposta è ancora arrivata dal Guardasigilli Angelino Alfano. La questione è urgente. Oggi, nelle carceri è ristretto il gotha delle mafie: va tenuto sotto controllo in modo adeguato, perché quel gruppo elabora ancora strategie, ricatta le istituzioni e mantiene soprattutto i contatti con l'esterno. 

L'obiettivo di quel gotha resta l'allentamento del regime del carcere duro, ma anche la revisione dei processi". 

di SALVO PALAZZOLO

GROSSO GUAIO A BANKTOPIA: IL SISTEMA FINANZIARIO STA ESPLODENDO


Il sistema finanziario sta esplodendo. Non date ascolto agli esperti, guardate solamente le cifre. Secondo la Reuters, la scorsa settimana “le banche americane hanno preso a prestito una quantità record di denaro dalla Federal Reserve per quasi 188 miliardi di dollari al giorno di media, rivelando che la banca centrale è ricorsa a rimedi estremi per mantenere a galla il sistema bancario nel bel mezzo della più grande crisi finanziaria dai tempi della Grande Depressione.” La Fed ha aperto le varie “auction facilities”1 per dare l’apparenza che le banche insolventi se la passassero bene ma le cose non stanno così. Sono morte, le loro passività superano i loro beni. Ora la Fed è disperata perché le centinaia di miliardi di dollari di securities garantite da mutui che si trovano nei caveaux delle banche hanno fatto fallire l’intero sistema e il bilancio della Fed sta aumentando ogni giorno che passa. Il mercato delle securities garantite da mutui non si riprenderà in un immediato futuro e le banche non sono in grado di rinviare il pagamento dei loro debiti a breve termine. Il gioco è finito. La Federal Reserve stessa è in pericolo. Quindi, si è passati al piano B, vale a dire scaricare tutto il liquame tossico sul contribuente prima che questi si renda conto che l’intero sistema si sta distruggendo e che la sua vita cambierà per sempre. Viene chiamato “Piano Paulson”, un’impresa irrealizzabile da 700 miliardi di dollari che è già stata screditata da tutti gli economisti di un certo prestigio del paese.



Dalla Reuters: “I prestiti dagli operatori principali tramite la Primary Dealer Credit Facility e tramite un’altra facility creata domenica per Goldman Sachs, Morgan Stanley e Merrill Lunch, e le loro filiali londinesi, sono ammontati a 105,66 miliardi di dollari a partire mercoledì, ha comunicato la Fed.”

Capite quello che intendo dire? Sono tutti in bolletta. I prestiti a rotazione della Fed sono solamente un modo per perpetuare il mito che tutte le banche non si trovino già distese su un tavolo a mani giunte. Bernanke ha annodato un pezzo di spago alle varie parti del corpo e ogni tanto le strattona per farle sembrare ancora vive. Ma il modello di Wall Street è fallito e il salvataggio è inutile. 

La scorsa settimana c’è stata una corsa digitale alle banche della quale la maggior parte della gente non ha saputo nulla; un crollo “in tempo reale”. Un articolo di Michael Gray sul New York Post ha fornito una descrizione minuto per minuto di come si sono svolti gli eventi. Ecco un estratto dal “Quasi Armageddon” di Gray:

“Giovedì il mercato si trovava ad un passo dall’Armageddon... se quella mattina il Tesoro e la Fed non si fossero gettati nella mischia iniettando rapidamente 105 miliardi di dollari di liquidità, il Dow sarebbe precipitato a 8.300 punti – un crollo del 22 per cento! – mentre risuonava ancora il tintinnio metallico della campanella di apertura nella cavernosa sala delle contrattazioni. Secondo gli operatori, che hanno voluto rimanere anonimi, i fondi del mercato monetario sono stati inondati con 500 miliardi di dollari in ordini di vendita poco prima dell’apertura. Quella mattina la capitalizzazione complessiva del mercato monetario è stata di circa 4.000 miliardi di dollari.

Le vendite in panico erano legate direttamente al congelamento dei mercati del credito – compresa una contrazione di 52 miliardi di carta commerciale – e le voci secondo le quali ulteriori finanziamenti sui mercati monetari “avrebbero spaccato il dollaro”2, scendendo sotto il valore netto di un dollaro.”

La drammatica iniezione di liquidità operata giovedì (pre-mercato) dalla Fed è stata sufficiente per permettere agli accordi di brokeraggio di portare avanti gli ordini di vendita ed iniziare un assalto al denaro contante che avrebbe arrestato ampie distese dell’economia americana.” (New York Post)

La carta commerciale è il lubrificante che consente il funzionamento dei mercati finanziari. Quando svanisce la fiducia (perché gli amministratori del sistema a Washington sono dei pagliacci), gli investitori ritirano i propri soldi, le normali operazioni d’affari diventano impossibili e i mercati crollano. Fine della storia. Quindi, piuttosto che recuperare la fiducia dell’opinione pubblica con una leadership forte e un comportamento consono per tranquillizzare gli investitori, il Presidente Bush ha deciso di tenere un discorso in prima serata dichiarando che se il pacchetto di salvataggio di Paulson non fosse stato approvato immediatamente, l’economia del paese sarebbe evaporata. Pensate un po’!

La scorsa settimana, il mercato della carta commerciale (la maggior parte del quale è sostenuto da securities garantite da mutui) si è ridotto di ben 61 miliardi di dollari fino a raggiungere 1.702.000 miliardi di dollari, il livello più basso dall’inizio del 2006. Quindi, il salvataggio di Paulson svaluterà in effetti la carta commerciale come pure l’accozzaglia di derivati garantiti dai mutui per i quali, al momento, non c’è mercato. Il contribuente americano non solo è coinvolto nel crollo del mercato immobiliare, ma sta anche sostenendo l’intero sistema finanziario comprese le securities insolventi sui prestiti per le auto, le securities in ribasso sui prestiti agli studenti, le securities flagellate sui prestiti equity e le securities vacillanti sulle carte di credito. La pila colossale di debito-sterco è pronta per essere accatastata alle spalle dell’esausto contribuente e del biglietto verde perennemente raggrinzito. Paulson ci assicura che si tratta di “un buon accordo”. Buuu!

L’IMPRESA IRREALIZZABILE DI PAULSON

Come ha fatto il Segretario al Tesoro Paulson a capire che la ricapitalizzazione del sistema bancario sarebbe costata 700 miliardi di dollari? Oppure ha solamente stimato la quantità di denaro che potrebbe essere caricata sul retro del camion del Tesoro quando inonda di biglietti verdi freschi di stampa i suoi amiconi alla Goldman Sachs? Il punto è che i calcoli di Paulson non sono stati coadiuvati da nessun economista, e non ci possiamo fidare. Sono cifre puramente arbitrarie, calcolate “a spanne”. Secondo Bloomberg, l’investitore svizzero Marc Faber, conosciuto per un lungo ruolino di marcia di buone call option, crede che il danno potrebbe arrivare a 5.000 miliardi: 

“Marc Faber, amministratore delegato della Marc Faber Ltd. ad Hong Kong ha detto che il pacchetto di salvataggio del governo americano per il sistema finanziario potrebbe richiedere fino a 5.000 miliardi di dollari, sette volte la somma richiesta dal Segretario al Tesoro Henry Paulson. “I 700 miliardi di dollari non sono assolutamente nulla”, ha dichiarato Faber in un’intervista televisiva. “Il Tesoro sta diffondendo questa cifra quando il totale potrebbe essere di 5.000 miliardi.” (Bloomberg News)

La maggior parte delle persone che seguono queste vicende si fiderebbero molto di più di quanto detto da Faber piuttosto che da Paulson. Nel suo ultimo commento sul suo blog, l’economista Nouriel Roubini ha detto che “nessun economista di professione è stato consultato dal Congresso oppure è stato invitato per esprimere la propria opinione durante le sedute del Congresso in merito al piano di salvataggio del Tesoro”. Roubini ha aggiunto: “Il piano del Tesoro è una vergogna: un salvataggio di banchieri spericolati, prestatori di denaro e investitori che dà pochissimo sollievo diretto ai mutuatari e ai proprietari di casa finanziariamente in difficoltà e che verrà pagato a caro prezzo dal contribuente americano. Il piano non fa nulla per risolvere la grave tensione presente nei mercati monetari e nei mercati interbancari che sono ora vicini ad un crollo sistemico.” 

Roubini ha ragione su tutti i fronti. Finora, oltre 190 importanti economisti hanno esortato il Congresso a non approvare il disegno di legge sul salvataggio da 700 miliardi di dollari. C’è un consenso crescente che il cosiddetto “pacchetto di salvataggio” non si rivolga alle questioni economiche principali e che abbia il potenziale per far peggiorare ancor di più la situazione. 

COLPO DI STATO DEI BANCHIERI?

Il rappresentate dell’industria finanziaria Paulson è il capobanda del colpo di stato dei banchieri i cui risultati decideranno il futuro economico e politico degli Stati Uniti negli anni a venire. I golpisti hanno prosciugato decine di miliardi di dollari di liquidità dal sistema bancario già indebolito per provocare un congelamento dei prestiti interbancari e accelerare un crollo del mercato azionario. Questo, secondo loro, obbligherà il Congresso ad approvare senza alcun resistenza il pacchetto di salvataggio di Paulson da 700 miliardi di dollari. Si tratta di un ricatto. 

Finora nessuno sa se i fautori del colpo di stato avranno successo e se consolideranno ulteriormente il loro potere politico attraverso una forte scossa economica sul sistema, ma il loro piano continua ad evolversi in modo disinvolto mentre l’economia scivola inesorabilmente verso il disastro.

Il salvataggio ha galvanizzato i movimenti di base che hanno inondato il Congresso di fax e intasato le linee telefoniche. Chi chiama è fortemente contrario a qualunque salvataggio per le banche che stanno soccombendo sotto il peso dei propri beni tossici garantiti da mutui. Un analista ha detto che le chiamate al Congresso sono al 50 per cento per il “No!” e per un 50 per cento “Cavolo, no!”. Non c’è praticamente alcun sostegno popolare al disegno di legge. 

Da Bloomberg News: “Erik Brynjolfsson, della Sloan School del Massachusetts Institute of Technology, ha detto che l’obiezione principale è “è la stupefacente discrezionalità incontrollata che viene concessa al Segretario al Tesoro. Non ha precedenti nella democrazia moderna.”

“Sospetto che una parte di quello che stiamo vedendo nel congelamento dei mercati dei prestiti sia un comporamento strategico da parte dei grossi giocatori della finanza che attendono di trarre profitto dal salvataggio”, ha detto David K. Levine, un economista presso la Washington University di St. Louis, che studia restrizioni di liquidità e teoria dei giochi.” (L’analisi della tendenza economica globale di Mish http://globaleconomicanalysis.blogspot.com/2008/09/take-back-america.html)

I sospetti di Brynjolfsson sono fondati. Karl Denninger nel suo “Market Ticker” conferma che la Fed sta prosciugando di liquidità il sistema bancario per ricattare il Congresso sull’approvazione della nuova legge. Ecco cosa scrive Denninger: 

“Il tasso reale dei fondi federali è stato contrattato ad oltre 50 punti base sotto l’obiettivo del 2% per cinque giorni consecutivi e, negli ultimi due giorni, è stato contrattato 75 punti base sotto. L’IRX3 sta richiedendo un immediato taglio dei tassi. La liquidità è stata prosciugata di proposito di oltre 125 miliardi di dollari nell’ultima settimana e l’abbassamento dell’acqua della palude ha messo alla luce un cadavere – la Washington Mutual – che è stata immediatamente presa d’assalto, senza preavviso, da JP Morgan. Neppure l’amministratore delegato di Washington Mutual era a conoscenza della scalata finché questa non è stata portata a termine. La Fed sostiene di essere “una banca centrale indipendente”. Ma non è affatto così e ora si stanno comportando come dei piromani. La Fed e il Tesoro hanno dichiarato che questa è una “crisi di liquidità” ma in realtà non lo è. Si tratta di una crisi di insolvenza che la Fed, il Tesoro e gli altri organi regolatori del nostro governo hanno intenzionalmente lasciato che scoppiasse.”

Tombola. Questo è un colpo di stato bancario architettato e agevolato da individui che operano furtivamene dietro le quinte della politica. L’unico momento in cui emergono dalla loro fogna è quando sono spazzati via da un crisi che minaccia la loro continua predominanza. La resistenza di base, capeggiata dai blogger di Internet (come Mish, Roubini e Denninger) sta dimostrando come si possano mobilitare decine di migliaia di “contadini con i forconi” ed essere un elemento importante nelle decisioni politiche. Aiuta anche avere dei dirigenti eletti al Congresso, come il Senatore Richard Shelby, che rimangono saldi sui loro princìpi e non perdono i sensi alle prime raffiche di mitraglietta (come i loro indecisi omologhi Democratici). Shelby si è accollato il peso delle pressioni dirigenziali che è piombato su di lui come una frana degli Appalachi. Come risultato, c’è ancora un tenue possibilità che il disegno di legge possa essere accantonato e che i rappresentati dell’industria debbano ricominciare da zero. 

Market Ticker ha fornito della tabelle della Federal Reserve che dimostrano come Bernanke abbia ritirato dal sistema bancario 125 miliardi di dollari solamente negli ultimi quattro giorni per creare una situazione di crisi per spingere alla confusione nel mercato del credito e per aumentare le possibilità che il disegno di legge venga approvato. Questa è corcizione della peggior specie. http://market-ticker.denninger.net/archives/2008/09/24.html 

La brutta situazione economica del paese si sta gradualmente deteriorando. Gli ordinativi per i beni durevoli dell’industria manifatturiera sono scesi del 4,5 per cento il mese scorso mentre le giacenze di magazzino hanno continuato ad aumentare. La disoccupazione sta salendo alle stelle e il crollo del mercato immobiliare continua ad accelerare. Credit Suisse si aspetta un totale di 10,3 milioni di pignoramenti nei prossimi anni. Cifre del genere non sono casuali, ma fanno parte di un programma più ampio per utilizzare la politica monetaria come mezzo per trasferire la ricchezza da una classe sociale all’altra, mentre si diminuisce il benessere economico complessivo della nazione. La cosa più allarmante è che ora i creditori più importanti del paese stanno preparando una rivolta che probabilmente ridurrà il flusso di capitali verso i mercati americani facendo precipitare il dollaro e innescando un crollo deflazionistico del credito. Questo è quanto scrive la Reuters:

“I regolatori cinesi hanno chiesto alle banche nazionali di cessare i prestiti di denaro alle istituzioni finanziarie degli Stati Uniti nei mercati monetari interbancari per impedire possibili perdite durante la crisi finanziaria, ha riferito giovedì il South Chine Morning Post. La messa al bando di tutto il prestito interbancario da parte della Commissione cinese sui regolamenti bancari si applica solamente alle banche americane e non ai prestatori di altri paesi, ha aggiunto il rapporto.”

Bloomberg News riporta che il Presidente della Federal Reserve Bank di Dallas Richard Fisher ha rotto la tradizione e ha stroncato la proposta di salvataggio affermando che “affosserebbe ancor di più il governo degli Stati Uniti.”

Da Bloomberg: “Il piano del Segretario al Tesoro Henry Paulson di acquistare i beni in difficoltà delle istituzioni finanziarie sarebbe la goccia che fa traboccare il vaso di un governo già così spaventosamente indebitato”, ha detto oggi Fisher in un discorso tenuto a New York. “Siamo immersi in un profondo abisso fiscale... Le crisi e gli sconvolgimenti che abbiamo subito nei mercati equity e del debito sono stati la conseguenza di un’orgia prolungata di eccessi e comportamenti sconsiderati, non di una rigida politica monetaria”, ha detto Fisher al New York University Money Marketeers Club." (Bloomberg)

Di certo, la cura per l’iperbolico “eccesso di credito e il comportamento sconsiderato” non può essere della stessa natura. In effetti, il salvataggio di Paulson non affronta minimamente i problemi principali che sono stati oscurati da demagogia e minacce. I beni senza valore devono essere liquidati, le banche insolventi devono essere lasciate fallire e gli imbroglioni e i delinquenti che hanno architettato questo blitz finanziario sulle riserve nazionali devono essere chiamati a rispondere. Il massacro dei bassi tassi di interesse di Greenspan, l’abbuffata di “denaro facile”, è ora visibile ovunque. I valori gonfiati delle case e delle azioni stanno crollando mentre la benzina continua a sfuggire all’enorme bolla delle equity. La FDIC5 dovrà essere ricapitalizzata – forse di 500 miliardi di dollari – per giustificare la perdita anticipata di depositi dalle banche fallite che si sono trovati nei reticoli della deflazione dei beni e della graduale contrazione del credito. La recessione sta arrivando ma il crollo economico può ancora essere evitato se il maldestro piano di Paulson viene abbandonato e viene intrapresa un’azione correttiva per collocare il paese su una solida base finanziaria. Market Ticker delinea un quadro per una soluzione attuabile, ma si deve agire rapidamente per far ritornare la fiducia sul fatto che siano in corso dei cambiamenti nel sistema.

1- Obbligare tutti i “beni” fuori bilancio ad essere in bilancio, ed obbligare a spostare tutti i modelli di valutazione ed identificazione dei beni individuali dal Livello 3 ai moduli 10-Q e 10-K5 (in altre parole, niente più contabilità senza senso stile-Enron e più nessuna concessione alle banche che autocertificano il “valore” dei propri beni sospetti).

2- Obbligare tutti i derivati OTC in uno scambio regolamentato simile a quello utilizzato per le opzioni elencate nei mercati equity. Tutto questo disinnesca in modo permanente la bomba a tempo dei derivati. Concedete 90 giorni ai partecipanti al mercato; alla scadenza chi non è presente nell’elenco viene dichiarato fuori dai giochi; permettete ai partecipanti di denunciarsi l’un l’altro se non possono dimostrare un’adeguatezza di capitale (se le contrattazioni di contratti derivati può danneggiare il sistema “regolamentato”, allora quelle contrattazioni devono avvenire sotto rigide regole governative).

3- Obbligare la leva di tutte le istituzioni a non superare il rapporto di 12:1. La SEC ha abbassato di proposito i limiti di leva broker/dealer nel 2004; prima di quella data il limite era un rapporto di 12:1. Ogni azienda che era fallita aveva una leva che era il doppio o anche più rispetto a quel precedente limite di 12:1. Approvare questa misura con un limite temporale di sei mesi e richiedere un sesto delle eccedenze tirato giù ogni mese (il crollo del modello della “finanza strutturata” è in buona parte dovuto alla troppa leva. Ad esempio, Fannie Mae e Freddie Mac avevano un debito di 80 dollari per ogni dollaro di riserve di capitale quando sono entrate in amministrazione controllata).

Se ci deve essere un salvataggio, che sia fatto bene. Il disegno di legge di Paulson da 700 miliardi di dollari non fa nulla per risolvere i profondi problemi strutturali dei mercati finanziari; rimanda ulteriormente la resa dei conti mentre si sposta sul contribuente l’onere del pagamento di questi beni tossici. E’ un buco nell’acqua. L’intero sistema ha bisogno di una trasformazione in modo che le attività di Wall Street si adattino agli obiettivi più ampi della società di cui, si suppone, sia al servizio. Il modello di business di Paulson si è sfasciato; non serve a nessuno tentare di ripararlo.

Mike Whitney
Fonte: http://globalresearch.ca/
Link:: http://globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=10355 
28.09.08

Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da JJULES 

NOTE DEL TRADUTTORE

1 La “Term Auction Facility” è uno strumento di politica monetaria introdotto dalla Federal Reserve per aumentare la liquidità nei mercati finanziari americani. Con i TAF, la Federal Reserve mette all’asta dei quantitativi definiti di prestiti a breve termine garantiti da collaterali alle istituzioni di deposito che si ritiene siano in buone condizioni finanziarie 
2 Letteralmente “break the buck”, l’espressione si riferisce alla situazione (estremamente rara e spiacevole) in cui un fondo monetario scende sotto il valore netto di un dollaro per azione 
3 L’IRX è l’indicatore del costo dei prestiti a 13 settimane tra banche commerciali e governo americano 
4 La FDIC (Federal Deposit Insurance Corporation) è un ente governativo americano che garantisce l’integrità e la salvaguardia dei conti correnti delle banche membre 
5 Il modulo 10-Q è una relazione dei risultati aziendali che deve essere presentata obbligatoriamente ogni tre mesi da tutte le società pubbliche. Il modulo 10-K viene invece presentato ogni anno

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