venerdì 26 settembre 2008

Attentato contro Zeev Sternhell


Stava chiudendo casa quando un ordigno è esploso ferendolo. Zeev Sternhell è ora ricoverato in ospedale. Il 73enne professore all'Università di Gerusalemme è un personaggio molto noto in Israele. Sternhell è considerato dall'ultradestra un nemico di Israele, e la conferma della mano che sta dietro l'attentato è nei volantini che la polizia ha trovato sul luogo: offrivano 1 milione di shekel, circa 220mila euro, a chiunque uccida i militanti di Peace Now "traditori" della 'sacra causa di Israele'. 
Fonti dei coloni replicano che il testo dei volantini "appare falso" e lasciano intendere che potrebbe trattarsi di una provocazione a loro danno. 

Il professore di Peace Now! 

Noto soprattutto per essere uno dei maggiori esperti di fascismo (in Italia è uscito il suo "Nascita dell'ideologia fascista") Sternhell è anche collaboratore del quotidiano progressista isrealiano Haaretz, nonchè membro autorevole di Peace Now!, un'associazione che riunisce molti pacifisti e che da anni combatte contro gli abusi sui palestinesi, contro il muro e gli insediamenti illegali costruiti dai coloni, spesso con il benestare del Governo, in quelli che dovrebbero essere territori dei palestinesi. 

Quest'anno ha ricevuto il Premio Israel, maggiore riconoscimento dello Stato ebraico, cosa che ha sollevato indignazione negli ambienti di estrema destra. L'attentato a Sternhell - che oggi sarà dimesso dall' ospedale, è stato condannato da tutti i dirigenti politici israeliani. La polizia teme che esso sia stato compiuto da un gruppo eversivo di estrema destra, che lo avrebbe pedinato per diverso tempo per colpirlo al momento opportuno. 

Un nemico del sionismo e della destra ortodossa 

Sternhell è un pugno in occhio per gli ultra nazionalisti, movimenti vicini al Gush Emunin, che riunisce i coloni che credono ancora nell'idea della "Eretz Israel", la grande Israele che nel sogno dei sionisti andava dal Mediterraneo al Mar Morto, dove quindi lo spazio per i palestinesi non esiste. Persone legate dal mito di Theodor Hertzl, che nel 1904 diede voce al desiderio degli ebrei di avere una nazione lì dove risiedeva la loro storia, di una "terra senza popolo, per un popolo senza terra". 
Ideologia attaccata e decostruita proprio da Sternhell che in "Nascita di Israele, miti, storia e contraddizioni" analizza tutto l'evolversi del pensiero politico ebreo intorno alla nascita di una nazione. 

E adesso si salvi chi bot/And now save about bot


Gli operatori consigliano: per difendersi dalla crisi meglio comprare titoli di Stato italiani o tedeschi

È il momento d'oro dello Stato. Tornato di gran moda John Maynard Keynes, all'angolo gli ultrà liberisti e i fan della deregulation, additati al pubblico ludibrio i pusher in gessato dei prodotti derivati, il risparmiatore italiano dell'autunno 2008 desidera una sola cosa: la sicurezza. E i guru della gestione del risparmio? Assecondano alla grande il sentimento popolare e s'inchinano allo strapotere dei cosiddetti 'governativi'. I titoli di Stato, i gestori dei fondi e gli specialisti della consulenza, li chiamano proprio così: governativi. 

A pochi giorni dalla tempesta scatenata dalla crisi della Lehman Brothers, il Bot e i suoi fratelli fanno la parte del leone, sbarazzandosi facilmente di quegli strumenti, come le obbligazioni aziendali (nel gergo dei finanzieri: corporate bond), che negli ultimi anni si erano conquistate un certo spazio anche nei portafogli del risparmiatore. 

Ora non c'è davvero spazio per l'avventura. Nelle indicazioni alla clientela più prudente i titoli di Stato arrivano addirittura a rappresentare il cento per cento di un ipotetico pacchetto da 50 mila euro da investire. Ma anche nelle 'dritte' destinate ai risparmiatori più aggressivi, la percentuale di Bond & Bund garantiti dagli Stati europei vengono caldeggiati in abbondanza. 

La debordante voglia di sicurezza del risparmiatore viene platealmente instradata sull'asse Roma-Berlino. Se i titoli di Stato italiani sono considerati sicuri, quelli del Tesoro tedesco, i Bund, appunto, lo sono ancor di più. E siccome la differenza di rendimento offerta è ancora abbastanza limitata - si va dai pochi centesimi all'anno sui titoli che scadono nel giro di un anno, ai 70-80 centesimi annui sulle durate decennali - chi proprio vuol mettersi il cuore in pace rinuncia a qualcosina e si compra i Bund
invece dei Bot, dei Btp e dei Cct, o magari li affianca all'interno del proprio blindatissimo giardinetto. Il Bund a 10 anni, attualmente una vera e propria icona dell'investimento garantito, rende circa il 4 per cento lordo annuo, mentre i Btp che scadranno nel 2018 offrono una cedola di una settantina di centesimi in più all'anno, e non arrivano comunque al 5 per cento lordo. 

Colpito a tradimento dall'ennesima sorpresa negativa - le obbligazioni della Lehman e soprattutto le polizze index-linked garantite dalla stessa investment bank americana - il risparmiatore medio italiano sta maturando una sempre più fiera avversione al rischio, soprattutto a quello che ha l'obiettivo di "dare un pizzico di sale in più all'investimento". 

È infatti al ritmo di questo ritornello, con la promessa-speranza dello sprint aggiuntivo, che si sono piazzati miliardi di euro di prodotti strutturati, spesso costosi e complicati, buoni per far fare affari d'oro ai loro creatori e ai loro collocatori. La tempesta avviata dal crollo della Lehman forse aiuterà a semplificare le decisioni. "Se è la tranquillità che si cerca, non c'è nulla di meglio del Bot, in un periodo come questo", commenta Alessandro Fugnoli, economista di AbaxBank: "Se poi si vuol aggiungere un po' di brivido al portafoglio, allora meglio fare scelte estreme e destinare il 2 o il 3 per cento a dei warrant o a degli Etf, così almeno se si azzecca la pista giusta la performance può rivelarsi importante". 

Non sparare subito tutte le cartucce, ammonisce però Fugnoli: la ripresa economica dell'Occidente non è alle porte, e anche se la finanza precede sempre l'economia, è meglio giocarsi le fiches dell'azzardo - cioè delle azioni - con la massima calma. Niente vie di mezzo, comunque: oggi è chiaro che nessuno, almeno per un po', crederà a chi gli propone 'qualcosa che assomiglia al Bot ma che rende di più'.

Spiega da Ginevra Fabrizio Quirighetti, gestore di Banque Syz: "Fino a qualche tempo fa i bond della General Electric erano ritenuti sicuri e liquidissimi, ne giravano per miliardi di dollari e lo spread tra domanda e offerta era sempre strettissimo: la settimana scorsa ne volevo cedere un po' e non trovavo compratori, a meno di non svendere".

Ma siccome non si può vivere di sole certezze e si sa che prima o poi i listini azionari ripartiranno, come è sempre accaduto, è giusto che chi ha orizzonti temporali più lunghi e una maggiore propensione al rischio cominci a fare qualche pensierino anche sulle Borse. Dice Stefano Rossi, amministratore delegato della Edmond de Rothschild Sgr: "Nessuno può sapere quando le Borse toccheranno il fondo, ma se si è certi di mantenere la posizione per 3 o 4 anni, un 10 per cento del portafoglio in azioni si può cominciare a mettere, pur sapendo che forse nei prossimi mesi si andrà incontro ad altri ribassi e dunque è più saggio affidarsi a un fondo o un Etf, che almeno diversificano il rischio". 

Al risparmiatore con un approccio mediamente aggressivo, invece, Gianni Rondi della ADB di Torino suggerisce di piazzare già un quarto del giardinetto sull'equity, "privilegiando titoli di utility come Enel, di alimentari come Parmalat o di specialisti del fotovoltaico come i tedeschi di Repower System". E se l'investitore di propensione al rischio ne ha già parecchia, non è detto che nel giocare in Borsa debba per forza credere nel rialzo. Alessandro Bortolotti, gestore di Soprarno Sgr, vede bene le Borse di New York e Tokio, meno quelle del Vecchio Continente, e quindi ai cuori forti (e poco tifosi dell'economia domestica) suggerisce addirittura di puntare un bel 20 per cento del malloppo su degli Etf Short Euro Stoxx, che guadagnano se le principali azioni europee arretrano. 

In America e in Italia si sta cercando di contrastare le vendite allo scoperto, tipiche di chi ritiene che certe azioni siano destinate a deprezzarsi, specie nel settore finanziario. Ma investire negli Etf ribassisti, che sono dei normali fondi regolarmente quotati, è perfettamente consentito. E chi lo ha fatto negli ultimi mesi si è portato a casa performance da favola mentre tutti gli altri si leccavano le ferite.

di Maurizio Maggi

Link: http://espresso.repubblica.it/dettaglio/E-adesso-si-salvi-chi-bot/2042503//0

La Russia non vuole inchinarsi


Impressioni sintetiche di cinque ore complessive a diretto contatto con i due «numeri uno» della politica russa. Tre ore con il capo del governo Vladimir Putin a Sochi; due ore abbondanti, il giorno dopo (11,12 settembre), con il presidente Dmitrij Medvedev, a Mosca. Il tutto nell'ambito di un confronto ravvicinato insieme a una trentina di esperti occidentali (il Club di discussione «Valdai»). Prima impressione: chi comanda a Mosca? Molti tra i presenti hanno cercato di trovare risposta al quesito. A me è parso che la risposta stia nel dato che i due protagonisti non hanno avuto alcun timore di esporsi davanti agli stessi interlocutori, in rapida successione. Nessuno dei due ha eluso una sola domanda. E, sebbene si fosse trattato esplicitamente di una discussione «a porte chiuse», dove le citazioni dirette erano escluse, le trascrizioni fedeli di domande e risposte sono state rese pubbliche pressoché immediatamente. Contraddizioni non ne sono emerse, né sono emerse differenziazioni tra i due. Esiste una diarchia molto solida, basata su un'intesa di lungo respiro, con una divisione di compiti assai netta.. Gli stili e l'esperienza sono diversi, ma i toni non lo sono stati. Semmai si può dire che il capo del governo, colui che viene descritto come l'uomo di ghiaccio, è stato perfino più passionale del presidente. Cui si potrebbe assegnare ora la qualifica di sorriso d'acciaio data la dura secchezza delle sue dichiarazioni. Chi ha preso la decisione di rispondere all'aggressione di Saakashvili? Putin ha detto che «Nessun carro armato si sarebbe mosso di un metro, nessun soldato di un passo, se la decisione non fosse stata presa dal comandante supremo». E Medvedev ha confermato, il giorno dopo, raccontando per filo e per segno, ora per ora, gli sviluppi della notte tra il 7 e l'8. «Se la Georgia fosse già stata ammessa, in quel momento, nella Nato, la mia decisione non sarebbe stata di una virgola diversa da quella che presi. Solo l'ordine del pericolo sarebbe stato di alcune grandezze superiore». E è stato Medvedev , infatti, a pronunciare l'epitaffio definitivo che suggella una svolta radicale dei rapporti tra Russia e Occidente: «l'8 agosto ha rappresentato la fine delle nostre illusioni sul fatto che il mondo sia costruito su giuste basi». Insieme all'altro epitaffio, che ha fatto seguito all'annuncio di Putin della fine della collaborazione con gli Stati uniti nella lotta al terrorismo internazionale: «l'8 agosto per noi equivale all'11 settembre per gli americani». Che, dopo avere individuato in certi settori dell'amministrazione Usa i promotori dell'attacco di Saakashvili, equivale a accusarli implicitamente di terrorismo. L'attuale architettura del mondo «non ci soddisfa». «Il sistema unipolare è defunto, quello bipolare non ha prospettive perché il mondo è multipolare». Ma guai a chi cerca di demolire il diritto internazionale «perché senza di esso costruire una nuova architettura sarà impossibile». Dunque chi vuole il dialogo con Mosca lo avrà. Chi vuole spingerci di nuovo dietro una cortina di ferro sappia (risposta di entrambi) che la Russia di oggi e di domani è forte abbastanza per non temere nessuno. Sarà meglio per tutti, comunque, superare l'equivoco di cui certi settori dell'Occidente non riescono a liberarsi: «la Russia non è l'Unione sovietica». Ma «la crisi con la Georgia ha modificato tutto il quadro delle relazioni esterne della Russia». «Noi non possiamo più sopportare...». Su questo è bene non coltivare altri dubbi. Fine delle ritirate tattiche e strategiche della Russia, dunque. Se l'Occidente vuole allargare ancora i confini della Nato sappia che a ogni azione corrisponderà una reazione, anche se non nello stesso posto, di uguale intensità. E non veniteci a dire che non abbiamo diritto di fare (Putin) tutto il possibile per evitare che l'Ucraina entri nella Nato. Perché noi non potremmo dire e fare questo, mentre gli Stati uniti, appoggiati da certi europei, fanno tutto il possibile per spingere l'Ucraina nella Nato? C'è qualcuno che sa rilevare la differenza tra le distanze c tra Mosca e Kiev e tra Mosca e Washington? E poi in Ucraina vivono 17 milioni di russi. Come reagiranno? A quanto pare la maggioranza degli ucraini non gradisce questo sviluppo. E sono loro a dover decidere. Sanzioni? Putin ha sorriso con sarcasmo: «neanche i vostri uomini d'affari le sosterranno». E a questo punto le risposte della Russia possono essere assai dolorose per chi ci provasse. Del resto (Putin) spiegateci perché , dopo 34 anni, il Congresso degli Stati uniti non ha ancora cancellato l'emendamento Jackson-Vanik (che escludeva l'Urss dalla categoria di «nazione maggiormente favorita», ndr ). E' questo il modo di trattare i partner ? Se ci si spintona ancora, si sappia che ci gireremo dall'altra parte (Putin, annunciando l'inaugurazione di un terminale del nuovo gasdotto verso il Pacifico). E, a sorpresa, ancora Putin tira fuori dal cassetto la vecchia idea di Gorbaciov: disfarsi delle armi atomiche. Dice: «ritengo questa prospettiva del tutto realistica. Non è una generica speranza. Mi baso sulle tecnologie realizzate nello sviluppo delle armi non nucleari, che permettono a paesi non nucleari di raggiungere potenze distruttive inaudite. Tanto più che si estende il pericolo di diffusione delle armi nucleari». Dunque dialogo per chi ci sta, ma a pari condizioni e senza sconti per nessuno. «Se la Romania concede passaporti ai moldavi perché mai noi non potremmo concederli ai cittadini di Ossetia del Sud e di Abkhazia»? La Russia non ha pretese territoriali in nessuna direzione. «Negli anni della mia presidenza (Putin) non ho mai incontrato i leader di Ossetia del Sud e Abkhazia e, anzi, li abbiamo sempre spinti verso la Georgia». Il riconoscimento della loro sovranità (Medvedev) è ora «condizione necessaria e sufficiente per la loro protezione» da altri attacchi. Apprezzamento per la linea seguita da Sarkozy a nome dell'Europa, la cui «presenza nelle zone di frizione» viene ora salutata con favore «per evitare nuove aggressioni». Ma attenzione ai missili in Polonia e al radar nella Repubblica Ceca. «Avevano detto che erano contro l'Iran, ma dopo la Georgia hanno cambiato il tiro e hanno detto che erano appropriati alla nuova situazione. Dunque sono contro di noi, come avevamo detto fin dall'inizio». Un quadro nettissimo che segnala una svolta radicale e non improvvisata, che maturava da tempo. Adesso spetta all'Europa rifare i suoi conti, visto che l'America non sembra in grado di capire.
Autore: Giulietto Chiesa

Ne/ Russia, Gazprom firma maxiaccordo con venezuelana PDVSA

Mosca, 26 set. (Apcom) - Rotta verso l'America Latina, e non solo Caracas, ma anche Bolivia. La russa Gazprom e la venezuelana PDVSA hanno firmato un memorandum d'intesa a Orenburg, Siberia Occidentale, che "prevede la possibilità di una grande interazione tra le imprese". Secondo quanto apprende Apcom dal quartier generale del colosso dell'oro blu a Mosca, nell'ambito della visita di lavoro del presidente Dmitri Medvedev a Orenburg il numero un di Gazprom Aleksey Miller ha preso parte all'incontro con il presidente venezuelano Hugo Chavez,

"Gazprom da diversi anni opera con successo in Venezuela" ha detto Miller. "La firma di oggi definisce i meccanismi per la selezione di nuovi progetti di attuazione congiunta, e promuovere la cooperazione strategica bilaterale su una vasta gamma di settori, non solo in Venezuela ma anche in altri paesi dell'America del Sud". Per poi aggiungere "In particolare, stiamo parlando di lavorare insieme in Bolivia".

In presenza di Medvedev e Chavez, Miller ha firmato un memorandum d'intesa con il ministro dell'Energia e del Petrolio del Venezuela, presidente della Petroleos de Venezuela SA (PDVSA) Rafael Ramirez.

Il documento prevede "in particolare, l'estrazione mineraria e la costruzione di infrastrutture, attività minerarie e del petrolio e del gas", compresi "gli sforzi comuni" per l'estrazione di gas in condizioni estreme. "Nella zona di interessi condivisi: il trasporto di idrocarburi, prospezione geologica, valutazione e certificazione delle riserve, produzione di Gas Naturale Liquefatto, servizi, compresa la perforazione di pozzi e la riparazione di attrezzature per il petrolio e il gas. Al fine di attuare gli accordi sanciti nel protocollo, le parti vanno a creare gruppi di lavoro".

Le riserve di gas naturale del Venezuela sono di 4,1 mila miliardi di metri cubi, seconda nell'emisfero occidentale, dopo gli Stati Uniti. Sul territorio del Venezuela si produce annualmente circa 30 miliardi di metri cubi di gas. Le riserve di petrolio del paese sono pari a 11,2 miliardi di tonnellate (7% delle riserve mondiali). I più grandi giacimenti del paese: Maracaibo, Falkon, Oriental, Apure, Orinoco. Il più grande importatore di petrolio venezuelano sono gli Stati Uniti.

Nel mese di agosto 2005, la OAO «Gazprom» è stato dichiarato il vincitore della gara d'appalto per la Fase «A» del progetto «Rafael Urdaneta» ed gli è stata concessa in licenza l'esplorazione e lo sviluppo per il gas naturale nel blocco «Urumako-1» e «Urumako-2» nel Golfo del Venezuela.

Nel settembre 2008, «Gazprom» e PDVSA hanno firmato un memorandum d'intesa sul progetto di «Blachia Este e Tortuga», che comprende l'esplorazione e la produzione di gas naturale al largo del Venezuela, per forniture al mercato interno, come pure liquefazione del gas ed esportazione.

Mediaset: per pm De Pasquale lodo Alfano è incostituzionale

FTA Online News

Il pubblico ministero milanese Fabio De Pasquale ha sollevato l'eccezione di costituzionalità per il Lodo Alfano. Il processo in questione è quello sui diritti tv di Mediaset che vede tra i suoi imputati il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Proprio in virtù della carica attualmente ricoperta da Berlusconi, tutt'ora azionista di Mediaset con il 40,18% circa del capitale, il provvedimento entrato i vigore dal 26 luglio bloccherebbe il processo a suo carico. Il cosiddetto lodo Alfano tutela infatti le più alte cariche dello Stato da eventuali procedimenti. Con questo atto il pm De Pasqaule chiede di fatto alla Corte Costituzionale di dichiarare incostituzionale e quindi nulla proprio questa norma e di sospendere in attesa di un giudizio della Corte Suprema il processo al premier e ad altri 11 imputati. (GD) 

Arriva la medicina difensiva

Massimiliano Fanni Canelles

La medicina difensiva costa ogni anno tra i 12 e i 20 miliardi di euro,sono parole del sottosegretario al Welfare Ferruccio Fazio alla presentazione dello studio 'Medici in difesa, prima ricerca del fenomeno in Italia" condotto per conto dell'Ordine dei medici della Provincia di Roma su 800 camici bianchi. Ma di cosa parliamo? di una nuova branca della medicina, una nuova specialità da affiancare alla medicina preventiva? Nulla di tutto questo.

Parliamo di costi e rischi che i cittadini devono accollarsi a causa del numero impressionante di denunce verso i camici bianchi. Si perchè l'eccesso di cautele, prestazioni, esami e farmaci che i medici prescrivono per mettersi al riparo da possibili cause giudiziarie, costa allo stato cifre esorbitanti. Ma non solo TAC, Radiografie aumentano sensibilmente la dose assorbita dai pazienti di radiazioni ionizzanti ed aumenta il rischio probabilistico di sviluppare alcune neoplasie.

Non parliamo poi dei ticket, delle liste d'attesa sempre più lunghe, dei ricoveri e farmaci non indispensabili. Secondo i dati forniti dall'Associazione che raggruppa le compagnie assicurative (Ania) in 10 anni si è avuto un aumento del 66% delle denunce. Nel 93,8% riguarda medici degli ospedali pubblici e di questi maggiormente colpiti sono gli anestesisti (96,8%), i chirurghi (98,9%) soprattutto ortopedici e ginecologi. Questo ha una ricaduta di costi sulla sanità di circa 500 milioni di euro solo per le polizze di assicurazione professionale.

Ridurre i costi della medicina difensiva riuscirebbe a ripianare i conti sanitari per almeno 5 anni. Se non si troverà una soluzione oltre ad affossare il sistema sanitario nazionale arriveremo al punto in cui non si troveranno medici disposti a curare malati con un indice di insuccesso alto. Maggiorotti, presidente dell'Amami (Associazione dei medici accusati ingiustamente di malpractice), fa l'esempio dell'Illinois, lo Stato Usa "dove non si trova più un neurochirurgo. Ma - prosegue - le esclusioni potrebbero anche riguardare le protesi all'anca di un malato obeso, diabetico e iperteso". E' necessario bloccare un gioco al massacro che per ora avvantaggia le assicurazioni, gli avvocati e solo qualche volta i pazienti realmente danneggiati.

Link: http://www.affaritaliani.it/cronache/addio-al-rapporto-medico-paziente-arriva-medicina260908.html

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