giovedì 25 settembre 2008

Sarah Palin benedetta contro streghe e satana


Washington, 25 set. (Adnkronos) - Al sicuro da "contro ogni forma di stregoneria" e "salva da Satana" nel suo impegno politico "in nome di Gesù". Così Sarah Palin (nella foto) è stata benedetta da un pastore dell'Assembly of God durante una cerimonia avvenuta tre anni fa nella sede di Wasilla della chiese pentecostale, come testimonia un video pubblicato su You Tube.

"Noi chiediamo, salvala da Satana, mostrale il cammino, Dio. Porta finanze alla sua campagna in nome di Gesù, usala per invertire la rotta di questa nazione" afferma nel video il vescovo Thomas Muthee, originario del Kenya, nella preghiera che formula mentre impone le mani sulla Palin, che è affiancata da altri due membri della chiesa. Il video è stato registrato pochi mesi prima che la Palin presentasse, nell'ottobre del 2005, ufficialmente la sua candidatura a governatore dell'Alaska, carica vinta l'anno seguente.

Il video è destinato a riaprire la polemica sull'affiliazione della Palin alla controversa chiesa pentacostale, che crede nel "battesimo nello Spirito Santo" che si può manifestare nel "parlare in lingue", nella capacità profetica e di guarigione.

La candidata alla vice presidenza è stata battezzata pentecostale, ma ha smesso di frequentare regolarmente la chiesa di Wasilla dell'Assembly of God dal 2002. Il video però, confermano dalla chiesa della cittadina dell'Alaska dove la Palin è stata sindaco, risale al maggio del 2005.

Una portavoce della campagna di McCain replica che la Palin, che è stata battezzata cattolica appena nata dalla famiglia, frequenta diverse chiese e non si considera pentecostale. Questo però non ha impedito lo scorso giugno alla governatrice dell'Alaska di ringraziare il vescovo Muthee per l'aiuto dato al momento della sua elezione: "il pastore Muthee ha pregato per me e sapete come parla e come è coraggioso" ha detto durante una sua visita alla chiesa di Wasilla.

L'Italia sblocca l'accesso a The Pirate Bay


 Dal 10 agosto fino al 24 settembre 2008 uno dei siti più gettonati della rete, il maggiore tracker BitTorrent, The Pirate Bay, è rimasto inaccessibileattraverso i servizi degli Internet Service Provider italiani. Ma ora, grazie al lavoro di tre esperti, il Tribunale del Riesame di Bergamo ha accettato il ricorso di Peter Sunde e i rubinetti chiusi devono essere riaperti.

A portare il ricorso della Baia dinanzi al tribunale, un ricorso corposo, una ventina di pagine accompagnate da un'altra quarantina di pagine di relazione tecnica, sono statiMatteo Flora, celebre esperto informatico già consulente di importanti società nazionali, e i due avvocati Giovanni Battista Gallus e Francesco Paolo Micozzi, entrambi da lungo tempo impegnati sul fronte del diritto nell'era dell'informazione e dell'informatica giuridica. In tre hanno lavorato pro bono allo scopo di sottoporre al tribunale tutte le perplessità che dentro e fuori della rete sono state espresse in queste settimane su un provvedimento che ha pochi precedenti.
Fonte: PI

SCUOLA: MAESTRO UNICO E 30 ALUNNI PER AULA. LA CURA-GELMINI (SERVIZIO)


(ASCA) - Roma, 25 set - Mai piu' aule deserte con pochi alunni sui banchi, meno ore di lezione, sforbiciata al personale docente e accorpamento degli istituti scolastici piu' piccoli. Queste in sintesi le principali novita' della riforma Gelmini contenute in una bozza di regolamento presentata dal ministro ai sindacati.

Non si tratta ancora del piano programmatico ma c'e' gia' la cornice entro cui la Gelmini intende definire la nuova scuola. La parola d'ordine e' ''essenzialita''' e ''continuita''', che tradotti in numeri per esempio impongono per il futuro classi piu' numerose, fino a 29 alunni all'asilo, fino a 30 nelle prime medie e superiori. Nella scuola dell'infanzia le novita' saranno poche e riguarderanno il ritorno delle sezioni primavera, ovvero la possibilita' di anticipare l'ingresso nella scuola per i piccoli di eta' compresa fra i 24 e i 36 mesi.

Nella scuola primaria il confermato il contestato ritorno al maestro unico a partire dal 2009 ci saranno le prime classi con scansione settimanale di 24 ore affidate ad un unico insegnante, che sostituisce cosi' il modulo dei tre maestri. Ma il vero tsunami si abbattera' sulle medie, responsabili, secondo i dati Ocse-Pisa della scarsa preparazione dei nostri studenti. La ricetta proposta dalla Gelmini e' anche qui un ritorno all'antico: piu' italiano e piu' matematica per i 'somarelli' delle medie. Nel documento consegnato ai sindacati l'altra parola piu' 'dolorosa' e ricorrente sono i tagli.

Quelli che porteranno allo smembramento e accorpamento del 20% degli istituti scolastici con numero di alunni inferiore alle 500 unita' (2.600 sul totale di 10.760), mentre altri 4.200 che contano meno di 50 studenti dovrebbero chiudere i battenti. Operazioni queste che dovranno trovare comunque l'ok di regioni e enti locali. Il capitolo risorse umane e' l'altro su cui i sindacati hanno gia' promesso battaglia.

Alla fine del triennio 2009-2012 il governo Berlusconi fara' sparire 87.400 cattedre di insegnante e 44.500 posti di personale amministrativo, tecnico e ausiliario (Ata): 132 mila posti in tutto.

Il personale Ata verra' ridotto del 17%. Il rapporto alunni-docente dovra' crescere di una unita'. L'intera operazione dovrebbe consentire risparmi superiori a 8 miliardi di euro che in parte (30%) potranno ritornare nelle tasche degli insegnanti piu' meritevoli, come promesso dalla stessa Gelmini.

Fonte: Asca

Chi sta smembrando il Pakistan? E perchè?


Quello a cui non possiamo sfuggire”, ci ha detto uno degli strateghi del Pentagono , “è uno scontro con il Pakistan. Il Pakistan ha la chiave del nostro successo in Afghanistan”.
Afghanistan: How Does This End?, Swoop, 20 settembre 2008.

Se si vuole capire l'attentato al Marriott di Islamabad bisogna guardare al più ampio contesto strategico.

A credere ai soliti media “occidentali” gli Stati Uniti sono ancora un alleato del Pakistan e l'India è ancora un paese neutrale. In realtà gli Stati Uniti e l'India sono alleati in una guerra contro il Pakistan e la Cina.

In India e negli Stati Uniti ci sono alcuni elementi della politica estera che considerano la Cina il grande nemico strategico. Ma entrambi i paesi vogliono per ora evitare lo scontro aperto. Il centro di gravità in questa guerra silenziosa contro la Cina sono i giacimenti di idrocarburi in Asia Centrale, Medio Oriente e Africa e le relative rotte di trasporto.

La guerra in Afghanistan e la guerra in Pakistan possono essere viste come guerre per procura tra queste tre grandi potenze sulla questione energetica.

La Cina sta sviluppando il porto di Gwader nel Belucistan sulla costa meridionale e le rotte di trasporto da lì verso l'interno. Il porto permetterà il flusso dell'energia dall'Africa e dal Medio Oriente alla Cina evitando l'interferenza navale indiana.

Così come la Cina è strategicamente alleata con il Pakistan, l'India è strategicamente alleata con l'Afghanistan, e sta sviluppando una strada che collegherà Herat a un porto nel sud dell'Iran. Mentre il Pakistan appoggia alcuni gruppi talebani nella guerra contro l'occupazione statunitense dell'Afghanistan, l'India e gli Stati Uniti appoggiano altri gruppi talebani che combattono contro Islamabad all'interno del Pakistan.

Attualmente l'obiettivo sembra essere quello di smembrare il Pakistan.

Oh, come: non è questo che dicono i media? Sono tutte frottole?

Ecco una collezione di estratti di notizie e documenti strategici. Leggeteli tenendo presente quanto ho appena scritto.

Dagli Stati Uniti:

[I] pashtun, concentrati nelle aree tribali nord-occidentali, si unirebbero ai loro fratelli etnici dall'altra parte del confine afghano (insieme costituirebbero una popolazione di circa 40 milioni di persone) per formare un “Pashtunistan” indipendente. I sindhi a sud-est, in tutto 23 milioni, si unirebbero ai sei milioni di beluci del sud-ovest per creare una federazione lungo il Mar Arabico dall'India all'Iran. Il Pakistan” diverrebbe allora un rimasuglio di stato nucleare punjabi.
Drawn and Quartered, editoriale del New York Times, 1° febbraio 2008.

Dall'India:

Se mai gli interessi nazionali sono definiti con chiarezza e resi prioritari, la principale (secolare) minaccia all'Unione si è sempre materializzata alla periferia occidentale. Per difendersi da questa grave minaccia all'Unione, Nuova Delhi dovrebbe estendere la propria influenza, impiegando sia il potere morbido che quello duro, verso l'Asia Centrale, da dove sono storicamente giunte le invasioni. La cessazione del Pakistan come stato facilita la realizzazione di questo cruciale obiettivo nazionale.
...
Con il braccio della Cina, cioè il Pakistan, neutralizzato, i suoi piani espansionistici subiranno un grave colpo. Pechino continua a rappresentare una grave minaccia per Nuova Dehli. Anche continuando a intrattenere con la Cina rapporti il più possibile costruttivi dobbiamo cercare di togliere di mezzo il suo stato mandatario. È al contempo prudente estendere il supporto morale al popolo del Tibet per immobilizzare l'espansionismo cinese nel pantano dell'insorgenza.
Stable Pakistan not in India’s interest, Indian Defence Review, settembre 2008.

Dal Pakistan:

Gli analisti politici pakistani sono convinti che gli Stati Uniti negli ultimi sette anni siano stati un alleato ambiguo che ha usato la sincera cooperazione del Pakistan riguardo all'Afghanistan per trasformare quel paese in una base militare da cui lanciare una sofisticata campagna psicologica, militare e di intelligence per destabilizzare lo stesso Pakistan.
L'obiettivo è indebolire il controllo dell'esercito pakistano sul territorio del paese e innescare una guerra civile etnica e settaria che porti a cambiare lo status del Belucistan e della Provincia della Frontiera del Nord Ovest, e forse anche a facilitare il distacco di entrambe le province dalla federazione pakistana.
Pakistan Reverses 9/11 Appeasement, Ahmed Quraishi, 13 settembre 2008.

Fonti varie:

La semplice risposta retorica alla crescente prepotenza americana non basta, visto che questo avventurismo ha motivazioni diaboliche molto più profonde.
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È per il fallimento dell'ex generale, che amava recitare la parte dello schiavo dei signori della guerra americani, nel chiedere questa azione alle forze della coalizione in Afghanistan che la nostra regione tribale è diventata un covo di militanti finanziati con soldi stranieri, che agli ordini dei loro padroni hanno trasformato le nostre periferie tribali un tempo pacifiche in un luogo violento e il resto del nostro paese nella loro zona di caccia.
Mullen’s betrayal, The Frontier Post, Peshawar, Editoriale, 19 settembre 2008

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L'India sta acquistando armi che grandi potenze come gli Stati Uniti usano per operare lontano da casa: portaerei, grandi aerei da trasporto C-130J e aerocisterne per rifornimenti in volo. Intanto l'India ha contribuito alla costruzione di una piccola base aerea in Tagikistan nella quale opererà in condivisione con il paese ospite. È la prima base militare dell'India moderna su suolo straniero.
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“Sembra esserci una nascente competizione a lungo termine tra India e Cina per il predominio nella regione”, ha detto Jacqueline Newmyer, presidente del Long Term Strategy Group, un istituto di ricerca di Cambridge, Mass., e consulente per la sicurezza per il governo degli Stati Uniti. “L'India si sta lentamente preparando a reclamare il suo posto di potenza dominante, e nel frattempo la Cina sta lavorando per ostacolarla”.
Land of Gandhi Asserts Itself as Global Military Power, New York Times, 22 settembre 2008.
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Armato di una licenza di commercio nucleare globale, il primo ministro indiano parte la prossima settimana per gli Stati Uniti e la Francia sperando di firmare contratti per l'energia atomica e di discutere di cooperazione nei settori della difesa e della lotta al terrorismo.
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L'alto ufficiale militare cinese Guo Boxiong ha chiesto lunedì di rafforzare ulteriormente gli scambi militari tra la Cina e il Pakistan.
Nell'incontro con il Capo di Stato Maggiore pakistano Ashfaq PervezKiyani, Guo, vice presidente della Commissione Militare Centrale, ha apprezzato la fruttuosa collaborazione sviluppatasi negli anni tra le due parti.
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La Cina assegna un grande valore al partenariato strategico con il Pakistan, ha detto Guo, promettendo di unire le forze con il paese per dare un ulteriore impulso ai legami bilaterali e portarli a un nuovo livello.
Kiyani ha risposto dicendo che il suo paese fa tesoro della tradizionale amicizia con la Cina ed è pronto a intensificare la cooperazione con la Cina.
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Gli insorti talebani hanno attaccato un progetto di costruzione indiano nella provincia occidentale afghana di Herat, uccidendo 11 poliziotti afghani e ferendone altri durante un fine settimana in cui la maggior parte dei combattenti ha deposto le armi per il Giorno della Pace delle Nazioni Unite.
Indian construction project targeted by Taliban, Globe and Mail, 21 settembre 2008.

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ISLAMABAD, Pakistan – Due ufficiali dell'intelligence dicono che i soldati e gli abitanti del villaggio hanno aperto il fuoco quando due elicotteri degli Stati Uniti provenienti dall'Afghanistan sono entrati nello spazio aereo pakistano .

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Le forze militari pakistane hanno compiuto ripetute missioni in elicottero in Afghanistan per rifornire i talebani durante un'aspra battaglia, nel giugno del 2007, secondo un tenente colonnello degli US Marine che dice di basare le sue informazioni su diversi rapporti dei servizi segreti afghani e statunitensi.
U.S. Officer: Pakistani Forces Aided Taliban, Defense News, 19 settembre 2008.

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Questa campagna mediatica degli Stati Uniti si è accompagnata negli ultimi diciotto mesi a un'ondata di terrorismo in Pakistan che ha preso di mira i civili e il governo del paese. La colpa di queste azioni è stata attribuita ai cosiddetti “talebani pakistani”, che sono, per la maggior parte, una creazione dei servizi indiani e di Karzai in Afghanistan. 
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Ma la situazione tra Islamabad e Washington non deve arrivare a questo. Islamabad può pesare contro i falchi di Washington che vogliono la guerra con il Pakistan. Non tutti nel governo degli Stati Uniti accettano questa idea e questo va sfruttato. Il Pakistan deve mettere in chiaro che ci sarà una ritorsione.
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L'unico modo per intrappolare il Pakistan è orchestrare un attentato terroristico spettacolare negli Stati Uniti e attribuirne la responsabilità alPakistan, o assassinare una personalità di alto profilo in Pakistan e generare un conflitto interno che renda impossibile ai militari resistere agli attacchi degli Stati Uniti.
Pakistan Reverses 9/11 Appeasement, Ahmed Quraishi, 13 settembre 2008.

Allora:

  • Chi potrebbe essere/è responsabile della bomba di Islamabad?
  • La Cina può avere altre condizioni, oltre a Taiwan, per il grande salvataggio? Queste condizioni hanno a che fare con il Pakistan?

Originale pubblicato il 22 settembre 2008


“Cucù, siamo stati noi”


DI GIANLUCA FREDA
Blogghete

Chi sarà stato a far saltare in aria l’Hotel Marriott di Islamabad, che ha lasciato sul terreno 53 morti e un cratere grande quanto un laghetto alpino? Ma l’Iran, perbacco! C’è bisogno di chiederlo?

Forse un po’ sì, perché di fronte al groviglio di interessi politico-economico-energetico-militari di cui il Pakistan è diventato il bandolo, l’ultima nazione a cui verrebbe spontaneo attribuire questa poco utile carneficina è proprio la vecchia, rampante ed energeticamente autonoma Repubblica Islamica. Ma quando un’ipotesi di coinvolgimento di paesi terzi appare largamente improbabile, c’è sempre una rivendicazione telefonica che prontamente provvede ad indirizzare le orecchie dell’opinione pubblica sulla bubbola giusta. Così è avvenuto che un anonimo buontempone, sedicente esponente di un semi-ignoto gruppuscolo fondamentalista iraniano denominato Fedayeen-i-Islam, abbia telefonato alla sede di Islamabad dell’emittente Al Arabiya, pronunciando la fatidica frase: “Cucù, siamo stati noi”. Poco importa che Fedayeen-i-Islam sia un gruppuscolo antidiluviano i cui ultimi exploit risalgono agli anni ’50 e ’60. Tutti i media del mondo hanno immediatamente ripreso la notizia del probabile coinvolgimento dell’Iran nell’attentato, senza premurarsi di investigare non dico l’attendibilità della rivendicazione, ma neppure la possibilità di uno scherzo telefonico. Devo assolutamente procurarmi il numero di telefono di Al Arabiya. Uno di questi pomeriggi telefono dicendo che sono io, Gianluca Freda, ad aver rapito i turisti italiani in Egitto, e chiedo, per il loro rilascio, un riscatto di sedici umfatilioni di dollari. Secondo me se la bevono. Quei soldi mi farebbero proprio comodo, con le bollette del gas in arrivo. 



In realtà, se si sorvola sulle facezie, la situazione appare un po’ più complessa delle fiabe della buonanotte narrate dalla stampa al popolo bue. Il neopresidente pakistano Asif Ali Zardari aveva da poco inviato un avvertimento, piuttosto esplicito, agli Stati Uniti, riguardo alle loro intromissioni nella politica della sua nazione: «Non tollereremo la violazione della nostra sovranità da parte di qualunque potenza nel nome della lotta al terrorismo», aveva detto. Gli USA gli avevano risposto, molto paternamente, di non fare lo sciocco: il Pakistan, avevano spiegato, possiede strumenti “molto limitati” per la lotta al terrorismo e senza l’aiuto degli USA potrebbe succedere qualcosa di molto brutto. Ed ecco che quel qualcosa, nel paese strategicamente più rilevante per il controllo americano del Medio Oriente, si è fragorosamente materializzato. Il Pakistan credeva di poter fare a meno dell’”aiuto” statunitense e di poter stringere accordi per un gasdotto Iran-India che passasse attraverso il suo territorio? Credeva di potersi costruire un’autonomia energetica ed economica facendo a meno dei “signori della democrazia” di Washington? Beh, bisogna stare molto attenti. Visto cosa può succedere? Non si può dire che Zardari non fosse stato avvisato. L’Iran è cattivo, pieno di buontemponi telefonici muniti di camion-bomba. A confondersi con loro, queste cose sono prevedibili. Meno male che c’è mamma USA che vi dice le cose in anticipo e voi, beduini ingrati, che non state mai a sentire! Così imparate, la prossima volta.

Ora, è avvenuto che il principale quotidiano del Pakistan, The News, abbia riportato in questi giorni una notizia che sulla stampa occidentale non ha neppure fatto capolino. Diversi testimoni, comprese alcune autorità del governo pakistano, hanno riferito che quattro giorni prima dell’attentato gruppi di marines americani avevano occupato due piani dell’albergo saltato in aria. Secondo i testimoni, un autocarro con insegne dell’ambasciata americana si sarebbe fermato davanti al Marriott intorno alla mezzanotte del 16 settembre. Dal camion sarebbero state scaricate una quantità imprecisata di misteriose casse d’acciaio, mentre tutti gli accessi dell’albergo, in entrata e in uscita, venivano sigillati. Le casse non sono state controllate dai dispositivi di sicurezza dell’hotel, ma sono state portate direttamente al quarto e quinto piano: gli stessi piani in cui è scoppiato l’incendio dopo l’esplosione di sabato scorso. “Il governo” - scrive The News, ripreso dai giornali di Qatar e Arabia Saudita, ma snobbato dal Corriere e da Repubblica - “possiede informazioni secondo le quali diverse stanze al quarto piano del Marriott erano assegnate in utilizzo permanente alle autorità americane. Tre di queste stanze erano interconnesse e contenevano equipaggiamento d’intelligence e materiali presumibilmente utilizzati per lo spionaggio”. Corre perfino voce che diversi ufficiali esperti della CIA fossero presenti nell’hotel al momento dell’attacco. Naturalmente il governo americano nega queste notizie, definendole “imprecise, irresponsabili, false e del tutto prive di qualunque fondamento”. Chissà perché queste voci “imprecise, irresponsabili, ecc.” mi hanno fatto venire in mente questa celebre testimonianza di Scott Forbes e quegli “operai” che – l’8 e il 9 settembre del 2001 - entravano e uscivano dalla Torre 2 del WTC, portando materiali vari, due giorni prima che gli edifici venissero demoliti dalle cariche esplosive piazzate all’interno. La metodologia è identica: esplosivi sistemati in precedenza nell’obiettivo da colpire + diversivo terroristico esterno per fare un po’ di scena (aerei di linea nel caso del WTC, camion-bomba nel caso del Marriott).

Allora, chi sarà stato a far saltare in aria l’Hotel Marriott di Islamabad? Saddam? L’Iran? Osama? Al Qaeda? I Talebani? Scegliete pure il colpevole che preferite, ma mi raccomando, assicuratevi che porti un bel turbante in testa e abbia una scimitarra in pugno. E’ così che è fatto un terrorista vero, salvo che nelle testimonianze “imprecise e irresponsabili”. Testimonianze di questo genere sono un oltraggio ai nostri protettori. Non vorrete mica farli arrabbiare? 

Gianluca Freda 
Fonte: www.blogghete.blog.dada.net/
Link: http://blogghete.wordpress.com/2008/09/24/notizie-irresponsabili/

Arriva il WiMax in Italia, prime regioni Lombardia e Puglia


Al via il WiMax italiano di Linkem

Parte l'offerta WiMax di Likem. Copertura garantita in Lombardia e Puglia, a breve anche Lazio e Veneto.

di Piersandro Guerrera

E' Linkem la prima azienda a proporsi dopo con un'offerta WiMax in Italia. Un servizio che intende portare una connessione con caratteristiche pari a quella dell'ADSL soprattutto in zone in cui la copertura via cavo è assente

Dopo l'asta conclusasi lo scorso febbraio sono stati in molti a mostrare delle perplessità a causa della disponibilità di offerte. Sono comunque serviti 7 mesi a Linkem, noto per la presenza di HotSpot in molti aeroporti e alberghi in Italia, per realizzare la prima copertura completa e lanciare il servizio.

L'offerta commerciale prevede tre soluzioni identificate dalla dicitura MAX e dall'indicazione del prezzo del canone di abbonamento. MAX 20 offre una connessione full time a 7 Mbit in download e 1 Mbit in upload in qualsiasi area coperta dalla rete WiMax di Linkem. L'offerta, almeno apparentemente, non comprende una fornitura voce a consumo ma permette di sfruttare la connessione in tutte le aree coperte da WiMax, quindi non necessariamente a casa, a 20 euro mensili.

Con MAX 30 Linkem propone una flat sia per Internet che per il telefono includendo la stessa connessione 7/1 Mbit insieme alle telefonate gratuite in tutta Italia. Il costo è di 30 euro mensili, ma in questo caso Linkem non indica la possibilità di "trasportare" la connessione anche fuori casa, probabilmente per il legame con il numero di telefono "fisso".

Resta MAX 45 dedicata a chi vuole le caratteristiche della MAX 30 ma vuole aggiungere 3 ore di chiamate verso i cellulari nazionali nel proprio abbonamento.

In tutti i casi è previsto un costo di attivazione che varia dai 50 euro per l'addebito in conco corrente e 100 euro per pagamento tramite bollettino. Il canone va pagato in anticipo bimestralmente mentre sono previste come soluzioni la MAX BOX, una stazione fissa per il collegamento di un pc, o una MAX CARD per computer portatili incluse gratuitamente. Nel caso si vogliano entrambe è sufficiente pagare 3 euro in più mensilmente.

Per chi non vuol rinunciare al Wi-Fi in casa per collegare più computer può richiedere la MAX BOX Wi-Fi versando 20 euro una tantum.

Le prime regioni a poter usufruire dei servizi WiMax di Linkem sono Lombardia Puglia a cui seguiranno entro fine anno Lazio e Veneto.  

Link: http://www.pcworld.it/showPage.php?template=attualita&id=7031&sez=mo&masterPage=art_sezione_x.htm

Ricette per fabbricare il consenso


"Chi governa con la violenza tende ad adottare una concezione comportamentista: ciò che le persone pensano non è troppo importante; conta molto di più quello che fanno; devono obbedire e la loro obbedienza è garantita con la forza. Le punizioni in caso di disobbedienza variano a seconda delle caratteristiche dello Stato: in URSS le punizioni possono andare dalla tortura psicologica all’esilio e alla prigionia, ovviamente in condizioni terrificanti. In un tipico possedimento degli Stati Uniti come El Salvador, è piuttosto comune trovare un dissidente in un fosso, decapitato dopo orribili torture; quando un numero sufficiente di dissidenti viene liquidato, arrivano le elezioni in cui il popolo marcia verso la democrazia rifiutando il similnazista D’Aubuisson in favore di Duarte, che ha diretto uno tra i più imponenti massacri dell’epoca moderna (e il massacro è preludio necessario delle elezioni democratiche,. che ovviamente non possono procedere se le organizzazioni popolari sono ancora attive) e del suo ministro della Difesa, Vides Casanova, il quale nel 1980 spiegò che il paese era sopravvissuto al massacro di 30mila contadini nella mattanza del 1932 e che ‘oggi le forze armate sono pronte a ucciderne 200-300 míla se serve a impedire una vittoria comúnista’.

"1 sistemi democratici procedono diversamente, perché devono controllare non solo ciò che il popolo fa, ma anche quello che pensa. Lo Stato non è in grado di garantire l’obbedienza con la forza e il pensiero può portare all’azione, perciò la minaccia all’ordine deve essere sradicata alla fonte. E’ quindi necessario creare una cornice che delimiti un pensiero accettabile, racchiuso entro i princìpi della religione di Stato. Tali principi non devono necessariamente essere affermati, anzi, sarebbe meglio darli per scontati, come implicita cornice del pensiero pensabile. 1 critici rafforzano questo sistema accettando senza discus- sione tali dottrine e limitando le proprie critiche alle questioni tattiche che sorgono al loro interno. Se i critici vogliono ottenere il rispetto ed essere ammessi al dibattito, devono accettare, senza fare domande, la dottrina fondamentale secondo cui lo Stato è di per sé buono e guidato dalle più nobili intenzioni, cerca solo dì difendersi e non si presenta come soggetto attivo nelle questioni mondiali, ma semplicemente reagisce di fronte a crimini altrui, talvolta incautamente a causa della propria ingenuità, della complessità della storia o dell’incapacità di comprendere la malvagità dei nostri nemici. Se persino i critici più severi adottano queste premesse senza discuterle, allora l’uomo comune potrebbe chiedersi, chi sono io per dissentire? Più la disputa tra "falchi" e "colombe" si inasprisce, più si rinsaldano le dottrine della religione di Stato, ed è proprio a causa del loro notevole contributo al controllo del pensiero che i critici sono tollerati, anzi onorati, perché si attengono alle regole.

"Questo sistema di controllo del pensiero sfuggì all’analisi di Orwell e non venne mai compreso dai dittatori, incapaci di riconoscere quanto sia utile ai fini dell’indottrinarnento l’esistenza di una classe di critici che denuncia gli errori e i fallimenti della leadership mentre adotta senza discussione i presupposti fondamentali della religione di Stato.

"Questa distinzione tra sistemi di controllo del pensiero totalitari e democratici è solo una rozza approssimazione. Persino uno Stato totalitario, infatti, deve tenere in considerazione l’atteggiamento e le opinioni del popolo, mentre anche in una democrazia i segmenti politicamente attivi della popolazione, i più istruiti e privilegiati, devono essere tenuti sotto controllo. Questa situazione è palese negli Stati Uniti, dove tendenzialmente i poveri non votano neppure e le forme di partecipazione politica - la pia- nificazione e la formulazione dei programmi, la selezione dei candidati, l’indispensabile sostegno materiale, i programmi educativi o la propaganda - sono prerogativa di un’élite privilegiata relativamente ristretta."

Tratto da: Noam Chomsky "La Fabbrica del consenso" (1984) - in "Libertà e linguaggio" ed. Tropea 1998

Link: http://www.tmcrew.org/archiviochomsky/index.html

Android nelle aziende? Per adesso nel mirino di Google c'è altro


Subito dopo il lancio del nuovo smartphone G1 in ambiente Android da parte della triade HTC, T-Mobile e Google, analisti ed esperti di settore sono tornati a interrogarsi sul valore di questo annuncio al di là dei titoli sulle prime pagine di tutti i notiziari web. Anche se sono state tre le aziende ad organizzare l'evento per il suo lancio, e anche se il software è sviluppato da un consorzio, l'introduzione del primo telefono basato sulla piattaforma Android ha subito chiarito che quest'ultima riguarda una sola società: Google. Android rappresenta di fatto il tentativo del colosso americano di dominare il mercato della pubblicità mobile, così come ha fatto con quello della pubblicità online da pc, afferma il capo della consulenza per le telecomunicazioni di Deloitte, Craig Wigginton: "La loro motivazione principale per spingere questa iniziativa è il modello pubblicitario”. Per riuscire a guadagnare una quota importante del mercato della pubblicità mobile, Google dovrà però riuscire a convincere un gran numero di utenti - anche business – a comprare telfoni con Android, in un mercato, quello dei cellulari, sempre piùaffollato. Il G1, che T-Mobile, Google e HTC introdurranno inizialmente sul mercato USA poi in Europa, si presenta con diverse applicazioni Google a bordo, tra cui Gmail, Gtalk, Maps e YouTube, e la schermata principale offre solo uno strumento: labarra di ricerca di (appunto) Google. Ognuna di queste applicazioni rappresenta per la società californiana un'occasione per inviare pubblicità agli utenti. "Google non sta entrando nel mercato dei telefoni mobile con l'intento di diventare l'ennesimo produttore di cellulari, ma per creare un grande sbocco di mercato per i suoi servizi e applicazioni”,  concorda  l'analista di Gartner, Carolina Milanesi. Oggi esistono 3,5 miliardi di utenti di telefoni mobili al mondo. “Google ha avuto un grande successo nel mercato dei pc dal punto di vista pubblicitario, il che fa pensare che questo possa rappresentare una fonte incredibile di fatturato per la società”, osserva Wigginton. Il mercato della pubblicità mobile è ancora piccolo, ma destinato a crescere molto: quello dei display advertising mobile l'anno scorso valeva 200 milioni di dollari (stima M:Metrics), una cifra che secondo gli analisti quest'anno dovrebbe almeno raddoppiare. Heavy Reading prevede che nel complesso la pubblicità mobile tra cinque anni supererà i 10 miliardi di fatturato. Tra gli ostacoli che Google incontrerà a portare i telefoni nelle mani degli utenti c'è l'iPhone: secondo i ricercatori di Strategy Analytics il G1 sarà comprato entro la fine di quest'anno da 400.000 persone, contro il milione che ha già comprato un iPhone 3G nel primo weekend di vendita. Anche se finora a comprare gli smartphone sono stati perlopiù utenti professionali, Google e T-Mobile sembrano sperare che sia soprattutto il pubblico di massa a scegliere il G1: quest'ultimo manca di alcune funzioni che potrebbero interessare gli utenti business, come per esempio il supporto della posta Exchange. Comunque, secondo un'indagine condotta tra le imprese americane su quali piattafrome mobile prevedono di adottare di qui a tre anni, Android figura all'ultimo posto con un 4,8% di preferenze.

Microsoft non vede Android come un concorrente di Windows Mobile. "Non suppoprta nemmeno Exchange quindi dubito che andrà dietro al nostro mercato", afferma Scott Rockfeld, product manager del gruppo Windows Mobile di Microsoft, la quale ultimamente sta modificando il messaggio sulla sua piattaforma, da strumento di business a terminale unico da usare sia al lavoro che nel tempo libero. Comunque, essendo Android una piattaforma aperta, gli sviluppatori possono creare anche applicazioni rivolte agli utenti aziendali. "Potremmo assistere alla nascita di tante applicazioni enterprise quanto quelle consumer", azzarda Wigginton di Deloitte. Gli utenti, sia business sia consumer, potrebbero comunque beneficiare da un successo di Google in tale settore, grazie a un abbassamento dei prezzi. Intanto qualcuno crede che Google potrebbe dare una mano a sovvenzionare i costi dei dispositivi dirottandovi i ricavi della pubblicità. "Non so se lo farà, ma non è impossibile”, commenta Wigginton. Il G1 costerà 179 dollari quando debutterà negli USA verso la fine di ottobre. Per qualcuno Android potrebbe non avere comunque un successo immediato, ma conquistarlo con il tempo per arrivare a competere coi suoi concorrenti. "Il G1 è un inizio promettente, e Google ha una forza finanziaria sufficiente per andare oltre il budget di spesa e contrastare la concorrenza”, afferma Geoff Blaber, analista di CCS Insight. 

“La sfida si giocherà soprattutto l'anno prossimo, nel 2009, quando produttori come Samsung e LG lanceranno i loro smartphone – afferma Roberta Cozza di Gartner -. Android ha il potenziale per diventare il sistema operativo di fatto tra quelli open source Linux, ci aspettiamo che le vendite rappresenteranno tra tre anni il 10% del mercato degli smartphone".

Fonte: Cwi

Link: http://www.cwi.it/notizia/15353/1222207200/Android-nelle-aziende-Per-adesso-nel-mirino-di-Google-c-e-altro/2--Business-o-consumer.html

La Georgia colpisce la sede dei servizi segreti dell'Abkhazia


Non ha provocato feriti ma soltanto danni materiali, seppure ingenti, un attentato dinamitardo avvenuto la notte scorsa in piena Sukhumi, capitale dell'Abkhazia, Repubblica autonoma della Georgia da anni in lotta per la secessione con il beneplacito del Cremlino, che di recente ne ha riconosciuto unilateralmente l'indipendenza. Lo ha reso noto Yuri Ashuba, capo dei servizi segreti abkhazi, il cui quartier generale era verosimilmente il bersaglio preso di mira dagli attentatori: l'esplosione si e' infatti verificata proprio nei pressi del palazzo che li ospita, e dell'adiacente sede del ministero dell'Interno locale. Ambedue gli edifici e le abitazioni circostanti sono rimasti seriamente lesionati, in frantumi i vetri alle finestre. Ashuba ha imputato l'attacco, realizzato con un'auto-bomba lasciata in sosta, a unita' speciali dello spionaggio georgiano. - Sukhumi, 25 settembre

Raggiunto l'accordo contributivo in Alitalia(la nuova busta paga dei piloti)


Meno salario fisso con più peso per la parte variabile nelle buste paga dei piloti della Nuova Alitalia. Per un comandante della compagnia di bandiera la parte fissa oscilla da un minimo di 54mila ad un massimo di 140mila euro l'anno, contro i 34mila euro della parte variabile. Rispetto all'attuale media del 17,5% il piano di Cai intende arrivare al 40%, allineandola a quella degli altri vettori europei. 

C'è una grande variabilità nelle buste paga dei piloti: medio o del lungo raggio, anzianità di servizio e ore effettivamente volate. Prendiamo un comandante in servizio sul medio raggio con 16 anni di anzianità aziendale: l'imponibile si aggira sui 100mila euro. La parte fissa, slegata dalle ore volate, comprende lo stipendio di base (2.453 euro) e l'indennità di volo garantita per 30 giorni (5.909 euro). Sui 12.478 euro di lordo mensile, la parte variabile pesa per poco meno di un terzo e comprende l'indennità di volo giornaliera che calcolata su 17 giorni equivale a 2.870 euro. Diversamente da Roma, dove i piloti sono trasportati in aereoporto da pullman aziendali, a Milano è previsto un rimborso (indennità di trasporto) calcolato a tratta (in questo caso equivale a 720 euro). Ad esso si aggiungono i rimborsi per i pasti consumati in Italia (119 euro) e all'estero (406 euro). A carico del pilota c'è un contributo per il parcheggio in aeroporto (7,75 euro), oltre ai contributi per il fondo previdenziale Previvolo e per il sindacato (119 euro).

Nel confronto con le altre compagnie europee piloti e comandanti Alitalia guadagnano generalmente di meno, ma ciò è una conseguenza anche del minor numero di ore volate. Prendendo un comandante con 14 anni di anzianità, si va dai 120mila euro annualmente percepiti in Airone, ai 127mila euro di Alitalia, ai 149mila euro di British, ai 160mila euro di Iberia, ai 162mila euro di Lufthansa ai 164mila euro di Klm. Secondo l'associazione delle compagnie aeree europee (Aea), la media di volo per ogni pilota per Alitalia nel 2005 è stata pari a 580 ore, contro le 641 di Air France, le 650 di Lufthansa o le 668 di Iberia. La disponibilità all'impiego per 900 ore l'anno (il limite massimo), contenuta nell'accordo siglato dai sindacati con Giancarlo Cimoli nel 2004, è rimasta puramente sulla carta. Allora venne concordato il pagamento a giornata (e non più ad ore), con un aumento della parte variabile legata alle giornate trascorse in volo. Il dato penalizzante per i piloti Alitalia nel confronto internazionale è anche l'effetto di una lunga crisi: mentre i competitor – alcuni dopo aver superato pesanti crisi aziendali - in virtù dei bilanci positivi hanno potuto negoziare rinnovi economici, l'ultima stesura contrattuale completa per Alitalia risale al 1989, l'ultimo sostanziale ritocco della parte economica al 2004.

A questi livelli retributivi si arriva dopo un periodo di circa 10-12 anni necessario per diventare comandante, preceduto da una selezione e dal brevetto che costa circa 150mila euro. In passato la formazione avveniva nella scuola di Alghero (oggi chiusa) ma sono molti i piloti che provengono dall'aeronautica militare, dove hanno iniziato a volare intorno ai 20 anni. Tra i possibili mille esuberi indicati dal piano Cai ci sono molti quarantacinquenni, la cui somma tra età anagrafica e anzianità contributiva sarà pari a 83, dopo 7 anni di ammortizzatori sociali, che potrebbero andare in pensione con un abbattimento del 20%. Questa preoccupazione, insieme al timore di vedere ridimensionato il proprio ruolo in azienda dal contratto unico, è dietro le proteste dei piloti che hanno spinto due sigle storicamente nemiche, come Anpac e Up, a fondersi. (G.Pog.)

Google cresce, Microsoft cala ma nessuno è come Coca-Cola

Valore dei migliori brand in miliardi di dollari

Microsoft vale ben più di Google, 

che però guadagna ben 10 posizioni in un solo anno; IBM vale appena un po' più di Microsoft, che ha perso il secondo posto; Coca-Cola batte tutti.

Queste informazioni vengono dal rapporto annuale stilato da BusinessWeek e Interbrand, che classifica i marchi più noti in base a quanto fanno guadagnare ai loro proprietari.

Google è dunque il marchio che è migliorato di più, con un valore cresciuto del 43 percento (arrivando a 25,6 miliardi di dollari) ed è passato dalla ventesima alla decima posizione. In cima alla classifica sempre Coca-Cola, il cui brand vale 66,7 miliardi di dollari.

Fonte Zeus news

Link: http://www.zeusnews.it/index.php3?ar=stampa&cod=8233&numero=999


Una vittoria disastrosa

Si è conclusa martedì, con le dimissioni in massa dal governo di tredici tra ministri e viceministri, la lotta per il potere tra Thabo Mbeki e Jacob Zuma. Il presidente sudafricano, costretto lo scorso sabato a dimettersi sotto le pressioni dell'esecutivo dell'African National Congress, abbandona la partita dopo nove anni di dominio della scena politica. L'aver sottostimato le minacce provenienti dall'ala sinistra del partito e il non aver rispettato le regole da lui stesso imposte gli sono stati fatali.
 
 
Thabo MbekiIn realtà, la condanna a morte sulla carriera politica di Mbeki era stata già emessa lo scorso dicembre, al congresso dell'Anc di Polokwane, dove l'allora presidente aveva dovuto cedere la guida del partito proprio all'arcirivale Zuma. Fino al 2005 braccio destro di Mbeki, quello stesso giorno di dicembre Zuma coronava il suo sogno di tornare
al potere, dopo i processi per violenza sessuale e corruzione (entrambi terminati senza esito) che ne avevano minato la carriera politica. Ironia della sorte, Mbeki è stato costretto a dimettersi proprio per presunte interferenze sull'operato della giustizia per favorire una condanna di Zuma. Ma è lecito far dimettere un capo di stato per dei sospetti non suffragati da prove? "E' la stessa cosa che Mbeki fece quando, nel 2005, cacciò Zuma dalla vicepresidenza dell'Anc e del Paese per le sue vicende legali", rende noto a PeaceReporter Pamela Masiko-Kambala, ricercatrice politica presso l'Institute for Democracy in South Africa.
 
La caduta di Mbeki è un evento epocale per la giovane democrazia sudafricana: l'ex-braccio destro di Nelson Mandela, l'artefice del miracolo economico del Paese lascia un Sudafrica più ricco, ma anche molto più disequilibrato socialmente rispetto a dieci anni fa. Se la prosperosa classe media nera deve le sue fortune a Mbeki, non così la pensa la maggioranza della popolazione che ancora vive in condizioni di povertà, e che ha visto in Zuma il suo eroe. "L'aver sottostimato l'ostilità dell'ala sinistra del Parlamento, in particolare dei sindacati e del partito comunista alleati dell'Anc, è stato fatale per Mbeki", spiega a PeaceReporter Ebrahim Fakir, vicedirettore del Centre for Policy Studies. I meriti di Mbeki vanno oltre il campo economico. Il presidente ha dotato il Sudafrica di un sistema di leggi funzionante e di una struttura istituzionale che prima il Paese non aveva. Ma si è progressivamente alienato dalla popolazione, arrivando a non rispettare le stesse regole da lui imposte. "Ha mantenuto al potere un capo di polizia coinvolto in vicende giudiziarie, ha costretto alle dimissioni un procuratore generale, il cui potere è indipendente da quello politico", prosegue Fakir. "Tutti errori che l'opinione pubblica non gli ha perdonato".
 
Jacob ZumaZuma saprà fare di meglio? Il prossimo leader sudafricano è visto come un animale politico, un populista che ha fatto carriera sfruttando le debolezze di Mbeki, ma che dovrà ora reggere alla prova dei fatti. La mancanza di un programma politico che vada oltre le generiche promesse ai poveri fa temere che Zuma non abbia un chiaro disegno per guidare il Sudafrica lungo uno dei momenti cruciali della sua storia. Tra due anni ci saranno i Mondiali di calcio, un'occasione irripetibile per mostrare al mondo la faccia del nuovo Sudafrica, come avvenuto per le Olimpiadi di Pechino della scorsa estate. Un appuntamento che la nazione arcobaleno non può permettersi di mancare.


Autore: Matteo Fagotto

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