mercoledì 24 settembre 2008

CLIMA: DA METANO ARTICO PROSSIMA CATASTROFE ECOLOGICA


(ANSA) - LONDRA - Milioni di tonnellate di metano - un gas 20 volte piu' dannoso dell'anidride carbonica per il suo contributo all'effetto serra - si apprestano ad 'esplodere' nell'atmosfera, rischiando di provocare una catastrofe ecologica. E' questo l'allarme lanciato oggi sulle pagine dell'Independent. Il quotidiano britannico e' stato il primo a parlare con gli scienziati che hanno raccolto le prove che lo scioglimento dei ghiacci e del permafrost nella regione artica sta permettendo agli enormi depositi di gas metano sottostanti di liberarsi nell'atmosfera, replicando una dinamica che gia' in passato aveva causato drammatici cambiamenti del clima. 

Secondo quanto scrive oggi il giornale, un'equipe di scienziati che ha navigato lungo l'intera costa settentrionale della Russia ha rilevato concentrazioni estremamente alte (a volte 100 volte superiori ai livelli normali) di metano in diverse aree di parecchie migliaia di chilometri quadrati della Siberia. Negli ultimi giorni, inoltre, i ricercatori hanno visto il mare ribollire a causa del gas che e' riuscito a attraversare lo strato sottomarino di permafrost, ora in fase di scioglimento. ''In precedenza, avevamo documentato livelli elevati di metano gia' sciolto nell'acqua. Ieri, per la prima volta, abbiamo trovato un punto in cui l'emissione di metano era cosi' intensa che il gas non aveva il tempo di sciogliersi nell'acqua e giungeva in superficie sotto forma di bolle'', ha scritto qualche giorno fa in un'email Orjan Gustafsson, uno degli studiosi della spedizione scientifica a bordo della nave russa 'Jacob Smirnitskyi'. Quanto registrato dagli studiosi sarebbe l'inizio di un ciclo devastante: la fuoruscita di metano accelererebbe esponenzialmente il surriscaldamento globale provocando a sua volta lo scioglimento di altro permafrost e di conseguenza liberando nell'atmosfera altro metano ancora: con il risultato di innescare un meccanismo inarrestabile. 

I risultati preliminari raccolti dagli studiosi a bordo della 'Jacob Smirnitskyi' verranno pubblicati dalla American Geophysical Union dopo essere statu elaborati e studiati da Igor Semiletov dell'Accademia delle scienze russa. E' dal 1994 che Semiletov controlla i livelli di metano che fuoriescono dal permafrost: ma mentre negli anni Novanta non aveva mai rilevato livelli elevati del gas, a partire dal 2003 ha trovato diverse ''sorgenti''. Negli ultimi decenni la temperatura delle zone artiche e' salita di circa 4 gradi centigradi, facendo diminuire in maniera notevole l'estensione delle aree coperte da ghiacci anche durante l'estate. Secondo gli scienziati la perdita della coltre di ghiaccio rappresenta un'ulteriore spinta per un surriscaldamento globale sempre piu' rapido, dato che l'oceano assorbe piu' calore di quanto invece viene riflesso dalla superficie ghiacciata. (ANSA). 

Importante fuga di elio dall'acceleratore del Cern


 "Non c'è niente di nascosto o da nascondere" dietro il guasto che ha fermato il mega acceleratore di Ginevra Lhc. Dopo l'accensione della macchina il 10 settembre scorso, "ora si è passati alla fase di rodaggio delle strumentazioni, alla fase di commissioning quando la macchina pian piano si avvia a usare tutte le sue potenzialità. Una fase in cui tutti gli scienziati ed i tecnici si aspettano di verificare gli strumenti, e come funzionano tutti insieme, quindi tutti si aspettano possibili problemi. Ed i problemi sono arrivati". Interviene con fermezza il fisico italiano Sergio Bertolucci, neo capo della ricerca del Cern, che, intervistato dall'ADNKRONOS riguardo l'annuncio del centro di Ginevra di uno stop di Lhc fino alla prossima primavera, taglia corto: "Al Cern nessuno è depresso e nessuno sta facendo i conti con un fallimento".

"Lhc - dice Bertolucci che si insedierà Ginevra dal prossimo gennaio - non è una macchina utilitaria da città. E' un sistema complesso di nuovissime, spesso inedite tecnologie. Sistemi progettati, inventati proprio per Lhc, quindi da collaudare e rodare con calma. Ed il rodaggio di Lhc è e sarà complesso. Tutto qui". "Se pensiamo ad un lancio spaziale, - continua il fisico italiano - quante volte si registrano rinvii, problemi tecnici e tutto resta fermo a terra finché il guasto non è riparato. Eppure sulla Luna ci siamo arrivati eccome. Ecco, Lhc è una macchina migliaia di volte più complessa di tanti satelliti. Ora la dobbiamo rodare". "Era prevedibile che accadessero intoppi - ribadisce - il problema è che sono accaduti a riflettori sparati su Ginevra, ma questa non è la cronaca di un fallimento. E' la cronaca di una normale, grande, complessa impresa scientifica. Forse la più complessa mai avviata dall'uomo fino ad oggi".

Così, dopo la grande paura che Lhc producesse un possibile buco nero che avrebbe inghiottito la Terra, e dopo le prime pagine conquistate dal lancio del fascio di protoni, la macchina per la scienza più grande del mondo si ritrova in copertina a causa di un'importante fuga di elio all'interno del tunnel del Large Hadron Collider. Un incidente, secondo una prima diagnosi del Cern, provocato da "una connessione elettrica difettosa tra due magneti". Ed ora, dice Bertolucci, "si procederà a risolvere il problema". Ma non è tutto.

Bertolucci esclude infatti qualsiasi ricaduta sui programmi di ricerca di Lhc, la macchina costruita per riprodurre le stesse condizioni del momento del Big Bang per cercare la particella di Dio. "Una volta fatta girare la chiavetta nel cruscotto il 10 settembre scorso, e fatta partire la macchina nuova di zecca, e quindi appena finita di costruire, ora - afferma il fisico italiano - si è passati alla verifica della macchina stessa. Per questo periodo di commissioning era già in calendario un'attività di due mesi, ovvero fino a dicembre prossimo. Poi Lhc si sarebbe fermato comunque fino a marzo".

"Insomma, il rodaggio è cominciato, il primo problema è arrivato e ora si ferma tutto con un po' di anticipo per verificare gli strumenti del motore. La lunga interruzione invernale - prosegue il direttore della Ricerca del Cern - era invece già programmata per via del grande dispendio e del grande costo dell'energia necessaria per tenere le bassissime temperature all'interno dell'acceleratore. Il Tevatron americano, il maxi acceleratore di particelle (o sincrotrone) del Fermi National Accelerator Laboratory a Batavia, è partito nel 1985, il rodaggio è durato quasi 2 anni, nessuno ha fatto drammi per i tanti problemi che in quel periodo sono venuti fuori. Io ero lì, il nostro team con quella macchina, qualche anno più tardi, ha scoperto il Quark Top, uno dei mattoni della materia".

E la festa del 21 ottobre? Quella che il Cern ha programmato alla presenza di 20 capi di Stato? Ora che Lhc è fermo si farà? Bertolucci non ha nemmeno un'esitazione: "Sull'invito c'è scritto festa per la partenza di Lhc. La chiave è stata girata, la partenza c'è stata".

Fonte:Adnkronos

Alitalia tutti contro tutti

ROMA - Dopo aver ribadito che "non ci sono altre soluzioni" al di fuori di quella rappresentata dalla Cai, il presidente del Consiglio Berlusconi, lasciando Palazzo Grazioli diretto a Milano, frena sull'ipotesi dell'ingresso di un parner straniero prima della sigla dell'accordo. "Ho sentito anche dire che c'é un'ipotesi Lufthansa - ha detto il premier -: l'ipotesi Lufthansa è esattamente uguale alle ipotesi Air France o British Airways".

 E se ne parla, ha comunque sottolineato il premier, "come ipotesi di collaborazione e di alleanze ed eventualmente, eventualmente, con la partecipazione di assoluta minoranza". Inoltre, ha aggiunto, "quello che c'é è che sono in tanti a bussare alla porta della Cai per una partecipazione anche al di là delle tre compagnie straniere che ho ricordato e, tra l'altro, ci sono anche altri imprenditori privati italiani che bussano". Ma bussano alla Cai o al commissario straordinario Fantozzi? "Alla Cai - ha risposto il premier - perché non c'é una possibilità che un'altra compagnia straniera prenda su di sé il carico e la responsabilità di Alitalia intera: è un'ipotesi che non esiste e non è mai esistita". Quanto all'eventuale partecipazione di un partner straniero, il premier ha precisato ancora: "Si deve prima risolvere la vicenda Cai e poi sarà la Cai ad aprire le trattative per una alleanza internazionale con una o più compagnie".

QUALCUNO HA FATTO SALTARE ACCORDO PER INCOLPARE GOVERNO
Berlusconi indirettamente imputa al segretario del Pd, Walter Veltroni di aver fatto saltare l'accordo fra la Cai e i sindacati per ragioni politiche e per 'dare un colpo al governo', disinteressandosi del bene del Paese. 'Io - ha detto il premier fermandosi a parlare con i cronisti poco prima di lasciare Palazzo Grazioli diretto a Milano - da sempre insisto sul fatto che le posizioni che vanno in senso contrario ad una compagnia di bandiera sono irragionevoli o addirittura inesistenti'. Si riferisce a Veltroni? 'E' chiaro a tutti quello che e' successo', ha risposto il presidente del Consiglio. 'C'era gia' quasi un accordo - ha aggiunto - e l'accordo non si e' raggiunto perche' qualcuno ha scelto la politica di dare un colpo al governo senza preoccuparsi degli interessi e del bene del Paese'. Si riferisce a Veltroni e alla Cgil? insistono i cronisti. Berlusconi non risponde ma mima un'espressione inequivocabilmente affermativa.

TAJANI, SU PRESTITO TEMPI RAPIDI SENZA ACRIMONIA
"Aspettiamo la risposta dell'Italia alle osservazioni aggiuntive. Poi andremo avanti senza perdere tempo, con spirito di giustizia, senza acrimonie, né favoritismi". Lo afferma Antonio Tajani, vice presidente della commissione europea e commissario ai Trasporti, alla 
procedura d'investigazione relativo al prestito ponte dello Stato italiano ad Alitalia. "Se il prestito ponte - aggiunge Tajani, parlando da Napoli a 
margine di un convegno sui trasporti e la mobilità - era in sintonia con le norme europee non succede nulla. Se la procedura si conclude con una decisione contraria, cioé che è un finanziamento illegittimo, chiederemo alla compagnia Alitalia di restituire allo Stato italiano i 300 milioni di euro che ha ricevuto".

FORMIGONI, COLPA ANCHE DI UNA POLITICA ROMANOCENTRICA
"Alitalia si trova in questa situazione anche per colpa di una classe politica romanocentrica, di destra e di sinistra, e di un cattivo 
sindacalismo che hanno privilegiato sempre Roma rispetto al mercato che è al nord", sostiene il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni. Secondo il governatore della Lombardia: "Il governo deve mettere all'ordine del giorno la rinegoziazione bilaterale delle rotte. Noi chiediamo l'assoluta libertà di discuterle per Malpensa senza alcun vincolo, perché vogliamo garantire ai nostri cittadini i collegamenti con tutto il mondo e vogliamo che gli investitori e i turisti possano venire direttamente nel nostro paese senza, magari, fare scalo a Parigi". Proprio su questo punto Formigoni ribadisce per quale motivo è sempre stato contrario all'ipotesi Air France: "Abbiamo bisogno di una compagnia di bandiera italiana che faccia gli interessi del paese che non può essere gestito da Air France o da Lufthansa". E sugli aeroporti lombardi ribadisce: "Non è un'eresia discutere la razionalizzazione di Linate".

Fonte: Ansa

Schwarzenegger repubblicano progressista!!!


“Non ho nessun contato con loro”. Ecco come Arnold Schwarzenegger, governatore della California, descrive in un’intervista concessa a Der Spiegel, i suoi rapporti con i membri del Partito Repubblicano. “Sono troppo estremisti” ha continuato Schwarzy spiegando che per questo lui non ha fatto un discorso alla convenzione del Grand Old Party (GOP).
Considerato da  alcuni come un RINO, Republican in name  only, ossia un repubblicano solo in nome, Schwarzenegger si sposta da sinistra a destra senza molti problemi. Persino la sua famiglia riflette questa ambivalenza politica. Come si sa, sua moglie, Maria Shriver Kennedy è democratica e sostiene Barack Obama per presidente. Arnold, invece, dice di sostenere John McCain, il candidato repubblicano,  anche se il suo entusiasmo non è certo eccessivo.
In parte ciò si deve alle vedute moderate di Schwarzenegger su questioni sociali ma anche sul riscaldamento globale. Inoltre il governatore della California è contrario all’esplorazione del petrolio nelle zone costiere mentre McCain vuole “scavare e scavare” alla ricerca dell’energia. McCain non sembra preoccuparsi dei danni che potrebbero subire le spiagge  e il medio ambiente mentre Schwarzenegger riflette le vedute degli ambientalisti.
Ma è sulla questione delle tasse che Schwarzenegger si allontana di più dal suo partito che vede le imposte come il male assoluto. Arnold dice di essere d’accordo che le tasse vanno sempre tagliate. Ecco cosa ha fatto lui quando è divenuto governatore riducendo le imposte sulle automobili cinque anni fa. La riduzione di 6 miliardi di dollari poi creò seri problemi al bilancio forzando la California a  farsi prestare 15 miliardi da Wall Street per coprire le spese.
La ripresa economica permise a Schwarzenegger di continuare a spendere in programmi sociali e educativi mediante la sua alleanza con il Senato e  la Camera statale i quali sono ambedue controllati dal Partito Democratico. Per ragioni ideologiche ma anche per pressioni della realpolitik Statale Schwarzenegger ha governato e continua a governare da moderato. L’esempio più ovvio è l’approvazione del bilancio annuale dello Stato che per Pil rivaleggia con le maggiori nazioni industriali.
Dato che la costituzione dello Stato richiede l’approvazione del bilancio  con due terzi dei legislatori delle due camere, è tipico che la minoranza repubblicana blocchi l’approvazione del bilancio annuale se ciò include qualunque aumento di tasse. Quest’anno non è differente. Con un probabile deficit di 15 miliardi Schwarzenegger voleva aumentare l’Iva di 1% per evitare tagli estremi all’istruzione e alla sanità. L’aumento sarebbe stato temporaneo fin quando l’economia si sarebbe ripresa e poi verrebbe eliminato.
L’aumento della tasse è nuovo per Schwarzenegger il quale si è sempre opposto a ogni aumento fiscale affermando i soliti clichè repubblicani che il problema non sono le entrate ma le spese dello Stato. Ma quest’anno è diverso e il progetto di aumentare le tasse aggiunge un altro colore al quadro del governatore che  diventa sempre più repubblicano solo in nome.
La proposta di Schwarzy di aumentare l’IVA però non lo avvicina troppo alla sinistra dato che si tratta di una tassa regressiva che colpisce di più i poveri invece dei benestanti. I legislatori liberal volevano aumentare la tasse solo ai ricchi ma il governatore si è opposto. L’avvicinamento ai democratici riflette dunque un compromesso che allontana il governatore dai repubblicani estremisti che non vogliono mai aumentare le tasse. Alla fine però la minoranza repubblicana è riuscita a bloccare l’aumento delle tasse ed il bilancio è stato approvato lasciando la “macchia” dell’idea di Schwarzenegger.
Remando sia a destra che a sinistra Schwarzenegger si è posizionato molto bene per altri incarichi una volta finito il suo secondo ed ultimo mandato di governatore. Sia Obama che McCain hanno detto che includerebbero membri del partito di opposizione nel loro governo una volta eletti presidente. Schwarzenegger entra benissimo in questo gruppo. Nell’intervista a Der Spiegel ha detto che vuole concentrarsi sul suo lavoro attuale mettendo da parte altre sue ambizioni. Comunque vada l’ex attore rimarrà visibile. E se la politica dovrebbe stancarlo le porte di Hollywood gli sarebbero sempre aperte.
di Domenico Maceri

Berlusconi cerca di abbattere la residua forma di opposizione in Italia "la Cgil"


Una compagnia di giro incombe sui cieli d'Alitalia. Brandendo un cannone che ha sovrimpressa la parola d'ordine della cordata, «italianità», minaccia di abbattere la nostra flotta. Berlusconi ha arruolato 16 capitani, sottotenenti e marescialli - coraggiosi si fa per dire, dato che dall'inizio sognano solo di imboscarsi per poi ritirarsi in buonordine. Ma la delega più importante il Cavaliere l'ha affidata ai giornali e alle tv di complemento. In un mondo dove una notizia esiste solo se lo decidono i media, e se non esiste se la inventano, Berlusconi non si accontenta di dettar legge sulla metà delle reti e dei giornali, di cui è padrone, e a colpi di egemonia si fa largo fino in via Solferino (patria del Corriere ), straborda a Saxa Rubra (la corazzata Rai, non esclusa l'ammiraglia Tg1) e arriva fino a piazza Barberini (voi non lo sapete, è qui che viene elaborato il Riformista -pensiero). I compagni di merenda hanno un obiettivo chiaro: colpire a morte la Cgil, causa di tutti i mali. L'arma usata è, per ora, l'Alitalia e i suoi 18.500 ostaggi, usati come proiettili da spedire contro Guglielmo Epifani e il suo quartier generale. E' colpa del segretario della Cgil se il più improbabile e odioso dei piani per liberarsi della compagnia di bandiera è fallito. Domani potrebbe essere ancora Epifani il killer, da mettere alla gogna, di un altrettanto improbabile accordo con la Federmeccanica che pretende dai sindacati subalternità e complicità e dai lavoratori braccia, cervello e sangue - prendi tre e paghi uno. Direttori ed editorialisti non pretendono da Epifani il consenso sull'operazione truffaldina di Berlusconi, si accontentano di una firma, insomma che si adegui. Se poi Epifani risponde: trattiamo ancora, cerchiamo un'intesa condivisa, ma ottiene un secco rifiuto da chi vuole comandare e non trattare, i cannoni si posizionano e sparano ad alzo zero contro di lui. I compagni di merenda sognano un campo di battaglia in cui siano gli stessi lavoratori a colpire a morte la Cgil. A questo scopo intervistano quinte colonne e agitano una seconda «marcia dei 40 mila» arruolando piloti e dissidenti: purtroppo per loro, riescono ad armarne non più di un'ottantina. Quel che non si accetta della «resistenza» di Epifani è l'idea che senza il consenso dei piloti e degli assistenti di volo, cioè di chi consente ai nostri aerei di alzarsi in cielo, qualsiasi accordo sarebbe carta straccia, destinato al fallimento. Ma cosa volete che capisca di queste «sottigliezze», chi ha in testa un modello autoritario e centralista delle relazioni sindacali, ma anche sociali, politiche, umane? Arruolare Epifani nelle fila dell'«estremismo», come fa il vicedirettore del Corriere ed ex sindacalista (della Uilm, frazione di sinistra), Dario Di Vico, vuol dire ignorare la sofferenza con cui il segretario della Cgil, a differenza dei suoi colleghi di Cisl e Uil, sceglie di non adeguarsi, cioè di non accettare quel che non è accettabile dai lavoratori e dal suo stesso sindacato e di non firmare a nome di chi non rappresenta. La democrazia non è un fatto di metodo, è sostanza.

di Loris Campetti

ARGENTINA: POVERTÀ IN CALO PER IL SESTO ANNO CONSECUTIVO

Gennaro Carotenuto
(23 settembre 2008)

Secondo i dati ufficiali la povertà in Argentina è scesa al 17.8% e l’indigenza al 5.1%. Appena un anno fa erano rispettivamente 23.4% e 8.2%. Nonostante siano avanzati dubbi sull’attendibilità di tali risultati rispetto all’inflazione reale nel paese, povertà e indigenza continuano a diminuire ininterrottamente dal 2003 quando il FMI ha dovuto smettere di depredare il paese.
Il bicchiere in Argentina a sette anni dal crollo del neoliberismo, comunque lo si guardi è mezzo pieno. La povertà ha continuato a scendere costantemente dimezzandosi dal 2003 quando è cominciato il grande recupero del paese dopo dittatura e fondomonetarismo. Ma il bicchiere è indubbiamente anche mezzo vuoto. In Argentina, uno dei paesi più ricchi della terra, continuano ad esserci quattro milioni e mezzo di cittadini che non riescono a soddisfare le necessità più elementari e addirittura un milione e duecentomila che non riescono neanche ad acquistare gli alimenti necessari. 
Sono dati che continuano ad essere drammatici, soprattutto nel nordest del paese. Nel Chaco, la regione più povera del paese, a Resistencia supera il 35% (con un 14.6% di indigenti), e in molte località delle provincie di Santiago del Estero, Jujuy, Corrientes, Misiones la terza parte della popolazione continua ad essere sommersa nella povertà. All’estremo opposto, anche fisicamente, il sud patagonico e la Città di Buenos Aires (da non confondersi con la cintura del Gran Buenos Aires). A Río Gallegos la povertà è del 3.6% (appena lo 0.8% di indigenti) e nella Terra del Fuoco si attesta intorno al 6% contro il 7.3% della capitale dove il 2.3% della popolazione sarebbe indigente. 
Alcuni dati forniti sono contrastanti, e a volte palesemente in contraddizione con altri. Secondo la SEL, una società privata, che calcola un’inflazione reale superiore del 13% di quella ufficiale, i dati sarebbero molto meno buoni; i poveri supererebbero ancora il 30% nel paese e gli indigenti il 10% con un rispettivo +7 e +2% rispetto ai dati ufficiali dell’Indec.
Ma rispetto al 2003, quando gli argentini ripresero il diritto a sbagliare da soli senza che fosse l’FMI a farlo in malafede per loro, gli indici di povertà sono comunque crollati in maniera straordinaria e a volte dimezzati: -51% a Concordia, -46% nell’area urbana di Paraná, -43% in quella di Rosario e -41% nel Gran Buenos Aires dove vive quasi un terzo della popolazione del paese. Nonostante molto resti ancora da fare e gli anni del grande recupero, dopo la notte più dura del neoliberismo, sembrino alle spalle, l’Argentina nell’ultimo lustro ha ripreso il cammino che dittature e fondomonetarismo avevano brutalmente interrotto.

fonte www.gennarocarotenuto.it

Video sul traffico aereo in 24 ore

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Una stima per difetto paragona l'inquinamento di ogni aereo a quello di 500 auto non catalizzate. L'aeroporto di Malpensa, ad esempio, equivale a 250-300.000 auto al giorno, quello di Linate a 150.000 auto. 

In questi ultimi anni, i viaggi low cost hanno fatto lievitare drasticamente il traffico aereo e l'inquinamento correlato. Il traffico aereo è di gran lunga la fonte di emissioni di gas serra che cresce più in fretta; dunque, è tra le minacce più gravi al già disastrato ambiente globale, oltre che alle orecchie di chi abita vicino agli aeroporti, anch'essi sempre più numerosi. 

Ben Matthews, ingegnere ambientale e ricercatore all'Istituto di astronomia e geofisica dell'università belga di Louvain, scrive sul sito www.chooseclimate.org, ovvero “scegli il clima”: “Giri su Internet alla ricerca del volo più economico ? Vuoi andare in luoghi caldi in inverno ? Ti interessa una conferenza sul futuro del mondo ? Bene, scopri da te qual è il vero prezzo del viaggio aereo che vuoi fare. Scopri che è il modo più rapido per stare al caldo per sempre, e precludere un futuro all'umanità”. Due clic su una mappa, e un apposito modello di calcolo, il Java climate model, permette di scoprire all'istante il nostro contributo individuale, per il tragitto indicato, all'effetto serra. Basta qualche migliaio di chilometri sulle nuvole per produrre più anidride carbonica (CO2, il principale gas serra) di dieci contadini del Bangladesh in un anno di vita, considerati tutti i loro consumi.


Il modello fornisce altre notizie: quanto kerosene occorre per ogni viaggiatore (dividendo per il numero dei passeggeri le decine di migliaia di litri necessari a un Jumbo); quanto costerebbe un biglietto se del prezzo facessero parte le tasse; quanta parte del totale delle nostre emissioni sostenibili di CO2 (cioè per riscaldarci, viaggiare, mangiare, consumare) ci giochiamo con un dato percorso aereo. In un tragitto Roma-Londra e ritorno, quasi esauriamo il nostro diritto alle emissioni per un intero anno. 

I velivoli vanno a kerosene, un carburante di origine fossile. Spiegano Guy Dauncey e Patrick Mazza: «Gli aerei commerciali generano 600 milioni di tonnellate di CO2 l'anno. Rilasciano ossidi di azoto direttamente nella troposfera (la parte inferiore dell'atmosfera, sede dei fenomeni meteorologici); qui si ossidano nell'ozono troposferico che, a quell'altezza, funziona come potente gas serra. Provocano scie dense di vapore acqueo che, portando alla formazione di cirri, bloccano il calore all'interno dell'atmosfera». 

Così, secondo i calcoli di Paul Wennberg del California Institute of Technology, il trasporto aereo arriva a incidere per un 10% sul totale dell'effetto serra. Volare inquina anche chi vive a terra: non solo con il monossido di carbonio e le polveri totali sospese, ma soprattutto con il rumore. Contro i voli notturni, in Gran Bretagna gruppi di cittadini protestano periodicamente in pigiama, incoraggiati dalla campagna “Green Skies” (Cieli Verdi). In Italia, è nota la battaglia di molti comuni piemontesi contro l'ingigantirsi di Malpensa. Esempio di quelle “grandi opere” che tanto piacciono ad alcuni governanti, gli aeroporti italiani crescono in numero e dimensione. Ne sono stati inaugurati uno a Olbia, uno a Crotone, a Fiumicino è stata aperta la Cargo City. Quale località non vuole uno scalo aereo, anche solo per questioni di prestigio ? 

Proseguendo su questa strada, l'effetto serra da aviazione civile potrebbe triplicarsi entro il 2050 rispetto ai dati del 1990: la maggiore efficienza energetica degli aerei moderni e i passi avanti della tecnologia verranno annullati dalla crescita dei voli. 

Se i biglietti aerei costano poco, incoraggiando le ali anziché le rotaie, è a causa di due anomalie inquietanti. La prima: mentre la benzina è pesantemente tassata, il kerosene è esentasse ovunque nel mondo. Le regole poste dall'Organizzazione Internazionale per l'Aviazione Civile (ICAO), organismo dell'ONU finalizzato a promuovere il trasporto aereo, impediscono ai singoli Paesi di cambiare la situazione. Questo dà un vantaggio ingiusto all'aereo rispetto ad altri mezzi, per esempio il treno. 

«Grazie all'assenza di una tassa sul carburante aereo o di qualunque prelievo basato sulle emissioni, le compagnie aeree possono tenere i prezzi dei biglietti artificialmente bassi. In questo modo, però, il costo dell'inquinamento grava sull'intera società anziché sul solo passeggero», spiegava anni fa la Campagna internazionale per un giusto prezzo del trasporto aereo (fu avviata da Friends of the Earth. Ora è stata sostituita da Green Skies, molto più moderata: si limita a contestare i voli notturni). 

L'esentasse è una pacchia per gli aerei, che richiedono soprattutto carburante, rispetto ai treni, dove è necessario invece più personale. Del resto, si stima che, in Europa, il settore dell'aviazione riceva 42 milioni di dollari l'anno fra sovvenzioni dirette o indirette, quasi fosse la Croce Rossa. 

L'Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), organismo tecnico dell'ONU che si occupa di effetto serra, dedicò nel 1999 il suo primo studio di settore proprio all'impatto dell'aviazione civile. Scatenando le ire del business aereo e petrolifero, il rapporto suggerì di “adottare politiche di sostituzione con altri mezzi di trasporto” e “disincentivare l'uso disinvolto del trasporto aereo con tasse o prelievi ambientali e con il commercio dei diritti di emissione”. Non se ne fece nulla. 

Ed ecco la seconda anomalia: la fonte di emissioni di gas serra più veloce del mondo è paradossalmente rimasta fuori del Protocollo di Kyoto (1997) sulle riduzioni obbligatorie dei gas. La comunità internazionale non si è accordata su dove allocare il rilascio di CO2 per i voli internazionali: Paese di partenza, Paese di arrivo o Paese che ha venduto il kerosene ? 

Con in favoritismi di cui gode, secondo la Commissione Ambientale d'Inchiesta (EAC) della House of Commons britannica, nel 2050, il solo settore dell'aviazione rappresenterà ben il 66% delle emissioni del Paese. Il governo inglese, unico in Europa, si è dato (“Libro Bianco sull'Energia”), entro il 2050, l'obiettivo di ridurre del 60% rispetto al 1990 le emissioni, per rispondere all'obiettivo di “salvezza climatica” indicato dall'IPCCC. 

“Ma perché mai gli altri settori economici dovrebbero accettare un costoso taglio di emissioni, mentre il comparto aereo avrebbe il permesso di triplicare il contributo al cambiamento climatico fra il 1990 e il 2050 ? Non includere gli aerei significa non poter raggiungere questo obiettivo di riduzione globale”. Con questa critica, contenuta in un rapporto del giugno 2004, la Sustainable Development Commission (SDC) nominata dal governo britannico si è opposta al Dipartimento Governativo del Trasporto Aereo che, nel dicembre 2003, ha pubblicato il “Libro Bianco sul Futuro degli Aerei” (ATWP). Per la verità, il rapporto ufficiale auspica l'inclusione entro il 2008 del settore aereo nello Schema europeo di obiettivi per la riduzione delle emissioni (EUETS: European Union Emissions Target Scheme) e, in prospettiva, in un sistema globale di controllo.

Se il settore aereo fosse costretto a comprare sul mercato un'enorme quantità dei diritti di emissione (poiché non riesce a ridurle), allora i prezzi dei voli crescerebbero, e la domanda scenderebbe. La SDC e i gruppi ambientalisti britannici, riuniti nell'Aviation Environment Federation (AEF), chiedono di imporre anche all'aviazione nazionale e internazionale l'obiettivo riduzione entro il 2050. Ma non si fidano del governo, e temono che l'inserimento slitterà almeno al 2013. 

Spiega Jonathan Porritt, che ha firmato il contro-rapporto SDC: “Il solo strumento di politica ambientale efficace sono le tasse ambientali e i permessi di emissione controllati. Poi ci vuole un'opera di sensibilizzazione pubblica sul fatto che il trasporto aereo non può crescere a questi ritmi, e politiche per limitarlo. Ma il Libro Bianco di tutto ciò non parla. Anzi, è favorevole a nuovi aeroporti, a causa della saturazione di quelli esistenti”. 

Le compagnie aeree si oppongono alla tassazione del kerosene con il pretesto che «i poveri dovranno pagare di più i biglietti». In realtà, un simile provvedimento introdurrebbe il “giusto prezzo” (maggiorato). Ma solo se fosse adottato internazionalmente: altrimenti gli aerei andrebbero ad approvvigionarsi esentasse nel più vicino paradiso fiscale del kerosene. 

Anni fa, i ministri delle Finanze dell'Ue discutevano di una tassa sui carburanti aerei entro i confini europei. Nulla, però, venne fatto, per l'opposizione di Spagna e Irlanda. Poi, l'Ue ha pensato a un supplemento sul biglietto, basato sulla distanza e sulle emissioni per km, con un sovrapprezzo per decollo e atterraggio che sono le fasi più energivore. Gli introiti sarebbero stati destinati agli Stati membri o a un fondo climatico internazionale, per mitigare (ma come ?) l'impatto della crescita degli oceani dovuta all'effetto serra. Anche in questo caso, non se ne parlò più. 

E così, a tutt'oggi, è la Norvegia l'unico Paese ad avere un prelievo basato sulle emissioni per i voli nazionali. E se si includessero i velivoli nel Protocollo di Kyoto ? Alle linee aeree sarebbe permesso un tot di emissioni di CO2, e per il sovrappiù dovrebbero acquistare sul mercato mondiale diritti di emissione, scaricandone i costi sui biglietti (con un duro colpo al low cost). Questa è anche la proposta del Global Commons Institute (GCI), l'Istituto per i Beni Comuni Globali. 

In sostanza, con l'eccezione della Gran Bretagna, politici e movimenti ambientalisti mantengono, in materia di insostenibilità aerea, un assordante silenzio. C'è chi si pronuncia, ma poi scivola sulla classica buccia di banana: una deputata verde tedesca, poco dopo aver pronunciato un discorso sull'inquinamento aereo, si imbarcò per una tratta che in treno avrebbe richiesto tre misere ore. Un dirigente ambientalista italiano, dovendosi recare da Roma a Verona (5 ore di treno), volò a Venezia dove lo aspettava un'auto. Il viaggio di ritorno si svolse in modo identico. 

Nel privilegiato Occidente, viaggia sulle nuvole ogni categoria, verdi e alternativi compresi, verso destinazioni vicinissime e lontanissime, prendendo a pretesto la mancanza di tempo ma in realtà rincorrendo le tariffe superscontate. Non sono senza peccato i partecipanti ai viaggi di turismo “sociosostenibile” (che non tiene mai conto del peso ambientale dell'aereo). Né gli attivisti ambientalisti o no global: hanno contribuito all'inquinamento ANCHE le masse dirette verso i Social Forums di Porto Alegre e Mumbai, il vertice sull'ambiente di Johannesburg (1992), l'incontro interplanetario indigeno, l'assemblea pacifista, il controvertice commerciale, ecc. ecc... 

Un discorso a parte meritano gli aerei militari. Nel 2003, durante il conflitto USA-Iraq, gli anarco-ciclisti della Critical Mass torinese, con gli scienziati della Società Meteorologica Italiana, hanno calcolato quanto contribuisce all'effetto serra una guerra aerea. Base per le stime è stata quella del Golfo del 1991. Si è partiti dalla considerazione che un aereo da caccia tipo F-15E Strike Eagle o F16 Falcon consuma circa 16200 litri/ora; un bombardiere B52, 12000 litri/ora; un elicottero da combattimento tipo AH64 Apache, 500 litri/ora. Su queste basi, si è calcolato che un mese di guerra soprattutto aerea porti l'emissione di 3,38 milioni di tonnellate di CO2: l'equivalente dell'effetto serra totale provocato in un anno da una città di 310 mila abitanti.

Siti correlati all'articolo: 

GreenSkies 

www.chooseclimate.org 

ICAO International Civil Aviation Organization 

Intergovernmental Panel on Climate Change 
Link: http://www.ecplanet.com/canale/ecologia-6/inquinamento-50/1/0/25735/it/ecplanet.rxdf
Aviation Environment Federation (AEF) 

Global Commons Institute main page 

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E-mail: Alessio Mannucci


Gheddafi il cavaliere bianco di Telecom


Non sarà un cavaliere bianco, perché se è vero che Telecom Italia non sta passando uno dei suoi migliori momenti, comunque non ha bisogno di essere salvata. Sarà piuttosto un cavaliere molto danaroso che pomperà nelle sue casse qualche miliardo di euro ricevendone in contropartita fino al 10% del suo capitale. Il cavaliere in questione è arabo, e di nome faLibyan Investment Authority (Lia), ovvero il fondo sovrano del paese di Gheddafi, una spanna sopra la Lafico che ne è uno dei bracci operativi, e che secondo le prime indiscrezioni era stata indicata come il veicolo deputato all'operazione. Se il consiglio d'amministrazione della Telecom previsto per giovedì mattina darà il suo via libera, la Lia entrerà nell'azienda telefonica con un aumento di capitale, non si sa ancora se a lei totalmente riservato o aperto anche a tutti i soci. Ma sarà comunque il solo investitore straniero a parteciparvi, facendo così automaticamente decadere le trattative "di riserva" in corso con una società privata del Qatar e un'altra del Kuwait, quest'ultima partecipata dal Kio, il fondo sovrano dell'emirato.
Le modalità dello sbarco libico, assieme al dettaglio non secondario del prezzo, saranno discussi appunto nel cda di domani. Se non ci saranno ostacoli, una volta attesa l'imminente fine del Ramadan, si procederà spediti a concludere l'affare. Naturalmente l'obiettivo è quello di far entrare gli arabi a valori nettamente superiori a quelli minimi e oramai cronicamente depressi su cui sta viaggiando il titolo in Borsa. Pare che allo scopo sul tavolo di Muhammad Layas, il potente Ceo del Lia, sia stato fatto opportunamente recapitare uno studio di Morgan Stanleyche in prospettiva valuta il titolo Telecom tra l'1,5 e i 2,3 euro. Ma chi sta conducendo la negoziazione già si fregherebbe le mani dalla gioia se la cifra incassata da Telecom non fosse inferiore ai 3-4 miliardi di euro. Che alla fine sono spiccioli per chi, come il Lia, vanta un patrimonio di 100 miliardi di dollari e che dal 2006, anno della sua fondazione, incamera tutte le eccedenze del prezzo del petrolio che superano i 65 dollari al barile. Da un calcolo a spanne, visto le mirabolanti quotazioni raggiunte in questi mesi dal greggio, si calcola che sino ad ora la banca centrale libica abbia versato qualcosa come 30 miliardi di dollari all'anno. Il fondo, che nobilmente e pomposamente si prefigge di investire per il bene delle future generazioni, all'indomani dell'uscita della Libia dalla condizione di «Stato canaglia» che la relegava ai margini della comunità internazionale, ha redatto una lista di aziende estere su cui investire. E, bontà sua, anche l'Italia è stata presa in considerazione. Non c'è l'Alitalia, per sfortuna del Governo, ma c'è però la Telecom, cosa che non può che far piacere ai fautori della sua italianità nonché agli attuali azionisti che sull'investimento vantano una drammatica minusvalenza.

La visita di Berlusconi ha accelerato il dossier 
Naturalmente la recente visita di Silvio Berlusconi a Muammar Gheddafi, condita con tanto di scuse per i torti subiti dal nostro colonialismo, ha accelerato la pratica. A gestirla l'arabo ormai più famoso d'Italia, Tarak Ben Ammar, che con il colonnello di Tripoli vanta vecchi legami di famiglia, e che è parte in causa essendo amministratore di Telecom, nonché di Mediobancache ne è suo azionista. Non è la prima volta che Ben Ammar mette lo zampino nelle vicende del gruppo, visto che ai suoi buoni uffici non è estranea nemmeno la recente vendita di Alice France al provider transalpino Iliad.

L'incognia Telefonica 
I libici, per parte loro, sono desiderosi di concludere l'operazione. E se qualche improvvida iniziativa del Governo, tipo l'andare in motovedetta a stuzzicarli sulle loro coste, non ne urterà la suscettibilità, si preparano a fare il loro secondo grande investimento italiano dopo quello fatto nel lontano 1976 in Fiat. Ora, dato per scontato che i soci italiani di Telco li accoglieranno come manna caduta dal cielo, resta da capire l'atteggiamento di Telefonica, ovvero il primo socio della holding che controlla Telecom Italia. Gli spagnoli hanno un diavolo per capello, e il loro presidente Cesar Alierta è tornato a mani vuote dal suo recente giro italiano delle sette chiese, impressionato soprattutto dalla freddezza con cui lo ha trattato Silvio Berlusconi dopo che qualche mese prima lo aveva invece accolto ad Arcore con inusitata cordialità. La più ben messa telecom del mondo vorrebbe forzare la situazione, ma si rende conto che un'Opa ostile non avrebbe la benché minima possibilità di riuscire. E per di più sta perdendo quota anche l'ipotesi di una way out basata sullo scambio con Tim Brasil. A Madrid i soci friggono perché si vedono messi all'angolo, e Alierta ha davanti a sé poco tempo per trovare una soluzione. A meno che non decida di passare la patata bollente a Ramiro Sànchez de Lerìn Garcìa-Ovies, l'attuale segretario del cda con cui l'anno prossimo, alla scadenza del mandato, il premier Zapatero lo vorrebbe sostituire.

di Paolo Madron

Come difendersi dal latte cinese?


Cinque regole per non rischiare

Per l'Italia, i rischi di utilizzare prodotti che siano stati fatti con il latte alla melamina cinese sono decisamente bassi visto che nel nostro Paese (come il resto dei paesi europei) vige il divieto di importazione di latte e suoi derivati dalla Cina. Una serie di suggerimenti può però essere utile ai consumatori per evitare qualsiasi rischio. Il quotidiano "Il Giornale" ha ha stilato una sorta di piccola guida alle precauzioni da adottare.

  1. OCCHIO AD ALCUNI PRODOTTI
    Da martedìuna nuova certificazione accerta che merci cinesi non contengano latte e derivati. Sotto osservazione integratori alimentari, salse piccanti di soia, biscotti e dolci, alimenti dietetici, caramelle, cioccolato, zuppe e lieviti.

  2. CONTROLLARE L'ETICHETTA
    E' il primo passo per accertarsi della composizione e della provenienza dei prodotti. "Inutile guardare alla distribuzione, spiega alla nutrizionista Paola Reverso. Un prodotto distribuito in Italia potrebbe provenire da un altro Paese". Ma l'Italia "ha le leggi migliori del mondo in tema di prodotti alimentari".

  3. COMPRARE IN NEGOZI FIDATI
    A rischio sono gli esercizi commerciali etnici, alcuni dei quali potrebbero vendere prodotti di importazione illegale. Per questo è meglio acquistare nelle grandi catene o nei negozi di fiducia dove i controlli sono più serrati. Da oggi lo saranno di più anche per container, pacchi postali e bagagli personali dalla Cina.

  4. PRIVILEGIARE L'ITALIANITA'
    Per la nutrizionista Paola Reverso i prodotti italiani sono i più artigianali e quindi i più sicuri. Ma attenti alle fregature: su tutti i prodotti (tranne le uova e il pollo) non c'è l'obbligo di etichettare l'origine.

  5. TORNARE AL FAI DA TE
    E' il consiglio del nutrizionista Fabrizio Duranti:"Dal pane alla pasta è possibile preparare in casa i prodotti i cui micronutrienti sani sono molto più energetici".

 Link: http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo428072.shtml

Instant messaging: Cisco vuole Jabber


Cisco Systems ha annunciato di voler acquistare Jabber, società specializzata in software per l’instant messaging, con il chiaro obiettivo di diventare leader di mercato

a cura della redazione

L’instant messaging, ovvero la possibilità di restare sempre collegati, a casa e sul lavoro, con amici, parenti e colleghi, è un fenomeno che non pare conoscere cedimenti. Tutti i più grandi operatori nel mondo del software e delle piattaforme online ne sono coinvolti, a partite da Microsoft per arrivare a Yahoo e allo stesso Google. Ed è in questo ambito che la notizia secondo cui il colosso dei sistemi di rete e server aziendali Cisco Systems avrebbe intenzione di acquisire l’azienda statunitense Jabber, società privata con sede a Denver, nel Colorado, specializzata proprio nello sviluppo di software di presenza e messaggistica, ha fatto scalpore. Se l’operazione andasse in porto, infatti, Cisco confermerebbe la propria strategia di espansione ben oltre i confini di un'area networking "enterprise" in cui il marchio è già conosciutissimo e forte. Anche se i termini finanziari dell'operazione non sono stati comunicati(si prevede che l'acquisizione venga formalizzata entro la prima metà del 2009), Cisco ha già preannunciato che i dipendenti di Jabber entreranno a far parte del Cisco Collaboration Software Group (CSG), ovvero della divisione sotto il cui ombrello ricadono tutte le principali linee software del colosso americano: il sistema operativo di rete IOS, gli strumenti di service e network management, l'offerta software-as-a-Service (SaaS) e appunto le soluzioni di Unified Communications.

La tecnologia di Jabber e i relativi servizi saranno integrati a livello di rete per mettere a disposizione degli utenticapacità di aggregazione sfruttabili sia attraverso soluzioni interne che esterne e soprattutto su più piattaforme. Tra queste anche WebEx Connect (frutto dell'acqusizione di WebEx avvenuta lo scorso anno per 3,2 miliardi di dollari) e la linea Unified Communications.
 "Le grandi organizzazioni cercano oggi una piattaforma di messaggistisca e presenza che sia veramente scalabile verso l'alto e che possa facilmente integrarsi con le applicazioni e i processi di business", ha commentato Doug Dennerline, vice presidente di Cisco del gruppo CSG. Nel dettaglio la piattaforma di Jabber supporta funzioni di aggregazione delle informazioni di presenza su dispositivi differenti e consente una collaborazione su più sistemi. Jabber è compatibile con soluzioni quali Microsoft Office Communications Server, IBM Sametime, AOL AIM, Google e Yahoo. Le due aziende avevano già avviato progetti d'integrazione delle rispettive tecnologie nell'area delle unified communications nell'ottobre del 2007.

LHC re-start scheduled for 2009

Geneva, 23 September 2008. Investigations at CERN1 following a large helium leak into sector 3-4 of the Large Hadron Collider (LHC) tunnel have indicated that the most likely cause of the incident was a faulty electrical connection between two of the accelerator’s magnets. Before a full understanding of the incident can be established, however, the sector has to be brought to room temperature and the magnets involved opened up for inspection.  This will take  three to four weeks. Full details of this investigation will be made available once it is complete.

“Coming immediately after the very successful start of LHC operation on 10 September, this is undoubtedly a psychological blow,” said CERN Director General Robert Aymar. “Nevertheless, the success of the LHC’s first operation with beam is testimony to years of painstaking preparation and the skill of the teams involved in building and running CERN’s accelerator complex. I have no doubt that we will overcome this setback with the same degree of rigour and application.”

The time necessary for the investigation and repairs precludes a restart before CERN’s obligatory winter maintenance period, bringing the date for restart of the accelerator complex to early spring 2009. LHC beams will then follow.

Particle accelerators such as the LHC are unique machines, built at the cutting edge of technology. Each is its own prototype, and teething troubles at the start-up phase are therefore always possible.

“The LHC is a very complex instrument, huge in scale and pushing technological limits in many areas,” said Peter Limon, who was responsible for commissioning the world’s first large-scale superconducting accelerator, the Tevatron at Fermilab in the USA.  “Events occur from time to time that temporarily stop operations, for shorter or longer periods, especially during the early phases.”

CERN has received similar words of support from several laboratories, including Germany’s DESY, home of the HERA superconducting particle accelerator, which ran from 1992 to 2007.

"We at DESY have been following the commissioning of the LHC with great excitement and have been very impressed with the success of the first day,”said Albrecht Wagner, DESY Director. “I am confident that our colleagues at CERN will solve the problem speedily and we will continue to support them as much as we can."

 

1 CERN, the European Organization for Nuclear Research, is the world's leading laboratory for particle physics. It has its headquarters in Geneva. At present, its Member States are Austria, Belgium, Bulgaria, the Czech Republic, Denmark, Finland, France, Germany, Greece, Hungary, Italy, Netherlands, Norway, Poland, Portugal, Slovakia, Spain, Sweden, Switzerland and the United Kingdom. India, Israel, Japan, the Russian Federation, the United States of America, Turkey, the European Commission and UNESCO have Observer status.


Copyright CERN 2008

Link: http://press.web.cern.ch/press/PressReleases/Releases2008/PR10.08E.html

L'acceleratore del Cern fermo fino a primavera


Le riparazioni non potranno infatti essere terminate prima della pausa invernale: ci vorranno alcune settimane per riportare il settore danneggiato alla temperatura ambiente necessaria per l'intervento e un altro mese per raffreddarlo di nuovo alla temperatura di funzionamento.

2008 - Il Large Hadron Collider (Lhc) del Cern, entrato in funzione lo scorso 10 settembre e fermo da alcuni giorni in seguito a un guasto, non potrà rientrare in funzione prima della prossima primavera: lo hanno reso noto fonti del Cern.


Le riparazioni non potranno infatti essere terminate prima della pausa invernale prevista per la manutenzione generale: ci vorranno alcune settimane per riportare il settore danneggiato alla temperatura ambiente necessaria per l'intervento e un altro mese per raffreddarlo di nuovo alla temperatura di funzionamento, vicino allo zero assoluto. Secondo quanto accertato dai tecnici, la fuga di elio liquido alla base del guasto è stata causata da un collegamento elettrico difettoso fra due dei magneti della macchina. 
 

L'acceleratore di particelle dovrà dunque rimanere spento a lungo, dopo che la prima accensione e l'immissione sperimentale di un fascio di protoni erano stati coronati da successo: le prime collisioni fra particelle (che rappresentano gli esprimenti veri e propri) erano previste per la fine dell'anno o i primi mesi del 2009.
 

L'Lhc, con un circuito di 27 chilometri, è il più vasto e potente acceleratore di particelle mai costruito: a regime gli urti fra particelle dovrebbero sviluppare un'energia pari a 14 TeV, un livello che dovrebbe avvicinarsi ulteriormente a quelli sperimentati nei primi istanti di vita dell'Universo.
 

Obbiettivo a lungo termine dei ricercatori è quello di verificare l'esistenza di particelle supersimmetriche e delle dimensioni nascoste previste dalla teoria delle stringhe, oltre a comprendere meglio l'esatta natura della materia ed energia "oscure" che costituiscono gran parte della massa dell'Universo; soprattutto, dovrebbe essere finalmente prodotto il "bosone di Higgs", l'ultima particella prevista dal modello standard della fisica quantistica ancora da scoprire.
 

Ribattezzata "particella di Dio", sarebbe all'origine della manifestazione della massa (e quindi, di riflesso, della gravità) e la conferma della sua esistenza potrebbe far compiere passi avanti nelle Teorie di Unificazione, verificate per le forze nucleari ed elettromagnetiche ma dalle quali la gravità rimane ancora esclusa. Non che la fede nei risultati sia universale: l'astrofisico Stephen Hawking ha scommesso con Peter Higgs che la particella che porta il nome del fisico scozzese non verrà trovata; un esito che avrebbe l'effetto di dover rimettere in discussione l'intero Modello Standard, un evento secondo Hawking scientificamente molto più interessante che non la conferma della teoria.

Link: http://quotidianonet.ilsole24ore.com/2008/09/23/120410-cern_acceleratore_rientrera.shtml

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